Il progetto del demonio - Quarta Parte (4/4)

 Il progetto del demonio

Quarta Parte (4/4)

Che cosa è successo a Giuda?

Interessantissima per il nostro argomento è la tragica vicenda di Giuda.  Scelto da Cristo per la missione apostolica, evidentemente aveva tutte le qualità per svolgerla bene e farsi santo. E d’altra parte Cristo ha trovato certamente in lui un terreno favorevole, altrimenti si sarebbe rivolto ad altri.

Dunque inizialmente Giuda a che cosa aspirava? Al cielo e non alla terra. Ma poi che cosa è avvenuto? È intervenuto il diavolo per convincerlo che Gesù era un illuso perso tra le nuvole e che la vera felicità non è nell’al di là, ma nell’al di qua. E Giuda c’è cascato. Ecco perché il Vangelo dice che era un «ladro» (Gv 12,6), perché nelle sue aspirazioni aveva sostituito i beni materiali a quelli spirituali. Oggi diremmo che era diventato marxista.

L’azione di Satana nel provocare la morte di Gesù si manifesta in modo esplicito nella narrazione giovannea, laddove l’Evangelista riferisce che «il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradire Gesù» (Gv 13,2).

Non risulta dai Vangeli che Gesù, accortosi che Giuda meditava di tradirlo, lo abbia avvicinato magari personalmente per di dissuaderlo dall’empio proposito. Ma non è escluso che l’abbia fatto. Sta di fatto comunque dal racconto evangelico che Gesù avverte gli Apostoli circa l’esistenza di un traditore solo all’ultima Cena, come racconta Giovanni.

E non appena Giuda ingerisce il boccone offertogli da Gesù, «Satana entrò in lui» (v.27). Vediamo qui quanto Satana impegna la sua forza nel muovere Giuda contro Gesù, non limitandosi a ispirarne l’azione, ma addirittura entrando in lui di persona. Gesù sollecita poi Giuda ad agire con sollecitudine, quasi ad avallare gl’intenti di Giuda, che forse non si rendeva conto di essere lo strumento di un piano diabolico.

E pensare che Giuda era stato scelto da Gesù come Apostolo! Per fare una simile scelta Gesù aveva indubbiamente giudicato che Giuda avesse le qualità adatte alla missione apostolica. Ma poi che successe al disgraziato Apostolo? I Vangeli ci narrano che fu preso dal vizio dell’avarizia.  Ciò probabilmente lo portò a perder di vista l’importanza della missione spirituale di Gesù, per chiudersi in una visuale puramente terrena.

Quindi Giuda è passato dalla parte di Cristo alla parte di Satana, da Cristo all’anticristo. È passato dalla parte dei capi d’Israele che, influenzati anch’essi da Satana, giudicavano Gesù un falso Messia. E probabilmente ha tacitato la sua coscienza con questo falso zelo per il suo popolo e con questa obbedienza supina ai capi. Quindi a un certo punto ha creduto che il consegnare Gesù ai capi non fosse un tradimento, ma un suo dovere di loro fedele discepolo. E non si è accorto di servire uomini che, come Gesù stesso aveva detto, avevano per padre il diavolo (Gv 8, 44).

Compiuto il tradimento e accortosi che Gesù veniva condannato a morte, tornò a sentire il richiamo di Gesù, e si ricordò della fiducia che Gesù gli aveva accordato, come narra Matteo: «Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: “ho peccato, perché ho tradito il sangue innocente”» (Mt 27, 3-4).

Ma non si pentì con tutta sincerità come avrebbe fatto Pietro: il demonio lo convinse che non si doveva affatto pentire, ma che aveva fatto bene a consegnare Gesù falso Messia. Infatti, se Giuda si fosse veramente pentito, e avesse chiesto perdono a Dio, Dio lo avrebbe perdonato e certamente anche gli altri Apostoli lo avrebbero perdonato, così come Pietro è stato perdonato e confermato Papa. Giuda avrebbe riacquistato il suo posto fra gli Apostoli.

Invece Giuda si uccise. Perché? Sono possibili due spiegazioni: una che rende Giuda colpevole e l’altra che lo scagiona: o Giuda cedette alla tentazione del diavolo, che probabilmente gli disse: «fai schifo. È meglio che ti ammazzi». E così obbedì al diavolo precipitando nell’inferno.

