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18 maggio, 2026

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Intervista a padre Giovanni Cavalcoli, docente di Metafisica e Teologia sistematica - di Antonio Gaspari -ROMA, lunedì, 29 marzo 2010 (ZENIT.org) - http://www.zenit.org/article-21917?l=italia

https://www.arpato.org/studi.htm (n. 55) : https://www.arpato.org/testi/studi/inferno_paradiso_zenit.pdf


All’Inferno molti non credono, altri sostengono che non può essere eterno ed altri ancora che sia vuoto. Lo stesso dicasi dell’angelo caduto e del peccato. Per molti si tratta di invenzioni della Chiesa cattolica e comunque in tanti vivono come se Dio non esistesse, e Inferno e Paradiso sarebbero solo illusioni.

Per cercare di spiegare come può un Dio buono come quello cristiano permettere la rivolta degli angeli, la diffusione del male, l’esistenza dell’Inferno e del Paradiso, padre Giovanni Cavalcoli, dell’Ordine Domenicano, ha scritto e pubblicato il libro “L'Inferno esiste. La verità negata”...

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/esistono-davvero-inferno-e-paradiso.html

 

Dante, da grande poeta qual era, si è permesso delle cosiddette licenze poetiche, per cui ha creato ambienti, eventi e personaggi che evidentemente esulano da quanto ci viene insegnato dalla Rivelazione cristiana, anche se nel contempo, nel complesso, non le sono contrari.  


Immagine da Internet: La Divina Commedia, Domenico Michelino, Firenze

26 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quinta Parte (5/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quinta Parte (5/6)

 

Seconda parte - I dati della divina rivelazione

Il piano divino della salvezza

La salvezza dell’uomo secondo la concezione cristiana consiste nel fatto che l’uomo, che a causa del peccato si trova in una condizione di miseria dalla quale non riesce a liberarsi con le sole sue forze indebolite appunto a causa del peccato, riceve da Dio Padre onnipotente e misericordioso, per mezzo della croce di Cristo nella potenza dello Spirito Santo e per l’intercessione della Beata Vergine Maria la possibilità di essere perdonato dei suoi peccati, risollevato dalla sua miseria, liberato dalla sofferenza, dalla morte e dal dominio di Satana, nonché elevato allo stato soprannaturale di figlio di Dio, a somiglianza del Figlio, erede della vita eterna.

Dio vuol salvare tutti; eppure non tutti si salvano.  L’uomo può volere ciò che Dio non vuole. Ciò non vuol dire che sia più forte la volontà umana nel volere il male che la volontà divina nel volere il bene. Il peccato dell’uomo non esercita su Dio alcun potere malefico. Se chiamiamo «offesa a Dio» il peccato, si tratta di una metafora presa da quanto avviene tra di noi, dove il ladro ruba a un tale il portafoglio. Lo stesso vale per la cosiddetta «ira divina». Dio è puro spirito e non ha passioni. Quell’espressione significa semplicemente che siamo noi a non essere in pace con Dio a causa della nostra colpa, che Egli disapprova.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_26.html



Al contrario, per Tommaso l’essere divino è assolutamente necessario come causa prima di tutte le cose, ma è il presupposto della volontà divina. È assurdo pensare un puro volere senza il soggetto volente e questi come effetto di un puro volere senza soggetto volente. Per Tommaso invece in Dio il volere coincide con l’essere, in quanto Dio è atto puro di essere, è l’essere sussistente, per cui non è l’essere che è volere, ma è il volere che è essere. Insomma, Dio è essere, non è volere, anche il suo essere coincide col suo volere.

Con tutto ciò noi con San Tommaso possiamo distinguere in Dio una volontà antecedente alla decisione umana, volontà per la quale Dio vuol salvare tutti e propone a tutti la possibilità di salvarsi, da una volontà conseguente, per la quale salva solo alcuni, ossia coloro che hanno accettato la proposta, mentre coloro che la rifiutano si dannano. 

Non si tratta evidentemente di due atti divini successivi nel tempo, come se fosse possibile nell’agire divino tale successione. In realtà tale successione è solo una distinzione concettuale di comodo da noi fatta, che nulla ha a che vedere con l’inseità divina, semplicissima e indivisibile, ma che funziona solo in rapporto a noi che agiamo nella durata temporale, distinzione concettuale benchè fondata sulla realtà divina, per capire come conciliare l’apparente contraddizione col fatto che da una parte Dio vuol salvare tutti, ma che poi di fatto si salvano solo alcuni. Certo i buonisti non hanno questo problema, perchè per loro si salvano tutti. L’unico inconveniente, che non è da poco, è che questa tesi è eretica.

