venerdì 31 dicembre 2021

Ricordiamo il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

  Ricordiamo il Servo di Dio

Padre Tomas Tyn, OP

Secondo la grazia di Dio che mi è stata data,

come un sapiente architetto ho posto il fondamento

                                                                                                       I Cor 3,10 

Una speranza per la teologia del nostro tempo 

Il 1°gennaio prossimo 2022 ricorrerà il 32° anniversario della pia morte del Servo di Dio Padre Tomas Tyn. L’inchiesta diocesana relativa alla Causa di Beatificazione iniziò nel 2007 ed io ebbi l’incarico di Vicepostulatore insieme con l’altro Vicepostulatore cechio Padre Efrem Jindracek. 

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ricordiamo-il-servo-di-dio-padre-tomas.html


 

 

 

Tomas nacque a Brno, in Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca, il 3 maggio 1950

Morì a Neckargemünd, in Germania, il 1° gennaio 1990

 

 

 

 

 

Il 1°gennaio prossimo 2022 ricorrerà il 32° anniversario della pia morte del Servo di Dio Padre Tomas Tyn. 

 

 

 

 

 

 

 

Prestò per 16 anni servizio alla parrocchia bolognese di San Giacomo fuori le Mura





lunedì 27 dicembre 2021

Dibattito sul Papa Emerito

Dibattito sul Papa Emerito

Mi è gradito pubblicare gli interventi di tre Lettori, con relative mie risposte, circa la dibattuta e difficile questione dei fondamenti giuridici, dell’aspetto teologico, della figura morale e spirituale, e dei caratteri istituzionali del Papato Emerito.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dibattito-sul-papa-emerito.html

 

Papa Francesco si esprime con modestia, come se volesse esprimere una sua opinione personale;

ma la materia della quale tratta, l’essenza del Papato, è di fede.

Immagine da internet

venerdì 24 dicembre 2021

Messaggio natalizio

 Messaggio natalizio

Cari Amici Lettori,

da 2000 anni noi cristiani commemoriamo la Nascita a Betlemme di Gesù il Nazareno, il Fondatore della Chiesa cattolica, attualmente guidata dal suo Vicario Papa Francesco, coadiuvato dal Papa emerito Benedetto. Questo stato di emeritato, cosa mai finora successa in tutta la storia della Chiesa, sta a significare che la Provvidenza sempre la assiste nelle forme più imprevedibili, soprattutto nei momenti più difficili, applicando il detto popolare «a mali estremi, estremi rimedi».

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/messaggio-natalizio.html

 

 

 

BUON

NATALE !

 

 

 

 Immagine da internet

giovedì 23 dicembre 2021

Risposta a Cionci sulla legittimità di Papa Francesco

  Risposta a Cionci sulla legittimità di Papa Francesco

Andrea Cionci nel suo blog di Libero Quotidiano il 21 dicembre scorso ha replicato alle critiche che ho fatto a un suo precedente articolo. Riprendo le sue asserzioni che mi paiono degne di considerazione e rispondo a ciascuna di seguito.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/risposta-cionci-sulla-legittimita-di.html

 

Fontanellato, 23 dicembre 2021

 

Ora, questa è una novità assoluta introdotta da Benedetto nel concetto di Papato, perché fino a Benedetto un Papa che desse le dimissioni, non era considerato più Papa. 

Per esempio, un Celestino V, una volta lasciato il governo della Chiesa, non avvertì affatto di essere rimasto Papa, ma si considerò un semplice monaco come era prima di esser fatto Papa. Non aveva coscienza della distinzione fra l’esse e l’agere del Papa, fra essenza e operazione come invece ci ha fatto capire Benedetto.

 

Neppure nel progetto di eventuali dimissioni Pio XII lascia trasparire che avesse coscienza della differenza introdotta da Benedetto. Egli parla infatti di un tornare ad essere Cardinale.

Invece Benedetto ci fa capire meglio quella che è la gloria immortale del Papato. In paradiso chi è stato Papa quaggiù resterà Papa in eterno, pur non avendo più evidentemente da governare la Chiesa. Conserverà il munus, pur avendo cessato per sempre dal ministerium.

