03 febbraio, 2026

Religione e Cristianesimo - P. Tomas Tyn - Seconda Parte (2/3)

 

Religione e Cristianesimo

P. Tomas Tyn

  Seconda Parte (2/3)

Presento ai Lettori i primi tre capitoli di un Corso istituzionale di teologia di P. Tomas Tyn, ispirato a San Tommaso, che tratta del rapporto tra religione e cristianesimo con alcuni importanti riferimenti critici a tendenze erronee in questo campo, presenti nel pensiero moderno.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 2 febbraio 2026

 

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 https://www.arpato.org/corso_religione.htm

https://www.arpato.org/testi/religione_corso/Tyn_La_religione_corso.pdf

  

P. Tomas Tyn, OP

Teologia Fondamentale

Capitolo II

LA RIVELAZIONE

 

1.    Definizione nominale della rivelazione

          Etimologicamente la ri-velazione significa la rimozione di un velo che impedisce la conoscenza. In Greco la rivelazione si dice ἀποϰάλιψιϛ soprattutto per indicare la manifestazione di un che di soprannaturale[1], oppure φανέροσιϛ che si riferisce invece ad una manifestazione di ordine piuttosto naturale[2]

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/religione-e-cristianesimo-p-tomas-tyn_3.html 

 


La rivelazione soprannaturale si dice tale quanto alla sua sostanza, se l’oggetto rivelato supera le facoltà e le esigenze di ogni intelligenza creata; invece si dice tale soltanto quanto al modo, se l’oggetto, pur soprannaturalmente rivelato, in se stesso non supera le capacità naturali dell’intelletto, quali sono le verità naturalmente conoscibili di Dio, che pure furono rivelate (ad es. l’infinita Bontà del Signore o l’immortalità dell’anima umana).

L’ispirazione non comporta necessariamente la manifestazione di una divina verità, ma solo una mozione divina a scrivere e giudicare infallibilmente in vista dello scrivere dei fatti anche naturalmente noti (così la vita di Gesù era anche naturalmente nota agli Apostoli). Perciò si distingue ispirazione e rivelazione. 


Immagine da Internet: Abramo, mosaico, Basilica di San Vitale, Ravenna

02 febbraio, 2026

Religione e Cristianesimo - P. Tomas Tyn - Prima Parte (1/3)

 

Religione e Cristianesimo

P. Tomas Tyn

 Prima Parte (1/3)

 

Presento ai Lettori i primi tre capitoli di un Corso istituzionale di teologia di P. Tomas Tyn, ispirato a San Tommaso, che tratta del rapporto tra religione e cristianesimo con alcuni importanti riferimenti critici a tendenze erronee in questo campo, presenti nel pensiero moderno.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 2 febbraio 2026

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/religione-e-cristianesimo-p-tomas-tyn.html 


 
 
 
È notevole la maestria con la quale l’Autore tratta del rapporto fra il naturale e il soprannaturale, la grazia e il libero arbitrio, uno dei temi da lui maggiormente studiati, dove si rivela grande maestro. 
 
 
 

Immagine da Internet: Sacrificio di Abele, Sant'Apollinare in Classe, Ravenna
 
 
 
 
 
 

01 febbraio, 2026

Uno scritto di P. Tomas Tyn sulla virtù di religione

 

Uno scritto di P. Tomas Tyn sulla virtù di religione

 

In occasione della memoria liturgica della presentazione di Gesù al tempio, presento ai Lettori una conferenza di P. Tomas Tyn sulla virtù di religione per capire l’orizzonte spirituale nel quale va inquadrata questa memoria come atto eminente di religione in quanto offerta di sé a Dio per ottenere la sua misericordia.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 01 Febbraio 2025


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Audio: http://youtu.be/gqiBxO174yw - https://youtu.be/53Vya_wOrC4

http://www.arpato.org/testi/lezioni_villapace/26_Villa_Pace_la_Virtu.pdf

 

        … quelle virtù che rendono presente Dio nell’uomo e che rappresentano l’uomo davanti a Dio. Quindi il tema di questa meditazione è appunto la presenza di Dio. In primo luogo tra quelle virtù che portano l’uomo a Dio e che quindi rendono presente l’uomo davanti a Dio, tra tutte queste virtù la prima e la più fondamentale è quella della religione, la virtù della religione.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/uno-scritto-di-p-tomas-tyn-sulla-virtu.html



La prima virtù nell’ambito morale, quella che ci può essere in tutti gli uomini, non solo nei cristiani, ma anche in tutti gli uomini di buona volontà, che riconoscono l’esistenza di Dio, la prima virtù che ricollega l’uomo con Dio e che rende in qualche modo presente Dio nell’uomo - ecco la presenza di Dio nell’uomo -, tra tutte è la virtù della religione, la virtù più fondamentale che regola il rapporto tra l’uomo e Dio.

