L’antipatia per San Tommaso


L’antipatia per San Tommaso

Lo sbaglio di Lutero e le sue conseguenze

Il culto di tanti Santi della Chiesa cattolica, vissuti anche nei primi secoli, avviene di solito tranquillamente con cerimonie, commemorazioni e gesti rituali ripetitivi e tradizionali, soprattutto a livello popolare. Ogni Santo ha la sua fama indiscussa, il suo proprio messaggio, elargisce grazie alla sua cerchia di devoti più o meno ampia, soddisfatta della propria devozione e delle grazie ricevute. 

Ad ogni ricorrenza della festa del Santo si ripetono sempre gli stessi riti e le stesse cerimonie religiose, che si protraggono nei secoli. C’è chi preferisce questo Santo e c’è chi preferisce quello, ma sempre in un clima di rispetto reciproco, senza problemi e senza contestazioni o al massimo nell’indifferenza degli altri.

Ma a nessun cattolico normale dà fastidio qualche Santo o si scandalizza o è urtato dalle sue idee o dal culto che gli viene tributato, soprattutto se la Chiesa periodicamente ne tesse le lodi e lo raccomanda come esempio e come maestro. Questa sorte invece è toccata nei secoli a S.Tommaso d’Aquino ad opera di molti e soprattutto di Lutero e dei suoi seguaci fino ai nostri giorni. 

Tommaso, a differenza di tanti altri Santi popolari, che lasciano tutti tranquilli e contenti, come un S.Antonio di Padova o un S.Biagio o un S.Nicola o una S.Rita o un S.Francesco o un S.Gennaro, non è un distributore di grazie e favori materiali, salvo che non si tratti di quelli più preziosi, che riguardano l’intellectus fidei, dove il Dottore Angelico è largo di protezione, conforto e guida. 

Tuttavia Tommaso spesso è un Santo che disturba, suscita polemiche, è segno di contraddizione anche all’interno della Chiesa cattolica ed oggi più che mai. Come mai? Cerchiamo di vedere il perché di questo fatto e come riparare a questo guaio.
Riprendiamo intanto il discorso su l’ex-monaco Lutero, uno dei nemici più acerrimi dell’Aquinate all’interno dello stesso cristianesimo, Lutero, che pur spacciandosi per agostiniano, dette un taglio netto con S.Tommaso, proprio in nome di quella Parola di Dio, che era il sommo amore di Tommaso, sicché l’Aquinate è stato ed è completamente trascurato dai luterani e dalla filosofia tedesca influenzata da Lutero fino ai nostri giorni. 

Successe così che i Tedeschi nei secoli seguenti fino ad oggi mostrarono bensì spirito religioso e anzi mistico, amore alla Bibbia, alte aspirazioni spirituali, un forte vigore speculativo e robusti sentimenti, ma, nella totale ignoranza della secolare sapienza tomista, si misurarono con problemi filosofici fondamentali, che Tommaso aveva già risolto ed ebbero la presunzione e l’imprudenza di voler rifare a modo loro un lavoro che già era stato fatto dagli Scolastici, andando ad attingere ad autori pagani antichi, credendo di trovare chissaquale sapienza, come Parmenide, Eraclito, Platone, Plotino, e Proclo, a gnostici ed eretici come Ario, Eutiche, Scoto Eriugena od Ockham o mistici insicuri come Meister Eckhart o il Cusano, o addirittura falsi come i Catari e Böhme o maghi come Bruno o addirittura all’India. Da questo metodo disordinato e scriteriato sono poi venute fuori le aberrazioni dell’empirismo, del razionalismo, dell’illuminismo, della massoneria esoterica, dell’idealismo, del panteismo, della teosofia e dell’ateismo.

