domenica 12 luglio 2020

Dialogo fra un Vescovo buonista e un covid-19

Dialogo fra un Vescovo buonista e un covid-19

V=Vescovo C=covid

Un muto giumento, con voce umana,
    impedì la demenza del profeta
II Pt 2,16

C - Buongiorno, Eccellenza!
V – Mio Dio! Chi sei?
C – Sono un covid!
V – Un… che cosa?
C – Un covid, Eccellenza, un covid-19, uno dei miliardi di covid che stiamo scorrazzando nel mondo con la pandemia.
V – Ah, birbaccione maledetto! Ma come fai ad essere così voluminoso? Mi sembri il mappamondo di un istituto di astronomia.
C – La Provvidenza mi ha ingrandito 150.000 volte per potermi rendere visibile ai suoi occhi.
V – Oh, no, mio Dio, devo esser soggetto ad un’allucinazione!
C – Niente affatto, Eccellenza, sono un ente reale: mi tocchi e vedrà.
V – No! Che schifo! Ma come mai parli?
C – Ricorda il racconto biblico dell’asina di Balaam?
V – Certo.

Continua a leggere:

venerdì 10 luglio 2020

Gratitudine a San Tommaso

Gratitudine a San Tommaso[1]

Iustum deduxit Dominus per vias rectas
 Sap 1,10
                        Misericordias Domini in aeternum cantabo
Sal 88,2                    
         Fecit mihi magna qui potens est
                                                                  Lc 1,49

La prova decisiva della mia vita

Il parlare di sé, come tale, non è esibizionismo o narcisismo, purchè non parliamo tanto di quello che abbiamo fatto noi, quanto piuttosto di ciò che Dio ha fatto in noi e servendosi di noi, nonostante i nostri peccati e le nostre disobbedienze a Lui. È questo lo spirito che voglio assumere e il metodo che voglio seguire accingendomi a ricordare alcuni fatti importanti della mia vita. Se un poveraccio ha ricevuto una grossa eredità da un ricco signore, da distribuire ai poveri, che farà? Non dovrà proclamarlo con gioia a tutti sui tetti?

Ormai al termine della mia vita, guardando al mio passato di cattolico, mi accorgo con gratitudine a Dio, d’aver percorso sin dalla fanciullezza le vie del Signore in un continuo avanzamento fino ad oggi. Un impulso decisivo lo ricevetti a 16 anni nel 1958 dall’incontro con un santo sacerdote, Don Giovanni Buzzoni, mio  insegnante di religione al liceo classico e poi mio confessore. Pativo una profonda crisi di certezza, essendo stato avvelenato dallo scetticismo soggettivista cartesiano, dall’esistenzialismo ateo e dallo storicismo crociano.

Soprattutto l’incontro con Cartesio al liceo provocò in me un angoscioso dubbio circa la veridicità dell’esperienza sensibile, e quindi l’esistenza e la verità della stessa realtà esterna così come si presentava al mio intelletto, un dubbio atroce, che in precedenza non mi era mai venuto in mente: le nostre percezioni sensibili corrispondono a cose esterne fuori di noi? 

Come esserne certi? Cartesio  provoca artificialmente il dubbio, ma in realtà non lo risolve affatto col suo famoso cogito, il quale è piuttosto un’innaturale e forzata contorsione del pensiero su se stesso[2]. In fondo la gnoseologia e la metafisica cartesiana non sono che una ripresa e dell’antica sofistica greca: l’essere è ciò che appare a me e ciò mi fa comodo, perché così faccio quel che mi pare, senza dover render conto a nessuno.

Continua a leggere:

Pala del Guercino (Basilica San Domenico di Bologna) - S.Tommaso d'Acquino
Immagine da internet

giovedì 9 luglio 2020

A Luigino piace la sete

A Luigino piace la sete

Luigino ne ha combinata un’altra delle sue

Su Avvenire del 5 luglio scorso è tornato in gran forma Luigino Bruni col suo articolo La beatitudine della sete. Luigino finge un incontro fra il suo io da ragazzo assetato di Dio e il suo io adulto, ancora assetato di Dio, ma carico di tante impurità accumulate nel corso della vita e quasi irriconoscibile da parte del ragazzo.

Eppure Luigino adulto non si perde d’animo: vuol ritrovare quel ragazzo innocente, vuol farsi da lui riconoscere, nonostante «la sua pelle imbrunita dal sole del deserto, la polvere accumulata nel cammino, le ferite di cui soffre, sue e del prossimo». 

