La Messa al di là del novus ordo e del vetus ordo - La Messa è più importante delle sue diverse modalità rituali - Prima Parte (1/2)

 La Messa al di là del novus ordo e del vetus ordo

La Messa è più importante delle sue diverse modalità rituali

Prima Parte (1/2)

L’abominio della desolazione nel luogo santo (Mt 24,16)

Assistiamo ormai da decenni, dall’immediato postconcilio, ad una continua diminuzione dei frequentatori della Messa, accompagnata dalle decine di migliaia di preti che soprattutto negli anni ’70 abbandonarono il ministero. Era questo quello che voleva il Concilio? Tutt’altro. Esso fu indetto, tra l’altro, nell’intento di aumentare il numero dei fedeli e delle vocazioni sacerdotali.

Ma allora come mai le cose sono andate così? Di chi è la colpa? Abbiamo due risposte a questa domanda entrambe sbagliate: quella dei lefevriani, che danno la colpa alle dottrine del Concilio e alla conseguente riforma della Messa di S.Paolo VI del 1969, riforma, che, a loro dire dissacrando la Messa alla maniera protestante, avrebbe provocato disamore nei tiepidi, freddezza negli increduli, disgusto nei ferventi, scandalo nei fedeli alla Tradizione, equivoco nelle anime ingannate dai modernisti.

L’altra risposta è quella dei modernisti, i quali, falsi interpreti della riforma conciliare, niente affatto preoccupati per questo salasso, e nel contempo diffusori di eresie sul conto della Messa e di modi abusivi ed irregolari per non dire sacrileghi di celebrare col novus ordo, fanno credere con fare sornione a molti che questo disastro non fosse altro che il normale processo di svecchiamento promosso dal Concilio e l’alba di una «svolta epocale».

Sbagliata la prima risposta, perché la colpa non è del Concilio, ma dei modernisti, i quali, con la diffusione delle loro eresie hanno fatto perdere a molti cattolici la loro fede per trasformarli in criptoprotestanti, agnostici, materialisti, panteisti, massoni e via discorrendo.

Sbagliata è la seconda risposta, degna di irresponsabili e di ipocriti, sotto sotto contenti che le cose siano andate così, piangendo lacrime di coccodrillo per un disastro da loro stessi provocato.

A questo decennale tristissimo salasso, a questo angoscioso stillicidio si è aggiunta la diminuzione dei fedeli alla Messa, diminuzione ora ragionevolmente motivata come profilassi contro il contagio della pandemia, ora pretestuosa per quelli che erano già vacillanti ed incerti. La cosa penosissima è che alcuni analisti cattolici di questo fenomeno, i quali non brillano per perspicacia, lo riconducono solamente alla prova che stiamo subendo dalla pandemia, dando mostra di un’incredibile superficialità, che non riesce o non vuole vedere le cause profonde, spirituali, del fenomeno, che è una diffusa crisi di fede nella Messa provocata dalle menzogne dei modernisti e del conservatorismo dei lefevriani, i quali credono di essere ancora ai tempi di San Pio V.

 Mancano i teologi e i liturgisti saggi, equilibrati ed imparziali, i quali, alla luce delle vere intenzioni del Concilio e dei Papi del postconcilio, sappiano accordare le esigenze della tradizione con quelle del progresso, quelle della conservazione con quelle del rinnovamento, facendo capire che esiste e deve esistere un progresso nel succedersi dei vari modi di celebrare nel corso dei secoli, sicchè col succedersi di questi vari ordo Missae, la Chiesa nel corso della storia, attivata dal soffio dello Spirito, celebra sempre meglio quella medesima Messa che Cristo ha istituito nell’ultima Cena.

Succede invece che assistiamo oggi ad una polarizzazione assolutamente inaccettabile fra partigiani della Messa novus ordo e partigiani della Messa vetus ordo, sicchè il momento mistico che dovrebbe segnare l’esperienza della massima unità e comunione fraterna, il fattore supremo di questa unità e comunione è orribilmente profanato da una contrapposizione e un conflitto irragionevoli ed astiosi, che non possono che essere ispirati dal diavolo.

Al posto del sacro c’è il sacrilegio, al posto del sublime il banale, al posto della comunione fraterna, il disprezzo reciproco; al posto dell’obbedienza, l’anarchia e la ribellione. Al posto di un concetto ortodosso di Messa, un concetto eretico. Tradizione e progresso vengono contrapposti, quando essi dovrebbero integrarsi a vicenda. Messa tridentina e Messa riformata l’una contro l’altra, quando esse sono sostanziante la stessa Messa di sempre, istituita da Nostro Signore all’ultima Cena. Si può andare avanti in questo modo?

