La scomunica di Lutero e i luterani di oggi - Prima Parte (1/2)

 La scomunica di Lutero e i luterani di oggi

Prima Parte (1/2)

Va bene la scomunica, ma non poteva esser fatta in altro modo?

Come è noto, il 3 gennaio 1521 Papa Leone X con la bolla «Decet Romanum Pontificem»[1] scomunicò Lutero e i suoi seguaci accusandoli di ostinata disobbedienza al Papa, di essere volontariamente caduti nell’eresia e di allontanare slealmente i cattolici dalla retta fede.  

Il tono della scomunica è severissimo; inizia col sottolineare il dovere del Papa di denunciare e punire gli eretici e coloro che creano divisioni nella Chiesa; si nota un Papa fortemente sdegnato, che ripete più volte la medesima accusa di eresia; afferma di aver dato a Lutero il tempo di pentirsi e di ritrattarsi, ma che purtroppo egli invece di ravvedersi, ha fatto peggio.

In tutta la storia delle condanne pontificie di un eretico non esiste, che io sappia, un documento pontificio che con tanta severità, tono adirato e così a lungo si scagli contro il reprobo. Impressiona il fatto che il Papa non accenna minimamente a una qualche parte di verità rimasta nella dottrina di Lutero, non par neppure considerarlo ancora cristiano, ma sembra considerarlo un apostata; ed egli non si limita a denunciare l’errore, ma esprime su Lutero giudizi morali negativi, rinfacciandogli una grave colpevolezza, giudicandolo in stato di peccato mortale. Lo accusa altresì di perfidia, ostinatezza nel male, malvagità e superbia. Lo considera ispirato dal demonio e sembra addirittura prevedergli la pena dell’inferno.

Leone cita la precedente bolla Exsurge Domine del medesimo anno, dove aveva condannato gli errori di Lutero, anche se in seguito egli ne aggiunse altri.  Il Papa raccomanda ai fedeli di non avere contatti con Lutero e i suoi seguaci per non restare infetti dall’errore e non seguire il suo cattivo esempio. Loda coloro che, dopo essersi sentiti attratti da Lutero, si sono pentiti e sono tornati alla vera fede, alla comunione ecclesiale e all’obbedienza al Papa. Esorta i predicatori ad annunciare la vera fede e a confutare gli errori di Lutero. Lancia l’interdetto su quelle regioni e su quelle città che comunque appoggiano o proteggono Lutero o che hanno abbracciato gli errori di Lutero. Comanda di bruciare tutti i libri di Lutero. Papa Leone parla di Lutero come se fosse irrecuperabile e non ci fosse speranza in un suo futuro ravvedimento. Esorta i poteri ecclesiastici e civili a prendere provvedimenti contro Lutero e seguaci con adeguate punizioni fino alla confisca dei beni. Raccomanda che il decreto di scomunica sia reso noto a tutti i fedeli e soprattutto laddove sono presenti i luterani.

Nel suo giudizio su Lutero Papa Leone non riconosce a Lutero nulla di buono, neppure il fatto che, tutto sommato, era pur restato cristiano. Non gli riconosce il permanere in lui di alcuni valori cristiani, sulla base dei quali egli può recuperare quelli perduti, ma sembra considerarlo un figlio perduto senza speranza di ritorno.

È vero che accenna al fatto di averlo invitato a presentarsi da lui, ma dal tono generale del discorso del Papa, questo invito a presentarsi non sembra affatto sottendere la disponibilità ad ascoltare le ragioni di Lutero, ma sembra piuttosto l’ordine di un’autorità giudiziaria dato ad un reo di ascoltare i reati che gli vengono contestati e di emendarsi dalle proprie colpe.

Non sarebbe stato più efficace alternare i rimproveri e i rilievi negativi al riconoscimento dei suoi lati buoni sia dottrinali che morali? Con una recriminatoria così dura, seppur giusta, non ha tuttavia Papa Leone dato l’impressione di essere mosso da una certa passionalità? Non dà l’impressione dello sfogo di uno che ha perso la pazienza? Invece di un’analisi serena non par di vedere lo scoppio di un’ira furiosa?

