25 maggio, 2026

Attualità di Schillebeeckx - Corso di Cristologia A.A. 1998-1999 - Prima Parte (1/5)

 

Attualità di Schillebeeckx

Corso di Cristologia A.A. 1998/1999

Parte Prima (1/5)

 

Ritengo che la Cristologia di Schillebeeckx, che ha avuto larga diffusione nel periodo postconciliare, continui ad influenzare la cristologia contemporanea per il fatto che non ci sono stati interventi importanti del Magistero e dei teologi cattolici finalizzati a mettere in evidenza la tendenza ariana della cristologia di Schillebeeckx.

Per questo ho pensato di offrire ai Lettori il Corso sulla Cristologia di Schillebeeckx che tenni allo Studio Teologico Domenicano di Bologna nell’A.A. 1998/1999.

 

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 25 maggio 2026

 ***

INTRODUZIONE

Il pensiero del teologo domenicano olandese Edward Schillebeeckx è ormai noto da decenni negli ambienti teologici internazionali. La sua produzione è molto vasta ed ha avuto ampia risonanza da noi in Italia soprattutto dagli anni sessanta agli anni ottanta. Esperto del Concilio Vaticano II, ha dato un notevole contributo agli studi cristologici.

Come è noto, egli è stato al centro di vive discussioni ed ha ricevuto anche alcuni richiami dalla Santa Sede (vedi la documentazione in Documenta inde a Concilio Vaticano Secundo expleta edita (1966-1985), della Congregazione per la Dottrina della Fede, Libreria Editrice Vaticana 1985).

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Capitolo I - Sottotitoli: 1-2-3-4 - nn. 1-77

Pag. 1 – 28 testo originale dattiloscritto di Cavalcoli:

https://www.arpato.org/studi.htm n.36: https://www.arpato.org/testi/studi/Cavalcoli_Schillebeeckx_1998.pdf

 

 

 Immagine da Internet:

-  Pittura murale raffigurante Gesù (Catacomba di Commodilla a Roma, fine IV secolo-inizi del V)


21 maggio, 2026

Lettera aperta a Amerigo Mascarucci in relazione a due suoi articoli sulla questione dei Lefevriani

 

Lettera aperta a Amerigo Mascarucci

in relazione a due suoi articoli

 sulla questione dei Lefevriani 

 

Caro Marcarucci, ho molto apprezzato il suo sforzo di comprendere con animo benevolo e critico il dramma che come cattolici stiamo vivendo nell’imminenza della progettata ordinazione dei Vescovi lefevriani.

Avrei però da fare alcune osservazioni.

Innanzitutto non concordo sul giudizio positivo che lei dà circa la critica fatta da Mons. Lefebvre alle nuove dottrine del Concilio.

Per quanto riguarda infatti la Tradizione non è il Concilio che si sia allontanato dalla Tradizione, ma è Lefebvre, che, come gli rimproverò San Paolo VI, cadde in un falso concetto di tradizione.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lettera-aperta-amerigo-mascarucci-in.html

 

Fontanellato, 20 maggio 2026

 


Se i lefevriani, in questo lasso di tempo, ascoltando la voce dello Spirito, si approprieranno di queste verità, potranno essere sicuri della benevolenza da parte del Santo Padre, senza temere alcuna difficoltà ad ottenere l’autorizzazione.

Preghiamo per questa intenzione la Vergine Maria, Sede della Sapienza e Madre della Chiesa. 

 
Immagine da Internet: Madonna in trono con il Bambino, Spoleto 

20 maggio, 2026

Nota valutativa della Dichiarazione di fede di Don Pagliarani rivolta a Papa Leone XIV

 

Nota valutativa della Dichiarazione di fede

di Don Pagliarani

rivolta a Papa Leone XIV

 

Questa Dichiarazione di fede contiene certamente molte verità di fede della Tradizione, così come esse erano intese all’epoca di Pio XII, per cui la Dichiarazione non tiene conto degli sviluppi e degli approfondimenti apportati dal Concilio Vaticano II.

Anzi troviamo nelle parole di Don Pagliarani una accusa fatta al Magistero postconciliare di avere deviato dalle verità della Tradizione, seguendo supposti errori del Concilio Vaticano II. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nota-valutativa-della-dichiarazione-di.html


La qualifica di “cattolico” non può essere soltanto una etichetta, ma è il vanto nobilissimo di quel cristiano che si pone in comunione col Pastore Universale della Chiesa. 
 
