08 novembre, 2026

Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero? - Parte Terza (3/5)

 

Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero?

Parte Terza (3/5)

 

Il sapere morale nella forma drammatica e nella forma scientifica

Sant’Agostino e San Tommaso

Esistono due modi per acquistare o trasmettere la conoscenza delle norme dell’agire umano: uno è quello narrativo, eventualmente in forma autobiografica o poetica o aneddotica o comunque letteraria. Pensiamo anche al genere letterario dei Salmi, della storia, del romanzo, del racconto, del dramma o della commedia o della tragedia o dell’opera lirica. In campo filosofico abbiamo Platone coi suoi famosi Dialoghi, benchè anche in lui troviamo la forma dottrinale e teoretica, come La Repubblica.

Ed esiste una modalità di tipo enunciativo, sentenziario, assertorio, che non usa la prima persona, ma la terza facendo riferimento alla natura umana e alle sue facoltà, alle sue leggi e ai suoi fini esponendo tesi, princìpi e valori universali ed immutabili, che vengono dimostrati con un’opportuna argomentazione razionale. Abbiamo allora in questo caso la scienza o filosofia o teologia morale, l’etica naturale e l’etica cristiana.  In campo filosofico sommo maestro è Aristotle, con le sue opere di etica. Tommaso ha commentato l’Etica a Nicomaco.

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Lutero, che si vantava della sua aderenza all’insegnamento biblico e di esporre un puro pensiero biblico, in realtà con la sua opposizione feroce all’etica di Aristotele e di San Tommaso, agli insegnamenti della teologia morale scolastica e ai dogmi morali della Chiesa, mostra di essere prigioniero di una concezione equivocista della conoscenza e fatalistica della realtà e del destino umano, che non sono affatto bibliche ma di origine pagana. Egli che in nome di un contatto immediato con la pura Parola di Dio senza la mediazione e il presupposto della filosofia greca e della ragione umana, ma in realtà, attraverso la filosofia di Ockham, assumeva il peggio della filosofia greca dei Protagora, dei Democrito, dei sofisti e dei fatalisti.

Egli che accusava Aristotele di essere un sofista, ignora la sapienza con la quale Aristotele confuta i sofisti ed è abile egli stesso nel costruire sofismi. Scambia sofisma ciò che è ragionevole e crede di aver ragione costruendo sofismi. Trova contraddizioni dove non ci sono e mette in contraddizione ciò che va congiunto.

La mia salvezza per Lutero non è solo oggetto di speranza, ma verità di fede, come se io mettessi tra gli articoli del Credo: «credo che mi salverò». Ma il Concilio di Trento avrebbe poi proibito di concepire una simile fede. Il motivo è semplice: Cristo ci rivela il mistero di Dio, non quello della sorte finale del nostro io. Ci dà indubbiamente i mezzi della salvezza. Ci dona la grazia che salva; promette di salvarci, ma a patto che osserviamo i comandamenti.

San Tommaso nota che in realtà noi possiamo solo congetturare di essere in grazia da certi segni psicologici, come il gusto che proviamo per le realtà spirituali o il sentirsi a posto in coscienza dopo una buona confessione. E questo perché, spiega l’Aquinate, la grazia è una vita divina per sperimentare la quale dovremmo essere Dio. Dobbiamo saperci accontentare di questi segni in attesa della beata visione in cielo.

 

Paolo, come è noto, su alcuni temi dell’etica cristiana, come quelli della fede, del libero arbitrio, della concupiscenza, dell’obbedienza alla legge e ai comandamenti, del peccato, delle opere, della grazia, della libertà, della giustizia, della giustificazione e del merito, si esprime in alcuni luoghi con inesattezza, così da prestarsi all’equivoco. Ma le cose si chiariscono alla luce di quei passi dove l’Apostolo è chiaro. Invece Lutero si fissa su quei passi problematici, li ingigantisce e li isola dal contesto che avrebbe potuto illuminarli, e perciò stesso falsifica il pensiero dell’Apostolo, facendone un esaltato, un fideista, irrazionalista, antinomista, autoritario e libertario, uno spregiatore della filosofia e degli ebrei, quale Lutero è stato.

 

  

Immagini da Internet: Le miniature della Bibbia di Oxford (Oxford Bible Pictures, Oxforder Bibelbilder)
 

04 novembre, 2026

Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero? - Parte Seconda (2/5)

 

Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero?

Parte Seconda (2/5)

 

Lutero non ha capito l’etica di Aristotele

L’etica di Aristotele è un’etica basata sui fini della natura umana, un’etica che valorizza la ragion pratica, l’inclinazione della volontà al bene, il libero arbitrio, il dominio razionale delle passioni, il valore della legge naturale e di diritti umani, l’acquisto delle virtù, soprattutto la giustizia,  la lotta al vizio e l’amore per la contemplazione di Dio, tutte cose che in vari modi Lutero respinge credendole contrarie alla Bibbia, mentre invece non lo sono per niente, come ha spiegato San Tommaso insieme con la sua scuola, confermati dal Magistero della Chiesa, in particolare la dottrina sociale della Chiesa.