Immagine da Internet:
- Santissima Trinità, in capolettera B, miniatura, codice di S. Miniato al Monte (Firenze)

23 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Seconda Parte (2/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Seconda Parte (2/6)

Il problema della sofferenza

Tutti avvertiamo che la pena è meritata dal peccatore. Ma perché mai l’innocente dovrebbe soffrire? E come mai il delinquente riesce a sfuggire alla giusta pena, anzi ha successo? Il fatto che tutti noi, giusti o ingiusti siamo soggetti in questa vita ad un’infinità di sofferenze, suscita inevitabilmente la domanda sul perchè e sul motivo di tale situazione.

Come mai nasciamo difettosi?  Sentiamo un bisogno di felicità: è perché ci viene impedito di raggiungerla? Vorremmo fare il bene: e perché non ce la facciamo? Cerchiamo la verità: e perché ci sbagliamo o restiamo illusi o ingannati? Da che cosa dipende questa nostra situazione disgraziata? Perché la sofferenza è inevitabile, se essa ci ripugna? Come mai ci capita il male nonostante tutto l’impegno che ci mettiamo nell’evitarlo? Perché non riusciamo a raggiungere gli scopi che ci prefiggiamo? Come mai esistono problemi e guai che non riusciamo a risolvere? Perché lo spirito è contrastato dalla carne? Perché esiste la morte, mentre noi vorremmo vivere e godere per sempre? Ma chi c’è che governa il mondo? È un Dio saggio, buono e potente o è un dio che si diverte a farci soffrire? Che Dio è quello che ci ha creati in modo così difettoso?

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_23.html

 

Fontanellato, 20 gennaio 2026 

Bisogna fare attenzione a non trasferire nella realtà la necessità di questa dualità puramente logica. Se infatti in logica il concetto del bene (come non-male) è connesso con quello del male (come non-bene) e viceversa, nella realtà l’esistenza del bene non comporta affatto che debba esistere anche il male. Il bene può esistere da solo anche senza il male.

Si può dire che è bene che esista il male; ma se non ci fosse il male, non per questo ci sarebbero problemi per il bene perchè esso può esistere benissimo senza il male, anzi esiste meglio senza il male. I beati sono liberi da ogni male, anche se è vero che c’è l’inferno, dove però c’è il male di pena, la cui visione, secondo San Tommaso, dà ai beati una gioia, che però non è il piacere di vederli soffrire, ma quella di vedere realizzata la giustizia divina.

Se reifichiamo l’opposizione logica bene-male, succede che la coppia bene-male verrà a costituire l’essere come tale e verrà a trovarsi persino in Dio, finendo col concepire Dio come principio del bene e del male, della giustizia e del peccato. E avremo la visione manichea, cabalistica, bruniana e böhmiana, fino a Schelling e ad Hegel. Avremo la doppia predestinazione di Godescalco nel sec. IX (Denz.621) ripresa da Lutero e Calvino.

Il bene, ossia l’ente buono è essenzialmente inclinato a diffondere il bene, ad agire bene, a compiere o fare il bene. E però l’agente spirituale, dotato di libero arbitrio, ha, come sappiamo bene, anche la possibilità di scegliere e compiere il male, di peccare. Chi sceglie il male, però, non può scegliere il male come tale, che è una privazione; e la volontà ha per oggetto un ente; non può avere per oggetto il non-essere. L’azione cattiva comporta in certo modo un annullare, che però non può essere totale, perchè essa non ha potere sull’essere e il non-essere. Questo potere appartiene solo a Dio creatore dell’essere.


Male è ciò che ci è odioso, che siamo portati a rifiutare. Il bene può esser privo di male, un bene senza difetti, a cui non manca nulla. Il male è la privazione di un bene dovuto. È un male la mancanza della vista, un mancato saluto, una mancata risposta. Da qui vediamo che se il bene può esistere senza il male, il male non può esistere senza un soggetto buono.

  

 
 
 
 

Immagini da Internet:
- Niccolò di ser Sozzo, Il Caleffo dell'Assunta, Archivio di Stato di Siena
 

01 novembre, 2025

Il morire cristiano

 

Il morire cristiano

                                                                                                 Requiem aeternam dona eis, Domine

         et lux perpetua luceat eis.

