giovedì 29 settembre 2022

Dio non è ambiguo e non vuole un sacrificio umano - Prima Parte (1/2)

   Dio non è ambiguo e non vuole un sacrificio umano

Ancora sul sacrificio di Abramo

Prima Parte (1/2)

Il nostro lettore Bruno, mi ha fornito ulteriori interventi su questo argomento importante ed appassionante, che è il famoso episodio biblico del sacrificio di Abramo, episodio che davanti all’esegesi moderna suscita delicate questioni e stimola ad una importante tematica concernente la natura del sacrificio cultuale, il modo in cui Dio intende il sacrificio, nonché l’importanza della buona fede e della libertà di coscienza, sempre nell’orizzonte ermeneutico tradizionale della figura di Abramo come padre nella fede ed esempio eccelso di obbedienza e di fedeltà ad un Dio che ci promette una grande abbondanza di frutti di vita eterna.

Di seguito il testo di Bruno con le mie risposte.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dio-non-e-ambiguo-e-non-vuole-un.html


 

Il sacrificio di Abramo si può considerare una prefigurazione del sacrificio di Cristo. 

Naturalmente di ciò Abramo non era assolutamente consapevole. 

È una considerazione che possiamo fare noi oggi, dopo il fatto del sacrificio di Gesù.

Immagine da Internet:
Ravenna - Basilica di San Vitale - l'ospitalità di Abramo ai tre angeli e il sacrificio di Isacc

mercoledì 28 settembre 2022

San Tommaso riconfermato Dottore Comune della Chiesa

  San Tommaso riconfermato Dottore Comune della Chiesa

Quando Cristo ha incaricato Pietro di confermare i fratelli nella fede, ha esteso questo potere alla facoltà di indicare tutte quelle cose o valori che motivano la fede, conducono alla fede, facilitano, proteggono e condizionano la fede, rendono possibile o impossibile o permettono la fede, impediscono od ostacolano la fede, illustrano, interpretano o conseguono alla fede, rafforzano e sviluppano la fede, diffondono la fede, applicano la fede nella condotta umana.

Ora è evidente che occorre distinguere chiaramente quella che è la dottrina della fede dalla teologia. La dottrina della fede è la stessa dottrina di Cristo, oggetto della fede teologale e soprannaturale, interpretata dalla Chiesa nel dogma, dottrina divina e quindi assolutamente vera ed infallibile, necessaria alla salvezza. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-riconfermato-dottore-comune.html

Viceversa Papa Francesco, raccomandando la filosofia di Tommaso, implicita nella sua teologia, ci ricorda che la verità è una sola, è universale ed è di tutti, lumen publicum, come diceva Sant’Agostino, bene comune, e quindi si oppone al relativismo filosofico, falsa libertà e generatore di discriminazioni ideologiche e sociali, deleterio per l’unità e la verità della fede.

martedì 27 settembre 2022

Le condizioni per la pace in Ucraina

 Le condizioni per la pace in Ucraina

Programma della Rivoluzione Europea

 

Tu regere imperio populos, Romane, memento

Virgilio

Avanzo modestamente alcune proposte, che mi sembrano utili per raggiungere la pace in Ucraina.

C’è una prima parte (1-11), che tratta degli aspetti militari, territoriali, giuridici, etnici, economici e politici.

La seconda parte invece (12-13) affronta la millenaria questione dell’unità cristiana dell’Europa, ossia la congiunzione, come diceva San Giovanni Paolo II, dei due polmoni dell’Europa.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/le-condizioni-per-la-pace-in-ucraina.html


 

L'Europa vista dallo spazio

Immagine da Internet

 

 

venerdì 23 settembre 2022

Nuove accuse di eresia a Papa Francesco

Nuove accuse di eresia a Papa Francesco 

In occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica Desiderio Desideravi del Santo Padre, è apparsa una pubblica dichiarazione firmata da un gruppo di intellettuali cattolici, la quale muove delle accuse gravi ed ingiuste nei confronti dell’insegnamento dottrinale del Papa.

Riporto qui una breve corrispondenza con un Lettore, nella quale io ricordo alcuni principi ermeneutici del Magistero Pontificio, dei quali più volte ho trattato in questo blog, principi che ci aiutano a comprendere come anche questa volta il Santo Padre manifesti la sua genuina autorità apostolica di Successore di Pietro.