 Immagini da: https://www.vatican.va/content/vatican/it.html

sabato 18 dicembre 2021

Documento della Santa Sede relativo al Motu Proprio Traditionis Custodes

 Documento della Santa Sede

relativo al Motu Proprio Traditionis Custodes

Ho il piacere di segnalare la pubblicazione da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti della Risposta ad alcuni dubbi sollevati da diverse parti circa l’interpretazione e le facoltà concesse dal recente Motu Proprio Traditionis Custodes.

Si tratta di un Documento significativo, atto a dare tranquillità a quei fedeli, i quali si sono mostrati troppo preoccupati circa le sorti del Rito Romano Vetus Ordo.

Viceversa questo Documento mostra chiaramente l’intenzione del Santo Padre di andare incontro alle giuste richieste di coloro che desiderano dei chiarimenti.

Citiamo un passo particolarmente significativo del Documento:

“È triste vedere come il vincolo più profondo di unità – la partecipazione all’unico Pane spezzato che è il Suo Corpo offerto perché tutti siano uno (cf. Gv 17,21) – diventi motivo di divisione: è compito dei Vescovi, cum Petro et sub Petro, custodire la comunione, condizione necessaria – l’Apostolo Paolo ce lo ricorda (cf. 1Cor 11,17-34) – per poter partecipare alla mensa eucaristica.”

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

RESPONSA AD DUBIA

su alcune disposizioni della

Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio»

TRADITIONIS CUSTODES

del Sommo Pontefice

FRANCESCO

Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’Udienza concessa al Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in data 18 novembre 2021, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione dei presenti RESPONSA AD DUBIA con annesse NOTE ESPLICATIVE.

 

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20211204_responsa-ad-dubia-tradizionis-custodes_it.html

 

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/documento-della-santa-sede-relativo-al.html 


P. Giovanni Cavalcoli, OP

Fontanellato, 18 dicembre 2021

 Immagine da internet

giovedì 16 dicembre 2021

Papa Francesco è un antipapa?

  Papa Francesco è un antipapa?

Una critica infondata

Il giornalista Andrea Cionci nel suo blog del 15 dicembre scorso nel sito liberoquotidiano sostiene, seguendo una certa tendenza di sedicenti cattolici, che Papa Francesco è un antipapa, che occupa la sede di Pietro al posto del Papa legittimo, che sarebbe Benedetto XVI, le cui dimissioni sarebbero invalide.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/papa-francesco-e-un-antipapa.html

 

Quindi Papa Francesco è l’attuale Papa in carica e Papa Benedetto XVI è l’attuale Papa emerito,


così come lo zucchero sta nel barattolo dello zucchero e il sale nel barattolo del sale.

 

Immagini da internet

lunedì 13 dicembre 2021

Caro Antonio Socci

 Caro Antonio Socci

 Caro Antonio,

          ho letto con commozione le parole che hai espresso di recente sul tuo blog nei confronti di Papa Francesco. Ho notato finalmente un atteggiamento non più di critica dura e martellante, senza respiro, ma di profonda e sincera comprensione umana e cristiana. 

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/caro-antonio-socci.html

Cf. https://www.antoniosocci.com/gli-85-anni-di-papa-bergoglio-primo-bilancio-di-un-pontificato-dopo-tante-critiche-e-giusto-riconoscergli-che/

Cf. https://www.lospecialegiornale.it/2021/12/17/la-lezione-di-antonio-socci-su-papa-francesco/

Sono pienamente d'accordo con te quando lo riassumi rintracciando in questo Papa, come vocazione che Dio gli ha dato, la volontà ferma ed inflessibile di far sentire a tutti gli uomini la misericordia di Dio.

 

Immagine da internet

Distinzione delle Persone divine - Tomas Tyn - Terza Parte (3/3)

Distinzione delle Persone divine

Tomas Tyn - Terza Parte (3/3)

Ora nella vita spirituale questa forma che determina, l’entità dell’uomo per esempio, dell’angelo, degli angeli non è il caso che ne parliamo, perchè appunto sono abbastanza sconosciuti, ma rispetto a noi possiamo dire che nella nostra forma umana, nell’anima umana, che ci dà vita, che ci fa diventare uomini, la nostra anima spirituale, c’è questa dualità pure in essa.

