Sessolatria e sessofobia - Terza Parte (3/4)

 Sessolatria e sessofobia

Terza Parte (3/4)

 L’io libidico di Sigmund Freud

Sigmund Freud fu uno psichiatra, che come tale ha il compito di guarire le malattie mentali: psychè=anima, iatreia=cura, e quindi di operare sul piano psichico della persona, pur coinvolgendo la sua volontà, giacchè non può il medico curare il paziente se il paziente non collabora. Però lo psicologo non ha il compito di guarire le deviazioni della volontà, ossia di togliere i peccati; questo è compito del sacerdote; ma ha quello di liberare la volontà del paziente da disturbi psichici, che ostacolano il retto cammino della volontà.

Per capire il pensiero di Freud è molto importante il concetto di «sublimazione». Esso suppone un’ontologia materialistica nella quale l’assoluto non sta in alto, ma in basso, per cui è il basso che produce l’alto; ovvero l’alto è una trasformazione o una «sublimazione» del basso. In altre parole: l’energia vitale principale e decisiva non è lo spirito, ma il sesso, non è la volontà, ma la libido.

Lo spirito per Freud rimane al vertice dell’essere, e ciò permette un certo recupero spiritualistico del suo pensiero, tuttavia è al vertice non come causa della materia, ma come causato dalla materia, che nel caso di Freud, sarebbe il sesso. Si direbbe che nel freudismo non la causa è superiore all’effetto, ma l’effetto è superiore alla causa. Il più viene dal meno.

Ad ogni modo, col termine «sesso» Freud non intende la distinzione fisica maschio-femmina, che egli chiama «genitalità», ma intende il desiderio del piacere sessuale non necessariamente legato all’opposizione fisica maschio-femmina, ma che può avere anche carattere omosessuale e rivolgersi anche verso il padre o la madre.

Quindi Freud parla di «sesso» perché egli mette sì in gioco l’esser maschio o femmina, ma nell’intento di porre nel contempo in primo piano il piacere indipendentemente dal fatto che esso abbia un fondamento eterosessuale od omosessuale, parentale o extraparentale. Sappiamo quanta importanza Freud dà a quello che chiama «complesso di Edipo», al quale attribuisce addirittura la nascita della religione. Anzi, per Freud, la sessualità originaria è proprio quella omosessuale e parentale, mentre quest’ultima, come è noto, è quello che in morale si chiama «incesto». 

Ma c’è da notare che la sublimazione freudiana è stata interpretata in due sensi: uno di tipo materialistico, probabilmente quello inteso da Freud; ed un altro di tipo spiritualistico, compatibile con l’etica religiosa. Nel primo senso la sublimazione è il mascherarsi della libido da sentimento nobile e pio per farsi ospitare da un io religioso; mentre nell’altro senso la sublimazione sarebbe l’autosuperamento dell’energia vitale fondamentale dalla sua configurazione sessuale al livello della spiritualità dandoci così a capire che l’energia fondamentale della vita umana non è di carattere sessuale, ma spirituale.

D’altra parte, la nozione più propriamente freudiana di sublimazione può essere utilizzata anch’essa in teologia spirituale, in rapporto alla finta pietà religiosa o alla finta mistica, che può essere il mascheramento di una lussuria nascosta.

Un tema, poi, che è stato eminente oggetto degli interessi di Freud, è stato quello del senso di colpa, uno stato psicoemotivo tormentoso e patologico, al quale Freud riduce la salutare confusione sperimentata dalla persona onesta, che ha coscienza di essere in colpa per aver commesso un peccato.

Quello che Freud chiama «senso di colpa» è ciò che la teologia morale chiama «scrupolo»: un falso stato di colpa creato da un’immaginazione morbosa e scambiato per colpa reale. La psicanalisi è effettivamente capace di liberare dallo scrupolo, ma non può presumere di liberare dalla colpa, perché questo è l’ufficio del sacerdote nel sacramento della penitenza.

