01 giugno, 2026

La dialettica hegeliana come principio della guerra - Terza Parte (3/3)

 

La dialettica hegeliana come principio della guerra

Terza Parte (3/3) 

 

La ragione hegeliana primeggia sull’intelletto

Hegel si fece un concetto meschino dell’intelletto, come se questo limitasse il suo interesse alle scienze empiriche, e come se il suo distinguere ed astrarre fosse un difetto da correggere o quanto meno un limite da superare in una superiore speculazione che Hegel assegnava alla ragione. Perchè questa stima più alta della ragione rispetto all’intelletto? Perchè secondo Hegel la ragione possederebbe una forza di sintesi propulsiva che l’intelletto non avrebbe.

Ora però bisogna ricordare che il sapere comporta la visione della verità. E questo è atto dell’intelletto. Che importa, che interesse può avere il muoversi tra tra concetti e contrasti dialettici, se poi non giungiamo a vedere? Ora questo compito non spetta alla ragione, ma spetta all’intelletto. La ragione è al servizio dell’intelletto; essa lavora affinchè l’intelletto possa vedere: il ragionare non è fine a se stesso. L’intelletto ragiona al fine di vedere, quietando quindi il moto della ragione che ha condotto l’intelletto alla visione.

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Hegel mostra un’esagerata stima per la ragione, trascurando il fatto che essa è precisamente a servizio dell’intelletto. … Osserviamo che se la ragione mette in moto il movimento dello spirito, l’intelletto dice certamente fissità, fermezza, stabilità e permanenza.  Ma Hegel, preso da un concetto di vita come moto fisico, e suggestionato d’altra parte dalla rigidità del sasso o del cadavere, non tenne conto che la vita dello Spirito divino si esprime in una somma immutabilità, oggetto della visione dell’intelletto e non della dialettica della ragione. … 

Così, quando si tratta della conoscenza di fede, ossia di accogliere una verità divinamente rivelata, la ragione, guidata da una pia disposizione a credere (“pius credulitatis affectus”), causata dallo Spirito Santo, prepara e motiva l’atto di fede. Ora, questo atto è un atto dell’intelletto, che accoglie con semplicità e docilità una verità superiore alla capacità della ragione.

Come è noto, Hegel oppone al principio per cui l’essere non è il non-essere, ovvero che è impossibile che un ente sia e non sia simultaneamente, il principio opposto che “essere e nulla sono lo stesso”. E porta ad esempio della verità di questo principio il divenire. Ma non è affatto vero che nel divenire ci sia questa identità di essere e non essere. Il divenire, come già aveva capito Aristotele, non è altro che l’atto di ciò che è in potenza, per cui nel momento in cui il diveniente è tale, non può non essere tale.

Hegel non comprende che, se il male non può esistere senza il bene, il bene può esistere senza il male. La creatura può essere un misto di bene e di male, ma il beato o l’angelo santo o Dio stesso sono beni assolutamente liberi dal male. Certo, esiste un male di pena che è bene, ma non per questo è lecito confondere il non-essere con l’essere, l’ente di ragione con l’ente reale. Dobbiamo dire invece con tutta fermezza che non esiste mediazione o terzo termine tra l’esser tale e il non-essere tale. Di conseguenza, sul piano morale la sana filosofia esclude una mediazione fra l’atto buono e l’atto cattivo, fra il bene e il male, ma pone tra di loro un’opposizione o separazione irriducibile, per cui si escludono a vicenda.  Per questo, per la sana filosofia è possibile un essere senza il non-essere, un vero senza il falso e un bene senza il male.

Immagine da Internet: Giardini Vaticani

31 maggio, 2026

La dialettica hegeliana come principio della guerra - Seconda Parte (2/3)

 

La dialettica hegeliana come principio della guerra

Seconda Parte (2/3) 

  

Dialettica e dialogo

La dialettica non è solo il dibattito fra due opinioni opposte alla ricerca di quale delle due può essere quella vera, ma è anche dialogo, ossia confronto, dibattito o disputa o discussione fra due interlocutori sostenitori di due opinioni o ipotesi opposte circa un medesimo problema, nella comune ricerca della verità. 

