sabato 12 giugno 2021

Sessolatria e sessofobia - Quarta Parte (4/4)

  Sessolatria e sessofobia

Quarta Parte (4/4)

 La sessofobia è un fraintendimento della superiorità

dello spirito sul sesso. Essa riduce l’uomo a puro spirito 

La ripugnanza nei confronti del sesso, considerato come fattore di turbamento della pace dello spirito si riscontra sin dai primi secoli nel monachesimo cristiano a causa di una lettura rigorista dei testi ascetici del Nuovo Testamento, dove troviamo la messa in guardia contra la «concupiscenza» (I Gv 2,16; Rm 7,7) e i «desideri della carne» (Rm 13,14; Gal 5,13; II Pt 2,10).

I primi cristiani intendevano con questo rigorismo interpretare la più esigente spiritualità neotestamentaria che si muoveva sotto l’impulso dello Spirito Santo, in opposizione alla spiritualità vetero-testamentaria giudicata permissiva per l’esistenza del divorzio e della poligamia e troppo legata alla terra, col pretesto della «terra promessa». Così la spiritualità cristiana fece i suoi esordi sotto l’egida del monachesimo, con una forte anche se giustificata reazione ai costumi sessuali pagani del tempo e trovarono in Platone l’ispiratore migliore di questa visione ultraspiritualista.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/sessolatria-e-sessofobia-quarta-parte-44.html

 

Per Origene Dio non crea l’anima al momento del concepimento sì da farla essere maschile o femminile, ma avrebbe creato tutte le anime all’inizio della creazione insieme con tutti gli angeli, prima dell’avventura nel paradiso terrestre.


La cosa che stupisce nell’Agostino giovane è come abbia potuto mettere assieme l’esperienza del concubinaggio con l’adesione al manicheismo. Il manicheismo peraltro è un dualismo ancora peggiore di quello platonico.

Ma poi nella spiritualità agostiniana la carne, ossia il sesso, assunse un nuovo volto, un volto sereno, che portò l’Ipponense a quell’altra fondamentale domanda-risposta: «caro te excaecaverat? Caro te sanat». Il sesso ti ha ingannato? Il sesso ti sana. Quale sesso? Sesso di chi? Evidentemente il sesso di Cristo, Verbo incarnato.

È interessante qui ricordare che per Aristotele il piacere fisico è «medicinale», idea assente in Platone.

Da qui San Tommaso, che pure giunge all’intuizione ardita per i suoi tempi, che la femminilità sarà presente alla resurrezione, cade poi inavvertitamente nella trappola di Aristotele, arrivando a dire che nel corpo risorto sarà assente il piacere fisico, perché, avendo tale piacere una funzione medicinale e non essendovi in paradiso sofferenze fisiche da lenire e malattie da guarire, non c’è bisogno di medicine.

 

Si comprende facilmente l’estremo allarme nel quale il fenomeno cataro, diffusosi in Francia nel sec. XIII, gettò l’Europa, in quanto setta che minacciava di estinguere la cristianità europea. 

L’odierna diffusione di pratiche sessuali che contrastano con la procreazione o legalizzano l’aborto, devono mettere similmente in allarme i governi civili, per il fatto che queste pratiche causano la diminuzione della popolazione, contrastando l’interesse fondamentale dello Stato, che è quello invece di favorirne l’aumento.

 

Immagini da Internet:

- Origene
- Sant'Agostino e Santa Monica
- Il giudizio Universale di Michelangelo B.
- I catari


giovedì 10 giugno 2021

Sessolatria e sessofobia - Terza Parte (3/4)

  Sessolatria e sessofobia

Terza Parte (3/4)

 L’io libidico di Sigmund Freud

Sigmund Freud fu uno psichiatra, che come tale ha il compito di guarire le malattie mentali: psychè=anima, iatreia=cura, e quindi di operare sul piano psichico della persona, pur coinvolgendo la sua volontà, giacchè non può il medico curare il paziente se il paziente non collabora. Però lo psicologo non ha il compito di guarire le deviazioni della volontà, ossia di togliere i peccati; questo è compito del sacerdote; ma ha quello di liberare la volontà del paziente da disturbi psichici, che ostacolano il retto cammino della volontà.

