sabato 28 marzo 2020

I modernisti sono i farisei di oggi

I modernisti sono i farisei di oggi

Ci difendiamo con le nostre labbra: chi sarà nostro padrone?
Sal 12,5
                                                                                     Non conformatevi alla mentalità di questo secolo
Rm 12,2

Un malcostume diffuso 

Una cosa della quale dobbiamo renderci conto è che, dopo 110 anni dalla pubblicazione della famosa enciclica Pascendi Dominici gregis di S.Pio X, il modernismo oggi esiste ancora, come già notava il Maritain nel lontano 1966[1], ed anzi molto peggiore di quello di allora. Per la verità, il modernismo non è mai stato sconfitto del tutto; e gli errori condannati da Pio XII nell’ Humani generis non sono altro che nella linea degli errori modernistici condannati da S.Pio X.

Infatti, il modernismo non è stato solo quel fenomeno storico, che fu affrontato da S.Pio X, con quelle precise caratteristiche storiche, parte delle quali sono scomparse e oggi non sono più attuali, ma si può considerare come uno speciale vizio dello spirito, come tale al di sopra del tempo e che quindi, come tale, può sempre ripresentarsi nel corso del tempo. 

Che cosa sia, in questo senso, il modernismo, lo dice la parola stessa: è una esaltazione idolatrica della modernità, è voler essere moderni in un modo scriteriato, ossia fare della modernità presa in blocco, ad occhi chiusi, senza distinguerne pregi e difetti, come un ideale o modello o riferimento assoluti, al di sopra dello stesso Vangelo, dal quale in tal modo i modernisti prendono solo ciò che a loro garba e respingono il resto.
 
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Gesù Cristo risponde alle domande dei Farisei - Tibaldi Pellegrino -
L'affresco proviene da una parete del refettorio di San Michele in Bosco

martedì 24 marzo 2020

La pandemia è un castigo divino?

La pandemia è un castigo divino?

Chi conosce l’impeto della tua ira,
      il tuo sdegno col timore a Te dovuto?
Salmo 90,11

Il fango che guarisce

Nell’omelia della Messa del 22 marzo 2020 trasmessa a RAI Uno Mons.Gianpiero Palmieri, Vescovo Ausiliare della diocesi di Roma, ha detto che “Dio non punisce con la pandemia il peccato degli uomini. Ma la cecità, la malattia e anche la pandemia, ci ricordano che siamo Luce e fango, Luce impastata nel fango”.

Egli dunque sembra voler spiegare l’origine e il diffondersi della pandemia col fatto che «siamo Luce e fango, Luce impastata nel fango».  Che noi siamo luce è una verità certamente bella e consolante, è il ricordare che siamo stati creati ad immagine di Dio e che dobbiamo essere «figli della luce», illuminati da Cristo.
Ed anche che noi siamo fango, purtroppo è vero, perché la nostra natura si è corrotta a seguito del peccato originale ed in più si è infangata a causa dei peccati personali, ed ha quindi bisogno di essere lavata e purificata dall’acqua del Battesimo, e dalle opere della penitenza.

Tuttavia Gesù usa del fango proprio per purificarci, guarirci e ridarci la vista. Che significa ciò? Bisogna chiarire che cosa vuol dire il nostro essere fango. Esso significa, oltre al fatto che siamo peccatori, anche il fatto che subiamo le conseguenze del peccato, diciamo pure, il castigo del peccato, come sono la soggezione alla sofferenza e l’esposizione alle pene e alle sciagure della vita, comprese le calamità naturali e le epidemie. 

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 Guarigione del cieco nato, Basilica di sant’Angelo in Formis, Capua, datato 1072/1078 - da internet

lunedì 23 marzo 2020

Per una preghiera cristiana matura

Per una preghiera cristiana matura

Non la mia, ma la tua volontà sia fatta
Lc 22,42
Chiedete e otterrete
Gv 16,24

Nei momenti di calamità pubblica è più che mai di conforto la preghiera

La Sacra Scrittura è maestra eccellentissima di preghiera e, siccome la preghiera, soprattutto quella cristiana, è sorgente di grande sollievo, pace, pazienza, conforto e speranza nelle calamità, ecco l’utilità di ricordare brevemente il senso e il valore della preghiera cristiana in questo momento di prova per tutti.

