16 giugno, 2024

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito - Sesta Parte (6/6)

 

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito

Sesta Parte (6/6)

La confusione dello spirito con la materia

Uno dei pregi della filosofia tomista è quello di farci comprendere la dignità dello spirito e della materia, la loro distinzione, la superiorità di quello su questa, l’origine di questa da quello, l’armonia fra entrambi creati da Dio purissimo spirito.

Distinguere lo spirituale dal corporale non implica necessariamente la loro reciproca esclusione, come ha creduto Platone, ma, adottando gli accorgimenti concettuali di Aristotele, ossia la distinzione fra atto e potenza, materia e forma, ente ed essenza, sostanza e accidenti e analogia dell’essere, è possibile la distinzione, unione ed armonia senza contrapposizione nella comune appartenenza dello spirito e del corpo all’orizzonte del reale e dell’essere, con subordinazione della materia allo spirito. 

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Se l’essere fosse per sé conoscere si avrebbe la confusione dell’essere spirituale con l’essere materiale, giacchè l’essere può essere materiale come spirituale. La materia sarebbe ridotta allo spirito e lo spirito alla materia. Lo spirito viene materializzato e la materia diventa un’idea astratta, un ente di ragione, un pensiero, un concetto, un pensato, un essere di coscienza, immanente alla coscienza e al pensiero, un prodotto del pensiero.

La confusione dello spirito con la materia caratterizza tanto il materialismo quanto l’idealismo. Se lo spirito si pone sul piano dell’essere e dell’eterno e la materia su quello del temporale e del divenire, possiamo notare che l’idealismo che riduce la materia a pensiero e quindi a spirito e ad eternità si può rovesciare nel materialismo, che identifica la realtà con la materia e materializza lo spirito e il pensiero.

Come abbiamo visto, l’osservazione della realtà ci induce ad ammettere l’esistenza di un certo numero di gradi di essere basati sull’esistenza di una gerarchia di forme, le quali salendo di grado, si presentano come sempre più indipendenti dalla materia, ma informano sostanze corporee fino a che si dà una forma, quella spirituale, sussistente da sé senza la materia.

Ma questa forma sussistente è ancora distinta dal suo atto essere. Non è ancora la forma suprema, la forma al grado massimo di perfezione, la quale è data – e questo è Dio – da quella forma unica e singolarissima che coincide col suo stesso atto d’essere.

Dio stesso quindi, creatore di tutti gli enti materiali e spirituali, del cielo e della terra, non può che essere al vertice sommo della sostanza spirituale, giacchè è l’ideatore e creatore della materia e della forma, quella forma che dà l’essere in atto alla materia, essendo la forma atto della materia ed essendo la materia soggetto potenziale ad essere formato ed attuato dalla forma.

Immagine da internet: Tintoretto, la creazione egli animali

14 giugno, 2024

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito - Quinta Parte (5/6)

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito

Quinta Parte (5/6)

 Forma e figura

Non bisogna confondere la forma con la figura o sagoma. La forma è la determinatezza dell’ente che lo rende questo tale ente; è un principio ontologico intellegibile di compiutezza, perfezione, armonia, unità e totalità dell’ente. La figura è l’aspetto esteriore sensibile, tridimensionale, delimitato e circoscritto di un corpo o di una sostanza materiale, aspetto divisibile in parti, che copre la determinata superficie o il determinato volume del corpo. La figura o schema (gr. schema) può essere tratteggiata dal disegnatore o fotografata. La forma è oggetto dell’intelletto o definita filosoficamente. 

Il rapporto tra forma del corpo e quantità sta nel fatto che la materia segnata dalla quantità consente alla forma di essere forma di quella data materia. Se una data sfera di bronzo ha quella data forma piccola o grande è perché è quella data quantità di bronzo che consente alla forma della sfera di dar forma a quella data quantità di bronzo. 

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La forma come tale è atemporale, non è immersa nel tempo ed è quindi immutabile. La forma dell’uomo o del fuoco o del cane è sempre quella. Non può non essere quella. Se essa mutasse l’uomo non sarebbe più uomo, il fuoco non sarebbe più fuoco, il cane non sarebbe più cane. Non muta la forma, ma il composto che ha quella data forma. Muta la figura, non la forma.

Un computer, una macchina di alta perfezione tecnica può sembrare di avere un’anima; può sembrar dotata della capacità di ragionare e di parlare; ma in realtà essa non esprime altro che delle reazioni meccaniche e deterministiche, secondo leggi fisiche, mediante simboli o segni convenzionali, alla sollecitazione dell’intervento o comando umano.

