venerdì 27 settembre 2019

Il Papa e Gesù Cristo come nostri maestri

Il Papa e Gesù Cristo come nostri maestri

Gesù Cristo ci comunica i suoi insegnamenti sia nelle sue stesse parole riportate dal Vangelo, sia per mezzo del Papa, da Cristo autorizzato ed incaricato ad essere interprete del suo insegnamento sotto l’assistenza dello Spirito Santo. Il Papa ci spiega e ci chiarisce che cosa ha inteso dire  Cristo quando certe sue parole non ci sono chiare o ci fanno difficoltà o potrebbero da noi essere fraintese. Egli inoltre ci mette in guardia contro le falsificazioni della Parola di Dio, contro i «falsi cristi» e, quindi, in modo speciale, contro l’Anticristo. 

Non ci può essere quindi inganno più grave del demonio che presentarci il Papa come Anticristo, inganno del quale, come sappiamo, fu vittima Lutero e con lui tutti gli eretici. Non vi è infatti eretico che non nutra odio per il Papa. Ed anche oggi, purtroppo, sentiamo qua e là lanciare questa orribile ed empia accusa contro Papa Francesco, proprio da alcuni che si dicono cattolici, quando gli stessi protestanti hanno rinunciato a un linguaggio così offensivo. Temo però che alcuni di essi guardino benevolmente a Papa Francesco perchè si mostra troppo indulgente e quasi ammirato nei loro riguardi.

Noi cattolici disponiamo di due documenti scritti come fonti originarie della verità cattolica: il Vangelo e il magistero pontificio, espressione e codificazione viva della Tradizione apostolica. Ma il magistero è venuto formandosi e ad accrescersi da S.Pietro al Papa attuale con la messa per iscritto degli insegnamenti orali dei Sommi Pontefici e dei Concili, i quali, oltre a spiegarci le parole del Signore, hanno accolto e riconosciuto come veraci e fonti di Rivelazione i documenti della tradizione orale degli apostoli, successivamente spiegata, commentata e sviluppata dai Padri,  dai Dottori e dai Santi. 

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lunedì 23 settembre 2019

Che condotta dobbiamo tenere nei confronti del Papa?

Che condotta dobbiamo tenere nei confronti del Papa?

Oggi assistiamo ad una dolorosa contrapposizione nella Chiesa fra avversari e sostenitori del Papa, entrambi intestarditi nelle loro posizioni estremiste, privi di carità, di discernimento e di equilibrio e con ciò stesso mancanti dell’atteggiamento giusto, che il cattolico dovrebbe avere nei confronti del Papa. Ma c’è da dubitare che alcuni o molti di costoro siano veramente cattolici o non piuttosto scismatici o eretici, considerando il loro stato d’animo invelenito e passionale e soprattutto l’erroneità dei loro criteri di valutazione.

Al di là della loro opposizione frontale tra l’odio dei nemici e il fanatismo degli amici, una cosa riprovevole hanno in comune: la pretesa di sapere e di stabilire loro qual è la vera Chiesa e quali sono o devono essere le mansioni del Papa, vuoi per opporsi alla Chiesa guidata dal Papa e riempirlo di accuse calunniose, vuoi per strumentalizzare la Chiesa a loro vantaggio e fingere un falsa devozione al Papa.

Nessuno dei due partiti, in realtà, conosce ed apprezza veramente quelle che sono le mansioni del Papa e per questo non è in grado di dare un giudizio saggio e prudente, non distinguendo in che cosa il Papa può essere criticato e in che cosa dev’essere obbedito, dov’è che può sbagliare e dov’è che non può sbagliare, in che cosa lo possiamo correggere e dove invece è lui che corregge noi, che cosa dobbiamo attenderci dal Papa e che cosa il Papa non è obbligato a darci, fin dove deve arrivare la nostra fiducia e dove invece può non meritare fiducia.