Eppure Luigino si sente ancora più che mai come la cerva del Salmo 42-43, Salmo che si ferma a commentare nei seguenti versetti: «come la cerva anela ai corsi d’acqua, così la mia anima anela a Te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: “dov’è il tuo Dio?”» (v. 1-2).

Tuttavia, secondo Luigino, «la sete di questa cerva non è la sete buona di chi sta arrivando all’acqua. È la sete di chi vaga nel deserto cercando l’acqua in un’oasi sconosciuta in altri attraversamenti e che ora si è seccata. Quindi geme, anela, grida, urla per una sete che non può estinguere perché l’acqua non c’è».

Continua a leggere:
 Immagine da internet

mercoledì 8 luglio 2020

Le opinioni del Papa (Seconda ed ultima parte)

Le opinioni del Papa

Seconda ed utima Parte

L’insegnamento di San Giovanni XXIII

Fondamento della tesi del Papa, sembrano essere le famose parole di S.Giovanni XXIII, nel discorso inaugurale del Concilio «Gaudet mater Ecclesia» dell’11 ottobre 1962, dove il Santo Pontefice parla del fatto che oggi la Chiesa «preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che le armi della severità» (potius quam arma severitatis)[1], mentre Papa Francesco, almeno nella versione di Tornielli, le cambia a questo modo: «San Giovanni XXIII disse che la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di abbracciare le armi del rigore»[2].

Queste parole cambiano il testo di Papa Giovanni, dove non c’è nessun «invece», che dà l’impressione che la misericordia sostituisca la severità, anziché accompagnarla o stare assieme con lei, seppure ad un livello superiore, il che è invece il senso delle parole autentiche di Papa Giovanni. Invece questi non accantona e non esclude affatto la severità, ma la mantiene, seppure al di sotto della misericordia. Infatti nel testo giovanneo non c’è un «invece», ma un «piuttosto che», il che è ben diverso.

Papa Francesco, invece, sembra restare frastornato dal fantasma delle «armi», fatte per uccidere. Non coglie il fatto che anche la severità è una medicina fatta per guarire. Si tratta dunque del castigo correttivo, strumento pedagogico ed educativo indispensabile ad ogni educatore, sia nella pedagogia umana come nella pedagogia divina.

Continua a leggere:
 Immagini da internet

martedì 7 luglio 2020

Le opinioni del Papa (Prima parte)

Le opinioni del Papa

Prima parte

I.                   Le interviste giornalistiche non fanno magistero

È cosa evidente e comprensibile che ad un Papa, trattando in maniera improvvisata, soprattutto con privati e non con autorità ecclesiastiche o coram populo Dei di argomenti che toccano la fede o i costumi, sia lecito parlare a ruota libera, esprimendo sue private opinioni o sentimenti del momento o particolari influssi culturali orecchiati e quindi non fruendo del munus dottrinale petrino, ossia di quella infallibilità della quale fa uso quando come Successore di Pietro intende, nel suo magistero ordinario, insegnare pubblicamente alla Chiesa universale la dottrina della fede. 

Chi dunque registra e diffonde le parole del Papa, anche se lo fa col consenso del Papa, ma lo fa solo come persona privata, per quanto possa essere un famoso giornalista accreditato in Vaticano, quindi senza mandato pontificio o autorità apostolica, come potrebbe averla un Vescovo o un Cardinale, rappresentante ufficiale del Papa, soprattutto se della Santa Sede, lo fa evidentemente senza autorità apostolica, ma solo come persona privata, per quanto si sforzi di riferire fedelmente ciò che ha detto il Papa. Ma la firma di quel che dice è solo la sua, non è quella del Papa o di un suo rappresentane o incaricato ufficiale.

 Quindi anche il nome «Francesco», che Tornielli ha messo in alto nella copertina del suo libro, come se il Papa fosse l’autore del libro, è fuorviante. L’autore non è il Papa; l’autore è Tornelli. Non rischiamo di mettere Tornielli tra i documenti pontifici. È vero che sotto, in piccolo, si dice: «una conversazione con Andrea Tornielli». Ma questo doveva apparire in grande come titolo del libro e, se si fosse stati chiari, il libro avrebbe dovuto intitolarsi così: «Il Papa parla con Andrea Tornielli», oppure: «Il Papa secondo Tornielli». 