Si può parlare di forma anche a proposito di insiemi: la forma di una galassia, di uno sciame di api, di un gregge, di un plotone. I liquidi assumono la forma del loro contenitore. La luce e l’elettromagnetismo sono corpi dalla forma attivissima, mobilissima, irraggiante, rifrangente ed espansiva.

Esistono cinque gradi di forme: l’elementare, la mista, la vegetativa, la sensitiva e l’intellettuale, Contra Gentes, II, c.67.

La materia, per quanto umile sia il suo essere, non è contraria allo spirito. Ne è distinta ed ha con lui una lontana analogia sul piano dell’essere. Essa è buona e creata da Dio: «Benchè la materia prima sia informe, tuttavia vi è in lei una imitazione della prima forma» (Dio), «e per quanto debole sia il suo essere, tuttavia esso è una similitudine del primo ente e per questo può avere una somiglianza con Dio», De Ver., q.3, a.5.

Immagine da Internet: Miniatura dalla Bibbia Moralizzata di San Luigi (XIII sec.)

12 giugno, 2024

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito - Quarta Parte (4/6)

 

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito

Quarta Parte (4/6)

Seconda parte – I fondamenti filosofici

Fisica antica e fisica moderna

La fisica aristotelica, prendendo in considerazione l’ente mobile, sensibile e quantitativo, ossia l’ente materiale nella sua intellegibilità, ha consentito di costruire una psicologia che a sua volta aprendosi alla conoscenza dell’anima come forma sussistente o separata ossia immateriale (usìa coristè) e quindi come spirito, ha consentito l’edificazione della metafisica, che considera l’ente indifferente al fatto che sia materiale o spirituale. In tal modo la metafisica, con la sua considerazione dell’ente il cui atto è l’essere, pone le premesse per l’edificazione della teologia naturale, in quanto essa si interroga sulla causa dell’atto d’essere dell’ente.

Quanto a Platone, se nella considerazione del mondo materiale egli riuscì a fondare la matematica, ma non riuscì a fondare la scienza fisica, la psicologia e la biologia, come invece riuscì Aristotele, il quale si accorse che il sensibile è unito all’intellegibile nella medesima cosa materiale vivente o non vivente, per cui anch’esso entra nell’orizzonte dell’essenza, dell’essere e della sostanza. Da qui la possibilità di quelle scienze che Platone non era riuscito a fondare per la sua diffidenza nei riguardi del divenire fisico e dei moti delle passioni.  

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La scienza fisica moderna da una parte, nella sua indagine sempre più raffinata della micromateria e delle sue energie, ha assottigliato la distinzione fra spirito e materia, perchè a livello subatomico la materia assomiglia allo spirito, mentre la psicologia sperimentale moderna, dal canto suo, ha scoperto quanto il nostro spirito è legato alla materia.

Il rischio di oggi è quello di perdere di vista la distinzione fra materia e spirito e la consapevolezza che lo spirito è immensamente più importante della materia, ma nel contempo occorre anche evitare la superbia degli idealisti, che pur non ignorando l’importanza dello spirito, col pretesto dell’autocoscienza, cominciando dallo spirito, finiscono nella carne e ci fanno precipitare nella tragedia di Icaro o di Narciso.

Il rischio oggi dei fisici quantistici è quello di un entusiasmo eccessivo per le scoperte delle neuroscienze e della fisica nucleare, che possono far loro credere di essere loro i veri scopritori dello spirito, inteso come Uno-Tutto, materia-spirito, materia che si fa spirito, Autocoscienza totale ed assoluta, Uno divino del quale le singole coscienze umane sarebbero apparizioni momentanee e fugaci.

San Tommaso ha commentato il trattato aristotelico sull’anima perchè si è accorto della sua utilità per capire la dottrina biblica ed ecclesiale circa la natura umana e il rapporto dell’anima col corpo. Aristotele non presenta l’anima come spirito (pneuma). Questa è dottrina di San Paolo. Ma la presenta come forma (morfè) e atto (energheia) del corpo organico atto a riceverla. Potenza dell’anima è l’intelletto (nus), che è una forma separata (usìa coristè), cioè, a differenza dell’anima degli animali, che è unita alla materia (yle), l’intelletto umano «viene dal di fuori» (thyrathen) della materia.

