lunedì 14 ottobre 2019

Natura madre e natura matrigna

Natura madre e natura matrigna
 
Il rapporto dell’uomo con la natura ha sempre avuto due aspetti: da una parte la natura ci presenta meravigliose bellezze, occasioni di svago e divertimento, alimento per la nostra vita, risorse per curare le malattie e mantenerci in salute, mezzi e strumenti per la nostra arte e per la nostra tecnica, segreti affascinanti che suscitano la nostra curiosità e la nostra ricerca, sfide al nostro desiderio di avventura e di destrezza sportiva; ma dall’altra la natura ci si mostra infida, spaventosa, ostile, dannosa, ripugnante, pericolosa e distruttrice in molti modi: dalle catastrofi come terremoti, maremoti, frane, valanghe, crolli, incendi, inondazioni, alluvioni, siccità, orrende voragini, uragani, alle epidemie, alle bestie feroci, agli insetti fastidiosi, ai virus delle varie malattie, alle carestie, ai gas venefici, alle foreste impenetrabili, ai deserti, alle glaciazioni, ai monti inaccessibili, agli spazi siderali invalicabili.
Questi due aspetti così contrastanti stimolano, suscitano, occasionano o danno luogo a due ordini di reazioni o di risposte o di interventi molto coinvolgenti: da una parte, per quanto riguarda gli aspetti positivi della natura, essa ci mostra quell’aspetto della natura che riflette la sapienza e la potenza del Creatore, che la fa agire secondo precise leggi che sta a noi conoscere per aver modo di coltivare le sue possibilità produttive, per utilizzarla al fine di soddisfare ai nostri bisogni fisici e per ricavare da essa mezzi e strumenti tecnici che garantiscono ed aumentano il nostro benessere materiale o servono per produrre opere d’arte che rallegrano ed elevano il nostro spirito al gusto della bellezza umana e divina. 

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Creazione del sole e della luna
Duomo di Monreale

(immagini da internet)

venerdì 11 ottobre 2019

PADRE CAVALCOLI COMMENTA E SPIEGA L’INTERVISTA DEL CARD. SARAH.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, padre Giovanni Cavalcoli ci ha inviato una sua riflessione-commento sull’intervista che il card. Robert Sarah ha rilasciato nei giorni scorsi, e di cui abbiamo già parlato su Stilum Curiae. Buona lettura.

§§§

Caro Tosatti,
che cosa ha inteso dire il card. Sarah con quella frase lapidaria «chi è contro il Papa è fuori della Chiesa»? Se prendiamo questa preposizione «contro» in senso assoluto, come mi pare qui la si debba intendere, il significato mi sembra evidente: chi è contro il Papa innanzitutto in ciò che lo riguarda in quanto Papa, ossia come Pastore della Chiesa, ma anche – se pensiamo al dovere della carità – come uomo. Si può essere col Papa, se lo si disprezza come uomo?
Tuttavia occorre precisare che propriamente e formalmente è contro il Papa e quindi fuori della Chiesa non tanto chi lo critica nei suoi lati umani, ma chi nega maliziosamente la sua autorità soprannaturale, chi gli si ribella come a maestro della fede e come guida della Chiesa, chi non è in comunione con lui, chi lo odia, gli nutre rancore, gli è nemico o lo disprezza in quanto Papa. Chi lo offende nella sua umanità non va direttamente contro la Chiesa, se non di riflesso, in quanto quell’uomo è il Papa.
Ora è chiaro che per essere in comunione con la Chiesa, per amare la Chiesa, occorre amare il Papa, obbedire al Papa, essere in comunione con lui: dalla nostra comunione col Papa dipende  la nostra comunione con la Chiesa. Peccare contro il Papa nella carità ed obbedienza verso di lui, è peccato contro la Chiesa: è peccato di scisma. Se poi gli si disobbedisce nella dottrina della fede, è eresia.

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https://www.marcotosatti.com/2019/10/11/padre-cavalcoli-commenta-e-spiega-lintervista-del-card-sarah/







Card. Robert Sarah

(immagine da internet)