 

Immagine da Internet: Presentazione al Tempio di Gesù, Giotto, Padova
 

31 gennaio, 2026

Ancora sulla Corredentrice - Il dono della grazia e la distribuzione delle grazie

 

Ancora sulla Corredentrice

Il dono della grazia e la distribuzione delle grazie

 

 Il sacerdote e Maria nella promozione della vita di grazia

Il teologo Maurizio Gronchi, della Pontificia Università Urbaniana sul n.2 di febbraio di quest’anno di Vita pastorale pubblica un articolo intitolato La centralità di Cristo, nel quale riprende la discussione che è nata dopo la pubblicazione della Nota del DDF che tratta del tema della Corredentrice.

L’articolista sembra mosso dalla preoccupazione che il titolo di corredentrice possa recar ombra o misconoscere la centralità di Cristo nell’opera della salvezza.  L‘immagine di Cristo come «centro» della realtà e della storia è una ben nota metafora indubbiamente significativa dell’opera divina di Cristo, che si irradia in tutta la vastità dell’umanità e dell’universo. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ancora-sulla-corredentrice-il-dono.html


 

 

Privilegi esclusivi di Maria sono solo la pienezza di grazia, la maternità divina, l’immacolata concezione, la verginità prima durante e dopo il parto e l’assunzione in cielo anima e corpo.

 

Immagine da Internet: Madonna del Belvedere, Raffaello

29 gennaio, 2026

La metafisica di Gesù (4)

 

La metafisica di Gesù (4) 

Presento ai Lettori un brano sulla creazione, tratto da un libro che pubblicai nel 2014, dedicato a illustrare una cosa alla quale finora non si era mai pensato e cioè presentare quella che si potrebbe chiamare “la metafisica di Gesù”.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 29 gennaio 2026

 

Cap. VII, 3. La creazione

 a. Il Dio che rende possibile la creazione

        Gesù in più occasioni ricorda che il mondo è stato creato da Dio. Ricorda la creazione dell’uomo e della donna: “Dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina” (Mc 10,6). Nella preghiera sacerdotale al c.17 di Giovanni, Gesù fa riferimento alla sua preesistenza divina rispetto al mondo, tema del quale ho già parlato (17, 5; 17,24).

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu-4.html  

E’ chiaro che solo un Dio trascendente può essere origine e causa, e governa le cose e l’uomo non semplicemente come un dio pagano o anche come il Motore immobile di Aristotele, tutto sommato una Causa prima e un Fine ultimo dei moti della natura, ma che non pare interessarsi dell’uomo e tanto meno dell’uomo peccatore.

Invece, solo il Dio che ci è proposto dalla Bibbia come Ipsum Esse è in grado, per così dire, di sopportare il peso dell’essere, dando origine all’essere stesso delle cose, ossia creandole dal nulla. Solo un Dio che domina tutto l’essere può, con la sua onnipotenza, trarre dal nulla o far essere tutto quello che vuole.

Immagine da Internet:
- La Creazione, dall'Haggadah di Sarajevo

28 gennaio, 2026

San Tommaso D’Aquino - Lezione di Padre Tomas Tyn, OP

 

San Tommaso D’Aquino

 

In occasione della festa di San Tommaso d’Aquino, presento questa lezione di P. Tyn, che tratta alcuni punti fondamentali della dottrina di San Tommaso in antropologia, in morale e in metafisica, con particolare riferimento ad Enrico di Gand, il quale sosteneva la famosa distinzione tomistica tra essenza ed essere in maniera esagerata, che spinse il Beato Giovanni Duns Scoto a reagire in modo altrettanto esagerato in senso opposto, finendo per negare la distinzione reale tra essenza ed essere.

Tratterò di questo tema importante in un mio prossimo articolo, in cui metterò in confronto la metafisica di San Tommaso con quella del Beato Duns Scoto.

