Castità e unione sessuale


Castità e unione sessuale
Amor men castitatz
Un poeta provenzale del ‘200, Guglielmo di Montañagol ci ha lasciato questo detto: «Amor men castitatz»: l’amore porta con sé la castità. Certamente i poeti hanno sempre saputo che l’amore tra uomo e donna si esprime anche nell’unione sessuale. Eppure i più raffinati di essi, come i poeti medievali dell’«amor cortese», ai quali, come è noto, apparteneva anche Dante, profondamente imbevuti di spiritualità cristiana, sapevano altrettanto bene che esiste un legame strettissimo tra amore ed astinenza sessuale. Cerchiamo di spiegare qui questa apparente contraddizione.
Il rapporto fra castità e unione sessuale si riassume in questo assioma: la castità è un esercizio ascetico in vista dell’unione sessuale come espressione dell’amore. La castità è espressione dell’amore fra uomo e donna, non per se stessa, ma in quanto degna ed adeguata preparazione all’unione sessuale. Quest’ultima di per sè è espressione dell’amore. Per questo, di riflesso, lo è anche la castità, in quanto prepara all’amore sessuale.
Questa dinamica è evidente nella preparazione del giovane al matrimonio. Egli è tenuto alla difficile pratica dell’astinenza sessuale fino all’eventuale matrimonio o per tutta la vita nel caso della vocazione sacerdote o religiosa. Una pratica molto difficile, data la forte spinta della passione. Per questo l’educatore dev’essere sì esigente, ma anche comprensivo. E il giovane non deve scoraggiarsi, ma sempre ricominciare dopo ogni sconfitta, nella certezza di conquistare con l’esercizio e il soccorso della grazia, un progressivo dominio della passione ed una crescente padronanza di sé, fonte di gioia e di libertà.
Da qui si comprende il valore escatologico dell’unione sessuale dei coniugi anziani, allorchè è cessata la loro capacità generativa. Dopo un lungo esercizio della castità coniugale e grazie alla mitigazione della forza della passione causata dall’anzianità, il caldo bollente e pericoloso della gioventù si è mutato in un dolce tepore autunnale facilmente governabile dalla volontà e quindi precorrimento del piacere escatologico. L’unione non è più cedimento alla concupiscenza, ma espressione d’amore liberamente decisa assieme e concordata assieme al momento giusto e nelle giuste circostanze.
La preparazione del sesso alla resurrezione è in special modo favorita, soprattutto nella formazione alla castità consacrata, dalla pratica assidua della Comunione eucaristica. Il sacramento possiede un aspetto materiale, che sono le specie eucaristiche. Una volta ingerite, esse svolgono la stessa funzione nutritiva che è  propria del pane, benchè l’Ostia non sia pane. Teilhard de Chardin faceva bene, a proposito dell’Eucaristia, di parlare di «santa Materia».
C’è da notare pertanto, che, siccome queste sacre specie contengono il corpo di Cristo risorto ad modum substantiae, posseggono in se stesse una soprannaturale forza di vita eterna, la quale, nutrendo il corpo del fedele che le ha assunte, immettono in esso fin da adesso un germe di resurrezione, benché un giorno quel corpo dovrà morire.
Tuttavia, già da questa vita mortale il corpo e quindi il sesso del fedele che si nutre dell’Eucaristia, comincia ad avere una vita escatologica. L’uomo vecchio declina e l’uomo nuovo avanza. Sono quelle che S.Paolo chiama le «primizie dello Spirito» (Rm 8,23). Il sesso comincia ad essere fin da adesso quello che sarà alla resurrezione.
Dal canto suo, l’anima del fedele acquista, grazie alla pratica eucaristica, una forza divina di resurrezione o quanto meno una speciale disponibilità alla resurrezione gloriosa, per la quale essa, benchè rimasta senza il corpo, alla Venuta finale di Cristo e sotto l’influsso della sua divina potenza, avrà la forza di recuperare da un’apposita e proporzionata porzione di polvere cosmica assegnata da Dio e raccolta dagli angeli, il proprio corpo maschile o femminile a seconda che si tratti di un’anima maschile o femminile.
