26 marzo, 2026

La questione del valore dell’episcopato

 

La questione del valore dell’episcopato

 

Penso di fare cosa gradita ai Lettori, pubblicare la mia conferenza Episcopato e angeli: quale relazione?, che tenni nel 2012 ad un Convegno teologico organizzato da Don Marcello Stanzioni, noto esperto di angelologia.

Questa conferenza può aiutarci a comprendere che l’iniziativa dei Lefevriani di ordinare nuovi Vescovi da una parte denota in loro l’apprezzamento di quello che è il potere del Vescovo nell’ordine della grazia per la salvezza delle anime. Quindi viene alla luce in modo particolare quella che è la dignità del carisma episcopale. Però, detto questo, i Lefevriani dimostrano di non sapere apprezzare quella che è la giurisdizione del Vescovo. 

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Il dono gerarchico

          Come dice il Concilio Vaticano II, lo Spirito Santo provvede la Chiesa di diversi doni gerarchici e carismatici, coi quali la dirige e la abbellisce dei suoi frutti (cf Ef 4,11-12; I Cor 12,4; Gal 5,22) (LG, 4). Si tratta qui, come insegna San Paolo, di doni di servizio o ministeri, ossia doni finalizzati al bene del prossimo e all’edificazione della Chiesa (I Cor 12). Tra tutti i doni dello Spirito, come sempre insegna l’Apostolo, il più grande è il dono santificante della carità (c.13). ...

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-questione-del-valore-dellepiscopato.html

 

L’angelo, per la Scrittura, è un’entità personale, dotata di intelletto e volontà, in grado di intendere i misteri divini, i pensieri e l’agire dell’uomo e i segreti dell’universo. Questo è tanto vero che alcuni angeli nella Scrittura sono chiamati con un loro nome proprio, come Michele, Gabriele e Raffaele. 

Dalla Bibbia risulta altresì che gli angeli, oltre a costituire la corte celeste attorno al trono di Dio, sono radunati in schiere (shèbaoth) alle dipendenze di Dio, sicchè Dio è il Dio delle schiere, espressione spesso tradotta con Dio degli eserciti,

Come osserva l’Aquinate (q.109, a.1), non solo la città celeste ma anche quella infernale è soggetta al governo divino. Mentre la prima è il regno della beatitudine e il trionfo della misericordia, nella seconda si attua la giustizia punitrice, benchè anche lì non manchi la misericordia.

Secondo l’Apocalisse il Vescovo è l’angelo della propria Chiesa. Per questo Giovanni all’inizio dell’Apocalisse invia pace e grazia alle sette Chiese di Asia da parte di Cristo e dei “sette spiriti che stanno davanti al trono di Dio”. Ciò non vuol dire che il trono divino sia circondato solo da sette spiriti, ma con ogni probabilità quei sette spiriti sono gli angeli protettori delle sette chiese e in particolare sono gli angeli guida o protettori dei rispettivi sette vescovi, i quali pure sono detti “angeli” della loro Chiesa.

Il pericolo o l’equivoco di oggi è quello di una concezione troppo umana e secolaristica del vescovo, la cui autorità gerarchica rischia di svilirsi ed appiattirsi in un falso egualitarismo. 

Immagini da Internet:
- San Michele Arcangelo, di Guido Reni
- San Carlo Borromeo, del Guercino 

25 marzo, 2026

Il pensiero di Tomas Tyn sul Sacro

 

Il pensiero di Tomas Tyn sul Sacro

 

Ritengo di fare cosa gradita ai Lettori, con particolare riferimento ai miei Confratelli della Facoltà Teologica di Bologna, pubblicare un interessante articolo di P. Tyn, che, dopo essere stato pubblicato nel 1986 sul n. 6 “Seminars dei Martedì”, fu pubblicato nel 1999 su “Sacra Doctrina”.

Colgo l’occasione per ricordare ai Lettori che anch’io ho proprio trattato di questo argomento molto importante di recente su questo blog, nell’articolo “Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Quarta Parte (4/5)”.