 
 
 
Immagine da Internet:
 

19 maggio, 2026

Padre Tomas Tyn sulla creazione

 

Padre Tomas Tyn sulla creazione

 

La nozione di creazione presenta anche oggi non poche difficoltà. Alcuni filosofi cattolici, come per esempio Gustavo Bontadini, che era un ammiratore di Giovanni Gentile, ma nello stesso tempo ne comprendeva anche l’elemento difettoso, tentò di utilizzare la concezione parmenidea dell’essere ossia tentò di elaborare una nozione di creazione che potesse partire soltanto dall’identità dell’essere come atto d’essere, a prescindere dal principio di causalità, che mette in gioco la creazione dal nulla. 

...

Ogni realtà, in quanto è, è stata già amata dal Signore. Vedete come è universale l’amore di Dio.

Noi scegliamo tra creature belle e brutte, anche noi abbiamo un po’ il senso estetico. Invece il Signore ama tutto, per esempio anche i vermiciattoli. Insomma, il Signore, effettivamente ama tutto ciò che esiste. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/padre-tomas-tyn-sulla-creazione.html

 

Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP




Davanti a Dio bisogna riconoscere che l'uomo, come ogni creatura, è privo di alcun diritto. 

Vale a dire che tutto ciò che noi abbiamo di degno, di nobile, di buono, di valido, tutto questo, fin nei suoi minimi particolari, deriva da Dio sovranamente libero. 

Se le cose ci sono senza aver diritto ad esserci, sono state previste e preamate e, per così dire, prescelte dal Signore

18 maggio, 2026

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Intervista a padre Giovanni Cavalcoli, docente di Metafisica e Teologia sistematica - di Antonio Gaspari -ROMA, lunedì, 29 marzo 2010 (ZENIT.org) - http://www.zenit.org/article-21917?l=italia

https://www.arpato.org/studi.htm (n. 55) : https://www.arpato.org/testi/studi/inferno_paradiso_zenit.pdf


All’Inferno molti non credono, altri sostengono che non può essere eterno ed altri ancora che sia vuoto. Lo stesso dicasi dell’angelo caduto e del peccato. Per molti si tratta di invenzioni della Chiesa cattolica e comunque in tanti vivono come se Dio non esistesse, e Inferno e Paradiso sarebbero solo illusioni.

Per cercare di spiegare come può un Dio buono come quello cristiano permettere la rivolta degli angeli, la diffusione del male, l’esistenza dell’Inferno e del Paradiso, padre Giovanni Cavalcoli, dell’Ordine Domenicano, ha scritto e pubblicato il libro “L'Inferno esiste. La verità negata”...

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/esistono-davvero-inferno-e-paradiso.html

 

Dante, da grande poeta qual era, si è permesso delle cosiddette licenze poetiche, per cui ha creato ambienti, eventi e personaggi che evidentemente esulano da quanto ci viene insegnato dalla Rivelazione cristiana, anche se nel contempo, nel complesso, non le sono contrari.  


Immagine da Internet: La Divina Commedia, Domenico Michelino, Firenze

14 maggio, 2026

Trump e Papa Leone. Le due anime dell’America.

 

Trump e Papa Leone

Le due anime dell’America

 

Illi qui iusta bella gerunt, pacem intendunt

San Tommaso, Sum. Theol., II-II, q.40, a.1,3m

 

Un incontro estremamente importante

Questo confronto fra due americani che dominano la scena del mondo è interessantissimo.  È il segno del prestigio che gli Stati Uniti sono riusciti a conquistarsi come Nazione emergente in tutta l’umanità con una relazione con le Nazioni Unite, le quali hanno gli Stati Uniti nel Consiglio di sicurezza e lo Stato della Città del Vaticano come osservatore.

Dal confronto tra questi due uomini, nell’orizzonte politico delle Nazioni Unite e nel rispetto delle sue istituzioni, collaborando con esse ed aiutandole nel loro compito di custode del bene della comunità internazionale, dipende la pace nel mondo. Non esiste nel mondo una potenza che possa competere in universalismo culturale, morale e politico con gli Stati Uniti e la Chiesa, una potenza che tanto influsso e autorevolezza abbia sull’umanità quanto gli Stati Uniti e la Chiesa cattolica.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/trump-e-papa-leone-le-due-anime.html

Quanto agli Stati Uniti, essi, a giudizio di Maritain, sono il Paese che fra tutti meglio si presta alla realizzazione di quella nuova cristianità, che egli delineò in Humanisme intégral, e che ritroviamo delineata nella Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II.