E tanto ostinata e pugnace è stata questa opposizione a Tommaso in nome di una falsa adesione alla Bibbia, che questa ostilità ha finito ai primi del secolo scorso, col fenomeno del modernismo, per penetrare nella stessa Chiesa cattolica. Ma la cosa paradossale è che almeno Lutero, riconoscendo l’appoggio che da sempre la Chiesa ha dato a S.Tommaso, ha abbandonato la Chiesa, i modernisti, oggi più vivi che mai, pretendono di considerarsi la punta avanzata del cattolicesimo e i protagonisti di una «svolta epocale» nel disprezzo per S.Tommaso.

Un costante rimprovero che vien fatto all’Aquinate sin dai tempi di Lutero è quello di essersi avvalso del pagano Aristotele per l’interpretazione del dato rivelato. Una delle accuse più frequenti è quella di aver falsato il senso della Scrittura, impigliandosi, in antropologia e in morale, in quel che vien chiamato «dualismo greco», un’espressione propagandistica, generica, mal definita ed imprecisa, che vien trasmessa acriticamente da esegeta a esegeta, dove l’ignoranza del vero pensiero greco pareggia l’ignoranza del vero senso della Bibbia, della vera dottrina tomista, nonchè l’ignoranza della dottrina della Chiesa. 

Notevolissimo è il fastidio per la metafisica, strettamente associato ad un irragionevole disprezzo per l’astrazione e il terrore della supposta «rigidezza» dei princìpi, perché per i modernisti, figli di Lutero, tutto diviene, tutto cambia, tutto fluisce nella storia, tutto è mobile, mutevole e rinnovabile, tutto deve’essere «concreto» e «pastorale».

Tommaso dà fastidio anche per la sua inflessibile morale, che discende dalla sua antropologia, la quale si fonda sulla metafisica e conduce alla teologia.  Quella di Tommaso, è una ragione che conduce alla fede, una grazia che perfeziona la natura e che muove il libero arbitrio, una giustizia che conduce alla carità, un umanesimo che conduce a Cristo, un vivere civile che introduce alla vita ecclesiale. 

Certamente i modernisti, per non farla, come si suol dire, «troppo sporca», non hanno messo del tutto S.Tommaso nel dimenticatoio; alcuni addirittura si professano tomisti, altri asseriscono di fare quello che S.Tommaso farebbe se vivesse oggi, altri garantiscono che è possibile mettere d’accordo S.Tommaso con Lutero, con Cartesio, con Kant, con Hegel, con Marx, con Freud, con Heidegger; altri assicurano di aver finalmente scoperto il vero Tommaso contro la falsa secolare interpretazione dei cosiddetti «tomisti», per cui, per distinguersi da loro, si dichiarano «tommasiani»; altri proclamano ai quattro venti di aver capito che l’esse tomista è fondato sull’esse parmenideo di Severino. 

Altri, i seguaci di Rahner, per i quali il teologo tedesco è superiore a S.Tommaso e molto più adatto dell’Aquinate ad un confronto col pensiero moderno, si limitano a citare ogni tanto una qualche frase di S.Tommaso interpretata a favore delle tesi eretiche di Rahner. Tutti ignorano o fraintendono la calda raccomandazione del pensiero di Tommaso fatta dal Concilio Vaticano II.

Un santo per pochi o un santo per molti?

Non c’è dubbio che Tommaso non è e non sarà mai un Santo popolare con le sue sottili distinzioni scolastiche, con la sua citazione di Autori non facilmente reperibili, con l’astrattezza dei suoi concetti, la tecnicità dei suoi termini, la sublimità straordinaria e difficilmente comprensibile del suo pensiero speculativo.

Eppure, nel contempo, per chi è in grado di apprezzarlo, quale limpidezza di eloquio, quale chiarezza, sobrietà e proprietà di espressione, quale ordine di esposizione e di classificazione, quale utilità di distinzioni, quale ampiezza e profondità di sguardo, quale senso della trascendenza, quale forza di argomentazione, quale esattezza nelle definizioni, quale rigore nella dimostrazione, quale aiuto ci dà nel discernere e nel confutare gli errori, quale carità, oggettività e serenità di giudizio, quale onestà e lealtà di linguaggio, quale genio innovativo, quale audacia di ricercatore, quale modestia nelle opinioni, quale precisione di informazioni, quale senso della storia, quale capacità di sintesi, quale attenzione all’esistente e al concreto, nonché ai differenti casi di morale, quali sagge sentenze morali, quale rispetto per la dottrina dei Santi, quale obbedienza al Magistero della Chiesa, quale fedeltà alla Tradizione ed alla Parola di Dio!