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IL SACRO TRA RELIGIONE E MAGIA

I.         La nozione e la natura del sacro.

1.         Il sacro in sé.

            Il sacro coincide essenzialmente con l’inviolabile. Consacrare una cosa significa sottrarla all’uso comune, profano, cioè accessibile a tutti. Nell’azione santificatrice occorre però distinguere il termine a quo ossia il mondo quotidiano, ovvio, banale, dal quale la realtà “santificata” è presa, e il termine ad quem, cioè la dedicazione di questa stessa realtà a qualcosa di “santo” secondo la sua stessa natura che si pone al di là e al di sopra delle vicende immediatamente ricorrenti all’uomo santificante. La cosa santificata o consacrata è quindi resa inviolabile, perché attribuita a qualcosa che è inviolabile per se stesso senza essere mai stato reso tale da qualcun altro.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-pensiero-di-tomas-tyn-sul-sacro.html


 







Il Servo di Dio Padre Tomas Tyn

23 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Quinta Parte (5/5)

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Quinta Parte (5/5)

 

La concezione rahneriana del sacerdozio

Il sacerdozio cattolico è quell’ufficio sacro o quello stato di vita soprannaturale istituito da Cristo, che, imprimendo nell’anima un carattere indelebile, abilita il cristiano ordinato dal Vescovo in forza del sacramento dell’Ordine, ad offrire il sacrificio eucaristico e a confessare.

Il sacerdote è essenzialmente, peculiarmente, insostituibilmente e specificamente dedito alla l’amministrazione dei sacramenti. Riceve da Cristo mediante il Vescovo dei poteri spirituali di insegnamento, di governo, di guida, di santificazione e di cura delle anime, che non possiede il semplice cristiano laico.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-problema-serio-non-sono-i-lefevriani_23.html 

La riforma della Messa promossa dal Concilio non ha fatto altro che ordinare una nuova strutturazione o modalità o procedimento cerimoniale del rito e quindi un modo nuovo di celebrare la Messa precisamente allo scopo che essa possa essere meglio compresa, più attraente, più apprezzata, più fruttuosa, più facile da seguìre e più partecipata dai fedeli del nostro tempo.

È comprensibile che il Santo Padre non gradisca l’intento dei lefevriani di ordinare nuovi Vescovi, stante il fatto che essi si ostinano nel rifiutare le dottrine nuove del Concilio. 

 

Attualmente i Vescovi lefevriani non sono gravati da scomunica; tuttavia ciò non toglie che manchino di effettiva comunione con la Chiesa, la quale pertanto non li ritiene adatti al governo di una diocesi, né essi lo desiderano, in quanto sarebbero vincolati ad una obbedienza al Papa che essi rifiutano perchè lo ritengono modernista e rahneriano.  
 
 
 
Immagini da Internet:
- La Fraternità San Pio X regala un libro ai Vescovi italiani: https://fsspx.it/it/news/la-fraternita-san-pio-x-regala-un-libro-ai-vescovi-italiani-57871

20 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Quarta Parte (4/5)

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Quarta Parte (4/5)

 

A che cosa è dovuto il successo di Rahner?

Il successo di Rahner è dovuto anche alla sua grande capacità che ha di esprimersi in termini filosofici per i ceti intellettuali e in termini popolari per la gran massa dei fedeli. L’ambiguità del suo modo di esprimersi, una via di mezzo tra il realismo e l’idealismo, suscita da una parte l’interesse tanto dei realisti quanto degli idealisti, tanto dei tomisti quanto degli hegeliani, tanto dei teisti quanto dei panteisti, ma dall’altra suscita tra di loro anche discussioni e contrasti su che cosa intende dire e come giudicare tante sue tesi, se sono o non sono eretiche. Le eresie ci sono, ma ciò non deve impedirci di riconoscere tante cose valide.

In ogni caso Rahner è abilissimo nel saper vendere, come si suol dire, la sua merce; ossia nell’ attrarre a sé l’attenzione. Conosce molto bene che cosa è che interessa agli uomini d’oggi, e va incontro ai loro interessi senza curarsi se essi sono legittimi o illegittimi, reali o illusori. L’importante è riscuotere successo, perché nella sua stessa gnoseologia l’essere è l’essere pensato, per cui tu vali in quanto sei riconosciuto e parlano di te.  Per ottenere questo, è sufficiente che tu adotti il loro criterio di giudizio, senza curarti se è vero o falso.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-problema-serio-non-sono-i-lefevriani_01150640239.html


Indubbiamente i Padri nel preparare la riforma della liturgia hanno tenuto d’occhio più la liturgia protestante che quella ortodossa. Questa indubbiamente con la sua ricca simbologia ci fa meglio percepire la presenza del Mistero, ma offre uno stimolo scarso all’impegno per il prossimo ed eleva maggiormente lo spirito. Ma suggerisce una spiritualità più platonica che biblica, più un rifiuto della materia che una salvezza della materia, anche se il rimedio non è certo una liturgia materialista alla Teilhard de Chardin o alla teologia della liberazione.

