Il buonismo di Rahner e l’Enciclica del Papa

 Il buonismo di Rahner e l’Enciclica del Papa

Conoscendo bene il rahnerismo da alcuni decenni, immagino che difficilmente si troverà un rahneriano a fare l’elogio dell’Enciclica del Papa Fratelli tutti. Forse non tutti i rahneriani converranno in questa mia opinione, perché Rahner passa per essere il più famoso sostenitore di una concezione della misericordia e della grazia divina, per le quali tutti gli uomini sono in grazia di Dio e si salvano. Uno potrebbe anche dire: troppa grazia Sant’Antonio! Ma come? Chi è in grazia esercita la carità fraterna; e dunque, altro che fratellanza! Qui abbiamo tutti santi!

Eppure, se ci addentriamo nel pensiero di Rahner, come sto facendo io dal 1984[1], ci accorgeremo che tutta questa stima che Rahner sembra avere della bontà del prossimo e della larghezza della divina misericordia verso tutti, si accompagna ad un concetto relativista della natura umana, della ragione, della legge naturale e del libero arbitrio; lascia del tutto intatte le ingiustizie sociali, giacché il prepotente, credendosi perdonato, non smette dalla sua prepotenza, mentre l’esaltazione esagerata del singolo, il cui pensare si identifica con l’essere e la cui libertà pareggia quella divina, è accompagnata da una totale insensibilità per le sue responsabilità sociali e per il bene comune: tutte storture ben lontane da quello spirito di fraternità che Papa Francesco per le 98 pagine della sua Enciclica si sforza di promuovere ed illustrare.

Il pensiero di Rahner trae la sua base e il suo punto di partenza da quella che egli chiama la «svolta al soggetto», riferendosi alla metafisica cartesiana del cogito, ossia dell’autocoscienza dell’io singolo che sostituisce la conoscenza della realtà, ossia il realismo razionale e biblico, che ha il suo massimo rappresentante in S.Tommaso d’Aquino, con l’idealismo, per il quale l’io o «soggetto», come io «esistenziale», ossia singolo e concreto, è alla base di tutta la realtà, per cui questo io come «spirito» autocosciente viene inteso come io-sono-l’essere.

Ma nel contempo questo io, questo soggetto, per Rahner è l’uomo singolo e concreto, in quanto «si autotrascende liberamente verso l’orizzonte della sua trascendenza», che è Dio, come «Mistero assoluto», sperimentato aprioricamente, atematicamente e preconcettualmente nella grazia soprannaturale da tutti gli uomini, i quali con ciò stesso sono in grazia, che è autocomunicazione divina, che non si aggiunge alla natura umana, ma che è sua necessaria pienezza finale.

Tutti gli uomini posseggono la grazia della salvezza, ma non tutti ne sono coscienti: soltanto i cristiani. Gli altri Rahner li chiama «cristiani anonimi». Per questo la grazia non può essere perduta neppure col peccato, perché nessun peccato è castigato da Dio, ma ogni peccato viene perdonato da Dio nel momento stesso in cui viene commesso senza quindi bisogno né di pentimento, né di penitenza, né di sacrificio per la remissione di peccati. Ma il perdono divino non vuol dire che Dio toglie o cancella il peccato come se fosse una macchia: semplicemente non lo guarda e non ne tiene conto. Quindi il cristiano è iustus et peccator.

Ognuno di noi, in quanto spirito libero, è orientato verso Dio in forza di una irreversibile «opzione fondamentale» per Dio atematica in grazia, che conduce immancabilmente il soggetto alla salvezza. In questa libera opzione la ragione e il libero arbitrio non hanno alcuna competenza o incidenza, non perchè, come Lutero, Rahner ritenga che essi siano radicalmente corrotti dal peccato originale, dato che Rahner considera la storia del peccato originale come un semplice «mito eziologico», ma perché per Rahner la natura umana non è un’essenza fissa, immutabile e definita, universale, comune ed uguale in tutti gli individui umani partecipi della medesima natura, come sarebbe animal rationale, che li renda tutti uguali e in certo modo tutti fratelli, pur nelle differenze tra individuo e individuo. Niente affatto. 

Nel pensiero di Rahner la natura umana assume due significati: in antropologia la intende come soggetto spirituale, che egli identifica nella potenza obbedienziale nei confronti della grazia soprannaturale. Quindi non si tratta qui di un’entità sostanziale reale, ma della mera possibilità che il soggetto ha di accogliere la grazia, possibilità però che viene sempre attuata perchè per Rahner l’uomo, come abbiamo visto, è costituito in grazia, la quale, benché «soprannaturale», è un «esistenziale dell’essenza umana concreta» indefinibile ed illimitata. Sicché per Rahner l’uomo  non è concepibile senza la grazia. Ora, posto che essa è il principio della bontà umana, da qui sorge il buonismo rahneriano, per il quale tutti sono perdonati, nessuno è castigato, tutti sono in grazia e tutti si salvano.

In morale, invece, Rahner per «natura umana» intende la parte materiale indefinitamente plasmabile dell’uomo, il corpo, che Rahner non vede come materia informata dall’anima, e quindi come corporeità da guidare responsabilmente nel rispetto della legge morale naturale, stabilita da Dio nel creare l’uomo; ma vede il corpo secondo il dualismo cartesiano, come oggetto esterno alla persona e quindi «manipolabile» liberamente dal soggetto.