Cf. 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html 

-    https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-liturgia-come-servizio-pubblico_23.html

Caro Padre Cavalcoli,

sottopongo alla vostra considerazione la mia opinione personale (e la sottopongo alla valutazione che volete fare) sulla recente lettera di critica dottrinale a Papa Francesco 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nuove-accuse-di-eresia-papa-francesco.html


Papa Francesco I

 

Immagine da :

https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/kazakhstan2022.html

giovedì 22 settembre 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Quarta Parte (4/4)

La vera essenza della filosofia moderna

Quarta Parte (4/4) 

I tre livelli dell’io

Un importante applicazione del trascendentale idealista è la dottrina dell’io trascendentale, ricavato per ampliamento dall’io cartesiano, che è l’io dello stesso Cartesio. Egli infatti, avendo presa coscienza del suo esistere come spirito costituente la fondamentale certezza, si chiede se possiede un corpo e se per caso non è il solo ad esistere nel mondo, dal momento che non ha ancora dimostrato che esistono cose attorno a lui.  

Ora, per risolvere questo arduo problema, Cartesio universalizza il proprio io, allarga l’ampiezza del suo io individuale e ne fa un principio valido per tutti gli io. Così egli ottiene l’io trascendentale o io puro, che abbraccia anche gli altri io diversi da lui. In tal modo egli si assicura dell’esistenza degli altri io.

Ma siccome nell’io trascendentale risiede l’idea di Dio verità assoluta, ecco che dall’io trascendentale Cartesio deduce l’io assoluto o divino, che gli garantisce l’esistenza e la conoscibilità del mondo esterno, mentre il sum rende possibile, come noterà Fichte, l’accostamento dell’io empirico all’Egò èimi di Gesù Cristo aprendo la porta al panteismo.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna_22.html

Davanti al famoso sum cartesiano, gli idealisti si sono ingannati. Non si sono accorti che io, come uomo, posso dire io esisto, non io sono. Solo Dio può dire di Se stesso Io sono (Es 3,14). 

Il sum cartesiano è ambiguo, perché può essere interpretato nei due sensi. 

Ora, mentre nel caso dell’io umano, l’io esisto non ha predicati nominali, l’io sono è seguito da un predicato nominale («io sono un uomo»). Nel caso di Dio, Egli e solo Lui può dire non solo Io esisto, ma anche Io Sono senza predicati. E questo perché? Perché dire io sono senza predicati vuol dire io sono infinitamente ed assolutamente, cosa che conviene solo a Dio, mentre nel caso del mio io, il cui essere è limitato, devo precisare e dire, per esempio, io sono un uomo, in quanto il mio essere è limitato all’esser uomo ed esclude l’esser donna.


Il Sommo Pontefice oppone allo gnosticismo come suo rimedio l’umile riconoscimento delle cose come sono, create da Dio per il nostro bene, il realismo gnoseologico biblico del «primato della realtà sull’idea».

 Immagini da Internet:

- Edward Hopper, I nottambuli
- Boscarati Felice, Donna con cesto di fiori e un uomo che l'abbraccia

mercoledì 21 settembre 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Terza Parte (3/4)

  La vera essenza della filosofia moderna

Terza Parte (3/4) 

La rifondazione kantiana della metafisica

Era un detto corrente presso gli scolastici del preconcilio che Kant sarebbe l’affossatore della metafisica per la sua proibizione all’intelletto di travalicare con puri concetti l’ambito dello sperimentabile. Ora l’oggetto della metafisica va ben oltre il semplice sperimentabile. Dunque Kant distrugge la metafisica. Ma se leggiamo Kant con attenzione, noteremo che egli ci dice che il suo intento, ben lungi dal negare il valore della metafisica come farebbe un volgare empirista sul tipo di Hume o di Comte, è quello di darle una base sicura.

Ora è vero che Kant è l’affossatore della metafisica realista, che è quella vera. Tuttavia egli è convinto di aver fondato la vera metafisica. Per questo nel criticare Kant non basta fermarsi a dire che egli distrugge la metafisica, ma bisogna dimostrare che la sua metafisica è falsa, ossia idealista. Bisogna dimostrare che non può esistere altra metafisica che quella realista.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna_21.html

Kant confonde la materia cosmologica con la materia logica, l’oggetto cosmologico – il sinolo – con l’oggetto logico (ob-jectum). La materia del conoscere, ossia la materia in senso logico non è come la materia cosmologica, che è informata dalla forma, così come lo scultore dà forma al marmo. La materia in senso logico non è altro che l’oggetto del conoscere, così come diciamo che la data cosa è materia di studio.