La materia è buona come buono è lo spirito, perchè entrambi sono ente e l’ente di per sé è buono. La materia pertanto non spinge al male ma al bene. La Bibbia conferma questa visione di Aristotele insegnando ai materialisti che esiste il primato dello spirito sulla materia, e ai platonici che anche la materia è buona perchè creata da Dio bontà infinita.

Immagine da Internet: Gerard van Kuijl, Narciso, 1645, John and Mable Ringling Museum of Art, Sarasota, Florida

10 giugno, 2024

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito - Terza Parte (3/6)

 

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito

Terza Parte (3/6)

 Prima parte – La visione biblico-cristiana

 Il concetto biblico dello spirito

Come è noto, nella Scrittura sono usatissimi i termini rùach e pneuma, che noi traduciamo col termine spirito, dal latino spiritus[1], che significa immediatamente l’alito, il respiro, il soffio, i quali rimandano al concetto della vita, la quale suppone la sostanza vivente, e quindi una sostanza spirituale[2]. Affine alla rùach, del tutto immateriale e sovrasensibile, è la nefesh, che è l’anima dell’uomo e degli animali, sensibile principio di vita del corpo.

La nozione della vita (ebr.hayyim) è una nozione fondamentale della Bibbia. Essa non dà una definizione generale della vita come quella proprietà del vivente per la quale perfeziona se stesso. E però descrive la vita in tutti suoi aspetti e gradi di perfezione, indicando all’uomo che la sua felicità sta nel conseguimento della vita eterna presso Dio. 

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Ciò che appare infatti a prima vista nella concezione biblica dello spirito, compreso Dio stesso, il che fa comodo alla nostra carnalità, è che non esista uno spirito puro, del tutto esente da materia, uno spirito soltanto intellegibile e pensabile. Eppure già il pagano Tacito si era accorto con stupore, lui che ammetteva degli dèi così concreti, sensuali e corposi, che gli Ebrei concepiscono «unum Numen sola mente». Ora la scolastica medioevale, approvata dalla Chiesa, ci ha fatto capire, grazie ad un saggio uso delle categorie aristoteliche, ciò che la Bibbia intende massimamente per rùach e pneuma: uno spirito o una sostanza che non esclude di unirsi a un corpo per formare l’uomo, ma anzitutto, soprattutto e sommante la sostanza o natura o essenza puramente spirituale: l’angelo e Dio.

Invano cercheremmo nella Bibbia la distinzione aristotelica fra materia e forma. Eppure, quanto bene questi concetti si adattano a spiegare la chiarissima distinzione che la Bibbia fa tra corpo e spirito, fra angeli e uomini, fra carne e spirito, fra corpo ed anima, fra cielo e terra, fra Dio e mondo, fra il mortale e l’immortale, fra ciò che passa e ciò che non passa.

Quindi l’universo non esiste da sempre, come credeva Aristotele, ma da un tempo finito. Una successione infinita di fenomeni, uno spazio infinito possono essere immaginati, ma non corrispondono a quanto constata la scienza sperimentale. Su ciò la scienza concorda con la fede.

La quantità degli enti non è infinita. Tutto è preciso, determinato e misurato, come dice la Scrittura: «Tutto hai disposto in numero, peso e misura» (Sap 11,21). L’infinito quantitativo può essere immaginato, ma non può esistere in atto nella realtà.

Nulla c’è in natura di indeterminato, ma indeterminate sono le nostre conoscenze. Il progresso della scienza sposta continuamente i confini del noto, ma il noto ha sempre dei confini. L’infinità delle forme e della materia non ci si presenta mai in atto ma solo in potenza.

Gesù non parla mai né di forma né di materia, o di atto e potenza, ma è evidente la distinzione che fa da una parte tra Dio ed angeli puri spiriti, e dall’altra se stesso come uomo, gli altri uomini e le cose materiali del mondo.

Immagine da Internet: Dettaglio del Giudizio Universale, L'Arcangelo motore del Sole, Giotto - Padova, Cappella degli Scrovegni

09 giugno, 2024

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito - Seconda Parte (2/6)

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito

Seconda Parte (2/6)

 La missione educatrice e sapienziale del Magistero della Chiesa

Oggi il Magistero della Chiesa continua a presentare la concezione cristiana dell’uomo ma a mio avviso lo fa con una difesa insufficiente dell’antropologia razionale e filosofica, le cui tesi fondamentali essa ha pur elevato a dogmi di fede.