Per capire il pensiero di Freud è molto importante il concetto di «sublimazione». Esso suppone un’ontologia materialistica nella quale l’assoluto non sta in alto, ma in basso, per cui è il basso che produce l’alto; ovvero l’alto è una trasformazione o una «sublimazione» del basso. In altre parole: l’energia vitale principale e decisiva non è lo spirito, ma il sesso, non è la volontà, ma la libido.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/sessolatria-e-sessofobia-terza-parte-34.html

Lo spirito per Freud rimane al vertice dell’essere, e ciò permette un certo recupero spiritualistico del suo pensiero, tuttavia è al vertice non come causa della materia, ma come causato dalla materia, che nel caso di Freud, sarebbe il sesso. Si direbbe che nel freudismo non la causa è superiore all’effetto, ma l’effetto è superiore alla causa. Il più viene dal meno.


In Rahner manca il concetto della creazione, che viene sostituito hegelianamente con la categoria del divenire. Quindi per Rahner Dio non crea l’uomo dal nulla, e restando immutabile, non crea un ente mutevole, ma diviene uomo: la natura divina si muta in natura umana. Quindi Dio non trascende la natura umana, ma è il vertice sommo ed insuperabile dell’autotrascendenza dell’uomo, che raggiunge l’orizzonte o vertice di questa autotrascendenza. Dio non è trascendente, al di sopra della natura umana, ma è la natura umana che è trascendente, ossia si trascende in Dio


Rahner, oltre a risentire dell’influsso hegeliano, risente anche di quello heideggeriano, per il quale l’uomo anche qui non è creato da Dio, ma con la Verständnis esplicita e concettualizza la Vorverständnis, che è l’atto dell’io originario e trascendentale, che corrisponde all’Io di Husserl e di Fichte, Io che coincide con Dio.  

Immagini da internet:
- Anna e Sigmund Freud
- Luise Rinser e Karl Rahner 
- Hannah Arendt e Martin Heidegger

Sessolatria e sessofobia - Seconda Parte (2/4)

 Sessolatria e sessofobia

Seconda Parte (2/4)

Il matrimonio 

In ogni caso, dopo il peccato originale resta il dovere della riproduzione della specie per sostituire gli individui che vengono meno a causa della morte. Ma prima di Cristo le anime, che sono immortali, al momento della morte, sono da Dio trasferite in un luogo umbratile provvisorio extraterreno, che la Bibbia chiama sceòl, e che traduciamo con «inferi».

La riconciliazione dello spirito col sesso dev’essere operata da una duplice attività morale: da un’opera educativa tesa ad istruire la coscienza e a rettificare la volontà circa l’ideale cristiano della temperanza sessuale, che trova la sua più alta realizzazione nel matrimonio e la pratica del voto di castità, che è il modo col quale nella vita religiosa è vissuta la dimensione della sessualità; e da una pratica ascetica, che ha lo scopo di vincere la concupiscenza col soccorso dei mezzi della grazia, così da mortificare l’uomo vecchio (cf Rm 6,6) e da far crescere gradualmente l’uomo nuovo (Ef 4,24). 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/sessolatria-e-sessofobia-seconda-parte.html

L’essenza del matrimonio non è mutata dopo la caduta del peccato originale. Tale essenza, come si esprime San Tommaso, «consiste in una certa indivisibile congiunzione degli animi, per la quale l’uno è tenuto a mantenersi indivisibilmente fedele all’altro».

Tommaso non fa questione di superiorità del marito sulla moglie. Ma è evidentemente sottintesa la pari dignità nella reciproca complementarità, che è appunto il piano genesiaco originario, mentre il dominio dell’uomo sulla donna è castigo del peccato originale (Gen 2,16).

La sessolatria dipende sostanzialmente da un fraintendimento materialista e gnostico del valore spirituale unitivo dell’unione sessuale, scambiata per una creazione della libera volontà della persona, la quale decide del proprio essere esistenziale a prescindere da una legge naturale creata da Dio e quindi da una reciprocità naturale fra uomo e donna voluti da Dio.

Alla persona umana non si può prendere a modello del suo essere la Persona divina intesa come esse ad, perché solo in Dio l’essere coincide con l’agire mentre il relazionarsi di Dio col mondo non è essenziale alla natura divina, ma è suo atto libero che mette in gioco una relazione di ragione, non una relazione reale, perché è vero che il mondo è realmente distinto da Dio, ma Dio non dipende dal mondo, né l’essenza divina si risolve in un esse ad, ma è sostanza. 

