Visualizzazione post con etichetta Eden. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eden. Mostra tutti i post

04 dicembre, 2020

Il dogma del paradiso terrestre (Quarta ed Ultima parte - 4/4)

  Il dogma del paradiso terrestre

Quarta ed ultima parte (4/4)

Conseguenze immediate del peccato originale

Il castigo del peccato originale secondo la narrazione biblica fu immediatamente caratterizzato, come spiega il Concilio di Trento, dal fatto che Adamo

 «subito perse la santità e la giustizia nella quale era stato costituito e a causa dell’offesa della sua prevaricazione incorse nell’ira e nell’indignazione di Dio e quindi nella morte, che in precedenza Dio gli aveva minacciato e con la morte nella schiavitù sotto il potere di “colui che” da allora “della morte ebbe il potere” (Eb 2,14), cioè il diavolo e a causa dell’offesa di quella prevaricazione Adamo secondo il corpo e l’anima fu mutato in peggio» (Denz.1511).

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dogma-del-paradiso-terrestre-quarta.html 



 

L’uomo si accorge dei segni e delle prove dell’esistenza di Dio; ma invece di aprirsi alla sua presenza, tira fuori tutti i pretesti per non accettare l’esistenza di Dio. È in arrivo l’ateismo. Situazione triste, ma non del tutto disperata, perché Dio, già subito dopo la caduta, ha pietà dei progenitori e di tutta l’umanità caduta con loro e così avverte il serpente:

«Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15).


 

 E l’Eden dov’è adesso? Esiste ancora? 

Per rispondere a questa domanda occorre ricordare qual è stata l’opera di Cristo. 

Cristo strappa l’uomo dalla schiavitù della presente natura corrotta dal peccato e lo riporta nell’Eden a sua volta rinnovato e migliorato.  

Il nuovo Eden è la Chiesa, la Gerusalemme celeste, i «nuovi cieli e la nuova terra» della resurrezione.

 

       Cappella palatina Aquisgrana  

Immagini da internet

02 dicembre, 2020

Il dogma del paradiso terrestre - Seconda Parte (2/4)

 Il dogma del paradiso terrestre

Seconda Parte (2/4) 

Che cosa è stato il paradiso terrestre

La parola paradiso viene dall’iranico pairi-deiza, «luogo recintato», quindi giardino. «La parola ebraica eden evoca l’idea dell’abbondanza, del godimento, del piacere»[1]. Gesù nel Vangelo usa una sola volta il termine «paradiso» (gr. paràdeisos, Lc  23,42). Si tratta in Gesù del premio celeste dei giusti, dopo la morte, che contemplano in eterno faccia a faccia il volto del Padre. Ma Gesù chiama questo premio eterno soprattutto con altri nomi: «vita eterna», «regno dei cieli o regno di Dio», «visione del Padre», «casa del Padre», «beatitudine», «cielo».

L’autore sacro inserisce il paradiso terreste all’interno dell’universo creato da Dio. Esso quindi occupa uno spazio geografico finito. È chiaro che l’agiografo respinge nettamente quella che sarà l’idea di un Giordano Bruno di un mondo infinito o di infiniti mondi. E respinge quindi anche quella che sarà l’idea di Newton di uno spazio infinito, che non coincide affatto con lo spazio reale, ma che è pura immaginazione. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dogma-del-paradiso-terrestre-seconda.html 

 

L’autore sacro inserisce il paradiso terreste all’interno dell’universo creato da Dio. Esso quindi occupa uno spazio geografico finito.

E quindi anche la terra e il cielo, al di fuori del paradiso terrestre, sono spazialmente e quantitativamente finiti.



L’uomo, quindi, se non avesse peccato, avrebbe potuto allargare i confini del giardino fino a farli coincidere con i confini stessi dell’universo. 

Il paradiso terrestre fu un ambiente di questa terra, ma libero dalle condizioni per le quali essa contrasta con la vita umana. Esso fu creato da Dio per ospitare l’uomo. 

L’autore sacro, dunque a differenza dei pagani, ha capito che il mondo non esiste da sempre, ma andando indietro nel tempo si giunge ad un inizio assoluto temporale indicato dall’espressione «in principio» (berescìt), dato riconosciuto dal Concilio Lateranense IV del 1215: «ab initio temporis», dato, questo, confermato altresì dalla fisica moderna, che considera l’universo come esistente da 14 miliardi di anni.