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Se non mi sbaglio, nell’anno scorso abbiamo terminato pressappoco con la considerazione della psicologia di S. Tommaso. C’è da dire ancora a questo punto che ovviamente il problema fondamentale dell’antropologia tomistica è il problema dell’anima, cioè l’analisi dell’anima.

Diciamo che l’uomo si presenta proprio come l’orizzonte del creato. Questo non è nulla di nuovo. San Tommaso prende ciò tale e quale dalla antropologia dei Santi Padri. L’uomo si presenta come il compendio di tutto il creato, partecipa in qualche modo a ogni perfezione creata, sia alla perfezione delle creature inferiori, dai minerali fino agli animali, e sia alla perfezione delle creature angeliche, la perfezione intellettiva, che però nell’uomo non è puro e semplice intelletto.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-daquino-lezione-di-padre.html


 

 


 

 

 Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Concelebrazione, Chiesa di San Giacomo fuori le Mura (bologna) 

 


27 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Sesta Parte (6/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Sesta Parte (6/6)

Che cosa è l’eresia?

Dell’eresia si potrebbe dare una definizione semplicissima: è il rifiuto in un cristiano di una verità di fede ovvero di una dottrina di Cristo interpretata dalla Chiesa nel dogma.  Oppure più semplicemente si tratta di una dottrina falsa in materia di fede. Questo rifiuto può venire da un non cristiano o da un cristiano. Nel primo caso può essere incolpevole. Si tratta della cosiddetta «eresia materiale». Nel secondo esso invece è facilmente colpevole.  Qui abbiamo l’«eresia formale».

L’eresia, oltre ad essere una proposizione errata nel campo della fede e a rivestire una connotazione di colpa morale, si configura anche nel campo del Diritto canonico (can.1364) come un delitto penalmente perseguibile.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_27.html


Secondo San Tommaso l’eresia è «quella specie di infedeltà che riguarda coloro che professano la fede di Cristo, ma corrompono i suoi dogmi». L’eresia, spiega l’Aquinate, «è una falsa opinione concernente le verità di fede. Ad essa qualcosa può riferirsi in due modi: o direttamente e principalmente, come quando c’è in gioco un articolo di fede oppure indirettamente e secondariamente, quando si tratta di cose alle quali segue la corruzione di qualche articolo di fede».

Tommaso fa notare che circa le questioni di fede, quando non è certo se una cosa è o non è di fede, c’è libera discussione fra i teologi. Se invece uno mantiene il proprio parere contro la sentenza pronunciata dalla Chiesa, in tal caso è eretico.

La più grande disgrazia che ci possa capitare è quella di sbagliarci in materia di fede. Il più grave danno che possiamo fare al prossimo è quello di ingannarlo in materia di fede. Come dice San Tommaso, la più grande opera di misericordia che possiamo fare a favore del prossimo è quella di condurlo dalle tenebre dell’errore alla luce della verità.

Per amore o per forza l’intera umanità un giorno sarà soggetta alla regalità di Cristo, per amore, quelli che sono in paradiso, per forza quelli che sono nell’inferno. Dio ha voluto non impedire l’esistenza del male.

Aristotele ebbe una profonda intuizione quando pose il bene nella categoria della sostanza e il male nella categoria dell’accidente. … Egli pose le basi metafisiche che costituiscono la condizione di possibilità della dottrina cristiana della vita eterna, della vittoria del bene sul male e della liberazione dell’umanità dal dominio fatalistico del male.

Il cristianesimo ci chiarisce la differenza tra il bene e il male, distingue male di colpa e male di pena, ci spiega l’essenza dell’uno e dell’altro, le cause e le origini del bene e del male, ci insegna come togliere il male e potenziare il bene, come fare il bene ed evitare il male.

Con tutto ciò il tema del male riserva un margine di mistero che Cristo non ci ha rivelato e questo mistero consiste nel fatto che noi non sappiamo perché Dio ha voluto non impedire il male, quando, se avesse voluto, avrebbe potuto farlo. Infatti, se Dio avesse voluto, avrebbe potuto creare un mondo felice, nel quale il male sarebbe stato assente.


