domenica 29 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Quinta Parte (5/5)

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Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Quinta Parte (5/5)

Fascismo e nazismo

Fascismo e nazismo sono due fenomeni sociali e spirituali simili. La radice è comune: l’affermarsi nei primi decenni del ‘900 dei nazionalismi, di una concezione della vita che si riassume nell’autocreazione e nella volontà di potenza di evidente matrice nietzscheana, in sintesi con la concezione hegeliana dello Stato come totalità divina che è sostanza degli individui che lo compongono.

Mentre il nazismo attingeva in Hölderlin alle radici pagane precristiane del popolo germanico, il fascismo attingeva all’antica religione romana e ai ricordi e ai valori dell’Antico Impero Romano. Queste due grandi forze storiche e politiche, se da una parte partivano da una radice comune, ossia il cogito cartesiano sviluppato nell’idealismo tedesco, dall’altra però esisteva tra loro un sottile antagonismo, giacchè è chiaro che i Germani non potevano non avere il ricordo dell’odiato impero Romano. 

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Mentre il nazismo attingeva in Hölderlin alle radici pagane precristiane del popolo germanico, il fascismo attingeva all’antica religione romana e ai ricordi e ai valori dell’Antico Impero Romano.

 

Queste due grandi forze storiche e politiche, se da una parte partivano da una radice comune, ossia il cogito cartesiano sviluppato nell’idealismo tedesco, dall’altra però esisteva tra loro un sottile antagonismo, giacchè è chiaro che i Germani non potevano non avere il ricordo dell’odiato impero Romano. 

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venerdì 27 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Quarta Parte (4/5)

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Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Quarta Parte (4/5)

Il nazionalsocialismo ha voluto fondare

una umanità superiore 

Il nazionalsocialismo comunque non è stata una semplice dottrina dello Stato, non è stata una semplice dottrina della Deutschland über alles del pangermanesimo ottocentesco, non è stata solo la visione della terra tedesca come la terra del Sacro, secondo la visione di Hölderlin, non è stata soltanto il risveglio dell’ancestrale crudeltà e anarchia degli antichi Germani e della loro bellicosa mitologia religiosa, che tanto preoccupò Tacito e per la quale Roma non riuscì mai a sottomettere i Germani,  ma è stata anche il progetto di una nuova e superiore umanità divina secondo il modello superomistico di Nietzsche. 

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Rosenberg erigeva Gesù a superuomo, simbolo della razza ariana. In particolare ne esaltava gli aspetti della vita nei quali, secondo i Vangeli, aveva manifestato opposizione nei confronti delle istituzioni ebraiche. Non va tuttavia dimenticato che, nel pensiero di Rosenberg, Gesù non era figlio di Dio, né risorse dai morti (Rosenberg le definisce "leggende"). In pratica, la figura di Gesù viene privata di ogni attributo divino e messianico e viene accostata alle figure di grandi pensatori come Confucio o Meister Eckhart.

Rosenberg, tra l'altro, si era già distaccato dalle Chiese tradizionali nel 1933 richiedendo, con un atto ufficiale (Kirchenaustritt), che il suo nominativo venisse cancellato dagli elenchi dei battezzati nella chiesa cattolica.

 

 

Nella mentalità di Carl Schmitt, organizzatore del diritto statuale nazista, l’altro uomo è rigidamente diviso agli occhi dello Stato in amico e nemico. Il principio evangelico dell’amore del nemico, già detestato da Nietzsche, è escluso. Nel nemico non c’è nulla di buono che possa essere recuperato, come fosse stato una malvagità sussistente. 

L’immagine di Dio anche nel nemico era totalmente ignorata. La misericordia è esclusa a favore di una libera manifestazione della propria potenza ed anzi è auspicata l’eliminazione dei più deboli sulla base della legge della selezione naturale di Darwin.

 

martedì 24 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Terza Parte (3/5)

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Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

 Terza Parte (3/5)

Edith Stein, critica di Husserl e di Heidegger.

Ciò che desta meraviglia è l’ingenuità della Stein nell’entusiasmarsi di Husserl, venendo a sapere del quale, volle, ancor molto giovane, nel 1913, trasferirsi apposta a Gottinga per seguirne le lezioni, divenendo in seguito una fedele discepola talmente abile nel riprodurre il pensiero del maestro, da assurgere in ciò a fama europea.

