Maria figlia del Padre e sposa del Padre

 Maria figlia del Padre e sposa del Padre

Che rapporto esiste fra questi due attributi di Maria?

In un mio recente articolo sul mio blog ho dimostrato come la Beata Vergine Maria sia da considerarsi non sposa dello Spirito Santo, come alcuni sostengono e neppure sposa di Cristo, come sostengono altri con una metafora ancora peggiore, ma sposa del Padre per il semplice ed ovvio motivo che lei e il Padre sono i genitori del medesimo Figlio Gesù Cristo.

Lo Spirito Santo è la Persona divina per opera della quale Maria concepisce. Un conto è il Genitore divino e un conto è il Germe divino – lo Spirito –, per il quale il Genitore genera il Verbo incarnato. Lo Spirito è quindi non il Genitore, ma Colui che rende fecondo il seno di Maria, è la Forza vitale fecondatrice per mezzo della quale il Padre genera il Verbo incarnato e Maria lo concepisce nel suo grembo. Il Padre è l’Autore dell’unione ipostatica, per la quale la Persona del Verbo ha assunto nel seno di Maria la natura umana di Cristo.

La Rivelazione, dunque, facendoci considerare il mistero della Maternità di Maria, ci obbliga ad ampliare e a sublimare il concetto di sposalizio, come unione onesta e feconda di due persone che generano lo stesso figlio. Sposalizio, allora, non vuol dire solo unione generatrice fra due persone umane, ma può significare anche unione generatrice di una creatura umana con Dio, che è appunto lo sposalizio fra Maria e il Padre. Maria come Madre di Dio è l’unica persona in tutta l’umanità, che ha avuto questo privilegio unico di essere sposa di Dio.

Converrà invece riservare il termine «matrimonio» soltanto allo sposalizio di Maria con Giuseppe, a significare l’infinito dislivello qualitativo che esiste fra l’unione di Maria col Padre e quella con Giuseppe. A parte il fatto che mentre l’unione di Maria col Padre è generativa senza sesso, l’unione con Giuseppe implica la distinzione sessuale fra gli sposi, ma non è generativa. Così diremo che l’unione con Giuseppe è stato uno sposalizio e un matrimonio; e invece l’unione col Padre è stato uno sposalizio, ma non un matrimonio.

È chiaro che l’immagine di una figlia che sia sposa del padre è sconcia e ripugnante. Ma è altrettanto chiaro che il fatto che Maria sia ad un tempo sposa e figlia del Padre non ha nulla a che vedere con la suddetta lurida immagine, in quanto nell’unione generativa di Maria col Padre il sesso non c’entra per nulla, perché evidentemente Dio, essendo puro spirito, non ha sesso, e la stessa verginità di Maria significa appunto che nel suo generare, il sesso non c’entra per niente.

Anzi la verginità di Maria ha solo questo significato teologico, come intuì bene Lutero e non va confusa con la verginità ascetica propria del voto di verginità, che suppone lo stato di natura decaduta a seguito del peccato originale. Così Lutero, mentre respinse il voto di verginità perchè secondo lui la concupiscenza è irresistibile, ammirava la verginità di Maria immacolata, ma appunto perché sapeva bene e anche troppo che di creature umane immacolate ce n’è una sola.

D’altra parte, anche se Cristo usò il termine di «padre» per indicare la Persona divina che lo aveva generato, egli si adattò alla grossolana mentalità patriarcale ebraica del tempo, la quale da una parte non riusciva concepire una Persona divina generatrice che non fosse maschio o femmina e dall’altra non avrebbe mai accettato una divinità di sesso femminile. Quindi a Gesù non restava che usare il termine di «padre», dandoci un esempio di saggia inculturazione.

Ma, come ci spiega la teologia trinitaria, «Padre» in Dio non vuol dire maschio come se si trattasse di Giove, ma vuol dire «Principio» (archè, eb.berescìt), come risulta da Gv 1,1: «nel Principio era il Verbo», ossia il Verbo era nel Padre. E siccome ciò che esce dal principio, torna al principio, il Verbo uscito dal Padre, torna al Padre[1].

Solo che Gesù giustamente, per farsi capire, non se la è sentita di usare il termine astratto «Principio», perché la gente semplice alla quale parlava non avrebbe capito nulla. Lo fa invece San Giovanni nel suo Prologo, che egli scrisse per coloro che sono capaci di elevarsi a nozioni di tipo metafisico.