Per questo la materia del conoscere non viene solo dai sensi, ma è anche l’essenza o forma intellegibile della cosa, che può essere anche spirituale, anche Dio e non solo la cosa sensibile o il fenomeno. La materia sensibile è oggetto della conoscenza sensibile, che abbiamo in comune con gli animali. Non esiste una forma del conoscere così come la forma del formaggio dà forma al formaggio parmigiano.

Il conoscere non è una forma vuota da riempire con un contenuto che viene dal di fuori. L’intelletto non è una specie di bicchiere che dev’essere riempito di vino, ma è una potenza dell’anima mediante la quale l’anima acquista intenzionalmente la forma del bicchiere e del vino. «L’anima, come dice Aristotele, è in qualche modo tutte le cose» mediante la conoscenza. Non dà forma alle cose, ma è intenzionalmente la forma delle cose.

Quindi non solo il contenuto della cosa, ma anche la sua forma vengono dal di fuori, ossia dalla cosa e insieme compongono l’essenza della cosa, che è l’oggetto del conoscere, si tratti di una cosa materiale (materia e forma) o di una cosa spirituale (pura forma).

Immagini da Internet:
- Copia, Michelangelo fanciullo scolpisce la testa del Fauno
- Diego Velàzquez, Il pranzo degli agricoltori


martedì 20 settembre 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Seconda Parte (2/4)

 La vera essenza della filosofia moderna

Seconda Parte (2/4) 

Le pretese dell’idealismo

L’idealismo si presenta come la filosofia originaria, la più radicale, la più spirituale, rigorosa, inconfutabile, fondamento del realismo e nel contempo confutazione del realismo oppure legittima alternativa ad esso, il nuovo che sostituisce il vecchio, la verità che sostituisce l’apparenza. Si tratta in realtà di tutte menzogne, che non confuto qui perché sarebbe troppo lungo farlo, ma che da secoli sono state confutate da realisti, filosofi scolastici e tomisti.

L’idealismo pretende di giudicare contradditorio il realismo, quando esso stesso si fonda sulla violazione del principio di non-contraddizione, come apparirà esplicitamente in Hegel, violando il principio sacro dell’onestà e coerenza del pensare, al quale sostituisce la doppiezza e l’ipocrisia.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna_20.html

Realtà esterna che vuol dire? Che è lì davanti a noi senza che l’abbiamo fatta noi. E chi l’ha fatta? Un’altra realtà, superiore, che chiamiamo Dio. Quindi negare la realtà esterna porta all’ateismo o a sostituirci a Dio nel creare la realtà.

Non c’è dubbio che noi cogliamo il reale nel pensiero ed è impossibile contattarlo direttamente senza far uso del pensiero. Ma per contattare col pensiero il reale esterno non siamo obbligati ad uscire ontologicamente da noi stessi, cosa evidentemente impossibile. 

Eppure nella conoscenza avviene in qualche modo proprio così; essa ci fa uscire da noi stessi, essa ci apre ad accogliere l’essenza o la forma delle cose esterne, esterne non solo spazialmente, ma ontologicamente, quindi i valori morali e spirituali e Dio stesso. 

Noi effettivamente, in certo senso, raggiungiamo la realtà esterna uscendo da noi stessi, e come? Immaterialmente ed intenzionalmente, appunto pensandola; ossia la cogliamo come è in se stessa fuori di noi, ma all’interno di noi, ossia del pensiero e della coscienza. In ciò l’idealista ha ragione.