Oppure successe che Giuda si sentì attratto simultaneamente dalla proposta di Cristo e da quella di Satana. Però avvertì che esse sono in contraddizione fra loro: occorreva scegliere. Ma Giuda, certo sotto la pressione del diavolo, non ebbe la forza di scegliere, anzi la sua personalità psichica, sottoposta a due forze contrastanti, perse la sua unità e si frantumò. Giuda fu schiacciato dal crollo del suo io psichico distrutto e disintegrato. Il suo io era psichicamente morto. Il suicidio pertanto non fu altro che riconoscere la morte di un morto e la liberazione da questa vita mortale ormai morta.

Ma in tutto ciò non ha avuto parte la volontà di Giuda, cioè egli non ha voluto uccidersi, ma il suo volere sostanzialmente innocente e rimasto fermo nel tornare a Cristo («si pentì»), è rimasto bloccato dal crollo non voluto dell’io psichico, che in questi casi estremi non è sorgente di colpa, ma solo di sofferenza. 

Giuda avrebbe potuto cavarsela fingendo di essersi pentito. Avrebbe potuto ingannare gli Apostoli ed essere riammesso nel loro collegio. Sarebbe diventato come certi pastori opportunisti di oggi, doppiogiochisti e servitori di due padroni, di Dio e del mondo, che sanno mettere d’accordo Cristo con Beliar. Invece Giuda ha detto: no, io devo scegliere con chi stare. Ma con chi è stato?

C’è peraltro da dire che, nonostante le severe parole (Mt 26,24; Gv 13,11; 17, 12), usate da Cristo nei confronti della condotta esterna di Giuda, non ci è possibile sapere con certezza che cosa è avvenuto nella sua vita interiore, conoscendo soltanto la quale noi potremmo essere in grado di sapere qual è stato il suo eterno destino.

Gesù ha certamente voluto condannare in Giuda un peccato oggettivamente gravissimo, ma non sembra dire che Giuda si sia dannato. La Rivelazione ci parla della dannazione dei demòni, ma di nessun uomo in particolare ci rivela che si sia dannato, benché insegni che vi sono delle anime dannate.

Il progresso recente della psichiatria, che ci rende edotti del fatto che non sempre il suicidio è colpevole, ci rende oggi più cauti nell’immaginare senz’altro, come si é sempre fatto, Giuda all’inferno. Per questo, sembra saggio fare come ha fatto Papa Francesco, che, senza sostituirsi al giudizio divino, ha voluto affidare Giuda alla divina misericordia.

I metodi con i quali il demonio ci tenta 

Il demonio ci propone di seguirlo al posto di Cristo e contro Cristo. A tal fine, fa alcune cose. Facendo leva sulla nostra concupiscenza, per la quale ci appare bene ciò che è male e viceversa, ci conferma nelle nostre cattive tendenze ed aumenta l’errore nel quale ci troviamo aggiungendo ulteriori pretesti per restarne schiavi, e ci presenta appetitosissimi incentivi al peccato sotto colore di bene. I principali metodi che segue sono questi:

1.Ci istiga alla superbia, sorgente di ogni peccato, in special modo l’idolatria, il politeismo, la superstizione, la magia, le eresie, le false religioni e le false filosofie, ignorando i limiti e i difetti della nostra natura umana, esagerando la dignità della nostra persona, ingigantendo all’infinito le dimensioni del nostro spirito e del nostro io, il valore della nostra coscienza, la potenza del nostro pensiero, la libertà della nostra volontà, il dominio che abbiamo sulla natura, fino a far scomparire del tutto la distanza che separa la nostra finitezza e l’Infinità di Dio, sicchè alla fine di questa smisurata autoesaltazione non appare più alcuna differenza  tra Dio e il nostro io.

Questa superbia, alimentata da false filosofie come per esempio l’idealismo hegeliano, è all’origine di scismi, eresie ed apostasie da alcuni secoli, soprattutto a partire dall’idealismo cartesiano, sta alimentando di sé ed invadendo progressivamente la cultura moderna e si direbbe che stia preparando l’avvento, non sappiamo se prossimo o lontano, ma comunque nefasto, di quel sommo nemico di Cristo, del quale parla San Paolo con le seguenti famose parole:

«Prima del Giorno del Signore dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione. Colui che si contrappone e si innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando sé stesso come Dio» (II Ts 2, 2-4).