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domenica 22 settembre 2019

Sulla questione del celibato ecclesiastico

Sulla questione del celibato ecclesiastico

 Il perché del celibato ecclesiastico

Come è noto, l’Instrumentum laboris per il Sinodo sull’Amazzonia propone l’istituzione di preti sposati per ovviare alla mancanza del clero e per un clero che sia vicino ai problemi delle famiglie. Ciò ha riavvivato l’ormai annosa discussione circa la convenienza o meno di un clero coniugato e, per conseguenza, circa il significato e il valore del celibato sacerdotale.

Come è noto, da un punto di vista dogmatico o in linea di principio non ci sono preclusioni a un sacerdozio coniugato: il celibato non è de essentia del sacramento dell’ordine. S.Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, esponendo i doveri del vescovo, raccomanda che «non sia sposato che una sola volta e che sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (I Tm 3, 2-5). 

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Jean-Marie Baptiste Vianney, 
dit le Saint Curé d’Ars



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mercoledì 18 settembre 2019

Presbiterato e diaconato: due gradi del sacramento dell’Ordine


Presbiterato e diaconato: due gradi del sacramento dell’Ordine

Ha destato scalpore la recente dichiarazione del noto prete bolognese Don Giovanni Nicolini, il quale ha riferito che in Amazzonia ad alcuni diaconi verrebbe concesso dal loro vescovo di dir Messa. Diciamo subito che se la notizia fosse vera, l’eventuale vescovo avrebbe concesso al diacono un permesso nullo e sacrilego, perché non è assolutamente in potere del vescovo dare permessi o incarichi di questo genere, che oltrepassano le sue facoltà canoniche. 

Sarebbe come se, volendo fare un paragone alla buona, un docente universitario  incaricasse uno studente di terza media a tenere lezione al suo posto. E non basta obiettare che, in fin dei conti, per dir Messa materialmente, seguendo le rubriche del Messale, come potrebbe fare un attore, non occorre avere chissaquali qualità pratiche o culturali o conoscenze teologiche, ma basta un po’ di buona volontà e di attenzione.  

Ma ragionare così vuol dire non avere l’idea della condizione spirituale necessaria ad un soggetto per dir Messa. E non avere l’idea di quelli che sono i limiti della potestà episcopale. È vero che il vescovo rende partecipe il diacono della grazia del sacramento dell’ordine, che il vescovo possiede in pienezza. Ma nell’essenza dei poteri episcopali e nell’essenza dell’esser diacono è scritta sia l’impossibilità che un vescovo renda partecipe un diacono del suo potere di dir Messa,  sia l’impossibilità del diacono di dir Messa. 

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Santo Stefano diacono

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sabato 14 settembre 2019

Per un nuovo umanesimo


Per un nuovo umanesimo

In queste ultime settimane si è verificata una curiosa coincidenza: nel giro di pochi giorni, al lancio di un «nuovo umanesimo» fatto dal ministro Conte nel suo discorso programmatico del nuovo governo, ha fatto seguito pochi giorni dopo, il 12 settembre,  un Messaggio  del Santo Padre «per il lancio del patto educativo», indirizzato ai capi di Stato di tutto il mondo, alla conclusione del quale il Papa  sollecita tutti a «coltivare insieme il sogno di un umanesimo solidale, rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio»,  ed annunciando altresì per il giorno 14 maggio 2020 a Roma, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, un convegno dedicato a questo importante argomento.
Ma ecco che non mancano le preoccupazioni per il nuovo governo italiano. Non possiamo infatti dimenticare che, benché quasi nessuno ne parli, Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5stelle, elaborò a suo tempo il progetto di un nuovo umanesimo politico, che «preconizza l'avvento nel 2054 di un supergoverno planetario retto da un sistema di democrazia diretta e privo di partiti politici. 
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Secondo Padre Livio questo nuovo umanesimo sarebbe incompatibile col cristianesimo, perché è l’umanesimo dell’uomo che si fa Dio. Come è noto, però, la visione sociopolitica di Conte risentirebbe della formazione ricevuta presso un centro  di formazione sociale cattolico.

