Il falso concetto di fede di Severino
Seconda Parte (2/3)
Severino non riconosce che la ragione conduce alla fede
Alle ragioni che Padre Fabro, uno dei redattori delle censure ecclesiastiche, con profonda dottrina e sapienza, adduce a Severino per spiegargli che ha torto, in particolare riguardo al rapporto della ragione con la fede, Severino resta completamente sordo accusando Fabro di non averlo capito, mentre in realtà Fabro, profondissimo conoscitore sia di San Tommaso che della filosofia moderna, lo ha capito benissimo e lo confuta in modo magistrale, mostrando a Severino di non ha capito il nesso della ragione con le verità di fede.
Ma d’altra parte la sordità di Severino non fà meraviglia avendo egli ormai da alcuni anni respinto la fede come falsità, per cui controbatte a Fabro considerando le sue argomentazioni come opinioni discutibili, che egli si sente in grado di confutare in modo incontrovertibile in base alla metafisica di Parmenide.
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Un conto è sapere che Dio esiste, ed è creatore, e conoscere il fatto storico della Rivelazione. ... Tanto la ragione quanto la fede fanno riferimento al principio di non-contraddizione e alla verità dell’essere. Severino ha ragione nel pretendere che ogni proposizione per esser vera debba rivolversi nella vertà dell’essere. Solo che trascura il fatto che esiste una verità dell’essere che è comprensibile alla nostra ragione e c’è una verità dell’essere che supera la nostra ragione, verità che ci è rivelata da Dio e che è oggetto della fede.
In base a ciò è chiaro che il principio di Tertulliano «credo quia absurdum» è a sua volta un’assurdità. Se la fede comportasse contraddizione, sarebbe dovere di onestà intellettuale rifiutare la fede. Così pure è stoltezza il contrasto luterano tra fede e ragione. Pio XI ebbe a dire che razionali e dimostrabili sono i motivi per credere; misteriose e a noi inaccessibili sono le ragioni della verità da credere.
Il guaio di Severino è che si è fissato sulla falsa e calunniosa idea, secondo la quale la Chiesa sosterrebbe che Dio annulla gli enti e non c’è mai stato modo di persuaderlo di rinunciare a questa obbrobriosa falsità. In realtà questa idea che tutto provenga dal nulla e torni al nulla è propria del nichilismo leopardiano. Severino lo sapeva bene, tanto che ha scritto addirittura un libro sul nichilismo leopardiano. E allora perchè attribuire alla Chiesa quella falsità? Non si è reso conto di con quanta facilità poteva essere smentito anche da un ragazzo che conosce il Catechismo? ... Certamente, se tutto è eterno, il tempo sparisce. Ma Severino stesso si rende conto di tale enormità, per cui alla fine reintroduce dalla finestra ciò che ha fatto uscire dalla porta e il tempo viene recuperato, non come accidente della sostanza materiale, ma come successione di eterni che compaiono e spariscono come apparizioni finite dell’eterno.
Immagine da Internet: Casa di Leopardi






