Tommaso da secoli è il formatore di generazioni di sacerdoti, di maestri, di pastori e di teologi. Spetta a loro spiegare con parole semplici al popolo la dottrina di Tommaso per quanto la gente può capire, e la cosa in fondo non è difficile, perché le basi della dottrina tomista non sono altro che la ragione naturale, che tutti i sani di mente fin da fanciulli possiedono e sono gli Articoli del Credo, valori universali, che tutti, fanciulli ed adulti, dotti e indotti, intellettuali e uomini d’azione, uomini di qualsiasi cultura, popolo o religione, credenti o non-credenti, illuminati dalla grazia, accettano o possono accettare. 

La metafisica di S.Tommaso non parte, come quella di Cartesio, da idee filosofiche proprie del soggetto adulto (teoria dell’idea, veracità del senso, idea dell’io, della coscienza, del pensiero, della ragione, dell’infinito, dello spirito, dell’anima, di Dio e dei suoi attributi), ma da parole originarie ed elementari, che anche i bambini sanno usare e capiscono, come il verbo «essere», cosa, qualcosa, sì, no, questo, quello, uno, vero, buono, bello, ecc.

È normale altresì preferire la teologia affettiva o anche la mistica alla teologia speculativa o dogmatica, dove S.Tommaso eccelle. Infatti, nel campo della mistica la Chiesa ha raccomandato piuttosto altri Dottori, come S.Teresa d’Avila, lo Pseudo-Dionigi, S.Giovanni della Croce, S.Bonaventura, S.Caterina da Siena e S.Bernardo. Così tra i biblisti la Chiesa ha le sue preferenze, che non sono S.Tommaso. 

Non si deve troppo allargare l’autorità di Tommaso nelle scienze sacre.  È vero, tuttavia, che, quanto ad altre forme di teologia diverse dalla dogmatica,  come la teologia biblica, quella sistematica, quella narrativa o la teologia morale e pastorale, non possono non fare riferimento alla teologia dogmatica, dove Tommaso è maestro. 

Occorre o per lo meno è opportuno anche mantenere l’espressione «teologia scolastica» come un valore linguistico, culturale e formativo sempre attuale, e non quindi in un semplice senso storico ormai superato, riferito alla teologia cattolica che va dal sec.XII al sec.XIX, per lo più influenzata da S.Tommaso. Infatti «teologia scolastica» non vuol dire altro che «scuola di teologia», ossia la teologia che s’insegna e si impara alle scuole superiori della Chiesa, insomma la teologia accademica o scientifica autorizzata, approvata e supervisionata (epi-skopeo=sorveglio)  dalla Chiesa[1]. Essa corrisponde a quelle che sono oggi le Facoltà di Teologia. Questo vuol dire che il patrimonio dottrinale e il metodo di studio e di insegnamento, nonché il vocabolario tecnico elaborati dai teologi cattolici in quei secoli passati mantengono nella sostanza il loro valore espressivo, formativo e scientifico, anche se naturalmente tale patrimonio va rinnovato, aggiornato e arricchito con le nuove conquiste della teologia contemporanea. 

Il senso dell’universalità del Doctor communis Ecclesiae

La teologia scientifica o scolastica non può non avere un valore oggettivo universale, anche se essa, come prodotto dell’uomo, è soggetta all’errore. Essa però, con le sue ricerche, scoperte e proposte – e qui Tommaso è esemplarmente modello – è di aiuto al magistero della Chiesa per l’arricchimento della sua dottrina ed anche in vista della preparazione di nuove definizioni dogmatiche. 