Nel reagire a una liturgia disincarnata nasce allora la tentazione di trovare ragioni per il servizio al prossimo e per l’impegno sociale su base puramente umana, diversa da quella della liturgia, come è successo con la Rivoluzione russa del 1917.  I Padri del Vaticano II erano consapevoli di questo rischio e non si può negare che la Messa del preconcilio soffra di questo difetto. Per questo il Concilio ha voluto una riforma del rito della Messa. 



Immagina da Internet: Padre Pio da Pietrelcina

19 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Terza Parte (3/5)

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Terza Parte (3/5)

 

 

L’episodio doloroso dell’«Humanae vitae»

L’inaspettato ritorno di modernismo si ebbe già dall’immediato postconcilio con l’amara sorpresa che questa volta non erano più soltanto i teologi, come ai tempi di San Pio X, ma addirittura certi Vescovi ad esserne infetti. Si tratta del famoso episodio del Catechismo olandese del 1966, che fu approvato dalla Conferenza episcopale olandese, e che San Paolo VI dovette far correggere da una commissione di Cardinali per il fatto che conteneva numerose eresie.

Similmente l’Episcopato tedesco il 22 settembre 1967 pubblicò una Lettera pastorale nella quale affermava che gli insegnamenti pontifici perennemente veri e quindi non rivedibili o irreformabili, che non possono essere sbagliati, sono solo quelli che hanno per materia nuovi dogmi, ossia verità di fede solennemente definita come tale.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-problema-serio-non-sono-i-lefevriani_01207583365.html


 

 

Immagine da Internet:

Papa Giovanni Paolo II
 
 
 


16 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Seconda Parte (2/5)

 

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Seconda Parte (2/5)

 

Il sistema rahneriano

A prescindere dai lati buoni del pensiero rahneriano, che sono numerosi, ed hanno dato un contributo ai documenti del Concilio, il problema del rahnerismo è che esso è viziato nei suoi stessi princìpi. La base del suo sistema, che egli espose in uno scritto che ha tutta l’aria di essere un programma di lavoro, è una falsificazione del realismo tomista che egli assimila all’idealismo hegeliano. Esso, infatti avanza la pretesa di presentare la gnoseologia e la metafisica tomiste in un’interpretazione che ne capovolge il loro vero senso, ossia facendo dire a Tommaso quello che insegna l’idealismo hegeliano.

Tommaso infatti insegna la distinzione fra pensiero ed essere. Invece Rahner sostiene che Tommaso identifica il pensiero con l’essere, tesi che notoriamente è quella di Hegel.  Da qui vengono tutti i suoi errori che culminano nel panteismo, giacchè solo in Dio e non nell’uomo il pensare coincide con l’essere.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-problema-serio-non-sono-i-lefevriani_16.html


In base a quanto detto, appare qual è il senso dell’impresa rahneriana: il tentativo assurdo ed empio, col pretesto dell’ammodernamento, di creare un cristianesimo panteista sulle orme dell’idealismo tedesco, spacciando questa abominevole operazione per il messaggio del Concilio. Rahner non è stato, come qualcuno ha detto, «il più grande teologo del XX secolo», ma il più grande impostore del XX secolo.

Certamente le accuse fatte dai lefevriani al Concilio e ai Papi del postconcilio di essere modernisti e di favorire il modernismo sono false.

Il sistema teologico rahneriano è coperto da una patina cattolica, certamente ricca di proposte, motivi, stimoli e spunti interessanti, utili e positivi, ma la sua sostanza è chiaramente hegeliana, ossia idealista e panteista. Tale proposta intenderebbe essere l’interpretazione del messaggio riformatore del Concilio. Ma ciò è del tutto falso. La proposta in realtà è quella dei modernisti e il Concilio è il miglior antidoto contro il modernismo, proprio perché sa coglierne le istanze valide e soddisfarle senza trascurare il dogma e la tradizione.


Immagini da Internet: Concilio Vaticano II

13 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Prima Parte (1/5)

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Prima Parte (1/5)

 

La devasta il cinghiale del bosco

E se ne pasce l’animale selvatico

Sal 80,14

 

 Introduzione

L’incontro di Don Pagliarani col Card. Fernandez

 

I contatti recentemente intercorsi fra Don Pagliarani, Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X e il Card. Fernandez facevano sperare in una prosecuzione del dialogo, soprattutto perché stavano emergendo i motivi di fondo della separazione dei lefevriani dalla piena comunione con la Chiesa: il loro rifiuto di accettare le nuove dottrine del Concilio Vaticano II a causa di un falso concetto della Tradizione e una falsa interpretazione dei suoi decreti conciliari. Si aggiunge, come è noto, il loro rifiuto del novus ordo Missae, falsamente da loro accusato di aver falsato l’essenza della Messa in senso luterano.

