La
metafisica
in San
Tommaso e nel Beato Giovanni Duns Scoto
Quarta Parte
(4/6)
Essere reale
ed essere di ragione
Al seguito di Aristotele Tommaso divide l’ente
in ente reale, esterno al pensiero, creato da Dio, posto nello stato di singolarità
(ens extra animam), ed ente di
ragione (ens in anima), costruito
dalla ragione ed immanente in essa: il concetto, che è immagine dell’essenza
astratta ricavata dall’esperienza sensibile del singolo ente reale esistente
fuori del pensiero. Ora Tommaso ci fa presente che tra ens in anima ed ens extra animam
non c’è una posizione intermedia, come non c’è via di mezzo tra il fuori e il
dentro.
In base a ciò risulta che l’essenza come la
intende Avicenna, essenza che non è né universale né individuale, né astratta
né concreta, né reale né di ragione, né logica né ontologica, né intramentale
né extramentale, né pensata né pensabile, è una pura invenzione di Avicenna, una
cosa che non essendo nella realtà e neppure nel pensiero, non è assolutamente
nulla, ma un puro segno o elemento grafico di una composizione di parole.
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Tommaso ci fa presente
che tra ens in anima ed ens extra animam non c’è una posizione intermedia, come
non c’è via di mezzo tra il fuori e il dentro.
In base a ciò risulta
che l’essenza come la intende Avicenna, … è una pura invenzione di Avicenna, una
cosa che non essendo nella realtà e neppure nel pensiero, non è assolutamente
nulla, ma un puro segno o elemento grafico di una composizione di parole. Così succede
che tutto quello che si può dire di Dio non sono concetti che rappresentano la
realtà, ma sono delle semplici parole o formule verbali. Ciò tuttavia non ha
impedito alla teologia islamica di elaborare tutta una serie di attributi
divini - i 99 nomi di Allah - quasi perfettamente coincidenti con quelli
stabiliti da San Tommaso. Occorre osservare che molto
probabilmente la famosa distinzione formale scotistica a parte rei e la sua famosa
dottrina dell’ecceità hanno questo fondamento avicenniano. Si tratta per la
verità di due categorie che non hanno spazio né nella realtà né nel pensiero. Così
anche la distinzione avicenniana tra essenza ed essere non è sufficiente,
perché Avicenna, facendo dell’essere un accidente appartenente all’essenza e
non atto dell’essenza-potenza, lascia spazio all’idea che in fin dei conti
l’essere non è un atto superiore all’essenza, ma niente più che un modo
d’essere secondario dell’essenza e inferiore all’essenza, sicchè in fin dei conti
l’essenza è più importante dell’essere, e l’essenza diventa inseparabile dal
suo essere, così come il modo di una cosa non si può separare dalla cosa.
Da qui si capisce perché
Scoto dice di non capire come un’essenza posta al di fuori delle sue cause, quindi
esistente, ossia un’essenza creata possa essere priva della sua esistenza e quindi
dichiara di non capire perché si debba aggiungere all’essenza una esistenza, che
secondo lui possiede già. Ma San Tommaso, quando parla dell’essere, che Dio
creando aggiunge all’essenza, non parla evidentemente dell’essenza già creata,
ma dell’essenza creabile, la quale, come dovrebbe essere evidente, non ha ancora
l’essere, cioè è un nulla.

Scoto crede che la
necessità che abbiamo di ricorrere ai sensi per cogliere l’essenza delle cose e
quindi la necessità di astrarre l’essenza universale dal dato sensibile
particolare sia un castigo del peccato originale e quindi corrisponda
all’attuale situazione di natura decaduta e non fosse presente nello stato edenico,
dove la nostra natura si esprimeva in maniera normale e perfetta. Egli ritiene
pertanto che, se la nostra natura fosse rimasta integra com’era nell’Eden, noi
sapremmo cogliere l’essere delle cose immediatamente e intuitivamente senza
dover ricorrere ai sensi, che sono fonte di inganno o quanto meno di incertezza.
Essi ci danno ciò che sembra, non ciò che è, in modo simile a come pensava Platone. Invece Tommaso concorda
con Aristotele nel riconoscere che è del tutto naturale e normale per il nostro
intelletto giungere alla verità intellegibile partendo dalla verità sensibile,
per cui, se non si raggiunge questa, non si raggiunge neppure quella.
Immagini da Internet: Avicemma e Duns Scoto