Chi crede di potersi liberare dalla colpa con la psicanalisi, non fa che soffocare la voce della coscienza senza riuscire ad estinguerla, ma anzi attirandosi il castigo divino. Tuttavia una buona psicanalisi è utile per liberarsi dagli scrupoli della sessofobia. Forse se ai tempi di Lutero fosse esistito lo psicanalista e Lutero si fosse sottoposto ad un’adeguata cura, la sua coscienza sarebbe rimasta serena ed egli non avrebbe provocato nella Chiesa tutte le sofferenze che sappiamo.  

Freud pretese di sostituire lo psicologo al confessore

Ma il guaio fu che Freud andò al di là delle sue competenze a causa della sua concezione dell’uomo e della condotta umana, che dava al sesso maggiore importanza ed interesse che allo spirito e lo poneva all’origine dello spirito, quando invece una sana antropologia ci dice che è lo spirito il valore massimo della vita umana e che spetta quindi a lui guidare e moderare l’attività sessuale, perché è l’intelletto che deve presiedere al senso ed è la volontà che deve dominare le passioni e non viceversa.

Ma Freud capovolge l’ordine e la gerarchia dei valori: invece di ordinare l’attività umana a Dio, mette l’io inconscio al posto di Dio. La molla dell’agire umano, quindi, per lui, non è Dio, ma il sesso. Ne viene che, trovandosi l’io conscio davanti alla legge morale imposta da Dio, e trovandosi nel contempo a disobbedire a tale legge, nell’etica freudiana l’uomo non ha il dovere di pentirsi, ma è autorizzato a considerarsi comunque innocente, perché secondo Freud l’impulso libidico, che è l’impulso fondamentale della vita, deve avere la meglio sui precetti e sui rimproveri della coscienza morale.

E questo perché? Perché secondo lui la legge morale razionale o religiosa non è legge dello sviluppo dell’io, ma è posta dall’io stesso, per timore della disapprovazione sociale, come principio di autorepressione o autopunizione, che diventa «istinto di morte» e repressione della libertà. Perché questa autorepressione? Perché l’io, per riguardo alla norma sessuale religiosa, si carica di una colpa che non ha e si sente obbligato ad espiarla.

Invece per Freud la colpa intesa come offesa a Dio bisognosa di essere espiata e perdonata non esiste. Ciò che la morale religiosa chiama «colpa» per Freud è in realtà l’opposizione del non-io all’io, è il complesso di Edipo, superabile hegelianamente mediante la negazione della negazione, che produce il ritorno dell’io a sé stesso. Traducendo in termini freudiani, si tratta della liberazione della libido dal suo contrario e del ritorno alla libertà iniziale.

Per questo, per Freud il sacrificio religioso, ben lungi dall’essere un atto liberatorio, è un atto psicologicamente morboso, perché è una forma di masochismo[1] e di autolesionismo, dove la sofferenza è coltivata per se sessa ed elevata a valore assoluto. Per questo Freud considera la religione una illusione e una malattia mentale.

Tutto ciò sottende evidentemente il fatto che Freud concepisce l’io in modo dialettico alla maniera di Fichte: l’io è per essenza in opposizione al non-io, sicchè sul piano morale ne viene che l’io tende ad un tempo al bene e al male ed oppone sé a sé. Come, secondo Freud, l’io può liberarsi da questa contraddizione? Deve acconsentire all’impulso della libido, del resto irresistibile, che è il suo bene. È chiaro che nello sfondo c’è la dialettica hegeliana, mediata dalla concezione luterana del perdono della colpa e da una visione materialistica dell’uomo.

Infatti per Freud la libertà non è il libero arbitrio, che per lui non esiste, ma è la spontaneità dell’io inconscio che, giunto alla coscienza, si libera appunto dai precetti morali e se li osserva, lo fa solo per convenienza sociale, mentre nel soddisfare l’inclinazione della libido, dovrebbe trovare la sua libertà e la sua felicità e guarire dalla nevrosi. Ma in realtà succede che coloro che si fanno curare dalla psicanalisi freudiana non solo non acquistano una personalità libera dai complessi, ma diventano nemici della legge morale, assolutizzano le voglie della libido, soffocano le esigenze dello spirito, fingono una condotta esteriormente corretta, ma in realtà diventano schiavi delle loro passioni.