Per quanto riguarda poi la concezione rahneriana della società, dato che Rahner respinge l’oggettività e l’universalità della natura umana e della legge morale naturale, mancano in lui i concetti del bene comune, dell’uguaglianza e della fratellanza umana, per cui la società in Rahner non è costituita da una comune adesione dei singoli al bene comune naturale, oggettivo ed immutabile, che per lui non esiste o quanto meno è un concetto relativo ai tempi e ai luoghi, ma dalla semplice libera decisione delle singole persone, che si mettono assieme non per provvedere assieme a un reale permanente interesse comune, ma per una semplice libera e revocabile decisione, relativa ad una convenienza personale.

Rahner spinge talmente in là il suo soggettivismo e relativismo morale, che arriva ad affermare che nel rapporto con l’altro, la persona non può esercitare la propria libertà senza far uso della violenza. Ce n’è abbastanza per immaginare quale commento all’Enciclica Fratelli tutti avrebbe fatto il buonista Rahner. E possiamo anche capire che il buonismo non è esattamente quello che si potrebbe chiamare un elogio della bontà.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 22 ottobre 2020

Papa Francesco ha preso parte al 34.mo incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio nello Spirito d’Assisi che quest’anno, a causa della pandemia, si è svolto a Roma sul colle del Campidoglio, il pomeriggio del 20 ottobre, in un’unica sessione pomeridiana. L’evento, intitolato “Nessuno si salva da solo. Pace e Fraternità”. 

Immagine da internet

 

 



[1] Le mie pubblicazioni su Rahner, nelle quali il lettore potrà trovare facilmente pezze d’appoggio per quello che vado dicendo. La mia prima critica a Rahner l’ho fatta nella mia tesi di laurea in teologia all’Angelicum nel 1984: Il giudizio per affinità nel dono  della sapienza; LA “RIVELAZIONE ORIGINARIA” LA ”RIVELAZIONE ORIGINARIA” IN KARL RAHNER, Sacra Doctrina, 6,1985, pp.537-559; KARL RAHNER E IL CRISTIANESIMO, Sacra Doctrina, 1, 1985, pp.93-135; L’ANTROPOLOGIA DI KARL RAHNER, Sacra Doctrina, 1, 1989, pp.28-55; pubblicato anche negli Atti del IX Congresso Tomistico Internazionale, vol. III, Antropologia tomista, a cura della Pontificia Accademia di S.Tommaso, Libreria Editrice Vaticana, 1991, pp.382-400; ANALISI CRITICA DEL PENSIERO DI KARL RAHNER, corso di licenza in teologia presso lo STAB di Bologna 1992; LA RADICE TEORETICA DELLA DOTTRINA RAHNERIANA DEL CRISTIANESIMO ANONIMO, in Fides Catholica, 2, pp.289-314; ripubblicato in: Karl Rahner – Un’analisi critica – La figura, l’opera e la recezione teologica di Karl Rahner (1904-1984), a cura di Padre Serafino M. Lanzetta, Ed. Cantagalli, Siena, 2008, pp.51-71; LA QUESTIONE DELL’ERESIA COME PROBLEMA PASTORALE, in Divinitas, 2, III, 133-153; LA QUESTIONE DELL’ERESIA IN KARL RAHNER, in Divinitas, 3, prima parte, 2008, pp.289-310; LA NEGAZIONE DELL’INFERNO IN RAHNER E SCHILLEBEECKX, Relazione al convegno teologico internazionale “Inferno e dintorni. É possibile un’eterna dannazione?”, organizzato a Firenze dai Francescani dell’Immacolata, 11-13.XII, in Fides Catholica,2, 2008, pp.433-468; LA QUESTIONE DELL’ERESIA IN KARL RAHNER, in Divinitas, 1, 2009, seconda parte, pp.57-71; IL PROBLEMA DELL’ERESIA IN RAHNER, in Fides Catholica, 2, 2009. 531-548; KARL RAHNER. IL CONCILIO TRADITO, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2009; LA NEGAZIONE DELL’INFERNO NELLA TEOLOGIA DI K. RAHNER E DI E.SCHILLEBEECKX, in Inferno e dintorni. E’ possibile un’eterna dannazione? Atti del Convegno Teologico Internazionale organizzato dai Francescani dell’Immacolata, a cura di P. Serafino M. Lanzetta, FI, Edizioni Cantagalli, Siena, 2010, pp.223-251; IL CONCETTO DI LIBERTA’ IN RAHNER E TOMAS TYN, in AA.VV., Passione della Chiesa. Amerio e altre vigili sentinelle, a cura del Centro Culturale Vera Lux di Bologna, Edizioni Il Cerchio Iniziative Editoriali, Rimini, 2011, pp.55-75; Introduzione a SAGGIO SULL’ETICA ESISTENZIALE FORMALE DI KARL RAHNER di P. Tomas Tyn, OP, Fede&Cultura, Verona 2011; LA CRITICA DI JOSEPH RATZINGER A RAHNER, Edizioni Chorabooks di Aurelio Porfiri Hong Kong 2016.         

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