In questo confronto di idee, può darsi che entrambi gli interlocutori siano in ricerca, come può darsi che uno, il maestro, abbia già trovato la verità.  Ma anche in questo caso il possessore della verità, si pone in discussione, problematizza ciò che già sa come se non lo sapesse, ascoltando e facendo propria per ipotesi la posizione contraria dell’avversario. In tal caso il risultato del confronto non è interlocutorio, come quando nessuno dei due conosce la verità, ma è la soluzione delle difficoltà opposte dall’avversario. È il metodo della quaestio disputata, di origine medioevale e dove San Tommaso è grande maestro. L’intera Somma Teologica è costruita secondo questo metodo.

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Per Hegel la pace non è una prospettiva finale definitiva, libera da ogni turbamento, ma è solo un momento del divenire basato sulla contraddizione e quindi sulla guerra. La guerra, per Hegel, è costituiva dell’agire perché in radice è costitutiva dell’essere dialettico, che è lo stesso essere divino. La pace è solo un momento che prepara la guerra. Ma è evidente che nella visione hegeliana dell’essere e dell’agire, la guerra primeggia sulla pace. In tal modo la guerra diventa fine a se stessa. Il cor inquietum hegeliano non è il cor inquietum agostiniano che aspira a riposare in Dio. No; è un cor inquietum e basta perché Dio stesso è inquietudine per eccellenza.

 

Hegel mostra di avere un’altissima stima per la scienza. Ma poi egli la sostituisce con la dialettica, elevando questa indebitamente al livello del sapere assoluto.  … San Tommaso distingue con chiarezza la dialettica dalla scienza: la prima fa sosta su due tesi opposte fra di loro senza poter chiarire o accertare quale delle due è quella vera. La scienza invece giunge ad una data conclusione che risponde con certezza alla verità, per cui non può essere contraddetta.

Tuttavia, dato che Hegel non rinunciò con tutto questo al desiderio della scienza assoluta, non gli rimase che assolutizzare la stessa dialettica delle opinioni. E questo è l’Assoluto di Hegel. Ognuno concepisce Dio secondo quello che appare a lui. Hegel condusse una forte polemica contro l’individualismo e il soggettivismo in teologia, ma non si accorse che con la sua dialettica il primo a caderci era proprio lui.



Immagine da Internet: Giardini Vaticani

30 maggio, 2026

La dialettica hegeliana come principio della guerra - Prima Parte (1/3)

 

La dialettica hegeliana come principio della guerra

Prima Parte (1/3) 

                                                           Sia il vostro parlare sì, no, no;

       il di più viene dal maligno

Mt 5,37

 La nostra condotta morale dipende dal nostro modo di pensare

Come ha dimostrato con solidi argomenti il dottissimo e acutissimo Padre Cornelio Fabro[1], rifacendosi ai princìpi di San Tommaso d’Aquino, la dialettica hegeliana è basata su di un modo di pensare sofistico, che trasgredisce i princìpi e le regole fondamentali del pensare e dell’argomentare, si oppone all’evidenza, fa sembrare vero il falso e favorisce la doppiezza.  

La dialettica, già spiegava Aristotele, ha una sua dignità conoscitiva, ma anch’essa, come la logica e la scienza, è tenuta a rispettare certe regole e princìpi, mancando ai quali non è più ricercatori o espositori del vero, ma volgari ciurmatori o impostori. A San Tommaso per i casi più gravi arriva a parlare di «protervia» ed è da notare ce l’Aquinate è d’abitudine molto sobrio nell’assegnare qualifiche negative ai suoi avversari.

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In campo politico e teologico la dialettica hegeliana è generatrice sia di conservatorismo che di sovversione, a seconda che si preda il positivo iniziale libero dalla negazione o con la negazione. 

Ma se si mantiene la negazione, la conclusione nichilistica è inevitabile, nonostante il rimedio che Hegel cercò di apporre. Per questo, quando Papa Francesco e Leone XV hanno denunciato il nichilismo come uno dei più gravi mali del nostro tempo, certamente hanno pensato all’hegelismo. 



Immagine da Internet: Giardini vaticani

29 maggio, 2026

Come funziona l’intelligenza artificiale?

 

Come funziona l’intelligenza artificiale?