Occorre dire inoltre che lo psicologo deve collaborare col sacerdote nella cura delle anime. L’errore di Freud è stata la pretesa di sostituirsi al sacerdote e alla guida spirituale nella direzione della condotta umana. Egli ha ridotto i mali dello spirito a meri disturbi psichici, per cui ha creduto di poter risolvere i problemi non facendo leva sullo sforzo ascetico, ma al contrario accontentando l’istinto sessuale.

Ora c’è da dire che lo psicologo ha tutto un suo campo d’azione distinto dalla sfera d’intervento e di competenza del sacerdote, il quale a sua volta deve rispettare la competenza dello psicologo, evitando di trattare il penitente in modo impositivo e colpevolizzante. Ma il ministero sacerdotale della penitenza non potrà mai essere sostituito dalla terapia psicologica o psicanalitica.

Lo sforzo eccessivo per reprimere l’impulso causa la nevrosi

La rimozione del proibito causa, secondo Freud, il suo ritorno mascherato e sublimato, Non è lo spirito che governa la psiche, ma è la psiche inconscia e libidica che governa la volontà, e la volontà sceglie ciò che è determinato dalla libido. L’io originario è l’io libidico sessuale che afferma se stesso; è l’io assoluto, legge a se stesso, che non può ammettere un Dio al di sopra di lui, un superego, che gli proibisce di accontentare l’istinto.    

Lo psicanalista libera il paziente dal senso di colpa consentendo alla libido di esprimersi liberamente senza intoppi. Con finissima ipocrisia, Freud non si oppone alle norme dell’etica sessuale e alla vita spirituale, nella misura in cui queste pratiche servono a riscuotere il consenso sociale, mentre l’io, dal canto suo, è libero nei loro confronti di rispettarle o meno a seconda che servano o non servano alla soddisfazione della libido. Ammette la volontà, ma come governata dagli interessi della libido.

L’Ego freudiano è uno sviluppo materialista del cogito cartesiano, con la differenza che Freud sostituisce la psychè animale al pneuma cartesiano, sicchè per Freud il conscio spirituale ha radice nell’inconscio animale, come osserva giustamente il Maritain[2].

D’altra parte, bisogna dire che Freud ha dimostrato contro l’idealismo e il coscienzialismo cartesiani l’esistenza dell’inconscio e il fatto che esso è all’origine delle neurosi, dei falsi sensi di colpa, di dannose frustrazioni, di comportamenti ipocriti, ma anche degli impulsi più originari dell’affermazione della personalità. L’errore di Freud non è stato quello di mettere in evidenza l’inconscio libidico, ma quello di sostituirlo all’io spirituale e di concepirlo come la radice dell’io e quindi della soggettività, da cui per «sublimazione» trarrebbe origine l’io spirituale, che pertanto non sarebbe che una copertura dell’io libidico, il vero io dell’uomo.  

Stando così le cose, si capisce perché Freud nega l’esistenza di Dio e considera la religione una malattia mentale, in quanto frustrazione autolesionista dell’energia libidica sorgente dall’inconscio, dall’Es, bisognosa di esprimersi liberamente, energia che sarebbe di tipo sessuale, anche se non necessariamente genitale. Lo spirito quindi non domina il sesso, ma serve al sesso ed emerge dal sesso.

Secondo Freud, la persona umana vive a tre livelli: l’Ego, che è l’io cosciente e libero; il Superego è la Legge morale che l’io pone al di sopra di sé salendo al di sopra di sé contro di sé, sorgente quindi dei sensi di colpa e della preoccupazione di ottenere il consenso sociale.

