mercoledì 22 settembre 2021

Riflessioni sul significato della parola Dio - Prima Parte (1/3)

  Riflessioni sul significato della parola Dio

Parte Prima (1/3)

Una parola che dà senso alla vita

Se consultiamo un vocabolario, vedremo che la parola Dio significa «ente supremo». È la definizione esatta. Tuttavia, che significa ente supremo? Ma inoltre: quanti oggi usano la parola Dio? E chi la usa, la usa sempre nel senso giusto?

Perché tanti di noi oggi non usano questa parola? Non parlano mai di Dio? Certamente perché pensano che a questa parola non corrisponda nessuna realtà, ma che semmai si tratti di un concetto vecchio e superato dal progresso della cultura e della scienza. Eppure i vocabolari continuano a registrarla e a darle il suo significato, che, per la verità, è molto impegnativo. Vuol dire forse che l’ente supremo non esiste? Cerchiamo in questo articolo di chiarirlo.

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Se consultiamo un vocabolario, vedremo che la parola Dio significa «ente supremo».

È la definizione esatta.

Tuttavia, che significa ente supremo? Ma inoltre: quanti oggi usano la parola Dio? E chi la usa, la usa sempre nel senso giusto?

     
 
Eppure ci rendiamo conto del nesso che esiste fra il concetto dell’ente e il concetto di Dio, se un qualunque vocabolario, che non è un trattato di filosofia, ma un prontuario fatto anche per tutti gli illetterati, lo presenta come scontato? 
 
 

Il vocabolario definisce la parola Dio in conformità a quanto la ragione può concepire di Dio, appunto come Ente supremo. 

Ma, come sappiamo, esiste un libro, la Bibbia, che si presenta come rivelazione che Dio fa di se stesso all’uomo.

 

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martedì 21 settembre 2021

Sulla legge mosaica - Occorre distinguere diversi tipi di legge

 Sulla legge mosaica

Occorre distinguere diversi tipi di legge

La legge mosaica comprende i dieci comandamenti, il codice civile e la legge liturgica. La prima corrisponde alla legge morale naturale e pertanto vale per tutti gli uomini. Essa è stata confermata da Gesù Cristo, per cui la sua osservanza, sostenuta dalla grazia, è necessaria alla salvezza per tutti gli uomini.

La seconda è la legislazione civile propria del popolo ebraico, che esso ha tutto il diritto di conservare. Essa però vale solo per lui, così come ogni nazione ha la sua propria legge civile.

La terza è una normativa liturgica e cerimoniale in preparazione alla venuta del Messia e prefigurativa della sua venuta, come per esempio la circoncisione, il sacrificio dell’agnello e il divieto di mangiare il sangue e gli animali impuri.

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Mosè con le tavole della legge - Staatliche Museen di Berlino - L'opera è firmata e datata "REMBRANDT F. 1659".

venerdì 17 settembre 2021

Da che cosa dipende il fascino di Karl Rahner

  Da che cosa dipende il fascino di Karl Rahner

Un problema ancora non risolto

Sono ormai più di sessant’anni che la scena della teologia è dominata dal rahnerismo e non appaiono segnali significativi che mostrino un’inversione di tendenza, benché sempre più chiaramente appaia come il rahnerismo sia all’origine dell’attuale processo di decadenza della Chiesa cattolica, decadenza che naturalmente è negata dai responsabili di essa[1], ma ciò non fa sì che il rahnerismo, agli occhi degli osservatori imparziali dotati di opportuni criteri di giudizio, non resti il radicale responsabile della gravissima crisi attuale della Chiesa.

Valutando infatti la situazione della Chiesa oggi, per quanto umanamente possiamo giudicarne e lasciando ovviamente a Dio il giudizio ultimo di tale situazione, non è difficile percepire la Chiesa come un organismo soggetto a un processo di disorganizzazione, una società in via di dissoluzione, un’azienda sull’orlo del fallimento, incapace di soddisfare ai bisogni per i quali era stata costituita.