 Ovviamente la cosa non ci sorprende perché se c’è in tutte le cose, ci sarà pure anche in noi. Dunque c’è questa dualità di forma e di tendenza. Solo che la forma dell’anima è una meraviglia. Sapete che il Signore Dio onnipotente ce l’ha data perchè Egli si rivela nella nostra anima. San Tommaso commenta Aristotele, il quale dice che anima est quodammodo omnia. Sono proprio parole d’oro, e cioè che l’anima è in qualche modo tutte le cose. Pensate: l’anima, oltre ad essere quella cosa particolare, è anche tutte le cose secondo la possibilità di conoscere. Pensate: non c’è essere, al quale essa non sia aperta. Provo a spiegarvelo, vedo che avete qualche titubanza, quindi cercherò di spiegarvelo. Bene! Non è facile. Sapete che anch’io non l’ho capito subito questo. Con pazienza, vedremo. Guardate, il fatto è questo, che nell’anima voi avete una duplice funzione. 

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/distinzione-delle-persone-divine-tomas_54.html

San Tommaso commenta Aristotele, il quale dice che anima est quodammodo omnia. Sono proprio parole d’oro, e cioè che l’anima è in qualche modo tutte le cose. Non c’è essere, al quale essa non sia aperta.

Da un lato la nostra anima ci dà la vita. Dall’altro l’anima ha anche la funzione cognitiva, di conoscere.

Quindi, nella nostra anima non c’è solo la funzione vitale come nelle piante. 

Nelle piante ci può essere una somiglianza partecipata di quello che poi succede a livello degli animali, per esempio la conoscenza. Comunque non è ancora conoscenza vera e propria. Vedete perciò che c’è l’anima che dà vita, ma non conosce.

Negli animali invece c’è l’anima che dà vita e che conosce, perché il cagnolino e il gatto conoscono, e come no! Hanno degli occhi, hanno l’udito, reagiscono, quindi conoscono. Però che cosa conoscono? I puri sensibili materiali. Quindi anche la loro anima è già aperta ad altro rispetto a loro.

Invece nell’uomo c’è la possibilità di conoscere gli universali, di spingersi alla conoscenza dell’ente in quanto ente, di tutto quello che spetta all’ente, di tutto quello che spetta alla realtà.

L’anima umana è non solo se stessa, ma è anche tutto l’essere, perché potenzialmente può ricevere ogni essere come conoscibile da sé.

Nella nostra anima ci siamo noi, ma ci sono anche le altre cose conosciute da noi. L’anima quindi non è solo se stessa come forma, ma, dice San Tommaso commentando Aristotele, che è la forma formarum quanto al conoscere; non quanto all’essere, quanto all’essere è solo se stessa, nient’altro.

Precisiamo che a seguito del peccato delle origini siamo vittime di una seduzione spirituale, che consiste nel fare un dio di noi stesso. Effettivamente siamo portatori di un’impronta divina, perchè come Dio è infinito in quanto all’essere, noi lo siamo quanto al conoscere. E la tentazione sta nel fatto di togliere praticamente di mezzo la separazione tra pensiero e essere e dire che come siamo infiniti quanto al pensare così lo siamo anche in quanto all’essere e siamo nel peccato delle origini.

 Immagini da internet

domenica 12 dicembre 2021

Distinzione delle Persone divine - Tomas Tyn - Seconda Parte (2/3)

  Distinzione delle Persone divine

Tomas Tyn - Seconda Parte (2/3)

Ora, se è vero che l’uomo è la suprema creatura, dove lo spirito quasi si emancipa, si rende indipendente sia nell’agire che nell’essere, ecco l’immortalità dell’anima rispetto al corpo, è molto conveniente che al disopra dell’uomo, cioè tra Dio l’uomo, ci siano creature, che però siano pure forme, prive di materia.

Se così non fosse, ci sarebbe come un universo per così dire con la testa tagliata, non so se mi spiego, perché gli angeli sono ben più degli uomini; sarebbe come se Dio, che appunto privilegia l’essere spirituale rispetto all’essere materiale, avesse creato un mucchio di cose materiali e poi quasi per una specie di distrazione si fosse dimenticato di porre nell’essere anche le creature spirituali. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/distinzione-delle-persone-divine-tomas_12.html 

La differenza tra l’uomo e l’angelo è questa, che mentre l’uomo pensa tramite i sensi, perché il corpo fa parte di noi e quindi bisogna ricorrere ad esso per conoscere, e per questo lo studio è fatica, invece gli angioletti non sudano le sette camicie nel pensare. Lo studio per noi esseri umani è fatica, perché, benchè sia gioia e solo gioia per la parte intellettiva, però dalla parte della conversio ad phantasmata, ovvero della conversione alle immagini, come dice San Tommaso, questo ricorrere alla cognizione sensitiva, sforzare i centri cerebrali, tutto ciò procura invece fatica.