            Requiescant in pace.

 

Al momento della morte l’anima perde la coscienza sensibile e si esauriscono le forze fisiche, ma esercita la coscienza spirituale e forza dello spirito, che le consente in piena lucidità e padronanza di sé di abbandonare il corpo e di compiere la scelta definitiva o per Dio o contro Dio.

L’anima in grazia, dopo aver pregustato nella fede e nella carità in questa vita mediante le buone opere, favorita dalla grazia, le primizie della vita futura, dopo aver compiuto nella vita sufficiente penitenza dei propri peccati, consapevole della propria innocenza e felice del perdono ricevuto, si pone con fiducia nelle mani di Dio misericordioso. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-morire-cristiano.html 

 

L’ateo, come ciascuno di noi, sa benissimo che Dio esiste. L’ateismo non è la semplice affermazione «Dio non c’è». Questa proposizione potrebbe pronunciarla anche chi nega un concetto falso di Dio. In questo caso siamo davanti a un teista e un credente, che non sanno di esserlo. 

In cielo l’anima esercita la comunione con Dio e con i beati. Sino alla fine del mondo si occupa della salvezza di coloro che sono rimasti sulla terra, accoglie le loro suppliche e intercede per loro. Esercita un progresso continuo nella beatitudine. Attende di riprendere il proprio corpo alla Parusia. Alla risurrezione instaurerà un nuovo rapporto di dominio dei nuovi cieli e della nuova terra. Riprenderà l’esercizio dell’attività artistica insieme con gli angeli nel canto e nella lode di Dio.

Immagine da Internet: Affreschi nella chiesa del monastero benedettino di Lambach, Alta Austria

24 luglio, 2025

Dante iniziatore al mistero di Cristo. Un nuovo libro di Fabrizio Fabbri

 

Dante iniziatore al mistero di Cristo

Un nuovo libro di Fabrizio Fabbri

 

Un maestro che introduce a un altro maestro

Ho già avuto modo di parlare su questo blog del Professor Fabrizio Fabbri, insegnante di religione nelle scuole pubbliche, che da diversi anni sta compiendo un prezioso lavoro di introduzione al cattolicesimo utilizzando gli insegnamenti della Chiesa e degli scrittori cattolici.  Questa volta vi segnalo un recentissimo volume dedicato all’esperienza didattica di Fabbri relativa alla presentazione agli alunni della Divina Commedia di Dante.

Continuando il metodo espositivo seguìto in opere precedenti, l’Autore accompagna il resoconto della sua esperienza educativa con quello dei commenti  degli alunni, la lettura dei quali è sorgente per noi cattolici di grande soddisfazione per le loro reazioni favorevoli e a volte addirittura entusiastiche, soprattutto se teniamo conto di una situazione come quella delle scuole pubbliche, il cui clima culturale generale non si può dire certo che sia dei più favorevoli all’accoglienza e apprezzamento della letteratura cattolica.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dante-iniziatore-al-mistero-di-cristo.html 


 

16 luglio, 2025

Fratellanza e ragionevolezza. Il messaggio di Papa Francesco - Seconda Parte (2/2)

 

Fratellanza e ragionevolezza

Il messaggio di Papa Francesco

 Seconda Parte (2/2)

 

 L’opera evangelizzatrice

Il Concilio Vaticano II ha riformato il metodo dell’opera evangelizzatrice missionaria e catechetica secondo modalità più consone al Vangelo ed adatte ad incidere sugli uomini di oggi. In precedenza era esistita una lunga tradizione, risalente agli inizi del cristianesimo, soprattutto quella di noi Domenicani, ma anche i Gesuiti e i Francescani, come anche appositi Istituti Missionari come i Saveriani e i Dehoniani, la quale aveva certamente prodotto abbondanti frutti, ma davanti all’avanzare della cultura moderna, stava mostrando difetti ai quali occorreva rimediare. In passato si badava molto ai risultati esteriori, meno alla persuasione interiore.

La conversione era più frutto dell’imposizione politica e della convenienza sociale che di un sofferto cammino interiore. Il Concilio ha scelto un metodo che punta decisamente più su di una paziente opera di persuasione che sulla convenienza sociale, garantendo nell’evangelizzando una scelta pienamente libera e responsabile, quindi radicata e convinta, pronto ad accettare  in certi casi anche una diminuzione del numero dei fedeli, ma col guadagno di conquistare più radicalmente e liberamente le coscienze.