Il Papa si sforza di trovare una soluzione, di mettere pace fra gli animi, di stimolare e responsabilizzare i vescovi come moderatori delle celebrazioni liturgiche, di promuovere l’unità in pericolo, di ricordarci la sacralità somma e l’altissima dignità della Messa, della lex orandi come lex credendi, di ripristinare la comunione incrinata,  di disciplinare e regolamentare la prassi del novus ordo e del vetus ordo, così che essi possano coesistere pacificamente e completarsi a vicenda, nella libertà dei fedeli di accedere all’uno o all’altro rito.

Egli cerca di richiamare gli estremisti e gli scismatici, di consolare gli afflitti, di orientare i disorientati, di calmare i bollori, di certificare gli incerti, di togliere le amarezze, di sopprimere gli abusi da ambo le parti, di far dialogare le due fazioni dei lefevriani e dei modernisti, di ricomporre un dissidio fra di loro che sta durando da 60 anni. Chi sono gli scismatici che il Papa intende ricondurre alla piena comunione ecclesiale?

La posizione della Comunità Sacerdotale San Pio X

Sono coloro che 1) respingono il novus ordo come filoprotestante; 2) respingono le dottrine del Concilio come moderniste; 3) respingono come modernista il magistero dei Papi del postconcilio.

Tra questi scismatici c’è evidentemente la Comunità Sacerdotale San Pio X, come si evince con chiarezza da recenti dichiarazioni del Superiore Mons.Fellay.

In una lettera ufficiale del 15 aprile 2013 monsignor Fellay dichiarava a tutti i fedeli della fraternità: "Sull'accettazione totale del Concilio Vaticano II e sulla messa di Paolo VI, dunque sul piano dottrinale, noi siamo sempre al punto di partenza, tale e quale era posto negli anni Settanta da monsignor Lefebvre".

Il 27 giugno 2013, abbiamo la dichiarazione definitiva nel venticinquesimo anniversario delle consacrazioni episcopali da parte di Lefebvre. In essa si ricorda il "gesto eroico" dell'ordinazione dei quattro vescovi, per poi ribadire che

"la causa dei gravi errori che stanno demolendo la Chiesa non risiede in una cattiva interpretazione conciliare... ma piuttosto nei testi stessi!...

Questo Concilio ha un magistero determinato a cambiare la dottrina cattolica con le idee liberali, un magistero imbevuto dei principi modernisti del soggettivismo... la Chiesa è prigioniera di questo spirito liberale che si manifesta evidente nella affermazione della libertà religiosa, nell'ecumenismo, nella collegialità episcopale e nel nuovo rito della messa"[1].

Il fatto che Papa Francesco nel corso dell’Anno Santo della Misericordia del 2016 abbia benevolmente concesso ai sacerdoti della Comunità la giurisdizione necessaria per confessare, non toglie questa situazione oggettiva scismatica. Infatti un sacerdote validamente ordinato, come è il caso dei lefevriani, è vero sacerdote, anche se scismatico, perché essi hanno un concetto ortodosso del sacerdozio, a differenza di certi sacerdoti modernisti, ma ufficialmente in comunione con la Chiesa, i quali, per la loro concezione rahneriana del sacerdozio, possono esercitare il ministero benché il loro stato sacerdotale sia nullo.

Ugualmente il fatto che Papa Benedetto nel 2009 abbia tolto la scomunica ai quattro vescovi lefevriani, non sana questa situazione di frattura della comunione ecclesiale. Anzi, per quella occasione Papa Ratzinger ebbe a dire che finché la Comunità non avesse accettato le dottrine del Concilio, non poteva essere considerata in piena comunione con la Chiesa.

I lefevriani non sono scomunicati ufficialmente e formalmente; ma ciò non toglie il loro stato di scismatici. Sono fuori della comunione di fatto, anche se il Papa non ha irrogato una scomunica in senso canonico. Ma la loro Comunità non è canonicamente riconosciuta per questo atteggiamento scismatico.

Il Papa chiama tutti all’unità nella legittima diversità

D’altra parte il Papa fa bene a convocare tutti i cattolici, quindi anche i lefevriani, attorno alla Messa novus ordo, lasciando nel contempo ai devoti del vetus ordo una giusta libertà di frequentarla. È del tutto comprensibile ed anzi è suo dovere dare la preferenza al novus ordo, come a quella modalità di Messa che è sorta dalla riforma voluta dal Concilio in sostituzione alla Messa di San Pio V riformata da San Giovanni XXIII nel 1962.

