Gott mit uns - Le origini della dottrina del nazionalsocialismo - Prima Parte (1/5)

 Gott mit uns

Le origini della dottrina del nazionalsocialismo

Prima Parte (1/5)

                       

Ci difendiamo con le nostre labbra:

          chi sarà nostro padrone?

Sal 12,5 

Che cosa è stato il nazismo

Esiste una diffusa opinione che vede nella dottrina nazista niente più che una barbara ideologia razzista suscitatrice della più terribile tragedia bellica che il mondo abbia mai conosciuto in tutta la sua storia[1]. Si trascura però il fatto che invece la dottrina nazista è il risultato, lo sbocco e la sintesi, sia pur disordinata e contradditoria, di un insieme di fattori intellettuali, psicologici, affettivi, morali, religiosi e spirituali, la cui origine va posta in secoli se non in millenni precedenti della storia del popolo tedesco.

Non si tratta, quindi, dell’esplosione improvvisa di un fenomeno inaspettato ed imprevedibile se non per gli ignari della storia politica, spirituale, religiosa e culturale dei Tedeschi. Il tedesco è un popolo colto e civile da lunghi secoli. Come però è potuto, allora, ci chiediamo, verificarsi improvvisante il fenomeno nazista, che pare essere un qualcosa di cui non si può immaginare nulla di più lontano dalla cultura e dalla civiltà?

Il fatto è che la spaventosa barbarie e disumanità, la follìa distruttrice che si sono scatenate col nazismo non sono state il semplice sfogo una barbarie bestiale, rozza, elementare e primitiva sul tipo di certe tribù dell’Africa o dell’Australia o dell’America del Sud, tutto sommato poco dannose appunto per la loro primitività e limitatezza di mezzi e di idee, ma è stata una barbarie raffinatissima, altamente ideologizzata ed articolata, teoreticamente motivata, effetto di una formidabile organizzazione intellettuale, frutto di accuratissimi studi, come i tedeschi sanno fare, benché animati da intenti malvagi e demoniaci, quindi una barbarie tanto più crudele e dannosa, perché propria di un popolo altamente civilizzato nella scienza, nella cultura, nella tecnica, nella poesia, nella filosofia e nell’organizzazione sociale, economica e politica.

Il nazionalsocialismo, come dice la parola stessa, è stato e ha voluto essere una sintesi di nazionalismo e di socialismo. Nazionalismo in quanto erige la nazione tedesca a nazione messianica ed apocalittica, al di sopra di tutte le altre e destinata a dominare tutte le altre, «con scettro di ferro» (Ap 12,5), perché i Tedeschi, secondo l’affermazione di Nietzsche,  sono la «razza dei signori», sono il popolo eletto al posto degli Ebrei[2] costituiscono l’umanità nella sua purezza biologica e spirituale, sono, secondo l’insegnamento di Lutero,  la luce del mondo e il sale della terra, i rivelatori della verità e della libertà, secondo il pensiero di Heidegger[3]. 

Il nazionalsocialismo ha voluto essere un socialismo non nel senso marxista, ma hegeliano, dove la comunità politica coincide con la Stato, in quanto essa è «totalità sviluppata in sé della connessione universale e mediatrice di estremi indipendente e dei loro interessi particolari»[4].

Il socialismo del nazismo è il socialismo hegeliano, non marxista, un socialismo non ateo, ma panteista; non materialista, ma spiritualista; non razionalista, ma mistico e romantico; non realista ma idealista.

Ma il nazismo è stato qualcosa che è andato molto al di là di quanto è significato da queste due parole «nazionalismo» e «socialismo». Il nazismo ha voluto essere il progetto di una nuova e superiore umanità che fosse l’eterna glorificazione ed apoteosi del popolo tedesco, il culmine della modernità avviata dal concetto di coscienza di Lutero nella fede e di Cartesio nella ragione; la svolta definitiva dal realismo all’idealismo, il passaggio definitivo e irreversibile da una visione centrata su Dio ad una visione centrata sull’io, l’apoteosi dell’autocoscienza come volontà di potenza, ovvero la sostituzione dell’uomo a Dio come fondazione dell’uomo.