Non ha forse il Papa, tutto sommato, mancato alla moderazione, alla giustizia, alla carità e alla misericordia? C’era da stupirsi se Lutero poi avesse reagito in una maniera violentissima bruciando la bolla di scomunica? Se si rimprovera così un orgoglioso, quello lo diventa ancora di più.

Ora Lutero aveva dato prova di essere orgoglioso. E dunque un senso pastorale non richiedeva forse una certa moderazione, che non impediva di mettere Lutero davanti alle sue responsabilità? Forse Papa Leone con un tono così terrificante che non dava respiro sperava di impaurire o intimidire Lutero. Ma purtroppo non si era ancora reso conto che tipo fosse Lutero e che aveva con sé mezza Germania.

Inoltre, così come il Papa ha citato il diavolo ispiratore dell’eresia, non avrebbe potuto citare a maggior ragione, come motivo di conforto e di consolazione in tanta distretta e incentivo alla speranza, lo Spirito Santo, del quale Lutero era molto devoto, benché possiamo chiederci con quanta sincerità?

 Ad ogni modo, non poteva essere conveniente in simile drammatico frangente che attentava all’unità della Chiesa, invocare il Principio divino dell’unità e della santità della Chiesa, nonché della comunione fraterna dei cristiani fra di loro e col Romano Pontefice? Come mai non gli è venuto in mente?

Inoltre, insieme alle accuse e alle minacce e alla pur giusta punizione, non poteva essere conveniente rivolgere a Lutero, monaco agostiniano e dottore in sacra teologia, un’accorata supplica in nome di Dio a desistere dal suo malsano proposito, esortandolo accoratamente al ravvedimento e alla conversione? Nulla di tutto questo, ma solo rimproveri e minacce.

Che avrebbero fatto un San Leone Magno, un San Gregorio VII, una Santa Caterina o San Domenico o San Francesco o un San Bernardo? Pare che Papa Leone in questa gravissima circostanza non sappia che cosa è la misericordia, che un buon pastore non deve mai dimenticare, neppure nell’adempimento dei suoi più gravi doveri giudiziari.  

Inoltre, una cosa notevole della scomunica, è il fatto che il Papa la estende ai seguaci di Lutero, presenti e futuri. Per cui, stando alla logica della scomunica, uno dovrebbe dedurre che anche i luterani di oggi sono scomunicati. D’altra parte, tenendo conto del fatto che anche i luterani di oggi rifiutano di considerare il Papa come Vicario di Cristo, infallibile nell’insegnare la dottrina della fede, per cui non accettano i dogmi definiti dai Papi prima e dopo Lutero, anche se è vero che sono ben lontani dal manifestare con Papa Francesco quell’odio che Lutero provava per Leone X, non credo proprio che ci tengano ad essere in comunione di fede e di disciplina con noi cattolici, con la Chiesa e con Papa Francesco, per quanto egli sia una spirito accogliente e indulgente. E d’altra parte, se tenessero alla comunione con noi cattolici, si farebbero cattolici, cosa che avviene assai raramente.

Da quale pulpito viene la predica

Il richiamo o il rimprovero o il provvedimento disciplinare di un Superiore è moralmente e psicologicamente stimolante, deterrente, efficace e persuasivo, anche se resta legittimo, solo se il Superiore è stimabile, credibile, ed affidabile. Il che naturalmente non vuol dire che noi accettiamo l’eresia di Jan Hus che si deve obbedire solo a pastori santi. Tuttavia nessuno vorrà negare che l’obbedire a un pastore che dà pessimo esempio di condotta morale e di contravvenire ai suoi doveri pastorali, è estremamente difficile; bisogna essere grandi santi e non tutti sono a questa altezza.

Figuriamoci con un soggetto come Lutero, testa calda, orgoglioso, arrogante, centrato su se stesso e prepotente. Papa Leone, con la sua scomunica simile alla raffica di una mitragliatrice, ad un bombardamento a tappeto e con una sequela reboante di fulmini e saette, tanto da rischiare il ridicolo, dopo aver accusato cinque volte Lutero di eresia, non si accorse di aver acceso una scintilla, che non avrebbe fatto altro che aumentare il divampare dell’incendio. Ma non poteva immaginarlo?