Essa non si preoccupa sufficientemente di segnalare e confutare i numerosi errori ed eresie che oggi, sotto apparenze scientifiche o di esegesi biblica o in nome di una falsa mistica, sono in circolazione e vanificano le ragioni di credibilità alla predicazione ecclesiale, facendola apparire mitologica, superata, non biblica, contraria alla scienza e in contrasto con la filosofia moderna. 

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Se la Chiesa non sbaglia nel presentarci l’universalità del messaggio di Cristo non può sbagliarsi neppure nella scelta delle nozioni filosofiche o di ciò che nel pensiero umano possiede un’universalità adatta a conciliarsi con l’universalità del messaggio cristiano e ne rendono l’accoglienza ragionevolmente possibile.

La distinzione fra la realtà materiale o corporea, che cade sotto i sensi, e quella spirituale, che comprendiamo con la sola ragione o l’intelletto, è comprensibile da chiunque ed è presente in tutte le culture. Tutti capiscono che un pensiero o un desiderio o un concetto o un’intenzione o un proposito o un’idea o una volontà o un’intelligenza non si vede con i sensi, non si ode con l’orecchio, non ha un odore, non si gusta col palato, non si misura col metro, non si pesa con la bilancia, non ha una data di scadenza come lo yogurt. Eppure, quanto sono importanti nella nostra vita! È proprio perché si tratta di cose realissime che io posso, grazie ad esse, apprezzare il valore delle cose materiali. Come potrei parlare di queste cose, come potrei concepirle, se non in forza del fatto che io ho uno spirito?

La materia prima è una sola ed è comune a tutte le cose materiali. Le materie adatte sono tante quante sono le cose delle quali esse possono essere la materia. In linea di principio da un punto di vista metafisico ogni cosa, per avere in comune la materia prima, può essere trasformata in un’altra. Ma questo potere trasformatore sull’essere compete solo a Dio. Solo lui può operare sulla materia prima dandole la forma che vuole, perché qui è implicato l’essere (atto e potenza) e solo Dio, causa dell’essere, può operare sull’essere.

Per noi la materia ha un’intellegibilità troppo bassa, così come lo spirito ci è pure misterioso perché ha un livello di intellegibilità troppo alto. Solo per grazia il nostro intelletto può essere elevato da Dio alla visione dell’essenza divina, senza peraltro che la nostra comprensione cessi di essere limitata.

Immagine da Internet: Primo moto, Raffaello, Stanza della Segnatura

 

31 maggio, 2024

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito - Prima Parte (1/6)

 

Sulla differenza fra il corpo e lo spirito

Prima Parte (1/6)

Quanto più si conosce la dignità dello spirito,

             tanto più si conosce la dignità della materia

 

Introduzione

Una questione che ci tocca tutti da vicino

I medioevali non conoscevano gli elementi chimici, le leggi della fisica, della chimica, della meccanica e della biologia, non conoscevano l’utilizzazione dell’energia atomica o elettromagnetica, non conoscevano le radiazioni cosmiche, le galassie o i buchi neri, non conoscevano la neurologia o la fisiologia del cervello; non avevano raggiunto la percezione moderna degli abissi e della trascendenza dell’autocoscienza, della libertà e della soggettività.

Con tutto ciò essi, che ci paiono così ingenui e infantili, ad uno sguardo attento, mostrano di avere una conoscenza distinta, raffinata, sorprendente e per noi oggi difficilmente accessibile, benchè preziosissima, di quella che è la realtà misteriosa della sostanza materiale e spirituale, i visibilia e invisibilia dei quali parla il Simbolo della fede.

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Notiamo che oggi è in circolazione una serie di teorie strampalate o assurde,  mescolanza di idee occidentali con miti orientali, eppur seguìte da folle di discepoli, concernenti la natura dell’uomo o della vita umana o del corpo umano, dalla credenza nella reincarnazione a quella della risurrezione immediata a quella della premorte a quella dell’animale superiore all’uomo a quella della sessualità come esperienza mistica a quella che la parapsicologia consenta all’uomo di tornare indietro nel tempo o di prevedere i futuri liberi  o di muovere le cose col pensiero a quella che l’uomo possa comunicare con i defunti o possa costruire una macchina pensante a quella degli extraterrestri a quella dell’uomo frutto del caso a quella del corpo astrale a quella del viaggio nel tempo a quella del potere creativo a quella del sentirsi Dio a quella dell’essere umano come essere per la morte a quella dell’essere umano che è nulla.