Se tuttavia ci è consentito un parere, vorremmo dire che comprendiamo benissimo il dolore del Papa per i figli ribelli delle due parti. Tuttavia abbiamo l’impressione che il Papa ponga troppo l’accento sulla questione della scelta fra novus ordo e vetus ordo, e troppo poco sulla maggiore importanza e attenzione che tutti vadano alla Messa come tale, al di là della sua forma novus ordo o vetus ordo, così come una cosa dev’essere valutata per ciò che in lei è sostanziale più che per ciò che è accidentale.

L’accidentale passa; la cosa resta. Chi tiene ad una cosa è soddisfatto di possederla sostanzialmente. Che la cosa possegga accidentalmente questo o quell’accidente, poco lo interessa, anche se è vero che abbiamo tutto il diritto di preferire una cosa con quel dato accidente o con quella data modalità, che non con un altro accidente o altra modalità.

Ci sembra in particolare[H1]  di riscontrare nel Motu proprio del Papa una ingiusta disparità di trattamento tra i devoti della vetus ordo e quelli della novus ordo. Il Papa infatti parla di «scismatici» solo in riferimento ai primi e non ai secondi. Se infatti è purtroppo vero che tra i devoti della vetus ordo ci sono coloro che rifiutano il novus ordo come filoprotestante e rifiutano le dottrine del Concilio Vaticano II e dei Papi postconciliari da loro giudicate moderniste, è però altrettanto vero che tra i devoti del novus ordo esistono dei modernisti, i quali esteriormente magari celebrano la Messa in modo corretto, ma hanno un concetto eretico della Messa, del sacerdozio, dell’eucaristia e della redenzione di Cristo o in altri campi.

I modernisti, quando non commettono abusi o profanazioni o mancanze nel modo di celebrare, si basano su quelle concezioni ereticali di cui sopra. Ora chi celebra una Messa infetta da un concetto eretico di Messa, chiaramente celebra una Messa invalida e nulla. Si tratta solo di una messa un scena. È il tipico culto «con le labbra e non col cuore», contro il quale si scagliano già i profeti dell’Antico Testamento e lo stesso Gesù Cristo. A parte il fatto che non è raro il caso di modernisti che inseriscono delle eresie nelle loro omelie.

Certo, se esteriormente il modernista esegue con precisione e correttezza tutte le rubriche e le regole liturgiche, i fedeli, che vedono solo l’esterno, assolvono al precetto festivo e fanno validamente la Comunione, perché in tal caso la grazia della Chiesa supplisce all’invalidità della celebrazione.

Tuttavia non possiamo non riscontrare che circolano riguardo alle cose di cui sopra, delle eresie, che secondo me, occorrerebbe segnalare e confutare, perché diffondono tra i fedeli idee false che li distoglie da una retta concezione della Messa.

Per esempio che Messa è quella concepita da uno Schillebeeckx, che non crede alla divinità di Cristo, nega il primato del cristianesimo sulle altre religioni, nega l’immutabilità del dogma, ammette che qualunque battezzato può dir Messa, e nega la dottrina della transustanziazione?

Che Messa è quella celebrata dal rahneriano, che nega la funzione espiatrice del del sacrificio di Cristo, nega che il potere di consacrare caratterizzi l’essenza del sacerdozio, difende il sacerdozio della donna, concepisce la grazia come vertice della natura, nega l’universalità della legge naturale e l’immortalità dell’anima, dice che tutti sono in grazia, concepisce il mondo come destino di Dio, confonde il pensiero umano con quello divino?

Che Messa è quella dei seguaci di Kiko Arguello[2], che concepisce la Messa solo come evento creativo e carismatico, avulso dal suo rapporto con il carisma gerarchico, sicchè la Messa non è più regolata dalle direttive della Gerarchia, ma dalla fantasia, dall’emozione e dalla sensualità occasionali del soggetto, fatte passare per ispirazione ed impulso dello Spirito Santo?

Questa deviazione libertina e psicoemotiva fu purtroppo favorita dal Card. Suenens, nel quale in un primo tempo San Paolo VI aveva posto molta fiducia, ma dal quale ricevette una amara delusione, quando Suenens gli lasciò intuire la sua falsa pietà.

Kiko Arguello cambia il concetto della Messa affermando che non sta nell’essere un sacrificio, ma nell’essere la «celebrazione del Mistero della Pasqua»[3] ed approva Lutero nell’aver respinto la dottrina della transustanziazione[4].