Aristotele dava un particolare fastidio a Lutero per il fatto che Aristotele insegna che la volontà può dominare la passione. Ora, dato che Lutero riteneva invincibile la concupiscenza, per questo motivo odiava Aristotele che implicitamente lo rimproverava di non impegnarsi nell’acquisto della virtù con la scusa della fragilità della natura umana.

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Un aspetto dell’etica luterana è il volontarismo divino, per il quale ogni atto umano buono o cattivo è voluto da Dio, sul modello del fatalismo pagano. … L’etica aristotelica non conosce questo determinismo universale perché per lui l’agire umano è liberamente orientato dalla volontà al fine, così come analogamente lo è l’agire divino. E quindi ancora una volta Aristotele è conforme alla Bibbia, laddove Lutero se ne discosta.  

Occorre tenere ben presente che il Dio aristotelico non si oppone affatto alla possibilità della creazione, ma lascia aperta la possibilità di riconoscerlo come creatore, al contrario di quanto avverrà per il Dio degli idealisti tedeschi, il quale non produce niente al di fuori di sé per il fatto che essi, invece di considerare Dio come ente supremo, lo identificano con l’essere come tale e dato che al di fuori dell’essere non esiste nulla, diventa logico che fuori di Dio non esista nulla. Per questo, per ammettere l’esistenza del mondo sono costretti a porlo in Dio identificandolo con Dio e cadendo quindi nel panteismo.

Aristotele nell’individuale non distingue il particolare dal singolare. Ora bisogna dire che il particolare è certo parte di quel tutto che è la specie, ossia l’universale. Ma il singolare, ossia la sostanza o forma spirituale, quale è la persona, è un tutto a sua volta superiore alla specie, in quanto essa è semplice essenza, è superiore perché possiede l’atto d’essere, che la specie da sé non possiede, se questa superiorità spirituale non le è data da Dio.

 

Ora la Scrittura ha questa intuizione della dignità della persona, che Aristotele non ha. Bisogna allora dire che Lutero ha saputo cogliere questa qualità biblica della persona e che sotto questo aspetto ha fatto bene a rifiutare Aristotele. Quello che dispiace è che non ha capito il perfezionamento ontologico dato da San Tommaso al concetto aristotelico dell’individuo umano.

Tommaso fa notare che l’atto d’essere, sia un inerire o sia un sussistere, aggiunge all’essenza o natura individuale una perfezione completiva e finale – l’entelècheia di Aristotele -, che l’essenza da sola non ha. Invece Lutero, troppo concentrato, alla maniera di Ockham, sull’individuo, ha perso di vista l’universale, con la conseguenza di non capire l’universalità della natura umana e della legge naturale.

 
Immagine da Internet:
- Miniatura, Biblioteca municipale di Castres 
- Miniatura, Museo Cattedrale Modena 
 

03 novembre, 2026

Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero? - Parte Prima (1/5)

 

Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero?

Parte Prima (1/5)

 

Introduzione

Sappiamo tutti che uno dei motivi per i quali Lutero rifiutò la dottrina della Chiesa fu il fatto che essa nell’interpretazione della Sacra Scrittura utilizza le nozioni della filosofia di Aristotele. Lutero, infatti, come è noto, si era fatto la convinzione che le nozioni della filosofia, della teologia, della metafisica, dell’antropologia, dell’etica e della logica di Aristotele non si conciliassero con gli insegnamenti della Scrittura, in particolare con quelli di San Paolo. Secondo Lutero, come è noto, la filosofia di Aristotele è falsa, sofistica, empia, blasfema, carnale, irreligiosa, irriverente, antropocentrica.

Ma la verità è ben diversa. I teologi cattolici che come me studiano da cinquant’anni la Bibbia, la Dottrina della Chiesa, Aristotele, San Tommaso e Lutero si sono accorti – contro le diffuse tesi dei luterani e dei modernisti - che in realtà le eresie di Lutero dipendono dal fatto che non aveva capito Aristotele e hanno compreso che Aristotele è migliore interprete della Bibbia che non Lutero. 

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La Chiesa, a iniziare dal Medioevo e fino ad oggi, come sappiamo bene, ha utilizzato nella sua dogmatica, un insieme di nozioni aristoteliche precedentemente purificate da San Tommaso d’Aquino, come quella di ente, essere, essenza, natura, atto, potenza, possibile, impossibile, necessario, contingente, trascendentale, categoriale, sostanza, accidente, abito, relazione, forma, materia, logica, astrazione, individuo, specie, genere, differenza, universale. 

Qual è il motivo di fondo della opposizione di Lutero ad Aristotele? Fu il fatto che Lutero confuse l’opinione (doxa) col sapere (episteme), mentre Aristotele li distingue chiaramente. … È istintivamente un esistenzialista. Confonde il dato di fatto con l’essenza universale. Confonde la natura umana come tale con la sua situazione storica. Ma se non abbiamo presente la natura umana come tale, come facciamo a giudicare delle sue situazioni storiche? A guidarla nel concreto? … Lutero non ha capito l’importanza della metafisica di Aristotele ai fini di comprendere la nozione biblica dell’ente e della realtà. In particolare non ha capito la nozione analogica dell’ente, sostituendovi una nozione equivoca, individualista, di origine pagana, protagorea o eraclitea, che ha la sua eco in Guglielmo di Ockham.