Educazione alla castità e alla resurrezione
L’educatore deve istruire il giovane sulla dignità e il valore della sessualità umana e sui suoi fini terreni ed escatologici. Nel caso che il giovane abbia una tendenza omosessuale, deve aiutarlo a sostituirla con la tendenza naturale all’altro sesso, che resta in lui quella radicale, creata da Dio. Mentre l’inclinazione omosessuale rientra in quelle tendenze al male e al peccato, che sono conseguenza del peccato originale.
Deve quindi fargli scoprire con persuasive ragioni ed esempi la bellezza, la bontà e il gusto dell’unione con l’altro sesso, convincendolo che mentre favorisce in lui questa inclinazione e questo gusto, realizza la volontà di Dio e la sua vera felicità. Invece,, cedendo alla tentazione alla sodomia, si mette in contrasto con Dio e cammina verso la perdizione.
Deve inoltre persuadere il giovane, sia eterosessuale, che omosessuale, che la sua concupiscenza carnale, per quanto forte, non è invincibile e neppure va comunque soddisfatta, come fosse un bisogno fisico sul tipo dell’evacuazione, della fame, della sete, del sonno, dell’ambiente sano, come sosteneva Lutero, benché abbia con l’impellenza di questi bisogni una qualche somiglianza.
Difatti Lutero non aveva torto quando sosteneva, del resto in linea con S.Paolo, che l’unione uomo-donna è naturale e voluta da Dio per ognuno di noi. Sbagliava nel concepirla solo come unione terrena matrimoniale generativa, cosa che lo spinse a violare i suoi voti religiosi e a contrarre un matrimonio, che ovviamente, nelle sue condizioni, fu  invalido e sacrilego.
Si può dare  inoltre il caso di un fanciullo o di un giovane, il quale, o per un difetto innato o par altri motivi, si trova incerto circa la sua identità di genere, oppure possiede elementi maschili mescolati con elementi femminili o viceversa. Compito del soggetto, allora, non sarà affatto quello della «scelta del sesso», come se tale scelta fosse sua facoltà o diritto. Un soggetto di tal fatta non si trova affatto davanti a due possibilità, di ciascuna delle quali avrebbe pari opportunità.
La cosa invece da fare è che il soggetto, con l’aiuto di un personale medico competente, riesca a scoprire, al di là della confusione ed incertezza nelle quali il soggetto si trova, qual è il suo vero sesso e, se occorre ricorrere ad opportuni procedimenti medici, chirurgici, psicologici o all’uso di opportuni farmaci od ormoni.
Più delicato è il compito del formatore che deve esercitare il giovane religioso o seminarista nella pratica della castità. Egli deve spiegare al discepolo il rapporto della castità con la resurrezione. Mentre la castità ha senso ed utilità nella vita presente, nella resurrezione il rapporto uomo-donna sarà informato dall’amore. È infatti solo nella vita presente che ha senso rinunciare a un piacere, quale quello sessuale, che disturba la vita spirituale. Ma nella resurrezione, nella quale vi sarà una perfetta riarmonizzazione del sesso con lo spirito, il piacere fisico non solo non ostacolerà, ma faciliterà la gioia dello spirito. La pratica della castità dunque è preparazione all’unione escatologica dell’uomo con la donna.
Verità ed errore sul sesso in Lutero
Lutero ebbe solo una visione protologica del rapporto uomo-donna, accanto a quella terrena tradizionale, come del resto l’ha avuta la stessa Chiesa Cattolica fino al pontificato di S.Giovanni Paolo II, il quale ha aggiunto la visione escatologica, ossia quella relativa  alla resurrezione, che era già stata precorsa da S,Tommaso[1].
Oltre a ciò, Lutero, come è noto, concepì l’esercizio della sessualità come inscindibilmente legato alla concupiscenza, peraltro per lui invincibile. Da qui la sua convinzione che la pratica dell’astinenza sessuale per qualsiasi motivo, soprattutto il voto di castità, fosse impraticabile, vietato dal Genesi, contro natura, dannoso per la psiche, stolta ed ipocrita presunzione perfezionista e  quindi peccaminosa.
Il dotto Padre Domenicano Heinrich Denifle pubblicò all’inizio del secolo scorso una documentatissima opera[2], con la quale mostrò ad abundantiam, come gli storici tedeschi sanno fare, quanto disprezzo Lutero ebbe per il voto di castità, peraltro frainteso, e quante calunnie e falsità vomitò contro i Religiosi che lo praticano.
