Giusti ed empi
La prospettiva escatologica cristiana della pace
Prima Parte (1/2)
Costruire la pace nel mondo d’oggi
La recente enciclica di Papa Leone Magnifica humanitas tocca il delicato problema del buon uso dell’IA, in un contesto storico quale quello attuale, caratterizzato da una situazione dell’umanità mai prima verificatasi nella storia. Oggi l’umanità, che rischia da un momento all’altro l’autodistruzione, è messa più che mai davanti alle parole che Cristo e San Paolo pronunciano circa quella che sarà la conclusione della storia presente; è illuminata dalla prospettiva della separazione finale ad opera di Cristo giudice dei giusti dagli empi, i primi, premiati per la loro fedeltà, ammessi a fruire della pace celeste, eterna e perfetta nell’esercizio della comunione fraterna e con Dio; i secondi, puniti per la loro superbia e disobbedienza, eternamente schiavi del loro odio per Dio e per il prossimo, privi per sempre della pace di Cristo, fissi per sempre nella guerra contro Dio e contro il prossimo.
L’enciclica mette in gioco il concetto cristiano della pace. Esso ha origini veterotestamentarie, dove appare l’immensa ricchezza del concetto biblico della pace (shalom) come pienezza di tutti i beni, materiali e spirituali. Al limite la Pace è Dio stesso.
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Come la pace ha origine nello spirito, altrettanto la guerra ha origine nello spirito. Secondo la Scrittura essa ha avuto origine dalla guerra fra gli angeli fedeli e gli angeli ribelli alle origini del mondo. Per questo, il combattimento per l’ottenimento della pace è anzitutto un combattimento spirituale (vedi Ef 6, 12-17), che può esprimersi nel conflitto bellico esteriore e materiale.
I motivi profondi delle guerre, allora, non sono economici o materiali, e neanche strettamente politici, ma sono spirituali e religiosi: due opposte concezioni della vita, di Dio, della morale, dell’uomo, del mondo. La guerra tra persone umane è sempre in fondo una guerra di religione, anche se è vero che in certi casi la religione può essere solo un pretesto per celare motivi vergognosi e inconfessabili. Certo oggi le guerre di religione dei secc. XVI-XVII non esistono più, ma ciò non vuol dire che anche nelle guerre moderne, non ci sia nel fondo dell’animo dei belligeranti un rapporto positivo o negativo con Dio.