 

 Ma «il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e di prodigi menzogneri e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina, perché non hanno accolto l’amore per essere salvi. E per questo invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità» (vv.8-12).

2. Toglie dal nostro cuore il seme della Parola di Dio seminato dal divino Seminatore (cf Mt 13,28). In tal modo ci viene meno la luce che ci guida, la medicina che ci guarisce, la verità che ci libera, il tonico che conforta, la certezza che risolve il dubbio, il padre che ci corregge, il giudice che ci fa comprendere i nostri meriti, la madre che ci consola, il cibo che ci nutre, la speranza che ci sostiene, il dono che ci dà gioia.

3. Vuol convincerci che questa vita mortale è l’unica che abbiamo a disposizione per trovare la felicità. Si tratta della prospettiva materialista, della quale ho già parlato.

4. Ci accusa quando siamo innocenti, creando in noi scrupoli e falsi sensi di colpa per gettarci nella disperazione. Dopodichè cerca di persuaderci che possiamo trovare la pace respingendo quella legge divina che ci pare di aver trasgredito, sostituendola col suo contrario, suggerito da lui. Hai sensi di colpa perché hai avuto involontariamente un pensiero lussurioso? Gòditi il sesso senza scrupoli!

5. Ci discolpa quando siamo colpevoli, citando eventualmente la misericordia divina. Ci suggerisce: sei un peccatore, la tua volontà è cattiva; Dio lo sa ed ha pietà di te; segui dunque tranquillamente senza sensi di colpa la tua volontà; Dio in ogni caso ti perdona e distoglie lo sguardo dal tuo peccato per guardare alla giustizia di Cristo Salvatore. Qui il pensiero sembrerebbe suggerito da Cristo stesso, ma in realtà proviene dal demonio, il quale non fa altro che proporci di continuare tranquillamente a peccare e quindi di seguire lui.

6. Ci spaventa e ci minaccia con vani terrori, prospettando ai nostri occhi disgrazie terribili ed insopportabili, e tremenda ostilità da parte degli uomini, nonostante la nostra fedeltà a Cristo. Ci vuol convincere che Cristo non ci aiuterà. La soluzione proposta dal demonio è di affidarsi a lui accontentando la nostra tendenza al peccato e prendendo coscienza del fatto che Cristo considera peccato ciò che è bene e che il demonio propone.

7. Il demonio vuol convincerci di possedere meno forze di quelle che effettivamente abbiamo, sia a livello personale che a livello sociale. Esagera i nostri difetti, ispira una falsa umiltà che in realtà è autodenigrazione, ci fa credere che la nostra ragione non può conoscere a verità e che il nostro libero arbitrio è un’illusione. Ci fa credere di non poter acquistare meriti e che l’intento di meritare un premio eterno sia dettato da superbia, col pretesto che la grazia divina è gratuita. Similmente a livello ecclesiale ci istilla una mentalità catastrofista, che ci porta a vedere i mali della Chiesa come molto più gravi di quanto in realtà non siano. Si tratta di quei famosi «profeti di sventura», dai quali San Giovanni XXIII diceva di volersi dissociare.

I segni dello spirito diabolico

La tentazione diabolica si riconosce per la sottigliezza con la quale viene proposta. Satana è una creatura dotata di un intelletto superiore al nostro, di per sé quindi acutissimo, ed abile ragionatore, sia pur con intento malvagio[1], per cui i suoi inganni spesso prendono al laccio anche intelletti addestrati, come quelli dei filosofi e dei teologi. Da qui le «dottrine diaboliche» (I Tm 4,1) alle quali inducono i miseri mortali. Viceversa, per indurre ai peccasti carnali non occorrono speciali suggestioni diaboliche, ma è sufficiente la spinta della nostra concupiscenza.

Il demonio ci parla nella coscienza. Lì fa le sue proposte. Come lo riconosciamo? Occorre un esercitato ed attento discernimento, quello che nella scuola ignaziana si chiama «discernimento degli spiriti», basato sull’avvertimento di San Giovanni:

«Carissimi, non prestate fede ad ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo, che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (I Gv 4,1).