Che cosa è la cosa? Realtà viene da res, cosa, ente: tutti concetti basilari ed intuitivi, che formiamo fin da bambini da soli, senza che alcuno ce li insegni o ce li definisca. Tutti sanno che cosa significano. Ma questo è il realismo.

lunedì 19 settembre 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Prima Parte (1/4)

 La vera essenza della filosofia moderna

Prima Parte (1/4)

                                                                          Aliud est esse rei in seipsa et aliud esse rei in anima

                                                                                                       Sum. Theol., I, Q.14, a.1, ad 2m

 

Chi si esalta sarà abbassato

               e chi si umilia, sarà esaltato

Lc 4,11

 

Che cosa si deve intendere per «filosofia moderna»

I cartesiani e i loro epigoni idealisti, con un’abilissima operazione pubblicitaria, diffusa per tutto l’Occidente da quattro secoli, sono riusciti a persuadere tutti coloro che credono di sapere che cosa è la filosofia e gli ingenui privi di acume critico, ma che vogliono piccarsi di essere critici, nonchè gli storici della filosofia, spesso raccoglitori del «si dice», limitati in fatto di sapienza filosofica e ripetitori di quello che dice la cultura dominante, che Cartesio sarebbe il fondatore della filosofia moderna, la quale, dopo i secoli medioevali o i millenni dell’ingenuità, dell’incertezza o addirittura del buio, avrebbe rivoluzionato il modo di far filosofia e scoperto per l’eternità la vera filosofia o quanto meno il vero metodo di far filosofia e quindi di trovare la verità. Cartesio lo presenta come metodo facile alla portata di tutti e della semplice ragione naturale. 

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna.html

Mentre per Agostino le idee divine illuminano la mente già istruita dai sensi elevandola oltre i sensi, in Cartesio Dio svolge la funzione di garante della veracità dei sensi, che altrimenti sarebbero dubbiosi, ciechi o bugiardi. 

La rivelazione divina è umiliata dalla manifestazione di misteri soprannaturali a quella di garantirci che la mela che noi percepiamo (percipere) come rossa, è (esse) effettivamente rossa.

 


Riguardo al metodo cartesiano bisogna tener presente la parte del volere nel pensare. 

Il pensare precede il volere, ma è anche effetto del volere. 

Il pensare originario, ossia la percezione delle cose esterne e dei primi princìpi della ragione speculativa non è effetto del volere, ma in esso l’intelletto è necessitato e specificato dalla verità. Invece l’esercizio del pensare, essendo volontario, è soggetto al dovere della limpidezza e dell’onestà.

giovedì 15 settembre 2022

Luigino alle prese con Buonaiuti

 Luigino alle prese con Buonaiuti

 Cf. 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/ernesto-buonaiuti-la-storia-tra-modernismo-e-profezia

Luigino Bruni ìn Avvenire del 2 settembre scorso ha pubblicato un articolo dal titolo «Rileggere Ernesto Buonaiuti: incompreso, modernissimo cercatore del Vangelo». In esso egli mette in luce con sentita partecipazione la vicenda umana e spirituale di questo sacerdote, illustre studioso biblico, che fu scomunicato da Pio XI per le sue tendenze moderniste.

Bruni cita alcuni fatti toccanti del famoso biblista, fatti che ci inducono ad un sentimento di cristiana comprensione, mentre oggi restiamo quasi increduli davanti all’estrema severità della disciplina di quel tempo, che giungeva fino alla figura dello scomunicato vitandus.

Continua a leggere:  

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-alle-prese-con-buonaiuti.html


 

 

 

Ernesto Buonaiuti

Immagine da Internet

 

domenica 4 settembre 2022

Deviazioni moderniste della Liturgia - Seconda Parte (2/2)

 

  Deviazioni moderniste della Liturgia.

Seconda Parte (2/2)

Un altro Lettore tratta del medesimo argomento.
 
Caro Padre Cavalcoli,
 
Ho letto i contributi di M., e penso che riassumano bene le principali dichiarazioni critiche di Ureta sul Desiderio Desideravi di papa Francesco. Tuttavia, una lettura completa del saggio di Ureta sarebbe conveniente per collocarli nel loro contesto generale.
Oltre a questo, mi permetto di fare un'osservazione che spesso viene trascurata, e che non ho nemmeno visto riflessa negli articoli di questo suo blog, così meritorio altrimenti.
Mi riferisco a quello che io chiamerei "iper-liturgismo" che si riscontra nelle correnti tradizionaliste attuali (o passatisti).
 
Continua a leggere:
 


 

Guardando al Crocifisso, siamo chiamati all’altezza di quell’amore: a purificarci dalle nostre idee distorte su Dio e dalle nostre chiusure, ad amare Lui e gli altri, nella Chiesa e nella società, anche coloro che non la pensano come noi, persino i nemici.