Arguello sostiene che nel Concilio «non si è più parlato di dogma della Redenzione»[5]; il peccato non è un’offesa a Dio, ma solo al prossimo o a se stessi[6]. Non c’è bisogno, quindi, di un’espiazione, di una riparazione o di soddisfare per i peccati. Il Concilio di Trento si sbaglia quando dice che Cristo «satisfecit Deo Patri pro nobis»[7]. Secondo Arguello «le idee sacrificali e sacerdotali» sono proprie del paganesimo; «l’dea del sacrificio» fa «retrocedere all’Antico Testamento»[8]. Ma Cristo nella Messa non si offre per la remissione dei peccati?

Per Arguello l’uomo è peccatore e quindi «non può fare altrimenti. E non ha colpa»[9]. È quindi inutile «sforzarsi» per adempiere alla legge e «pentirsi del passato»; «i nostri peccati sono stati perdonati»[10]. Non occorre nessuno sforzo della volontà, non occorre alcun merito, perché «ci viene regalata gratuitamente la vita eterna», fossimo anche i peggiori peccatori[11]. Il cristiano, in quanto graziato, da Cristo, è Cristo stesso[12]. Si nota qui un’eco del panteismo cristologico di Eckhart.

Ma allora, se le nostre opere non servono a salvarci, perché celebrare la Messa? Tanto siamo salvi lo stesso per pura grazia e misericordia di Dio! Seguiamo dunque tranquillante i nostri istinti, le nostre emozioni e le nostre passioni, nella certezza che, se avremo fede di essere salvati, noi siamo effettivamente salvati[13]. È sufficiente avere la «fiducia assoluta che Dio ci ama»[14], qualunque cosa facciamo o non facciamo.

Dunque Dio non riprova e non castiga nessuno? Nessuno, ma tutti sono beneficiari della sua misericordia incondizionata. Ma allora a che cosa serve offrire un sacrificio per i peccati? Secondo Arguello vuol dire che non abbiamo fiducia nella divina misericordia.

Secondo Arguello, inoltre, la Messa non è implorazione della divina misericordia, perché siamo già misericordiati, non suppone il pentimento per i nostri peccati e il proposito di non più commetterne e di farne penitenza, tutte cose inutili e da ipocriti, non è l’accettazione serena dei meritati divini castighi in spirito di riparazione e con la volontà di ravvederci, non dobbiamo riparare niente, non è speranza di salvezza e di risurrezione, non è ringraziamento (eucaristia) per averci fatto grazia. No. Per lui la Messa è semplicemente la festa per essere salvati e risorti fin da adesso[15].

Una Messa novus ordo di questo tipo è preferibile al vetus ordo dei lefevriani? Chi manca di più verso la Messa? I lefevriani, le pecore nere della Chiesa o i seguaci di Schillebeeckx, di Rahner e di Kiko Arguello, ammirati e trattati con tutti gli onori in vasti ambienti della Chiesa?

Commette peccato più grave il sacerdote che si ostina a volere la balaustra e il manipolo, che non vuole la suora nel presbiterio, che si rifiuta di dar la Comunione sulla mano, che volge le spalle al popolo, che insomma celebra  la Messa vetus ordo o il sacerdote – ammesso che  sia vero sacerdote –, che celebra il novus ordo in modo «creativo» con la testa piena di sporcizia, di ipocrisia, di bestemmie ed empietà?

Si tratta di una cosa seria

È in gioco l’essenza della Messa. I modernisti e i protestanti, col pretesto dell’ecumenismo e strumentalizzando l’apertura ecumenica della Messa novus ordo, lavorano per una profanazione e una secolarizzazione della Messa. Da convocazione sacra del popolo di Dio attorno all’altare presso il quale il sacerdote offre incruentemente il sacrificio di Cristo, la vogliono ridurre ad assemblea condominiale (Schillebeeckx, Radcliffe), o riunione misteriosofica (Rahner, Lotz), a comizio politico (Gutierrez, Boff), a festa da ballo (Arguello), a lezione di teologia (Barzaghi).

La Messa vetus ordo costituisce un baluardo contro questo diabolico tentativo. Ma nel contempo la Messa vetus ordo non ha quella legittima capacità di piacere ai protestanti, mentre invece la Messa novus ordo, avvicinandosi ai protestanti, li avvicina alla Messa.