Immagini da internet

martedì 8 giugno 2021

Sessolatria e sessofobia - Prima Parte (1/4)

  Sessolatria e sessofobia

Prima Parte (1/4)

Una polarizzazione nefasta, che occorre risolvere al più presto

Il peccato originale ha causato nell’istinto sessuale i due vizi opposti della concupiscenza e della frigidità: in alcuni soggetti l’attrattiva sessuale è troppo forte, sicchè peccano per eccesso. In altri è troppo debole, sicchè peccano per difetto. Per alcuni il sesso è una divinità da adorare, uno scopo della loro vita. Ad altri il sesso ripugna e vorrebbero sbarazzarsene.

Questi ultimi avvertono in modo orgoglioso il valore dello spirito e a loro ripugna essere uniti al sesso. Vedono in esso lo stimolo al peccato e l’origine prima del peccato. I primi, invece, insensibili o freddi al valore dello spirito, provano fastidio per le cose dello spirito e fanno girare la loro vita attorno al sesso.

Gli spiritualisti fanno capo al paradigma spiritualistico dualistico e sessuofobo di Platone e di Origene; i materialisti simpatizzano per l’animalismo edonista sessolatra di Epicuro e di Freud. Per gli uni e per gli altri la resurrezione del sesso è impensabile. Per i primi, perché il sesso è visto come un carcere dal quale occorre liberarsi. Per i secondi, al momento della morte muore tutto l’uomo e chi si è visto si è visto. Il sesso è un dio mortale.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/sessolatria-e-sessofobia-prima-parte-14.html

È facile capire con queste premesse, dove va a finire la legge morale e quindi l’etica sessuale sia nel cartesianismo che nel freudismo. 

Mentre in Cartesio la legge morale non è più vista come legge vincolante di una natura umana sensibile animata da un’anima come forma sostanziale del corpo, ma è solo conservata come «provvisoria» per ottenere il consenso sociale del suo tempo ancora legato al cristianesimo,

in Freud, come vedremo, la legge morale è sostituita dall’autodeterminazione sessuale obbediente all’impulso deterministico del preconscio come principio della personalità.

 

- Renato Cartesio

- Sigmund Freud

- Il bacio di Klimt

Immagini da internet


L’istinto sessuale che Dio unisce ad un’anima razionale per formare una persona umana non è più quello semplicemente animale finalizzato alla riproduzione della specie. 

Questa finalità ovviamente rimane, ma ad essa si aggiunge l’amore. 

E l’amore richiede una diversa strutturazione del corpo e della gestualità rispetto a quello che avviene negli animali

Luigino alle prese col Dio di Giobbe

  Luigino alle prese col Dio di Giobbe

Su Avvenire del 29 maggio scorso è apparso un articolo di Luigino Bruni dal titolo Il Dio di Giobbe. Ferita e benedizione, che, nel tentativo maldestro di rendere accettabile, affidabile ed amabile Dio in certi suoi strani comportamenti, in realtà finisce per fargli fare una pessima figura, e renderlo odioso o quanto meno difficilmente sopportabile, per cui alla fine ci si domanda per quale motivo continuare a dargli fiducia.

L’unica cosa per cui vale la pena di sopportare un Dio di questo tipo, continua Luigino, è che ci lascia fare tutto quello che vogliamo, senza infastidirci o spaventarci con minacce di castighi, perché ha promesso in Cristo di salvarci tutti.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-alle-prese-col-dio-di-giobbe.html


Due cose stupiscono nella storia di Giobbe. La prima. Stupisce la sua insistenza nel proclamare la sua innocenza.

Giobbe sembra ignorare completamente le conseguenze del peccato originale. 

La seconda: non aveva mai letto il c.53 di Isaia, la profezia del Servo di Dio, che offre la propria vita in riscatto dei peccatori? 

Eppure esisteva il principio che la vittima dev’essere pura.

Immagine da internet

venerdì 4 giugno 2021

Luigino corregge Recalcati

  Luigino corregge Recalcati

Ancora sull’immagine di Dio

Dopo una vigorosa meditazione sul Nome divino e sull’immagine di Dio contro la tentazione dell’idolatria e delle teologie autoreferenziali, nell’Avvenire di sabato 19 settembre, Luigino Bruni, procedendo lungo il tema dell’immagine, nell’articolo Ma Caino non definisce l’uomo, svolge una vigorosa e calibrata difesa della verità biblica, non senza approvare il positivo, contro il libro di Massimo Recalcati, Il gesto di Caino, circa l’origine della malvagità umana, che certamente deriva dal gesto di Caino, come sostiene Recalcati, ma che suppone – osserva Luigino - la creazione di Adamo ed Eva, i capostipiti di tutto il genere umano, creati, come ricorda ripetutamente e giustamente Luigino, ad immagine e somiglianza di Dio, bontà infinita. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-corregge-recalcati_4.html

