venerdì 16 agosto 2019

Gesù nel pane o Gesù sotto le apparenze del pane?

Gesù nel pane o Gesù sotto le apparenze del pane?
 
Papa Francesco, nell’omelia del 23 giugno 2019 per il Corpus Domini ha pronunciato, fra l’altro, le seguenti parole: 

«Davanti all’Eucaristia, a Gesù fattosi Pane, a questo Pane umile che racchiude il tutto della Chiesa, impariamo a benedire ciò che abbiamo, a lodare Dio, a benedire e a non maledire il nostro passato, a donare parole buone agli altri. [...] lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane».

Possiamo porci alcune domande: Gesù si trasforma in pane ? Gesù diventa pane? Che cosa intende dire il Papa? Di quale pane si tratta? Evidentemente non può trattarsi di ciò che noi comunemente chiamiamo «pane», del pane del fornaio e del pane delle nostre tavole, che mangiamo tutti i giorni. Nella celebrazione della S.Messa il pane è già sull’altare. Alle parole della consacrazione Gesù non diventa ciò che c’è già sull’altare. Ma è questo pane che diventa il Corpo di Cristo, si transustanzia in questo Corpo; ossia, come dice il Concilio di Trento, tutta la sostanza del pane si converte nella sostanza del Corpo di Cristo. 

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lunedì 5 agosto 2019

Arte e prudenza

Arte e prudenza
Importanza della questione
La questione del rapporto dell’arte con la morale è sempre di attualità. L’arte, infatti, tende ad assumere pretese eccessive sino a sconfinare nella magia o nella convinzione che l’uomo possa lecitamente plasmare tecnicamente la propria natura. C’è la tendenza a perder di vista l’essenza creaturale della natura, con la conseguenza di violarne le leggi in nome di un falso ideale estetico di dominio sulla natura.  
Oppure l’arte viene prostituita ed impiegata per favorire ogni genere di vizio e corruzione morale, sotto pretesto dell’amore per il bello o della libertà di espressione. Per converso, c’è sempre la possibilità, grazie a Dio, che l’arte, proprio dando il meglio di se stessa, favorisca la virtù, la cultura, la scienza, il progresso morale e civile, la giustizia e la pace, la vita spirituale e religiosa. È possibile salvare il mondo dell’arte solo nel clima costruttivo di quella virtù che deve governare gli atti umani: la prudenza. Ma per il cristiano ciò non basta: l’arte dev’essere espressione della carità.
La carità infatti propone alla prudenza un fine superiore, che non è quello della semplice perfezione umana, ma è la figliolanza divina, con la prospettiva della visione beatifica di Dio nella vita eterna. Secondo tale prospettiva, l’arte non è ordinata solo alla prudenza, ma, al di là di essa, alla carità, e quindi alla santità. Per questo dall’artista cristiano si chiede non solo che sia prudente, ma che sia santo. E quanto al fruitore dell’opera d’arte, anch’egli, per poterla gustare e trarne profitto spirituale, dev’essere santo o quanto meno disponibile a farsi santo. Per questo, il Beato Angelico diceva che «per dipingere le cose sante, occorre essere santi». Ed egli stesso ne è un esempio.
  
Roma: mostra di un disegnatore ancora bambino, Gianni Cavalcoli.  

Roma, 17.6.1948

sabato 3 agosto 2019

Il Diario del Concilio di Padre Congar

Il Diario del Concilio di Padre Congar
Un testo autorevole di attualità sul Concilio 


Nel 2005 le Edizioni San Paolo pubblicarono in due volumi il Diario del Concilio del Padre Yves Congar, il quale prese nota quasi giorno per giorno, dal 1963 al 1966, degli avvenimenti e dei lavori o episodi attinenti, ai quali egli partecipò soprattutto personalmente. 
Anche se esprime ovviamente un punto di vista particolare, senza alcuna pretesa di esaustività, si tratta di un documento estremamente interessante e ricco di informazioni dettagliate, data l’eccezionale competenza dell’Autore, perito del Concilio, per sapere quale contributo ha dato, per capire che cosa è successo al Concilio, le reazioni nella Chiesa e nella società, quali erano i suoi intenti, quali erano i protagonisti principali dei lavori conciliari, quali i problemi che nascevano, quali le visioni nuove che sorgevano, in che termini si poneva lo scontro fra coloro che avrebbero voluto che si individuassero meglio gli errori e si fosse più severi nel condannarli  e che si ribadissero le posizioni tradizionali in pericolo, e coloro invece che, fedeli all’ispirazione di Papa Giovanni, volevano una Chiesa meno giuridista, meno trionfalista, più libera, più aperta alla misericordia e alla voce dello Spirito Santo, e una nuova evangelizzazione, che utilizzasse un linguaggio moderno e praticasse un dialogo col mondo moderno fondato sull’apprezzamento dei suoi valori.
 

