Il mistero del Peccato originale (San Paolo VI e Papa Francesco I)

 Il mistero del Peccato originale

San Paolo VI e Papa Francesco I

 

DISCORSO DI PAOLO VI AI PARTECIPANTI
AL SIMPOSIO SUL MISTERO DEL PECCATO ORIGINALE

Lunedì, 11 luglio 1966

http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/speeches/1966/documents/hf_p-vi_spe_19660711_peccato-originale.html 

Il mistero del peccato originale ha nessi strettissimi col mistero del Verbo Incarnato, salvatore del genere umano, con la sua passione, morte e gloriosa resurrezione, e quindi anche col messaggio di salvezza affidato alla Chiesa Cattolica. In realtà, a che altro mira l’azione pastorale della Chiesa se non alla redenzione dell’umana natura, che, mirabilmente creata da Dio onnipotente in Adamo e in lui miseramente caduta, è stata dal misericordioso Iddio, per la grazia dell’unico Mediatore Gesù Cristo, ancor più mirabilmente ricreata e rigenerata alla vita divina?

Il Concilio Vaticano II non ha mirato ad approfondire e completare la dottrina cattolica sul peccato originale, già sufficientemente dichiarata e definita nei Concili di Cartagine (a. 418), d’Orange (a, 529) e di Trento (a. 1546). Esso ha voluto soltanto confermarla ed applicarla secondo che richiedevano i suoi scopi, prevalentemente pastorali.

Convinti, pertanto, che la dottrina del peccato originale, sia quanto alla sua esistenza ed universalità, sia quanto alla sua indole di vero peccato nei discendenti di Adamo e alle sue tristi conseguenze per l’anima e per il corpo, è una verità rivelata da Dio in vari passi dei Libri dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma specialmente nei testi a voi notissimi del Genesi 3, 1-20 e della Lettera ai Romani, 5, 12-19, abbiate somma cura, nell’approfondire e precisare il senso dei testi biblici, di attenervi alle norme impreteribili, che scaturiscono dalla analogia fidei, dalle dichiarazioni e definizioni dei Concili sopra ricordati, dai documenti emanati dalla Sede Apostolica. In tal modo voi sarete sicuri di rispettare: «id quod Ecclesia Catholica ubique diffusa semper intellexit», cioè il senso della Chiesa universale, docente e discente, che i Padri del II Concilio di Cartagine, che si occupò del peccato originale, contro i Pelagiani, considerarono «regulam fidei» (can. 2).

È evidente, perciò, che vi sembreranno inconciliabili con la genuina dottrina cattolica le spiegazioni che del peccato originale danno alcuni autori moderni, i quali, partendo dal presupposto, che non è stato dimostrato, del poligenismo, negano, più o meno chiaramente, che il peccato, donde è derivata tanta colluvie di mali nell’umanità, sia stato anzitutto la disobbedienza di Adamo «primo uomo», figura di quello futuro (Conc. Vat. II, Const. Gaudium e spes, n. 22; cfr. anche n. 13) commessa all’inizio della storia. Per conseguenza, tali spiegazioni neppur s’accordano con l’insegnamento della Sacra Scrittura, della Sacra Tradizione e del Magistero della Chiesa, secondo il quale il peccato del primo uomo è trasmesso a tutti i suoi discendenti non per via d’imitazione ma di propagazione, «inest unicuique proprium», ed è «mors animae», cioè privazione e non semplice carenza di santità e di giustizia anche nei bambini appena nati (cfr. Conc. Trid., sess. V, can. 2-3).

Ma anche la teoria dell’evoluzionismo non vi sembrerà accettabile qualora non si accordi decisamente con la creazione immediata di tutte e singole le anime umane da Dio, e non ritenga decisiva l’importanza che per le sorti dell’umanità ha avuto la disobbedienza di Adamo, protoparente universale (cfr. Conc. Trid., sess. V, can. 2). La quale disubbidienza non dovrà pensarsi come se non avesse fatto perdere ad Adamo la santità e giustizia in cui fu costituito (cfr. Conc. Trid., sess. V, can. 1).

Queste sono, Figli dilettissimi, le riflessioni e le esortazioni che abbiamo creduto opportuno di rivolgervi all’inizio del vostro Simposio. Nella luce dell’universale Salvatore, promesso a conforto e speranza dei progenitori subito dopo il loro fallo, voi indagherete l’abisso di umana malizia scavato dal peccato originale, che ha avuto in Gesù Cristo il suo trionfale riparatore, poiché: ubi abundavit delictum, superabundavit gratia per Iesum Christum Dominum nostrum (Rom. 5, 20-21).

 SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro - Martedì, 8 dicembre 2020

http://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2020/documents/papa-francesco_angelus_20201208.html 

L’odierna festa liturgica celebra una delle meraviglie della storia della salvezza: l’Immacolata Concezione della Vergine Maria. Anche lei è stata salvata da Cristo, ma in un modo straordinario, perché Dio ha voluto che fin dall’istante del concepimento la madre del suo Figlio non fosse toccata dalla miseria del peccato. E dunque Maria, per tutto il corso della sua vita terrena, è stata libera da qualunque macchia di peccato, è stata la «piena di grazia» (Lc 1,28), come l’angelo la chiamò, e ha goduto di una singolare azione dello Spirito Santo, per potersi mantenere sempre nella sua relazione perfetta con il suo figlio Gesù; anzi, era la discepola di Gesù: la Madre e la discepola. Ma il peccato non c’era in Lei.

Nel magnifico inno che apre la Lettera agli Efesini (cfr 1,3-6.11-12), San Paolo ci fa comprendere che ogni essere umano è creato da Dio per quella pienezza di santità, per quella bellezza di cui la Madonna è stata rivestita fin dal principio. La meta alla quale siamo chiamati è anche per noi dono di Dio, il quale – dice l’Apostolo – ci ha «scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati» (v. 4); ci ha predestinati (cfr v. 5), in Cristo, ad essere un giorno totalmente liberi dal peccato. E questa è la grazia, è gratuito, è un dono di Dio.

E quello che per Maria è stato all’inizio, per noi sarà alla fine, dopo essere passati attraverso il “bagno” purificatore della grazia di Dio. Quello che ci apre la porta del paradiso è la grazia di Dio, ricevuta da noi con fedeltà. Tutti i santi e le sante hanno percorso questa strada. Anche i più innocenti erano comunque segnati dal peccato di origine e hanno lottato con tutte le forze contro le sue conseguenze.

La bellezza incontaminata della nostra Madre è inimitabile, ma nello stesso tempo ci attira. Affidiamoci a lei, e diciamo una volta per sempre “no” al peccato e “sì” alla Grazia.

 

 

 

 

 

Beato Angelico 

Immagini da Internet

 

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