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Non ricordo che il Papa si sia mai fermato a commentare le parole severe del Signore verso coloro che non hanno praticato la misericordia: «via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25, 41). 

Francesco ha insistito molto sul fatto che Dio perdona tutti e perdona tutto, sul fatto che vuol salvare tutti, che la Chiesa è aperta a tutti. Ma non lo abbiamo mai sentito dire che all’inferno non c’è nessuno, come gli fanno dire i buonisti. Ciò infatti sarebbe un’eresia, impensabile sulla bocca di un Papa.

Il Papa sembra invece considerare esclusivamente la gratuità della salvezza, in un modo simile a Lutero. Che dire? Se Francesco fosse un luterano, sarebbe un eretico, cosa impensabile in un Papa. Si tratta dunque di una precisa opzione pastorale di Francesco. Il fatto che abbia taciuto certe verità non vuol dire affatto che le abbia negate.

Con tutto ciò ed anzi direi proprio a causa di tutto ciò Francesco ci ha invitato alla speranza, e questo è stato il suo ultimo messaggio. Con questo messaggio ha terminato il suo cammino terreno ed ha iniziato il suo cammino celeste.


Immagine da Internet: Allegoria della speranza, Giorgio Vasari

02 aprile, 2025

Come si concilia la speranza con la coscienza che non tutti si salvano? - Seconda Parte (2/2)

 

Come si concilia la speranza

con la coscienza che non tutti si salvano?

Seconda Parte (2/2)

 Che cosa è la speranza?

La speranza della quale parla il presente Anno Santo è ovviamente la speranza cristiana, virtù teologale basata sulla fede ed animata dalla carità, speranza nella propria salvezza, proveniente dal fatto che ci adoperiamo anche per la salvezza degli altri, ma speranza anche in un senso più ampio, umano, anche se non teologale, speranza per tante cose belle che ci sono indicate o suggerite dalla ragione e dalla fede, in primis speranza che anche i nostri amici e i nostri cari vivi e defunti possano salvarsi, speranza che i malvagi si convertano e così possano salvarsi. In questo senso si potrebbe parlare di uno «sperare per tutti» 

La speranza in generale, è un gioioso moto dell’animo col quale la volontà o il desiderio di un bene futuro possibile ma difficile da conseguire muove l’intelletto a guardare a questo bene, con la conseguenza che il cuore si apre gioiosamente ad attendere o a tendere fiduciosamente e coraggiosamente verso questo bene non ancora posseduto, ma che è bello concepire, mentre la volontà si mette all’opera per conseguirlo con un moderato timore di non riuscirvi o che quel bene le sfugga, perché la speranza ben motivata o fondata dà la certezza di raggiungere il bene sperato, ma si tratta solo di una certezza morale, che non dipende dal fatto che l’intelletto è necessitato dalla presenza del bene, ma che dipende o dalla convinzione di farcela o da soli o con l’aiuto di un altro nel quale si ripone fiducia, soprattutto Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/come-si-concilia-la-speranza-con-la_2.html 


 

Quanto è grande la saggezza di chi sa che da Dio viene anche la sofferenza! 

Gesù, nelle spiegazioni che ci danno San Giovanni e San Paolo, ci chiarisce perfettamente questo punto delicato di teologia, che mette alla prova la nostra nozione di Dio, del bene e del male e il concetto che abbiamo del suo amore per noi.



Immagine da Internet:
- Dipinto del Purgatorio, Penati N., Manfredonia

22 febbraio, 2025

Discese agli inferi - La differenza fra gli inferi e l’inferno

 

Discese agli inferi

La differenza fra gli inferi e l’inferno

 Il destino ultraterreno dell’uomo

nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento

Ci sono dei teologi che confondono gli inferi con l’inferno. Ma ciò può comportare la conseguenza, come sembra nella teologia di Von Balthasar, che siccome Cristo discendendo agli inferi ha liberato i giusti ivi prigionieri, si affermi che Cristo ha condiviso il peccato dell’uomo peccatore, è sceso all’inferno ed ha salvato tutti dall’eterna dannazione.