La formazione di questo titanico progetto risulta dall’apporto di fattori scientifici, filosofici, etici, religiosi, politici, letterari, mitologici, occultistici[5] di svariata origine, antichi e moderni, provenienti sia dal mondo cristiano, in particolare la storia delle eresie, che dal mondo pagano o da altre religioni, come il buddismo e l’islamismo.

La concezione nazista dell’uomo, dell’etica, della politica e della stessa religione invase e stregò l’intero popolo tedesco. Pochissimi, soprattutto i cattolici, riuscirono a sottrarsi a questo fascino malefico organizzando segretamente quella resistenza al nazismo, spesso pagata con la morte, resistenza, che, al momento della caduta del regime, mostrò che l’anima della Germania cristiana, dei suoi santi e dei suoi martiri non era perduta, consentendole, al momento dei trattati pace postbellici, di esser trattata con rispetto e di recuperare dignitosamente il suo posto fra le nazioni civili.

Al fascino di questa tremenda illusione superomistica e razzista, seppe in special modo resistere la Chiesa cattolica di Germania, che rifulse in alcuni eroici vescovi, come il Von Galen, il Von Preysing, il Faulhaber ed Ordini religiosi come i Gesuiti e i Domenicani, che seppero dare buoni teologi, come i gesuiti Erich Przywara, Hermann Diekmann, Christian Pesch, Heinrich Denzinger, il moralista domenicano Enrico Benedetto Merkelbach, il prete diocesano Bernhard Bartmann o l’ottimo tomista benedettino Joseph Gredt, autore di un manuale di filosofia aristotelico-tomista, che formò generazioni di sacerdoti e tuttora ha mantenuto la sua utilità. Tuttavia nel 1941 usciva il libro Uditori della Parola (Hörer des Wores) di Karl Rahner, che furbescamente cercava di spacciare l’hegelismo sotto una maschera tomista.

Il new look della Germania di oggi

Oggi la Germania ha molta cura nel presentare un’immagine di sé quanto più lontana possibile dai tristissimi ricordi del passato nazista, per cui mette ogni impegno nel mostrare al mondo un paese democratico, benevolo, mite, prosperoso, dinamico, laborioso, autorevole, tranquillo, pluralista, avanzato e libero, multietnico ed accogliente.

Ma se andiamo a guardare l’impostazione spirituale ed intellettuale di fondo prevalente dei teologi, dei filosofi e dei moralisti tedeschi, ossia i modernisti, gli idealisti e i protestanti, ci accorgeremo che essi non hanno affatto rinunciato al principio immanentista del Gott mit uns e sono sempre convinti, sotto la spinta di Lutero e del Deutschland über alles, di essere la luce del mondo e il sale della terra, anche contro e a di sopra della Chiesa cattolica.

Segno evidente di tutto ciò è l’astuzia con la quale i modernisti tedeschi hanno preso in mano le attività ecumeniche fra cattolici e protestanti e le hanno falsificate a loro favore. Infatti il vero ecumenismo insegnato dall’Unitatis redintegratio, come ho messo in luce molte volte nelle mie pubblicazioni, insegna che il fine delle attività ecumeniche è che i fratelli separati «entrino nella piena comunione con la Chiesa cattolica».

Viceversa i modernisti danno ad intendere che essere cattolici o essere protestanti sono semplicemente due maniere diverse, parimenti legittime, di essere cristiani[6] e, se c’è da fare una differenza, è che i protestanti sono più avanzati dei cattolici, ancora impigliati in remore tradizionaliste.