Il terzo livello, originario e radicale, che sostituisce il Dio della religione, è l’Es, sorgente della libido, l’energia sessuale costruttrice della personalità. L’Ego chiama «Dio» questo Superego, che non è altro che l’Ego sdoppiato e opposto a se stesso, sicchè l’Ego elevato a Superego è fatto schiavo di se stesso. La psicanalisi lo libera dalle imposizioni del Superego e consente all’Es di ascendere liberamente all’autocoscienza dell’Ego conscio.

L’attività libidica dell’Es, che è irresistibile, ha qualche somiglianza con quella concupiscenza della quale parla Lutero. Il soggetto s’illude di poterla reprimere o rimuovere con un atto di forza. Ma questo far violenza a sé stesso è deleterio, perché è causa della neurosi, mentre l’istinto represso si ripresenta mascherato da spiritualità. La cura freudiana consiste nel prender coscienza francamente della richiesta della libido e soddisfarla.

La libera plasmazione del proprio sesso in Karl Rahner

In Rahner manca il concetto della creazione, che viene sostituito hegelianamente con la categoria del divenire. Quindi per Rahner Dio non crea l’uomo dal nulla, e restando immutabile, non crea un ente mutevole, ma diviene uomo: la natura divina si muta in natura umana. Quindi Dio non trascende la natura umana, ma è il vertice sommo ed insuperabile dell’autotrascendenza dell’uomo, che raggiunge l’orizzonte o vertice di questa autotrascendenza. Dio non è trascendente, al di sopra della natura umana, ma è la natura umana che è trascendente, ossia si trascende in Dio.

Inoltre Rahner, oltre a risentire dell’influsso hegeliano, risente anche di quello heideggeriano, per il quale l’uomo anche qui non è creato da Dio, ma con la Verständnis esplicita e concettualizza la Vorverständnis, che è l’atto dell’io originario e trascendentale, che corrisponde all’Io di Husserl e di Fichte, Io che coincide con Dio.

Da qui si comprende come la gnoseologia heideggeriana possa far da base nel freudismo alla radicazione dell’io conscio nell’io inconscio, che, come abbiamo visto, Freud chiama «Es», che è l’egoità originaria, la sorgente oscura e impenetrabile della personalità corrispondente a ciò che la religione chiama «Dio». Invece il vero Dio, per Freud, è, come abbiamo visto, l’entificazione immaginaria del non-io, ossia il Superego, che l’io cosciente innalza su se stesso, in forza della necessità dialettica dell’opposizione del non-io all’io.

Non occorre molto acume critico per accorgersi del carattere ateo e materialista dell’etica freudiana. Ma accorgersi dell’insidia che proviene dall’etica rahneriana è molto più difficile e richiede un acume critico più raffinato e non comune.

Infatti Rahner a tutta prima appare un grande spiritualista, teologo, moralista e addirittura mistico. Ma se andiamo a guardare che cosa esattamente egli intende con la parola «spirito», ci accorgeremo che egli non ne ha affatto il concetto giusto, in quanto egli dice a chiare lettere di non credere all’esistenza di un puro spirito che non si trasformi nel corpo.

Egli parla bensì dell’uomo come «spirito nel mondo», tanto che questo è il titolo di uno dei suoi primi libri, ma nel contempo nega esplicitamente l’immortalità dell’anima e la sua sopravvivenza dopo la morte del corpo. L’anima, egli dice, non è che il corpo allo stato liquido, mentre il corpo è l’anima solidificata.

In tal modo è evidente come la psicologia rahneriana possa ricordare la visione platonico-cartesiana dell’uomo spirito, che guida il corpo non come parte della sua essenza dotato di fini e leggi poste dalla natura e quindi da Dio, fini e leggi qui dell’etica sessuale, ma come fosse una macchina da governare a suo totale arbitrio.

Ma Rahner va anche oltre e concepisce lo spirito come capace ed autorizzato a governare il corpo come fosse una macchina da lui costruita e a plasmare la natura materiale della propria persona come fosse la creta nelle mani del vasaio.

