Le radici metafisiche del razzismo - La teoria degli alieni conduce al razzismo

 Le radici metafisiche del razzismo

La teoria degli alieni conduce al razzismo

L’ipotizzata similitudine prospettata dagli alienisti di specie umane diverse (gli alieni) dall’identità specifica della natura umana animal rationale (l’uomo in questa terra) suppone l’incapacità di astrarre l’essenza umana oggettiva dall’individuo o dal gruppo umano concreto etnico o tribale o razziale, di formare il concetto e la definizione della natura umana universale, creata da Dio a sua immagine, uomo e donna, spezza e frantuma l’unità del genere umano e dissolve l’intellegibilità della definizione della natura umana, distrugge la sua universalità ed immutabilità, nonché il principio dell’uguaglianza umana e della fraternità umana universale.

Infatti, l’unità dell’umanità nella diversità delle formazioni umane etniche e razziali non è l’unità o la comunanza similitudinaria di specie umane diverse, perché la specie umana è la differenza specifica del genere intelletto creato e la specie è una nozione univoca e non analogica: ha significato identico e non simile negli individui della specie.

La specie umana è sempre la stessa in tutti gli individui della specie. La specie si trova sempre identica a se stessa in tutti gli individui: è universale (unum in multis o verso molti). Sono gli individui ad essere simili fra loro. L’analogo o il simile è sì universale, se no non potrebbe essere predicato degli analogati. Ma non è predicato in essi nel medesimo significato, ma appunto con significato simile o diverso. Invece l’essenza specifica umana è predicata in modo univoco o identico nei vari individui, popoli, gruppi, comunità, nazioni ed etnie. 

Occorre tuttavia distinguere la specie ontologica dalla specie empirica. La specie umana ontologica ci dice la differenza essenziale in quanto differenza di un genere superiore, per esempio il razionale rispetto al genere animale o l’intelletto incorporato rispetto al genere intelletto creato. La specie umana empirica invece è sì anch’essa specie rispetto a un genere, ma ci parla di una differenza non così netta, precisa ed immutabile come è la specie essenziale ed ontologica.

Si tratta di una specie che si può mutare in un’altra specie, una specie che può evolvere in un’altra specie, direbbe Darwin, che esaminava appunto le specie empiriche degli animali. Così noi distinguiamo sì le specie dei cani e dei cavalli, ma non conosciamo esattamente, precisamente ed univocamente in modo immutabile la specie ontologica cane o cavallo. Abbiamo dei segni empirici costanti e comuni della specie ontologica, ma non riusciamo, come nel caso dell’uomo, a coglierla in se stessa allo sguardo dell’intelletto. Qui, direbbe Kant, abbiamo il fenomeno, ma non la cosa in sé. Invece nel caso dell’uomo abbiamo la cosa in sé così com’è. Il razzismo, inteso come identificazione dell’esser uomo con una data razza, ha la sua radice metafisica nel fatto di intendere l’uomo non come cosa in sé, ma come fenomeno[1].

L’alieno non può essere una specie umana empirica, molteplice e diversificata e simultaneamente una specie ontologica e precisa, perché se è la prima, si può parlare di specie analoghe o simili, ma se è la seconda, la specie è una sola, è univoca. Non esiste il paraumano, il quasi-uomo, il sotto-uomo, il superuomo, il mezzo-uomo, l’umanoide, il sembra-uomo, il simile-all’uomo. Esiste l’uomo e basta. Così non esiste il quasi numero quattro o il quasi triangolo. Esistono il quattro e il triangolo e basta.

Un’entità vivente simile all’uomo ma che non è essenzialmente identica ma solo simile all’uomo e con tutto ciò dotata d’intelligenza e di linguaggio umani, ossia intellegibile, comunicabile, concettuale e verbale, una tale entità sarà per definizione l’uomo.  Ma se l’essenza di questa entità non è identica all’essenza umana ma solo simile, non sarà un uomo. Allora bisogna dire all’alienista che si decida, scelga o chiarisca il suo pensiero e ed eviti di contraddirsi: è o non è un uomo? Non c’è un via mezzo tra l’uomo e il non-uomo. Allo stesso modo non c’è una mediazione fra il sì e il no in forza del principio di non contraddizione.

Non esiste un «simile» che faccia da trait d’union, tra l’uomo e il non uomo. Un vivente o è un uomo o non è un uomo. Tertium non datur. Se vuol essere scienziato o filosofo, se vuole usare la logica, se vuole distinguere il possibile dall’impossibile e non lavorare o giocare con la fantasia e vuole fare il creativo, l’alienista me lo dica subito, chè io rinuncio al ragionamento e lo seguo nella sua creatività, mi diverto come si divertono i ragazzi nel parlare con gli alieni nei films americani: ma non mi dica che sta facendo scienza o che sta parlando della realtà attuale o possibile.