Il sapere teologico è oggettivo, certo ed universale e in tal senso immutabile. Le scoperte teologiche assomigliano alle scoperte geografiche: se fino alla scoperta di Colombo non si sapeva dell’esistenza dell’America, dal momento della scoperta è impossibile tornare ad ignorare l’esistenza dell’America. Una volta che Tommaso ha dimostrato l’immortalità dell’anima, sarebbe stoltezza dubitare o negare l’immortalità dell’anima. Pertanto, per meriti speciali come questo la Chiesa ha nominato Tommaso «Dottore comune della Chiesa». Ma nel contempo, come è noto, esistono nella Chiesa anche diverse correnti teologiche, che danno spazio alla diversità delle opinioni e ad una legittima libertà di pensiero.

Tommaso c’insegna che se si vuole essere cattolici kath’olikòs=ciò-che-è dappertutto), non si coglie l’universale se si disprezza l’astrazione. Il bisogno esagerato e fuori luogo di concretezza conduce alla vista corta, al materialismo e al sensismo, a quella che S.Tommaso chiama «hebetudo sensus»[2], segno di ottusità dello spirito, propria, direbbe S.Paolo, di una mente «carnale, perché l’intelletto non funziona se non astraendo, soprattutto nel campo delle conoscenze spirituali e soprannaturali. L’intelletto, nella prassi, deve cogliere il concreto, ma elevandosi al di sopra dello spazio-tempo, oltre la fisica, nella meta-fisica.

Per questo, la vita sobria, la pratica dei voti religiosi e le austerità ascetiche favoriscono la metafisica, la teologia speculativa e l’intelligenza spirituale. Ogni Prete o Religioso, come S.Tommaso, per non scadere nel devozionalismo e nelle beghe e faccenduole della vita quotidiana, per dar vero sapore alla sua vita, per essere «sale della terra» e mantenere alto il suo impegno ascetico, dovrebbe avere il gusto o quanto meno l’ammirazione per la metafisica, anche se non deve insegnare teologia a Bologna e deve fare il cappellano d’ospedale o il parroco di campagna o l’economo di convento. 

Bisogna saper rinunciare alle cipolle di Egitto per gustare coi sensi dello spirito, , come dice S.Bonaventura, l’apparente insipidezza della manna caduta dal cielo, cibo che nutre la mente delle realtà celesti rivelate nella fede. Panem de caelo prestitisti eis.

Tommaso è uno di quei Santi, piuttosto rari, per la verità, ma frequenti nell’Ordine domenicano, che si appassionano per un tema astratto, che sembra lasciare freddi molti, ma che in realtà tocca e fa vibrare una corda particolarmente sensibile dello spirito umano: quella della verità. Egli va in ciò estremamente a fondo, conosce benissimo il cuore umano, sa come prenderlo, scuote imperturbabile le basi della coscienza per irrobustirle, apre la strada nella foresta, abbatte mostri paurosi, laddove si gioca il destino eterno dell’uomo, e quindi con la sua fanciullesca semplicità, consumata prudenza e ardente carità, suscita ora i consensi più entusiasti, ora le più forti reazioni di rigetto, per non dire di odio. 

I fedelissimi perseverano lungo i secoli, sempre bastonati e mai abbattuti. Altri, i caporioni della cultura dominante, di tanto in tanto vorrebbero farla finita con questo rompiscatole, «sasso d’inciampo e pietra di scandalo» (I Pt 2,8). Tommaso, dal canto suo, prende in mano i serpenti senza restare avvelenato, parla dell’eresia con l’oggettività dello scienziato, un’emozione contenuta e la calma premurosa del medico, mentre scatena attorno a lui lo scandalo dei farisei.

