martedì 10 dicembre 2019

Quattro cristologie eretiche

Quattro cristologie eretiche

Rahner – Kasper – Schillebeeckx - Teilhard de Chardin

Occorre fare chiarezza

Il panorama della cristologia oggi è indubbiamente assai ricco di temi e valori, frutto del progresso filosofico, teologico ed esegetico promosso dal Concilio Vaticano II, ed effetto altresì degli scambi ecumenici e di una ampia riflessione sugli interventi del Magistero in materia. Sono sorte così nuove tendenze teologiche, che arricchiscono la varietà delle scuole tradizionali, come quella tomista, scotista, suareziana, bonaventuriana ed agostiniana.

Già nel 1979 il Padre Battista Mondin, con la sua ben nota erudizione, poteva presentare una panoramica della situazione di allora[1], che a tutt’oggi non è cambiata, semmai è peggiorata. Il Padre Mondin, con una grande ingenuità e mancanza di senso critico,  presentava tranquillamente cristologie ortodosse ed eretiche, mescolandole tra di loro, col dare ad esse denominazioni del tutto innocenti («esistenzialiste», «storiche», «secolari», «escatologiche», «politiche», «personalistiche») e quindi col dare al lettore l’impressione di legittime o normali varianti o differenziazioni della cristologia cattolica. 

È interessante come egli chiama le uniche pienamente ortodosse: «metafisiche», quando avrebbe dovuto dire francamente: «cattoliche». Per le altre, certo tutte interessanti, se proprio non voleva usare il termine «eretiche», per mettere in guardia il lettore ignaro, avrebbe dovuto almeno mettere, per esempio, «non pienamente cattoliche» oppure: «moderniste» oppure: «discusse».

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Il Tondo Doni (Michelangelo - Firenze)
La pietà (Michelangelo - Roma)
Il  Cristo Risorto (Michelangelo - Roma)
Il Giudizio universale (Michelangelo - Roma)





giovedì 5 dicembre 2019

Verona 3 dicembre 2019

NEWS  3 Dicembre 2019
P. Giovanni Cavalcoli O.P., Socio Onorario
 
Associazione Doctor Humanitatis
Sezione di Verona della Società Internazionale Tommaso d’Aquino
Puoi scaricare audio e testo dell'Omelia della s. Messa e della Conferenza La questione del demonio oggi. Aspetto dottrinale e pastorale
richiedendo la password a: info@doctorhumanitatis.eu

domenica 1 dicembre 2019

Gesù Cristo Fondamento del mondo

 È appena uscito il libro del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, che tratta la cristologia da un’angolatura sin oggi non molto approfondita: la metafisica di Gesù Cristo.

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«Come si fa ad accogliere Cristo, se non c’è nell’anima l’amore della sapienza, dato che Cristo è la Sapienza Eterna del Padre?». È un interrogativo posto in una sua omelia inedita del 5 gennaio 1986 dal Servo di Dio Padre Tomas Tyn [1950-1990]. Questo libro intende essere una guida agevole e chiara per quanti si interrogano sul significato del Vangelo di Gesù Cristo per l’uomo, per la fede che non può sussistere senza la ragione e per la ragione che necessità della fede, per la natura, per il mondo e per il cosmo. È stato scritto per coloro che già credono nel Verbo di Dio fatto Uomo e che cercano la via migliore e più elevata per incontrarlo, per coloro che sono colpiti dalla sapienza umana del Cristo e desiderano approfondirla, per gli amanti della contemplazione ai quali «solo Dio basta», come diceva Santa Teresa d’Avila. È stato scritto per coloro che credono che Cristo è l’inizio, il centro e il fine ultimo del nostro intero umanesimo. 

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lunedì 25 novembre 2019

Che cosa chiediamo a un Papa

Che cosa chiediamo a un Papa

La Civiltà cattolica ha di recente pubblicato un articolo di alto elogio dell’«eloquenza» del Papa, giustificandosi col dire che il Pontefice ama, nelle interviste e nei dialoghi, i discorsi «incompleti», che possano essere completati dall’interlocutore e che rifugge da «astrazioni incontrovertibili». Sembra dunque che il Papa, al dire dell’articolista, metta in second’ordine i discorsi «completi» contenuti nei suoi documenti scritti ed ufficiali, che non potrebbero essere completati. 