mercoledì 9 ottobre 2019

Le aberrazioni del culto divino

Le aberrazioni del culto divino
Importanza della religione
L’insolita pratica religiosa alla quale il 4 ottobre scorso hanno assistito il Papa insieme con altri prelati nei giardini vaticani pone con urgenza in primo piano la grave questione dell’atteggiamento, che, come cattolici, dobbiamo tenere nel confrontare il nostro culto cattolico con quello delle altre religioni o anche con quello delle altre confessioni cristiane che sono in disaccordo con le pratiche del culto cattolico. 
Dobbiamo ricordare che il render culto a un falso dio o un culto sbagliato al vero Dio,  è il più grave e dannoso di tutti peccati, in quanto suppone l’adorare come sorgente prima della nostra felicità ciò che in realtà è la causa della nostra perdizione, è il puntare tutta la nostra esistenza su di un principio pratico che ci procura la morte eterna.
Questa  questione del culto divino appare ancor più impellente e di attualità in occasione del presente Sinodo per l’Amazzonia, nel quale occorrerà appunto, nell’ambito del dialogo interreligioso e nell’intento di chiamare tutti i popoli al vero culto di Dio in Cristo, dare una prudentissima valutazione dei culti indigeni per vedere che cosa in essi si concilia col culto cattolico e che cosa vi contrasta, che cosa assumere e che cosa correggere, distinguendo modi diversi e quindi leciti e legittimi di render culto a Dio da modi illeciti e dannosi in quanto culto superstizioso idolatrico o spiritistico o magico agli angeli, alle bestie,  alla natura, alle anime dei defunti, al demonio o a divinità pagane.
 
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Da: 

lunedì 7 ottobre 2019

L’antropologia di Karl Rahner

L’antropologia di Karl Rahner

L’essenza dell’uomo.

Rahner definisce l’uomo secondo la categoria della spiritualità nella concretezza dell’esistenza e della storia, come soggetto personale che plasma se stesso nella libertà. L’essenza dell’uomo, quindi, per Rahner, è un’essenza «concreta», fattuale, storica, effetto di libera scelta, diversa da individuo a individuo. L’uomo, quindi, per Rahner, non possiede una natura universale, precisa, prefissata e definita con inclinazioni, finalità e leggi  precise e predeterminate, perché ciò, secondo lui, ingabbierebbe la condotta umana in un determinismo ed in un ventaglio di possibilità fisse, ripetitive e limitate come quelle dell’istinto animale, mentre lo spirito apre l’attività umana ad un’infinità di possibilità sempre nuove e diverse.

La definizione rahneriana dell’uomo più sintetica la potremmo trovare laddove dice che “la natura dell’uomo è trascendenza e storia”[1], definizione che risolve l’essenza dell’uomo nel suo agire spirituale, anche se nella “storia” è possibile vedere un rapporto con la materia e col mondo. Ma non appare l’unione del corporeo con lo spirituale, né appare lo specifico dell’uomo, perchè una definizione del genere potrebbe andar bene anche per gli angeli. L’idea di una natura umana universale sovrastorica ed immutabile sembra a Rahner limitare e restringere l’uomo nell’orizzonte dell’animalità. Non si rende conto che la finitezza e la determinatezza della natura umana e delle sue leggi non pongono alcun ostacolo alle infinite libere realizzazioni dello spirito, ma ne consentono al contrario le condizioni di possibilità.

Nel libro Uditori della Parola Rahner espone poi una definizione dell’uomo strettamente relativa all’ordine soprannaturale al fine di stabilire la fondazione metafisica della potenza obbedienziale, ossia della disponibilità che si trova nello spirito umano ad essere elevato all’ordine soprannaturale.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lantropologia-di-karl-rahner.html









Karl Rahner
(immagine da internet)

giovedì 3 ottobre 2019

Infiltrazioni massoniche nel documento sul Sinodo amazzonico.

P. Cavalcoli: “infiltrazioni massoniche nel documento sul Sinodo amazzonico”
Intervista di Bruno Volpe a P.Giovanni Cavalcoli pubblicata sul sito "La Fede Quotidiana" il 27 settembre 2019 : http://www.lafedequotidiana.it/p-cavalcoli-infiltrazioni-massoniche-nel-documento-sul-sinodo-amazzonico/ 

1)   teme che il sinodo sull' amazzonia possa diventare strumento per alterare dottrina e prassi?
Nell’Instrumentum accanto a sani princìpi, buoni propositi, interessanti rilievi ed utili proposte,  frutto di un grande lavoro di preparazione, si notano insidiose e pericolose infiltrazioni massoniche clandestine, che premono per un riconoscimento della religione indigena sciamanica della «Madre Terra» non come bisognosa di essere corretta e purificata dei suoi elementi magici e panteisti, ma come religione semplicemente diversa e rispettabile, tale da arricchire con le sue peculiarità la religione cattolica, la quale pertanto non può presentarsi come religione suprema, superiore a tutte le altre, ma come alla pari delle altre, parziale, fallibile e relativa come le altre.
 