Anzi, dirò ancora di più: secondo lui la libertà morale dell’uomo – e quindi la libertà sessuale – arriva a

«configurare attivamente la sua natura»[3]; «dove si ha una persona, ivi si ha una libertà, un unico centro personale di attività. Di fronte ad esso ogni altra realtà (natura, nature) non può essere, che materiale e strumento, che riceve ordini»[4]. «l’uomo è l’essere completamente affidato e soggetto alla propria libertà e questa ‘crea’ l’uomo nella dimensione del definitivo»[5].

«L’atto libero dell’uomo non può venire inteso come sotteso da un’essenza sostanziale ed immutabile, mentre diviene invece la determinazione più profonda e più vera di tale essenza»[6]. «L’essenza dell’uomo non è un’entità fissata una volta per tutte, non è un’entità essenzialmente intangibile»[7]. «L’uomo è l’essere che forma e configura attivamente la sua natura e non può semplicemente presupporla come un’entità categorialmente fissata in assoluto»[8]. La «libera azione dell’uomo completa la sua essenza radicalmente aperta e non definita»[9]. «La libera decisione tende essenzialmente anche a determinare tutta l’essenza derivante dal centro della persona»[10].

«Esiste per davvero questa inalterabile ‘essenza dell’uomo’, prendendo la quale come parametro, qualcosa come una determinata manipolazione genetica si possa valutare in base all’intrinseca conformità o contrarietà della sua natura?»[11]. «L’uomo è l’essere che plasma la sua propria natura»[12].

Per Rahner la natura umana non è qualcosa di dato, di oggettivo, di fisso, di immutabile, di universale, di definitivo, di intangibile, di definibile, di presupposto all’agire umano, il quale non è regolato da una legge di natura immutabile ed universale.

Non esiste alcun valore non-negoziabile, ma tutti i valori possono essere negoziati. Si può trattare su tutto; non esiste nulla a proposito della natura umana di indiscutibile, di immodificabile, di doveroso, di obbligatorio, di universale, di assoluto. L’importante è fare il proprio interesse e decidere per proprio conto una piena autonomia.

Dio non stabilisce una natura umana fissa, uguale per tutti, con leggi e fini propri, ai quali dobbiamo adeguarci, pena il fallimento della nostra vita, ma ci fornisce semplicemente del materiale da lavorare liberamente e creativamente. Questo materiale è la nostra natura. Sta a noi dagli una forma. È come la maestra elementare che distribuisce ai bambini una porzione di plastilina, invitando ciascuno a plasmarla come preferisce e sta a guardare ciò che ciascuno degli scolari ha prodotto.

Così per Rahner Dio accetta di buon grado ciò che ciascuno decide di ricavare dal materiale a sua disposizione. L’uomo per Rahner non è un esistente dotato da Dio di un’essenza precisa e immodificabile, ma è un esistente senza essenza: la sua essenza la possiamo e dobbiamo stabilire ciascuno di noi come preferisce. 

L’uomo non deve rispettare così com’è una natura umana già data e già fatta, presupposta alla sua capacità decisionale, una natura con precise regole per il suo uso, ma ha la libertà e il dovere di stabilirne lui le regole d’uso e di decidere lui ciò che la natura stessa deve essere ed ha lo scopo di essere.

È l’uomo che fissa i contorni, caratteri, i limiti e i fini della propria natura. Da qui appare evidente che per Rahner non occorre ammettere un Dio che stabilisca una volta per tutte l’essenza della natura umana. Allora appare evidente che per Rahner tutta la dottrina di San Paolo e della Chiesa sulla legge naturale non fa che imbrigliare la libertà creativa delle singole persone in schemi arcaici prefissati simili a un letto di Procuste.

Ma a questo punto è legittimo chiedersi qual è il Dio di Rahner, se è il Dio creatore della natura umana o è il Dio astratto della massoneria, che si limita a guardare impotente o compiaciuto quello che l’uomo decide nel campo della sua progressiva autoaffermazione nella storia.

