Sulle parole di Monsignor Paglia - In merito al Ddl Zan sull’omofobia

 Sulle parole di Monsignor Paglia

In merito al Ddl Zan sull’omofobia

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, nell’ambito della rassegna “Bepop! Senza perdere l’amore” in programma Al Parco Nemorense di Roma, rispondendo il 24 giugno scorso alla domanda del conduttore di Radio 3 Rai Pietro Del Soldà, pur criticando il Ddl Zan senza per questo opporglisi, ha affermato tra l’altro che «è un problema che riguarda solamente la Repubblica italiana. Il Concordato non c’entra nulla, quindi secondo me quella nota non andava scritta».

Ora la Segreteria di Stato ha inviato al Governo Italiano una Nota con la quale si mette in luce il fatto che il Ddl contiene elementi che contrastano col Concordato fra Vaticano e Stato Italiano del 1984. In particolare il Ddl sembra opporsi all'articolo 2, dove il comma 1 si riferisce alla Chiesa che viene rassicurata sulla "libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale", mentre il comma 2 garantisce "ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Il timore del Vaticano è che il Ddl dichiari illegale e quindi passibile di sanzione penale l’esercizio della "libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale", con particolare riferimento alla dottrina della Chiesa circa l’etica sessuale, il matrimonio, la famiglia e la condanna della sodomia.

Quanto all’esercizio della libertà di insegnamento della dottrina cattolica, esso sembra essere omologato a una condotta di odio e disprezzo per le persone omosessuali, cosa, questa, da considerarsi indubbiamente come reato passibile di sanzione penale.

Se tale è veramente il dettato della legge in elaborazione, la Nota della Segreteria di Stato è più che giustificata perché richiama l’attenzione del Parlamento italiano al fatto di un progetto di legge che viola gli accordi concordatari. Per rimediare a questo vulnus, la legge deve distinguere, circa la questione dell’omosessualità, il rispetto dovuto alla persona dell’omosessuale dalla dottrina cattolica circa l’omosessualità. Riguardo al dovere di ogni cittadino di astenersi da comportanti ostili o irrispettosi o addirittura delittuosi nei confronti della persona dell’omosessuale, questo dovere è più che evidente ed è più che evidente che qualunque forma di mancanza a questo dovere dev’essere punita.

Ma per quanto riguarda la dottrina della Chiesa nel campo dell’etica sessuale, della distinzione fra uomo e donna, del matrimonio e della famiglia, la legge non ha alcuna facoltà di proibire l’insegnamento pubblico di detta dottrina da parte di qualunque cattolico, laico, sacerdote, religioso o vescovo che sia, senza con ciò stesso violare il diritto di opinione o di libertà di pensiero riconosciuto dal Concordato alla Chiesa, diritto che soprattutto a partire dal sec.XVIII è universalmente riconosciuto in tutti gli Stati laici e liberi del mondo come diritto universale dell’uomo. Si vorrebbe forse impedire al Papa stesso di insegnare la morale cattolica?

Per porre queste osservazioni nella loro giusta luce, occorre collegarle con quelle recenti del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il quale ha rilevato nel Ddl la presenza di una materia penale che fa riferimento all’espressione del pensiero, senza che peraltro si chiariscano i contenuti passibili di sanzione penale, che vengono lasciati nel vago, sicchè c’è il rischio che, in caso di citazione in giudizio e di processo penale, il giudice operi non secondo rifermenti precisi, ma di suo arbitrio, col rischio che il reo sia punito senza che sappia per quale motivo, cosa che evidentemente offende le regole della più elementare giustizia.

Similmente il Card. Bassetti, presidente della CEI, ha espresso di recente, opportunamente, l’esigenza che la progettata legge salvaguardi da una parte il rispetto per la dignità dell’omosessuale, ma dall’altra consenta la libertà di pensiero non solo delle dottrine genderiste, ma anche di quelle che propongono l’etica sessuale cattolica, la reciprocità uomo-donna, il valore del matrimonio e della famiglia. Del resto il bene della famiglia è inscindibile dal bene dello Stato, se esso deve aver cura come deve dell’incremento e dell’educazione della cittadinanza.

È chiaro che la libertà di pensiero o la libertà religiosa non impediscono ad uno Stato di diritto di contemplare dei reati d’opinione o di pensiero, come possono essere le dottrine pericolose per la sicurezza dello Stato, l’incitamento al terrorismo, alla guerra civile, alla sedizione o alla sommossa, la diffamazione, il vilipendio della religione, l’apologia di reato, la diffusione di notizie false.