venerdì 26 luglio 2019

Una nuova proposta sul concetto di castità


Una nuova proposta sul concetto di castità
C’è il tempo per abbracciare e
    c’è il tempo per astenersi dagli abbracci
Qo 3,5

Dalla protologia all’escatologia

Il Concilio Vaticano II allarga lo sguardo sulla questione della castità dal riferimento alla vita presente a quello sul piano divino originario («in principio»)  e, al di là di questo, alla futura resurrezione (cf Mt 22, 30) in linea col suo taglio antropologico ed escatologico, nonché con la sua impostazione conciliativa Chiesa-mondo.

Ciò ha per conseguenza una visione della sessualità umana tale da coglierla in tutta la sua dignità come espressione di santità e dell’amore più intimo e completo che possa esistere tra due esseri umani, ossia quello tra uomo e donna.

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Beato Angelico, Tutti i Santi, particolare della predella della Pala di Fiesole, Londra

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venerdì 19 luglio 2019

Osservazioni sull’Instrumentum Laboris

Osservazioni sull’Instrumentum Laboris

Sguardo d’insieme

L’Instrumentum Laboris in preparazione al sinodo dei vescovi sull’Amazzonia è oggetto di vivaci dibattiti, fino a severe critiche, che arrivano alla stroncatura e a parlare addirittura di relativismo religioso, di panteismo, di eresia e di apostasia. Vi sono bensì alcune tesi inaccettabili, che segnalo e correggo; ma nell’insieme mi sembra un buon documento, ricco di spunti, basato su ampie informazioni provenienti dalle comunità ecclesiali locali. 

L’idea stessa di indire un sinodo apposta per l’evangelizzazione dell’Amazzonia e la soluzione dei suoi problemi umani ed ecclesiali mi pare sia stata un’ottima idea. Essa s’inquadra nella pastorale di Papa Francesco di volgere la nostra attenzione agli «ultimi», alle categorie umane più emarginate, trascurate, bisognose, sottovalutate e nel contempo oppresse e sfruttate dagli egoisti e dai prepotenti. Infatti, chi parla mai dell’Amazzonia? Eppure Cristo è venuto anche per l’Amazzonia. E siccome il Vangelo è annunziato ai poveri, possiamo senz’altro dire che le popolazioni povere dell’Amazzonia sono particolarmente vicine al cuore di Cristo.
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giovedì 18 luglio 2019

Tradizione e Scrittura

Tradizione e Scrittura
La questione della Tradizione
Assistiamo oggi e non solo da oggi, ma dalla fine del Concilio Vaticano II, alla presenza molto attiva e combattiva, a volte acrimoniosa,  nella Chiesa, di una tendenza minoritaria, chiamata con disprezzo dai modernisti  «tradizionalista» o «conservatrice». 
Questa tendenza che sconfina a volte nello scisma, vorrebbe avere il monopolio della Tradizione e della conservazione inalterata del deposito della fede non solo contro i modernisti, che effettivamente su questi valori sono carenti, ma anche contro i cattolici normali in comunione con la Chiesa e col Papa, accusato di eresia e di avere tradito la tradizione o addirittura di non essere vero Papa, ma un intruso.
In questo articolo, senza venir meno alla promessa del titolo, intendo concentrare l’attenzione soprattutto sulla questione della Tradizione. Intendo parlare anche della Scrittura, ma solo in relazione al problema della Tradizione, perché è impossibile definire questa senza definire quella.  
Gli ultratradizionalisti, dunque, sono tenacemente attaccati a un insieme fisso e convenzionale di valori cattolici, alcuni veramente essenziali ed immutabili, altri non più attuali e superati o corretti dalla Chiesa stessa di oggi, un insieme che essi chiamano «Tradizione», e che considerano come unica fonte della Rivelazione e della dottrina della fede, escludendo, quindi, la Scrittura e il Magistero, a meno che non si tratti di testi presenti nella «Tradizione», ma non posteriori al Concilio Vaticano II.
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martedì 16 luglio 2019