Ad ogni modo, voglio riportare anch’io le parole di Recalcati, che Luigino cita a conclusione del suo articolo circa il valore della fratellanza:

«La fratellanza è l’indice del carattere insuperabile e vincolante della relazione con l’Altro, non tanto con il fratello di sangue, con il più prossimo, ma innanzitutto con lo sconosciuto, con il fratello che ancora non ha nome» 

E Luigino commenta:

«Una fraternità diversa, nuova, quella che ha nella parabola del buon Samaritano un’icona insuperata: il “fratello” non è il vicino (di sangue, di etnia, di popolo…), ma chi si china su colui che si è “imbattuto nei briganti”. Siamo tutti capaci di chinarci sulle vittime, di non uccidere ancora Abele, ma di salvarlo, perché prima di essere eredi di Caino, siamo eredi di Adam, di quella cosa “molto bella e molto buona”, fatta “poco meno di Elohim”.

Immagine da internet: Il Buon Samaritano (miniatura dal Codex purpureus rossanensis sec. VI) Rossano, Museo diocesano e del Codex


[1] Cf La religione entro i limiti della sola ragione, Editori Laterza, Bari 1985.

giovedì 3 giugno 2021

Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio? La dinamica del cristianesimo - Quarta Parte (4/4)

 Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio?

La dinamica del cristianesimo

Quarta Parte (4/4) 

Cristo all’inferno. 

Per Von Balthasar tutti sono giusti e peccatori. Per questo, Dio perdona e castiga simultaneamente tutte le creature spirituali, angeli e uomini. Tutti sono ad un tempo beati e dannati, beati perché sono in Dio, dannati perché hanno peccato. Non c’è separazione fra beati e dannati. Questo avviene perché Dio stesso è ad un tempo per tutte le creature paradiso e inferno.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/che-rapporto-intercorre-fra-lo-spirito_3.html


L’errore metafisico fondamentale di Von Balthasar, a prescindere dai suoi meriti di teologo e di maestro di spiritualità, è il porre il bene e il male nell’Assoluto. Ciò comporta la negazione dell’esistenza di una Bontà assoluta e dell’opposizione assoluta fra bene e male. Il bene diventa relativo al male.                                                                                  

Il fatto che le tre Persone sono un unico Dio con ben precisi attributi, in particolare la sua identità e la sua volontà, deve mettere in guardia dalla tentazione di concepire la condotta delle tre Persone alla stregua di quella di persone umane o di quella delle mitologie pagane,  dove un soggetto agisce in modo differente dall’altro ed esistono mutamenti di condotta, contrasti e conflitti, dove una persona può volere il bene e l’altra il male, può essere doppia o incoerente,  pentirsi e ravvedersi, amare o odiare, comandare od obbedire, fare la pace o fare la guerra.


In Von Balthasar c’è un’anima limpida, che gli viene dalla spiritualità ignaziana e un’anima torbida, che gli viene dall’influsso della falsa mistica Adrienne Von Speyr. Prendiamo di lui il buono e lasciamo cadere il cattivo.

 
 
 
 
 
 Immagini da internet:
 
- Hans Urs von Balthasar
- Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra
- Adrienne von Speyr
 
 
 
 

mercoledì 2 giugno 2021

Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio? La dinamica del cristianesimo - Terza Parte (3/4)

 Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio?

La dinamica del cristianesimo

Terza Parte (3/4)

Dio ha liberamente voluto essere piuttosto che non essere.

Il volontarismo di Schelling 

Hegel vede nell’Assoluto di Schelling l’unità nell’opposizione di oggettivo e soggettivo, di origine fichtiana («io-non-io»), che, tradotto nei termini del volere, è l’opposizione böhmiana del bene e del male. Dio, che può essere come non essere, fare il bene come il male, ha voluto essere ed essere buono, ma conserva in sè il non-essere e il male.