Il programma nazista

Così Hitler espone in Mein Kampf il programma del nazismo:

 

«Mi richiamo alla vocazione di una razza suprema, di un popolo di signori, che dispone delle risorse e delle possibilità di tutto il globo terrestre: uno Stato che, nell’epoca dell’avvelenamento delle razze si vota alla conservazione dei suoi migliori elementi razziali»[7].

«Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, il nostro popolo deve trovare il coraggio di unire il proprio popolo e la sua forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall'attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava»[8].

Gli ispiratori immediati del nazismo su queste basi e premesse ideologiche sono stati: Heidegger col suo Nietzsche per la metafisica e la gnoseologia; Rosenberg col suo Il mito del XX secolo per la religione e il primato della razza ariana, quello che egli chiamò «cristianesimo positivo»; Nietzsche per l’etica; Carl Schmitt per l’organizzazione giuridica dello Stato nazista; e infine lo stesso Hitler col suo Mein Kampf, per il programma politico.

Il nazismo potrebbe rinascere

Quello che mi propongo di dimostrare in questo articolo è che l’ideologia nazista è l’effetto logico e necessario e la estrema inevitabile conclusione di un ben preciso concorso di fattori e di influssi dottrinali di autori, dei quali possiamo fare con precisione i nomi: Lutero, Cartesio, Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Hölderlin, Nietzsche, Husserl ed Heidegger. Esiste una consequenzialità logica nei sistemi di questi autori, tale per cui l’uno porta all’altro fino alle estreme disastrose conseguenze.

Essi sono, come mostrò lo stesso Hegel alla fine del processo, logicamente collegati fra di loro, in modo tale che il seguente fa avanzare ed esplicita il pensiero del precedente fino alle estreme conseguenze, che sono appunto l’idealismo panteista tedesco del XX secolo, che prepara immediatamente il regime nazista.

Il nazismo rispecchia i caratteri peggiori del popolo tedesco, ma ha la capacità di affascinare e avvelenare anche altri popoli per la sua apparente potenza spirituale e il suo carattere messianico, che sembra offrire il modello di un’umanità nuova e superiore sacra e divina, tale da proporsi come alternativa al cristianesimo, soprattutto quello cattolico, perché quello protestante è giudicato meno soggetto a un Dio trascendente e di matrice tedesca.

Inoltre, per capire veramente che cosa è stato il nazismo, bisogna accoglierne l’interpretazione che ne ha data Heidegger, ossia dev’essere considerato essenzialmente, al di là del politico, come un movimento spirituale, addirittura come metafisica, come una nuova religione, come scrisse Alfred Rosenberg, un nuovo umanesimo, secondo il progetto di Nietzsche; un Reich millenario, messianico ed escatologico, come lo intese Hitler.

Inoltre l’ideologia nazista è appositamente costruita per il dominio del tedesco nel mondo, dominio sì politico e razziale, sulla base di una crescita numerica – da qui la promozione della famiglia – conseguentemente bisognosa di un ampliamento dei confini territoriali, il cosiddetto «spazio vitale» (Lebensraum), ma anche soprattutto dominio intellettuale e spirituale - soprattutto l’idealismo o lo sbocco panteistico del luteranesimo e del cartesianismo -, dominio imposto o con le buone, ossia la seduzione e la persuasione o con le cattive, come avviene oggi nella Chiesa, nella quale domina il pensiero modernista, che non è altro che quell’ideologia che nel 1933 portò Hitler al potere.

La concezione del nazismo, pertanto, che calca prevalentemente sulla prospettiva razzista, nonché della violenza nietzscheana e della prepotenza militare, coglie certo un aspetto caratteristico, ma solo l’aspetto più appariscente e materiale, che maggiormente colpisce l’immaginazione della gente, e comprensibilmente ha suscitato lo sdegno dei popoli civili, non ne coglie, come ci insegna Heidegger, la più profonda essenza antropologica, etica, spirituale e metafisica[9].