Immagini da Internet:
- Corale. Miniatura di scuola fiorentina - sec. XV - Firenze, Chiesa di Santa Croce
- Codice Aureo. Miniatura di scuola tedesca - sec XVI - El Escorial, Madrid


26 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quinta Parte (5/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quinta Parte (5/6)

 

Seconda parte - I dati della divina rivelazione

Il piano divino della salvezza

La salvezza dell’uomo secondo la concezione cristiana consiste nel fatto che l’uomo, che a causa del peccato si trova in una condizione di miseria dalla quale non riesce a liberarsi con le sole sue forze indebolite appunto a causa del peccato, riceve da Dio Padre onnipotente e misericordioso, per mezzo della croce di Cristo nella potenza dello Spirito Santo e per l’intercessione della Beata Vergine Maria la possibilità di essere perdonato dei suoi peccati, risollevato dalla sua miseria, liberato dalla sofferenza, dalla morte e dal dominio di Satana, nonché elevato allo stato soprannaturale di figlio di Dio, a somiglianza del Figlio, erede della vita eterna.

Dio vuol salvare tutti; eppure non tutti si salvano.  L’uomo può volere ciò che Dio non vuole. Ciò non vuol dire che sia più forte la volontà umana nel volere il male che la volontà divina nel volere il bene. Il peccato dell’uomo non esercita su Dio alcun potere malefico. Se chiamiamo «offesa a Dio» il peccato, si tratta di una metafora presa da quanto avviene tra di noi, dove il ladro ruba a un tale il portafoglio. Lo stesso vale per la cosiddetta «ira divina». Dio è puro spirito e non ha passioni. Quell’espressione significa semplicemente che siamo noi a non essere in pace con Dio a causa della nostra colpa, che Egli disapprova.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_26.html



Al contrario, per Tommaso l’essere divino è assolutamente necessario come causa prima di tutte le cose, ma è il presupposto della volontà divina. È assurdo pensare un puro volere senza il soggetto volente e questi come effetto di un puro volere senza soggetto volente. Per Tommaso invece in Dio il volere coincide con l’essere, in quanto Dio è atto puro di essere, è l’essere sussistente, per cui non è l’essere che è volere, ma è il volere che è essere. Insomma, Dio è essere, non è volere, anche il suo essere coincide col suo volere.

Con tutto ciò noi con San Tommaso possiamo distinguere in Dio una volontà antecedente alla decisione umana, volontà per la quale Dio vuol salvare tutti e propone a tutti la possibilità di salvarsi, da una volontà conseguente, per la quale salva solo alcuni, ossia coloro che hanno accettato la proposta, mentre coloro che la rifiutano si dannano. 

Non si tratta evidentemente di due atti divini successivi nel tempo, come se fosse possibile nell’agire divino tale successione. In realtà tale successione è solo una distinzione concettuale di comodo da noi fatta, che nulla ha a che vedere con l’inseità divina, semplicissima e indivisibile, ma che funziona solo in rapporto a noi che agiamo nella durata temporale, distinzione concettuale benchè fondata sulla realtà divina, per capire come conciliare l’apparente contraddizione col fatto che da una parte Dio vuol salvare tutti, ma che poi di fatto si salvano solo alcuni. Certo i buonisti non hanno questo problema, perchè per loro si salvano tutti. L’unico inconveniente, che non è da poco, è che questa tesi è eretica.

Immagine da Internet:
- Santissima Trinità, in capolettera B, miniatura, codice di S. Miniato al Monte (Firenze)

25 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quarta Parte (4/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quarta Parte (4/6)

Lo scopo della vita

Ogni agente agisce per un fine e al di là di questo fine, agisce per un fine ultimo. Una ricerca di un fine finito uno dopo l’altro, all’infinito, senza mai giungere a una meta definitiva, credendo che ciò sia un progresso, in realtà è una cosa frustrante, esasperante e disperante, che porta a fallire lo scopo della nostra vita, che è sì il progredire ma progredire verso il bene che ci soddisfi completamente, che è solo Dio.

Se tutto deve finire nel nulla, come credeva il povero Leopardi, a che pro tante fatiche, tanti lavori, tanti sforzi? Tanto vale farla finita subito. Bisognerebbe abolire dalle scuole la lettura di Leopardi, perché spinge al suicidio. Per questo tanti giovani oggi si uccidono, nonostante il benessere del quale godono: credono che il vivere non abbia senso o che non valga la pena faticare per qualcosa. Certo molti sono mantenuti in vita dall’attrattiva dei piaceri. Essi sembrano anche felici. Ma hanno nel cuore il vuoto e forse l’inferno.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_25.html

 


Se il moto dello spirito nel finito e nel contingente può continuare e progredire indefinitamente, nel moto che riguarda il senso ultimo, quando c’è in gioco il problema dell’assoluto e del bene infinito, non può non fermarsi. Ananke stenai, diceva Aristotele, bisogna fermarsi. Questo detto corrisponde esattamente alle parole della Scrittura: «Fermatevi, e sappiate che io sono Dio» (Sal 46,11).