Il dialogo si è interrotto perché i lefevriani non intendono correggere i loro errori e insistono nell’accusare di eresia il Magistero della Chiesa. Certamente i loro Vescovi sono Successori degli Apostoli, ma che senso ha il loro ministero esercitato senza la comunione col Papa? Il Vescovo per volontà di Cristo è costituito per governare una comunità locale, porzione di Chiesa e quindi di territorio, che è la diocesi.

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Spetta al Papa regolare la distribuzione territoriale dei Vescovi affinchè tutto il territorio sia coperto. 

I Vescovi sono mandati dal Papa per coprire il territorio e il Papa è il referente ultimo in terra dei Vescovi per l’unità e l’organizzazione territoriale della Chiesa. 

Può governare il Papa senza i vescovi e i Vescovi senza il Papa?


12 marzo, 2026

Tomas Tyn ci parla dell’essere

 

Tomas Tyn ci parla dell’essere

 

Ho il piacere di presentare ai Lettori interessati alla metafisica queste straordinarie riflessioni sull’infinità dell’essere, che corrisponde alla superiorità dell’essere sul pensiero.

In questo articolo Padre Tomas ci dà le motivazioni di questo primato dell’essere sul pensiero e distingue una duplice infinità: un’infinità metafisica ed una infinità teologica. Quella metafisica appartiene all’atto d’essere come tale, che può essere o atto di una potenza, e allora abbiamo la creatura, oppure può essere un puro atto d’essere ed abbiamo l’essere divino. L’infinità divina è la perfezione infinita dell’essere divino.

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Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Una realtà elevante viene dunque comunicata all’uo­mo in modo che lui, finito, sia innalzato all’infinito - realtà (quella, appunto, della grazia) che nell’uomo (soggetto finito) non può essere che finita (commisurata al supposito) ed accidentale (ag­giunta al supposito), ma che in se stessa, nella sua essenza o natura esprime lo stesso Dio, increato ed infinito, Essere per sé sussistente. E non ci sono dubbi che tale realtà finita quanto al modo di essere, infinita, quanto all’essenza (sotto l’aspetto intenzionale), non può non suscitare un note­vole interesse in ogni mente teologicamente sensibile.

Non possiamo, per ovvi motivi, soffermarci sulla molteplicità dei suoi aspetti, ma una cosa è certa: il mistero della grazia ci rivela che il destino dell’uomo, che già sul piano naturale non può compiersi che in Dio, sul piano soprannaturale ordina la finitezza della nostra mente umana ad affermare contemplativamente l’infinità dell’Essenza divi­na in una partecipazione a quello stesso infinito modo in cui Dio solo si conosce e alla cui infinita luce il piccolo, ben finito, lume della nostra ragione, vedrà quella divina Luce che è l’infinito ed imperscrutabile Oceano di Verità di Bontà e di Bellezza.



09 marzo, 2026

La metafisica di Gesù (5)

 

 

La metafisica di Gesù (5)

 

Presento ai Lettori un brano sul tempo, tratto da un libro che pubblicai nel 2014, dedicato a illustrare una cosa alla quale finora non si era mai pensato e cioè presentare quella che si potrebbe chiamare “la metafisica di Gesù”.

Propongo “Gesù Eterno Signore del tempo”, cap. VI, 5d.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 9 marzo 2026

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La metafisica di Gesù (1) - (2) – (3) – (4):

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2024/10/la-metafisica-di-gesu.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu-2.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2025/06/la-metafisica-di-gesu-2.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu-3-prima-parte-12.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu-3-seconda-parte-22.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2026/01/la-metafisica-di-gesu-4.html

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Dal Libro del 2014, pubblicato dalle Edizioni di L’Isola di Patmos, Roma:

GIOVANNI CAVALCOLI: «GESÙ CRISTO FONDAMENTO DEL MONDO: INIZIO, CENTRO E FINE ULTIMO DEL NOSTRO UMANESIMO INTEGRALE»