L’aspetto tragico della vicenda luterana è dato dal fatto che la Provvidenza permise, nei suoi piani misteriosi, che sorgesse un gigante prometeico come Lutero, che si trovò davanti un Papa come Leone X, assolutamente inadatto ad affrontare il cimento, anzi capace, benché involontariamente,  di volgere le sorti della lotta a favore di Lutero, il quale, da giovane monaco, si fece ardente promotore della riforma della Chiesa, in particolare del Papato, tuonando  contro il temporalismo politico, il nepotismo e la mondanità del Papa, contro la corruzione della corte romana, la sua avidità di potere e di ricchezze e in particolare contro l’esosità di Roma nei confronti della Chiesa tedesca, scontentissima per tale condotta scandalosa e biasimevole.

In fondo Lutero non fece agli inizi che riprendere gli attacchi del Savonarola contro Alessandro VI, giacchè già da allora la corte romana stava dando pessimo esempio di governo della Chiesa. Il Savonarola aveva predetto che se il Papato non si fosse riformato, entro breve tempo sarebbe stato severamente castigato da Dio. E questo castigo arrivò appunto per il tramite della ribellione di Lutero, il quale fu in questo senso ed entro questi limiti effettivamente strumento della divina giustizia. Solo con la riforma tridentina vedremo un Papato tornato a compiere il suo dovere evangelico, libero da temporalismi e mondanità.

Lutero, peraltro, non respinge il concetto di Papa come Pastore universale della Chiesa, e neppure che egli possa insegnare la verità rivelata. In fin dei conti, infatti, egli accetta i dogmi della Trinità, dell’Incarnazione e della Redenzione, che furono definiti in Concili presieduti dal Papa.

Quello che egli non ammette è l’infallibilità dottrinale del Papa e che quindi debba avere l’ultima parola nell’interpretazione della Scrittura. Invece, al riguardo, Lutero, come è noto, pensa che ogni cristiano, in quanto assistito dallo Spirito Santo, può in certi casi interpretare la Parola di Dio meglio del Papa e appunto fondandosi su tale convinzione egli credeva di poter correggere il Papa in base alla Scrittura.

In ogni caso, secondo Lutero, non è il Papa che deve controllare che cosa pensa il popolo di Dio, ma è questi che deve controllare che cosa pensa il Papa. Non è il Papa che è infallibile, ma è il popolo, in quanto guidato dallo Spirito Santo. Non è quindi il popolo che deve ascoltare il Papa, ma è il Papa che deve ascoltare il popolo. Se il Papa fa così, a Lutero va bene il Papa.

Sarebbe bene mettere a confronto la bolla di Leone

con l’attuale clima di ecumenismo 

Papa Leone definisce giustamente «setta» il movimento di Lutero, in quanto caratterizzato dall’atteggiamento presuntuoso, assolutista e fanatico di un’associazione religiosa staccatasi dalla Chiesa o sorta anche al di fuori della Chiesa, che, senza alcun mandato divino, si considera detentrice, contro la Chiesa e al di sopra della Chiesa, della conoscenza della via che l’umanità deve seguire per ottenere la salvezza.

Certamente oggi la Chiesa non chiama più «setta» il movimento protestante, benché esso mantenga alcuni aspetti della setta, e conserva questo termine per designare certi movimenti minoritari superstiziosi, catastrofisti, fondamentalisti, occultistici, sciamanisti, satanistici, ufologici, fanatizzanti ed aggressivi, spesso privi di equilibrio mentale, serietà teoretica, culturale e scientifica, ma governati da visioni apocalittiche, spropositate, spiritistiche, miracolistiche e fantastiche, che sbriciolano la coesione sociale e favoriscono il più grave individualismo, lo sfruttamento della credulità popolare e il malcostume.

