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09 gennaio, 2025

Il nazismo esiste ancora - Prima Parte (1/3)

 

Il nazismo esiste ancora

Prima Parte (1/3)

Nella famiglia dei popoli ogni popolo ha la sua identità

Egli sarà arbitro fra molti popoli

Is 2,4

Dio dona a ciascun popolo caratteristiche proprie e una missione propria a beneficio degli altri popoli, nonchè limiti propri, che devono indurlo ad imparare dagli altri popoli ciò che ad esso manca. Qualcosa di simile Egli fa nei singoli individui. Nel contempo, ogni popolo è infetto dal peccato originale, che provoca in lui uno specifico difetto o vizio dominante, col quale danneggia sé stesso e gli altri popoli.

È interessante come queste caratteristiche positive e negative permangono nei secoli e nei millenni, quanto è lunga la durata di quel popolo. Il popolo tedesco non fa eccezione a questi dati generali. Dico allora che il nazismo, inteso non come fatto storico del secolo scorso, ma come categoria dello spirito, non è altro che la tendenza viziosa del popolo tedesco, segnalata già dagli antichi storici come Erodoto e Tacito. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-nazismo-esiste-ancora-prima-parte-13.html

 


La Germania conobbe una splendida fioritura di cristianesimo nel Medioevo a seguito dell’evangelizzazione operata da San Bonifacio ed altri Santi. Essa mostrò speciali frutti col diffondersi degli Ordini religiosi, soprattutto Benedettini, Francescani e Domenicani.

Ma il ricordo delle antiche divinità pagane in Germania non è mai scomparso del tutto. È rimasto un concetto politeistico che comporta il conflitto tra gli dèi o all’interno della stessa divinità, un concetto di Dio non creatore, ma soggetto del mondo e relativo al mondo, quindi un Dio che nasce, muta, soffre e muore, per rinascere sempre di nuovo.

Ecco quindi un concetto della vita che si alterna senza fine alla morte, senza che mai la vita riesca a prevalere definitivamente. Dunque non l’essere, ma il divenire eterno.  Da qui il simbolo della svastica, che i nazisti trovarono nelle antichissime sculture indiane a rappresentare la Dea Sciva, madre della vita e della morte, la natura che nutre e distrugge.

 Immagini da Internet:
- immagine del IX secolo raffigurante Cristo nei panni di guerriero eroico (Salterio di Stoccarda)
- Svastica nell'Induismo

09 dicembre, 2023

Ateismo e salvezza - Settima Parte (7/10)

 

Ateismo e salvezza

Settima Parte (7/10)

Hegel

Hegel non ha difficoltà ad ammettere l’esistenza di Dio: anzi egli si professa luterano col proposito di dare fondamento filosofico alla sua fede luterana. Ma egli si pone nella linea dell’impostazione anselmiana portandola alle estreme conseguenze. Se infatti Sant’Anselmo era realista e intendeva essere realista – cosa che salva la validità del suo concetto di Dio e della sua fede in Dio -, Hegel, che identifica il pensare con l’essere, ammette un Dio che non è più il Dio che trascende il pensiero umano, ma che è prodotto del pensiero.

Per lui basta concepire il concetto dell’essere per sapere che Dio esiste. Dice egli infatti che «l’Assoluto è l’essere»[2]. Ma nel contempo «l’Assoluto è il nulla»[3]. Come mai questa contraddizione? Perché, come è noto, Hegel identifica l’essere col non-essere. Da qui il suo concetto nichilistico di Dio, che però ai suoi occhi è il Dio che muta e diviene, stante il fatto ben noto che Hegel fonda il divenire sulla contraddizione. Possiamo pensare al Dio di Leopardi, che viene dal nulla e ricade nel nulla, il Dio Arimane negatore dell’essere.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ateismo-e-salvezza-settima-parte-710.html 

Fontanellato, 3 novembre 2023

Marx non fa che portare all'esplicito quell'ateismo che in Hegel è già implicito a causa di una falsa concezione del mistero dell'Incarnazione, che secondo lui non comporta la distinzione delle due nature, come insegna il Concilio di Calcedonia, ma l'"unità", come fu già l'eresia di Eutiche.

Come è noto, Marx concepisce la realtà secondo lo schema o movimento dialettico hegeliano. Secondo Hegel, l'essere non è identico a sè, fisso o immutabile, ma progredisce e si supera contraddicendosi.