Tuttavia è noto a tutti che mentre l’insufficiente o mancata soddisfazione di quei bisogni vitali compromette logicamente la vita del soggetto, una ragionevole astinenza sessuale non solo non è dannosa né fisicamente né psichicamente, ma può essere salutare ed espressione di vero e generoso amore tra uomo e donna, nonchè per Dio e per il prossimo.
Oltre a ciò per Lutero, stando così per lui le cose, trattenere l’impulso sessuale è dannoso, psichicamente pericoloso; è una frustrazione inutile, sciocca presunzione, fonte di disperazione e segno di ipocrisia. Pertanto, come è noto,  l’amore coniugale per lui, a parte il fine procreativo da lui lodevolmente apprezzato[3], non ha nulla di sacro, non è affatto un sacramento, ma è un semplice contratto profano scindibile. Questo amore è un semplice sfogo o lasciapassare della concupiscenza, secondo un infelice passo di S.Paolo, il famoso remedium concupiscentiae (cf I Cor 7,9), che purtroppo nei secoli passati ha finito con l’offuscare il vero senso, la dignità e la santità dell’unione sessuale coniugale, finalmente riabilitata dal Concilio Vaticano II e soprattutto dagli insegnamenti di S.Giovanni Paolo II.
Il vero rimedio alla concupiscenza
Oggi la Chiesa ha compreso che il vero rimedio alla concupiscenza e alla libidine non è quello di concederle libero sfogo nel matrimonio, ma è quello di dominarla anche nel matrimonio, non tanto con pur necessari periodi di astinenza, quanto piuttosto intendendo l’unione sessuale come manifestazione dell’amore escatologico.
Infatti, come già faceva notare S.Tommaso, mentre è sufficiente che solo alcuni individui si dedichino alla riproduzione della specie, ogni individuo ha il dovere e il diritto di ottenere una ragionevole soddisfazione dei suddetti bisogni vitali personali, benché, come vedremo, una certa unione dell’uomo con la donna entri per tutti, anche per i vergini, nel piano della perfezione terrena ed escatologica della persona e della coppia umana, secondo le parole del Genesi: «Non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2,18).
Esse mostrano come il rapporto uomo-donna è la matrice e il paradigma  originario, sommo, radicale e fondamentale di ogni altro rapporto umano, per quanto stretto, intimo e naturale, familiare, parentale, sociale ed amicale. Esse inoltre, come spiegò S.Giovanni Paolo II[4] riprendendo una tesi di Maritain[5], non si riferiscono tanto alla questione della riproduzione della specie e quindi al matrimonio, che ovviamente non è affatto escluso, ma al di là di ciò, sul piano genesiaco, terreno ed escatologico, toccano, come disse S.Giovanni Paolo II, il senso stesso dell’esistenza dell’uomo, come uomo-donna.
La grande, urgente, bruciante questione che oggi più che mai si pone drammatica ed affascinante, difficile ed attraente nell’attuale bolgia infernale della corruzione, della falsa libertà e della follia sessuale, non più procrastinabile, che ci coinvolge tutti è la seguente: qual è il posto del sesso nel piano della salvezza? Che rapporto c’è il sesso e la santità? Tra il sesso e la resurrezione gloriosa? Che cosa ha voluto fare Dio creando l’uomo e la donna?
Il mistero del sesso dipende dal mistero del corpo. Il mistero del corpo dipende dal mistero della materia. La materia (la «polvere») quaggiù si dissolve nella morte. Ma la nostra materia, alla Parusia, di nuovo informata dall’anima beata, ridiventa il nostro corpo glorioso maschile femminile. E quindi risorge l’unione santa dell’uomo con la donna. Non più però un’unione matrimoniale generativa, ma semplice unione d’amore: «una sola carne». Non più la coppia coniugale esclusiva, ma l’amicizia tra molte coppie.
Il Corano, ammettendo l’unione sessuale nella resurrezione, sembra aver esplicitato una conclusione che si può trarre dalla dottrina di S.Giovanni Paolo II circa la resurrezione dei sessi. Indubbiamente, però, nel Corano c’è una visione della donna come persona inferiore, che quindi viene ridotta a strumento di piacere, senza che sia riconosciuta la reciprocità psicospirituale uomo-donna, insegnata dall’attuale magistero della Chiesa.