L’appunto che Hegel fa a Schelling, come è noto, è quello di non precisare concettualmente nell’essenza divina la sintesi delle differenze, come invece ritiene di aver fatto Hegel nella sua Logica determinando il concetto razionale dell’Assoluto come Idea, sintesi del reale e del razionale, ovvero come dialettica della contraddizione nell’identità, concezione che comporta la sintesi dell’essere col non-essere, del sì col no e del bene col male. Nella Scienza della Logica Hegel conduce l’idealismo nato da Cartesio e passato attraverso Kant, Fichte Schelling al suo massimo fastigio, per il quale l’Idea si fa Natura e la Natura si innalza (Erhebung) all’Idea, così come il divenire dell’essere si innalza al divenire dello Spirito, che è l’argomento della Fenomenlogia dello Spirito.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/che-rapporto-intercorre-fra-lo-spirito_2.html


 Per Schelling Dio non è essere, ma «potenza di essere», «voler-essere», volontà che, come dirà poi Hegel «vuole sé stessa». 

Assomiglia all’Io fichtiano, che pone il non-Io nell’Io. 

Ma qui sorge un pensiero orrendo, davanti al quale purtroppo Schelling non arretra, ma va avanti disinvolto: se Dio è potenza di scelta tra l’essere il non-essere, fra il bene e il male, dunque Dio è all’origine non solo del bene, ma anche del male. 

È, come dirà Nietzsche, al di sopra del bene del male.

 

 

È la tesi che fa propria Luigi Pareyson, il quale, però, non sentendosela di affermare che Dio pecca o è causa del peccato, si ferma a dire che, sì, il male è in Dio, ma originariamente bloccato e vinto dalla sua buona volontà.

Secondo lui, in Dio c’è la possibilità e la radice del male, ma essa è stata da lui eternamente vinta e tacitata dalla sua irremovibile volontà di fare il bene.  

Il volere divino conserva in radice la possibilità di scegliere fra il bene e il male, ma conserva la sua irremovibile volontà di fare il bene.

 

 

 

Secondo Schelling il demonio non è una creatura, ma non è neppure increato. Non si capisce dunque a che livello dell’essere si trovi. Ci pare di trovarci davanti ad una concezione gradualistica o gerarchica del divino, simile a quella dei neoplatonici e di Ario. Infatti Schelling mostra simpatia per gli ariani.

Ma inoltre secondo Schelling Satana non sarebbe neppure una persona, ma un «principio» spirituale celato nell’uomo, che sarebbe emerso come volontà malvagia al momento del peccato originale. 

Nel contempo questo principio sovracreaturale par essere anche originato in Dio, sicché siamo daccapo con la concezione böhmiana del male originato da Dio e qui congiuntamente all’uomo.

Immagini da internet:
- Friedrich Schelling
- Luigi Pareyson
- Ario

martedì 1 giugno 2021

Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio? La dinamica del cristianesimo - Seconda Parte (2/4)

Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio?

La dinamica del cristianesimo

Seconda Parte (2/4)

Lo Spirito Santo conciliatore della grazia col peccato in Lutero

Lutero credette erroneamente che lo Spirito Santo operi una riconciliazione di Dio con l’uomo nel senso di una conciliazione della grazia col peccato. Ma questo è un grave errore, che offende la giustizia e la bontà divina e non fa che confermare l’uomo nel peccato, perché alla fine, come intuirono prima Böhme e poi Hegel, ciò finisce per condurre alla conciliazione in Dio del bene col male. D’altra parte, il castigo divino non è crudeltà e la misericordia non è legittimazione del peccato o complicità col peccato. La misericordia non toglie solo la pena, ma anche la colpa.

Il fatto è che Lutero – quasi a rinnovare l’eresia di Marcione - non riuscì a risolvere il contrasto che egli immaginava tra un Deus absconditus, prima dell’Incarnazione, terrificante ed inaffidabile, col dolce Deus revelatus di Gesù Cristo, perché, anche quando Lutero si convinse di essere predestinato, gli restò sempre l’angoscioso dubbio di non esserlo, perché dietro il velo della coscienza gli restava sempre il fantasma del Deus absconditus

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/che-rapporto-intercorre-fra-lo-spirito_1.html


Il fatto è che Lutero – quasi a rinnovare l’eresia di Marcione - non riuscì a risolvere il contrasto che egli immaginava tra un Deus absconditus, prima dell’Incarnazione, terrificante ed inaffidabile, col dolce Deus revelatus di Gesù Cristo, perché, anche quando Lutero si convinse di essere predestinato, gli restò sempre l’angoscioso dubbio di non esserlo, perché dietro il velo della coscienza gli restava sempre il fantasma del Deus absconditus.

Lutero tenta di rimediare a questa lacerazione interiore accentuando, nella linea agostiniana, l’aspetto immanentistico ed interioristico della presenza di Dio nella coscienza.