Per cui il ciclo ricomincia, né ha mai fine, perchè rappresenta il divenire dell'Assoluto, il divenire o la "storia" di Dio, che è tutto (panteismo). Il simbolo di questo eterno divenire della vita è la svastica, già presente nell'antica simbologia del panteismo indiano.

Nietzsche mostra sommo disprezzo per la metafisica, che egli associa giustamente alla teologia, parimenti da lui disprezzata. È comunque sicuro che Nietzsche non ammette l’esistenza di un puro spirito, separato dalla materia o dal corpo, come l’anima spirituale separata, l’angelo e Dio.

Per questo la sua antropologia simpatizza per la concezione positivista e darwiniana. Lo spirito o anima sono da lui intesi non come forma sostanziale del corpo, ma come sublimazione, trasformazione e perfezionamento del corpo, derivati dal corpo, una concezione sostanzialmente materialistica dell’uomo, del resto coerente con l’ateismo.

Immagini da Internet:
- Charles Robert Darwin
- La svastica in un tempio buddhista

28 novembre, 2023

Ateismo e salvezza - Quarta Parte (4/10)

 

Ateismo e salvezza

Quarta Parte (4/10)

Concetti di Dio imperfetti ma sufficienti

Brahmanesimo

La più antica nozione di Dio e di alta qualità la troviamo nella letteratura vedica a partire dal sec. XIV avanti Cristo, scritta da autori ignoti che asseriscono di trasmettere una tradizione sacra (smrti) ricevuta per rivelazione (sruti).

Questa nozione espressa dalla parola Brahman, ha un duplice orientamento semantico: da una parte induce al teismo e dall’altra suggerisce il panteismo. Quindi nel primo senso si tratta di un concetto salvifico, perché l‘io (jivan) o anima (atman) è distinto da Brahman. Abbiamo allora la visione «duale» (dvaìta) sostenuta da Ramanuja nel sec. XIII, di tendenza realistica favorevole alla Trascendenza.

Viceversa, se l’io o l’anima sono visti come apparenza sensibile e fenomenica di Brahman come Io vero, profondo e assoluto (vedi l’Io trascendentale degli idealisti), abbiamo la visione «non-duale» (advaìta), che potremmo chiamare monistica, della quale abbiamo un parallelo in Occidente in Parmenide.  Questa è l’impostazione di Shamkara nel sec. VIII-IX. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ateismo-e-salvezza-quarta-parte-410.html

Il difetto del Dio islamico dipende dal fatto che esso non è basato su di una nozione analogica dell’essere, quindi del vero, della ragione, del bene e della volontà, ma su di una nozione univoca, che per salvare la pluralità, ammette l’equivocità e la contraddizione. Inoltre l’unità divina è intesa così monisticamente, da escludere la Trinità, perché questa, sempre a causa dell’univocismo e della negazione dell’analogia, appare come negazione dell’unità.

Se qui dunque c’è la pretesa di salvare il principio di non-contraddizione, il musulmano non si fà scrupolo di violarlo quando concepisce un Dio benevolo e violento, sincero e bugiardo, crudele e misericordioso.

In tal modo, col pretesto che Dio è il nostro Signore e Legislatore, che decide di ciò che è bene e ciò che male, che può fare e ha diritto di fare tutto quello che vuole, senza spiegarcene i motivi e senza dover render conto a noi, è un Dio che ha diritto di imporci la sua volontà, sicchè noi non possiamo conoscere il perché dei voleri divini. Per cui il musulmano confonde l’incomprensibilità e il mistero dei decreti divini con l’idea che Dio possa comandare o render lecito il peccato e proibire o punire la giustizia.

È evidente allora che il musulmano, partendo dal concetto di un Dio dispotico ed arbitrario, che esercita la violenza ed un potere irrazionale, si sente autorizzato a sua volta da una parte a concedersi anche cose illecite e a comportarsi con gli altri con la stessa licenza, violenza e crudeltà con le quali suppone che Dio si comporti con lui.

Se il concetto di Dio è assunto dall’islamico nei termini descritti dal Concilio, rinunciando all’aspetto difettoso denunciato da Benedetto XVI, il concetto può essere salvifico. Lascia sottintendere l’assunzione di tale concetto l’accordo di Abu-Dhabi stipulato da Papa Francesco col Grande Imam del Cairo Ahmad Al-Tayyeb.

Immagini da Internet