I moralisti eretici del postconcilio[6]
È inoltre da segnalare l’erroneità di quella etica sessuale liberale e lassista, falsamente detta «personalista» o meglio chiamata esistenzialista, che cominciò a diffondersi soprattutto dopo la rivoluzione sessuale del 1968, anche ad opera di moralisti cattolici, come Bernhard Häring, della liceità ed anzi dell’utilità dei rapporti prematrimoniali, in nome di un ingiustificato appello a situazioni particolari.
Proprio in quell’anno S.Paolo VI, con grande coraggio, sapienza e tempestività, pubblicò la famosa enciclica Humanae Vitae, con la quale proibiva l’uso degli anticoncezionali. L’intervento del Papa, come era da prevedere, incontrò opposizione tra i moralisti lassisti dello stampo di Häring e di Rahner, e addirittura anche una sorda opposizione in alcuni Episcopati europei, tanto che Paolo VI ne provò un tale dolore, da non scrivere più encicliche fino alla fine della sua vita, ossia per dieci anni.
La diffusione incontrollata delle idee lassiste od oscene dei moralisti eretici, nonostante l’avvertimento del Papa, causò disorientamento ed immenso danno, soprattutto nei giovani e nella vita matrimoniale e familiare, danno che è venuto aumentando fino ai nostri giorni, con il disprezzo per ogni forma di castità o di temperanza sessuale, la diffusione della droga, dei bagordi e delle discoteche, dei rapporti prematrimoniali ed extraconiugali, la diffusione di abbigliamenti provocanti nelle donne, l’esibizionismo femminile, l’uso diffuso degli anticoncezionali, il nudismo sulle spiagge, la disistima per l’indissolubilità del matrimonio, un aumento dei divorzi, del concubinaggio e delle unioni illegittime, un aumento spaventoso degli aborti, l’aumento della prostituzione, la legittimazione morale della masturbazione, fino alla legittimazione civile della sodomia. Ultimamente si é scoperta anche la pratica della pedofilia nel clero. È evidente che in tutte queste aberrazioni l’amore fra uomo e donna non c’entra niente: quello che interessa godere sessualmente con qualunque mezzo e in qualsiasi modo.
Il risultato di tutta questa opera devastatrice è stato ed è una crisi gravissima della famiglia, alla quale la Chiesa da decenni sta tentando di rimediare, ma con scarso successo, perché non sono colpite le radici dottrinali del male, dalle quali sgorga logicamente la sua messa in pratica[7].
Anche se i documenti sono buoni, restano lettera morta, perchè le autorità non prendono provvedimenti, ma lasciano fare, quando non sono esse stesse sedotte dalle idee ereticali. Fu la denuncia che Padre Galli fece tante volte, purtroppo spesso inutilmente. In tal modo i moralisti ribelli, i cui scritti hanno libero accesso nei Seminari rovinano la formazione dei seminaristi. Invocare come causa di questo disastro il «clericalismo» vuol dire battere l’aria e depistare le indagini. Qui non si tratta di clericalismo, ma di apologia della lussuria, che discende da una morale senza princìpi.
Il messaggio dell’Humanae vitae
Eppure nella grande e nobile enciclica di Paolo VI è contenuto un principio importantissimo dell’etica sessuale, di grande respiro ed incoraggiamento, che era già stato enunciato dal Concilio Vaticano II[8], e cioè che l’unione sessuale fra sposi è espressione dell’amore ed incrementa l’amore (n.11). A tutta prima il Papa non sembra dire nulla di nuovo rispetto a ciò che tutti i poeti e tutti i cantori di ogni popolo e di ogni tempo da sempre e dovunque sanno o hanno saputo.
E invece qui il Papa non si riferisce al semplice amore istintivo o passione passeggera o sentimento effimero, ma al concetto cristiano dell’amore coniugale, originato nell’Eden e destinato alla resurrezione. Amore che coinvolge tutta la persona e l’esistenza della coppia, corpo e anima, per il presente e per l’eternità. Amore come legame che unisce nell’uguaglianza, nella diversità e nella reciprocità. Amore come reciproco donarsi e reciproco accogliersi. Amore come unità e  identità; «non son più due, ma una sola carne».
Occorre allora comprendere meglio il rapporto del sesso uomo-donna con l’anima spirituale. Dio per ogni anima crea quel dato corpo. Per l’anima di un uomo crea un’anima maschile. E così per la donna. Dunque l’anima maschile è diversa dall’anima femminile[9].