È certamente confortante il fatto che si stiano moltiplicando o per intervento di privati o per opera dei pastori diverse iniziative di preghiera collettiva o pubblica per implorare da Dio Padre, per intercessione di Cristo e, subordinatamente, della Madonna e dei Santi, la cessazione della calamità, chiedendo altresì serenità e forza per la gente, e l’eterno riposo per i morti, nonché ogni genere di aiuto per tutte le forze umane impegnate in questa lotta mortale contro un nemico potente, invisibile, nascosto, proditorio ed implacabile, che colpisce senza tregua chiunque, un nemico col quale è impossibile trattare e contro il quale abbiamo molta difficoltà di difenderci. 

La preghiera che ci suggerisce la Bibbia e soprattutto il Vangelo, ha però una forma più complessa di quella che spesso si vede girare tra la gente, preghiera, questa, la quale si limita a chiedere pietà e guarigione, ma trascura un elemento essenziale, presente nelle vere preghiere bibliche e cristiane,  comprese quelle liturgiche, ossia l’esordio, col quale l’orante, pentito dei propri peccati, e pronto a far penitenza,  riconosce che i mali che lo affliggono sono la conseguenza dei suoi peccati e quindi una manifestazione della giustizia divina, che chiede riscatto e riparazione. 
 
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Ester (Andrea del Castagno) - Geremia (Michelangelo) - S.Caterina da Siena 
(immagini da internet)

domenica 22 marzo 2020

Dio manda il male?

Dio manda il male?

Se da Dio accettiamo il bene
          perché non dovremmo accettare il male?
Gb 2,10

Se Dio è bontà infinita, può mandare il male? La Bibbia dice chiaramente che Dio manda castighi, sventure e flagelli, che certamente sono mali, ma mali di pena, non mali di colpa. Ma oggi ci sono alcuni ai quali non basta dire che Dio non spinge al peccato, ma pretendono, contro l’esplicito insegnamento della Scrittura, che Dio non voglia o non sia causa neppure dei mali di pena, ossia del castigo del peccato.

Ora dobbiamo ricordare che certamente, sempre secondo la Scrittura, Dio, di per Sé, non vuole la sofferenza e la morte di nessuno, ma vuole la vita e la felicità di tutti. Ma siccome nel contempo vuole la giustizia e la giustizia richiede che il peccato sia punito, in questo senso si può dire che Dio, seppure a malincuore, se così posso dire, voglia il male di pena, fino alla stessa dannazione eterna. 

Occorre però precisare che la causa originaria e diretta della pena del peccato, non è Dio, ma lo stesso peccatore, che, col suo peccato, che di per sè è causa di morte, si tira addosso con la sua stoltezza, la pena del peccato, pena logica ed inevitabile, perché è effetto intrinseco all’essenza del peccato. 

Similmente uno che tocchi i fili dell’alta tensione, non può non morire. Un peccato senza pena non esiste, perché altrimenti non sarebbe un male ma un bene. Il peccato infatti si definisce essenzialmente come azione punibile. Neppure Dio può fare che il peccatore, cosciente di quello che fa, non senta turbamento nella sua coscienza in colpa, che è appunto il castigo immediato, intrinseco, inevitabile e proprio del peccato.