 Ciò vuol dire che nell’orizzonte della nostra coscienza appaiono nel corso del tempo, alternandosi, due generi di fenomeni o più precisante due generi di atti intenzionali. Alcuni sono evocati o decisi dalla nostra volontà; altri appaiono nella nostra coscienza, indipendentemente da essa, come prodotti non da noi, ma da una volontà esterna all’atto della nostra volontà, ma il cui atto è presente internamente all’orizzonte della nostra coscienza.

Se essi non emergono spontaneamente dal nostro inconscio o dalla memoria, allora sono effetto evidente di un’altra volontà, di una personalità oggettivante esterna alla nostra persona, atti che sono effetti di quattro possibili agenti esterni al nostro io, agenti spirituali, che si manifestano all’interno della nostra coscienza mediante la parola: Dio, l’angelo santo, il demonio e il prossimo.

Nel caso del demonio, avvertiamo il manifestarsi in noi di un soggetto personale imprevisto,  che ci parla interiormente, argomenta e ci propone degli obbiettivi o degli intenti o delle azioni sotto colore di bene, ma che in realtà spingono al peccato o ci vieta altri obbiettivi sotto colore di male, ma che ad uno sguardo attento sono buoni. Avvertiamo chiaramente che questi contenuti intenzionali o concettuali o questi pensieri non escono dalla nostra mente e dalla nostra volontà, ma da un’altra mente e da un’altra volontà, che, per il messaggio di tal fatta che ci lancia, si rivela con ciò stesso malvagia. Ebbene, questo è il segno della presenza di Satana.

Per questa capacità del demonio di fingere onde farci cadere, magari facendo leva sui nostri lati deboli, San Paolo mette in guardia sul fatto che «Satana si maschera da angelo della luce» (II Cor 11,14). Il demonio può nascondersi anche dietro gli idoli o gli dèi pagani (Bar 4,7; I Cor 10,20).

Occorre per questo essere cauti nel dialogo interreligioso. Se tuttavia ascoltiamo il demonio perché restiamo ingannati in buona fede, possiamo compiere un’azione oggettivamente peccaminosa, ma restiamo innocenti. Dio può permettere in via del tutto eccezionale un’umiliazione del genere anche a un santo, affinché divenga più umile e sia più cauto.

Il demonio è abilissimo nel riconoscere le nostre basse voglie, i nostri punti deboli e nostri stati d’animo, non perché sappia leggere le nostre intime intenzioni note solo a Dio, ma perché sa interpretare i moti dei nostri sensi interni e soprattutto le manifestazioni esterne di questi moti. D’altra parte il diavolo sa bene anche dove siamo ben difesi ed evita di esporsi lì.

Per questo, al fine di progettare un’azione contro di lui, che gli resti segreta, occorre che noi ci chiudiamo all’interno della nostra coscienza, quello che S.Teresa di Gesù chiama «castello interiore», una fortezza interiore ben difesa ed impenetrabile alla curiosità del demonio.

Esempi di peccati che maggiormente

hanno probabilità di essere istigati dal demonio. 

Presentiamo un elenco di peccati, senza pretesa di completezza, facilmente suggeriti dal demonio e proposti in alternativa alla morale cristiana. Diceva mia madre: «errare humanum est; perseverare est diabolicum».

Ad ogni modo, la cosa importante è che ci accorgiamo che sono peccati e riusciamo a stabilire la specie di ciascuno. Il sapere poi da quale principio sono stimolati, se dal demonio o dal prossimo o dalla nostra concupiscenza è di secondaria importanza, salvo che non sia chiaro che vengono da demonio, perché in tal caso occorrerà un particolare impegno della volontà e uno speciale soccorso della grazia per evitarli.

L’affermazione di San Giovanni, secondo cui «chi commette peccato viene dal diavolo» (I Gv 3,8), va intesa non nel senso che tutti i peccati siano ispirati dal diavolo, ma in quanto il peccatore nel peccare mostra comunque un riferimento o un aggancio al diavolo che è all’origine prima del peccato e di ogni peccato. Seppure alla lontana ed in modo indiretto, il peccatore che pecca compie un atto che incontra sempre l’avallo, il favore e l’approvazione del demonio, anche se questi nella fattispecie non ha avuto parte nell’atto di quel peccato.