Il concetto di Cristo fondamento del mondo, racchiude le altezze più sublimi del Santo Padre e Dottore della Chiesa Agostino vescovo d’Ippona: il Christus totus. Come ripeterà infatti il Sommo Pontefice Benedetto XVI nel corso del suo ministero apostolico: Cristo non è una parte dell’esperienza umana, ma la nostra totalità. Egli è l’inizio, il centro e il fine ultimo del nostro umanesimo integrale. E fu proprio su queste premesse teologiche che l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Cardinale Joseph Ratzinger, pubblicando su disposizione del Santo Pontefice Giovanni Paolo II la esortazione Dominus Jesus, ribadì questa totalità, in aperta contrapposizione a un male inteso ecumenismo e a un male inteso dialogo inter-religioso, ma soprattutto in contrapposizione al relativismo.

https://isoladipatmos.com/novita-gesu-cristo-fondamento-del-mondo-inizio-centro-e-fine-ultimo-del-nostro-umanesimo-integrale/

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Cap. VI, 6 d, “Gesù Eterno Signore del tempo”

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu-5.html 

 

Non c’è dubbio che esistono interventi di Dio nella storia, che cambiano il corso dei tempi e manifestano la sua onnipotenza e la sua misericordia. Cristo è l’Intervento o, come si ama dire oggi, benchè con una certa improprietà, è l’Evento per eccellenza. Certo è lecito parlare di “ciò che Dio ha fatto” in Cristo. E’ lo stesso linguaggio della Scrittura. Tuttavia sappiamo anche che essa a volte si esprime in un modo metaforico o antropomorfico, che va rettamente interpretato, per non fare di Dio un grossolano deus ex machina delle antiche commedie romane.

Gli interventi di Dio nella storia, i magnalia Dei, propriamente, non sono ciò che Dio ha fatto, ma ciò che Dio fa, perchè la sua Essenza eterna si identifica con la sua azione, ed Egli non conosce molte azioni, ma tutte si risolvono nella sua unica Essenza. I detti interventi invece sono gli effetti temporali del suo agire eterno.

 

Si comprende allora che questi interventi, per quanto siano riferiti a Dio, sono solo fatti storici, come tali oggetto della storia sacra e non della teologia, la quale considera Dio come tale e non gli effetti della sua azione nella storia, siano pure la vita e le opere di Cristo. 

Non si tratta allora di narrare ma di considerare, argomentare sillogisticamente, dedurre, dimostrare speculativamente, tutte le operazioni insomma, che fanno capo all’intelletto speculativo e quindi alla metafisica.

Si tratta certo di narrare ciò che Cristo ha fatto e ciò che Cristo ha detto. Ma l’indagine sui suoi detti e sulla sua dottrina – dovrebbe essere evidente – non è più narrazione ma esercizio dell’intelletto speculativo: ed è questa la vera teologia, detta appunto tradizionalmente “speculativa”.

 
 
Immagini da Internet: Abbazia di Fontenay

07 marzo, 2026

San Tommaso ci parla del male - Terza Parte (3/3)

 

San Tommaso ci parla del male

 

Terza Parte (3/3)

Prima e Seconda Parte:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2026/03/san-tommaso-ci-parla-del-male-prima.html

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2026/03/san-tommaso-ci-parla-del-male-seconda.html 

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3.    La posizione perdonista

La posizione perdonista sembra essere rappresentata da Marcello Bordoni. In una voluminosa opera dal titolo Gesù di Nazaret Signore e Cristo, vol. III, Ed. Herder-P.U.L., Roma 1986, pp. 500-51l, egli propone due “modelli interpretativi” della passione di Cristo: uno di tipo “profetico”, manifestazione del perdono divino; l’altro di tipo “redentivo”, inteso come opera soddisfattoria o espiatrice. Egli li dichiara entrambi legittimi, come se si potesse scegliere liberamente fra i due, lasciando intendere la sua preferenza per il primo, in base all’idea secondo la quale il secondo modello sarebbe difficilmente accessibile alla sensibilità dell’uomo contemporaneo. Egli dimostra però di fraintendere la nozione tradizionale della “sostituzione vica­ria” assimilandola ai riti pagani del “capro espiatorio”, sicché il significato del sacrificio di Cristo pare essere svuotato dal suo signi­ficato soddisfattorio, e ciò anche a causa della tendenza del Bordoni a minimizzare le esigenze della giustizia riparatrice, per ricondurre anche il sacrificio redentivo a una pura dinamica di misericordia.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-ci-parla-del-male-terza.html



Il problema del male, nella nostra condotta, ha anche stretta relazione col demonio, perché il demonio, come abbiamo già accennato, ci isti­ga a peccare, può tormentarci con le sue suggestioni, vessazioni o possessioni, e può essere strumento della divina giustizia in questa vita come nell’inferno.

