Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart
L’apprezzamento dell’essere divino
Terza Parte (3/3)
L’anima e Dio
Tanto Caterina quanto Eckhart hanno l’occhio fisso su Dio e insistono sulla necessità di rinunciare ad ogni attaccamento al proprio io per lasciarsi guidare da Dio e della sua grazia. Ma mentre Caterina mantiene una precisa coscienza della dignità del proprio io e dei doni da Dio ricevuti, un io creato ad immagine di Dio, riscattato dal sangue di Cristo, Eckhart, che non intende affatto negare la centralità di Cristo, calca in modo così esagerato su questo autospossessamento di sè, che sembra che il compito del mistico sia quello di annullare se stesso per sostituire Dio al proprio io, un’operazione per la verità assurda, che rovescia l’umiltà in una divinizzazione dell’io.
Sia per Eckhart che per Caterina l’anima è evidentemente cosciente di sé. Ma mentre per Caterina il «cognoscimento di sè» fa comprendere all’anima la sua totale dipendenza da Dio nell’essere stata da Lui creata e istruita sui suoi doveri, per cui in questo conoscimento di sé l’anima si scopre e si riconosce peccatrice ed è stimolata alla penitenza e alla conversione, l’autocoscienza eckhartiana sembra una semplice presa di coscienza della propria unione con Dio.
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Nel caso di Eckhart le opposizioni che ricevette, per quanto da esse non sia stata assente l’invidia, si sono rivelate fondate e giustificate, ed hanno toccato temi così importanti della dottrina e della morale, da indurre il Papa stesso ad intervenire di persona, cosa molto rara nella storia del Papato, segno evidente che Eckhart destò preoccupazioni dottrinali molto serie.
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| Papa Giovanni XXII |
Osservo che le censure pontificie in materia di fede sono un’espressione dell’autorità dottrinale del Papa, che non possono essere sbagliate o riformabili. E difatti non è mai accaduto che sentenze pontificie di condanna che toccano il suo servizio di verità nel campo della dottrina della fede vengano abrogate o rivedute. Semmai il lavoro che si può fare può essere simile a quello che si è fatto nel caso del Beato Rosmini: senza smentire la condanna delle 40 proposizioni, la Chiesa ha salvato le sue intenzioni. Analogamente per Eckhart, la Chiesa potrà dichiarare che il contenuto delle proposizioni eccartiane, restando in se stesso condannato, non rispecchia le intenzioni dottrinali profonde dell’Autore, ossia ciò che veramente intendeva dire, in se stesso valido ed utile alla teologia e alla vita cristiana.














