Perché Aristotele dava tanto fastidio a Lutero?
Parte Terza (3/5)
Il sapere morale nella forma drammatica e nella forma scientifica
Sant’Agostino e San Tommaso
Esistono due modi per acquistare o trasmettere la conoscenza delle norme dell’agire umano: uno è quello narrativo, eventualmente in forma autobiografica o poetica o aneddotica o comunque letteraria. Pensiamo anche al genere letterario dei Salmi, della storia, del romanzo, del racconto, del dramma o della commedia o della tragedia o dell’opera lirica. In campo filosofico abbiamo Platone coi suoi famosi Dialoghi, benchè anche in lui troviamo la forma dottrinale e teoretica, come La Repubblica.
Ed esiste una modalità di tipo enunciativo, sentenziario, assertorio, che non usa la prima persona, ma la terza facendo riferimento alla natura umana e alle sue facoltà, alle sue leggi e ai suoi fini esponendo tesi, princìpi e valori universali ed immutabili, che vengono dimostrati con un’opportuna argomentazione razionale. Abbiamo allora in questo caso la scienza o filosofia o teologia morale, l’etica naturale e l’etica cristiana. In campo filosofico sommo maestro è Aristotle, con le sue opere di etica. Tommaso ha commentato l’Etica a Nicomaco.
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Lutero, che si vantava della sua aderenza all’insegnamento biblico e di esporre un puro pensiero biblico, in realtà con la sua opposizione feroce all’etica di Aristotele e di San Tommaso, agli insegnamenti della teologia morale scolastica e ai dogmi morali della Chiesa, mostra di essere prigioniero di una concezione equivocista della conoscenza e fatalistica della realtà e del destino umano, che non sono affatto bibliche ma di origine pagana. Egli che in nome di un contatto immediato con la pura Parola di Dio senza la mediazione e il presupposto della filosofia greca e della ragione umana, ma in realtà, attraverso la filosofia di Ockham, assumeva il peggio della filosofia greca dei Protagora, dei Democrito, dei sofisti e dei fatalisti.
Egli che accusava Aristotele di essere un sofista, ignora la sapienza con la quale Aristotele confuta i sofisti ed è abile egli stesso nel costruire sofismi. Scambia sofisma ciò che è ragionevole e crede di aver ragione costruendo sofismi. Trova contraddizioni dove non ci sono e mette in contraddizione ciò che va congiunto.
La mia salvezza per Lutero non è solo oggetto di speranza, ma verità di fede, come se io mettessi tra gli articoli del Credo: «credo che mi salverò». Ma il Concilio di Trento avrebbe poi proibito di concepire una simile fede. Il motivo è semplice: Cristo ci rivela il mistero di Dio, non quello della sorte finale del nostro io. Ci dà indubbiamente i mezzi della salvezza. Ci dona la grazia che salva; promette di salvarci, ma a patto che osserviamo i comandamenti.
San Tommaso nota che in realtà noi possiamo solo congetturare di essere in grazia da certi segni psicologici, come il gusto che proviamo per le realtà spirituali o il sentirsi a posto in coscienza dopo una buona confessione. E questo perché, spiega l’Aquinate, la grazia è una vita divina per sperimentare la quale dovremmo essere Dio. Dobbiamo saperci accontentare di questi segni in attesa della beata visione in cielo.
Paolo, come è noto, su alcuni temi dell’etica cristiana, come quelli della fede, del libero arbitrio, della concupiscenza, dell’obbedienza alla legge e ai comandamenti, del peccato, delle opere, della grazia, della libertà, della giustizia, della giustificazione e del merito, si esprime in alcuni luoghi con inesattezza, così da prestarsi all’equivoco. Ma le cose si chiariscono alla luce di quei passi dove l’Apostolo è chiaro. Invece Lutero si fissa su quei passi problematici, li ingigantisce e li isola dal contesto che avrebbe potuto illuminarli, e perciò stesso falsifica il pensiero dell’Apostolo, facendone un esaltato, un fideista, irrazionalista, antinomista, autoritario e libertario, uno spregiatore della filosofia e degli ebrei, quale Lutero è stato.
Immagini da Internet: Le miniature della Bibbia di Oxford (Oxford Bible Pictures, Oxforder Bibelbilder)



