Nel che è implicito quel concetto di Dio che sarà esplicitato in Es 3,14 e cioè che Dio, per poter spiegare l’esistenza del mondo, deve poter esistere per conto proprio da solo, prima ed indipendentemente dal mondo, a meno che non si tratti di qualcosa che esiste in Dio stesso, come chiarirà Gesù Cristo (Gv 17), cioè il Logos, esistente in Dio identico a Dio «prima che il mondo fosse».

Immagini da internet

01 dicembre, 2020

Il dogma del paradiso terrestre (Prima Parte - 1/4)

 Il dogma del paradiso terrestre

Prima Parte (1/4) 

Un tema poco trattato

Il racconto genesiaco della creazione del mondo e dell’uomo ci istruisce su quello che Dio ha fatto dall’inizio della sua opera creatrice e sul comportamento originario dell’uomo nei confronti di Dio. Ci informa altresì circa una ribellione primordiale dell’uomo – il peccato originale -, alla quale Dio ha risposto col preavvisato castigo, ma nel contempo, impietositosi della miseria nella quale l’uomo era precipitato, promettendo la sua misericordia perdonante e salvifica, che si sarebbe rivelata al momento giusto con l’invio del Figlio a dare la sua vita per la remissione dei peccati e l’acquisto della vita eterna.

Occorre tener presente che l’ambiente fisico dei nostri progenitori, che l’agiografo chiama «giardino di Eden» appartiene ad un livello fisico trascendente, che sfugge alla nostra scienza fallibile perché, corrotta dal peccato e quindi sproporzionata a comprendere la natura del suddetto ambiente incontaminato dal peccato. Similmente l’occhio umano mortale non era proporzionato a riconoscere il Signore risorto. Fu necessaria una speciale condiscendenza del Signore perchè ciò potesse avvenire.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dogma-del-paradiso-terrestre-prima.html 

 

Ci chiediamo inoltre che senso possa avere un universo così sterminato con corpi celesti distanziati in modo incalcolabile, irraggiungibili, oltre che distruttivi dell’uomo, carichi di energie di inimmaginabile potenza, ma che noi non possiamo assolutamente sfruttare. Nel contempo però vengono scoperti certi pianeti che almeno in linea di principio offrono possibilità di essere abitati.


Immagini da internet

29 maggio, 2020

Qual è il motivo della negazione del peccato originale? (Seconda parte)

Qual è il motivo della negazione del peccato originale?

Seconda parte

Virgo sine peccato originali concepta

La visione di Teilhard de Chardin[1]

Un errore dell’evoluzionismo teilhardiano sta nel concepire Cristo come vertice o «Punto Omega» della evoluzione ascendente del cosmo, sta nel credere che tale evoluzione sia una «Cristogenesi», che parte dalla materia e si eleva allo spirito come «trasformazione» ed «autotrascendenza» della materia, intesa come preesistente alla creazione divina, che sarebbe un semplice metter ordine nella materia. Dio è in alto, ma proviene dal basso.  Osserviamo che non è così. Dio è in alto sin dall’inizio, ab aeterno, perché nulla salirebbe, se non ci fosse Dio ad innalzarlo.

Altro errore di Teilhard è l’assenza del dogma dello stato edenico dell’uomo e quindi del peccato originale. Egli non prende assolutamente in considerazione il racconto genesiaco della creazione dell’uomo e, ponendosi solamente da un punto di vista scientifico, crede di poter risolvere il problema dell’origine dell’uomo e del male, solo con questo metodo, senza tener conto dell’aspetto metafisico e di fede, ed anzi egli opera sulla base di una metafisica materialista.

In base alle precedenti considerazioni, dobbiamo dire che la teoria della derivazione dell’uomo dalla scimmia, benché accolta da quasi due secoli negli ambienti scientifici, è in realtà incompatibile con il racconto genesiaco della creazione dell’uomo nell’Eden, perchè non è pensabile che la coppia edenica, nelle condizioni di altissima perfezione propria dell’Eden, possedesse un corpo scimmiesco, la cui dignità è di molto inferiore a quella del corpo umano odierno, che pur vive nello stato di natura decaduta. 

Continua a leggere:
 Jacopo della Quercia, La cacciata dall'Eden: una delle dieci formelle a bassorilievo con Storie della Genesi della Porta Magna della basilica di San Petronio a Bologna.


 (immagini da internet)