La Messa è l’anima della Chiesa, dell’unità e della comunione ecclesiale, la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana, la fonte inesauribile dell’«acqua viva, che zampilla fino alla vita eterna» (cf Gv 4,14); nell’Eucaristia è l’origine divina di tutte le grazie del corpo e del sangue di Cristo per la remissione dei peccati; la convocazione e il raduno del popolo santo che offre se stesso per le mani del sacerdote e unitamente all’offerta del sacerdote, che offrendo se stesso per il popolo, offre al Padre nella potenza dello Spirito Santo, è il sacrificio del Figlio, rationabile obsequium, un sacrificio di espiazione e di redenzione, di amore, di riconciliazione e di pace, di onore, lode e gloria al Padre.

Attorno alla Messa si stanno scatenando le potenze degli inferi, consapevoli che attorno alla Messa si gioca il destino della Chiesa e dell’umanità. È nata la discordia proprio laddove i cuori dovrebbero essere maggiormente uniti. L’«iniquo», del quale parla San Paolo (II Ts 2,3), vuole installarsi nel tempio di Dio. Si accumulano attorno alla Messa, faro della verità, le peggiori eresie. Laddove dovrebbe trionfare l’amore, ecco imperversare l’odio. Quella che è scuola di virtù è insidiata dai vizi. Occorre ancora che il Signore scacci i mercanti dal tempio.

Il Papa è il sommo pontefice e sommo sacerdote, sommo custode e moderatore della liturgia, della disciplina e dell’amministrazione dei sacramenti, della preghiera ecclesiale, dell’adorazione eucaristica, del culto divino. A lui il compito supremo di radunare il popolo di Dio attorno all’altare. Al Vicario di Cristo supremamente il compito di offrire il Santo ed Immacolato Sacrificio a lode e gloria del Padre nella potenza dello Spirito Santo, per i vivi e per i defunti, per tutta la Chiesa, con tutta la Chiesa terrestre e celeste che gli si stringe attorno.

Papa Francesco ha spesso parlato di misericordia e spesso l’ha praticata. Ebbene, è giunto il momento in cui la Chiesa stessa gli chiede misericordia, ferita al cuore per questa situazione straziante, che tocca il cuore della Chiesa, che è la Messa.

È giunto il momento nel quale occorre che egli la eserciti più che mai, perché più che mai essa ha bisogno di essere esercitata all’interno della Chiesa e nel cuore della Chiesa: da lui verso i miserandi e dai fratelli verso i fratelli.

Ha appena emanato una bella enciclica sulla fratellanza universale, base di quella fratellanza soprannaturale dei figli di Dio nati dal battesimo. Ebbene, ecco giunto il momento che i fratelli si mostrino fratelli all’interno della Chiesa e nel cuore della Chiesa, ecco il momento di cessare di considerare il diverso come nemico, di «esagerare le differenze», come dice il Papa nel Motu-proprio, di cessare dal doppio gioco e di prender posizione netta e chiara per Cristo contro il mondo per la salvezza del mondo, di attuare uno sforzo supremo perché cessino le discordie, le invidie, i protagonismi, gli scismi, le faziosità, gli estremismi, le eresie, le divisioni, le apostasie, gli scandali.

Trionfino l’equilibrio, la mediazione, la pacatezza, la sintesi, l’armonia, il dialogo, il discernimento, la benevolenza, la discussione serena e costruttiva, la reciprocità, l’amore scambievole, la legittima libertà, l’obbedienza alla legge, perché la Chiesa stessa sia credibile nella sua predicazione al mondo della fraternità e come fautrice di pace e di riconciliazione fra le nazioni, i popoli e i fedeli delle diverse religioni.

Fine Prima Parte

P. Giovanni Cavalcoli   

Fontanellato, 29 agosto 2021

 

Papa Francesco ha appena emanato una bella enciclica sulla fratellanza universale, base di quella fratellanza soprannaturale dei figli di Dio nati dal battesimo.


Ebbene, ecco giunto il momento che i fratelli si mostrino fratelli all’interno della Chiesa e nel cuore della Chiesa, ecco il momento di cessare di considerare il diverso come nemico, di «esagerare le differenze», come dice il Papa nel Motu-proprio, di cessare dal doppio gioco e di prender posizione netta e chiara per Cristo contro il mondo per la salvezza del mondo, di attuare uno sforzo supremo perché cessino le discordie, le invidie, i protagonismi, gli scismi, le faziosità, gli estremismi, le eresie, le divisioni, le apostasie, gli scandali.


[1] Da Wikipedia alla voce COMUNITA’ SACERDOTALE SAN PIO X.