Credo che il leader spirituale sul quale oggi in tutta l’umanità maggiormente sono puntati gli occhi, che appare il più affidabile, il più disinteressato e che gode del maggior prestigio e credibilità, sia il Papa. Papa Francesco ha contributo a creare questa figura. Ciò che del suo insegnamento ha maggiormente impressionato il mondo è stato il messaggio della fratellanza universale e del dovere della misericordia.

Ritengo che quanto San Tommaso, riprendendo il pensiero di Sant’Agostino, insegna sulla questione della giusta guerra (bellum iustum), punto che è stato oggetto in passato di molti dotti commenti, conservi intatto il suo valore, sicchè proprio al fine di preparare l’avvento della pace, occorrerebbe a mio modesto avviso che il Papa riprendesse questa saggia dottrina dell’Aquinate. Certo l’Aquinate non conosceva le armi atomiche, ma appunto il suo insegnamento è tuttora valido in riferimento alle armi tradizionali.

Ma una cosa che dobbiamo notare è che la vera prospettiva escatologica non è, come molti oggi credono, quella buonistica di stampo origenista della riconciliazione finale di tutti gli uomini fra di loro, della salvezza universale e della scomparsa di ogni male. Non è questa la vera visione cristiana. ... La prospettiva finale dei giusti è la vittoria con Cristo contro i suoi nemici. … Una predicazione integrale del Vangelo non può nascondere questo aspetto, che fa capire esattamente qual è la prospettiva di pace per la quale il cristiano lavora, soffre e combatte. È una pace che non nasce solo da una conciliazione, ma anche da una vittoria.

Immagine da Internet


13 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Terza Parte (3/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Terza Parte (3/3)

 

L’anima e Dio

Tanto Caterina quanto Eckhart hanno l’occhio fisso su Dio e insistono sulla necessità di rinunciare ad ogni attaccamento al proprio io per lasciarsi guidare da Dio e della sua grazia. Ma mentre Caterina mantiene una precisa coscienza della dignità del proprio io e dei doni da Dio ricevuti, un io creato ad immagine di Dio, riscattato dal sangue di Cristo, Eckhart, che non intende affatto negare la centralità di Cristo, calca in modo così esagerato su questo autospossessamento di sè, che sembra che  il compito del mistico sia quello di annullare se stesso per sostituire Dio al proprio io, un’operazione per la verità assurda, che rovescia l’umiltà in una divinizzazione dell’io.

Sia per Eckhart che per Caterina l’anima è evidentemente cosciente di sé. Ma mentre per Caterina il «cognoscimento di sè» fa comprendere all’anima la sua totale dipendenza da Dio nell’essere stata da Lui creata e istruita sui suoi doveri, per cui in questo conoscimento di sé l’anima si scopre e si riconosce peccatrice ed è stimolata alla penitenza e alla conversione, l’autocoscienza eckhartiana sembra  una semplice presa di coscienza della propria unione con Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/santa-caterina-da-siena-e-meister_02024479718.html

Nel caso di Eckhart le opposizioni che ricevette, per quanto da esse non sia stata assente l’invidia, si sono rivelate fondate e giustificate, ed hanno toccato temi così importanti della dottrina e della morale, da indurre il Papa stesso ad intervenire di persona, cosa molto rara nella storia del Papato, segno evidente che Eckhart destò preoccupazioni dottrinali molto serie.

Papa Giovanni XXII
Caterina indica agostinianamente nell’«amor proprio», inteso come ripiegamento dell’io su se stesso, effetto dell’orgoglio, il principio di ogni male dell’uomo.  E vi rimedia col pentimento, la penitenza, l’amore di Dio, l’«infocato desiderio» e l’«ardentissima carità». Invece per Eckhart sembra che l’autocoscienza condotta alle sue ultime conseguenze sia sufficiente a garantire all’anima beatitudine e libertà, senza che l’anima desideri alcunché, visto che essa possiede Dio. ... Per quanto riguarda il campo della morale, nella concezione eckhartiana del «distacco» (Abegeschegenheit) della creatura da tutto il creato e da se stessa, affinchè Dio sia in lei, la creatura secondo Eckhart deve negare anche il suo stesso essere, considerandolo non come un qualcosa, ma come un nulla, col risultato che Dio si sostituisce al suo nulla. Ma allora diventa Dio?