Come Maria è divenuta figlia di Dio

La Madonna è stata concepita esente dalla colpa originale, così da essere totalmente riempita sin da quel momento dalla grazia divina. Ma la grazia che ha ricevuto quando ella è stata concepita non era ancora la grazia della figliolanza divina, perché il Verbo incarnato non era ancora nato e quindi non aveva ancora compiuto l’opera redentrice che avrebbe meritato all’uomo lo stato di figlio di Dio.

E ovviamente Maria, benché piena di grazia sin dal momento in cui fu concepita, non era ancora in possesso della superiore grazia della figliolanza, che avrebbe acquistato al momento in cui suo Figlio dalla destra del Padre avrebbe inviato lo Spirito Santo, che è appunto Colui che ci rende figli di Dio. Certamente l’elevazione allo stato di figlio di Dio suppone, come sappiamo, l’aver ricevuto il sacramento del Battesimo nel nome della Santissima Trinità. Ma questa legge vale per tutti gli uomini che sono concepiti con la macchia del peccato originale. Maria, concepita senza questa macchia, è stata quindi esentata dall’essere battezzata. Non si può purificare ciò che è già puro.

Maria, quindi, è diventata figlia del Padre proprio in forza dell’essere stata sposa del Padre, perché, unendosi al Padre, ella ha potuto generare, coperta dall’ombra dello Spirito, quel Verbo incarnato che l’avrebbe resa figlia del Padre e suo fratello insieme con tutti noi credenti nella partecipazione alla Figliolanza di Cristo nei confronti del Padre.

Per questo Maria è l’unica persona in tutta l’umanità, che abbia avuto il privilegio di essere ad un tempo sposa e figlia del Padre. E se vogliamo mettere Maria in rapporto con Dio, possiamo affermare che ella è ad un tempo sposa di Dio, fecondata da Dio, figlia di Dio, madre di Dio. Invece tutti gli altri cristiani si limitano ad essere figli di Dio e in Cristo fratelli di Dio.

La Religiosa immagine di Maria

Il titolo tradizionale dato alla Religiosa di «sposa di Cristo», data l’autorevolezza di questa tradizione, può certamente essere mantenuto, ma, a mio avviso, se non pare per ora conveniente abolirne l’uso, è bene contenerlo per il fatto che, come ho sostenuto in un mio articolo sul mio blog, esso pare stridere con la moderna più evangelica concezione della dignità femminile, chiarita soprattutto dagli insegnamenti di San Giovanni Paolo II. Infatti quel titolo sottende una concezione della donna sottomessa all’uomo, concezione che non corrisponde al piano divino originario della creazione, ma al rapporto della donna all’uomo conseguente al peccato originale (Gen 3,16).

È ovvio che la Religiosa, come ogni cristiano, è sottomessa a Cristo. Ma allora, se rappresentiamo Cristo come sposo della Religiosa, ci rifacciamo ad un’immagine ormai superata della superiorità dell’uomo sulla donna. D’altra parte, siccome sposo e sposa devono essere alla pari, il qualificare la Religiosa come sposa di Cristo sembra innalzare indebitamente la Religiosa alla pari di Cristo o viceversa abbassare Cristo al livello della creatura, quasi fosse un qualunque pretendente alla mano dell’amata, che ha riscosso da lei le preferenze tra altri pretendenti. La scelta fatta dalla Religiosa, più che apparire la risposta a una divina chiamata, rischia di assomigliare a una telenovela per ragazze in cerca di marito.

Inoltre, l’immagine nuziale richiama l’idea dell’amore esclusivo. Ma se ogni Religiosa può vantare di essere la sposa di Cristo, e d’altra parte non può esserne la sposa esclusiva, la Religiosa rischia di crearsi nella mente un’artificiosa immaginazione e finisce per evocare un’immagine di Cristo poligamico assolutamente sconveniente, assimilandolo a un antico sovrano orientale o ad un sultano islamico possessore di un harem.

Inoltre, l’abbinamento della femminilità della Religiosa e della mascolinità di Cristo, per quanto inteso come puro simbolo, viene, tutto sommato, secondo me, più a disturbare la fantasia con inopportuni riferimenti sessuali, che non ad illuminare l’immaginario rappresentativo ed emotivo relativo a quella che dev’essere un’unione della Religiosa con Cristo puramente spirituale e soprannaturale.