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Giobbe
Assereto Gioacchino

venerdì 20 marzo 2020

Un’offesa al sacrificio di Cristo

Un’offesa al sacrificio di Cristo

Cristo si è offerto in sacrificio di soave odore
Ef 5,2

Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente,
 santo e gradito a Dio
Rm 12,1

La fede si sta offuscando proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno

Proprio in questi giorni del diffondersi dell’epidemia, giorni nei quali è più che mai utile ricordare concetti e pratiche di fede consolanti ed incoraggianti, tali da renderci pazienti, forti e sereni nella prova, ecco l’Avvenire del 15 Marzo scorso venir fuori con la bella idea di pubblicare un nuovo articolo di Luigino Bruni, intitolato «Ambiguo è il sacrificio», col sottotitolo «la pretesa di retribuire Dio e quel velo che non nasconde lo sfruttamento». Già i titoli dicono tutto. 

L’articolo precedente del 1 marzo, intitolato «Quella perfezione che inganna». era una denigrazione dell’ideale cristiano della perfezione, scambiato per una fatica inutile, mentre è meglio adagiarsi nella mediocrità. Invece l’articolo del 15 marzo è un empio attacco al concetto cristiano del sacrificio e in particolare al sacrificio di Cristo e quindi della S.Messa, sacrificio visto calunniosamente come ingannevole espediente dei capitalisti per mantenere i lavoratori in una condizione di sfruttamento, cercando di convincerli che il loro «sacrificio» economico giova a favore della loro elevazione sociale e al bene del paese. 

Si può immaginare una più farneticante deformazione del dono che Cristo, per mandato del Padre, ha fatto della propria vita sulla croce per amor nostro e per soddisfare in vece nostra al nostro debito contratto col Padre per il peccato originale e per i nostri peccati? Si può immaginare una peggiore profanazione di bassa lega politica del mistero più alto e salutare dell’etica cristiana?

Proprio in questi giorni di preoccupazione, nei quali tutti gli uomini retti si interrogano sul senso della sofferenza, sul perché di una natura così ostile  e sul significato della morte, mentre i cattolici si prodigano, insieme con tutti gli uomini di buona volontà  nel soccorrere i malati e nel seppellire i morti, mentre  i più pii praticano il pio esercizio della Via Crucis particolarmente raccomandato in Quaresima, ecco venir fuori allegramente con perentoria sicumera il nostro Bruni a raccontarci che cosa è il sacrificio cristiano. 
 
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(immagine da internet)

martedì 17 marzo 2020

Supplica alla Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Fontanellato

  Supplica 
alla Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Fontanellato 

Anche oggi più che mai, Madre carissima, provvida e pietosa, siamo ai tuoi piedi, memori di tanti benefìci e tante grazie, per implorare da Te la tua materna assistenza e la tua potente intercessione, preoccupati come siamo per il rapido estendersi nel mondo, nella nostra Italia e dalle nostre stesse parti di un’epidemia influenzale maligna, alla quale pare assai difficile rimediare.

Noi, che frequentiamo il tuo bel Santuario o che da lontano ad esso veniamo, Ti imploriamo, o Madre dolcissima, Santuario dedicato al tuo castissimo Sposo S.Giuseppe, Protettore della Chiesa oggi in tante angustie, sapendoci peccatori e quindi per implorare il divino perdono per il tramite del ministero dei buoni Padri Domenicani, onde renderci meno indegni di ricevere le tue grazie e i tuoi favori. 

Cf.:  

sabato 14 marzo 2020

Il purgatorio come sconto della pena per il peccato

Il purgatorio come sconto della pena per il peccato

Per il tuo sdegno non c’è in me nulla di sano,
     nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati.
Sal 37,4

Da dove viene l’attuale incapacità 
di interpretare nella fede le pene della vita

La convinzione che la divinità punisce le trasgressioni alla sua volontà e che queste trasgressioni vanno rimediate con opportuni sacrifici espiatori o riparatori affinché torni la pace fra il dio e l’uomo peccatore, è una convinzione insopprimibile della coscienza religiosa naturale e quindi è propria di tutte le religioni tradizionali razionalmente fondate, ed è confermata dalla Sacra Scrittura.