Note sulla Dichiarazione congiunta

Note sulla Dichiarazione congiunta

Un ecumenismo che non corrisponde alle direttive del Concilio

Il 31 ottobre 1999 il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha pubblicato una Dichiarazione congiunta tra la Chiesa cattolica e la Federazione Luterana Mondiale sulla dottrina della giustificazione

Cominciamo con l’osservare che il detto Pontificio Consiglio è certamente un organismo della S.Sede, che quindi rappresenta la Chiesa cattolica, ma nonostante che esso affronti delicati temi dottrinali, non è organo del Magistero o rappresentativo del Magistero, e già questo fatto crea una certa perplessità. Infatti si può osservare che questo organismo, pur facente parte della Curia Romana, ma esterno alle Congregazioni ed ai Dicasteri, semplicemente consultivo, è privo di autorità dottrinale decisionale, benché presieduto da un Cardinale, come il Card.Kurt Koch, coadiuvato da una commissione cardinalizia.
Non possiamo dire, pertanto, che tale organismo di secondo piano abbia una sufficiente autorità per dare una risposta definitiva, sicura ed autorevole su di un tema di capitale importanza, qual è quello della Giustificazione, tema che costituisce, come è noto da tutti gli storici[1], il punto dogmatico fondamentale nel quale Lutero si è opposto alla Chiesa cattolica, la principale materia di fede circa la quale il Concilio di Trento ha corretto gli errori di Lutero, «l’unico punto o articolo o dottrina – a detta dello stesso Lutero[2]- per la quale noi diventiamo o siamo detti cristiani». 




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sabato 13 luglio 2019

Fr Gerard Francesco Timoner, op è il nuovo maestro dell'ordine dei predicatori 88° successore di Santo Domingo.

Fr. Gerard Francisco Timoner III, O.P. was elected by the General Chapter Biên Hoà in Vietnam, 13 July, 2019.
Fr. Timoner, who is aged 51, is the 87th Successor of St Dominic – the 88th Master of the Order.
He is the first Asian ever to hold this position.
Born in Camarines Norte, the Philippines, he has served as Rector of the UST Central Seminary and as Prior Provincial of the Philippines, and as the former Master’s Socius for Asia Pacific. He is currently a member of the Vatican’s International Theological Commission.
We pray for the new Master, that the Lord God who has begun this good work in him will bring it to completion in Christ.

 





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venerdì 12 luglio 2019

Qual è il compito del Cardinale?

Qual è il compito del Cardinale?

Che dire del comportamento dei Cardinali nella Chiesa di oggi?

Oggi le questioni riguardanti la situazione e i problemi della Chiesa sono dibattutissime. Ognuno, soprattutto nel laicato, si sente in grado o autorizzato, spesso senza competenza teologica, di esprimere il proprio parere positivo o negativo su preti, religiosi, teologi, moralisti, Vescovi, Cardinali e Papa, spesso in modo avventato, disinformato, arrogante, categorico ed inappellabile, con estrema sicurezza, facendosi portavoce, come fossero Parola di Dio, o di improbabili messaggi di veggenti o della Madonna, diagnosticando con accenti apocalittici l’apostasia finale o il sorgere di una «neochiesa», scismatica ed eretica, effetto di quella sventura antitradizionalista, che è stato il Concilio Vaticano II, oppure, all’opposto, echeggiando senza discernimento critico correnti secolariste o moderniste o di sinistra, magnificando in modo sperticato l’era del dialogo, della libertà, della «diversità», della pace e del riscatto dei poveri, nonchè l’evento di una supposta «svolta epocale», «nuovo paradigma» o trasformazione del mondo.

Particolarmente vivace è il dibattito attorno al pontificato di Papa Francesco, sentito dagli uni come il plasmatore di un nuovo mondo e profeta di un nuovo paradigma, dagli altri come l’anticristo e l’eretico, falso Papa distruttore della Chiesa «di sempre», strumento della massoneria e del comunismo.