Osservo che le censure pontificie in materia di fede sono un’espressione dell’autorità dottrinale del Papa, che non possono essere sbagliate o riformabili. E difatti non è mai accaduto che sentenze pontificie di condanna che toccano il suo servizio di verità nel campo della dottrina della fede vengano abrogate o rivedute. Semmai il lavoro che si può fare può essere simile a quello che si è fatto nel caso del Beato Rosmini: senza smentire la condanna delle 40 proposizioni, la Chiesa ha salvato le sue intenzioni. Analogamente per Eckhart, la Chiesa potrà dichiarare che il contenuto delle proposizioni eccartiane, restando in se stesso condannato, non rispecchia le intenzioni dottrinali profonde dell’Autore, ossia ciò che veramente intendeva dire, in se stesso valido ed utile alla teologia e alla vita cristiana.     

12 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Seconda Parte (2/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Seconda Parte (2/3)

 

Confusione dell’essere con l’essere divino

Il problema di fondo del pensiero, anche quando trattiamo di mistica, è il problema metafisico. La vera e la falsa mistica dipendono rispettivamente da una buona e una cattiva metafisica. Dipendono dalla concezione che si ha dell’essere. Ora, al riguardo bisogna dire che tanto Caterina quanto Eckhart insistono nel vedere Dio nella luce dell’essere. Entrambi hanno una viva percezione dell’assolutezza dell’essere, che essi attribuiscono a Dio.

Tanto Caterina quanto Eckhart hanno ben presente il passo di Es 3,14, dove Dio dice di Sé «Io Sono Colui Che È», solo che mentre Caterina dice che la creatura è di per sé nulla, Eckhart afferma che è semplicemente un puro nulla. Occorre che ci rendiamo conto che la differenza è enorme.  Il cateriniano «te per te non essere» vuol dire che, hai bensì l’essere, esisti, sei certo qualcosa, ma non hai l’essere da te o in forza di te stessa, bensì lo ricevi da Me. Invece Eckhart omettendo quel «per te» viene a negare l’essere alla creatura, cosa che Caterina si guarda bene dal fare. Per questo la tesi cateriniana non è stata condannata e invece è stata condannata la tesi eckhartiana.

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Tuttavia ad Eckhart il nulla della creatura non impedisce di elaborare una dottrina dell’anima, della quale ha una stima così alta ed esagerata, che la giudica capace di capovolgere, proprio mediante la negazione di sé, ossia della sua finitezza, il suo nulla nell’essere assoluto. Così l’anima, per Eckhart, in quanto esistente, è l’essere, e pertanto essa da una parte è nulla in quanto non è Dio, in quanto essere, è Dio. E se essa è peccatrice, vuol dire che è distinta da Dio. Ma per Eckhart essere distinto vuol dire essere separato. Per questo, affinchè l’anima non sia separata da Dio, non dev’essere distinta. Per santificarsi deve quindi negarsi come creatura e affermarsi come Dio.

Santa Caterina da Siena

Nella visione di Caterina le cose sono ben diverse.  Essa non vede affatto Dio come negazione della creatura e la creatura come negazione di Dio.  Per Caterina esiste per la creatura la liceità di una moderata e doverosa affermazione di sé che non dice affatto superbia, purchè sia intesa con un atteggiamento di servizio a Dio e al prossimo e come risposta responsabile ai talenti ricevuti e ai doveri che le sono stati assegnati. … Per lei il conflitto non è costitutivo dell’alterità, ma è un male che può e dev’essere tolto con la pratica della carità, del perdono reciproco e della collaborazione reciproca, mettendo in luce ciò che accomuna nel rispetto delle diversità.

In tal modo, mentre Caterina, in base alla nozione analogica dell’ente, vede chiaramente come l’anima sia creata ad immagine e somiglianza di Dio, Essere sussistente, Colui Che È, Eckhart parte da un concetto univoco dell’essere come essere uno ed assoluto, per cui risulta che sia l’anima che Dio, entrambi appartenenti all’orizzonte dell’essere, che è univoco, sono uno, ovvero una sola cosa, l’essere, che è uno solo, l’essere assoluto.