Viceversa, la più alta e specifica eloquenza di un Papa non si misura dai viaggi in aereo o dalle interviste con personaggi equivoci o malfamati, ma dal suo magistero ufficiale, nel quale svolge il ruolo di Pietro. E su questo punto non saremmo così entusiasti come l’ingenuo o furbo articolista. 

Francesco, al dire dell’articolista, tasta le posizioni dell’altro per poter poi sviluppare il suo discorso o per lasciare che lo sviluppi l’interlocutore. Per questo egli ricorda con simpatia i colloqui del Papa con Scalfari, che pure ha slealmente messo in giro la falsa notizia che il Papa nega l’esistenza dell’inferno e la divinità di Cristo. Ma l’articolista, pur riconoscendo le eresie di Scalfari, non sembra essere preoccupato più di tanto di quei fatti, perché essi testimonierebbero di questo gusto del Papa di avviare nell’interlocutore una libera reazione ed un «completamento». Ci si domanda in che cosa Scalfari completa i discorsi del Papa.

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sabato 16 novembre 2019

Sulle prove dell’esistenza di Dio

Sulle prove dell’esistenza di Dio

Che significa provare che Dio esiste? 

Quando si parla di «prove dell’esistenza di Dio», si possono intendere due cose: o il provare a qualcuno che Dio esiste o l’esperienza di alcune cose, per le quali ognuno di noi giunge a sapere che Dio esiste. S.Tommaso nella SummaTheologiae fa un discorso del primo tipo: partendo dal presupposto che sappiamo già che cosa significhi la parola «Dio», ma che non sappiamo se esiste o non esiste, ci vuol fornire le prove della sua esistenza, ci vuol convincere mediante prove irrefutabili che Dio esiste.  

E lo fa con le famose cinque vie, supponendo un concetto realistico del conoscere, mostrando che tutti noi, partendo dall’esperienza del divenire del mondo, delle cose e del proprio io ed applicando il principio di ragion d’essere, di causalità e di partecipazione, non possiamo non ammettere un primo motore immobile, una prima causa efficiente, un ente assolutamente necessario, un ente sommo, un fine ultimo, Ente assoluto e plurivalente, che «tutti – dice l’Aquinate - chiamano “Dio”».  

Un’analisi ulteriore di questo Ente porterà poi Tommaso, come è noto, a concludere che in questo Ente l’essenza coincide col suo essere: Deus est suum esse, sicchè Dio è l’ipsum Esse per se subsistens. 

Esiste anche una prova psicologica dell’esistenza di Dio. È quella di S.Agostino: la mente scopre nel suo intimo la verità, ma sperimenta nel contempo la sua mutabilità. E dunque questa verità immutabile, che è in lei deve venire da più in alto, da un punto insuperabile: «Et si te mutabilem inveneris, transcende te ipsum, et illuc ergo tende ubi ipsum lumen rations accenditur»

Esiste anche una prova morale. È quella di Kant: la coscienza del dovere come obbligo assoluto. Il mio dovere, la legge morale è un imperativo categorico, al quale non posso sottrarmi, senza mancare alla mia dignità. Da dove viene questa legge? Non può che venire da un sommo Legislatore saggio e buono, amante dell’uomo. E costui è Dio.

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Dio Creatore
Michelangelo
Cappella Sistina
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lunedì 11 novembre 2019

Non habemus Papam. Il dramma di Papa Francesco.

Non habemus Papam
Il dramma di Papa Francesco

La Chiesa è finita?

Il titolo reboante non spaventi il lettore. Non sono un sedevacantista o un donminutelliano, ma un ex-officiale della Segreteria di Stato di S.Giovanni Paolo II e Accademico pontifico. Dico subito pertanto che Papa Francesco conosce bene il suo dovere di Papa e lo pratica. Eppure il titolo dell’articolo, per quanto scioccante, non l’ho scelto a caso. Il lettore non interrompa subito la lettura e lasci che mi spieghi. 
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Ci verrebbe voglia di fare come gli Apostoli: «Maestro, non t’importa che moriamo?” (Mc 4,38). Tuttavia, una domanda del genere è indiscreta. Si potrebbe mai temere che Cristo cessi dal compiere la sua opera salvifica mediante la Chiesa e nella Chiesa? E se un Papa non obbedisse a Cristo? 