 

In occasione della pubblicazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, il Papa ci ha illustrato l’utilità dell’IA e le norme morali che dobbiamo seguire nel suo uso, così da trarre da essa un profitto che possa servire alla convivenza sociale, al progresso umano e al bene incomparabile della pace.

Prendendo spunto da questo grande evento del Magistero Pontificio, ho pensato di proporre ai Lettori alcune brevi considerazioni concernenti il funzionamento di questa meravigliosa macchina, il cui comportamento assomiglia tanto a quello di una persona, tanto da poter costituire per alcuni il rischio di considerarla tale con le conseguenze nefaste che si possono immaginare da un simile approccio ad una semplice macchina, scambiata per un essere pensante.

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Immagini da Internet

28 maggio, 2026

Attualità di Schillebeeckx - Corso di Cristologia A.A. 1998-1999 - Seconda Parte (2/5)

 

Attualità di Schillebeeckx

Corso di Cristologia A.A. 1998/1999

Parte Seconda (2/5)

 

Ritengo che la Cristologia di Schillebeeckx, che ha avuto larga diffusione nel periodo postconciliare, continui ad influenzare la cristologia contemporanea per il fatto che non ci sono stati interventi importanti del Magistero e dei teologi cattolici finalizzati a mettere in evidenza la tendenza ariana della cristologia di Schillebeeckx.

Per questo ho pensato di offrire ai Lettori il Corso sulla Cristologia di Schillebeeckx che tenni allo Studio Teologico Domenicano di Bologna nell’A.A. 1998/1999.

 

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 25 maggio 2026

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 LA CRISTOLOGIA DI SCHILLEBEEGKX

Parte Seconda (1/5)

 

Capitolo II

Sottotitoli: 1-2-3-4-5

nn. 78-133

Pag. 28 – 44 testo originale dattiloscritto di Cavalcoli:

Cf. https://www.arpato.org/studi.htm n. 36: https://www.arpato.org/testi/studi/Cavalcoli_Schillebeeckx_1998.pdf

 

 

CAP. II - IL METODO DELLA CRISTOLOGIA

 

1. Esperienza ed interpretazione

 

78. Come abbiamo già visto, il dinamismo della conoscenza umana, per Schillebeeckx, si gioca attorno a questa polarità di esperienza e interpretazione ovvero concettualizzazione. L’interpretazione traduce l’esperienza in concetti, ma al contempo dà all’esperienza un contenuto concettuale. 

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Immagine da Internet:
- Cristo Pantocratore, Monastero di Santa Caterina nel Sinai

 

 

 

 

 


25 maggio, 2026

Attualità di Schillebeeckx - Corso di Cristologia A.A. 1998-1999 - Prima Parte (1/5)

 

Attualità di Schillebeeckx

Corso di Cristologia A.A. 1998/1999

Parte Prima (1/5)

 

Ritengo che la Cristologia di Schillebeeckx, che ha avuto larga diffusione nel periodo postconciliare, continui ad influenzare la cristologia contemporanea per il fatto che non ci sono stati interventi importanti del Magistero e dei teologi cattolici finalizzati a mettere in evidenza la tendenza ariana della cristologia di Schillebeeckx.

Per questo ho pensato di offrire ai Lettori il Corso sulla Cristologia di Schillebeeckx che tenni allo Studio Teologico Domenicano di Bologna nell’A.A. 1998/1999.

 

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 25 maggio 2026

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INTRODUZIONE

Il pensiero del teologo domenicano olandese Edward Schillebeeckx è ormai noto da decenni negli ambienti teologici internazionali. La sua produzione è molto vasta ed ha avuto ampia risonanza da noi in Italia soprattutto dagli anni sessanta agli anni ottanta. Esperto del Concilio Vaticano II, ha dato un notevole contributo agli studi cristologici.

Come è noto, egli è stato al centro di vive discussioni ed ha ricevuto anche alcuni richiami dalla Santa Sede (vedi la documentazione in Documenta inde a Concilio Vaticano Secundo expleta edita (1966-1985), della Congregazione per la Dottrina della Fede, Libreria Editrice Vaticana 1985).