Invece oggi, in reazione ad un passato, nel quale si è troppo drammatizzato su questo tema e si è ecceduto nella severità, nei giudizi facili e nell’orrore, oggi si è perso di vista il quadro terapeutico nel quale dev’essere inserito il problema dell’eresia, per cui oggi assistiamo ad un clima di irresponsabilità e di superficialità, dove di eresia non si parla o c’è l’incapacità di essere oggettivi e l’esplosione un clima emotivo di sovraeccitazione o di amara ironia; ecco l’aggressione contro chi solleva con le migliori intenzioni la questione, come fosse l’orco delle favole dei ragazzi. Sarebbe come scandalizzarsi del fatto che un medico curi le malattie.

È urgente tornare a parlare dell’eresia per amore della verità, col dovuto equilibrio, con giudiziosa valutazione,  con modestia, carità, coraggio e prudenza, spirito di servizio alle anime, volontà di aiutare i pastori nel loro non facile compito, e sconfiggere le potenze della menzogna e del male[3]
 
Abbiamo bisogno di teologi santi

Non pare che abbiamo oggi una chiara percezione del rapporto della teologia con la santità. Si fatica a capire come un teologo possa essere santo con quelle virtù proprie della santità che sono la misericordia, la sete di Dio, la semplicità, l’umiltà, l’onestà, l’amore alla Croce, il coraggio profetico, la parresia, il discernimento degli spiriti, la purezza dottrinale, la pietà religiosa, l’obbedienza alla Chiesa, l’odio per il falso, la sapienza, la carità verso il prossimo, la lotta contro Satana e il disprezzo per il mondo. Il modello rahneriano, che oggi ha tanto successo, non aiuta certamente, ma al contrario produce ribelli, saccenti, narcisisti, ipocriti, presuntuosi e falsi mistici. 

Si fatica a comprendere l’utilità ecclesiale di cause di beatificazione che abbiano dei teologi. D’altra parte, forse per la scarsità di teologi santi, oggi le cause di beatificazione sembrano in massima parte orientate alla valorizzazione delle opere sociali ed assistenziali, espressione della misericordia corporale, certo ottima cosa, alla quale tutti siamo sensibili, e della quale c’è sempre bisogno, per cui queste cause hanno il successo assicurato; ma, grazie a Dio, in questo campo non occorre avere una fede cattolica esplicita, ma è sufficiente quel buon cuore e quel senso di umanità, che appartiene anche al non-credente onesto, che potrebbe corrispondere  al samaritano del Vangelo. 

Dove invece scarseggiano gli operai del Vangelo è nel campo delle opere della misericordia spirituale, che riguardano i bisogni spirituali della gente, opere in se stesse ben più importanti di quelle corporali, attinenti ai valori specifici del cattolicesimo. E qui il soccorritore deve spesso cominciare col suscitare l’interesse e il bisogno delle cose dello spirito, perché, se chiunque sano di mente percepisce i sui bisogni materiali, pochi si rendono conto della superiore importanza dei bisogni spirituali.

E qui evidentemente non basta il buon samaritano, non basta esser dotati della un fede propria del comune credente, ma occorrono uomini con una fede particolarmente robusta ed illuminata, perché devono stimolare, correggere, rafforzare e proteggere la fede del comune credente, similmente a come il medico nel campo della salute fisica e della cura delle malattie deve possedere un sapere ben superiore a quello del comune paziente. 

Ma quei cosiddetti teologi, magari insegnanti in Facoltà pontificie (non faccio nomi), che, per la loro insipienza e disobbedienza al magistero della Chiesa, si lasciano mettere nel sacco in fatto di Catechismo dalla lavandaia, dal panettiere o dal giornalaio, come assolvono alla loro gravissima responsabilità e che diranno un giorno davanti al tribunale di Cristo, ammesso che ci credano?

Ufficio importantissimo del teologo, oggi come non mai, è quindi quello di stimolare alla santità i suoi colleghi teologi, e di proporre la santità propria del teologo, sul modello dell’Aquinate, dando l’esempio di un’irreprensibile fedeltà alla Parola di Dio, alla tradizione e al magistero della Chiesa, col corteggio di tutte le virtù che fanno la santità.  