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A molti Rahner appare come il teologo che ha fatto esemplarmente proprio il programma di assunzione del pensiero moderno alla luce del Vangelo. In realtà Rahner ha fatto l’inverso: ha scelto nel Vangelo quello che è gradito al pensiero moderno, scartando il resto.

 
Molti sono portati ad interpretare Rahner in senso ortodosso, ed ovviamente, nei suoi numerosissimi scritti, moltissime sue frasi sono perfettamente ortodosse o possono essere interpretate in tal senso. 
 
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martedì 14 settembre 2021

Omelia per il Corpus Domini - Servo di Dio P.Tomas Tyn, OP

 Omelia per il Corpus Domini 

Servo di Dio P.Tomas Tyn, OP 

 

Il Papa, cari fratelli, il Papa di venerata memoria, Paolo VI, ha ribadito quello che tutti i Papi, tutti i successori di San Pietro hanno detto riguardo alla divina Eucaristia.

Ha detto ciò che dice anche il Concilio di Trento, e cioè che il nome più appropriato di quella presenza non è né transfinalizzazione, né transignificazione, ma bensì transustanziazione.

Una parola un po’ difficile, transustanziazione, cioè cambiamento, transustanziazione, trans significa una transizione, cambiamento. Transustanziazione significa un cambiamento, miei cari, che solo Dio può operare, perché nella natura delle cose avvengono delle generazioni, delle nascite e delle evoluzioni, ma mai delle transustanziazioni, cioè un passaggio da sostanza a sostanza. Che cosa vuol dire questo?

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http://www.arpato.org/omelie/omelie_sangiacomo.htm 

http://www.arpato.org/testi/omelie/MG8-CorpusDomini-Giovanni.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=7qnSBBJArBc 



Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Parrocchia San Giacomo Fuori le Mura (Bologna) - 1.6.1986

venerdì 10 settembre 2021

Cosa significa toccare l’ostia consacrata?

  Cosa significa toccare l’ostia consacrata?

La funzione del tatto nella Santa Comunione

Come sappiamo, l’uso del tatto ha un ruolo essenziale nelle religioni e quindi anche nella Scrittura, sia come rappresentazione fisica dell’atto col quale il divino raggiunge l’uomo (Is 6,7; Ger 1,9; Dn 10,16), sia come atto rituale dell’uomo col quale egli si mette in contatto col divino (Mt 14,36; 28,9; Lc 24,39; Gv 20,17).

Se però nell’Antico Testamento il toccare il divino è un atto temerario (Es 19,12), data l’indegnità dell’uomo di allora davanti ad un Dio severo, con la venuta di Cristo, Dio, che si è degnato di venire ad abitare in mezzo a noi, si lascia toccare nell’umanità del Figlio, ed è Dio stesso che in Cristo si compiace di toccare l’uomo per guarirlo.

Il tatto ha una funzione essenziale nei sacramenti e in generale nelle azioni sacre come quel senso che si trova particolarmente coinvolto nella dinamica del rapporto con Dio o per significare che deve starne lontano per umiltà o viceversa come trasmettitore della grazia, nel senso di donarla e di riceverla. 

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Toccare l’ostia è toccare gli accidenti del pane. Ma essi nascondono la sostanza del Corpo del Signore, al quale sono uniti per concomitanza il sangue, l’anima e la Divinità. 

Quindi in certo modo, benchè indiretto e sacramentale, tocchiamo Dio, e possiamo dire con l’emorroissa: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita» (Mt 9,20). Gli accidenti eucaristici sono il mantello di Cristo.


Nell’ostia c’è il Corpo fisico del Signore? Bisogna vedere che cosa intendiamo per «fisico». Se intendiamo fisico nel senso della fisica sperimentale, la quale sperimenta e misura i corpi fisici di questo mondo, allora certamente si deve dire che non c’è il Corpo fisico, nel senso che il Corpo non c’è con le sue dimensioni e qualità sensibili, che ha solo in cielo.