Per evitare l’equivoco Lutero cade nell’eccesso opposto del monismo univocista ignorando l’imitazione, la partecipazione, i gradi dell’essere e le distinzioni fra le differenti essenze o nature. Non c’è più un ente supremo, ma ogni ente è supremo. Come disse esplicitamente: «Non c’è il fedele e il Papa, ma ogni fedele è Papa».

Il Dio di Aristotele, in quanto Dio della semplice ragione, è il Dio della religione naturale, comune a tutti gli uomini, che fonda quel dialogo interreligioso del quale parla il Decreto Nostra aetate del Concilio Vaticano II. È sulla base di questa comune conoscenza di Dio che noi cristiani possiamo guidare i fedeli delle altre religioni alla conoscenza del Dio cristiano. … L’etica aristotelica non conosce il determinismo universale, perché per lui l’agire umano è liberamente orientato dalla volontà al fine, così come analogamente lo è l’agire divino. E quindi ancora una volta Aristotele è conforme alla Bibbia, laddove Lutero se ne discosta. 

 Immagini da Internet:

 - Frammento di pagina corale con iniziale N istoriata con l'Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea, Maestro del Libro d'Ore di Modena
- Miniatura dal Libro d’Ore con San Luca evangelista, Maestro dell'Échevinage di Rouen, 1503
 

31 ottobre, 2026

Ricordo di Padre François Dermine. Un maestro spirituale - Seconda Parte (2/2)

 

Ricordo di Padre François Dermine

Un maestro spirituale

 Seconda Parte (2/2)

 

Settarismo e pluralismo religioso

Padre Dermine ha operato nel periodo che va dagli anni ’80 del secolo scorso fino ai nostri giorni. C’è però da osservare che la questione delle sètte fu molto viva nel periodo dagli anni ’80 ai primi di questo secolo. Il termine «setta» appare anche nel linguaggio de Vescovi. Tuttavia esso oggi è scomparso dal linguaggio della Chiesa. Come mai?

La Chiesa, seguendo il linguaggio del Concilio Vaticano II, che non parla di sètte, ma di religioni, ha ripreso il linguaggio del Concilio. Perché allora in quegli anni che ho segnalato il termine setta divenne di moda? Come mai nel periodo segnalato ci fu il diffondersi dell’uso di quella parola? Perchè negli anni ‘80 e soprattutto dopo il crollo del regime sovietico, in un clima di ritrovata libertà, ci fu un moltiplicarsi di raggruppamenti religiosi spontanei o il rifiorire di precedenti tendenze nelle diverse religioni a seguito di una diffuso risorgere anche tra i giovani del senso e del bisogno del sacro.

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Padre François-Marie Dermine, OP

 

 

Le forze che maggiormente si oppongono a Cristo e alla Chiesa nella storia sono potenze demoniache di altissimo potenziale fascinatore e seduttore. Esse si riassumono nella figura simbolica dell’«enorme Drago rosso» (Ap 12,3), che si oppone alla «Donna vestita di sole» (v.1), che è immagine della Chiesa.


Padre Gabriele Amorth
 

L’opera compiuta da Padre Dermine è preziosa, validissima ed esemplare, ma va completata con un’opera più importante, dove la parola e la guida della Chiesa e del Papa sono assolutamente necessarie, per la quale la Chiesa stessa deve vincere le forze del Dragone rosso e dell’anticristo.

28 ottobre, 2026

Ricordo di Padre François Dermine. Un maestro spirituale - Prima Parte (1/2)

 

Ricordo di Padre François Dermine

Un maestro spirituale

 Prima Parte (1/2)

 

La figura cristiana della guida spirituale

 Tutte le religioni e i movimenti spirituali dell’umanità conoscono uomini di Dio dotati di una eminente energia spirituale, di notevole ascendente sugli altri, conoscitori eminenti della vita spirituale, dotati di eminenti poteri spirituali, atti quindi a guidare gli altri sulle vie dello spirito e a quella suprema spiritualità che consiste nell’acquisto di poteri divini, di fruire di una partecipazione fin da ora alla vita di Dio, puro Spirito, pregustazione terrena dell’unione celeste con Dio.

Nell’orizzonte di questa realtà umana universale, il sacerdote cattolico ha da Cristo il potere di celebrare i divini misteri come la Messa, di rimettere i peccati, di insegnare il Vangelo, di scacciare i demòni, di guidare la comunità. Egli ha da Cristo il mandato, la grazia e il potere, a nome di Cristo, e con la sapienza e l’energia datagli da Cristo, di guidare le anime alla santità e nel contempo, in quanto persona di sesso maschile, dotata delle qualità spirituali proprie della mascolinità, è chiamato in modo speciale alla guida della donna e a completare la sua spiritualità maschile con quella femminile in una santa e fruttuosa amicizia improntata alla carità.

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Padre François Dermine, OP

Padre Dermine seppe mettere in guardia contro la spiritualità gnostica, solipsistica esibizionista, narcisista, egocentrica, enstatica ed autoisolazionista, propria soprattutto dell’Oriente, ed opporvi la spiritualità e la gnoseologia realiste, aristotelico-tomiste, relazioniste, estatiche ed interpersonali.