Gli angeli pensano oggetti diversi, in “tempi”, tra virgolette, perché non è tempo vero proprio, non è misurabile in termini di ore e di minuti, eccetera; però pensano, c’è in loro una successione di pensieri; e quindi in loro c’è la distinzione tra la sostanza e l’atto di pensare, anzi gli atti di pensare che si susseguono.

In Dio invece questa distinzione non può esserci. 

In Dio c’è la pienezza di essere, e quindi Egli non è mai in potenza rispetto a questo o quel pensiero, ma tutto ciò che Dio pensa, lo pensa in atto da sempre e per sempre, anche se è molto difficile capirlo. Cioè, quando Dio pensa le cose, anche temporali, le pensa dall’eternità e però l’effetto di quel pensiero è temporale.

Immagini da internet

giovedì 9 dicembre 2021

Distinzione delle Persone divine - Tomas Tyn - Prima Parte (1/3)

 Distinzione delle Persone divine

Prima Parte (1/3)

P. Tomas Tyn, OP

Abbiamo visto l’altra volta l’esistenza di Dio e gli attributi di Dio, in particolare la semplicità, l’immensità, l’ubiquità, l’eternità. Ecco, tutto questo - direbbe San Tommaso - riguarda l’essenza di Dio e la sua unità. Se vi ricordate bene, per motivi sia apologetici che catechistici ho sottolineato il fatto che tutto ciò che riguarda l’essenza di Dio e la sua unità, anzi unicità, è accessibile alla ragione umana, perché Dio non può che essere uno, anzi unico.

 Notate bene che questa tesi secondo cui Dio è accessibile all’uomo con dei raziocini naturali, che consentano di arrivare all’essenza di Dio e alla sua unità, non è una opinione teologica, ma un dogma di fede. Il Concilio Vaticano I stabilisce proprio questa duplice conoscenza di Dio: una è la conoscenza naturale dell’esistenza di Dio, della sua essenza e soprattutto della sua unità.

Continua a leggere:  

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/distinzione-delle-persone-divine-tomas.html

Noi creature, invece, pensateci sempre bene, abbiamo sì l’essere, ma non siamo soltanto l’essere. 
 
Vedete, nell’essere umano c’è sì l’essere, ma c’è anche il nostro essere uomini e l’essere uomini non è l’essere sic et simpliciter. 
 
Ciò che vale poi per noi uomini vale per ogni altra creatura: l’essere del libro non è solo essere, ma è l’essere ristretto a quel modo particolare di essere che è essere un libro.

Invece in Dio non c’è nessuna restrizione dell’essere a un modo particolare dell’essere, ma tutto ciò che Dio è, non è altro che essere. 
 
E' molto bello quello che dicono i Padri Cappadoci, e cioè che Dio è l’oceano dell’essere, oceano ovviamente senza confini, pensate un mare senza nessun limite: questo abisso di essere è Dio, anche se è una metafora un tantino poetica e in teologia bisogna andarci cauti a parlare troppo poeticamente,
Ora notate che in questo abisso di essere ci sono alcune cose che noi conosciamo per analogia, con tanta fatica. 
 
In questo oceano di essere non vediamo tutto quello che si cela in questo abisso. 
 
Quindi c’è il mistero, il mistero dell’essenza di Dio, il mistero nascosto dai secoli eterni, come dice San Paolo in quel celebre brano, in cui parla di Cristo rivelato in questi ultimi tempi, il mistero di Cristo, ovvero del Verbo incarnatosi per la nostra salvezza: ecco il mistero del Natale a cui ci stiamo preparando.
 
Immagini da internet

martedì 7 dicembre 2021

Lettera ad un Vescovo su Rahner - Seconda Parte (2/2)

 

 Lettera ad un Vescovo su Rahner

Seconda Parte (2/2) 

Alcuni punti della teologia rahneriana

Vedo adesso di prendere in considerazione alcuni giudizi di Vostra Eccellenza sull’opera rahneriana.  