In questa situazione agitata e tumultuosa, segnata dallo scontro di opposti estremismi, nella quale emergono le voci più discordanti e contrastanti, non passa giorno che non scoppi qualche bomba, i cui esiti vengono poi dimenticati il giorno dopo, una domanda che penso possa venirci in mente è la seguente: i Cardinali come affrontano questa situazione? Poco sappiamo di loro, all’infuori di pochi spesso sulla ribalta, esponenti di posizioni ora illuminanti ed incoraggianti, ora purtroppo problematiche, per non dire scandalose e sconfortanti.





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mercoledì 10 luglio 2019

PERVERTIMENTO DELL'ETICA.


Recensione

Umberto Galeazzi, 


PERVERTIMENTO DELL'ETICA.
La via di S. Tommaso e la malattia mortale nel mondo di oggi. 


CHORABOOKS HONG KONG 2019



Il libro del Prof.Galeazzi si raccomanda per un più che opportuno richiamo ai fondamenti dell’etica filosofica di S.Tommaso d’Aquino nella situazione morale ed ecclesiale di oggi, caratterizzata da un diffuso e disordinato pluralismo individualista e soggettivista, che vorrebbe presentarsi come espressione di libertà, di novità e di diversità, ma che in realtà è il segno dell’assenza di valori comuni o condivisi, tali da creare l’unità del molteplice.

In questo clima di oscurantismo intellettuale e di disprezzo generalizzato per la verità, soprattutto quella trascendente ed assoluta, dove la doppiezza e l’astuzia soppiantano la lealtà e la limpidezza, gli appelli al dialogo, alla collaborazione reciproca, alla fratellanza, ai diritti umani e alla misericordia sono del tutto inutili, ed anzi ipocriti, perchè privi della necessaria base teoretica razionale e teologica e di una sufficiente confutazione degli errori in campo gnoseologico, antropologico, metafisico, cristologico ed ecclesiologico.

Tale situazione è altresì segnata dalla competizione fra una minoritaria tendenza rigoristica conservatrice di stampo razionalista dualista cartesiano-kantiana e una maggioritaria corrente modernista popolare di stampo relativista edonista-marxista, ognuna delle quali pretende di rappresentare la vera Chiesa contro l’altra.

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Può un Papa avere il dovere di ravvedersi?


Tutti ci dobbiamo convertire

Papa Francesco insiste molto sul fatto che i discepoli di Cristo sentono il peso della fragilità umana conseguente al peccato originale come tutti gli uomini, ma che essi, uniti fra di loro nella carità da un comune vincolo di fratellanza dipendente dal fatto di essere tutti fratelli, figli in Cristo del Padre celeste, hanno per grazia la possibilità ed il dovere di perdonarsi reciprocamente dei propri peccati.

Ora, in questa comunità di fratelli che è la Chiesa, uno di essi, fratello tra i fratelli, segnato come tutti dalle conseguenze del peccato originale e tuttora peccatore come gli altri, ma riscattato come tutti dal sangue di Cristo, è incaricato da Cristo, come sappiamo bene, di pascere il suo gregge e di confermarlo nella fede. È il Successore di Pietro.
 

Egli, quindi, è chiamato in modo eminente ad annunciare il piano di misericordia del Padre attuato in Cristo e nello Spirito Santo, per il quale, avendo tutti la possibilità di essere perdonati da Dio dei nostri peccati, siamo chiamati a nostra volta a confessare i nostri peccati e a perdonarci l’un l’altro.

Investito come Successore di Pietro di questo ufficio dottrinale, per espletare degnamente il quale possiede dallo Spirito Santo un dono di infallibilità, il Papa, al fine di rendere più autorevole, persuasiva e credibile la propria predicazione, di edificare e guidare efficacemente la Chiesa al regno di Dio e salvare la propria anima, è tenuto a mettere in pratica per primo ciò che predica e a dare l’esempio, possedendo a tal fine una speciale grazia di stato, la quale, però, non lo rende impeccabile, ma che egli può sempre respingere col peccato e recuperare col pentimento e il ravvedimento.

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San Pietro Apostolo di Ardea
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