Continua a leggere:













Immagine da Internet

sabato 4 luglio 2020

La rabbia contro Dio

La rabbia contro Dio

I deliri di alcuni Gesuiti sudamericani

Gli uomini bruciarono per il terribile calore
                                                                      e bestemmiarono il nome di Dio
                                                                   che ha in suo potere tali flagelli,
            invece di ravvedersi per rendergli omaggio
Ap 16,9

Il Dio cattivo che castiga sostituito dal Dio
il cui Corpo è la Natura, Madre buona

Lo scrittore cattolico Josè Antonio Ureta nel Sito Fatima oggi del 1° luglio scorso ha pubblicato un articolo dal titolo Coronavirus: i gesuiti dell’America Latina approfittano della crisi per apostatare dal vero Dio. Egli fa questa grave accusa – cito dall’Autore - alla «rivista Aurora, lanciata dalla Conferenza dei Provinciali in America Latina e Caribe all’inizio dell’epidemia e che ha già pubblicato quattro numeri, con articoli di religiosi della Compagnia e di laici legati ad essa».  

Ureta riferisce che Padre Ignacio Blasco S.J. nel suo articolo intitolato: “Dove chiama Dio nella pandemia?” propone di sostituire la concezione di un Dio che punisce con quella di un Dio essenzialmente unito alla Madre Natura, che sarebbe il Corpo di Dio, Madre benefica e non punitiva, se non siamo noi ad offenderla.   Dio quindi non punisce, ma punisce la Madre Natura. Al timor di Dio sostituisce il timore reverenziale della Natura.

Continua a leggere:






Foresta amazzonica 
(Brasile)

 Fiume Giordano (Terra Santa)




                               San Giovanni Battista








(Immagini da internet)

giovedì 2 luglio 2020

Luigino si prende gioco di noi

Luigino si prende gioco di noi

I.  Avvenire non demorde

Avvenire insiste ancora con Luigino. È giusto del 28 giugno scorso il suo articolo La sapienza del gomitolo. Sembrerebbe che Avvenire si sia accorto dei miei quattro articoli su Luigino Bruni e voglia in certo senso sfidarmi, senza accorgersi che il prendersela con me o il provocarmi, non è contrastare le semplici opinioni di Padre Cavalcoli, ma va a colpire quella sana ragione e soprattutto quella dottrina della Chiesa, alla quale faccio riferimento nelle mie critiche a Luigino.  

Questo aperto ed insensato insistere di Avvenire nel voler denominarsi «cattolico» pubblicando articoli che scalzano il cattolicesimo e la razionalità dalle radici, è stupefacente ed è ad un tempo ridicolo. 

Sembrerebbe a tutta prima l’effetto di un disturbo mentale di tipo masochistico o autolesionista. Ma è un procedere troppo bene calcolato, dosato ed organizzato per essere spiegato solo con la psicopatologia. Risponde invece certamente a un programma e ad un piano collettivo segreto anticattolico ben preciso e a lungo termine: avvelenare gradualmente e dolcemente la coscienza cattolica con favole e frottole pseudobibliche ben congeniate, rammollirne la sua solidità e saldezza, fino a farla diventare gelatinosa, così da poter essere facilmente manipolabile dall’impostura, fino a farla diventare il suo esatto contrario: la totale empietà e l’odio per Dio. 

Continua a leggere:

Allegoria della Sapienza - Andrea Fantoni (Bergamo


Il paradiso - Beato Angelico

martedì 30 giugno 2020

Bisogna prendere da Dio anche il male

Bisogna prendere da Dio anche il male

Giobbe citato a sproposito

Deus dedit, Deus abstulit:
          sit nomen Domini benedictum

Sul sito della CEI il 26 giugno scorso è apparso un documento della Commissione dottrinale della CEI dal titolo È risorto il terzo giorno, contenente alcune considerazioni spirituali-teologiche relative all’attuale pandemia. Al paragrafo intitolato Il Sabato Santo troviamo le seguenti parole:

In questi mesi, purtroppo, sono state anche rilanciate interpretazioni teo-logiche fuorvianti sulle origini della pandemia, presentata come punizione o flagello di Dio per i peccati degli uomini. Sono interpretazioni che hanno il sapore amaro delle parole degli amici di Giobbe che, presumendo di dare una spiegazione “logica”, finiscono per non sentire il dolore dei sofferenti e quindi non pensano secondo il Dio della Bibbia.