Husserl infatti  in un libro di 950 pagine[1] si vantava d’aver scoperto una «nuova regione dell’essere» mediante la sospensione o epochè dell’ordinario «atteggiamento naturale», che ci fa vedere un mondo fuori di noi ed indirizza il nostro intelletto alla conoscenza di questo mondo, e l’assunzione di quello che egli chiamava «metodo fenomenologico», grazie al quale ci è riservata la scoperta della suddetta nuova regione dell’essere, fondata sulla «soggettività assoluta o trascendentale o coscienza pura o io puro», regione fino ad allora, al dire di Husserl, del tutto sconosciuta e mai fino ad allora indagata. In realtà si trattava di una riproposizione più pedante dell’ormai ben nota soggettività assoluta nata con Cartesio e che in diversi modi e forme fa da filo conduttore per tutto l’idealismo tedesco.

Con tutto ciò bisogna riconoscere ad Husserl il merito di aver puntato l’attenzione all’essere «fenomenologico», ossia all’essere così come appare immediatamente alla coscienza e di aver promosso l’intuizione emotiva della singolarità dell’altra persona (Einfühlung).

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Stando così le cose, occorre osservare altresì che la Stein non fu uccisa tanto per il suo essere ebrea, quanto piuttosto per la sua testimonianza di teologa e di religiosa, le cui pubblicazioni erano note in tutta Europa, per cui, benchè in esse non si trovasse un’esplicita condanna del nazismo, essa appariva comunque chiara e bruciante per gli intellettuali e per i filosofi del regime, imbevuti di quell’hegelismo, heideggerismo e nietzscheanesimo, che erano quanto di più opposto si potesse pensare all’odiato tomismo abbracciato dalla Stein. In tal senso si deve dire che la Stein è stata uccisa in odium fidei e che quindi essa è Martire.

Immagine da internet

venerdì 20 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Seconda Parte (2/5)

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Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Seconda Parte (2/5)

La coscienza soggettiva come regola della verità

Le origini prime del nazismo stanno in una concezione errata della coscienza sotto la spinta del volontarismo di Guglielmo di Ockham. Il via a tale concezione è dato dalle famose fatali parole che Lutero pronunciò alla Dieta di Worms del 1521, quando dichiarò di non potersi ritrattare perché vincolato dalla propria coscienza della Parola di Dio. Non era in gioco il principio che la coscienza errante è vincolante, già ammesso da San Tommaso, ma appariva la coscienza come principio assoluto di verità.

Qui appare un concetto di coscienza come la «mia» coscienza alla quale Dio parla direttamente perché è in me. Vien meno il dovere della coscienza di informarsi e di adeguarsi ad una verità oggettiva esterna alla coscienza, sia essa umana o divina, correggendosi o ritrattandosi in caso di errore, perchè la verità è concepita come aderenza alla propria coscienza o, come dirà Kant, «coerenza dell’intelletto con se stesso».

La verità non è più adeguazione dell’intelletto al reale esterno, come aveva insegnato San Tommaso, ma rivelazione interiore dell’essere che appare a me, l’essere-per-me, l’essere-fenomeno di coscienza, come dirà poi Husserl e come espliciterà Heidegger quattro secoli dopo.

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Le origini prime del nazismo stanno in una concezione errata della coscienza sotto la spinta del volontarismo di Guglielmo di Ockham. 

Il via a tale concezione è dato dalle famose fatali parole che Lutero pronunciò alla Dieta di Worms del 1521, quando dichiarò di non potersi ritrattare perché vincolato dalla propria coscienza della Parola di Dio.

Non era in gioco il principio che la coscienza errante è vincolante, già ammesso da San Tommaso, ma appariva la coscienza come principio assoluto di verità.

 

È il ritorno di Protagora dell’«uomo misura di tutte le cose», al quale già Platone obiettava che non è l’uomo ma Dio misura di tutte le cose. 

Aristotele osserva che il sapere umano è misurato dalle cose o, se proprio vogliamo dire che le misura, possiamo riferirci all’operazione dell’agronomo, il quale facendo uso di un’unità di misura, misura l’ampiezza di un campo, impara quali sono le dimensioni di un campo. 

Ma queste dimensioni non le ha fatte lui: c’erano già nel campo prima che lo misurasse. 


Immagini da internet: Guglielmo di Ockham e Protagora

giovedì 19 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Prima Parte (1/5)

 

 Gott mit uns

Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Prima parte (1/5)

                       

Ci difendiamo con le nostre labbra:

          chi sarà nostro padrone?

