Maritain e Bontadini
Un confronto fra due maestri
Parte Terza (3/7)
La scelta fra realismo e idealismo
Scegli la vita
Dt 30,19
L’idealismo in generale è la stima per il valore dell’idea intesa come esemplare o modello o criterio intellegibile assoluto e certissimo di verità e di valutazione o principio di libertà e perfezione eterno ed immutabile plasmatore della realtà materiale diveniente, realtà spirituale presente nella mente e nella coscienza, costitutiva della mente e punto di partenza e guida dell’azione. Lo scopritore del valore dell’idea è notoriamente Platone. L’idea è luce della mente proveniente da Dio e che conduce a Dio.
È interessante come nella visione idealistica sono totalmente assenti gli angeli, sia quelli santi che quelli malvagi. Infatti la metafisica idealista non conosce gradi analogici dell’essere: materia, forma, essenza, essere. Tutto si gioca tra il finito e l’infinito, Dio e l’uomo, l’immanente e il trascendente, il tutto e la parte, l’essere e il non-essere, l’affermazione e la negazione.
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Sant’Agostino comprese che l’idea platonica è l’idea divina, il Logos divino, coincidente con l’essere stesso di Dio creatore e provvidente governatore dell’universo e regola della perfezione morale dell’uomo. La mente umana forma le proprie idee basandosi sulla luce proveniente dalle idee divine. La verità del conoscere dipende dalla docilità della mente umana alla verità divina che si mostra nella coscienza.
Ma l’idealismo condannato dalla Chiesa non è questo. Si tratta invece dell’idealismo che ha il suo inizio in Cartesio e il suo culmine in Hegel. È quell’idealismo che questi idealisti chiamano boriosamente «filosofia moderna», la quale, in realtà, a ben vedere, non è affatto moderna, ma è l’espressione della sofistica di Protagora, per il quale, come è noto, «l’uomo è la misura di tutte le cose». Che significa ciò? Che Cartesio, come già aveva fatto Protagora, considera come modello e misura del reale non più l’idea divina trascendente di Platone ed Agostino, ma la semplice idea umana.
Per questo l’uomo si sostituisce a Dio nella pretesa di ideare, regolare e addirittura creare la realtà delle cose e di se stesso. Naturalmente si tratta di una pretesa irrealizzabile; ma all’idealista basta la convinzione di realizzarla. Egli sa bene che la realtà esiste indipendentemente da lui; ma per sentirsi alla pari di Dio gli basta esercitare la sua volontà senza tener conto di quella divina. E questo gli è possibile.
È con questo tipo di filosofia che oggi abbiamo a che fare. È con questa filosofia che il Concilio Vaticano II ci prescrive di confrontarci, dopo il fallito tentativo del modernismo. Il Concilio però ci indica qual è il filo di Arianna per uscire da questo labirinto, qual è il modo di togliere dal serpente il veleno, qual è la guida per il pericoloso sentiero di montagna, qual è il modo di curare la malattia senza prendere il contagio: è San Tommaso. Ma Tommaso allo stato puro, non mescolato con Parmenide, Kant, Hegel o Severino.