Queste parole sono l’effetto di un equivoco gravissimo: il credere che l’interpretare la pandemia come castigo divino per i peccati dell’umanità sia necessariamente connessa ad una mancanza di pietà per i sofferenti. Questa tesi è falsissima. Al contrario, è proprio la pietà per i sofferenti che induce il predicatore a far presente ai peccatori sofferenti che la pandemia è un castigo divino per i loro peccati. Misericordioso è infatti colui che, vedendo qualcuno nel pericolo, lo avverte affinché egli possa scampare.

Continua a leggere:

Immagine da internet

domenica 28 giugno 2020

Il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, Ministro di Dio (29.06.1975 – 29.06.2020)

Il Servo di Dio Padre Tomas Tyn, Ministro di Dio

29 giugno 1975 – 29 giugno 2020

Cari Amici,

 domani, 29 giugno, ricorre il 45° anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Padre Tomas a Roma per le mani di San Paolo VI. 

É utile a tutti noi ricordare questo fausto evento, col quale un nuovo ministro di Dio si aggiunse alla schiera infinita di ministri dell'Altare, che da duemila anni illuminano il mondo col Vangelo, rendono gloria alla Santissima Trinità, edificano la Chiesa, offrono in Persona Christi il Santo Sacrificio Eucaristico, danno un esempio di vita, salvano le anime purificandole dai loro peccati, e nutrendole del Corpo del Signore, le guidano verso il Regno dei cieli.

Questo glorioso Figlio di San Domenico, Padre Tomas, in quel giorno benedetto, come sappiamo[1], offrì la propria vita in onore della Beata Vergine, della quale era devotissimo, per la liberazione della amatissima patria dal comunismo ateo e fu esaudito: egli morì il 1°gennaio nel 1990, proprio nel giorno in cui, caduto il regime tirannico, la sua patria tornò a conoscere la democrazia e la libertà, ottenendo da Dio - cosa che ha del miracoloso - che il cambio di regime avvenisse senza spargimento di sangue.

Da quel giorno la Chiesa ceca e slovacca ha potuto riaversi dall'oppressione subìta per 42 anni e tornare a svolgere in piena libertà il suo ruolo proprio nel contesto della Chiesa universale e in particolare della Chiesa europea, ritrovando i tesori delle sue antiche origini medioevali e conoscendo una nuova vitalità sul solco della riforma conciliare.

Accludo un'interessante lezione del Servo di Dio sul mistero dell'Eucaristia
(http://www.arpato.org/testi/omelie/Varie/4_RinascitaCristiana_Fine80_Cavalcoli.pdf), che egli approfondì mirabilmente alla scuola del Dottore Eucaristico San Tommaso d'Aquino, e visse intensamente e fervorosamente, spendendosi generosamente per la salvezza delle anime e il bene della Chiesa. 

sabato 27 giugno 2020

Luigino arricchisce Dio

Luigino arricchisce Dio

Le disavventure dell’Avvenire

Ho avuto modo già più volte di rilevare nel Quotidiano Avvenire degli articoli di Luigino Bruni, che purtroppo sono in grave dissonanza sia con la sana teologia che col magistero della Chiesa. L’Avvenire dovrebbe rendersi conto una buona volta che col continuare a pubblicare simili infortuni, si squalifica presso il pubblico cattolico e se si procura lettori e consensi, essi non riflettono il vero cattolicesimo, ma una sua contraffazione di tipo modernista, che non fa onore al Quotidiano, non rispecchia la sua proclamata ispirazione cattolica, e non favorisce la diffusione e difesa del pensiero cattolico. 

Non si devono cercare lettori facendo sconti sulla dottrina o pensando di fare gli originali od assumendo le idee del mondo. Il primo dovere del giornale cattolico, come di qualunque predicatore del Vangelo, è quello di diffondere il Vangelo con onestà e chiarezza, nella sua purezza ed integrità, andando incontro ai bisogni religiosi della gente, senza soggezione alle idee dominanti, senza temere le critiche dei modernisti e anche se gli ascoltatori possono essere pochi. L’importante è che i lettori siano interessati al Vangelo o si trovino in condizioni nelle quali solo il Vangelo può dare una risposta: Il Vangelo, e non un suo annacquamento o, peggio, una sua contraffazione. 