Il pensiero è un essere inferiore all’essere reale. L’essere intenzionale possiamo produrlo noi con la nostra mente. L’essere reale lo crea Dio dal nulla. Più che essere, l’essere intenzionale o ideale è tendenza mentale all’essere, rappresentazione e similitudine mentale dell’essere, vicario dell’essere. È un essere mentale, interiore, spirituale; non è l’essere come tale nella sua realtà.  Cento talleri pensati non valgono cento talleri reali.  

11 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Prima Parte (1/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Prima Parte (1/3)

 

 Nel parlare di Dio occorre sapere come esprimerci

L’aiuto che ci dà la Chiesa nella conoscenza di Dio e nella trasmissione di questa conoscenza non riguarda solo i contenuti da trasmettere, ossia le verità di fede, ma anche il linguaggio, ossia il modo di esprimerci. Difatti nella Sacra Scrittura non siamo soltanto istruiti sui misteri divini, ma ci viene insegnato anche come parlarne.

Infatti un linguaggio equivoco, ambiguo, inappropriato, dal doppio senso, anche se nell’intenzione di chi lo usa non c’è malizia nè volontà d’inganno, ed anche se possiede contenuti validi, provoca l’errore e il fraintendimento e indirizza la mente su di una via sbagliata: non la avvicina a Dio, ma la allontana; non promuove la virtù né combatte il vizio, ma lo favorisce. Non occorre che sia sempre  un linguaggio preciso ed univoco; può essere anche vago, impreciso o metaforico, dato che, trattandosi di misteri divini, se già non è facile concepirli, parimenti non è facile sapere come dobbiamo parlarne e quali termini usare.

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Una differenza fra la mistica cateriniana e quella eckhartiana è data dal fatto che mentre la mistica cateriniana è pienamente cristiana, in quanto mistica dell’Incarnazione, la mistica eckhartiana è certo fortemente teologica, ma sembra supporre una cristologia non calcedonese delle due nature, ma una cristologia monofisita e docetista dell’umanità apparente, nella quale l’umanità si annulla, sparisce e si dissolve nel divino.

In tal modo la mistica eckhartiana assomiglia più a una mistica buddista che non a quella cristiana, e ciò è stato fatto notare da Raimundo Panikkar nel suo interessante raffronto fra la mistica cristiana e quella buddista, salvo poi che non si verifichi il ribaltamento della situazione. Se infatti l’uomo è l’apparire di Dio, e se è vero che l’apparire è l’apparire di ciò che appare, ne viene allora che l’essere uomo coincide con l’essere stesso di Dio, così come l’apparire di una cosa è la stessa cosa che appare.

 

08 maggio, 2026

Il significato analogico dei titoli mariani nelle litanie del Rosario

 

Il significato analogico

dei titoli mariani nelle litanie del Rosario

Come sanno i devoti della Beata Vergine Maria, il mese di maggio è particolarmente a Lei dedicato con l’esercizio della pratica del Rosario. L’iniziativa di tale pratica, secondo quanto ci giunge da una venerabile tradizione, è da farsi risalire ad alcuni novizi domenicani italiani del sec. XV, i quali, per onorare degnamente la Santissima Madre di Dio ed esprimere la loro viva devozione ed ardente affetto per Lei, ebbero l’idea di ispirarsi all’uso dei giovani di allora di far dono di una corona di rose alla loro bella nel mese di maggio.

Pensarono allora di assumere quella pratica con una felice trasposizione simbolica, dandole un significato mistico e chiamando così per similitudine «Rosario» la recita di 150 Ave Maria in onore e lode della Beata Vergine. Nel secolo XVI vennero poi aggiunte le litanie cosiddette «lauretane», perché questa pratica aveva avuto inizio nella Santa Casa della Madonna a Loreto. I Domenicani affiancarono poi a questa serie di invocazioni litaniche un’altra collezione da loro ideata di100 litanie.

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Nel cristianesimo l’uomo in grazia, e grazie a Cristo, pur restando uomo, fragile, mortale e peccatore, partecipa in vari modi e gradi alla vita divina assumendo una vita soprannaturale, la vita di grazia, simile alla vita di Dio stesso. 
 
Questo è il miracolo del cristianesimo.  
 