Se non ci fermiamo nel possesso di questo bene o nel nostro riferirci a questo bene, cadiamo nell’abisso o, come si esprime Kant, la ragione cade nel «baratro». L’assenza del bene infinito, del quale abbiamo bisogno e per il quale siamo fatti, è l’inferno, che significa appunto luogo basso e oscuro, come può essere un pozzo. Pensiamo al «pozzo dell’abisso», del quale parla l’Apocalisse (Ap 9,1).

Viceversa, raggiungendo Dio il moto agitato dello spirito si ferma nella pace, nella quiete e nella soddisfazione. Questa è la meta ultima dell’uomo.

 

Infatti ogni bene causato è creato da Dio, sommo bene e fine ultimo dell’universo e di tutti gli agenti che agiscono nell’universo. La provvidenza divina muove tutti gli agenti ad agire in vista di conseguire il loro fine, che è la felicità della loro vita. 

 Le creature spirituali, angeli e uomini sanno qual è il loro fine ultimo e il loro sommo bene. Esso è Dio stesso, loro creatore e Signore, il quale fa loro conoscere che cosa devono fare per raggiungere il loro fine, compiere quegli atti per i quali soddisfano alle esigenze della loro natura e mettono in atto le sue inclinazioni, tra le quali quella fondamentale è quella di conoscere Dio, di amarlo e servirlo, per godere dell’unione con Lui nell’eterna beatitudine celeste. Lo scopo della vita dell’uomo e dell’angelo è l’incontro immediato con Dio avendo eseguito i comandi da lui impartiti, la cui esecuzione è appunto la condizione necessaria per questo incontro beatifico.


Immagini da Internet:
- reazione del mondo, I e III giorno, miniatura Bibbia di Guyart des Moulins, Montpellier

24 gennaio, 2026

Nuovi spunti di discussione sulla Corredentrice

 

Nuovi spunti di discussione sulla Corredentrice

 

La Chiesa non ci proibisce di argomentare a favore del titolo mariano di Corredentrice. Ci proibisce però di utilizzare argomenti infondati o contro producenti.

E questo il senso dell’avvertimento che ci viene dalla recente Nota del DDF.

Pubblico allora l’intervento di un Lettore, che purtroppo fa uso di tali argomenti, senza tener conto del fatto che tale modo di magnificare la Madonna non può esserle gradito e di conseguenza non può recare beneficio alla nostra devozione nei confronti della Santissima Madre di Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nuovi-spunti-di-discussione-sulla.html

 

 

 

 “Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno" 

 



Immagine da Internet:
- Immacolata, Diocesi di San Miniato

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Terza Parte (3/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Terza Parte (3/6)

Il bello e il bene

La natura umana è già di per sé una cosa buona, ma è pienamente buona quando esercita la virtù. Al bene conviene la bellezza, per la quale esso è appetibile alla vista. Al bello conviene l’unità, il giusto modo, la forma, la specificità o misura dell’intero o del tutto e l’ordine armonioso e la buona e proporzionata distribuzione delle parti.

Ricordiamo però che se il bello è un bene per la vista, non necessariamente è un bene morale, se questa bellezza spinge al peccato o se è contemplato al fine di peccare. Entrando nel campo della produzione artistica, bisogna fare attenzione al rapporto del bello col bene morale. In questo campo l’artista ha una speciale responsabilità nel senso che la sua produzione è moralmente giustificata e formativa solo se egli non si propone soltanto di accontentare il gusto estetico, ma fa in modo con la sua opera di stimolare il pubblico alla virtù, considerando il fatto che la stessa virtù, come insegna Platone, ha una bellezza sublime capace di attirare la volontà alla pratica del bene.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_54.html 

 


In base alla semplice ragione non è difficile elaborare un progetto di perfezione umana e determinare quali sono le condizioni della sua salute fisica, psichica e spirituale, quali sono le condizioni e i mezzi dell’umana felicità. Già in questo campo Aristotele ha fatto un lavoro eccellente con la sua psicologia e la sua etica.  