Viceversa, a differenza di Papa Leone, la Chiesa oggi, a seguito dell’ecumenismo,  non ha difficoltà a chiamare «chiese» o «comunità cristiane» le comunità protestanti, appunto per distinguerle dalle sette nel senso suddetto, per il fatto che mentre è possibile oggi una seria collaborazione fra cattolici e protestanti nell’edificazione del cristianesimo, le sette generalmente, nel loro dogmatismo, sono chiuse a qualunque correzione, sono scarsissime di apporti positivi e non accettano il dialogo se non in vista di conquistare adepti.

Il rischio della pastorale di oggi è semmai quello di sottovalutare gli elementi positivi contenuti nelle sette e di dimenticare che in fin dei conti le loro idee sono spesso estremizzazioni di dottrine protestanti. Ed inoltre il rischio è quello di lasciarsi sedurre da false mistiche, esoterismi, teosofie, gnosi e filosofie di origine luterana, come per esempio l’idealismo hegeliano o l’esistenzialismo di Heidegger, i quali sono l’estremizzazione irrazionalista, atea, panteista o nichilista del fideismo luterano.

Tuttavia, come sappiamo bene, oggi, dietro lo stimolo dell’ecumenismo, sia da parte dei cattolici che da parte dei luterani, assistiamo ad un reciproco chiedersi perdono e perdonarsi per gli eccessi polemici del passato. Nessun luterano imita oggi Lutero nell’odio che egli coltivò contro Papa Leone fino alla morte. Nessun cattolico oggi approverebbe la severità di Papa Leone nel giudicare Lutero. Cattolici e luterani si comprendono meglio e mentre i cattolici fanno attenzione agli aspetti positivi del luteranesimo, i luterani hanno recuperato taluni aspetti del cattolicesimo.

Oggi si sta diffondendo la conoscenza della bolla di Papa Leone, della quale finora né cattolici né luterani parlavano, i primi per un comprensibile senso d’imbarazzo, i secondi per il loro totale disprezzo. Eppure si tratta di un documento pontificio necessario per capire il perchè del terribile e scandalosissimo scontro che di lì a poco sarebbe avvenuto tra fratelli che si rifanno al nome di Cristo e che sarebbe giunto sino al sangue delle sciagurate guerre di religione della fine del ‘500.

Il Concilio di Trento, provvidenziale certo per aver messo in guardia contro gli errori di Lutero, tuttavia è ancora sotto l’ombra della bolla di Leone X nel tacere assolutamente dei lati positivi della teologia luterana, che intanto comunque si andava formando nei paesi luterani, per continuare a fiorire e a produrre enormemente fino nostri giorni. Basti pensare che oggi un Germania esistono 40 Facoltà teologiche riconosciute dallo Stato e non certo dalla Chiesa cattolica.

In questo clima di provvidenziale dialogo franco e costruttivo, nel quale «togliamo, come si suol dire, gli scheletri dall’armadio», non sarebbe cosa utile per la rappacificazione che Papa Francesco ci parlasse apertamente di questa bolla, che invece oggi rischia di essere strumentalizzata dai gruppi contrari all’ecumenismo? Non sarebbe bene mostrare che si tratta pur sempre di un importante documento pontificio, che va storicamente contestualizzato e che, a parte l’eccessiva severità, servì a frenare la diffusione degli errori di Lutero e che quindi in tal senso non si oppone all’ecumenismo, che non va confuso con un ambiguo irenismo che evita di mettere le carte in tavola?

Che significa oggi essere scomunicati

É evidente comunque che anche Papa Francesco, come Papa Leone, non può sentirsi i luterani in piena comunione con lui, al di là di tutta la benevolenza che Papa Francesco nutre per i luterani. Tuttavia, bisogna dire che dai tempi di Leone X il significato dell’essere scomunicato è andato soggetto a una comprensione più evangelica e più aperta alla misericordia.