Modello oggi di teologo santo, fra i non numerosi che si potrebbero citare, è il Servo di Dio il domenicano Padre Tomas Tyn (1950-1990), nella cui Causa di Beatificazione io sono stato Vicepostulatore dal 2006 al 2012[4]

Poco conta la dottrina, anche sana, se non è testimoniata dalla santità, che ispira  un fare modesto e servizievole, alieno da quello sussiegoso ed oracolare, che si riscontra a volte nei cattedratici, i quali «la fanno – come si suol dire - cader dall’alto». Il santo teologo, pur ispirando venerazione per la sacra doctrina, è tutto dedito a soddisfare i bisogni spirituali del prossimo, soprattutto quello che giace «nelle tenebre e nell’ombra della morte» (Lc 1,79). Non parliamo poi dei danni che fanno coloro che spargono una falsa dottrina.

Abbiamo bisogno di medici dello spirito, dotti, esperti e preparati, che sappiano diagnosticare le malattie e fornire cure efficaci. Abbiamo bisogno di pastori che si prendano cura della custodia della fede, che proteggano le pecore dai lupi, che liberino i fedeli dagli errori.

Il confronto con la modernità

Abbiamo bisogno di teologi che sappiano affrontare la modernità, senza condanne globali, ma anche senza soggezione, separando il grano dal loglio, sull’esempio di grandi teologi come Fabro, Congar, Daniélou e Maritain. Per questo Maritain chiama giustamente Tommaso «apostolo dei tempi moderni»[5] Come nota Maritain, Tommaso ci è di esempio anche per come ha saputo affrontare la modernità del suo tempo, segnata dall’ingresso di Aristotele a Parigi. Egli ha saputo da una parte valorizzare lo Stagirita, superando il tradizionalismo degli agostiniani e di S.Bonaventura; ma dall’altra ha saputo anche evitare gli errori del Filosofo, dai quali si erano lasciati sedurre gli innovatori, come per esempio Sigieri di Brabante.

La dottrina di Tommaso, salvo alcuni opuscoli di tipo divulgativo, è certamente fatta per i teologi, per cui egli si esprime nel linguaggio tecnico della teologia. Ma ciò non impedisce affatto che gli stessi teologi sappiano presentare al popolo e ai comuni fedeli i concetti principali di Tommaso in un linguaggio semplice e a loro adatto, tanto più che non sono concetti di opinioni private, ma ottime mediazioni della Parola di Dio. Il linguaggio del Concilio Vaticano II traduce in linguaggio moderno il linguaggio scolastico di S.Tommaso. È facile riconoscere dietro i termini del Concilio i concetti dell’Aquinate o quanto meno vederne con essi il perfetto accordo.

È chiaro inoltre che, per quanto Tommaso sia quel genio che è stato, nulla impedisce a Dio di far sorgere un teologo superiore a S.Tommaso, che possa essere lodato e raccomandato come lui dalla  Chiesa, così come Tommaso  ha superato coloro che lo avevano preceduto. Ma non è necessario che Dio ne ponga uno solo al vertice di tutti: potrebbe offrire alla Chiesa anche un insieme di esempi. Ma finora la Chiesa non ha sostituito l’Aquinate con nessun altro. Non è escluso che i rahneriani facciano pressione presso il Papa perché conceda a Rahner simile onore.
Ma da Papa Francesco, al di là di qualche espressione che potrebbe sapere di rahnerismo, benché il Papa sia aperto agli aspetti positivi del rahnerismo e citi assai poco il Doctor Communis Ecclesiae,  non è venuto il benchè minimo segnale in questo senso ed anzi il Sommo Pontefice ha più volte condannato l’idealismo, il pelagianesimo e lo gnosticismo, che sono errori rintracciabili anche nel rahnerismo, benché non suoi esclusivamente propri.