Ecco i peccati annunciati: la superbia, la stoltezza, l’empietà, l’ipocrisia, il far perdere fiducia nella verità, l’istigazione all’odio, il tradimento, il rispetto umano, la sordità agli appelli alla conversione, l’attaccamento alle proprie opinioni, l’incredulità verso chi merita di essere creduto, la diffusione di concezioni eretiche, il voler giustificare il proprio peccato, l’idea che Dio non castiga ma approva il peccato, il dar la colpa a Dio del male, il punire l’innocente,  la pretesa di essere perdonato senza essere pentito, l’apologia del peccato, l’invidia della grazia altrui, l’abilità nell’ingannare e sedurre le anime, il farsi beffe e il denigrare l’opera dei Santi, la falsificazione della Parola di Dio, il gusto di scandalizzare e far soffrire gli altri, la spietatezza, la crudeltà, l’omicidio, il creare divisioni, il contrapporre ciò che va unito, l’ironizzare sulle cose sante, il presentare la disobbedienza come libertà, il gettare le anime negli scrupoli, il far sentire innocente chi è colpevole, la presunzione di salvarsi senza merito.

Mezzi per sconfiggere il demonio

 1.Vigilanza. «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente, va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (I Pt 8-9). 

 2. Custodia dei sensi e austerità di vita.  La disciplina ascetica, come la pratica dei consigli evangelici per chi è chiamato, potenziano lo spirito, consentono di tenerlo desto; consentono una maggiore e più elevata purezza ed acutezza dello sguardo, necessaria il discernimento, rafforzano la volontà e la libertà spirituale per mettere in pratica la condotta da tenere. In tal senso Gesù parla della necessità del «digiuno» (nesteia, jeiunius, Mc 9,29), soprattutto per i casi più difficili.

 3. Ricorso alla Parola di Dio.  «Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potete spegnere i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio» (Ef 6, 16-17).

4.  Amore alla Croce. Il demonio ha in orrore la croce, perché è l’arma che lo vince. Per questo, istilla l’idea di una cristologia senza la croce o nella quale la croce non abbia un valore espiatorio, ma sia solo segno di un martirio. Cristo non muore per redimere dal peccato, ma solo perché ucciso dai malvagi.

5. Umiltà. La superbia si vince con l’umiltà. Ora la forza del demonio è la superbia. Egli ha buon gioco con i superbi. La persona umile è come una rocca ben difesa. Il diavolo non sa da dove entrare e desiste. Per agire ed essere efficace, ha bisogno di superbi come lui. L’umile nelle sue mani è uno strumento inefficace. Non obbedisce, è come animare un morto, per cui lo abbandona e lo lascia in pace.

6. Utile è la preghiera litanica o giaculatoria insistente.  Essa respinge gli attacchi ripetuti del nemico. Occorre insistere e colpire il nemico ripetutamente, anche per lungo tempo finché gli attacchi cessano. Importante è  la preghiera a San Michele Arcangelo.

Il demonio può avere la fede?

Il demonio ha scoperto che Cristo è il suo principale nemico, ma tende a sottovalutarlo. Dalla condotta virtuosissima di Cristo, dai suoi altissimi ed unici insegnamenti dottrinali e morali, dai suoi miracoli, il demonio si è accorto che Gesù non può essere solo un uomo, ma che è dotato di un potere divino; ma fin dove esso arriva non gli è chiaro. Per questo egli tenta Gesù nella speranza di averlo con sé o di sottometterlo a sé. 

La superiore intelligenza del demonio gli consente comunque addirittura di scoprire che Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio. Ciò risulta dalle proclamazioni che il demonio fa per mezzo di indemoniati: «Che cosa abbiamo in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?»  (Mt 8,29); «“Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”. E Gesù lo sgridò! “Taci! Esci da quell’uomo!”» (Mc 1, 24-25); «Da molti uscivano demòni gridando: “tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare perché sapevano che era il Cristo» (Lc 4,41). È logico che Gesù proibisca agli indemoniati di proclamare il suo nome, perché non ne uscirebbe nulla di buono e lo farebbero con cattiva intenzione.