Ma se per fisico intendiamo fisico nel senso di materiale, allora è chiaro che si tratta del Corpo fisico, giacchè un corpo immateriale non esiste. Un corpo è per definizione una sostanza composta di materia e forma. Sostanza immateriale è solo lo spirito. Ma il corpo di Gesù nell’osta è il suo vero Corpo, anche se a modo di sola sostanza. E tuttavia si tratta di sostanza materiale.

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giovedì 9 settembre 2021

Il rimedio alla ambiguità del linguaggio - Terza Parte (3/3)

 Il rimedio alla ambiguità del linguaggio

Terza Parte (3/3)

I Papi contano sulla milizia ignaziana per vincere la doppiezza di Satana,

strappargli il dominio sul mondo e consegnare il mondo a Cristo 

Inoltre, c’è da tenere presente che l’Ordine di Sant’Ignazio è nato nel contesto dell’umanesimo rinascimentale, il quale, a differenza di quello medioevale teocentrico, culla dell’Ordine Domenicano, che dava il primato della contemplazione sull’azione, riflette l’interesse per l’opera della Redenzione e per la salvezza tipico del ‘ 500.

E questo cristocentrismo fu comune a Lutero, a Sant’Ignazio e al Concilio di Trento. Occorre attendere i Concili Vaticano I e Vaticano II per avere il recupero del primato della contemplazione, senza per questo rinunciare alle precedenti conquiste del cristocentrismo, le quali, però, fraintese dall’illuminismo e dalla massoneria, avevano condotto addirittura all’ateismo.

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Lo sforzo della chiarezza non impedisce che i discorsi anche dei più grandi predicatori abbiano bisogno di essere interpretati. 

Se hanno bisogno di essere interpretate le parole di Gesù Cristo, della cui onestà e proprietà di linguaggio non possiamo dubitare, figuriamoci con quanta facilità abbiano bisogno di essere interpretati i discorsi di qualunque altro uomo.

E per qual motivo Cristo ha istituito gli apostoli, se non perché fossero gli interpreti autorizzarti della sua parola? «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 1,16). 

 



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Pinacoteca nazionale di Bologna

mercoledì 8 settembre 2021

Il rimedio alla ambiguità del linguaggio - Seconda Parte (2/3)

  Il rimedio alla ambiguità del linguaggio

Seconda parte (2/3)

L’ambiguità del linguaggio è segno di ipocrisia

Alla persona doppia la fermezza appare rigidità, la tenacia appare ostinazione, la certezza appare dogmatismo, la saldezza sembra cocciutaggine, l’evidenza è pura apparenza, la fedeltà sembra conservatorismo, l’affermazione del vero appare presunzione, la condanna dell’errore appare violenza, l’ambiguità e la finzione appaiono prudenza e saggezza.

«Semplici come le colombe, prudenti come i serpenti» (Mt 10,16). Occorre difendersi dagli ingannatori e dagli impostori. Sempre nell’onestà, il linguaggio tuttavia con costoro dev’essere cauto e misurato, tale da non lasciar scoperte fessure dalle quali il nemico può entrare, tale da non poter essere strumentalizzato e tale da svelare i loro inganni e metterli davanti alle loro responsabilità. Occorre imparare un linguaggio tale da poter sfuggire alle insidie e alle trame del nemico; semplici sì, ma occorre evitare quelle ingenuità, delle quali il nemico potrebbe servirsi per umiliarci. 

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L’ideale ignaziano è nato in un momento della Chiesa, nel quale ce n’era estremo bisogno: una milizia di apostoli in obbedienza al Papa per difendere e proteggere la Chiesa dall’insidia luterana e ricondurre all’ovile le pecore disperse dall’opera di Lutero, una milizia di difesa e di attacco, fatta di audacissimi militi, pronti a dare la vita per la causa di Cristo agli ordini del Papa.

Una qualità eccellente del Figlio di Sant’Ignazio, che rende il Gesuita modello di guida delle anime per tutta la Chiesa, è la sua sapienza pratica nella direzione spirituale mediante i famosi Esercizi spirituali, concepiti sul modello dell’addestramento militare come esercitazione metodica e ordinata di tutte le potenze dell’anima, intelletto, volontà, passioni, immaginazione, sensibilità e motilità corporea per il raggiungimento della meta dell’«uomo spirituale», nel pieno dominio di se stesso ed ordinamento interiore unitario delle sue potenze vitali nella ricerca della santità, nel discernimento quotidiano della volontà di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo e nella devozione al Sacro Cuore di Gesù.