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mercoledì 2 ottobre 2019

La distinzione dei peccati

La distinzione dei peccati
Papa Francesco ripropone una distinzione tradizionale
Dalla sessuofobia alla sessuomania
 Nel corso di un incontro con un gruppo di Gesuiti a Maputo in Mozambico il 5 settembre scorso, il Papa ha toccato un tema importante, che non è sempre stato ben compreso dalla stampa, per cui ho pensato di far cosa utile chiarire e commentare le parole del Papa per evitare che vengano strumentalizzate per fini incongrui.
Egli ha introdotto il discorso con una rinnovata condanna del clericalismo affermando che esso
«ha come diretta conseguenza la rigidità. Non avete mai visto giovani sacerdoti tutti rigidi in tonaca nera e cappello a forma del pianeta Saturno in testa? Dietro a tutto il rigido clericalismo ci sono seri problemi. Una delle dimensioni del clericalismo è la fissazione morale esclusiva sul sesto comandamento».
 
Ha poi precisato:  
«Una volta un gesuita, un grande gesuita, mi disse di stare attento nel dare l’assoluzione, perché i peccati più gravi sono quelli che hanno una maggiore “angelicità”: orgoglio, arroganza, dominio… E i meno gravi sono quelli che hanno minore angelicità, quali la gola e la lussuria. Ci si concentra sul sesso e poi non si dà peso all’ingiustizia sociale, alla calunnia, ai pettegolezzi, alle menzogne. La Chiesa oggi ha bisogno di una profonda conversione su questo punto».
...

Conclusione

Col suo intervento il Papa ci ricorda quella che è la complessità dell’agire morale, come esso supponga un’antropologia che conosce con oggettività, precisione e certezza le componenti della natura umana, le sue facoltà, inclinazioni, bisogni, diritti ed esigenze essenziali, gli oggetti delle diverse virtù e vizi corrispondenti, i fini del suo agire, in particolare il fine ultimo e sommo Bene Dio, i mezzi e i metodi ascetici del progresso morale e della liberazione dal male, in particolare la vita di grazia, la prospettiva della figliolanza divina e della futura resurrezione, la dignità della persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, i piani vitali della sua esistenza concreta, e per conseguenza i «valori non negoziabili» ordinati secondo una scala gerarchica, che sale dalla terra al cielo, le leggi naturali e positive dell’azione morale, la molteplicità e varietà dei doveri, il tutto assunto ed assumibile sul piano soprannaturale nella legge della carità, sotto l’impulso dello Spirito Santo.

Il paragone con le esigenze e le pratiche della salute fisica, da tutti comprensibili,  aiuta a comprendere per analogia le superiori e meno evidenti esigenze e pratiche della salute spirituale. E per questo Cristo ha iniziato la sua missione guarendo i corpi, opera proporzionata alle forze umane, in vista di mostrare come Egli fosse soprattutto medico e salvatore delle anime, opera divina, che solo Lui poteva compiere, congiungendo le opere della misericordia materiale con quelle della misericordia spirituale.




 
Dipinto del pittore Domenico Piola raffigurante l'"Allegoria della carità" conservato presso il palazzo Bianco di Genova 

(immagine da inernet)

venerdì 27 settembre 2019

Il Papa e Gesù Cristo come nostri maestri

Il Papa e Gesù Cristo come nostri maestri

Gesù Cristo ci comunica i suoi insegnamenti sia nelle sue stesse parole riportate dal Vangelo, sia per mezzo del Papa, da Cristo autorizzato ed incaricato ad essere interprete del suo insegnamento sotto l’assistenza dello Spirito Santo. Il Papa ci spiega e ci chiarisce che cosa ha inteso dire  Cristo quando certe sue parole non ci sono chiare o ci fanno difficoltà o potrebbero da noi essere fraintese. Egli inoltre ci mette in guardia contro le falsificazioni della Parola di Dio, contro i «falsi cristi» e, quindi, in modo speciale, contro l’Anticristo. 

Non ci può essere quindi inganno più grave del demonio che presentarci il Papa come Anticristo, inganno del quale, come sappiamo, fu vittima Lutero e con lui tutti gli eretici. Non vi è infatti eretico che non nutra odio per il Papa. Ed anche oggi, purtroppo, sentiamo qua e là lanciare questa orribile ed empia accusa contro Papa Francesco, proprio da alcuni che si dicono cattolici, quando gli stessi protestanti hanno rinunciato a un linguaggio così offensivo. Temo però che alcuni di essi guardino benevolmente a Papa Francesco perchè si mostra troppo indulgente e quasi ammirato nei loro riguardi.

Noi cattolici disponiamo di due documenti scritti come fonti originarie della verità cattolica: il Vangelo e il magistero pontificio, espressione e codificazione viva della Tradizione apostolica. Ma il magistero è venuto formandosi e ad accrescersi da S.Pietro al Papa attuale con la messa per iscritto degli insegnamenti orali dei Sommi Pontefici e dei Concili, i quali, oltre a spiegarci le parole del Signore, hanno accolto e riconosciuto come veraci e fonti di Rivelazione i documenti della tradizione orale degli apostoli, successivamente spiegata, commentata e sviluppata dai Padri,  dai Dottori e dai Santi. 