Anche su questo argomento, purtroppo, si notano incertezze, errori e superficialità anche in teologi preparati e famosi. La tendenza è quella di negare l’esistenza del demonio inteso come persona, per ridurre la sua figura a una “personificazione” del male o a un “simbolo” del male. Questa vanificazione dell’esistenza di Satana, e della sua azione e funzione nel piano della salvezza e nell’attuazione della giustizia divina, è molto pericolosa, perché porta i fedeli a non occuparsi del­l’azione del demonio.



Immagine da Internet:
- San Michele Arcangelo schiaccia il demonio, miniatura, Museo San Marco, Firenze

06 marzo, 2026

San Tommaso ci parla del male - Seconda Parte (2/3)

 

San Tommaso ci parla del male

 

Seconda Parte (2/3)

Prima Parte:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2026/03/san-tommaso-ci-parla-del-male-prima.html

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 SECONDA PARTE

 

Alcuni errori moderni

al vaglio della dottrina tomista

 

Presentazione

A dimostrazione dell’utilità di questo trattato tomistico e in generale della dottrina tomista sul problema del male, concludiamo questa Introduzione presentando una serie di tesi attualmente in circolazio­ne, la cui erroneità può essere mostrata alla luce dei criteri tomistici.

Possiamo costatare oggi l’esistenza di quattro gruppi di errori concer­nenti il problema del male da un punto di vista filosofico e cristiano: a) errori metafisici; b) errori concernenti il rapporto del male con Dio; c) errori cristologici, ossia concernenti il rapporto di Cristo col male; d) errori antropologico-morali, ossia riguardanti il rapporto della vita umana colmale.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-ci-parla-del-male-seconda.html

 

È vero che la sofferenza di Cristo è un valore altissimo, è vero che il Verbo, assumendo una natura umana, ha assunto la sua sofferenza, è vero che noi ci salviamo grazie alla sofferenza di Cristo. Ma non è la sofferenza come tale che salva. Nella concezione cristiana che voglia evitare un morboso dolorismo, la sofferenza, di per sé, resta un difet­to che non può convenire alla perfettissima natura divina, resta una sventura che non può convenire a un Dio infinitamente beato. Nella concezione cristiana la sofferenza diventa potenza di vita e liberazio­ne da ogni male di pena o di colpa proprio perché è la sofferenza assunta da un Dio che non può soffrire, e proprio per questo guarisce dalla sofferenza. La sofferenza non si muta in salute, se non è elimi­nata dalla forza della salute.



Immagine da Internet: Miniatura, Museo San Marco, Firenze

05 marzo, 2026

San Tommaso ci parla del male - Prima Parte (1/3)

 

San Tommaso ci parla del male

 

Prima Parte (1/3)

 

Ho pensato di rendere un utile servizio ai Lettori pubblicare una mia introduzione ad un Trattato di San Tommaso sul tema del male.

Il Lettore, che avrà la possibilità di leggere il testo dell’Aquinate, ne potrà trarre grande frutto spirituale.

Io qui mi limito a presentare la mia introduzione, che in qualche modo riassume i temi trattati da San Tommaso.

La traduzione in italiano è opera di P. Roberto Coggi, che è stato mio docente in teologia nello Studio Domenicano di Bologna.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 28 Febbraio 2026 

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 https://www.edizionistudiodomenicano.it/prodotto/le-questioni-disputate-7/ 

 

Le Questioni Disputate di Tommaso d’Aquino, ESD, 2002 

Il volume 6 corrisponde alle Questioni Disputate De malo 1-6.

Gli argomenti trattati sono:
1 – il male in generale
2 – i peccati
3 – la causa del peccato
4 – il peccato originale
5 – la pena del peccato originale
6 – la scelta umana.

Introduzione di Giovanni Cavalcoli.

Testo latino critico dell’Edizione Leonina.
Traduzione italiana a fronte di Roberto Coggi.

 

 

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INTRODUZIONE

Continua a leggere: 

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-ci-parla-del-male-prima.html  


Il problema del male, della sua essenza, delle sue forme e dei suoi rimedi, è un problema di sempre, di tutti i giorni, di tutte le civiltà e di tutti i tempi.

 


Immagine da Internet:
- "Tommaso d'Aquino", miniatura tratta dal manoscritto "Summa theologiae", inizio del XIV secolo, Bibliothèque municipale, Troyes.