Per quanto uno Stato non sia abilitato a determinare la verità nel campo della scienza, della morale o della religione, vale tuttavia anche per lui che la verità è la fonte del diritto, della giustizia, della libertà e del bene comune.

In base a queste considerazioni appare evidente l’inaccettabilità della dichiarazione di Mons. Paglia, secondo il quale il problema sollevato da Ddl Zan «è un problema che riguarda solamente la Repubblica italiana. Il Concordato non c’entra nulla, quindi secondo me quella nota non andava scritta».  Esprimersi in tal modo vuol dire ignorare il fatto oggettivo della presenza nel Ddl di elementi che violano l’impegno concordatario dello Stato Italiano nei confronti dello Stato del Vaticano.

La Nota della Segreteria di Stato è un richiamo allo Stato italiano al rispetto degli impegni assunti. È un appello alla coscienza dei governanti in nome del principio pacta sunt servanda. Non è l’appello alla coscienza cattolica, ma alla coscienza laica, a uomini d’onore.

Infatti a quale istanza superiore potrebbe ricorrere il Vaticano per far rispettare il patto, quale autorità potrebbe invocare in grado di obbligare l’Italia nel caso che non tenesse conto della Nota Vaticana?  Purtroppo, nonostante i numerosi organismi internazionali giuridici dei quali oggi disponiamo, non esiste un’autorità supernazionale capace di obbligare uno Stato a rispettare un patto violato.  

E a quali sanzioni il Vaticano potrebbe ricorrere per far rispettare il patto? Il Vaticano dispone di un’autorità morale, mentre l’Italia è ricca di una millenaria tradizione di civiltà cristiana. Possiamo sperare che questi due fattori sortiscano qualche effetto? E il Papa potrà intervenire di persona? Sarà necessario o basterà la Nota vaticana? 

Se il Papa come Capo dello Stato della Città del Vaticano non otterrà giustizia dallo Stato Italiano, come Capo della Chiesa cattolica può ricorrere alla giustizia divina, la quale, come dimostra la storia, prima o poi, in un modo o nell’altro, castiga o abbatte quei tiranni o quei regimi politici, che contravvengono alla legge divina, mancano di rispetto ai diritti umani e sono nemici della Chiesa. Non dimentichiamo gli esempi biblici di Sodoma e Gomorra e non dimentichiamo neppure gli esempi storici della caduta dell’Impero Romano o del regime nazifascista o la dissoluzione dell’URSS al tempo di San Giovanni Paolo II.

La Nota Verbale non pretende una risposta dal governo italiano in nome della fede cattolica, ma fa appello all’onestà ed alla lealtà di uno Stato laico che è tenuto a rispettare i patti non in nome di una fede religiosa, ma della ragione e del diritto naturale.

Il problema, quindi, non è che tra i nostri governanti vi sia una maggioranza cattolica, ma una maggioranza di persone oneste, rispettose del diritto di libertà religiosa e del dovere morale di rispettare il Concordato col Vaticano.  Il Vaticano esige di trattare con uomini d’onore, non con mascalzoni. Non si tratta di un rapporto fra Stato e Chiesa, ma fra Stato e Stato, benché ovviamente un Capo di Stato sia anche Capo della Chiesa cattolica. L’Italia qui si rapporta col Papa, ma non come capo religioso, bensì come Capo di Stato. 

E Mons. Paglia da che parte sta? È convinto di rappresentare degnamente il Papa nell’altissima carica che egli occupa? Come osa opporsi al Papa che si esprime attraverso il suo Segretario di Stato in un frangente così drammatico della vita italiana, della Chiesa e della società, nel quale più che mai occorre essere uniti attorno al Papa?

Mons. Paglia sembra non rendersi assolutamente conto della gravissima posta che è in gioco. Le forze massoniche stanno preparando una mossa politica in grande stile per mettere il bavaglio alla Chiesa in fatto di etica sessuale. Esse vogliono impedire alla Chiesa di annunciare il Vangelo. Non è la prima volta nella storia che il potere politico vuole impedire la diffusione del Vangelo e l’educazione delle anime al regno di Dio.

Paglia non si accorge che non si tratta affatto di una questione interna alla Repubblica Italiana, ma di rapporto dell’Italia col Vaticano e quindi con la Chiesa. Non si tratta di una questione interna all’Italia, ma, con l’etica sessuale e con l’etica della famiglia, si tratta di una questione di civiltà, che interessa tutto il mondo e la missione universale della Chiesa, e va ben al di là degli interessi dell’Italia. E la cosa stupefacente, che ha dell’incredibile, è proprio che a non rendersi conto di tutto ciò è precisamente il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia! 