E così similmente ad ogni corpo maschile corrisponde una data anima maschile, ed anzi, come insegna un documento della Chiesa[10], il sesso maschile o femminile influisce sull’anima spirituale, sì da darle un’impronta rispettivamente maschile o femminile, impronta che l’anima è già disposta a ricevere, dato che appunto, come ho detto, è creata da Dio proprio con quell’attitudine a informare un corpo secondo quel sesso che quel dato corpo le fa assumere.
Sessualità dal basso e sessualità dall’alto
C’è dunque una sessualità che sale dal basso verso lo spirito e c’è una sessualità dello spirito che discende nel corpo. La prima sessualizza lo spirito; la seconda spiritualizza il sesso. Ciò vuol dire che lo spirito umano, a differenza di quello angelico e quello divino, non è asessuato, ma è o maschio o femmina. Dal che vediamo l’insensatezza, che abbiamo già vista, dei cosiddetti «cambi di sesso», come se il sesso fosse un abito indossato dal soggetto di per sé asessuato, che si trova ad indossare quell’abito e lo vuol cambiare.
Ma c’è da considerare anche una concezione erronea, materialistica del sesso dal basso. È quella di Freud. Secondo lui l’energia fondamentale ed originaria della persona è la libido sessuale, concupiscenza irresistibile, che sale trasformandosi al piano dello spirito col divenire spirito. Non dunque un vero libero arbitrio, ma la libido che governa l’uomo nel subconscio e lo spinge a mascherarla nelle forme della vita spirituale. Il libero arbitrio è un’illusione: è solo una maschera della libido. Freud nega il libero arbitrio come Lutero.
La differenza è data dal fatto che mentre Lutero si crede comunque sempre perdonato da Dio nonostante la sua concupiscenza, Freud fa della concupiscenza, che egli chiama libido, il suo dio al posto di Dio, sicchè per lui il senso di colpa o del peccato è solo segno di una neurosi, per la quale il soggetto crede di dover render conto a un Dio che non esiste e che in realtà è il fantasma oppressivo del superego.
La parte di verità in Freud è il fatto che il sesso influisce sullo spirito. L’errore sta nel fatto che Freud non riconosce il processo inverso, ossia il dominio dello spirito sul sesso e l’amore sessuale come espressione dell’amore spirituale della resurrezione. Il risultato è che lo spirito rimane soffocato dalla carne.
Le cose infatti stanno ben diversamente da come pensa Freud. Dio infatti crea ciascuno di noi con quel dato sesso: maschio o femmina, in modo tale che sesso e spirito in ciascuno di noi non vanno concepiti come soggetto ed atto, come se lo spirito fosse il vertice del sesso. E neppure il rapporto spirito-sesso va concepito sul modello soggetto-abito, come nel dualismo cartesiano di origine platonico-origenista, dove il soggetto (l’io) si riassume nello spirito o nell’autocoscienza, mentre il sesso è un altro oggetto-soggetto (il corpo) esterno, a disposizione del soggetto, separato dal soggetto.
Invece il rapporto del sesso con lo spirito va concepito sul modello materia prima (corpo)-forma sostanziale (anima), a costituire un unico soggetto sostanza o persona, essenzialmente composta di una parte formale, l’anima, e di una parte materiale, il corpo sessuato.
In altre parole, il sesso, per ciascuno di noi, non è né l’origine materiale dello spirito (Freud) e neppure un oggetto esterno staccato dal nostro io spirituale (Cartesio), e che ci sta davanti come un blocchetto di creta che sta a disposizione di un bimbo che lo vuol plasmare. Le cose non stanno affatto così. Questa concezione del rapporto spirito-sesso, che si ricava dalla concezione rahneriana della natura persona umana, è del tutto errata e principio di gravi danni morali.
La giusta etica sessuale si fonda quindi su di una concezione del sesso maschile-femminile non come materia liberamente manipolabile dalla persona, come  crede Rahner, ma come animalità della persona governabile dalla volontà al suo fine terreno ed escatologico, animalità, dalla quale la persona deriva il suo esser uomo o donna, giusta la dichiarazione del succitato documento della CDF.
L’unione sessuale santificante escatologica non è dunque effetto della libera manipolazione del sesso, atto che falsifica la vita dello spirito sottraendolo all’obbedienza alla legge divina, ma è manifestazione dell’unione spirituale escatologica maturata in un rapporto di carità mutua fra uomo e donna, disciplinata dalla castità, nella comune ricerca di Dio e nel comune esercizio della carità fraterna in comunione con la Chiesa della terra e del cielo.