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Capitolo I - Sottotitoli: 1-2-3-4 - nn. 1-77

Pag. 1 – 28 testo originale dattiloscritto di Cavalcoli:

https://www.arpato.org/studi.htm n.36: https://www.arpato.org/testi/studi/Cavalcoli_Schillebeeckx_1998.pdf

 

 

 Immagine da Internet:

-  Pittura murale raffigurante Gesù (Catacomba di Commodilla a Roma, fine IV secolo-inizi del V)


21 maggio, 2026

Lettera aperta a Amerigo Mascarucci in relazione a due suoi articoli sulla questione dei Lefevriani

 

Lettera aperta a Amerigo Mascarucci

in relazione a due suoi articoli

 sulla questione dei Lefevriani 

 

Caro Marcarucci, ho molto apprezzato il suo sforzo di comprendere con animo benevolo e critico il dramma che come cattolici stiamo vivendo nell’imminenza della progettata ordinazione dei Vescovi lefevriani.

Avrei però da fare alcune osservazioni.

Innanzitutto non concordo sul giudizio positivo che lei dà circa la critica fatta da Mons. Lefebvre alle nuove dottrine del Concilio.

Per quanto riguarda infatti la Tradizione non è il Concilio che si sia allontanato dalla Tradizione, ma è Lefebvre, che, come gli rimproverò San Paolo VI, cadde in un falso concetto di tradizione.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lettera-aperta-amerigo-mascarucci-in.html

 

Fontanellato, 20 maggio 2026

 


Se i lefevriani, in questo lasso di tempo, ascoltando la voce dello Spirito, si approprieranno di queste verità, potranno essere sicuri della benevolenza da parte del Santo Padre, senza temere alcuna difficoltà ad ottenere l’autorizzazione.

Preghiamo per questa intenzione la Vergine Maria, Sede della Sapienza e Madre della Chiesa. 

 
Immagine da Internet: Madonna in trono con il Bambino, Spoleto 

20 maggio, 2026

Nota valutativa della Dichiarazione di fede di Don Pagliarani rivolta a Papa Leone XIV

 

Nota valutativa della Dichiarazione di fede

di Don Pagliarani

rivolta a Papa Leone XIV

 

Questa Dichiarazione di fede contiene certamente molte verità di fede della Tradizione, così come esse erano intese all’epoca di Pio XII, per cui la Dichiarazione non tiene conto degli sviluppi e degli approfondimenti apportati dal Concilio Vaticano II.

Anzi troviamo nelle parole di Don Pagliarani una accusa fatta al Magistero postconciliare di avere deviato dalle verità della Tradizione, seguendo supposti errori del Concilio Vaticano II. 

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La qualifica di “cattolico” non può essere soltanto una etichetta, ma è il vanto nobilissimo di quel cristiano che si pone in comunione col Pastore Universale della Chiesa. 
 
 
 
 
Immagine da Internet:
 

19 maggio, 2026

Padre Tomas Tyn sulla creazione

 

Padre Tomas Tyn sulla creazione

 

La nozione di creazione presenta anche oggi non poche difficoltà. Alcuni filosofi cattolici, come per esempio Gustavo Bontadini, che era un ammiratore di Giovanni Gentile, ma nello stesso tempo ne comprendeva anche l’elemento difettoso, tentò di utilizzare la concezione parmenidea dell’essere ossia tentò di elaborare una nozione di creazione che potesse partire soltanto dall’identità dell’essere come atto d’essere, a prescindere dal principio di causalità, che mette in gioco la creazione dal nulla. 

...

Ogni realtà, in quanto è, è stata già amata dal Signore. Vedete come è universale l’amore di Dio.

Noi scegliamo tra creature belle e brutte, anche noi abbiamo un po’ il senso estetico. Invece il Signore ama tutto, per esempio anche i vermiciattoli. Insomma, il Signore, effettivamente ama tutto ciò che esiste. 

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Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP




Davanti a Dio bisogna riconoscere che l'uomo, come ogni creatura, è privo di alcun diritto. 

Vale a dire che tutto ciò che noi abbiamo di degno, di nobile, di buono, di valido, tutto questo, fin nei suoi minimi particolari, deriva da Dio sovranamente libero. 

Se le cose ci sono senza aver diritto ad esserci, sono state previste e preamate e, per così dire, prescelte dal Signore