SANTA MESSA E BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO IL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO I  - OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO - Piazza San Pietro, Domenica 4 settembre 2022
 
 
 

sabato 3 settembre 2022

Deviazioni moderniste della Liturgia - Prima Parte (1/2)

  Deviazioni moderniste della Liturgia.

Prima Parte (1/2)

Un Lettore ha voluto segnalarmi un articolo di Josè Antonio Ureta, il quale denuncia alcuni abusi liturgici con la tendenza ad attribuirne la responsabilità alla riforma promossa dal Concilio Vaticano II.

Nelle mie risposte chiarisco che la vera origine di tali abusi non è la riforma conciliare, ma bensì la corrente modernistica, falsificatrice della detta riforma.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/deviazioni-moderniste-della-liturgia.html

 

Per quanto riguarda la Mediator Dei, 

non è pensabile che essa sia in contrasto con la Sacrosanctum Concilium,

in quanto nell’uno e nell’altro caso si tratta di dottrina della Chiesa. 

 

Il documento conciliare cita espressamente Pio XII e ne sviluppa il pensiero.


Immagini da Internet

 

sabato 27 agosto 2022

Nel sacrificio di Abramo Dio non si contraddice - Terza Parte (3/3)

 Nel sacrificio di Abramo Dio non si contraddice

Continua il dialogo con Bruno. 

Terza Parte (3/3)

19 agosto 2022      

Caro Padre Giovanni, io avevo scritto: Ecco, dunque, che anche la frase immediatamente successiva a questa, ma strettamente concatenata

“e gli disse «Abramo! […] Prendi tuo figlio […] Isacco […] e offrilo in olocausto»”,

non può essere interpretata come effettiva volontà divina che il sacrificio di Isacco sia portato sino all’estrema conseguenza”.

Su cui lei ha replicato:

«Rispondo dicendo che il sacrificio che Dio chiede ad Abramo non è un atto che comporti una premessa ed una conseguenza, quasi fosse un sillogismo, ma è un atto morale indivisibile, dotato di una sua specifica formalità, che è appunto il sacrificio».

Rispondo a mia volta:

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nel-sacrificio-di-abramo-dio-non-si_27.html 

 

Fontanellato, 26 agosto 2022      



Che cosa significa la sconfinata discendenza di Abramo, se non la salvezza dell’intera umanità? 

E chi ha procurato la salvezza all’intera umanità? Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Immagine da Interrnet:

- Giulio Cesare Procaccini, Sacrificio di Isacco, olio su tela, Courtesy Bibliopathos


venerdì 26 agosto 2022

Nel sacrificio di Abramo Dio non si contraddice - Seconda Parte (2/3)

 Nel sacrificio di Abramo Dio non si contraddice

Continua il dialogo con Bruno. 

Seconda Parte (2/3)

12-16 agosto

Caro Padre Giovanni,

come sa, sul tema del sacrificio di Abramo, a cui lei ha dedicato ben tre articoli sul blog, ad un certo punto ho ritenuto che non fosse il caso di replicare ulteriormente protraendo così un dibattito, per me oltremodo interessante, ma forse non altrettanto per gli altri lettori (a giudicare dall’assenza di loro commenti), ed anche perché ho avvertito il rischio della ripetizione di quanto già detto…

A distanza di alcuni giorni di ulteriore riflessione, vorrei provare a ritornare sull’argomento in forma di mail privata, nella speranza di riuscire a precisare meglio il mio pensiero, disseminato in vari commenti sul blog, per sottoporlo, cortesemente, al suo giudizio se è d’accordo.

Ritengo che l’interpretazione del sacrificio di Abramo non possa prescindere dall’incipit che inaugura il capitolo 22 di Genesi, introducendo così il lettore alla ricezione di quanto sta per essere narrato: 

Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo […]”. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nel-sacrificio-di-abramo-dio-non-si_26.html

 

 

Le rivelazioni divine ci mettono alla prova nella fede e nella ragione.

Esse a tutta prima sembrano contrarie al nostro bene, ci fanno soffrire, magari ci lasciano nell’angoscia,

ma a riflettere bene ci accorgiamo che non siamo davanti a qualcosa di contradditorio o di assurdo, non siamo spinti al male.

 

Immagini da Internet:
- Giuseppe Vermiglio (Alessandria, 1585-1635) - Genova
Giovanni Andrea De Ferrari (Genova 1598 - 1669)