Ora il dogma dell’inferno è il frutto di una presa di coscienza operata dalla Chiesa nell’ascolto delle parole di Cristo nel Nuovo Testamento. L’Antico Testamento non conosce ancora la realtà dell’inferno, perché esso è stato istituito da Cristo, come appare evidente per esempio dal suo annuncio del giudizio universale in Mt 25,42.

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L’Antico Testamento conosce gli inferi ma non l’inferno, il quale non è assolutamente, come taluni esegeti credono, una comprensione più chiara di cosa erano gli inferi, ma è tutt’altra cosa dagli inferi, i quali sono soltanto quella che era la condizione dei defunti prima dell’opera redentrice di Cristo.

Mentre cioè gli inferi ospitavano i giusti e ingiusti assieme soggetti ad una medesima pena, Cristo con la sua opera salvifica dette inizio al paradiso riservato ai soli giusti e caratterizzato dalla visione beatifica di Dio, e l’inferno come carcere degli empi che hanno rifiutato di assoggettarsi a Dio.


Gli inferi non esistono più mentre esiste l’inferno. 

Tutti i giusti che stavano negli inferi da Adamo a Cristo, non solo tra gli Ebrei, ma tra tutti i popoli della terra, furono liberati da Cristo alla sua discesa agli inferi ed ora godono della visione beatifica in cielo in eterno insieme con tutti i giusti che via via si succederanno fino alla fine del mondo, sia che vadano in paradiso immediatamente, sia che passino attraverso il purgatorio 

Immagini da Internet:
- Resurrezione e discesa agli Inferi, Maestro Fiammingo, fine '500
- La discesa agli Inferi di Enea, Pittore del XVIII secolo 

26 novembre, 2024

Il Giudizio di Dio - Il mistero della morte - Terza Parte (3/3)

 

Il Giudizio di Dio

Il mistero della morte

Parte Terza (3/3)

 Il libero arbitrio è indebolito ma non distrutto

È sorprendente come Lutero, così portato ad analizzare se stesso, non si rendesse conto dell’esperienza che tutti abbiamo del libero arbitrio. Sappiamo infatti benissimo quand’è che vogliamo e quand’è che non vogliamo. Sappiamo benissimo di poter volere o non volere. Sappiamo benissimo di poter scegliere questo o quello; decidiamo di farlo e l’atto si avvera. Sappiamo che quella data cosa l’abbiamo voluta, mentre avremmo potuto non volerla. Quando siamo lucidi, siamo coscienti del fatto che noi stessi poniamo i nostri atti spiegando il motivo e siamo ben coscienti del fatto che li abbiamo posti noi. Li abbiamo voluti noi e sappiamo di averli voluti.

Dunque, che cosa ci viene a raccontare Lutero col suo «servo arbitrio»? Il libero arbitrio, a seguito del peccato originale, - come osservò successivamente il Concilio di Trento - è indebolito, ma non estinto. Sono gli animali, non gli uomini ad essere privi di libero arbitrio. 

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La predestinazione non è, come credeva Lutero, il fatto che Dio ha già deciso se scegliermi o non scegliermi, in modo tale che se non mi ha scelto, qualunque opera buona io faccia non mi conta nulla, perché comunque andrò all’inferno. E non vuol dire neppure che se mi ritengo predestinato, posso commettere liberamente qualunque peccato perché comunque mi salverò.

La predestinazione della quale parla San Paolo in Rm 8,28-30 è il fatto che Dio dall’eternità, pur offrendo a tutti la possibilità di salvarsi, di fatto ha deciso per suoi imperscrutabili motivi di scegliere solo alcuni (gli «eletti»), ed avendoli scelti, muove infallibilmente la loro libera volontà all’acquisto della salvezza. Quelli che non ha scelto sono quelli che per colpa loro rifiutano la grazia salvifica a loro offerta. Per cui Dio dall’eternità non li spinge al peccato (cosa orribile a pensarsi), ma semplicemente sa che non si salveranno perché non vogliono, avendoli lasciati liberi di fare la propria volontà. 

Io decido di amarlo perché Egli stesso causa in me questo atto del libero arbitrio. Io andrò all’inferno perchè ho deciso di fare la mia e non la sua volontà. Questa è la verità insegnata dalla Bibbia.

San Paolo ci esorta  a curare la nostra salvezza con «timore e tremore». Di che si tratta? Il vero e sano timore di Dio è un dono dello Spirito Santo, è quell’atteggiamento di riverenza ed umiltà davanti a Dio, dettato dallo Spirito Santo, per il quale teniamo nella massima considerazione la sua volontà sapendo che la nostra esistenza e il nostro bene dipendono da Lui e dall’obbedienza a Lui, per cui mettiamo la massima cura nell’evitare il peccato, la cui conseguenza è l’inferno. 