C’è da notare peraltro che Conte, nel suo colloquio con Severino, gli ha fatto francamente presente la sua concezione aristotelica del reale e la stima per il potere umanistico della tecnica, mentre si sa bene che Severino considera la dottrina aristotelica del divenire e della tecnica, assunta dal cristianesimo,  come responsabile della distruttiva volontà di potenza, del nichilismo e della «follìa» dell’Occidente. 
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Si comprende allora come Padre Livio, all’annuncio di Conte di un «nuovo umanesimo» resti diffidente. È un vero nuovo umanesimo nel senso della novità del Vangelo o è un inganno dell’uomo che si fa Dio? Dell’autenticità dell’umanesimo di Papa Francesco possiamo esser sicuri e star tranquilli: è l’umanesimo del Vangelo, l’umanesimo di S.Tommaso, l’«umanesimo integrale» di Maritain, è il nuovo umanesimo del Concilio Vaticano II. Ma quello di Conte che umanesimo è?


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giovedì 12 settembre 2019

Annotazioni sul concetto di creazione

Annotazioni sul concetto di creazione

Un incontro fra S.Tommaso e Severino

La sensazione ricorrente presso molti oggi è che sta prendendo sempre più corpo nel mondo intellettuale e morale un’autoesaltazione dell’uomo e una parallela decadenza della religione, per le quali l’uomo avoca sempre più a sé quelle doti  di scienza, di potenza, di indipendenza, di creatività e di libertà, che tradizionalmente erano attribuite a Dio. 

Il pelagianesimo e lo gnosticismo, mali antichi e moderni, recentemente segnalati dal Papa, una coalizione di panteismo ed ateismo aventi Hegel come comune matrice, un invadente modernismo, contraffazione del rinnovamento conciliare, sembrano occupare sempre maggiormente la scena e soggiogare gli animi, anche all’interno della Chiesa, e richiedono l’intervento di quelle forze dell’intelligenza e della volontà, sostenute dalla grazia divina, che maggiormente hanno a cuore non solo la civiltà, ma la stessa  sopravvivenza del genere umano.

Un punto nodale di questa enorme questione è il problema della creazione del mondo da parte di Dio. Tutto gira, in fondo, attorno a questa questione e per questo lo spirito delle tenebre ha tutto l’interesse a che non si faccia chiarezza su questo punto capitale del senso dell’esistenza e del destino dell’uomo. 

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Emanuele Severino
e
Giuseppe Barzaghi, OP


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lunedì 9 settembre 2019

Kant e S.Tommaso. Un confronto

Kant e S.Tommaso. Un confronto 


Prima parte – il tomismo trascendentale

L’affinità di S.Tommaso con Kant secondo Maréchal

La questione della conoscenza metafisica di Dio e del rapporto dell’uomo con Dio anche oggi è sempre viva. Nell’ambito di questa importante tematica appaiono sempre interessanti i tentativi, compiuti soprattutto nel secolo scorso, ma ancor oggi di attualità, nel clima di dialogo interculturale avviato dal Concilio Vaticano II, di accostare la gnoseologia tomista a quella kantiana, dopo la severa condanna del kantismo fatta dalla Pascendi di S.Pio X, quasi a voler verificare se, nonostante tutto, e riconoscendo gli errori di Kant, non sia possibile un confronto col kantismo.
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Seconda parte – Il confronto fra S.Tommaso e Kant

Le forme a priori

Prendo come avvio a questa mia trattazione la dottrina kantiana dell’a priori, che è il cardine gnoseologico del suo sistema. L’apriori, infatti, per Kant è, nella autocoscienza o «Io penso», la forma razionale intellegibile originaria, fondante, ineludibile, punto di partenza dell’essere e del sapere. È funzione strutturale dell’intelletto, grazie alla quale esso ordina ed organizza il materiale fornito dai sensi. È il certo, l’evidente, l’oggettivo, l’universale e il necessario. 
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La vera filosofia moderna, con la quale il Concilio Vaticano II ci ordina di entrare in dialogo, non si esaurisce affatto con l’eredità cartesiano-kantiana. E se la modernità è un valore, allora bisogna dire che quella filosofia non è affatto moderna, ma è rimasta ferma ai grossolani antichi errori dei primi e maldestri conati della mente umana, ancora immersa nella nebbia visionaria e dell’immaginazione e della sensibilità.

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Immanuel Kant 

San Tommaso d'Aquino
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