Ma la cosa più seria è che l’antropologia che sembra essere alla base delle idee dell’alienista, è quella concezione dell’uomo fenomenista e non ontologica, empirica e antimetafisica, evolutiva e non fissa, relativista e non oggettiva, di origine occamista e presente nell’antropologia hegeliana, la quale fece da supporto ideologico al razzismo nazista.

Non dico che il progetto dello sterminio degli ebrei potesse dedursi immediatamente dal suddetto concetto confuso, analogico e non univoco dell’uomo. Ma esso pone la base teoretica, dalla quale si può ricavare con deduzione logica quello che i nazisti hanno fatto agli ebrei. Infatti che vuol dire anzitutto il concetto analogico dell’uomo? Che l’esser uomo non è un’essenza universale astratta dall’individuo umano, ma è l’assemblaggio o una collezione di dati empirici simili fra di loro radunati assieme da un nome comune. È il famoso nominalismo di Guglielmo d‘Ockham.

Ciò vuol dire che io mi faccio il concetto di uomo non perché scopro nella realtà l’essenza umana – animal rationale – comune a tutti gli uomini, essenza che fà sì che ciascuno di essi che la possiede sia un uomo, ma in base a quei caratteri empirici che sono di mio gradimento, e che fisso per definire che cosa è l’uomo, io stabilisco di mio arbitrio o convenzionalmente che cosa è l’uomo. Per esempio, io sono di razza ariana.  Considero questa razza come la più elevata di tutte le razze della terra. Gli ebrei non è che non siano per me uomini, ma sono uomini solo in senso degradato o analogico. Non sono propriamente uomini, ma solo simili agli uomini, cioè sono «ominidi», homo-eidos, colui-che-ha-l’apparenza-di-uomo, senza essere un vero uomo come sono io.

Ora appunto nel pensiero di Hegel l’uomo empirico o fenomenico non è l’uomo nel senso proprio, autentico, ontologico, perché il vero uomo è la natura umana identica alla natura divina, per cui la ragione umana è identica alla ragione divina. Il fondo del mio io empirico è l’Io assoluto e la Sostanza divina. Invece i popoli, le nazioni e le razze appartengono al piano dialettico dell’apparenza, della molteplicità, della storia, del passeggero, della diversità, della fluidità, del divenire, della conflittualità, dell’accidentale.

Si comprende allora come, una volta che sono spezzati i vincoli e i limiti dell’univocità della natura umana e si introduce indebitamente un’analogia confusa e incontrollata, da questo disordine facilmente si passa all’equivocità e alla torbidezza. Se si abbandona l’identità e l’uguaglianza e si passa indebitamente alla somiglianza, non ci sono più freni alla moderazione razionale: dalla somiglianza si passa facilmente alla diversità, da questa si arriva al conflitto e dal conflitto si arriva alla soppressione del nemico, il quale, come l’ebreo, non sarà un vero uomo, ma solo una parvenza di uomo.

Anche i films sugli alieni ci mostrano che essi non sono solo amici, ma anche a volte terribili nemici. Quando la ragione non è disciplinata dalla esperienza e dalla realtà, quando si sbizzarrisce nel’arbitrio e nel delirio ideologico, confondiamo il possibile con l’impossibile, il creabile col non-creabile, il sensato con l’assurdo; quando l’immaginazione va contro la realtà, quando respingiamo i dati della fede, quando infrangiamo i confini della nostra umanità, che Dio ha creato, non ci apriamo alla conoscenza dell’ignoto, ma alla invasione dell’irrazionale e di quel tipo di extraterrestri, che sono i demòni della superbia e della stoltezza.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 13 gennaio 2022


L’unità dell’umanità nella diversità delle formazioni umane etniche e razziali non è l’unità o la comunanza similitudinaria di specie umane diverse, perché la specie umana è la differenza specifica del genere intelletto creato e la specie è una nozione univoca e non analogica: ha significato identico e non simile negli individui della specie.

La specie umana è sempre la stessa in tutti gli individui della specie.

La specie si trova sempre identica a se stessa in tutti gli individui: è universale (unum in multis o verso molti). 

Sono gli individui ad essere simili fra loro. 

L’analogo o il simile è sì universale, se no non potrebbe essere predicato degli analogati. Ma non è predicato in essi nel medesimo significato, ma appunto con significato simile o diverso. Invece l’essenza specifica umana è predicata in modo univoco o identico nei vari individui, popoli, gruppi, comunità, nazioni ed etnie. 

Immagini da internet

[1] Significativo il titolo della famosa opera di Teilhard de Chardin: Il fenomeno umano.

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