Questa è l’angosciosa domanda che i migliori fra noi oggi si pongono. Ma purtroppo non sempre c’è chiarezza nel distinguere dove il Papa può sbagliare e quindi può essere criticabile e dove non può sbagliare, per cui contestarlo o contraddirlo in questo campo sarebbe disobbedienza, scisma o eresia. Ad alcuni infatti il Papa va bene così com’è non perché credano nell’infallibilità pontificia, ma perchè a loro pare che il Papa li accontenti nelle loro voglie mondane. Alcuni invece trovano da ridire su tutto quello che fa perché sono dei piantagrane. Ma coloro che vedono oggettivamente la situazione, sono i veri cattolici, e sanno quali sono i limiti dell’autorità del Papa, non possono non soffrire proprio perché vogliono bene al Papa e alla Chiesa.
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domenica 10 novembre 2019

Dalla terra al cielo. Il percorso della vita cristiana.

Dalla terra al cielo.
Il percorso della vita cristiana
                                                    Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,
                                  dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio;
                                                             pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Col 3,1-2
La dottrina di S.Paolo
S.Paolo descrive sinteticamente il percorso salvifico della vita cristiana in molti modi: come il passaggio da una condizione terrena (cf I Cor 15,40) a una condizione celeste (II Cor 5,2), da una condizione carnale a una condizione spirituale, come passaggio dall’«uomo vecchio» (Rm 6,6) a un «uomo nuovo» (Ef 4,24), «nuova creatura» (Gal 6,15; II Cor 5,17), dall’inimicizia con Dio all’amicizia, dalla soggezione a Satana e al peccato alla soggezione a Dio e alla giustizia, dalla scissione interiore all’armonia interiore, dalla malattia alla guarigione, dall’ignoranza alla conoscenza, dalla miseria alla ricchezza, dalla malizia alla santità, da una condizione di schiavitù a una condizione di libertà,  da uno stato naturale a uno stato soprannaturale, dalla mortalità all’immortalità, da una schiavitù agli elementi del mondo alla padronanza sul creato, dal contrasto uomo-donna alla riconciliazione uomo-donna, dall’egoismo alla socialità, da figlio dell’uomo a figlio di Dio.
Il viaggio cristiano verso la beatitudine non è, quindi, come pensava Platone, un processo di disincarnazione, un lasciare il corpo e il sesso, quasi «carcere» dell’anima, ma una resurrezione del corpo e del sesso dopo una permanenza di durata eviterna dell’anima separata nel godimento della visione beatifica. Per «cielo», quindi non s’intende il puro spirito senza corpo, ma l’uomo intero, reintegrato o reincarnato, anima e corpo. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dalla-terra-al-cielo-il-percorso-della.html






Conversione e battesimo 
di Sant'Agostino


Da :
https://www.youtube.com/watch?v=BRK_ZG01ZiU

mercoledì 6 novembre 2019

Può esistere una liturgia amazzonica?

Può esistere una liturgia amazzonica?

