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25 settembre, 2020

Il significato mistico del senso del tatto (Terza Parte di Tre Parti)

 Il significato mistico del senso del tatto

 Terza Parte di Tre Parti

L’uso del simbolo del tatto in mariologia

Caso specialissimo ed unico di verginità è la verginità della Madonna e di Gesù Cristo. Non ha nulla a che fare con la verginità di tipo ascetico, di emergenza, transitorio, motivata dallo stato di natura decaduta, perché i soggetti sono assolutamente innocenti, ma rappresenta l’eccellentissima vita in Dio dei due soggetti, così da riverberare il divino, evidentemente asessuato, nella loro umanità. La loro verginità non è quindi da considerare modello di vita religiosa o di celibato sacerdotale, perché sarebbe un atteggiamento presuntuoso. Ma dev’essere solo oggetto di ammirazione, di ringraziamento e di contemplazione delle grandi opere del Signore. Indubbiamente tutti possiamo e dobbiamo rivolgerci a Gesù e Maria, affinchè ci aiutino nella pratica della castità.

Modelli adeguati alla nostra condizione di peccatori sono invece quelli dei Santi, che hanno sperimentato le miserie e le cadute della natura decaduta, hanno dovuto lottare contro la concupiscenza tutta la vita, fuggire le occasioni, dominare a fatica le passioni, fare aspre penitenze, difficili rinunce, attuare una dura disciplina, senza mai peraltro riuscire a vincere del tutto il fomite del peccato.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-significato-mistico-del-senso-del_25.html 


 

 

 

 

L’unione dell’uomo e della donna, come diceva San Giovanni Paolo II, più ancora che la procreazione, riguarda il «senso dell’esistenza umana».

 

 

 

Nel Breviloquio così infatti si esprime il Serafico a proposito del tatto spirituale: «Adstringitur summa suavitas sub ratione Verbi incarnati inter nos habitantis corporaliter et reddentis se nobis palpabile, osculabile, amplexabile per ardentissimam caritatem, quae mentem nostram per ecstasim et raptum traensire facit ex hoc mundo ad Patrem».

24 settembre, 2020

Il significato mistico del senso del tatto (Seconda Parte di Tre Parti)

 Il significato mistico del senso del tatto

Seconda Parte di Tre Parti 

Il falso spiritualismo nel momento in cui disprezza la sensibilità

ne resta ingolfato


Il falso spiritualista che deriva da Cartesio, ritiene illusione credere che le immagini che sono in noi di cose che sembrano essere fuori di noi siano immagini di cose che sono effettivamente fuori di noi. Secondo lui il fatto non è evidente, ma occorre dimostrarlo. E lo fa ricorrendo alla propria autocoscienza assoluta, la quale gli garantisce che ciò che sembra fuori, in realtà è dentro ed è un prodotto dell’autocoscienza o soggettività assoluta, detta anche «io trascendentale».  

Cartesio imposta male la questione della veracità dei sensi. Egli nota bensì che ogni tanto ci ingannano. Ma tratta del dato del senso non come di un dato del quale possiamo fare immediata e certa esperienza, ma come se si trattasse di messaggio che ci viene recapitato da una persona, circa la quale può porsi il problema della sua credibilità, per cui fa un paragone che non calza: «noi – egli dice – non ci fidiamo più di una persona che ci ha ingannato una volta».

Questo può essere anche giusto, ma vale solo nei rapporti interpersonali: non c’entra niente con la questione della veracità del senso, dove, quando ci accorgiamo di essere stati ingannati o di esserci sbagliati, la cosa sensata che tutti fanno per sapere qual è la verità, è semplicemente quella di tornare all’esperienza e farci correggere dall’esperienza. Gli errori del senso si correggono considerando con maggiore attenzione che cosa ci dice il senso. 

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C’è un toccare sacro proprio anche del fedele alla Santa Comunione, per il quale egli, ricevendo Gesù eucaristico nella mano o con la lingua, tocca Gesù stesso sotto le specie eucaristiche.

 

Immagini da internet


23 settembre, 2020

Il significato mistico del senso del tatto (Prima Parte di Tre Parti)

 Il significato mistico del senso del tatto

Prima parte di Tre Parti

                                                         C’è un tempo per abbracciare

                                                                                                  e un tempo per astenersi dagli abbracci

Qo 3,5

Che cosa è la conoscenza 

La conoscenza è un modo immateriale di esistere dell’anima, per il quale essa, attuando la potenza conoscitiva, diventa intenzionalmente il reale esterno, il quale in tal modo, mediante un atto del senso (sensazione o percezione) e rappresentazione (immagine, similitudine, concetto), pur restando in sé stesso fuori dell’anima, viene a trovarsi, in quanto sentito o percepito o rappresentato, nell’anima.

L’essere intenzionale o esse cognitum è un essere immateriale prodotto dal conoscente all’interno di sé stesso, col quale tende all’essere reale esterno rappresentandolo all’interno mediante la rappresentazione. L’essere reale è la regola della verità dell’essere intenzionale, che è lo stesso conoscere. L’essere conosciuto è lo stato dell’essere reale all’interno dell’anima all’atto del conoscere.

Il conoscere, quindi, è distinto dall’essere reale oggetto del conoscere. Il conoscere è essere intenzionalmente l’essere reale esterno. Quando si attua come deve attuarsi, lo riproduce o rappresenta interiormente così com’è, e lo esprime nel linguaggio, ma mentre l’essere intenzionale è un prodotto immateriale del conoscente, l’essere reale esterno, materiale o spirituale, è un ente reale creato da Dio.

L’idealista, quindi, che riduce o identifica l’intenzionale o essere pensato o idea col reale, ovvero il pensare o conoscere con l’essere, confonde la produzione del suo concetto o della sua idea con la produzione del reale ed attribuendo al proprio pensare la produzione del reale, pretende di sostituirsi a Dio creatore del reale. Inoltre l’idealista, identificando il suo pensiero o la sua idea col reale, rende impossibile la spiegazione dell’errore, che consiste esattamente in una discordanza del pensiero dal reale.

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L’essere reale è la regola della verità dell’essere intenzionale, che è lo stesso conoscere. 

L’essere conosciuto è lo stato dell’essere reale all’interno dell’anima all’atto del conoscere. 

 

  Antonio Canova (immagine da internet)