Continua a leggere:


Immagini da internet

mercoledì 24 giugno 2020

Riflessioni sulla nozione di creazione

Riflessioni sulla nozione di creazione
 
La nozione della creazione è stata preparata da Platone ed Aristotele
 
La dottrina secondo la quale il mondo è stato creato da Dio dal nulla (ex o de nihilo) è di fatto una dottrina rivelata dalla Sacra Scrittura (Gn 1,1), ma di per sé è dimostrabile razionalmente, anche se di fatto neanche i più grandi filosofi pagani, come Aristotele e Platone, sono riusciti a dimostrarla, ed anzi non si sono neppure posti la questione, la quale suona così: come fa il mondo ad esistere, se di per sé potrebbe non esistere, ossia è contingente? 
 
Essi infatti non fecero questa considerazione: per loro il mondo, la materia e la forma esistono, sono un dato evidente, scontato ed indubitabile e basta. Non pensarono di porsi il problema del perchè dell’esistenza del mondo. Questo è il sintomo che essi, forse inconsciamente, tendevano a divinizzare il mondo, perché è solo di Dio che non ci domandiamo perché esiste.
 
Il dogma della creazione garantisce contro il panteismo e suppone la distinzione fra Dio e il mondo. Esso infatti suppone da una parte l’esistenza di Dio e dall’altra l’esistenza del nulla dal quale Dio trae l’essere del mondo. La creazione invece diventa impossibile o inutile, se si concepisce il mondo come eterno e assoluto e Dio come essenzialmente connesso al mondo, sì che Dio non sarebbe concepibile senza il mondo. Quindi in questa visuale il mondo non è creato da Dio dal nulla, ma esiste ab aeterno come attributo di Dio. Ma questo è appunto il panteismo, corrispettivo dell’ateismo. 
 

Continua a leggere:
 

 Antonio Canova (immagini da internet)
 

mercoledì 17 giugno 2020

Il Dio Trinitario e la fede islamica (Seconda ed ultima Parte)

Il Dio Trinitario e la fede islamica
Seconda ed ultima Parte

 Chiarimenti sulla Santissima Trinità

La questione del mistero trinitario nel dialogo con l’Islam è duplice: come sappiamo della sua esistenza? E, ammesso che esista la Santissima Trinità, come Essa è conciliabile con la ragione? Questo mistero ci è rivelato da Cristo come mistero divino, che solo Dio può conoscere. Per accogliere la rivelazione di questo mistero, occorre allora credere nella divinità di Cristo, perche solo Dio può conoscere ciò che solo Dio può rivelare. Della credibilità umana di Cristo parlerò più avanti. 

Diciamo allora invece qualcosa sulla ragionevolezza del dogma trinitario accennando al rapporto del Padre col Figlio. Possiamo dire che in questo rapporto interpersonale c’è il concetto del generare e dell’essere genitore, certamente; ma se faremo attenzione, non c’è qui nulla di biologico, il che sarebbe assurdo in Dio purissimo Spirito. 

Continua a leggere:

Immagine da internet

martedì 16 giugno 2020

Il Dio Trinitario e la fede islamica (Prima Parte)

Il Dio Trinitario e la fede islamica

Prima Parte

Un dialogo difficile, ma oggi più che mai possibile

Il dialogo con l’Islam non è facile. Eppure mai come oggi i Papi ci sollecitano a farlo ed essi stessi ce ne danno un esempio. Importanti sono gli incontri di preghiera in comune, già iniziati da San Giovanni Paolo II. Non possiamo nasconderci i difetti dell’Islam. Il dialogo sarebbe illusorio. Non si può costruire sull’equivoco e sul buonismo. È meglio mettere le carte in tavola, perché una soluzione, come vedremo più avanti, esiste o può esistere. Vediamo prima gli intoppi e poi vediamo come venirne fuori. Si tratta di difetti ricorrenti, ma non intendo generalizzare e del resto sono difetti riscontrabili anche fra cattolici.

Il Dio islamico è un Dio che trova indubbie basi scritturistiche, ma che risente nel contempo di influssi pagani fatalistici. Da qui il suo aspetto irrazionale, volontarista e dittatore, portato quindi dalla violenza, per cui si spiegano i metodi violenti ed impositivi della diffusione della fede islamica e l’atteggiamento prepotente verso gli infedeli e i non-credenti, e vendicativo contro chi si converte al cristianesimo. Ricordiamo la critica di Papa Benedetto a Ratisbona.

Continua a leggere :
 Il Papa parla della Trinità ai bambini