23 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Quinta Parte (5/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Quinta Parte (5/5)

 

Passando adesso alla considerazione del dominio tecnico e lavorativo della natura, è bene che partiamo da alcune premesse metafisiche. Diciamo allora che l’ente naturale infraumano è certo un ente contingente, perché non ha in sé la necessità del suo esistere. Non esiste necessariamente. Tuttavia i moti della sua natura non sono liberi, ma necessitati ad un solo termine (determinatio ad unum).

Cioè l’ente fisico subumano, quando agisce non opera come noi una scelta fra diverse possibilità, cioè ciò che fa non è contingente, essere così o non essere così, ma non può non essere così, cioè è necessario.

Questo fatto per noi è molto comodo perché consente di utilizzare con sicurezza per i nostri fini e bisogni i fenomeni della natura. È evidente infatti che se non sapessimo in anticipo come andranno le cose, se non sapessimo che posta una condizione certamente otterremo quell’effetto, come la natura potrebbe servirci per la nostra esistenza?

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Indubbiamente in molti casi, soprattutto nell’indagine odierna della micromateria, capita che i nostri strumenti di indagine sono inadeguati, per cui ci accorgiamo che la loro azione non ci consente di conoscere il fenomeno così come vorremmo; per cui possiamo averne una conoscenza solo probabile e quindi sapere solo con probabilità se e come esso si ripeterà o no.  Possiamo ottenere solo un risultato statistico. 

Ma Dio stesso, creatore del fenomeno e delle sue leggi, sa benissimo come vanno le cose.  Per questo, Einstein disse giustamente che «Dio non gioca a dadi». Il fenomeno ci appare indeterminato perché la conoscenza che ne abbiamo è confusa e indeterminata e per questo incerta. Esso come fenomeno fisico è in se stesso ben determinato. Siamo noi che noi riusciamo ad averne una conoscenza determinata, che ci consenta di formularne la legge che ci permetta successivamente di utilizzarlo per gli scopi della tecnica.

Questo è il vero senso del famoso principio di indeterminazione di Heisenberg, che non c’entra nulla con una supposta indeterminazione intrinseca del fenomeno fisico e nulla ha a che vedere con la falsa idea di origine kantiana che saremmo noi stessi con la nostra attività conoscitiva a influire sulla natura della realtà esterna fisica.

La costruzione dell’IA, dei cellulari, dei tablet e dei computer è resa possibile proprio perché a livello della microfisica, la cosiddetta fisica quantistica, noi possiamo sapere con certezza come vanno le cose e quindi anche a questo livello possiamo conoscere senza alcuna indeterminazione o incertezza ma con precisione le leggi fisiche matematicamente formulabili, in base alle quali ottenere dalla natura i vantaggi che vogliamo ottenere.

Le macchine di più recente invenzione hanno un funzionamento sempre più simile a quello dell’agire umano e per questo esse vertono sulla comunicazione e la recezione del pensiero, riguardano l’informazione e la formazione culturale, la stimolazione etica, l’attività economica, politica, artistica e lavorativa, le relazioni sociali e la regolazione della condotta umana fino alla stessa attività religiosa. Si capisce allora qui come queste prestazioni, che sono quelle, come abbiamo già capito, dell’IA, necessitino di essere oggetto dei più prudenti uso, attenzione e regolazione da parte dei singoli, ma soprattutto delle autorità civili e religiose deputate alla custodia e alla promozione di una sana e serena convivenza umana.

Chi identifica la materia con lo spirito, facilmente può identificare lo spirito con la materia. Del resto, le antropologie materialiste moderne, come il marxismo, il freudismo, il positivismo e il darwinismo non hanno nessuna difficoltà a sostenere che il pensiero non è effetto di un’anima spirituale, ma del cervello.

Immagini da Internet:
- Metafora del cilindro: un solido le cui proiezioni possono produrre le immagini di un cerchio o di un quadrato
- La terra e un satellite, Immagine Europa satellite

21 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Quarta Parte (4/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Quarta Parte (4/5)


L‘arte e la poesia

Come Dio nel creare produce dal nulla un’infinità di forme diverse, così l’uomo, qui pensiamo all’artista e al poeta, ha una natura tale, per la quale gli individui di questa natura posseggono ciascuno una propria inventiva e un proprio modo di produrre, uno stile proprio, originale, diversificato ed irripetibile, di esprimersi e di produrre opere di pensiero ed opere d’arte e di poesia, utilizzando ed ordinando di proprio gusto e di proprio genio, certi elementi della natura con i quali si sentono in sintonia o che a loro suggeriscono o ispirano l’opera stessa che poi essi producono.

Maritain distingue giustamente l’arte dalla poesia. Tratta dell’arte in Art et scolastique commentando la definizione data da San Tommaso, recta ratio factibilium, il giusto criterio delle opere fattibili. Tratta della poesia in alcune opere.

Per San Tommaso, l’artista, che allora era chiamato «artefice» (artifex) è un soggetto che agisce a somiglianza dell’agire della natura. In tal senso Aristotele diceva che l’arte imita la natura, quindi non nel senso che alcuni gli attribuiscono, secondo il quale l’artista dovrebbe limitarsi a a copiare le cose della natura. Dice infatti Tommaso: «come la cosa fisica agisce per mezzo della sua forma, così l’artefice agisce per mezzo dell’intelletto e della volontà».