La visione aristotelica è migliore di quella di Platone, perchè egli col suo dualismo di anima e corpo non riesce a giustificare l’unità della persona, mentre Aristotele, pur distinguendo anch’egli anima e corpo, facendo uso delle categorie di materia e forma ci fa capire come essi si uniscono nell’unità della persona, tanto che la dottrina dell’anima spirituale come forma sostanziale del corpo, entrerà attraverso San Tommaso addirittura nel dogma cattolico al Concilio di Vienne del 1312.

 

Come è noto, la Rivelazione biblica ci fornisce il racconto di che cosa è successo alla coppia primitiva, ci fornisce cioè il racconto del cosiddetto peccato originale, delle sue conseguenze e della promessa di redenzione fatta alla coppia da Dio di mandare un Salvatore.

La difficoltà presentata da questo racconto sta nel concetto di peccato, appunto il peccato originale, che si presenta come un peccato del tutto diverso da quello che comunemente chiamiamo peccato, che è un atto personale, del quale è responsabile solo chi l’ha commesso e la cui colpa appartiene solo a colui che ha commesso l’atto, sicchè egli solo merita di essere punito per questo atto.

Siamo dunque obbligati a vedere che differenza c’è fra la colpa personale e quella collettiva del peccato originale.  ... In altre parole, la colpa originale viene trasmessa a tutti i discendenti della coppia primitiva in quanto ognuno di questi discendenti è membro della specie umana. Per questo, la colpa originale che ognuno di noi eredita dai progenitori non ha nulla a che vedere con le nostre colpe personali, delle quali è responsabile ognuno di noi, perché non è una colpa di noi come individui, ma di noi come specie.

In sostanza nella coppia primitiva ci fu un’unità fra specie e individuo, che non si è più ripetuta nei discendenti, in ognuno dei quali il peccato è dell’individuo e non della specie.

Immagini da Internet:
- Il peccato originale, Adamo ed Eva espulsi dal Paradiso Miniatura in "Le Très Riches Heures du Duc de Berry" di Pol De Limburg 
 

23 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Seconda Parte (2/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Seconda Parte (2/6)

Il problema della sofferenza

Tutti avvertiamo che la pena è meritata dal peccatore. Ma perché mai l’innocente dovrebbe soffrire? E come mai il delinquente riesce a sfuggire alla giusta pena, anzi ha successo? Il fatto che tutti noi, giusti o ingiusti siamo soggetti in questa vita ad un’infinità di sofferenze, suscita inevitabilmente la domanda sul perchè e sul motivo di tale situazione.

Come mai nasciamo difettosi?  Sentiamo un bisogno di felicità: è perché ci viene impedito di raggiungerla? Vorremmo fare il bene: e perché non ce la facciamo? Cerchiamo la verità: e perché ci sbagliamo o restiamo illusi o ingannati? Da che cosa dipende questa nostra situazione disgraziata? Perché la sofferenza è inevitabile, se essa ci ripugna? Come mai ci capita il male nonostante tutto l’impegno che ci mettiamo nell’evitarlo? Perché non riusciamo a raggiungere gli scopi che ci prefiggiamo? Come mai esistono problemi e guai che non riusciamo a risolvere? Perché lo spirito è contrastato dalla carne? Perché esiste la morte, mentre noi vorremmo vivere e godere per sempre? Ma chi c’è che governa il mondo? È un Dio saggio, buono e potente o è un dio che si diverte a farci soffrire? Che Dio è quello che ci ha creati in modo così difettoso?

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_23.html

 

Fontanellato, 20 gennaio 2026 

Bisogna fare attenzione a non trasferire nella realtà la necessità di questa dualità puramente logica. Se infatti in logica il concetto del bene (come non-male) è connesso con quello del male (come non-bene) e viceversa, nella realtà l’esistenza del bene non comporta affatto che debba esistere anche il male. Il bene può esistere da solo anche senza il male.

Si può dire che è bene che esista il male; ma se non ci fosse il male, non per questo ci sarebbero problemi per il bene perchè esso può esistere benissimo senza il male, anzi esiste meglio senza il male. I beati sono liberi da ogni male, anche se è vero che c’è l’inferno, dove però c’è il male di pena, la cui visione, secondo San Tommaso, dà ai beati una gioia, che però non è il piacere di vederli soffrire, ma quella di vedere realizzata la giustizia divina.