1)   L’intento della teologia rahneriana è stato quello di ridare Dio all’uomo e l’uomo a Dio; di riconciliare, cioè, l’antropocentrismo con il teocentrismo; ...

Che Rahner senta fortemente la questione del rapporto dell’uomo con Dio, è indubbiamente vero. Ciò va certamente a suo onore. Ma come concepisce l’uomo? Come concepisce Dio? Questo è il problema. Per avvicinare l’uno all’altro esalta troppo l’uomo fino a vedere Dio come la piena realizzazione dell’uomo, ed abbassa Dio fino a svuotarlo kenoticamente nell’uomo. 

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dialogo-con-un-vescovo-su-rahner.html

 

Dice Rahner: «l’essere, nella misura in cui è e appare tale è il conoscere stesso dell’essere in originaria unità con esso, che è poi lo stesso soggetto conoscente». 

E spiega: «Da quanto s’è detto si ricava che la conoscenza dell’essere implica l’essere come soggetto» (=l’uomo) «e come oggetto». 

Ma l’essere identico al pensare è Dio, Pensiero per essenza, nòesis noèseos, come dice Aristotele. 

E dunque, se siamo logici, risulta che per Rahner l’uomo è Dio, Autocoscienza assoluta, secondo il principio della filosofia hegeliana.

 

 

Rahner non sbaglia nell’intendere lo spirito umano come ente aperto alla sconfinata illimitatezza dell’orizzonte dell’essere, cioè, in sostanza, aperto a Dio. 

Si tratta, in fondo, di una ripresa della mens capax Dei di agostiniana memoria. 

Ma Rahner confonde quella che è l’apertura all’essere in generale, caratterizzante la natura stessa dello spirito, con l’apertura a Dio come effetto del libero arbitrio o della volontà umana


Per Rahner la creazione non è un atto di Dio verso l’esterno (opus ad extra), non è produzione dell’ente dal nulla, ma è «un momento parziale del diventar-mondo, … non è un’azione “ad extra”, … 

è un momento dell’autoestrinsecazione e dell’automanifestazione di Dio»: 

una concezione chiaramente panteistica si nasconde dietro la parola «creazione».



Immagini da internet:
- Aristotele
- Sant'Agostino
- Dio Creatore, di Michelangelo
 

domenica 5 dicembre 2021

Lettera ad un Vescovo su Rahner - Prima Parte (1/2)

 Lettera ad un Vescovo su Rahner

Prima Parte (1/2) 

Eccellenza Reverendissima,

ho letto con molto interesse il suo saggio su Karl Rahner.

Dato che m’interesso di questo teologo da quarant’anni, avendo pubblicato su di lui numerosi studi a partire dal 1985, ho pensato di farLe pervenire alcune mie osservazioni, che si aggiungono a quelle che feci già in anni passati. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dialogo-con-un-vescovo-su-rahner-prima.html

Rahner mescola il soggetto hegeliano col soggetto kantiano e ne viene fuori la famosa «esperienza trascendentale», che prende da Hegel l’oggetto, ossia il sé e l’essere assoluto; e prende da Kant il soggetto, ossia il trascendentale o «io penso», che però, sotto l’influsso di Heidegger, diventa una precognizione preconcettuale, il cosiddetto Vorgriff, ricavato dalla Vorverständnis di Heidegger.

A completare l’operazione Rahner utilizza anche la gnoseologia di Maréchal, il quale concepisce l’intelletto sul modello non della ragione speculativa kantiana, ma sul modello della ragion pratica. Ciò per quale motivo? Perché Kant attinge Dio non con la ragione speculativa, ma con la ragion pratica.

Ora, siccome San Tommaso raggiunge Dio con l’intelletto speculativo e Kant con la ragion pratica, Maréchal ha creduto che bastasse questo punto di contatto fra Tommaso e Maréchal, ossia la comune tensione a Dio, per poter assimilare l’intelletto tomista alla ragion pratica kantiana.

Ne viene la conseguenza della confusione della metafisica con la morale, della teoria con la prassi, del pensiero con l’azione. Il fare sostituisce il sapere; la libertà e l’amore sostituiscono la verità. Da qui la riduzione rahneriana di tutta la teologia alla teologia pastorale.