Sal 12,5 

Che cosa è stato il nazismo

Esiste una diffusa opinione che vede nella dottrina nazista niente più che una barbara ideologia razzista suscitatrice della più terribile tragedia bellica che il mondo abbia mai conosciuto in tutta la sua storia[1]. Si trascura però il fatto che invece la dottrina nazista è il risultato, lo sbocco e la sintesi, sia pur disordinata e contradditoria, di un insieme di fattori intellettuali, psicologici, affettivi, morali, religiosi e spirituali, la cui origine va posta in secoli se non in millenni precedenti della storia del popolo tedesco.

Non si tratta, quindi, dell’esplosione improvvisa di un fenomeno inaspettato ed imprevedibile se non per gli ignari della storia politica, spirituale, religiosa e culturale dei Tedeschi. Il tedesco è un popolo colto e civile da lunghi secoli. Come però è potuto, allora, ci chiediamo, verificarsi improvvisante il fenomeno nazista, che pare essere un qualcosa di cui non si può immaginare nulla di più lontano dalla cultura e dalla civiltà? 

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Il socialismo del nazismo è il socialismo hegeliano, non marxista, un socialismo non ateo, ma panteista; non materialista, ma spiritualista; non razionalista, ma mistico e romantico; non realista ma idealista. 

La condotta morale corrente, grazie a Dio, al di là di tutte le ingiustizie che per la fragilità umana, si continuano a commettere e per quanto stia dilagando la corruzione morale, la detta condotta, mossa dalla coscienza, si ferma a un certo punto e non va oltre nella malvagità e nell’insensatezza.

Ma la cosa che preoccupa è che al livello intellettuale e del pensiero, le idee che hanno generato il nazismo, come dimostrerò in questo studio, continuano ad affascinare, seppure solo a livello teorico. Ma chi ci assicura che gli uomini o qualche nazione folle non torneranno a metterle in pratica? Noi agiamo in base a ciò che riteniamo bene fare. Se abbiamo idee morali sbagliate, è facile che il nostro comportamento sia sbagliato. 

Immagini da internet

martedì 17 agosto 2021

Comunione in bocca e Comunione nella mano

  Comunione in bocca e Comunione nella mano

Apri la tua bocca, la voglio riempire

Sal 80,11

 

Dopo che la Conferenza Episcopale Italiana ha dato disposizione ai fedeli, in occasione di questa pandemia, di assumere la Santa Comunione nella mano, sentiamo da parte di alcuni fedeli espressioni di disagio, obiezioni e lamentele, riferite alla loro preferenza per la Comunione in bocca.

Le disposizioni dei Vescovi non vanno intese come un ordine tassativo o comando perentorio come se si trattasse di obbedire alla legge naturale o divina. Si tratta di una norma semplicemente ecclesiastica, di carattere indicativo, anche se avvalorata dalla cautela richiesta per la protezione della nostra salute contro il coronavirus.

Come vedremo infatti nel brano della Lettera apostolica Dominicae cenae di San Giovanni Paolo II del 1980, che approva la Comunione nella mano, il Papa non disapprova chi per motivi di coscienza preferisse la Comunione in bocca.

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Come Gesù istituì l’Eucaristia? Spezzò una pagnotta in dodici pezzi, E poi che fece? Come ha fatto giungere i pezzi agli apostoli? Gli apostoli si sono serviti da soli a turno prelevando da un piatto nelle mani di Gesù, oppure da un piatto posto sulla tavola da Gesù? Oppure è passato Gesù stesso a distribuirli tenendo i pezzi su di un piatto? Li ha dati in bocca o nella mano? Gli apostoli Gli si sono avvicinati a turno? Si sono fatti imboccare o hanno preso il pezzo nella mano? Non lo sappiamo.

Sia nella Comunione nella bocca che in quella in mano il sacerdote deve avere un atteggiamento molto dignitoso, in modo che ad ogni fedele che si presenta egli mostri innanzitutto l’ostia pronunciando con calma e senza fretta le parole di rito: «il Corpo di Cristo», guardando l’ostia tenuta sollevata, cosicchè anche il fedele guardi l’ostia.

Dopodiché procede a dare la Comunione. Non deve fare come certi sacerdoti che sembrano il caporale che distribuisce le gallette ai soldati o come il nonno che distribuisce i regali di Natale ai nipotini, ma, con atteggiamento solenne ed ieratico, deve mostrare al fedele l’ostia affinchè, prima di mangiarla, faccia un atto di adorazione.


Immagini da internet:
- Capua: Sant'Angelo in Formis, affresco dell'Ultima Cena

sabato 14 agosto 2021

Ha ancora senso parlare di luogo sacro? - Seconda Parte (2/2)

  Ha ancora senso parlare di luogo sacro?