Se reifichiamo l’opposizione logica bene-male, succede che la coppia bene-male verrà a costituire l’essere come tale e verrà a trovarsi persino in Dio, finendo col concepire Dio come principio del bene e del male, della giustizia e del peccato. E avremo la visione manichea, cabalistica, bruniana e böhmiana, fino a Schelling e ad Hegel. Avremo la doppia predestinazione di Godescalco nel sec. IX (Denz.621) ripresa da Lutero e Calvino.

Il bene, ossia l’ente buono è essenzialmente inclinato a diffondere il bene, ad agire bene, a compiere o fare il bene. E però l’agente spirituale, dotato di libero arbitrio, ha, come sappiamo bene, anche la possibilità di scegliere e compiere il male, di peccare. Chi sceglie il male, però, non può scegliere il male come tale, che è una privazione; e la volontà ha per oggetto un ente; non può avere per oggetto il non-essere. L’azione cattiva comporta in certo modo un annullare, che però non può essere totale, perchè essa non ha potere sull’essere e il non-essere. Questo potere appartiene solo a Dio creatore dell’essere.


Male è ciò che ci è odioso, che siamo portati a rifiutare. Il bene può esser privo di male, un bene senza difetti, a cui non manca nulla. Il male è la privazione di un bene dovuto. È un male la mancanza della vista, un mancato saluto, una mancata risposta. Da qui vediamo che se il bene può esistere senza il male, il male non può esistere senza un soggetto buono.

  

 
 
 
 

Immagini da Internet:
- Niccolò di ser Sozzo, Il Caleffo dell'Assunta, Archivio di Stato di Siena
 

22 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Prima Parte (1/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Prima Parte (1/6)

 

Quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto

Sal 50, 6

 

Introduzione

Considerazioni generali

Chiarire il rapporto tra il bene e il male è molto importante per la nostra vita. Sbagliare in questa materia comporta conseguenze morali e vitali molto gravi. Proviamo a fermarci su alcune considerazioni che penso possano essere utili.

In linea di massima tutti sappiamo che cosa è il bene e che cosa è il male. Riflettendo però su queste nozioni fondamentali che abbiamo appreso sin da bambini, ci accorgiamo che sorgono diverse difficoltà, esistono degli errori, appaiono dei misteri impenetrabili.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la.html


Non esiste nulla di naturalmente cattivo, difettoso o maligno. Come dice il Concilio Lateranense IV, Dio ha creato gli angeli in uno stato di bontà. Se alcuni sono malvagi, come i demòni, è perché da sé stessi si sono fatti malvagi. Siccome Dio è il creatore dei demòni, è sbagliato scaricare su Dio la responsabilità di aver dato origine al male. 

Il rimandare alla causa prima ciò che produce la causa seconda vale solo nella linea del bene, non del male. Nella linea del male la causa prima è la creatura. L’origine del male è solo nella creatura, proprio in quanto per sua colpa si è opposta alla volontà di Dio. Dio è essere infinito: da Lui non può che provenire l’essere. La creatura confina col nulla: Per questo può essere produttrice della privazione di essere.

Per Hegel il bene è addirittura la stessa cosa del male, nel senso che dalla loro reciprocità dialettica sorge la realtà così come l’essere coincide col non-essere. ... Per questo egli parla dell’«enorme potere del negativo». ... Lo sbaglio di Hegel è stato quello di conferire un potere positivo a questo potere negativo, come se il male potesse produrre il bene. Osserviamo che se Dio ha preso occasione dalla croce di Cristo per salvare l’uomo, non è che il soffrire come tale sia produttivo o il peccare sia fonte di salvezza, ma se Dio ha ricavato il bene dal male ciò è stato possibile perchè il Crocifisso era Dio, capace di far sorgere la vita dalla morte.

San Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor del 1993 (n.69) condanna quella concezione della morale cristiana, di origine luterana, e presente oggi nell’etica di Rahner … 

Tomas Tyn, in un saggio dedicato all’etica rahneriana, chiarisce il giudizio del Papa mostrando il rapporto di questa dottrina con quella secondo la quale Rahner, prendendo a pretesto la formulazione astratta della legge e il fatto che invece l’azione è nel concreto esistenziale, intende l’applicazione della legge non come un semplice calare l’universale nel particolare, o l’astratto nel concreto, ma nel senso che il soggetto agente ha la libertà di completare il dettato astratto della legge con l’aggiunta di una «legge personale» di suo conio adatta al suo caso concreto.



Immagini da Internet: 
- La caduta di Lucifero e degli angeli ribelli, Miniatura, Libro delle Ore, 1415, Fratelli Limbourg