 È estremamente improbabile che coloro che per lungo tempo in precedenza sono stati fedeli al Signore, lo respingano in punto di morte. Possiamo invece pensare che a coloro che da tempo lo avevano avversato, nell’imminenza della loro morte, Dio, nella sua misericordia, dia a loro un’ultima, estrema possibilità di salvezza, faccia un’ultima accorata profferta del suo amore. Che sappiamo allora di certi grandi peccatori se si sono dannati? Non potrebbero essersi pentiti all’ultimo istante?

Immagini da Internet:
- La Maddalena, Francesco Rustici
- Seneca morente, Rubens

25 novembre, 2024

Il Giudizio di Dio - Il mistero della morte - Seconda Parte (2/3)

 

Il Giudizio di Dio

Il mistero della morte

Parte Seconda (2/3)

 

 La morte del martire e la morte del suicida

La vita è un bene prezioso. Ma noi abbiamo la facoltà di rifiutarla in nome di un bene superiore o che giudichiamo migliore. Abbiamo qui due atti umani opposti, che potrebbero sembrare in qualche modo simili: quello del suicida e quello del martire. Entrambi disprezzano la vita e non temono di andare incontro volontariamente alla morte per libera scelta, giudicando il morire cosa buona.

Entrambi vogliono morire. Eppure il suicida pecca mentre il martire compie un atto di amore eroico. Come mai questa differenza? Essa dipnde dal diverso motivo per il quale vogliono morire. Il semplice voler morire non è ancora suicidio. 

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-giudizio-di-dio-il-mistero-della_25.html

All’inizio del suo cammino spirituale Lutero si metteva davanti al giudizio divino con terrore, perché mancava della consapevolezza della bontà divina, cioè che Dio, come è chiaramente insegnato dalla Bibbia, è un Signore leale, che fa un patto con noi, stipula un contratto di lavoro e al termine della giornata, che rappresenta il momento della morte, ci convoca a render conto di quanto abbiamo fatto e con piena lealtà, paga ognuno secondo il patto convenuto.

È questo fatto che dà pace e sicurezza alla coscienza. Ma ciò suppone il funzionamento del libero arbitrio, cosa che Lutero si ostinò sempre a negare, nonostante l’esperienza che ognuno di noi fa, al di là della nostra fragilità e delle nostre impotenze, di questa facoltà che caratterizza a differenza dalle bestie la dignità della persona umana.

Lutero ha un concetto inadeguato della causalità divina, che egli riduce al funzionamento delle cause fisiche. È vero che ciò che Dio vuole non può non avverarsi: ma ciò non vuol dire che l’atto dell’effetto causato da Dio sia necessariamente necessario: può essere contingente come l’atto del libero arbitrio e nondimeno essere causato da Dio, che è causa prima, mentre l’atto del libero arbitrio è una causa seconda ed è ovvio che la causa seconda è causata dalla causa prima.

Lutero non ha capito come lo Spirito di Dio causa ontologicamente gli atti delle volontà create, si tratti del giusto o dell’empio, degli angeli o dei demòni, senza per questo causare il male che compiono. A prescindere cioè dal fatto che si tratti di un atto buono o cattivo, Dio comunque è la causa dell’atto in senso ontologico in quanto Egli è la causa prima e il creatore di tutte le cose.

Se poi quest’atto è buono, occorre aggiungere che la bontà divina è la causa della bontà morale dello stesso atto. Ciò non toglie affatto che nel contempo questo atto sia meritorio, perché in questo caso Dio dà all’agente la grazia di poter compiere l’atto che merita il premio celeste. 

Immagini da Internet: Dio Creatore e Cristo Giudice, Michelangelo


24 novembre, 2024

Il Giudizio di Dio - Il mistero della morte - Prima Parte (1/3)

 

Il Giudizio di Dio

Il mistero della morte

Parte Prima (1/3)

 

Non sapete né il giorno né l’ora

Mc 13,35

Tenetevi pronti, perché nell’ora che non immaginate il Figlio dell’uomo verrà.