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Il sorgere della riflessione sul proprio io e sulle proprie capacità produttive nel campo del pensiero e dell’azione in rapporto alla natura, iniziato col Rinascimento italiano, e sviluppato da Lutero e da Cartesio, ha condotto l’umanità nei secoli successivi a prender sempre maggior coscienza della natura e dello scopo dell’operare artistico, poetico e tecnico, cioè delle possibilità delle quali l’uomo dispone nell’utilizzare, modificare e perfezionare la natura sia per soddisfare ai suoi bisogni – ecco la tecnica – e sia per soddisfare il suo gusto estetico  - ecco le belle arti -.

Il bello, come spiega San Tommaso, ha propriamente a che fare col vedere; è ciò che piace al vedersi. Il piacere riguarda l’affetto, e quindi il bello coinvolge anche la volontà e l’affetto. Ora, oggetto della volontà è il bene. Quindi il bello è buono. Se però piace al vedersi esso riguarda l’intelletto, cui oggetto è il vero. Dunque il bello è anche il vero. Da qui vediamo che il vero, il buono e il bello sono connessi fra di loro e si richiamano l’un l’altro. La scoperta e l’apprezzamento di questi tre valori, come ci insegna Platone, dipende dalla collaborazione reciproca dell’intelletto e della volontà.

Oggi apprendiamo comodamente e immediatamente dal computer un’infinità di notizie utilissime e culturalmente formative che in passato occorreva cercare nelle biblioteche spesso con fatica e dispendio di tempo e denaro. Oggi col computer facciamo lezioni e conferenze che si diffondono nel mondo stando davanti al computer senza bisogno di prendere l’areo per andare in Australia o in Nuova Zelanda.

È comunque evidente che non possiamo attenderci dal computer e dall’IA le manifestazioni del cuore, delle quali ho parlato sopra e che noi non possiamo aprire il nostro cuore al computer o all’IA. È qui che percepiamo l’infinita differenza, pur nelle analogie impressionanti, fra la persona umana e la macchina, fra il comportamento etico o l’agire morale da una parte e la tecnica, il lavoro, l’arte e la poesia dall’altra.

L’IA è un semplice recettore, calcolatore, memorizzatore, informatore e produttore meccanico e automatico. Non possiamo prenderlo come consigliere in questioni morali, come guida spirituale o come potenziatore della nostra personalità. Non esiste e non può esistere nulla al di là dell’umano fissato da Dio come natura umana, che possiamo ottenere noi con l’uso della più raffinata tecnica. Sarebbe, questa, una prospettiva, magari inconsapevole, di operazione magica. L’unica via per superare l’umano è quella indicata da Cristo: diventare, con la sua grazia, figli di Dio. Il vero transumanesimo o sopraumanesimo non è l’empia stoltezza di Nietzsche, ma è l’umanesimo cristiano.

Immagini da Internet:
- Dettaglio di Las Meninas, autoritratto di Diego Velázquez
- Saturno vista da Titano, del 1944, di Chesley Bonestell

20 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Terza Parte (3/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Terza Parte (3/5)


Il pensiero di Faggin*

Il noto scienziato-ingegnere, che ha dato un contributo essenziale alla costruzione dell’IA, Federico Faggin, nota che la coscienza è un fenomeno originario e irriducibile, associato agli stati puri dei campi quantistici. Egli inoltre fà presente con chiarezza che un computer o un sistema di intelligenza artificiale elaborano solo simboli privi di significato interiore (semantica); perciò, non potranno mai essere coscienti.

1) Per Faggin l'esperienza soggettiva, i sentimenti e il libero arbitrio sono reali quanto la materia, che rappresenta soltanto il linguaggio simbolico esteriore di una realtà interiore spirituale.

Osservo col dire che la materia non «rappresenta soltanto il linguaggio simbolico esteriore di una realtà interiore spirituale». Il nostro spirito può certamente esprimersi in modo materiale e in tal noi possiamo parlare e comunicare. Ma propriamente non possiamo dire che l’IA ci parli, in quanto la parola espressa in un linguaggio orale o scritto è l’espressione di un soggetto spirituale. Tuttavia è vero che il linguaggio dell’IA è effettivamente il linguaggio simbolico esteriore di una realtà interiore spirituale, che è quello della persona che ha inserito i dati informatici nel computer. 

* Una buona critica al pensiero di Faggin è reperibile nell'articolo del Domenicano Sergio Parenti: Potrà mai una macchina essere cosciente?  

https://csdricerca.domenicani.it/interd2223/Faggin-Leibniz.pdf

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Alla maniera di Kant, Faggin considera l’oggetto del conoscere come una sintesi del dato oggettivo con la forma o informazione che, secondo lui, la nostra coscienza conferirebbe al dato. Quando dice quindi che «il dato non è tutto» intende dire che non è l’oggetto completo del conoscere, perchè gli manca la forma, che secondo lui gliela daremmo noi. Ciò che egli chiama «profondamente umano» è appunto la forma a priori del dato, come direbbe Kant, forma che giacendo nell’intelletto o nella coscienza prima del contatto sperimentale col dato, ossia con l’oggetto, appare effettivamente profondamente umana.