 
 
 Immagine da Internet:
-  Litanie, Basilica Santa Maria delle Grazie, Brescia

07 maggio, 2026

Immutabilità e causalità in Dio - Terza Parte (3/3)

 

Immutabilità e causalità in Dio

Terza Parte (3/3)

Dio creatore o Dio ordinatore?

Bontadini pensa che per assicurare l’immutabilità divina bisogna togliere a Dio la causalità efficiente e motrice e lasciargli solo l’intellegibilità, la razionalità o il pensiero o l’identità. Hegel, al contrario, ritiene che per garantire che Dio agisca, occorre renderlo fluido, agitato e mutevole. Né l’uno né l’altro hanno capito come si devono accordare in Dio la sua immutabilità con la sua onnipotenza o forza attiva e causativa.

Occorre invece tener presente che quanto più un ente è saldo, ben fondato, fermo, solido, irremovibile, robusto, stabile e forte, tanto più è sicuro, duttile, agile, sciolto, potente. diversificato e vasto nell’azione.  Immutabile non vuol dire inerte o rigido come un sasso o come un morto. 

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Bontadini, credendo per influsso di Severino che il concetto del nulla sia contradditorio e quindi nichilistico, si sforza di escogitare un concetto di creazione che faccia a meno di fare riferimento al nulla (ex nihilo), per cui concepisce la creazione non come produzione o causazione del finito da parte dell’infinito efficiente, ma come semplice relazione di dipendenza della creatura dal creatore ovvero del finito dall’infinito, semplice relazione del relativo all’Assoluto all’interno dell’Assoluto o, prendendo spunto da Hegel e da Spinoza, come determinazione o finitizzazione finita dell’infinito, in modo tale che Dio non produca o non causi nulla al di fuori di sé, ma solo agendo all’interno della propria essenza, la quale, coincidendo con l’essere come tale, non ammette nulla al di fuori di sé, giacchè al di fuori dell’essere non c’è che il nulla. 

Osservo che se da Dio togliamo la causalità efficiente come fa Bontadini, resta un Dio inerte e inattivo come una figura geometrica, dove l’ordine è puramente intellegibile, formale e strutturale, ma astratto, privo di vita e di dinamicità. Se d’altra parte, come fa Hegel, da Dio togliamo l’immutabilità, il movimento che da essa scaturisce perderebbe il fondamento del suo impulso e la sua stessa esistenza, perderebbe il suo esser causa dell’effetto. Il vero Dio è congiunzione di agente e di azione, di movente e movimento, di amante e di amore, è forza genitrice di forza, roccia sulla quale costruire la casa.

Bontadini non riesce a darci l’idea di un Dio vivente, che interviene ad operare meraviglie, quel «fuoco divorante» (Dt 4,24), del quale parla la Scrittura, il Dio che «scuote cieli e la terra» (Eb 12,26).  San Tommaso da par suo spiega magnificamente come in Dio si riveli la congiunzione dell’immutabilità del suo essere col mutare delle libere scelte.

Tommaso vuol farci capire che l’azione in Dio non va intesa come qualcosa che passa, ossia con la categoria del divenire, come accade in noi e come l’intende Hegel, ma con quella dell’essere, e addirittura dell’atto d’essere (atto secondo), della perfezione assoluta e del complemento ultimo. L’agire divino, pertanto, non è come nella creatura atto imperfetto di una potenza mista di attività e di passività, ma atto istantaneo atemporale, senza divenire e senza potenzialità. In tal modo l’agire, il causare e il produrre divini (barà) non compromettono affatto l’immutabilità divina, che giustamente sta a cuore a Bontadini.

Né il mobilismo irrequieto hegeliano-rahneriano, né l’eternalismo glaciale severiniano-bontadiniano riescono a spiegare l’esistenza pluralistica e diversificata del mondo, dell’ente contingente e  diveniente, perchè sia nell’uno che nell’altro manca, al di là dell’attenzione lodevole all’Assoluto, la sintesi in Dio tra l’essere e l’agire, il pensare e il fare, l’atto d’essere e la potenza attiva, sicchè il Dio di Bontadini, nonostante lo sforzo di Bontadini di elaborare un concetto di creazione, è un Dio chiuso in se stesso, che non produce niente, mentre il Dio di Rahner è un agitato rivoluzionario immerso nel tempo, che disfa quello che fa, eterno suscitatore di conflitti e di guerre.

Immagini da Internet:
- La Pietà e il Giudizio Universale, Michelangelo