Si potrebbe dire che fino alla pubblicazione della Unitatis redintegratio del Concilio Vaticano II, che ha dato il via alle attività ecumeniche, essere scomunicati voleva dire essere totalmente fuori della Chiesa visibile. Si concepiva la Chiesa sul modello di una casa, rispetto alla quale o si è dentro o si è fuori. Non ci sono vie di mezzo, non si può stare sempre sulla soglia di casa. Ebbene, che cosa può succedere? Che un padre può cacciare di casa un figlio degenere. Così la scomunica era concepita come atto col quale il prelato espelle un fedele ribelle dalla Chiesa visibile. Nella scomunica emergeva la decisione dell’autorità al di sopra del significato della scelta separatista dello scomunicato. Invece nella concezione moderna della scomunica l’accento è posto più sul fatto che l’autorità prende atto di ciò che lo stesso scismatico ha deciso.

Ma, riflettendo meglio proprio su quanto accadde con i luterani, la Chiesa si accorse che i seguaci di Lutero, nel prosieguo di tempo, non erano una semplice masnada di scriteriati ed empi sovversivi, ma andavano organizzandosi fra di loro, continuando a professarsi cristiani, ad ammettere il Simbolo della fede, a considerarsi Chiesa di Cristo, anzi Chiesa riformata, più conforme al Vangelo della Chiesa Romana, mentre tra di loro, se c’erano indubbiamente elementi che si allontanavano dal cristianesimo ancor più di Lutero, esistevano anche personaggi degni di stima e di rispetto.

Già nel 1530 i luterani si erano organizzati in una Chiesa alternativa a quella Cattolica ed elaborarono per opera di Filippo Melantone, un Credo, la Confessione Augustana, che secondo loro rifletteva la vera fede cristiana e degli Apostoli. Del resto, Lutero non aveva affatto abbandonato i valori fondamentali del cristianesimo, i dogmi della Santissima Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione, la Comunità cristiana, il ministero nella Comunità, la Sacra Scrittura, la dottrina della Giustificazione, i Comandamenti, il Battesimo, la Cena del Signore, la preghiera del Padre Nostro.

In fin dei conti Lutero voleva promuovere una riforma della Chiesa e agli inizi della sua vita religiosa aveva avanzato anche delle buone proposte, tanto che il Concilio Vaticano II è andato ad esse incontro. E per questo i luterani continuano a chiamarlo Riformatore. Perché Leone non ha fatto nessun cenno a queste cose né nel decreto di scomunica né mai? Perché non ha fatto un richiamo ai Vescovi tedeschi? Come mai non ha dato loro indicazioni pastorali per il recupero dei cattolici sedotti da Lutero?

D’altra parte, la Chiesa, constatando il permanere e il diffondersi nel mondo del luteranesimo, sia come rifiuto di alcune verità della Chiesa cattolica, e sia nel mantenimento dei valori fondamentali del cristianesimo, gradatamente si accorse che l’appartenere ad essa non andava concepito semplicemente come «o dentro o fuori», criterio che stava alla base della scomunica inflitta da Leone X a Lutero, ma che esistevano gradi di appartenenza parziale alla Chiesa.

E per converso la Chiesa si accorse che potevano esistere diversi gradi di distacco dalla Chiesa, sanciti dalle scomuniche di diverso livello. In altre parole, l’uscire dalla Chiesa o la ribellione alla Chiesa o al Papa poteva comportare diversi gradi di distacco dalla Chiesa stessa, così come un tralcio poteva essere staccato dalla vite o per metà o per tre quarti o per quattro quinti o per cinque sesti fino ad essere staccato del tutto.

Un conto era la separazione da Roma degli Ortodossi Bizantini, un conto erano i giansenisti, un conto erano gli anglicani, un conto i luterani, un conto calvinisti, un conto erano gli hussiti, un conto erano i catari, un conto erano gli ariani, un conto erano i monofisiti, e così via.

Così l’Unitatis redintegratio distingue vari gradi di appartenenza alla Chiesa cattolica. Esiste bensì un livello minimo al di sotto del quale non si dà assolutamente alcuna appartenenza visibile, ed è sempre in ambito monoteistico il trovarsi al di sotto della stessa fede cristiana, come potrebbero essere per esempio gli Ebrei o i Musulmani. Il che peraltro, come è noto, non esclude che chiunque in buona fede ignora il Vangelo e segue onestamente il dettame della retta coscienza, venga inconsapevolmente ad appartenere in modo invisibile alla Chiesa cattolica e a salvarsi.