Il dominio tecnico e di possesso dell’uomo sulla natura è possibile perché la natura è strutturata da Dio in modo razionale, così che l’uomo, una volta imparato come essa funziona, può ottenere da lei ciò che vuole, perché essa è costante nell’osservare le sue leggi. In tal modo l’uomo, osservando queste leggi, come già diceva Galileo, la può dominare. Può da essa, grazie ad una sua trasformazione dovuta al lavoro, ricavare dei beni, soprattutto i beni economici, che possono essere utilizzati dai singoli e dalla società per soddisfare ai loro bisogni.

L’attività umana di dominio sulla natura, a seguito del peccato originale, da spontanea, infallibile, facile e gioiosa, è diventata pesante, penosa, pericolosa, ingrata e faticosa – il termine «lavoro» viene dal latino «labor», che vuol dire fatica, travaglio, sforzo. Ciò non ha impedito che l’essenziale dell’attività umana nei confronti della natura sia rimasto salvo nei suoi vari aspetti: la tecnica, l’arte e la poesia.

 

A seguito del peccato originale l’uomo si trova in conflitto con la natura ed essa gli è ostile. È interessante come questa esigenza di riconciliazione dell’uomo con la natura è presente anche nel pensiero di Marx, che a questo riguardo ha due felici espressioni: «umanizzazione della natura» e «naturalizzazione dell’uomo». Per la futura società comunista Marx sembra ispirarsi all’escatologismo biblico della pace universale: si avrà una società senza classi e in pieno accordo dell’uomo con la natura. Il che vuol dire che per Marx il meccanismo dialettico hegeliano, con la sua caratteristica conflittualità, vale solo per il presente, ma cesserà con l’avvento della società comunista per aver adempiuto alla sua funzione conciliatrice. 

 Immagini da Internet:

- Il rilievo degli scribi (Antico Egitto), Museo Archeologico nazionale di Firenze
- Elettricisti, di Viktor Efimovich Popkov

 


19 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Seconda Parte (2/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Seconda Parte (2/5)

 

L’universalità dello spirito e la concretezza della materia

La famosa questione degli universali, tanto dibattuta dai Medioevali, ha stretta attinenza con la questione del primato dello spirito sulla materia. Mentre infatti la materia è legata alla particolarità, all’individualità, al parziale, al concreto, lo spirito è connesso con l’universale, l’astratto, l’uno, il totale, il singolare.

L’astrarre, se è ben fatto, non è, come credono i materialisti e gli occamisti, uscire dalla realtà e vagare nel vuoto, ma al contrario caratterizza l’opera dell’intelletto e del pensiero al di là del senso e dell’immaginazione ed è la condizione per cogliere il reale ai livelli più alti e profondi, che sono appunto quelli dello spirito e della persona.

Molto importante pertanto è distinguere l’individuale dal singolare. Entrambi rappresentano l’unità di qualcosa di reale, dell’ente o di un soggetto. Ma mentre l’individuo è l’uno di numero, sensibile o immaginabile, il singolare è l’uno di forma o di specie, oggetto dell’intelletto. L’individualità, come dice San Tommaso, è data dalla «materia segnata dalla quantità». 

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Molto importante pertanto è distinguere l’individuale dal singolare. Entrambi rappresentano l’unità di qualcosa di reale, dell’ente o di un soggetto. Ma mentre l’individuo è l’uno di numero, sensibile o immaginabile, il singolare è l’uno di forma o di specie, oggetto dell’intelletto. L’individualità, come dice San Tommaso, è data dalla «materia segnata dalla quantità». La singolarità invece è la proprietà della persona, ossia della sostanza spirituale. L’uomo è ad un tempo individuo e persona: individuo in quanto individuo della specie, e soggetto materiale; persona in quanto la forma che gli dà forma è una forma spirituale, per cui è una specie imperfetta, perché per esserlo ha bisogno del corpo. L’angelo, invece, è pura forma e ad un tempo è un’essenza specifica completa di per sé.

Tanto l’individuo materiale che la persona singola sono sostanze o soggetti unici e irripetibili, ma, mentre l’individuo è l’uno di una serie della stessa specie, quindi oltrepassato intellegibilmente ed ontologicamente dalla specie alla quale appartiene, la persona è una specie per conto proprio. L’individuo materiale partecipa soltanto della specie alla quale appartiene. La persona umana, invece, che astrae dall’individualità materiale di Tizio o di Caio, partecipa della sconfinata ricchezza della specie umana, ricchezza sconfinata, s’intende, in relazione ai limiti della specie umana.

Certamente la persona umana, composta di anima e corpo, è al contempo individuo della specie e singola personalità, ma ciò non toglie il dovere di distinguere la singolarità della persona dall’individualità materiale, se non vogliamo confondere nell’uomo lo spirito con la materia. Quindi il criterio di distinzione fra due persone umane non è solo la materia segnata dalla quantità, come negli enti infraumani, ma anche la differenza fra le loro qualità spirituali. Chi pertanto si ferma sul concreto, e non sa astrarre dal sensibile e dalla quantità, non è capace di capire e di gustare il valore superiore della persona e dello spirito. Per questo, per cogliere lo spirito non basta la fisica, non basta la matematica, ma occorre la metafisica. Occorre saper salire dal sensibile all’intellegibile, dal terreno al celeste.