 Mt 24, 44

 Preparàti alla morte

Gesù Cristo collega la futura nostra morte alla sua venuta come Giudice glorioso e misericordioso. Così l’attesa della morte per il cristiano è l’attesa di Cristo. È evidente quanto questo pensiero sia consolante ed incoraggiante. La tetra ombra della morte è assorbita dalla luce gioiosa di Cristo. Non ci viene incontro la morte ma la Vita che ha vinto la morte.

Oppure si può dire che per il cristiano la morte apre le porte della Vita. Viene Colui che fa cessare in noi per sempre ogni sofferenza, ogni angoscia, ogni turbamento, ogni tormento, ogni dubbio, ogni colpa. È la venuta dello sposo, del quale parla la parabola delle dieci vergini. Ciò ci stimola a tenere i conti a posto, in modo che alla sua venuta sappiamo presentarGli un rendiconto onorevole e lodevole, così che non ci sia più nulla da pagare e, se ci fosse, ci attende il purgatorio. E se non avessimo fatto quello che dovevamo fare? Se avessimo sepolto il talento anziché trafficarlo? Dio non voglia!

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Cristo ci fa presente che la morte può giungere da un momento all’altro, anche in gioventù e mentre si gode piena salute: un incidente stradale, un’alluvione, un infortunio sul lavoro, un terremoto, una distrazione fatale, un atto terroristico, un infarto, un ictus cerebrale.

La frequente meditazione sulle gioie del paradiso è un esercizio molto utile per tenerci pronti ad accogliere la venuta del Signore. La morte diventa in qualche modo desiderabile, non certo in sé stessa, ma in quanto condizione necessaria per l’incontro con Cristo.

Bisogna fare in modo che le gioie del paradiso ci appaiano molto concrete e reali, quasi palpabili, come lo sono effettivamente in sé stesse, ma siccome noi per adesso le cogliamo solo con concetti astratti e metafisici, ci appaiono vuote, insipide ed evanescenti a confronto con i piaceri di questa terra, i quali, benché assai inferiori in sé stessi, ci appaiono più importanti, più concreti e più appetibili.

 

Lo scorrere del tempo della vita presente consente alla volontà di mutare direzione tutte le volte che lo vuole o verso Dio o contro Dio. Quello che non può evitare è l’inclinazione verso l’assoluto. Col terminare del tempo della vita terrena, viene meno alla volontà la possibilità di far succedere nel corso del tempo, le scelte o per Dio o contro Dio.

Ma perché al momento della morte resta per sempre la scelta che la volontà ha fatto in quel momento? Perchè in quel momento, mancando lo svolgersi del tempo, ormai esaurito, viene meno la stessa possibilità di cambiare scelta che per essenza avviene nel tempo e per questo la scelta resta quella che ha fatto in quel momento: o per Dio o contro Dio.

 

  

Immagini da Internet:
- L'angelo della morte, Emile Jean Horace Vernet 
- Figure, XVIII-XIX Secolo

15 aprile, 2024

Il purgatorio come preparazione al paradiso

 

Il purgatorio come preparazione al paradiso

Come il purgatorio si inquadra nella concezione cristiana della vita

Nella visione cristiana la nostra vita ha bisogno di essere purificata da agenti nocivi che ne impediscono il libero esercizio e la piena attuazione delle sue virtualità. Essa dev’essere liberata da queste forze nemiche seguendo gli insegnamenti e l’esempio di Cristo e partecipando nella grazia alla sua stessa vita divina e in particolar modo alla sua opera benefica e vittoriosa contro il male e alla sua passione purificatrice, redentrice, espiatrice, soddisfattoria e liberatrice.

Il cristianesimo ci insegna che per capire il senso, lo scopo, il valore e la norma della nostra vita e della nostra condotta morale, per sapere qual è la via della nostra felicità e per realizzare le nostre potenzialità non basta guardare alla natura e alle condizioni della presente vita mortale e badare solo alla nostra attività umana, ma dobbiamo tener conto anche dell’azione divina e di fatti storici che hanno preceduto la nostra vita temporale, fatti ed atti umani compiuti all’origine dell’umanità, in particolare il piano originario della creazione dell’uomo e il peccato originale, fatti e atti che determinano specifici effetti positivi e negativi nella vita presente, come il permanere dell’inclinazione alla virtù e la soggezione al vizio.