Seconda Parte (2/2)

Il culto divino si celebra in un tempio

Per compiere convenientemente questi atti, l’uomo religioso, desideroso di incontrare Dio, di riconciliarsi con Lui, fargli sacrifici ed ottenere la sua benevolenza, sente il bisogno di scegliere taluni luoghi belli e adatti, dove eventualmente il divino è già apparso ed ha dato segni di benevolenza o di protezione.

Questi luoghi costituiscono degli spazi sacri, che vengono artificialmente delimitati o circoscritti e sottratti alla profanità dello spazio circostante. In questo spazio viene costruito il tempio, voce di origine latina – templum -, a sua vota derivata dal verbo greco temno=taglio, ossia circoscrivo. Da temno deriva tèmenos, che è il tempio e la con-templazione, che è lo sguardo devoto che si rivolge a Dio presente nel tempio. Nel tempio cattolico l’oggetto divino contemplato ed adorato è il Santissimo Sacramento. 

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Nel tempio cattolico l’oggetto divino contemplato ed adorato è il Santissimo Sacramento.

Il Concilio Vaticano II ha voluto essere un richiamo pacato ed argomentato all’importanza della religione.  

Con la bontà o con la severità il Signore non cessa di chiamarci tutti a Sé, per abbandonare la via della menzogna e dell’odio e per abbracciare la via della verità e della pace.

 

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giovedì 12 agosto 2021

Ha ancora senso parlare di luogo sacro? - Prima Parte (1/2)

 Ha ancora senso parlare di luogo sacro?

Prima Parte (1/2)

 La decadenza della religione in Occidente

Un fenomeno notoriamente diffuso soprattutto i Occidente, che è pur di radici cristiane, è la decadenza non solo della religione cristiana, ma della stessa religione come virtù naturale, con tutti quegli atti, quegli usi, quei riti, quei mezzi, quei simboli, quelle convinzioni e, quelle manifestazioni esterne, che la caratterizzano. E per conseguenza si sta perdendo coscienza dell’importanza del luogo sacro cime luogo o edificio specialmente adibito al culto religioso.

Può sorprendere il fatto che mentre in Occidente, vissuto per duemila anni nel cristianesimo, la più elevata di tutte le religioni, si registri una decadenza della religione e una diffusione dell’ateismo, la religione e quindi il tempio con relativi sacrifici vengono largamente mantenuti nelle classi popolari dell’Oriente. È in crisi la religione fondata dal Figlio di Dio, permangono ed anzi prosperano religioni inventate dall’uomo. 

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Il culto della Dea Ragione celebrato nella cattedrale parigina di Notre-Dame nel corso della Rivoluzione francese rappresentò un prodromo di questo culto idolatrico dell’uomo, che è profetizzato da Paolo nella II Lettera ai Tessalonicesi.


 

 

 Il cielo è un simbolo universale del sacro e del divino. 

La piazza Tien-An-Men a Pechino vuol dire êpiazza della pace celeste».

 

Immagini da internet


sabato 7 agosto 2021

Papa Francesco commenta Dante - Terza Parte (3/3)

 

Papa Francesco commenta Dante

Terza Parte (3/3)

Ricchezza della personalità di Dante

La figura di Dante presenta una molteplicità di aspetti, che anticipano l’umanesimo e la Chiesa dei nostri giorni. Ben a buon diritto lo si considera un profeta. Egli è l’antesignano di una nuova età della Chiesa, destinata a non tramontare più: quella che contempla accanto alla figura del teologo sacerdote il teologo laico.

Infatti, la cultura filosofica e teologica di Dante, di evidente impronta tomista, è sorprendente in un laico del medioevo, al quale non era concesso di accedere a quegli studi accademici, che invece erano prescritti per la formazione del clero e soprattutto per ottenere l’abilitazione ad insegnare teologia.

Dunque evidentemente Dante, eccezionalmente dotato per la filosofia e la teologia, deve aver potuto procurarsi da sé quell’alta preparazione dottrinale, della quale dà prova nelle sue opere, una formazione che egli certamente si è procurato grazie alla sua amicizia e frequentazione del convento domenicano fiorentino di Santa Maria Novella, allora prestigioso centro di cultura teologica.

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Così, con parole commoventi, si presenta Beatrice: 

“I’ sono Beatrice, che ti faccio andare: / vegno del loco ove tornar disìo; / amor mi mosse, che mi fa parlare” (Inf. II, 70-72), 

affermando che l’unica sorgente, che può darci salvezza, è l’amore, l’amore divino che trasfigura l’amore umano.

Immagine da Internet: Dante e Beatrice