 

Ma la creatura materiale è maggiormente limitata, coartata o finita della creatura spirituale. La persona umana, infatti, in forza della sua anima creata ad immagine di Dio, ha una dignità in certo modo infinita. Tale infinità appare evidente nell’attività conoscitiva, per la quale il concetto contiene sotto di sé un’infinità di individui la cui essenza è quella rappresentata dal concetto. Tale infinità relativa si mostra anche dalla tendenza della volontà, conseguente all’attività concettualizzatrice verso il bene infinito ed assoluto. L’uomo, quindi, con la sua azione e il proprio lavoro, non ha, come credevano Fichte e Marx, il compito di realizzare se stesso o la propria natura, ma di realizzare mediante l’azione lavorativa, artistica e morale, i fini che Dio gli ha assegnato e di realizzarli liberamente e volontariamente e creativamente con l’acquisto delle virtù morali ed intellettuali e un sano dominio sulle forze della natura.

L’agire umano in generale è aperto a quattro orizzonti: verso se stesso, verso Dio, verso il prossimo e verso il mondo. Prescindo in questo articolo dai primi due orizzonti e desidero invece concentrare l’attenzione, secondo il tema che mi sono proposto, sugli ultimi due.


Immagini da Internet: Allegoria del lavoro e Emigranti, di Adolfo Tommasi

18 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Prima Parte (1/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Prima Parte (1/5)

 

Omnia disposuisti in numero, pondere et mensura

Sap 11,20

 

Tre gravi problemi

Una questione complessa, difficile e oggi molto sentita, che pone in gioco il nostro rapporto con Dio, col prossimo e col mondo, è quella di trovare alla luce del rapporto con Dio e della sua legge, illuminati dai valori dello spirito e, per i credenti, alla luce della fede cristiana, il collegamento fra tre grandi aree dell’esistenza, fra tre grandi orizzonti della nostra vita e della nostra azione, fra tre grandi  valori: primo, il rapporto interumano; secondo,  il rapporto con le macchine e le opere d’arte che costruiamo e terzo, il rapporto col mondo fisico. Come ordinare questi tre mondi fra di loro? Qual è il principale? Qual è il principio che li governa nel loro insieme? Qual è il principio dal quale sorgono assieme? Possono essere regolati da un’unica norma morale? Come risolvere i conflitti fra di loro?

Lo sterminato mondo materiale che ci circonda, la nostra terra con tutto ciò che contiene, con le sue utilità e le sue calamità, e l’universo astrale con le sue enormi impressionanti energie, le sue distanze immense e le sue dimensioni gigantesche, è ciò che chiamiamo la «natura», da distinguere dalla natura umana o essenza dell’uomo, la quale è alla base della legge morale naturale, che regola i nostri rapporti con noi stessi, col prossimo, con Dio, col mondo fisico e con i prodotti del nostro lavoro, dell’arte, della tecnica e della poesia, legge morale che è distinta dalle leggi fisiche o naturali del mondo fisico, che ci circonda e del quale col nostro corpo facciamo parte, mondo che abbraccia noi stessi come soggetti materiali, il regno dei minerali, dei vegetali e degli animali, nonché tutti i prodotti materiali dell’arte e della tecnica umane.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/arte-e-natura-rapporto-interumano-e.html

La cosa fondamentale per orientarsi in questa complessa situazione indicata dal titolo di questo articolo e per poter trovare l’ordine e l’armonia tra i suddetti mondi è l’aver chiaro il primato dello spirituale sul materiale, capire il potere che lo spirito ha sulla materia, capire che è lo spirito che domina sulla materia e che precede nell’esistenza della materia, capire che è lo spirito a dar forma, legge e ordine alla materia.

La cosa importante allora da capire al riguardo è, chiarita la diversa natura dell’ente spirituale da quello corporeo, saper comprendere la superiorità, il maggior valore, la maggiore consistenza, la maggiore entità e perfezione della sostanza spirituale rispetto a quella materiale. Perché questo? Perché la causa prima e il creatore di tutte le cose, visibili e invisibili, Dio, evidentemente al di sopra di tutte le cose per la sua infinita perfezione, è purissimo spirito.

Allora si capisce, come ci insegna la metafisica, che se la creatura è sintesi di atto e potenza, Dio è puro atto d’essere; se nella creatura l’essere inerisce a un soggetto, Dio è essere sussistente; se la creatura è composta di sostanza e accidenti, Dio è pura sostanza; se nella creatura l’essenza è distinta dall’essere, in Dio sono la stessa cosa; se la creatura materiale è composta di materia e forma, Dio purissimo spirito è pura forma.

 Non bisogna confondere il concetto di atto (atto primo) con quello di azione (atto secondo). L’atto è l’atto dell’essere. Mette in gioco l’essenza e l’intelletto. L’azione è emanazione dell’ente in atto. È opera della volontà. In Dio atto e azione coincidono come coincidono l’essere e l’agire. Dio è essere, intelletto e volontà sussistenti. L’atto del quale parla Giovanni Gentile, da cui prende nome il suo cosiddetto «attualismo», non è l’atto d’essere, l’actus essendi di San Tommaso, ricavabile da Es 3,14, ma è azione, è atto del pensare.