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lunedì 6 settembre 2021

Il rimedio alla ambiguità del linguaggio - Prima Parte (1/3)

 Il rimedio alla ambiguità del linguaggio

Prima Parte (1/3)

Ama la verità: mostrati qual sei, e senza infingimenti,

e senza paure e senza riguardi.

E se la verità ti costa persecuzione,

e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.

E se per la verità dovessi sacrificare te stesso

 e tu sii forte nel sacrificio

                                                                       San Giuseppe Moscati

Vantaggi e difficoltà nascenti dal primo Papa gesuita

Papa Francesco sembra voler segnare una svolta rispetto alla pastorale dei Papi precedenti, nel senso di avviare una pastorale tale da scagionare il Papato dalle accuse tradizionali fatte alla Chiesa dai non-cattolici, ossia l’accusa dei massoni di essere superstiziosa, invadente, clericale, intollerante e antidemocratica, l’accusa dei liberali di essere autoritaria e illiberale, l’accusa degli scettici di essere rigida, dogmatica, inquisitoriale ed assolutista, l’accusa dei modernisti di essere trionfalista, conservatrice, medioevale, occidentalista, monolitica, immobile, fuori della storia, tradizionalista, arretrata e chiusa al nuovo e al mondo moderno, l’accusa dei protestanti di essere papista, pelagiana, aristotelica, scolastica, razionalista, burocratica, pedante, farisaica, piramidale, giuridista, legalista e meritocratica, l’accusa dei marxisti di essere borghese, reazionaria, capitalista, filoamericana e chiusa alle necessità dei poveri, l’accusa degli ortodossi di essere chiusa allo Spirito Santo, accentratrice, orgogliosa e di voler primeggiare.

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È evidente che il Papa si è proposto di portare avanti la riforma conciliare e di sviluppare le dottrine del Vaticano II. E in ciò ovviamente fa il suo dovere. 

Il suo programma di rispondere alle critiche dei tradizionali nemici della Chiesa, su alcuni punti è senza dubbio centrato, per cui da una parte si è attirato la soddisfazione dei non-cattolici, che hanno visto riconosciute le loro critiche. Ma dall’altra parte su altri punti la linea di Francesco ha provocato un doloroso contraccolpo, pieno di malintesi, all’interno della Chiesa stessa. 

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venerdì 3 settembre 2021

La Messa al di là del novus ordo e del vetus ordo - La Messa è più importante delle sue diverse modalità rituali - Seconda Parte (2/2)

  La Messa al di là del novus ordo e del vetus ordo

La Messa è più importante delle sue diverse modalità rituali

Seconda Parte (2/2)

Alcuni suggerimenti al Papa

Vorremmo supplicare e consigliare il Papa, in questo frangente doloroso, scandaloso e drammatico, di assumere in pienezza con la forza dello Spirito Santo e l’intercessione di Maria Regina della pace, tutto il suo ufficio di maestro e padre comune di tutti i cattolici, di supremo garante e fautore della carità vicendevole fra i fratelli, di debellatore della menzogna e della divisione, di promotore della diversità nell’unità, di emanare una lettera pastorale o un’esortazione apostolica sulla Messa, che potrebbe intitolarsi Sacrificium laudis o qualcosa del genere, un documento nel quale ricordare l’istituzione della Messa in rapporto al Calvario, il sacerdozio, l’eucaristia, la Comunione, l’irraggiamento della grazia che promana dalla Messa, la Messa come prefigurazione del banchetto escatologico e della Gerusalemme celeste. 

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Una differenza fra il vetus e il novus ordo è il differente equilibrio posto nei due ordo fra il mistero della passione e morte del Signore e la sua risurrezione, fra il Venerdì Santo e la Pasqua. 

Il rito di San Pio V è succeduto ai precedenti ed è stato sostituito con quello di San Paolo VI. 