Una buona intenzione del Sinodo

Il documento finale del Sinodo sull’Amazzonia, riferendosi ai riti religiosi indigeni,  in vista della elaborazione di un rito cattolico amazzonico, osserva che la vita delle comunità amazzoniche «si riflette nelle credenze e nei riti sull’azione degli spiriti della divinità, chiamati in innumerevoli modi, con e nel territorio, con e in relazione alla natura» (n. 14). 
L’intenzione del Sinodo di elaborare una liturgia cattolica «inculturata», una liturgia «dal volto amazzonico», adatta ai cattolici amazzonici è indubbiamente lodevole e necessaria; ma a tal fine occorre  un prudente lavoro di verifica, vaglio e discernimento, alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa, di quelle forme ed espressioni della ritualità e della cultura religiose indigene, che possono essere utilizzate per la suddetta elaborazione. A tal fine, occorre però dare una precisa risposta alle seguenti domande.
Quali sono queste credenze e questi riti? Chi sono e che cosa sono questi «spiriti della divinità»? Dio possiede degli spiriti? Sono spiriti che emanano da Dio? Sono assimilabili ai sette doni dello Spirito Santo? Sono soggetti personali, sono creature o sono dèi? Sono angeli? Sono anime dei Santi? Sono assimilabili ai «sette spiriti», dei quali parla l’Apocalisse? (Ap 1,4). Sono gli spiriti pervasi dalla sapienza? (Sap 7,23). Sono gli spiriti dei defunti? Sono gli spiriti evocati dai negromanti? (Dt 18,11; Is 8,19). Sono gli spiriti degli animali, secondo la credenza degli sciamani? Di quale divinità si parla? Qual è la relazione di questi spiriti con la natura? 
E la natura considerata come? Come creatura, segno e prova dell’esistenza di Dio, governata da Dio per il bene dell’uomo, come madre, ma anche matrigna, amorevole ma anche ostile, dolce ma anche terribile, come giardino ma anche come deserto, tenera ma anche severa, come ambiente naturale dell’uomo, come mondo messo da Dio a disposizione dell’uomo, da utilizzare con sobrietà per il soddisfacimento dei i suoi bisogni materiali, come libera dai poteri maligni, come abitazione degli angeli e dei santi, destinata a rinnovarsi nel mondo futuro della resurrezione?
Oppure la natura rappresentata dalla statuetta di Pachamama, la Madre Terra, come insieme unitario ed organico degli dèi, degli spiriti, degli uomini, degli animali, delle piante, dei fiumi, dei laghi, dei mari e delle montagne? Come Uno-Tutto, come totalità eterna, vivente, diveniente, infinita, assoluta e divina? Senza un Dio al di sopra di lei, che l’abbia creata e la governi, ma Dio essa stessa, sufficiente a se stessa?
È evidente che in questi argomenti delicatissimi ed oscuri non si può restare nel vago ed occorre assolutamente evitare la faciloneria e l’approssimazione. Occorre invece capire quanto, nell’affrontare questi argomenti, sia necessario raccogliere un’adeguata documentazione storica e fattuale, fare un’attenta disamina ed un’esatta interpretazione di tutti questi elementi,  sulla base di una specifica preparazione teologico-liturgica e di un’approfondita conoscenza degli usi, delle pratiche, delle norme, delle credenze, delle rappresentazioni, dei simboli, delle tradizioni, dei canti, delle danze, dei gusti, dei miti, delle formule, dei riti e delle idee delle popolazioni locali, prima di procedere ad una loro utilizzazione per l’elaborazione di una liturgia amazzonica.

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Le Rogazioni

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lunedì 28 ottobre 2019

La falsa mistica di Karl Rahner

La falsa mistica di Karl Rahner
      Nessuno vi inganni con argomenti seducenti 
                           Col 2,4
E’ possibile e doveroso formare un concetto di Dio
         Il Cardinale Gaetano fa presente la necessità di distinguere la conoscenza della quiddità o essenza di una cosa (cognoscere quidditatem), dalla conoscenza per modo di quiddità o di essenza (cognoscere quidditative). Così ci sono due modi di definire l’essenza di una cosa, o di dire che cosa una data cosa è, o di stabilirne gli attributi essenziali: o quello della semplice attribuzione o quello di stabilire come un dato attributo si addice a quella data cosa.
Nel primo senso possiamo conoscere l’essenza di ogni cosa, anche di Dio. Invece nel secondo senso non possiamo conoscere razionalmente l’essenza di Dio; ma essa ci è rivelata nel suo proprio modo di essere, nella sua propria intimità e unicità soltanto da Gesù Cristo, che ci promette di vedere dopo la morte “faccia a faccia”, senza mediazione concettuale, il “volto” ovvero l’essenza del Dio trinitario.
Ogni cosa infatti è conoscibile, e quindi concettualizzabile, anche Dio, perché l’ente è l’oggetto dell’intelletto, qualsiasi ente, compreso Dio. E ogni ente è rappresentabile in quella immagine mentale che è il concetto. In questo senso Hegel ha ragione, quando dice che il reale è razionale.
Ogni ente creato realizza ed esprime un pensiero. Esprime sempre un pensiero divino, e a volte anche il nostro. E’ così che l’intelletto umano, angelico o divino, è costituito in funzione dell’ente. Non esiste pensiero se non dell’ente. Non c’è ente che non sia pensato o pensabile.
Mentre Dio creatore degli enti li ha tutti presenti alla sua mente, per noi esistono effettivamente cose alle quali non pensiamo, ma non per questo non sono pensabili. Un essere impensabile o inconoscibile non esiste. E per noi la conoscenza avviene per mezzo del concetto, che è la rappresentazione spirituale della cosa.
Il concetto è il mezzo mentale col quale ci rappresentiamo l’essenza delle cose, quindi anche Dio, però solo nel primo modo, almeno con la semplice ragione. Invece con la fede possiamo concepire Dio anche nel secondo modo e quindi conoscerlo come Lui stesso si conosce, benchè in un modo infinitamente meno perfetto.
Nella fede non possiamo certamente eguagliare la scienza che Dio ha di Sé, perché è infinita, mentre la nostra è finita; tuttavia possiamo almeno partecipare di questa scienza. Possiamo, come dice S.Paolo, “possedere il pensiero di Cristo” (I Cor 2,16).
 