Conclusione
A mali estremi, estremi rimedi. Alla spaventevole ed abominevole idolatria del sesso, che ne è l’estrema degradazione, che grida vendetta al cospetto di Dio creatore[11] dell’uomo e della donna, l’unico e decisivo rimedio radicale[12] è la proposta e l’esperienza, per chi ha il dono di poterla fare, del sesso della resurrezione o della preresurrezione, preparato da una sincera pratica della castità giovanile, celibataria, coniugale, vedovile e religiosa. Alla forza satanica del sesso mortifero bisogna opporre la forza divina della vita eterna del sesso.
Al di là dello spiritualismo dualista origenista e dell’edonismo sensista freudiano e pannelliano, del legalismo e del libertinismo, del rigorismo e del lassismo, del puritanesimo e dell’erotismo, è giunto il momento, dopo l’insegnamento innovatore di S.Giovanni Paolo II, condotto alle estreme conseguenze, di comprendere una volta per tutte e per sempre, che l’unione escatologica come espressione della carità divina, iniziabile fin da adesso e preparata dalla pratica della castità, è cosa santa e sublime, è dono dello Spirito Santo, è purezza e dignità, è perfezione e vera felicità, è vera prospettiva e caparra di salvezza e di vita eterna.
P.Giovanni Cavalcoli
Varazze, 11 marzo 2019



[1] Cf i miei articoli LA CONDIZIONE DELLA SESSUALITA’ UMANA NELLA RESURREZIONE SECONDO S.TOMMASO, Sacra Doctrina, 92,1980, pp.21-146; LA RESURREZIONE DELLA SESSUALITA’ SECONDO S.TOMMASO, in Atti dell’VII Congresso Tomistico Internazionale, a cura della Pontificia Accademia di San Tommaso, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1982, pp. 207-219.
[2] Lutero e il luteranesimo nel loro primo sviluppo, Desclée, Lefebvre&C. Editori, Roma 1905.
[3] Lutero e sua moglie furono una coppia fedele e felice ed ebbero cinque figli. A differenza di tantissimi preti e religiosi che dal dopoconcilio ad oggi a decine di migliaia hanno defezionato intentendo le idee di Lutero nel  senso più sbracato, fino a giungere oggi alla sodomia.
[4] Preziosissimo ed innovatore è l’insegnamento nel campo del rapporto genesiaco, terreno ed escatologico tra uomo e donna, al quale mi ispiro e che ho illustrato nel mio libro La coppia consacrata, Edizioni Viverein, Monopoli (BA) 2008.
[5] Facciamogli un aiuto simile a lui, in «Approches sans entraves». Scritti di filosofia cristiana, Città Nuova Editrice, Roma 1977, vol.I, pp.181-199.
 6 Vedi l’ampia disamina di Cornelio Fabro nel suo libro L’avventura della teologia progressista, Rusconi Editore, Milano 1974.
[7] Grande merito in quest’opera critico-educativa lo ebbe il Padre Alberto Galli,OP, mio venerato Maestro di teologia morale presso lo Studio Teologico Accademico Bolognese (STAB) negli anni ’70, rimasti famosi per la contestazione al Magistero susseguente alla rivoluzione del’68. In P.Galli troviamo una lucida esposizione della morale tomista insieme con la confutazione degli eretici. Alcuni esempi di suoi scritti in Sacra Doctrina: I criteri per organizzare la morale oggettiva -. II,”,1982, pp.167-181; La morale degli atti umani, 6,1983; Una critica del Padre Fuchs ai documenti del magistero morale,1, 1985, pp.104-124; pp.563-581; La legge morale – I, 5, 1985, pp.397-428.
[8] Gaudium et Spes, n.49.          
[9] SULLA DIFFERENZA TRA L’ANIMA DELL’UOMO E QUELLA DELLA DONNA, in Atti del congresso della SITA, Ed.Massimo, Milano, 1987, pp.227-234.
[10] Alcune questioni di etica sessuale, Dichiarazione della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 dicembre 1975, n.1.
[11] Già il Catechismo di S.Pio X pone il «peccato impuro contro natura» tra «i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio».
[12] Non i Radicali di Pannella.

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