Comunione e scomunica

La comunione ecclesiale è quella convergenza e consenso degli intelletti dei fedeli nella medesima verità di fede, accompagnati da un’unione concorde delle volontà nella condivisione dei medesimi beni soprannaturali e nel perseguimento delle medesime finalità salvifiche prospettate dalle verità di fede, nell’obbedienza al Romano Pontefice.

La scomunica invece è la ratifica ufficiale e canonica da parte dell’autorità ecclesiastica competente che un fedele o un gruppo di fedeli hanno rotto la comunione, con conseguente allontanamento dello scismatico da parte dell’autorità dalla condivisione visibile dei beni della comunione ecclesiale, condivisione esterna resa impossibile dalla mancanza di volontà da parte dello scismatico di fruire di quei beni.

Non è tanto un’espulsione, ma il riconoscere che il fedele o il gruppo si sono messi già fuori da se stessi, perché essi stessi di fatto rifiutano la comunione o le condizioni per la sua possibilità, anche se a parole lo negano.

Così la scomunica è un atto pubblico canonico dell’autorità ecclesiastica competente, Papa o Vescovo, col quale essa notifica a chi, a giudizio della medesima autorità, si è reso meritevole di tale provvedimento, che egli ha rotto la comunione con la Chiesa e pertanto viene escluso dall’appartenergli. La rottura della comunione con la Chiesa può avvenire o da parte di un singolo o da parte da parte di un certo numero di seguaci.

La scomunica, in quanto atto della giurisdizione papale non è sempre necessariamente giusta e prudente, ma può essere ingiusta e imprudente. Un Papa può scomunicare uno che non se la merita e non scomunicare chi potrebbe e dovrebbe scomunicare.

Come si sa, essa può essere tolta a discrezione del Papa. Vi sono scomuniche più o meno gravi a seconda dell’entità del delitto compiuto. Chiaramente escludono dalla Chiesa visibile ma non necessariamente dal paradiso, dove il Papa non ha giurisdizione.

Lo scomunicato può avere la convinzione soggettiva, come è accaduto a Lutero, di non trovarsi affatto al di fuori della Chiesa con le sue idee e la sua condotta, ma anzi di appartenere più che mai alla vera Chiesa[2] e che semmai fuori della Chiesa sono coloro che lo hanno scomunicato. E ovviamente la medesima convinzione ce l’hanno i seguaci dell’eretico o dello scismatico. Il luterano crede di seguire Cristo e il Vangelo meglio del cattolico e di aver capito meglio di lui che cosa è la Chiesa di Cristo.

Chi è colpito da ingiusta scomunica, può non tenerne conto se ciò arreca un grande vantaggio alle anime, ma in linea di principio è meglio adeguarsi per dare esempio di obbedienza. Lo scomunicato può sempre comunque fare del bene riservatamente.

Indubbiamente Lutero dette un pessimo esempio di protervia e di superbia col suo plateale disprezzo per la scomunica. Ma d’altra parte il Papa doveva immaginare quale sarebbe stata la reazione di Lutero e dei luterani ed avrebbe secondo me, dovuto adottare una forma meno severa, quale quella che ho descritto sopra. In tal modo il risultato invece purtroppo è stato che il Papa ha perduto del suo prestigio e Lutero se ne è avvantaggiato.

Fine Prima Parte (1/2)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 23 maggio 2021

 

 

 

 

 

 

 

Immagine da internet
 


[2] Il Padre Yves Congar, grande conoscitore del luteranesimo e prezioso suggeritore dei documento conciliare sull’ecumenismo, in una sua opera magistrale sulla questione della riforma della Chiesa (Vera e falsa riforma della Chiesa, Jaca Book, Milano 1972), segnala questa convinzione di Lutero dei suoi seguaci alle pp.296-297.

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