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Karl Rahner
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venerdì 25 ottobre 2019

Pluralismo religioso e idolatria

Pluralismo religioso e idolatria
Concepirono un’idea falsa di Dio rivolgendosi agli idoli
Sap 14,30
Un fedele esasperato
Il recente episodio delle statuette di Pachamama gettate nel Tevere da un ignoto fedele in segno di protesta testimonia di un disagio tra quei fedeli,  che temono che il Sinodo, sotto pretesto del dialogo interreligioso e dell’inculturazione possa favorire il sincretismo e l’idolatria. Naturalmente questo non avverrà; tuttavia non possiamo trascurare di tener conto delle gravi preoccupazioni espresse da eminenti e dotti prelati e teologi, come il Cardinali Müller e Brandmüller, nonché Mons.Schneider ed altri  illustri studiosi di chiara fede cattolica.
Tali preoccupazioni sono causate dal forte sospetto per non dire convinzione che certe frasi dell’Instrumentum Laboris sottendano un’acquiescenza nei confronti di una visione panteistica della natura o della «Madre Terra», sotto il nome di Pachamama, il che è come dire un favoreggiamento dell’idolatria, giacchè questa non è altro che la traduzione in termini popolari di quello che teoreticamente è il panteismo, come ad esempio quello degli Stoici, dell’India, di Giordano Bruno, di Spinoza, di Haeckel, di Schopenhauer, di Schelling e di Hegel. 
Infatti l’idolatria è il culto di un falso dio, precisamente della creatura al posto del creatore. Questa creatura può essere tante cose: possono essere gli astri, gli angeli, le anime dei defunti, il mondo, l’universo, la natura, cibi o bevande, i laghi, i fiumi, i boschi, i monti, gli artefatti, le piante, gli animali, l’uomo stesso, lo Stato, la ragione, la coscienza, la libertà, il mio io, ecc. 





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lunedì 21 ottobre 2019

L’etica di Karl Rahner



L’etica di Karl Rahner
 
Alle radici della crisi
Per comprendere le cause dell’attuale degrado morale e delle deviazioni dottrinali nella Chiesa in fatto di morale, un grave fenomeno che crea forte preoccupazione in quei cattolici, laici, pastori e teologi, che zelano il bene delle anime, il progresso morale e l’avanzamento delle virtù, nonchè l’estirpazione dei vizi e la vittoria sulle forze del male, è molto utile conoscere le idee morali di Karl Rahner, senza per questo togliergli gli indubbi meriti. 
L’etica rahneriana è evidentemente la conseguenza della sua antropologia[1], che abbiamo esposto in un precedente articolo. Se l’uomo è per essenza spirito nella storia, termine della grazia perdonante, soggetto dell’esistenziale soprannaturale, giusto e peccatore, aprioricamente, ed inconsciamente e preconsciamente orientato a Dio come orizzonte della trascendenza umana, ne viene che l’atto morale fondamentale in base all’esperienza trascendentale[2] è  l’opzione fondamentale per Dio come assoluto ed innominabile Mistero che si autocomunica nella grazia. 
Da questa antropologia scaturisce, come si può immaginare, un’etica tracotante ed autoreferenziale – ne vedremo gli aspetti essenziali - basata sulla convinzione del soggetto di essere espressione permanente dell’Assoluto e quindi autorizzato a considerare la natura e il prossimo come massa di manovra delle sue manipolazioni ecclesiali e platea che gli fornisce gli applausi per la soddisfazione del suo protagonismo.
 