[2] P. Enrico Zoffoli, nel suo libro Eresie del movimento neocatecumenale, Edizioni Segno, Udine, 1993, p.54, Kiko Arguello sostiene che la Messa non è un sacrificio ma è la «celebrazione del Mistero della Pasqua».

[3] Cf Ariel Levi di Gualdo, La setta neocatecumenale. L’eresia si fece Kiko e venne ad abitare in mezzo a noi, Edizioni L’Isola di Patmos, Roma 2019, p.74.

[4] Ibid., p.77.

[5] Vedi Enrico Zoffoli, Eresie del movimento neocatecumenale, Edizioni Segno, Roma 1993. p.13.

[6] Ibid., p.15.

[7] Denz.1529.

[8] Zoffoli, op.cit., p.17.

[9] Ibid., p.37.

[10] Ibid., p.38.

[11] Ibid., p.39.

[12] Ibid., p.67.

[13] Ibid,, pp.40-41.

[14] Ibid., p.40.

[15] Ibid., p.67.


 [H1]

8 commenti:

  1. Caro Padre Giovanni,
    a proposito degli errori dei lefreviani da una parte, dei modernisti dall’altra, lei ha scritto:
    “Egli [il Papa] cerca […] di sopprimere gli abusi da ambo le parti”.
    Ora, nei riguardi dei lefreviani Francesco ha emanato il Traditionis custodes, ma nei riguardi dei modernisti? Le risultano interventi del Papa volti a sanare gli abusi liturgici che si verificano durante le messe secondo il novus ordo?
    Sappiamo che in Germania, nonostante il pronunciamento contrario della Congregazione per la Dottrina della Fede, si è proceduto alla benedizione di coppie gay, con l’appoggio anche di alcuni vescovi (https://lanuovabq.it/it/germania-10-maggio-lo-scisma-inizia-dalle-unioni-gay).
    Lei ha notizia di provvedimenti papali volti a reprimere tali abusi?

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    1. Caro Bruno,
      possiamo dire che gli abusi liturgici dei modernisti sono svariatissimi, per cui il Papa non può fermarsi a descrivere tutta questa varietà di atti irregolari. D’altra parte il Papa deve avere cura di quelli che, nella Chiesa, sono i fenomeni più generali, siano essi lodevoli o siano riprovevoli.
      Il dovere di intervenire appartiene ai singoli vescovi, ai quali può certamente mancare quello zelo che dovrebbero avere nel correggere gli abusi. Ma il problema della Messa dei modernisti non è tanto l’esecuzione esteriore del rito, dove essi possono essere zelanti, ma essi possono essere paragonati ai farisei o ai sacerdoti ipocriti, contro i quali polemizzano rispettivamente Gesù Cristo e i profeti.
      In che consiste questa ipocrisia? Nel fatto che questi modernisti non credono in certi misteri della fede che sono necessari per rendere valida la celebrazione della loro Messa, come per esempio il valore espiativo della Redenzione, il carattere sacrificale della Messa, la dottrina della transustanziazione, l’essenza specifica del sacerdozio come potere di consacrare.

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  2. Lei ha scritto:
    “Il fatto che Papa Francesco nel corso dell’Anno Santo della Misericordia del 2016 abbia benevolmente concesso ai sacerdoti della Comunità la giurisdizione necessaria per confessare, non toglie questa situazione oggettiva scismatica. Infatti un sacerdote validamente ordinato, come è il caso dei lefevriani, è vero sacerdote, anche se scismatico, perché essi hanno un concetto ortodosso del sacerdozio […]”
    Non posso far a meno di immaginare una situazione di questo genere. Ipotizziamo che durante quell’anno 2016, un cristiano nel corso del sacramento della Riconciliazione, abbia dichiarato al confessore che non intende accettare tutti o parte i pronunciamenti del Concilio Vaticano II, ed abbia chiesto esplicitamente al confessore se questa sua posizione debba essere considerata peccaminosa, e quindi, per ottenere l’assoluzione, egli se ne debba pentire promettendo, d’ora in poi, di riconoscere tutti gli insegnamenti del Concilio. E ipotizziamo che il sacerdote confessante sia stato un lefreviano, e abbia rassicurato il confessante, dicendogli che fa bene a mantenere la sua posizione nei riguardi del Concilio, che ciò non costituisce peccato ma anzi fedeltà alla “vera” chiesa, e gli abbia impartito l’assoluzione.
    Prima domanda: una tal confessione può essere considerata valida?
    Seconda domanda: l’intenzione o la speranza del Papa era che i sacerdoti lefreviani avrebbero esercitato il ministero della Confessione, mettendo da parte i loro convincimenti sul Concilio?