 

Ma egli restava lontano dalla serenità del «cor inquietum» agostiniano, così umilmente zelante di quello spirito di penitenza, di quella docilità intellettuale e comunione ecclesiale, che Lutero aveva invece tragicamente respinti e compromessi per il suo orgoglioso amor proprio e il suo ostinato aggrapparsi a una vana confidenza in Dio senza sincero pentimento dei propri peccati.  


Questo tragico dualismo teologico ricompare in modo più radicale nel ‘600 nel mistico luterano Jakob Böhme, il quale, nel contempo, come osserva Hegel, si affanna a rimediarvi col creare un monismo assoluto, che assomiglia al panteismo di Spinoza, questi pure ammirato da Hegel, con la differenza che mentre in Spinoza, spirito freddo e glaciale, Dio è Sostanza unica, statica ed assoluta, che nega l’oggettività del male dissolvendolo in Dio, Böhme, spirito tormentato,  non nega affatto la realtà del male né si vergogna di porlo in Dio, come spiega lo stesso Hegel. Secondo questi infatti la grande scoperta di Böhme è stata quella di capire che «il male è contenuto nel bene»  

Immagini da internet:

L’apostolo Giovanni e Marcione di Sinope in una miniatura dell’XI secolo
Sant'Agostino di Ippona
Jakob Böhme

lunedì 31 maggio 2021

Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio? La dinamica del cristianesimo - Prima Parte (1/4)

  Che rapporto intercorre fra lo Spirito Santo e il demonio?

La dinamica del cristianesimo

Prima Parte (1/4)

 

Il Figlio sarà sottomesso a Colui

che gli ha sottomesso ogni cosa,

perché Dio sia tutto in tutti

I Cor 15,28

 

Dio ci ha fatto conoscere il disegno

di ricapitolare in Cristo tutte le cose,

quelle del cielo come quelle della terra.

Ef 1,10

 

Egli lo ha esaltato perché

nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra

Fil 2.10

Domande di fondo 

Che rapporto c’è fra la buona volontà di una persona e la cattiva volontà dell’altra? Che rapporto c’è tra la Persona dello Spirito Santo, che è Spirito di verità, di amore, di vita e di santità, con lo spirito della menzogna, dell’odio, della malvagità e dell’omicidio? Qual è l’azione dello Spirito nei confronti di Satana? E qual è l’azione di Satana nei confronti dello Spirito? Esiste un dialogo?

Qual è stata la parte dello Spirito Santo e quella del demonio nell’opera della Redenzione?  Qual è la parte dello Spirito e quella di Satana nella vita della Chiesa? Come dobbiamo pensare la vittoria e il dominio dello Spirito Santo su Satana? Come e perché Dio si serve del demonio per la nostra salvezza e santificazione?

E noi creature umane come dobbiamo atteggiarci nei confronti di questo rapporto, che comporta il fatto che lo Spirito Santo ci attira a Sé con la sua bontà, mentre il demonio ci seduce e ci tenta?

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/che-rapporto-intercorre-fra-lo-spirito.html


Origene intuì che la ricapitolazione (apokefalàiosis, Ef 1,10), che egli chiamò “apocatastasi” (apokatastasis) è la riunificazione operata dallo Spirito Santo di ciò che all’inizio della creazione era unito e che era stato infranto e diviso dal peccato, ma nel concepire questa riunificazione commise due errori: primo, la concepì platonicamente come semplice ritorno all’unità iniziale e non come superamento e, secondo, di conseguenza, non tenne conto del fatto che nell’unità finale ossia nella riconciliazione escatologica dell’uomo con Dio, è presente eternamente il male – da qui l’esistenza dell’inferno -, che invece non è presente all’inizio.




Spinoza, per il quale il male è male per gli uomini, ma non agli occhi di Dio, per il quale tutto è bene: 

un povero pretesto per infischiarsi del dramma dei sofferenti e di «coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte» (Sal 107, 10).


D’altra parte, è assurdo calcare talmente sulla realtà del male da vederne l’origine addirittura in Dio: 

un bel pretesto per scaricare su Dio le proprie colpe. 

Qui abbiamo un Dio del sì e del no, che approva tanto il bene che il male, perché, come ci spiega Hegel, «essendo il male la stessa cosa che il bene, proprio il male non è male, né il bene è bene, ma piuttosto sono tolti e superati ambedue».

 

 Immagini da internet