Il demonio fa esperienza della divina potenza di Cristo e di non poter resistere, come invece gli è consentito ai comandi degli altri esorcisti, al terribile comando di Cristo di uscire dagli indemoniati. Tuttavia, il demonio raggiunge una fede in Cristo accorgendosi della sua divinità in base ai segni di credibilità dati da Gesù. Ma non si tratta di una fede teologale, dono della grazia, ma del fatto che egli sa che non può non esser vero quello che Gesù dice, semplicemente in base al fatto che egli sa che Cristo non può sbagliarsi e non può ingannare.

Ma quanto il demonio capisca delle verità rivelate da Cristo, dato che la sua non è una fede soprannaturale, senza il sostegno della carità, ma un sapere o dedurre con la sua sola intelligenza, è più limitato di quanto possiamo intendere noi illuminati dalla grazia, per cui possiamo dire che ciò che il demonio sa per fede non coglie in pienezza il dato rivelato,  come la fede formata dell’uomo credente, ma solo un pallido riflesso, oltre a ciò maldigerito, perché al diavolo non interessa conoscere i misteri della divinità, ma gli basta un’infarinatura di fede, gli basta quel poco che sia sufficiente a far cadere l’uomo nell’eresia e nella superstizione.

Per questo San Giacomo dice che «anche i demòni credono e tremano» (Gc 2,19). Ossia, dalla loro fede non scaturisce l’amore, ma solo il terrore nei confronti di Colui che è venuto a far giustizia della sua prepotenza sull’uomo, nonché l’occasione per ingannare l’uomo con una falsa morale e una falsa teologia, tali da poterlo condurre alla perdizione.

Fine Quarta Parte (4/4)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 26 febbraio 2021

 




Il demonio toglie dal nostro cuore il seme della Parola di Dio seminato dal divino Seminatore (cf Mt 13,28). 

In tal modo ci viene meno la luce che ci guida, la medicina che ci guarisce, la verità che ci libera, il tonico che conforta, la certezza che risolve il dubbio, il padre che ci corregge, il giudice che ci fa comprendere i nostri meriti, la madre che ci consola, il cibo che ci nutre, la speranza che ci sostiene, il dono che ci dà gioia. 

 

 

 


Il demonio è abilissimo nel riconoscere le nostre basse voglie, i nostri punti deboli e nostri stati d’animo, non perché sappia leggere le nostre intime intenzioni note solo a Dio, ma perché sa interpretare i moti dei nostri sensi interni e soprattutto le manifestazioni esterne di questi moti. D’altra parte il diavolo sa bene anche dove siamo ben difesi ed evita di esporsi lì.

Per questo, al fine di progettare un’azione contro di lui, che gli resti segreta, occorre che noi ci chiudiamo all’interno della nostra coscienza, quello che Santa Teresa di Gesù chiama «castello interiore», una fortezza interiore ben difesa ed impenetrabile alla curiosità del demonio.

 Immagini da internet



[1]È interessante l’accenno di Dante alla virtù raziocinatrice del demonio, sia pur nell’orizzonte della sua malvagità, ma come esecutore della divina giustizia. Nell’episodio di Guido da Montefeltro, Francescano giacente nell’Inferno, Dante ci presenta infatti nel Canto XXVII dell’Inferno una contesa fra S.Francesco, che alla sua morte era venuto a portarlo in paradiso e il demonio, che, con un argomentare ineccepibile, buona lezione per i misericordisti dei nostri giorni, dimostra che invece l’anima di Guido se la doveva prender lui per esser stato consigliere fraudolento, che, benché non pentito del suo peccato, sperava di salvarsi lo stesso. Narra Guido:

 

 Francesco venne poi com’io fu’ morto,   112
per me; ma un d’i neri cherubini 
li disse: "Non portar: non mi far torto.    114

Venir se ne dee giù tra ’ miei meschini 
perché diede ’l consiglio frodolente, 
dal quale in qua stato li sono a’ crini;       117

ch’assolver non si può chi non si pente, 
né pentere e volere insieme puossi 
per la contradizion che nol consente".    120

Oh me dolente! come mi riscossi 
quando mi prese dicendomi: "Forse 
tu non pensavi ch’io loico fossi!".             123


2 commenti:

  1. Caro Padre Giovanni,
    innanzitutto la ringrazio per le parole che ha adoperato, tempo fa, nei miei riguardi.
    A proposito di Giuda lei ha scritto: “C’è peraltro da dire che, nonostante le severe parole (Mt 26,24; Gv 13,11; 17, 12), usate da Cristo nei confronti della condotta esterna di Giuda, non ci è possibile sapere con certezza che cosa è avvenuto nella sua vita interiore, conoscendo soltanto la quale noi potremmo essere in grado di sapere qual è stato il suo eterno destino. Gesù ha certamente voluto condannare in Giuda un peccato oggettivamente gravissimo, ma non sembra dire che Giuda si sia dannato.”
    Eppure il passo di Giovanni in cui Giuda è definito, senza mezzi termini, “figlio della perdizione”, sembra proprio confermare la condanna definitiva.
    Ha scritto inoltre Padre Angelo Bellon (https://www.amicidomenicani.it/se-gesu-abbia-perdonato-giuda-e-quale-sia-stata-la-sua-destinazione-eterna/):
    “Ma c’è anche un’altra allusione alla perdizione di Giuda: “Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte” (Gv 12,30). Non si tratta solo di un riferimento cronologico. Nel cuore di Giuda erano scese le tenebre della notte. Erano scese quelle tenebre di cui parla il Signore quando dice di colui che aveva osato entrare nella sala senza veste nuziale: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 22,13). Le tenebre con pianto e stridore di denti sono un chiaro riferimento all’inferno. […] Ma Giuda manifesta nel suo comportamento tutti i segni dell’ostinazione nel peccato. Rimarrà in quella condizione fino all’estremo della sua vita, aggiungendovi un altro peccato molto grave: quello della disperazione della salvezza.
    A questo proposito [...] quello che S. Caterina da Siena si sentì dire dall’Eterno Padre: “Questo è quello peccato che non è perdonato né di qua né di là, perché il peccatore non ha voluto, spregiando la mia misericordia; perciò mi è più grave questo che tutti gli altri peccati che ha commessi. Unde la disperazione di Giuda mi spiacque più e fu più grave al mio Figliolo che non fu il tradimento che egli mi fece. Così sono condannati per questo falso giudizio d’aver posto maggiore il peccato loro che la misericordia mia; e perciò sono puniti con le dimonia e cruciati eternamente con loro” (s. Caterina da Siena, Dialogo della Divina Provvidenza, c. 37).”
    Nel passo di Matteo che lei cita, la condanna di Cristo non si limita al peccato commesso, ma investe, con parole terribili, la persona del peccatore:
    “Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?” Gli rispose: “Tu l’hai detto”.
    Se alla fine Giuda si sarebbe comunque salvato, perché il Signore avrebbe detto che era meglio per lui che non fosse mai nato?
    Se una persona verrà ammessa a godere per l’eternità della visione beatifica di Dio… certamente era bene per lui che fosse nato! Dunque l’espressione del Signore “meglio non fosse mai nato” esclude che possa riferirsi ad un futuro beato. Ne segue, oserei dire necessariamente, che Giuda non può che trovarsi all’Inferno.

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    1. Caro Bruno, le parole del Signore su Giuda sono certamente impressionanti. Tuttavia io credo che il loro vero senso sia la severa condanna del suo gravissimo peccato.
      Quanto all'esito finale della sua vita, secondo me è un mistero. E' vero che nella Chiesa, vedi per esempio Dante, è sempre esistita una tradizione secondo la quale Giuda è all'inferno. Ma si tratta di una tradizione puramente umana, che la Chiesa ha lasciato sussistere, ma Essa non ha preso posizione su questo punto.
      Quanto alle parole che Gesù avrebbe detto a Santa Caterina, tieni presente che si tratta di una rivelazione privata, nella quale, come tale, possono inserirsi degli elementi spuri, che non possono avere autorità. E questo mi sembra proprio il caso, naturalmente salvando la buona fede della santa.
      D'altra parte, io non riesco assolutamente ad immaginare Nostro Signore, Principe della Misericordia, rivelarci un fatto del genere.
      Questo non vuol dire necessariamente che Giuda si sia salvato.
      Per questo preferisco seguire il suggerimento di Papa Francesco ed affidare Giuda alla misericordia di Dio.

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