Nell’orizzonte della distinzione fra spirito e materia si pone la distinzione del pensiero dall’essere, considerando l’essere materiale. Ma essa si pone anche nell’orizzonte dell’essere come tale, tenendo presente che mentre il pensiero è essere spirituale intenzionale o ideale o di ragione, l’essere è qui l’essere reale extra animam, materiale e spirituale, visibile e invisibile. Il pensare appartiene allo spirito o alla persona e la contraddistingue dai gradi inferiori ontologici viventi e non viventi. 

  

Immagini da Internet:
- Dio Creatore tra Angeli, di Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone, a Cortemaggiore (Piacenza)

14 ottobre, 2026

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi - Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo - Terza Parte (3/3)

 

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi

Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo

Terza Parte (3/3)

 

Sul peccato originale

«C’è stata un’altra interpretazione tentata all’interno del libro della Genesi soprattutto il capitolo due e tre, certamente una interpretazione molto precisa in Occidente, ma in realtà non contenuta nella Bibbia. Quale è questa spiegazione? La sapete tutti, perché è dentro il nostro immaginario, è un dato culturale: le nostre pitture all’interno di ogni chiesa ce lo testimoniano.

La lettura è questa: Dio ha creato il mondo buono e bello, nel quale c’era una coppia Adamo ed Eva. Ebbene, questi due sono posti di fronte a un limite da parte da Dio. ... Non c’è stata una epoca senza morte. Non c’è mai stata un’evoluzione delle specie: morivano prima di noi, e la sofferenza c’era nel mondo degli animali e delle piante prima che l’uomo che apparisse sulla terra. Leggiamo in modo differente quel brano di Genesi tre. Che cosa vi leggiamo? Per prima cosa, dovete decodificare, altrimenti se quel racconto lo pigliate tale e quale, è una favola dove c’è l’uomo e la donna, che rappresentano tutta l’umanità nella sua polarità. Questa è la verità. Non pensate a una coppia. ... È tutta l’umanità nella polarità uomo e donna, non all’origine dei tempi, ma nella esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri. Questo è quello che c’è».

Osservo che Bianchi considera un «dato culturale» ciò che invece è il dato rivelato, così come risulta dall’interpretazione fatta dal Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, dal Concilio Lateranense IV, al Concilio di Trento, a Pio XII, fino agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e di San Giovanni Paolo II citati alla nota 4. In queste spiegazioni la Chiesa invece ci insegna che Dio creò effettivamente una prima coppia in una condizione di totale perfezione fisica e morale, dotata di doni preternaturali, come la scienza infusa, l’immortalità, l’impassibilità, e il pieno dominio sulla natura, uno stato, che la Chiesa chiama «stato di innocenza o di giustizia originale», in un mondo ben ordinato e benefico, a totale servizio dell’uomo.  

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«C’è stata un’altra interpretazione tentata all’interno del libro della Genesi soprattutto il capitolo due e tre, certamente una interpretazione molto precisa in Occidente, ma in realtà non contenuta nella Bibbia. Quale è questa spiegazione? La sapete tutti, perché è dentro il nostro immaginario, è un dato culturale: le nostre pitture all’interno di ogni chiesa ce lo testimoniano. … Spero che nessuno di voi continui a maledire quella povera coppia, per colpa della quale ci sono venuti tutti i mali, poverini! Un giorno o l’altro dovremo pentirci e dire: perdonateci, Adamo ed Eva per avervi fatti così cattivi verso di noi e di aver dato tutte le colpe a voi due, poverini! Spero che nessuno di voi lo faccia. È tutta l’umanità nella polarità uomo e donna, non all’origine dei tempi, ma nella esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri. Questo è quello che c’è».

Osservo che Bianchi considera un «dato culturale» ciò che invece è il dato rivelato, così come risulta dall’interpretazione fatta dal Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, dal Concilio Lateranense IV, al Concilio di Trento, a Pio XII, fino agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e di San Giovanni Paolo II citati alla nota 4. In queste spiegazioni la Chiesa invece ci insegna che Dio creò effettivamente una prima coppia in una condizione di totale perfezione fisica e morale, dotata di doni preternaturali, come la scienza infusa, l’immortalità, l’impassibilità, e il pieno dominio sulla natura, uno stato, che la Chiesa chiama «stato di innocenza o di giustizia originale», in un mondo ben ordinato e benefico, a totale servizio dell’uomo.  

Osservo che il serpente genesiaco, come ho già spiegato, non è affatto il male, ma è il demonio, una creatura malvagia che istiga al male. Il male non è un soggetto, non è una sostanza. Non è neppure semplice assenza di bene, ma è privazione o carenza in un soggetto di un bene a lui dovuto o a cui ha diritto o che deve fare (privatio boni debiti). Il male non è solo distinto dal bene, ma è contro il bene, è nemico del bene. Il bene può essere sostanziale. Il male è accidentale. Sussiste solo nel bene e può esistere come non esistere. Il male può essere tolto; il bene, se è incorruttibile, no.

Immagine da Internet: Enzo Bianchi