Ma la cosa triste è che questa opposizione alla dottrina della Chiesa venga dall’interno della Chiesa stessa. Esiste già da tempo una predicazione eretica in materia sessuale. Certamente ai promotori della legge Zan questa predicazione andrebbe bene. Quella che a loro non va bene è la predicazione autenticamente cattolica.

In questi cinquant’anni di postconcilio i Papi si sono sforzati di promuovere la sana dottrina in fatto di sessualità. Ma purtroppo la corruzione sta avanzando, Adesso il Papa ha pensato di ricorrere alla via diplomatica. Un richiamo allo Stato italiano a rispettare la libertà di pensiero della Chiesa.

Avremo una risposta positiva o stiamo andando verso un regime di oppressione della libertà di pensiero? I segnali non sono confortanti. Eppure Cristo non abbandona la sua Chiesa. Bisogna che ci mettiamo nelle mani dello Spirito Santo. Lo spirito maligno imperversa. Solo lo Spirito Santo può cacciare il demonio. Non a caso Papa Francesco ha voluto di recente reintrodurre alla fine della recita del Santo Rosario, la splendida preghiera di Papa Leone XIII a San Michele Arcangelo, da troppo tempo caduta in disuso.

Non dobbiamo temere gli attacchi del nemico. Abituiamoci al combattimento. Sotto la guida dello Spirito Santo si è sicuri. La vittoria è dalla parte nostra. Non perdiamoci d’animo. I Santi ci assistono, la Madonna ci assiste. Nel momento dell’apparente sconfitta si generano le energie della vittoria.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 25 giugno 2021

Cf. mio precedente articolo del 29 maggio 2021: Sulla identità di genere secondo il DDL Zan

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2021/05/sulla-identita-di-genere-secondo-il-ddl.html 


Il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha rilevato nel Ddl la presenza di una materia penale che fa riferimento all’espressione del pensiero, senza che peraltro si chiariscano i contenuti passibili di sanzione penale, che vengono lasciati nel vago, sicchè c’è il rischio che, in caso di citazione in giudizio e di processo penale, il giudice operi non secondo rifermenti precisi, ma di suo arbitrio, col rischio che il reo sia punito senza che sappia per quale motivo, cosa che evidentemente offende le regole della più elementare giustizia.


Mons. Paglia non si accorge che non si tratta affatto di una questione interna alla Repubblica Italiana, ma di rapporto dell’Italia col Vaticano e quindi con la Chiesa. Non si tratta di una questione interna all’Italia, ma, con l’etica sessuale e con l’etica della famiglia, si tratta di una questione di civiltà, che interessa tutto il mondo e la missione universale della Chiesa, e va ben al di là degli interessi dell’Italia. 

Immagini da internet:

- Card. Pietro Parolin e Mario Draghi

- Card. Vincenzo Paglia : https://video.lastampa.it/politica/monsignor-paglia-il-concordato-non-c-entra-nulla-quella-nota-non-andava-scritta/141058/141313

4 commenti:

  1. Serviva questa Suo gradito parere, anche per la Sua esperienza diretta in passato in Vaticano. Grazie. Ma Monsignor Paglia non é messo al corrente di quanto si é deciso, non ci sono note interne esplicative (se occorrono) e dirette ai vari Uffici Vaticani interessati?

    RispondiElimina
  2. Serviva questa Suo gradito parere, anche per la Sua esperienza diretta in passato in Vaticano. Grazie. Ma Monsignor Paglia non é messo al corrente di quanto si é deciso, non ci sono note interne esplicative (se occorrono) e dirette ai vari Uffici Vaticani interessati?

    RispondiElimina
  3. Sembra che qui padre Cavalcoli abbia sbagliato, e invece di scrivere la sua risposta alla domanda del lettore, abbia scritto di nuovo la stessa domanda. Rimaniamo quindi senza conoscere la risposta di padre Giovanni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Anonimo, dato che io sono ormai assente dalla Segreteria di Stato da 30 anni, non sono in grado di sapere come oggi funziona la diffusione delle notizie interne nei confronti dei vari uffici della Santa sede.
      La ringrazio per la segnalazione.

      Elimina

I commenti non consoni al blog, saranno rimossi.