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    1. Caro Bruno,
      Papa Francesco nel concedere ai sacerdoti lefevriani la giurisdizione necessaria per confessare ha compiuto un atto di grande fiducia, al quale si suppone che questi sacerdoti abbiano corrisposto con altrettanta fiducia e lealtà.
      Ora, la questione che lei mi pone è molto seria: è peccato rifiutare la Messa NO, le dottrine nuove del Concilio e il Magistero pontificio postconciliare? Certamente, è peccato di scisma.
      Dunque, bisogna dire con chiarezza due cose. Da parte del confessore, egli deve esigere che, se il penitente si accusa di quei peccati, si penta per poter essere assolto. Se invece il confessore approva l’atto commesso dal penitente, la confessione non è valida, perché è basata su di un criterio di giudizio sbagliato. Per quanto poi riguarda il penitente, se si tratta di un lefevriano e ha peccato sui tre punti di cui sopra (Messa, Concilio, Papa), deve accusarsi di questi atti come peccaminosi, mostrando di essersi pentito. Se poi tace su questi peccati, sapendo che sono peccati, è chiaro che egli non può essere perdonato da Dio e quindi la confessione non è valida.

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  3. Padre Giovanni, lei ha giustamente stigmatizzato i carismatici di Kiko Arguello per i quali:
    “inutile “sforzarsi” per adempiere alla legge e “pentirsi del passato”; “i nostri peccati sono stati perdonati”. Non occorre nessuno sforzo della volontà, non occorre alcun merito, perché “ci viene regalata gratuitamente la vita eterna”, fossimo anche i peggiori peccatori”.
    A tal proposito, desidero richiamare la sua attenzione su quanto affermato dal Papa nell’Udienza generale dello scorso 18 agosto (https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210818_udienza-generale.html):
    “I Comandamenti si devono osservare, ma non ci danno la giustizia; c’è la gratuità di Gesù Cristo, l’incontro con Gesù Cristo che ci giustifica gratuitamente. Il merito della fede è ricevere Gesù. L’unico merito: aprire il cuore. E che cosa facciamo con i Comandamenti? Dobbiamo osservarli, ma come aiuto all’incontro con Gesù Cristo. […] Come vivo io? Nella paura che se non faccio questo andrò all’inferno? O vivo anche con quella speranza, con quella gioia della gratuità della salvezza in Gesù Cristo? È una bella domanda. E anche la seconda: disprezzo i Comandamenti? No. Li osservo, ma non come assoluti, perché so che quello che mi giustifica è Gesù Cristo.”
    A scanso di equivoci, non intendo sostenere che tali parole del Papa siano vicine a quelle di Arguello… tuttavia affermare che i Comandamenti non abbiano valore assoluto per la salvezza, tanto è Cristo che mi giustifica, non rischia di avvicinarci un po’ troppo, pericolosamente, al Protestantesimo?
    E’ proprio Gesù che ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.” (Gv 14,21).
    E ancora: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.” (Gv 15, 9 – 11).
    Da queste parole di Cristo risulta chiaro che la fede e l’amore per Lui e per il Padre, non possono disgiungersi dall’osservanza dei Comandamenti, i quali dunque, ai fini della salvezza, non hanno un valore semplicemente “relativo” (nel senso di “non assoluto”, secondario), ma fondamentale.
    Le parole del Papa non rischiano di poter essere interpretate nel senso di considerare l’osservanza dei Comandamenti, come al più un’ideale a cui tendere, ma qualora non dovessimo riuscirci… non bisogna temere l’Inferno, perché è la giustizia di Cristo, gratuita, che ci salverà?

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    1. Caro Bruno,
      comprendo le tue difficoltà alla lettura delle parole del Papa. Conosciamo ormai da anni certi suoi modi di esprimersi, che possono generare l’equivoco. Alcune parole del Papa effettivamente possono far pensare alle idee protestantiche di Arguello.
      In particolare, per quanto riguarda l’obbedienza ai Comandamenti, il Papa sembrerebbe relativizzarla, ma in realtà questo non possiamo pensarlo. Quello che sta a cuore al Papa è che, senza la grazia di Cristo, è impossibile osservare i Comandamenti.
      E’ chiaro che, come dice il Signore, per avere la vita eterna e per dargli prova che lo amiamo, dobbiamo osservare i Comandamenti.
      Quindi, quando dice che non sono degli assoluti, non vuol dire che possiamo fare delle eccezioni nell’osservanza dei Comandamenti, ma intende escludere certi atteggiamenti rigidi, che non tengono conto delle circostanze e che finiscono per costituire una reale disobbedienza ai Comandamenti.