Ma con la diffusione di queste idee, con questa libera e caotica diffusione degli errori più assurdi e dannosi, in pratica che cosa succede? Che se da una parte abbiamo imparato una certa convivenza pacifica sostenuta da istituzioni giuridiche internazionali, dall’altra la libera circolazione di idee sovversive, distruttrici, atee, materialiste, scettiche, nichiliste e panteiste provoca nei costumi e nel comportamento concreto delle persone e dei gruppi un modo di agire che ci tiene tutti costantemente in bilico sul  baratro e quindi in uno stato continuo di ansietà, spavaldamente ignorato o represso dagli incoscienti e dagli irresponsabili e che solo chi ha fede in Dio può superare consentendogli di operare efficacemente per la giustizia e la pace.
 
 Immagini da Internet:
- La Croce della gioia (https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2024/5/26/santissima-trinita.html)
 

30 maggio, 2024

Come ti addomestico l’Apocalisse

 

Come ti addomestico l’Apocalisse

Una lettura buonista per tranquillizzare i buonisti

 La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato l’anno scorso il libretto di un giovane teologo domenicano francese, Adrien Candiard, che ha ottenuto molto successo, dedicato a comprendere il significato dell’Apocalisse nell’attuale situazione della Chiesa e del mondo minacciati, a causa delle guerre in corso, dal rischio di gravissime calamità, quali mai si sono verificate nella  storia dell’umanità.

Candiard presenta il succo del messaggio apocalittico nell’annuncio della prossima venuta gloriosa e trionfante di Cristo, nell’offerta che Dio per mezzo di Cristo fa a tutta l’umanità afflitta da tanti dolori, sventure e peccati, della sua misericordia e del suo amore gratuito e beatificante, la proposta di vivere eternamente con Dio nella pace, nell’amore e nella libertà da fratelli figli di Dio nel Regno del Padre, sempre imminente e venturo fra noi.

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O forse che la natura agisce per conto proprio indipendentemente dalla volontà di Dio? Se Dio è solo misericordia e la misericordia è sollievo dalla sofferenza, che misericordia è quella di un Dio che, pur potendo impedire i disastri della natura e degli uomini non lo fa? Allora, non sarà forse che Dio ora fa misericordia ma ora fa anche giustizia? E un Dio che non castiga il peccato non sarà forse un Dio che lo approva? Può Dio perdonare il peccato di chi non lo sconta con la penitenza? Un Dio che assolve tanto la vittima che il suo assassino non fa forse preferenze di persone? Può andare in paradiso chi odia Dio? Dio è ingiusto se vuole che Gli restituiamo ciò che Gli abbiamo rubato? E se la grazia è un dono gratuito, ciò non ci esime dal dovere di fare la nostra parte.

Immagine da Internet: Terremoto, Italia

29 maggio, 2024

Due articoli su Padre Roberto Coggi

Due articoli su Padre Roberto Coggi

 Segnalo con piacere che nella rivista IL TIMONE, sono apparsi alcuni articoli su Padre Roberto Coggi, dove viene segnalata l’importanza del suo pensiero teologico, con particolare riferimento alla sua opera di traduzione delle opere di San Tommaso e alla mariologia.

·       Il Timone N. 239 di Maggio 2024

Il rimedio alla crisi ecclesiale è Maria

https://www.iltimone.org/articoli-riviste/il-rimedio-alla-crisi-ecclesiale-e-maria/

·      Il Timone 19 gennaio 2024

In morte di P. Coggi OP: «Senza fede eucaristica non c’è fede cattolica»

https://www.iltimone.org/news-timone/in-morte-di-p-coggi-op-senza-fede-eucaristica-non-ce-fede-cattolica/

Segnalo anche il mio articolo su questo blog:

·      Ricordo di un maestro - La testimonianza del teologo tomista Padre Roberto Coggi - (Parte Prima e Seconda)

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2024/04/ricordo-di-un-maestro-la-testimonianza.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2024/04/ricordo-di-un-maestro-la-testimonianza_4.html

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 29 maggio 2024

23 maggio, 2024

In che consiste una apparizione della Madonna?

 

In che consiste una apparizione della Madonna?

La recente pubblicazione da parte della Santa Sede delle norme date ai Vescovi per il discernimento delle apparizioni mariane* ci dà l’occasione per fermarci a chiederci che cosa è esattamente un’apparizione mariana.

La Madonna attualmente è in cielo anima e corpo. Tuttavia, come sappiamo, Ella si degna di apparire ogni tanto a persone da Lei scelte per svolgere in questa forma miracolosa la sua missione di collaboratrice primaria del piano divino di salvezza dell’umanità. 