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 (Immagini da internet)

lunedì 23 settembre 2019

Che condotta dobbiamo tenere nei confronti del Papa?

Che condotta dobbiamo tenere nei confronti del Papa?

Oggi assistiamo ad una dolorosa contrapposizione nella Chiesa fra avversari e sostenitori del Papa, entrambi intestarditi nelle loro posizioni estremiste, privi di carità, di discernimento e di equilibrio e con ciò stesso mancanti dell’atteggiamento giusto, che il cattolico dovrebbe avere nei confronti del Papa. Ma c’è da dubitare che alcuni o molti di costoro siano veramente cattolici o non piuttosto scismatici o eretici, considerando il loro stato d’animo invelenito e passionale e soprattutto l’erroneità dei loro criteri di valutazione.

Al di là della loro opposizione frontale tra l’odio dei nemici e il fanatismo degli amici, una cosa riprovevole hanno in comune: la pretesa di sapere e di stabilire loro qual è la vera Chiesa e quali sono o devono essere le mansioni del Papa, vuoi per opporsi alla Chiesa guidata dal Papa e riempirlo di accuse calunniose, vuoi per strumentalizzare la Chiesa a loro vantaggio e fingere un falsa devozione al Papa.

Nessuno dei due partiti, in realtà, conosce ed apprezza veramente quelle che sono le mansioni del Papa e per questo non è in grado di dare un giudizio saggio e prudente, non distinguendo in che cosa il Papa può essere criticato e in che cosa dev’essere obbedito, dov’è che può sbagliare e dov’è che non può sbagliare, in che cosa lo possiamo correggere e dove invece è lui che corregge noi, che cosa dobbiamo attenderci dal Papa e che cosa il Papa non è obbligato a darci, fin dove deve arrivare la nostra fiducia e dove invece può non meritare fiducia.

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(immagine da internet)


domenica 22 settembre 2019

Sulla questione del celibato ecclesiastico

Sulla questione del celibato ecclesiastico

 Il perché del celibato ecclesiastico

Come è noto, l’Instrumentum laboris per il Sinodo sull’Amazzonia propone l’istituzione di preti sposati per ovviare alla mancanza del clero e per un clero che sia vicino ai problemi delle famiglie. Ciò ha riavvivato l’ormai annosa discussione circa la convenienza o meno di un clero coniugato e, per conseguenza, circa il significato e il valore del celibato sacerdotale.

Come è noto, da un punto di vista dogmatico o in linea di principio non ci sono preclusioni a un sacerdozio coniugato: il celibato non è de essentia del sacramento dell’ordine. S.Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, esponendo i doveri del vescovo, raccomanda che «non sia sposato che una sola volta e che sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (I Tm 3, 2-5). 

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Jean-Marie Baptiste Vianney, 
dit le Saint Curé d’Ars



(immagine da internet)

mercoledì 18 settembre 2019

Presbiterato e diaconato: due gradi del sacramento dell’Ordine


Presbiterato e diaconato: due gradi del sacramento dell’Ordine

Ha destato scalpore la recente dichiarazione del noto prete bolognese Don Giovanni Nicolini, il quale ha riferito che in Amazzonia ad alcuni diaconi verrebbe concesso dal loro vescovo di dir Messa. Diciamo subito che se la notizia fosse vera, l’eventuale vescovo avrebbe concesso al diacono un permesso nullo e sacrilego, perché non è assolutamente in potere del vescovo dare permessi o incarichi di questo genere, che oltrepassano le sue facoltà canoniche. 

Sarebbe come se, volendo fare un paragone alla buona, un docente universitario  incaricasse uno studente di terza media a tenere lezione al suo posto. E non basta obiettare che, in fin dei conti, per dir Messa materialmente, seguendo le rubriche del Messale, come potrebbe fare un attore, non occorre avere chissaquali qualità pratiche o culturali o conoscenze teologiche, ma basta un po’ di buona volontà e di attenzione.  

Ma ragionare così vuol dire non avere l’idea della condizione spirituale necessaria ad un soggetto per dir Messa. E non avere l’idea di quelli che sono i limiti della potestà episcopale. È vero che il vescovo rende partecipe il diacono della grazia del sacramento dell’ordine, che il vescovo possiede in pienezza. Ma nell’essenza dei poteri episcopali e nell’essenza dell’esser diacono è scritta sia l’impossibilità che un vescovo renda partecipe un diacono del suo potere di dir Messa,  sia l’impossibilità del diacono di dir Messa. 

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Santo Stefano diacono

(immagine da internet)