Questo in futuro sarà sostituito da un altro rito. Qui vale la legge del progresso: ogni nuovo rito risponde sempre meglio a ciò che Cristo ha voluto che la Messa fosse.

Immagine da http://www.photogallery.va/content/photogallery/it/eventi/iraq2021.html

giovedì 2 settembre 2021

La Messa al di là del novus ordo e del vetus ordo - La Messa è più importante delle sue diverse modalità rituali - Prima Parte (1/2)

  La Messa al di là del novus ordo e del vetus ordo

La Messa è più importante delle sue diverse modalità rituali

Prima Parte (1/2)

L’abominio della desolazione nel luogo santo (Mt 24,16)

Assistiamo ormai da decenni, dall’immediato postconcilio, ad una continua diminuzione dei frequentatori della Messa, accompagnata dalle decine di migliaia di preti che soprattutto negli anni ’70 abbandonarono il ministero. Era questo quello che voleva il Concilio? Tutt’altro. Esso fu indetto, tra l’altro, nell’intento di aumentare il numero dei fedeli e delle vocazioni sacerdotali.

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Papa Francesco ha appena emanato una bella enciclica sulla fratellanza universale, base di quella fratellanza soprannaturale dei figli di Dio nati dal battesimo.


Ebbene, ecco giunto il momento che i fratelli si mostrino fratelli all’interno della Chiesa e nel cuore della Chiesa, ecco il momento di cessare di considerare il diverso come nemico, di «esagerare le differenze», come dice il Papa nel Motu-proprio, di cessare dal doppio gioco e di prender posizione netta e chiara per Cristo contro il mondo per la salvezza del mondo, di attuare uno sforzo supremo perché cessino le discordie, le invidie, i protagonismi, gli scismi, le faziosità, gli estremismi, le eresie, le divisioni, le apostasie, gli scandali. 

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domenica 29 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Quinta Parte (5/5)

  Gott mit uns

Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Quinta Parte (5/5)

Fascismo e nazismo

Fascismo e nazismo sono due fenomeni sociali e spirituali simili. La radice è comune: l’affermarsi nei primi decenni del ‘900 dei nazionalismi, di una concezione della vita che si riassume nell’autocreazione e nella volontà di potenza di evidente matrice nietzscheana, in sintesi con la concezione hegeliana dello Stato come totalità divina che è sostanza degli individui che lo compongono.

Mentre il nazismo attingeva in Hölderlin alle radici pagane precristiane del popolo germanico, il fascismo attingeva all’antica religione romana e ai ricordi e ai valori dell’Antico Impero Romano. Queste due grandi forze storiche e politiche, se da una parte partivano da una radice comune, ossia il cogito cartesiano sviluppato nell’idealismo tedesco, dall’altra però esisteva tra loro un sottile antagonismo, giacchè è chiaro che i Germani non potevano non avere il ricordo dell’odiato impero Romano. 

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Mentre il nazismo attingeva in Hölderlin alle radici pagane precristiane del popolo germanico, il fascismo attingeva all’antica religione romana e ai ricordi e ai valori dell’Antico Impero Romano.

 

Queste due grandi forze storiche e politiche, se da una parte partivano da una radice comune, ossia il cogito cartesiano sviluppato nell’idealismo tedesco, dall’altra però esisteva tra loro un sottile antagonismo, giacchè è chiaro che i Germani non potevano non avere il ricordo dell’odiato impero Romano. 

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venerdì 27 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Quarta Parte (4/5)

  Gott mit uns

Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Quarta Parte (4/5)

Il nazionalsocialismo ha voluto fondare

una umanità superiore 

Il nazionalsocialismo comunque non è stata una semplice dottrina dello Stato, non è stata una semplice dottrina della Deutschland über alles del pangermanesimo ottocentesco, non è stata solo la visione della terra tedesca come la terra del Sacro, secondo la visione di Hölderlin, non è stata soltanto il risveglio dell’ancestrale crudeltà e anarchia degli antichi Germani e della loro bellicosa mitologia religiosa, che tanto preoccupò Tacito e per la quale Roma non riuscì mai a sottomettere i Germani,  ma è stata anche il progetto di una nuova e superiore umanità divina secondo il modello superomistico di Nietzsche. 