In tal modo il concetto di «castigo di Dio», rettamente inteso, utilizzato in funzione penitenziale, e la conseguente possibilità che ci è offerta di volgere a vantaggio della nostra anima le sventure della vita, è uno degli insegnamenti fondamentali della sapienza biblica, insegnamento che non saprebbe essere ignorato o frainteso senza far crollare tutto l’insegnamento biblico sulla penitenza, il sacrificio cultuale fino al sacrificio soddisfattorio di Cristo, col conseguente ottenimento della grazia divina, della divina misericordia, della riconciliazione con Dio, del perdono, del recupero dell’innocenza perduta col peccato, dell’espiazione, della pratica delle buone opere, della figliolanza divina, della salvezza, della santità e della beatitudine celeste. 

Ecco allora che S.Tommaso dedica uno degli articoli della Somma Teologica a dimostrare la tesi secondo la quale «i flagelli con i quali in questa vita siamo puniti da Dio possono avere una funzione soddisfattoria». È l’art.2 della questione 15 del Supplemento della Somma Teologica dedicata ai mezzi con i quali, nell’ambito della Confessione sacramentale, diamo soddisfazione a Dio per i nostri peccati. 


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Sebastiano Ricci: 
Cristo crocifisso e anime del Purgatorio (1702) 
Chiesa parrocchiale di Fregona (TV)





Immagini da internet

giovedì 12 marzo 2020

Suggerimenti per come affrontare la situazione

Suggerimenti per come affrontare la situazione

Per le sue piaghe siamo stati guariti
Is 53,5
Solidarietà umana e testimoni della fede

Come cattolici e cittadini vediamo certamente nel diffondersi di questa epidemia un fenomeno morboso, che ci impegna tutti, credenti e non credenti, in base alle esigenze della ragione e della difesa della salute fisica, a combattere tutti assieme, in stretta collaborazione e nell’obbedienza alle disposizioni in merito delle autorità sanitarie, il comune nemico con ogni mezzo possibile e in particolare con le risorse più avanzate della medicina e della prevenzione dalle malattie.

Come qualunque membro della società civile, anche noi cattolici, esseri ragionevoli, facciamo una lettura razionale di questa calamità e ne diamo evidentemente spiegazione razionale, anche sul piano della teologia. E combattiamo con i mezzi che ci prescrivono la ragione e la scienza. 
Ma la Sacra Scrittura ci insegna altresì a trovare un significato più profondo e addirittura salvifico di detta calamità. Questo è il paradosso cristiano. È un significato di fede, che supera la misura della ragione, significato che può sembrare assurdo, ma che in realtà esprime la divina sapienza. 

La fede, infatti, illustrandoci il mistero della sofferenza, ci conduce a scoprire nella calamità addirittura il segno della misericordia divina: una proposizione apparentemente insensata, eppure verissima, a patto che la si intenda bene, secondo le considerazioni che seguono.

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 L'Immacolata Concezione - dipinto di Luca Giordano (immagine da internet)

mercoledì 11 marzo 2020

Riflessioni sui Salmi

Riflessioni sui Salmi

 Ti canterò sulla cetra, o Santo d’Israele
Sal 71,22

Il miracolo dei Salmi

 In tutta la letteratura religiosa dell’umanità i Salmi emergono come sublime insuperata espressione del più puro monoteismo. Dio è uno solo, l’unico, l’Altissimo, l’Eterno, il Signore, Colui Che È, l’Infinito, immutabile, creatore del cielo e della terra, sapiente, provvidente, temibile, benevolo, giusto e misericordioso, trionfatore dei suoi nemici, vindice degli oppressi, donatore generoso di ogni bene.

Il Salmista è profondamente assetato di Dio. È chiaro come egli pone Dio al vertice di tutto e all’origine di tutte le cose.  Essere in comunione con Dio, poter contemplare il suo Volto, essere a Lui gradito, obbedire alla sua legge, aver Dio dalla sua parte come difesa dai suoi nemici, sentire le sue consolazioni, averLo guida nell’agire, ottenere la sua grazia e il suo perdono, raggiungerLo come premio delle sue fatiche, è la somma aspirazione del Salmista.

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