  * https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240517_norme-fenomeni-soprannaturali_it.html

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/in-che-consiste-una-apparizione-della.html 

 

 

"Dio è presente ed agisce nella nostra storia. Lo Spirito Santo, che sgorga dal cuore di Cristo risorto, opera nella Chiesa con divina libertà e ci offre tanti doni preziosi che ci aiutano nel cammino della vita e stimolano la nostra maturazione spirituale in fedeltà al Vangelo. Quest’azione dello Spirito Santo include pure la possibilità di arrivare ai nostri cuori attraverso alcuni eventi soprannaturali, come ad esempio le apparizioni o visioni di Cristo o della Vergine Santa e altri fenomeni.

Tante volte queste manifestazioni hanno provocato una grande ricchezza di frutti spirituali, di crescita nella fede, di devozione e di fraternità e servizio, e in alcuni casi hanno dato origine a diversi Santuari sparsi in tutto il mondo che oggi sono parte del cuore della pietà popolare di molti popoli. C’è tanta vita e tanta bellezza che il Signore semina al di là dei nostri schemi mentali e delle nostre procedure!"

Da: DICASTERO PER LA DOTTRINA DELLA FEDE - NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO
DI PRESUNTI FENOMENI SOPRANNATURALI

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20240517_norme-fenomeni-soprannaturali_it.html 

 Immagini da Internet:
- Madonna di Guadalupe
- Modonna di Kibeho

21 maggio, 2024

Oltre la ragione e contro la ragione - Terza Parte (3/3)

 

Oltre la ragione e contro la ragione

Terza Parte (3/3)

 3. Rahner sbaglia nel concepire il concetto tomista di species intellettuale, la rappresentazione della cosa. La specie (species) della cosa, per San Tommaso, non è, come gli fa dire Rahner, «una perfezione ontologica dello spirito in quanto tale», ma è immagine o similitudine intenzionale e immateriale della cosa, così come, stando all’esempio di Aristotele, non è la pietra che è nell’anima, ma l’immagine della pietra. L’essere reale dell’intelletto non va confuso con l’essere ideale della cosa nell’intelletto, altrimenti confondiamo l’essere col pensare, che è appunto la confusione che Rahner attribuisce a Tommaso, mentre essa è propria di Hegel.

4.  Rahner non capisce che cosa è per Tommaso l’intenzione intellettiva (intentio intellecta) ovvero l’essere intenzionale (esse cognitum) confondendolo con l’essere reale. Infatti per Tommaso la species, contrariamente a quanto gli fa dire Rahner, è esattamente una «forma intenzionale» e non è affatto una «perfezione ontologica dello spirito in quanto ente». 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/oltre-la-ragione-e-contro-la-ragione_21.html

Il credere è un atto di conoscenza intellettuale, sia pur mosso dalla volontà attratta dalla amabilità, affidabilità e credibilità di Cristo e del suo testimone, atto col quale assumiamo come verità assoluta le nozioni su Dio e la nostra salvezza comunicateci da Cristo nel Vangelo o mediate o spiegate dalla Chiesa nel suo magistero, nei dogmi e nel simbolo della fede.

La Chiesa pertanto si premura di scegliere tra le filosofie esistenti quella che meglio si adatta ad interpretare quel dato rivelato che essa, infallibilmente assistita dallo Spirito di Cristo, interpreta, custodisce ed insegna all’umanità per tutto il corso della storia.

Per questo i Papi hanno scelto la filosofia di San Tommaso come quella contenente il maggior numero di verità filosofiche, benchè anch’essa non sia esente del tutto da errori come ogni opera umana, e l’hanno proposta e la propongono come modello di filosofia per tutta la Chiesa a preferenza di ogni altra.

Se infatti l’atto di adesione al dato rivelato fosse necessitato da semplici motivi razionali, non sarebbe più atto di fede, e quindi non sarebbe più necessario credere, ma si avrebbe il semplice sapere, si avrebbe la scienza. È esattamente l’operazione che fanno Kant ed Hegel riducendo a schemi razionali i dogmi della fede, col risultato di negare la superiorità della religione sulla filosofia. La fede si identificherebbe con la ragione. Eppure esse sono differenti. Occorre chiarire qual è il rapporto della fede con la ragione. La fede è atto ragionevole, ma non per questo è atto razionale.

Immagine da Internet: Cristo pellegrino ricevuto dai frati domenicani - Beato Angelico - Firenze - Convento di S. Marco - Chiostro di S. Antonio