S.Tommaso, Doctor Humanitatis

È il titolo che S.Giovanni Paolo II ha voluto dare a S.Tommaso in occasione di un discorso che egli tenne il 29 settembre 1990 alla conclusione del IX Congresso Tomistico Internazionale, organizzato dalla Pontificia Accademia Romana di S.Tommaso, che aveva assunto a tema generale dei suoi lavori, come afferma il Papa stesso, «la figura e il valore di S.Tommaso come “Doctor humanitatis”, quale io stesso l’ho definito a conclusione del precedente Congresso del 1980». Dice dunque il Papa: 

«S.Tommaso, per la sua concezione dell’uomo e della natura umana come entità sostanziale di anima e di corpo, per l’ampio spazio dato alle questioni “De Homine” nella Summa e in altre opere, per l’approfondimento e la chiarificazione spesso decisiva di tali questioni, ben gli si può attribuire anche la qualifica di “Doctor Humanitatis”, in stretto collegamento con una essenziale relazione alle fondamentali premesse e alla stessa struttura della “Scienza di Dio”. Egli infatti inserisce la sua trattazione “De Homine” nel “De Deo creatore” (Cf I, q.75ss.), in quanto l’uomo  è opera delle mani di Dio, porta in sé l’immagine di Dio e tende per natura sua ad una sempre più piena somiglianza con Dio (cf I, q.93)»[6].

Tommaso teologo poggia la sua teologia sull’antropologia e l’antropologia sulla metafisica. Tommaso è fondatore dell’umanesimo cristiano. Ma propone un umanesimo fondato in ragione prima che essere fondato sulla fede e sulla rivelazione cristiana. La rivelazione, secondo Tommaso, conferma, integra e sopraeleva alla figliolanza divina, quell’umanesimo che già la ragione naturale di ogni uomo sa costruire da sé fondandosi sulla metafisica. Dall’uomo, poi, la ragione ricava la morale, sale fino a Dio ed abbraccia il dono della fede: conoscenza dell’uomo nella luce della fede. «Umanesimo integrale», per usare il titolo del famoso libro di Maritain, è dunque l’umanesimo tomista, che aggiunge     l’apporto della fede alla conoscenza della ragione. 

Ma Tommaso ci mostra che è possibile, in linea di principio, costruire un umanesimo con le sole forze della ragione, fondandosi sulla metafisica ed innalzandosi poi alla teologia naturale. È probabilmente a questo umanesimo della ragione e della metafisica che Papa Francesco fa capo, quando esorta tutti i popoli alla fratellanza e propone ad essi un patto educativo comune. Dio non viene nominato non perchè sia escluso, ma perché è sottinteso.

P.Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 4 febbraio 2020

[1] Per questo fu perfettamente ragionevole che nel 1964 l’autorità ecclesiastica dimettesse Emanuele Severino dall’insegnamento all’Università Cattolica di Milano per aver cominciato ad insegnare un sistema gnostico in pieno contrasto con la filosofia cattolica. Cornelio Fabro dichiarò a suo tempo di non aver mai conosciuto in tutta la storia del pensiero una dottrina così anticristiana come quella di Severino. Il teologo Andrea Grillo, invece, ha dato un’ulteriore prova, se ancora ce ne fosse bisogno,  della sua totale mancanza di giudizio sapienziale prendendo le difese del filosofo bresciano in occasione della sua morte contro il provvedimento della Chiesa.
[2] Cf Summa Theolgiuae II-II, q.15, a.3.
[3] Ho trattato di questo delicato argomento nel mio libro La questione dell’eresia oggi, Edizioni VivereIn, Monopoli, (BA) 2008.
[4] Cf il mio libro pubblicato in occasione dell’apertura della Causa: Padre Tomas Tyn. Un tradizionalista postconciliare, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2007.
[5] Le Docteur Angélique, Desclée de Brouwer et Cie, Paris 1930.
[6] Pubblicato a cura della Pontificia Accademia di S.Tommaso, Libreria Editrice Vaticana 1990, pp.6-7.

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