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  4. Non credo di essere uno studioso, ma poiché ho 85 anni di fede incrollabile in Gesù Cristo, Dio e Signore, e il creatore di tutto ciò che esiste, fede che ho acquisito nei quattro o cinque anni, quando il vero cattolico la Chiesa ha insegnato la dottrina comandata da Gesù. insegna, di cui oggi papa Francesco dice "non bisogna fare proselitismo", questo Falso Maestro, falso come Paolo VI che ci ha dato la Messa protestante invece della vera Messa tradizionale, o come Giovanni Paolo II che raccolse tutte le FALSE religioni inventate dagli uomini, ad Assisi, ponendole alla pari della Religione che ci ha lasciato Gesù Cristo (Io sono la Via, la Verità e la Vita) e violando il primo Comandamento: "Non avrai un altro Dio ma io,... ..niente falsi idoli davanti a me, ... perché sono un Dio geloso..." Se Dio nella SUA PAROLA si dichiara GELOSO, vuol dire che l'UOMO NON TOLLERA L'UOMO la LIBERTÀ (religiosa) di metti in DUBBIO DIO o dèi inventato. Quindi NON CONTINUATE A CERCARE DI OBBEDIRE AGLI UOMINI, FALSI INSEGNANTI LUPI TRAVESTITI DA AGNELLO, dobbiamo OBBEDIRE A DIO NON ALL'UOMO. IL TIMORE di DIO non mi permette di TEMERE coloro CHE NEGANO IL SIGNORE DELLA VERITÀ. La mia coscienza è pulita mentre seguo il SIGNORE DEI SIGNORI, il DIO degli dei, e ringrazio GES, che quando il seminatore uscì a seminare io ero in terra fertile, poiché la mia FEDE nel DIO DELLA VERITÀ nessuno potrà distruggilo, e per favore lascia MONSEÑOR LEFEBVRE in PACE perché è con Dio.

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    1. Caro J.R.,
      ammiro molto questo suo attaccamento a quella fede divina che ha appreso fin da fanciullo, nonché la sua fedeltà a questa fede fino ad oggi.
      Un punto circa il quale la invito a riflettere è che il Concilio Vaticano II, con la Messa Novus Ordo da esso promossa, è perfettamente nella linea di quel Credo cattolico, che le è stato insegnato da bambino.
      Sennonché, lei sa bene che la Chiesa nella storia, assistita dallo Spirito Santo, viene condotta gradualmente e progressivamente, come dice Nostro Signore, alla pienezza della verità, che sarà raggiunta quando Gesù Cristo tornerà sulla terra.
      D’altra parte lei sa bene, come cattolico, che Gesù Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori il compito di spiegarci e di interpretare la sua dottrina nel corso dei secoli, per mezzo dei Concili Ecumenici, fino alla fine del mondo.
      Tutto ciò, che cosa significa? Che le dottrine del Concilio Vaticano II, possono qua e là dare l’impressione di essere infette dal modernismo. Uguale impressione può essere data dalla Messa Novus Ordo. Sennonché le ricordo che, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, le dottrine dei Concili sono infallibili. Per questo, se contengono punti problematici, occorre ricorrere alla spiegazione data dai Papi e dal Catechismo della Chiesa Cattolica, ed evitare interpretazioni modernistiche.
      Lei da bambino ha ricevuto la fede mediata dalla liturgia e dal catechismo del suo tempo; la Chiesa oggi ci chiede di offrire alle nuove generazioni, di tutto il mondo e di ogni cultura e religione, la fede del Vangelo in un linguaggio adatto al modo di esprimersi del mondo di oggi. La Chiesa è Madre e quindi provvede nei secoli a guidare gli uomini, secondo il loro modo di esprimersi, che corrisponde all’evolversi dei tempi e che segue l’esempio dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
      Tutto ciò non implica assolutamente il minimo mutamento del dogma e della verità di fede. Si tratta solamente di esprimere questi contenuti divini in un modo comprensibile per gli uomini di oggi.
      Quindi la invito a pregare per le nuove generazioni di tutto il mondo, perché accolgano la Parola di Dio, così come oggi, per mezzo della Chiesa va ad essi incontro, e possano così conoscere e vivere la novità del Vangelo.

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