Il confronto del bene col male
La volontà umana e la volontà divina
Quarta Parte (4/6)
Lo scopo
della vita
Ogni agente
agisce per un fine e al di là di questo fine, agisce per un fine ultimo. Una
ricerca di un fine finito uno dopo l’altro, all’infinito, senza mai giungere a una
meta definitiva, credendo che ciò sia un progresso, in realtà è una cosa frustrante,
esasperante e disperante, che porta a fallire lo scopo della nostra vita, che è
sì il progredire ma progredire verso il bene che ci soddisfi completamente, che
è solo Dio.
Se tutto deve
finire nel nulla, come credeva il povero Leopardi, a che pro tante fatiche,
tanti lavori, tanti sforzi? Tanto vale farla finita subito. Bisognerebbe
abolire dalle scuole la lettura di Leopardi, perché spinge al suicidio. Per questo
tanti giovani oggi si uccidono, nonostante il benessere del quale godono: credono
che il vivere non abbia senso o che non valga la pena faticare per qualcosa. Certo
molti sono mantenuti in vita dall’attrattiva dei piaceri. Essi sembrano anche
felici. Ma hanno nel cuore il vuoto e forse l’inferno.
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Se il moto dello spirito nel finito e nel contingente
può continuare e progredire indefinitamente, nel moto che riguarda il senso
ultimo, quando c’è in gioco il problema dell’assoluto e del bene infinito, non
può non fermarsi. Ananke stenai, diceva Aristotele, bisogna fermarsi. Questo
detto corrisponde esattamente alle parole della Scrittura: «Fermatevi, e
sappiate che io sono Dio» (Sal 46,11).
Se non ci fermiamo nel possesso di questo bene o nel
nostro riferirci a questo bene, cadiamo nell’abisso o, come si esprime Kant, la
ragione cade nel «baratro». L’assenza del bene infinito, del quale abbiamo
bisogno e per il quale siamo fatti, è l’inferno, che significa appunto luogo
basso e oscuro, come può essere un pozzo. Pensiamo al «pozzo dell’abisso», del
quale parla l’Apocalisse (Ap 9,1).
Viceversa, raggiungendo Dio il moto agitato dello
spirito si ferma nella pace, nella quiete e nella soddisfazione. Questa è la
meta ultima dell’uomo.
Infatti ogni bene causato è creato da Dio, sommo bene e
fine ultimo dell’universo e di tutti gli agenti che agiscono nell’universo. La
provvidenza divina muove tutti gli agenti ad agire in vista di conseguire il
loro fine, che è la felicità della loro vita.
Le creature spirituali, angeli e uomini sanno qual è il
loro fine ultimo e il loro sommo bene. Esso è Dio stesso, loro creatore e
Signore, il quale fa loro conoscere che cosa devono fare per raggiungere il
loro fine, compiere quegli atti per i quali soddisfano alle esigenze della loro
natura e mettono in atto le sue inclinazioni, tra le quali quella fondamentale
è quella di conoscere Dio, di amarlo e servirlo, per godere dell’unione con Lui
nell’eterna beatitudine celeste. Lo scopo della vita dell’uomo e dell’angelo è
l’incontro immediato con Dio avendo eseguito i comandi da lui impartiti, la cui
esecuzione è appunto la condizione necessaria per questo incontro beatifico.
Immagini da Internet:
- reazione del mondo, I e III giorno, miniatura Bibbia di Guyart des Moulins, Montpellier