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Karl Rahner 
e
Joseph Aloisius Ratzinger
 
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lunedì 14 ottobre 2019

Natura madre e natura matrigna

Natura madre e natura matrigna
 
Il rapporto dell’uomo con la natura ha sempre avuto due aspetti: da una parte la natura ci presenta meravigliose bellezze, occasioni di svago e divertimento, alimento per la nostra vita, risorse per curare le malattie e mantenerci in salute, mezzi e strumenti per la nostra arte e per la nostra tecnica, segreti affascinanti che suscitano la nostra curiosità e la nostra ricerca, sfide al nostro desiderio di avventura e di destrezza sportiva; ma dall’altra la natura ci si mostra infida, spaventosa, ostile, dannosa, ripugnante, pericolosa e distruttrice in molti modi: dalle catastrofi come terremoti, maremoti, frane, valanghe, crolli, incendi, inondazioni, alluvioni, siccità, orrende voragini, uragani, alle epidemie, alle bestie feroci, agli insetti fastidiosi, ai virus delle varie malattie, alle carestie, ai gas venefici, alle foreste impenetrabili, ai deserti, alle glaciazioni, ai monti inaccessibili, agli spazi siderali invalicabili.
Questi due aspetti così contrastanti stimolano, suscitano, occasionano o danno luogo a due ordini di reazioni o di risposte o di interventi molto coinvolgenti: da una parte, per quanto riguarda gli aspetti positivi della natura, essa ci mostra quell’aspetto della natura che riflette la sapienza e la potenza del Creatore, che la fa agire secondo precise leggi che sta a noi conoscere per aver modo di coltivare le sue possibilità produttive, per utilizzarla al fine di soddisfare ai nostri bisogni fisici e per ricavare da essa mezzi e strumenti tecnici che garantiscono ed aumentano il nostro benessere materiale o servono per produrre opere d’arte che rallegrano ed elevano il nostro spirito al gusto della bellezza umana e divina. 

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Creazione del sole e della luna
Duomo di Monreale

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venerdì 11 ottobre 2019

PADRE CAVALCOLI COMMENTA E SPIEGA L’INTERVISTA DEL CARD. SARAH.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, padre Giovanni Cavalcoli ci ha inviato una sua riflessione-commento sull’intervista che il card. Robert Sarah ha rilasciato nei giorni scorsi, e di cui abbiamo già parlato su Stilum Curiae. Buona lettura.

§§§

Caro Tosatti,
che cosa ha inteso dire il card. Sarah con quella frase lapidaria «chi è contro il Papa è fuori della Chiesa»? Se prendiamo questa preposizione «contro» in senso assoluto, come mi pare qui la si debba intendere, il significato mi sembra evidente: chi è contro il Papa innanzitutto in ciò che lo riguarda in quanto Papa, ossia come Pastore della Chiesa, ma anche – se pensiamo al dovere della carità – come uomo. Si può essere col Papa, se lo si disprezza come uomo?
Tuttavia occorre precisare che propriamente e formalmente è contro il Papa e quindi fuori della Chiesa non tanto chi lo critica nei suoi lati umani, ma chi nega maliziosamente la sua autorità soprannaturale, chi gli si ribella come a maestro della fede e come guida della Chiesa, chi non è in comunione con lui, chi lo odia, gli nutre rancore, gli è nemico o lo disprezza in quanto Papa. Chi lo offende nella sua umanità non va direttamente contro la Chiesa, se non di riflesso, in quanto quell’uomo è il Papa.
Ora è chiaro che per essere in comunione con la Chiesa, per amare la Chiesa, occorre amare il Papa, obbedire al Papa, essere in comunione con lui: dalla nostra comunione col Papa dipende  la nostra comunione con la Chiesa. Peccare contro il Papa nella carità ed obbedienza verso di lui, è peccato contro la Chiesa: è peccato di scisma. Se poi gli si disobbedisce nella dottrina della fede, è eresia.

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https://www.marcotosatti.com/2019/10/11/padre-cavalcoli-commenta-e-spiega-lintervista-del-card-sarah/







Card. Robert Sarah

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