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Rahner spiega il mistero dell’Incarnazione respingendo il dogma delle due nature in una persona divina e sostenendo che in esso la natura divina di Dio diventa umana. Da qui la tesi rahneriana che tutti si salvano. Ed è logico: ha forse Dio bisogno di essere salvato? Se ogni uomo per sua essenza diventa Dio che bisogno ha di essere salvato?

Col che si sente autorizzato a relativizzare o negare tutti i dogmi concernenti l’escatologia, sostenendo che questi dogmi non riguardano realtà o fatti futuri, ma cose presenti, consistenti semplicemente nell’esperienza atematica trascendentale di Dio, nel che secondo lui sta l’essenza della vita cristiana. In questa visione dell’escatologia, paradiso, inferno e purgatorio diventano dei miti simbolici e l’inferno scompare, dato che tutti diventano Dio.


Viceversa nel purgatorio l’anima ha raggiunto il fine e lo scopo della sua vita ed è quindi soddisfatta benché le manchi la visione beatifica. Non vede Dio, tuttavia, non perché non vuol vederlo, come l’anima dannata, ma al contrario lo intravede già come un tralucere nell’oscurità del Mistero, al di sopra della fede, che ha ormai esaurito la sua funzione. Non lo vede solo perché tra la sua mente e Dio si frappone la nebbia caliginosa delle pene temporali da scontare. Lo ama immensamente in continuità come l’aveva amato nella vita terrena; Lo desidera ardentemente e l’attesa è per lei un tormento. 

Immagine da Internet: Anime in Purgatorio presso la Chiesa di Animas a Santiago de Compostela

03 ottobre, 2023

Riflessioni sul purgatorio - Seconda Parte (2/2)

 

Riflessioni sul purgatorio

Seconda Parte (1/2)

Le condizioni di vita delle anime purganti

L’anima purgante si trova in uno stato di gioia profonda che nessuno le può togliere, perché, a differenza di quand’era quaggiù, allorchè non era del tutto sicura della propria salvezza e temeva di potersi perdere, ora è certa di essere salva, sente con assoluta certezza di aver raggiunto un’innocenza indefettibile, sente con infinita soddisfazione e consolazione di essere gradita ad Dio,  ha fatto la sua scelta irrevocabile per Dio, ha sentito la sentenza di assoluzione del Giudice divino, tira un enorme sospiro di sollievo, è passata all’esame, è stata promossa.

La giustizia divina esige ancora un perfezionamento; il processo di purificazione e di espiazione è penoso e doloroso; l’anima è oro che si trova nel crogiolo; ma c’è il pieno consenso all’operazione della divina giustizia addolcita ed intrisa di misericordia; il dolore è grande, il fuoco brucia, ma non importa; lo accetta volentieri, tanta è la gioia che sente nel contempo e fa come il paziente che si mette volentieri nella mani di un chirurgo fidato.  

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La vera libertà non è la semplice spontaneità dell’agire, per quanto buona sia l’inclinazione e l’intenzione della volontà, ma essa richiede una responsabile facoltà di scelta, un’austerità di vita ed una severa disciplina di obbedienza alla legge morale. Solo quando ci saremo esercitati a lungo avremo per amore di Dio e in questa disciplina ascetica interiorizzato la legge e la avremo fatta nostra, solo allora il nostro comportamento e la nostra condotta saranno libera espressione dell’amore e la libertà coinciderà con la conformità alla legge.

Non si tratta di sostituire il dovere col volere, ma di far sì che attraverso la pratica metodica e severa del dovere, giungiamo gradualmente, per amore, a trasformare il dovere in volere e l’obbligo morale in azione libera. Questa è la perfezione morale. Ma questa è la condizione escatologica.


La Chiesa ha meglio compreso che esiste una sana affermazione di sé e un vanto dei propri meriti che non è superbia, una sana competizione col prossimo che non è invidia, un giusto sdegno che non è il vizio dell’ira, esiste un sano godimento del sesso che non è lussuria, un giusto uso della forza, che non è violenza, una giusta cura della salute che non è il vizio della gola, una moderazione nelle proprie iniziative che non è accidia.  Per affermare la grazia e la fede non occorre svilire la natura o insultare la ragione.

In conclusione, è possibile ed anzi doveroso stare nelle condizioni di andar subito in paradiso. Se l’inferno ripugna, il purgatorio non attrae.


Immagini da Internet:
- La liberazione delle Anime del Purgatorio, affresco nel cimitero di Lonate Pozzolo
- Costa Giuseppe sec. XIX, Dipinto di Anime del purgatorio