Maréchal, e Rahner al suo seguito, come tutti gli idealisti e i pragmatisti, scambiano l’ordine del sapere con l’ordine dell’agire.



Immagini da internet:
- Joseph Maréchal
- Karl Rahenr

venerdì 3 dicembre 2021

Annotazioni allo gnosticismo - Nuovo testo ampliato

Annotazioni allo gnosticismo

Nuovo testo ampliato

Dedicate a Papa Francesco

Un Lettore mi ha inviato una serie di domande sullo gnosticismo, citandomi brani del famoso studioso della materia Hans Jonas.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/annotazioni-allo-gnosticismo-nuovo.html

 

 

 

Lo gnosticismo riappare nell’Umanesimo italiano del sec. XV con l’ermetismo, 

per proseguire col panteismo magico di Giordano Bruno nel sec. XVII.

 

 


 
 La sofiologia è l’intuizione suprema, interiore e mistica della divina Sapienza, Autocoscienza assoluta, intesa come Ipostasi pretrinitaria e come Uno-Tutto che si realizza cosmologicamente come Dio-mondo («Cristo cosmico») nell’apocatastasi e riunificazione cristocentrica finale di tutte le cose (motivo origeniano) dopo la dispersione di tutte le cose dovuta al peccato inteso come caduta di tutte le cose dal loro stato originario in Dio.
 
Lo schema di fondo è plotiniano: dall’Uno ai molti e dai molti all’Uno; dal Tutto alle parti e dalle parti al Tutto. Dal bene esce il male; lotta fra bene e male (motivo manicheo); ma il male è cancellato dal bene (ottimismo e buonismo origeniani). Si tratta di un monismo che non riconosce la pluralità delle sostanze.

Finora abbiamo potuto assistere alle varie forme storiche dello gnosticismo. 

È toccato a Papa Francesco darcene una definizione generale, che abbraccia tutte le forme storiche, col ricondurlo a quella forma di falsa scienza che crede di poter fare a meno della Parola di Dio o a quella superbia, per la quale la mente umana, cedendo alle lusinghe del demonio, si autoesalta e pretende di pareggiarsi al sapere divino o addirittura di essere Dio.

Immagini da internet:
- Giordano Bruno
- Soloviev
- Papa Francesco I  
 

mercoledì 1 dicembre 2021

Annotazioni allo gnosticismo

 

 Annotazioni allo gnosticismo

Un Lettore mi ha inviato una serie di domande sullo gnosticismo, citandomi brani del famoso studioso della materia Hans Jonas.

Caro Bruno, rispondo per punti al suo intervento.

Dice Jonas: 1.

«Gli Gnostici, se richiesti di riassumere in modo simile la base metafisica del loro nichilismo, avrebbero detto semplicemente “il Dio del cosmo è morto”, ossia è morto come dio, ha cessato di essere divino per noi e perciò di fornirci la stella polare per le nostre vite. […] Per citare ancora una volta l’interpretazione di Heidegger del pensiero nietzschiano: “La frase ‘Dio è morto’ significa che il mondo soprasensibile è senza forza effettiva”. In una maniera modificata, alquanto paradossale, questa affermazione si applica anche alla posizione gnostica. […]».

Rispondo dicendo che nello gnosticismo antico esiste effettivamente un dualismo di un Dio buono, spirituale, signore delle anime, in conflitto col dio creatore del mondo e della materia ed origine del male, che incatena le anime di origine divina, esistenti ab aeterno, le quali si liberano dal corpo e dal dio malvagio mediante la gnosi, per la quale l’anima ascende e torna alla pura luce divina, dalla quale proviene e dalla quale si è separata cadendo nelle tenebre del mondo.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/annotazioni-allo-gnosticismo.html


Hans Jonas: 

«Una famosa formula della scuola valentiniana riassume così il contenuto della “gnosis”: 

“Ciò che ci rende liberi è la conoscenza di chi eravamo, che cosa siamo divenuti; 

donde eravamo, dove siamo stati gettati;

dove ci affrettiamo, da dove siamo redenti; 

che cosa è nascita e che cosa è rinascita”».

 

 

 

Questa teoria, secondo il metodo comune agli gnostici, utilizza evidentemente la dottrina biblica della redenzione, deformandola e riducendola ad uno schema dialettico.




Immagini da internet:
- Valentino e le sue scuole
- Hans Jonas