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Rosenberg erigeva Gesù a superuomo, simbolo della razza ariana. In particolare ne esaltava gli aspetti della vita nei quali, secondo i Vangeli, aveva manifestato opposizione nei confronti delle istituzioni ebraiche. Non va tuttavia dimenticato che, nel pensiero di Rosenberg, Gesù non era figlio di Dio, né risorse dai morti (Rosenberg le definisce "leggende"). In pratica, la figura di Gesù viene privata di ogni attributo divino e messianico e viene accostata alle figure di grandi pensatori come Confucio o Meister Eckhart.

Rosenberg, tra l'altro, si era già distaccato dalle Chiese tradizionali nel 1933 richiedendo, con un atto ufficiale (Kirchenaustritt), che il suo nominativo venisse cancellato dagli elenchi dei battezzati nella chiesa cattolica.

 

 

Nella mentalità di Carl Schmitt, organizzatore del diritto statuale nazista, l’altro uomo è rigidamente diviso agli occhi dello Stato in amico e nemico. Il principio evangelico dell’amore del nemico, già detestato da Nietzsche, è escluso. Nel nemico non c’è nulla di buono che possa essere recuperato, come fosse stato una malvagità sussistente. 

L’immagine di Dio anche nel nemico era totalmente ignorata. La misericordia è esclusa a favore di una libera manifestazione della propria potenza ed anzi è auspicata l’eliminazione dei più deboli sulla base della legge della selezione naturale di Darwin.

 

martedì 24 agosto 2021

Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Terza Parte (3/5)

 Gott mit uns

Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

 Terza Parte (3/5)

Edith Stein, critica di Husserl e di Heidegger.

Ciò che desta meraviglia è l’ingenuità della Stein nell’entusiasmarsi di Husserl, venendo a sapere del quale, volle, ancor molto giovane, nel 1913, trasferirsi apposta a Gottinga per seguirne le lezioni, divenendo in seguito una fedele discepola talmente abile nel riprodurre il pensiero del maestro, da assurgere in ciò a fama europea.

Husserl infatti  in un libro di 950 pagine[1] si vantava d’aver scoperto una «nuova regione dell’essere» mediante la sospensione o epochè dell’ordinario «atteggiamento naturale», che ci fa vedere un mondo fuori di noi ed indirizza il nostro intelletto alla conoscenza di questo mondo, e l’assunzione di quello che egli chiamava «metodo fenomenologico», grazie al quale ci è riservata la scoperta della suddetta nuova regione dell’essere, fondata sulla «soggettività assoluta o trascendentale o coscienza pura o io puro», regione fino ad allora, al dire di Husserl, del tutto sconosciuta e mai fino ad allora indagata. In realtà si trattava di una riproposizione più pedante dell’ormai ben nota soggettività assoluta nata con Cartesio e che in diversi modi e forme fa da filo conduttore per tutto l’idealismo tedesco.

Con tutto ciò bisogna riconoscere ad Husserl il merito di aver puntato l’attenzione all’essere «fenomenologico», ossia all’essere così come appare immediatamente alla coscienza e di aver promosso l’intuizione emotiva della singolarità dell’altra persona (Einfühlung).

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Stando così le cose, occorre osservare altresì che la Stein non fu uccisa tanto per il suo essere ebrea, quanto piuttosto per la sua testimonianza di teologa e di religiosa, le cui pubblicazioni erano note in tutta Europa, per cui, benchè in esse non si trovasse un’esplicita condanna del nazismo, essa appariva comunque chiara e bruciante per gli intellettuali e per i filosofi del regime, imbevuti di quell’hegelismo, heideggerismo e nietzscheanesimo, che erano quanto di più opposto si potesse pensare all’odiato tomismo abbracciato dalla Stein. In tal senso si deve dire che la Stein è stata uccisa in odium fidei e che quindi essa è Martire.

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