Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero?
Parte Seconda (2/5)
Lutero non ha capito l’etica di Aristotele
L’etica di Aristotele è un’etica basata sui fini della natura umana, un’etica che valorizza la ragion pratica, l’inclinazione della volontà al bene, il libero arbitrio, il dominio razionale delle passioni, il valore della legge naturale e di diritti umani, l’acquisto delle virtù, soprattutto la giustizia, la lotta al vizio e l’amore per la contemplazione di Dio, tutte cose che in vari modi Lutero respinge credendole contrarie alla Bibbia, mentre invece non lo sono per niente, come ha spiegato San Tommaso insieme con la sua scuola, confermati dal Magistero della Chiesa, in particolare la dottrina sociale della Chiesa.
Aristotele dava un particolare fastidio a Lutero per il fatto che Aristotele insegna che la volontà può dominare la passione. Ora, dato che Lutero riteneva invincibile la concupiscenza, per questo motivo odiava Aristotele che implicitamente lo rimproverava di non impegnarsi nell’acquisto della virtù con la scusa della fragilità della natura umana.
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Occorre tenere ben presente che il Dio aristotelico non si oppone affatto alla possibilità della creazione, ma lascia aperta la possibilità di riconoscerlo come creatore, al contrario di quanto avverrà per il Dio degli idealisti tedeschi, il quale non produce niente al di fuori di sé per il fatto che essi, invece di considerare Dio come ente supremo, lo identificano con l’essere come tale e dato che al di fuori dell’essere non esiste nulla, diventa logico che fuori di Dio non esista nulla. Per questo, per ammettere l’esistenza del mondo sono costretti a porlo in Dio identificandolo con Dio e cadendo quindi nel panteismo.
Aristotele nell’individuale non distingue il particolare dal singolare. Ora bisogna dire che il particolare è certo parte di quel tutto che è la specie, ossia l’universale. Ma il singolare, ossia la sostanza o forma spirituale, quale è la persona, è un tutto a sua volta superiore alla specie, in quanto essa è semplice essenza, è superiore perché possiede l’atto d’essere, che la specie da sé non possiede, se questa superiorità spirituale non le è data da Dio.

Ora la Scrittura ha questa intuizione della dignità della persona, che Aristotele non ha. Bisogna allora dire che Lutero ha saputo cogliere questa qualità biblica della persona e che sotto questo aspetto ha fatto bene a rifiutare Aristotele. Quello che dispiace è che non ha capito il perfezionamento ontologico dato da San Tommaso al concetto aristotelico dell’individuo umano.
Tommaso fa notare che l’atto d’essere, sia un inerire o sia un sussistere, aggiunge all’essenza o natura individuale una perfezione completiva e finale – l’entelècheia di Aristotele -, che l’essenza da sola non ha. Invece Lutero, troppo concentrato, alla maniera di Ockham, sull’individuo, ha perso di vista l’universale, con la conseguenza di non capire l’universalità della natura umana e della legge naturale.


