 Quest’ultima preoccupazione invece non è ovviamente per nulla suscitata o giustificata dall’immagine mariana della sposa del Padre, dove è superevidente che «Padre» non mette in gioco il sesso maschile, benché, come sappiamo, l’obiezione del Corano all’esistenza di un Figlio di Dio sia che Dio non può essere Padre, cioè non può generare un figlio, perché per generare dovrebbe avere una moglie. Evidentemente il Corano confonde il mistero dell’Incarnazione con le mitologie pagane delle donne che generano figli divini unendosi al dio o di Giunone che si unisce a Giove per generare Minerva e non af
ferra il significato spirituale del generare divino.

Maria ci conduce alla Santissima Trinità per diverse vie

Stando così le cose, noi abbiamo diverse vie e disponiamo di diverse modalità di richiesta a Maria di intercedere a nostro favore presso Dio nell’orizzonte del Mistero trinitario: o invocandola affinché possiamo giungere all’unione con Dio (sposa del Padre) o affinché possiamo essere veri figli di Dio (figlia del Padre), o fratelli tra noi in Cristo (sorella di Cristo), o mossi dallo Spirito Santo (feconda di Spirito Santo), o generatori di Cristo nelle anime (Madre di Dio).

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 16 maggio 2021

 

 

noi abbiamo diverse vie e disponiamo di diverse modalità di richiesta a Maria di intercedere a nostro favore presso Dio nell’orizzonte del Mistero trinitario
 
 
 
 
 “L’incoronazione della Madonna” - dipinto autografo di Paolo Caliari detto il Veronese
 
 
Immagine da Internet
 
 
 

[1] Il Principio del quale parla Giovanni nel Prologo corrisponde al Principio (eb.berescìt), nel quale Dio creò il cielo e la terra (Gen1,1), sebbene il Concilio Lateranense IV (Denz. 800) intenda questo «principio» nel senso di inizio del tempo. Ma è in radice il Dio-Principio, ossia il Padre, per dire che il Padre crea il mondo fondandolo sul «Principio», ossia su Dio Padre creatore. Ciò ovviamente non toglie, come dice il Concilio, che sia stato Dio a dare inizio al tempo come creatore del tempo.

2 commenti:

  1. Caro Padre,
    poiché è proprio Lei a riferirsi alla necessità dell'inculturazione, non pensa che, intuitivamente, l'idea di Maria figlia e sposa del Padre, con l'inevitabile fantasma incestuoso che evoca, sia meno conveniente del titolo, come Lei stesso dice ammesso e usato anche da santi e pontefici, di "Sponsa Spiritus sancti"?

    Cordialità,

    Pietro

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    1. Caro Pietro,
      capisco il suo problema, ma mi sono dato premura di chiarire. D’altra parte l’espressione “figlia di Dio e Sposa del Padre” sono espressioni rigorose, come ho dimostrato nel mio articolo.
      Il problema è in modo particolare cosa vuol dire “sposa”. Ma, d’altra parte, come ho detto, non vedo quale altro termine si potrebbe usare, perché è ovvio che due genitori, che hanno lo stesso figlio, sono sposi.
      Inoltre, per evitare fantasie equivoche è sufficiente riflettere che nello sposalizio di Maria il sesso non c’entra per niente, ma si tratta di una unione puramente spirituale.
      Per quanto poi riguarda il titolo di figlia, anche qui è chiaro che il sesso non c’entra per nulla.
      Quindi, prese queste precauzioni, mi pare non si dovrebbe avere alcuna preoccupazione, soprattutto perché si tratta di asserzioni non metaforiche o simboliche, ma proprie e conformi al dogma della figliolanza divina e della maternità divina.
      Invece l’espressione “Sposa dello Spirito Santo”, benché tradizionale, si può dire tranquillamente che è falsa, perché in base alle parole stesse dell’angelo, Maria non è Sposa dello Spirito Santo, ma coperta dall’ombra dello Spirito Santo.
      E resta il fatto che il Padre del Figlio non è lo Spirito Santo, ma è il Padre Celeste. E qui c’è di mezzo il dogma trinitario.

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