È evidente che Rahner confonde l’agire umano con la natura umana. È l’agire, non la natura, che dice varietà, potenzialità, mutamento, libertà, completamento, pluralismo. La natura dice univocità, fissità, stabilità, precisione, determinatezza, universalità. Con questa tremenda confusione Rahner viene a misconoscere l’unità del genere umano, l’uguaglianza umana e i fondamenti della morale.

Per lui la natura umana, diversa da individuo a individuo è ciò che ogni persona decide di essere. «Animale ragionevole» è la definizione stabilita da Aristotele: ma possono essercene infinitamente altre. Dipende da ciascuno di noi. «La natura dell’uomo – dice Rahner - è quella di non poter essere definita».

Ne viene che il sesso non ha una natura e finalità definite. Non esistono quindi norme universali ed immutabili di etica sessuale. Ma il sesso è quella natura o materia che la persona è libera di plasmare o manipolare come vuole.  Non è detto che i sessi debbano necessariamente essere solo due: possono esistere sessi di altro tipo dipendenti dalle decisioni del’uomo. Dal che possiamo vedere quale sarà per Rahner la sorte dell’etica sessuale cattolica.

Fine Terza Parte (3/4)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 21 maggio 2021

Lo spirito per Freud rimane al vertice dell’essere, e ciò permette un certo recupero spiritualistico del suo pensiero, tuttavia è al vertice non come causa della materia, ma come causato dalla materia, che nel caso di Freud, sarebbe il sesso. Si direbbe che nel freudismo non la causa è superiore all’effetto, ma l’effetto è superiore alla causa. Il più viene dal meno.


In Rahner manca il concetto della creazione, che viene sostituito hegelianamente con la categoria del divenire. Quindi per Rahner Dio non crea l’uomo dal nulla, e restando immutabile, non crea un ente mutevole, ma diviene uomo: la natura divina si muta in natura umana. Quindi Dio non trascende la natura umana, ma è il vertice sommo ed insuperabile dell’autotrascendenza dell’uomo, che raggiunge l’orizzonte o vertice di questa autotrascendenza. Dio non è trascendente, al di sopra della natura umana, ma è la natura umana che è trascendente, ossia si trascende in Dio


Rahner, oltre a risentire dell’influsso hegeliano, risente anche di quello heideggeriano, per il quale l’uomo anche qui non è creato da Dio, ma con la Verständnis esplicita e concettualizza la Vorverständnis, che è l’atto dell’io originario e trascendentale, che corrisponde all’Io di Husserl e di Fichte, Io che coincide con Dio.

Immagini da internet:
- Anna e Sigmund Freud
- Luise Rinser e Karl Rahner 
- Hannah Arendt e Martin Heidegger

[1] Il medesimo disprezzo freudiano del sacrificio religioso è riscontrabile nel libro dello psicanalista Massimo Recalcati Contro il sacrificio. Al di à del fantasma sacrificale, Raffaello Cortina Editore, Milano 2017. Recalcati, come Leopardi, dice espressamente di avere invidia degli animali, che non hanno il concetto del sacrificio.

[2] L’intuizione creativa nell’arte e nella poesia, Morcelliana, Brescia 1957, pp.100-101.

[3]  Cf il mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura, Verona, 2009, p.157.

[4] Ibid.

[5] Ibid.

[6] Ibid., p.158.

[7] Ibid., p.157.

[8] Ibid.

[9] Ibid., p.158.

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] Ibid., p.161.


2 commenti:

  1. Gentilissimo Padre,

    Grazie dell'illuminante trattazione. Solo una domanda: perché la foto di Luise Rinser, che non viene menzionata nel testo?

    Cordialità,

    Pietro

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    1. Caro Pietro,
      l’argomento dell’articolo tratta del rapporto tra uomo e donna, che ha dei riflessi psicologici, culturali e spirituali.
      Le coppie che tu vedi fotografate nell’articolo hanno un carattere emblematico, perché, accanto ad ognuno di questi importanti personaggi della filosofia, della scienza e della teologia, troviamo sempre una notevole figura femminile, la quale ha esercitato un influsso sulla figura maschile.

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