D’altra parte è vero che di fatto il nazismo, giunto al potere, fece emergere soprattutto la sua anima razzista, pangermanista, bellicosa, antiebraica e materialista. E per questo Heidegger, dopo aver tessuto nel 1933 come rettore dell’Università di Friburgo, le lodi del valore «spirituale» del nazismo, ne prese le distanze, non però nel senso di diminuire la sua fede nazista, ma al contrario di rivendicarne l’autentica e radicale interpretazione e comprensione contro l’impostazione del regime hitleriano, che accoglie invece l’interpretazione grossolana, positivista, razzista, antiebraica, biologistica e darwiniana di Alfred Rosenberg col suo famoso libro Il Mito del XX secolo del 1930.

I veleni che hanno causato il nazismo sono ancora in circolazione. I pensieri criminali che ne sono alla base sono a piede libero. I libri che ne trattano sono innumerevoli in tutto il mondo. Essi hanno ancora la possibilità di sedurre ed ingannare. Proviamo a chiederci: come mai hanno successo? Perché titillano gli animi vanesi, che sono molti, i quali però avvertono che non è lecito metterli in pratica. Così purtroppo molti bevono il veleno, perché mancano i medici che li avvertano o questi sono o ignorati presi in giro o accusati di presunzione o di conservatorismo dai modernisti.

Grazie a Dio, moltissimi sanno e ricordano che cosa è stato e che cosa ha prodotto il nazismo, per cui guardano con orrore a quello che ha combinato. Il popolo tedesco oggi cura al massimo un’immagine di sé che possa apparire quanto più lontana possibile da quella che offrì al mondo col regime nazista.

Ci potemmo chiedere però: come mai la filosofia idealista tedesca, che, come chiarirò in questo articolo, produsse il nazismo, esercita ancora a tutt’oggi un forte influsso in Europa? Non si ha l’impressione che i tedeschi, non essendo riusciti ad assoggettare l’Europa con le armi, adesso tentino di assoggettarla con le idee? Da dove viene il modernismo che oggi invade la Chiesa, se non dall’idealismo tedesco?

Inoltre vorrei chiedere ai moltissimi che oggi giustamente provano orrore per il nazismo, se sanno con precisione partendo da dove e sulla base di quali princìpi i nazisti hanno fatto quello che hanno fatto. Se non si riesce a connettere l’effetto con la causa, la causa finirà prima o poi per causare lo stesso effetto. Per eliminare l’effetto spiacevole bisogna eliminarne la causa. È inutile detestare il nazismo, se non sopprimiamo quelle cause ideologiche che lo hanno prodotto.  

San Giovanni XXIII nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II affermò che gli errori moderni sono così gravi e tanti danni hanno prodotto, che tutti li conosciamo e siamo in grado di guardacene. Ma ne siamo così sicuri? In realtà il fuoco continuava a covare sotto la cenere. E lo abbiamo visto a partire dall’immediato postconcilio, allorchè è riapparso peggiorato, sotto pretesto della riforma conciliare, quel modernismo che pensavamo fosse stato definitivamente sconfitto da S.Pio X e che invece dura più forte che mai ancor oggi.

Oggi l’umanità, a cominciare dagli stessi tedeschi, prova istintiva ripugnanza per il progetto nazista del tedesco come razza suprema, che domina il mondo mediante un’estensione indefinita del suo territorio nazionale, eliminando fisicamente i popoli a lui contrari.

È una cosa simile a ciò che accade a colui che si è scottato, il quale sta lontano dal fuoco. La condotta morale corrente, grazie a Dio, al di là di tutte le ingiustizie che per la fragilità umana, si continuano a commettere e per quanto stia dilagando la corruzione morale, la detta condotta, mossa dalla coscienza, si ferma a un certo punto e non va oltre nella malvagità e nell’insensatezza.

Ma la cosa che preoccupa è che al livello intellettuale e del pensiero, le idee che hanno generato il nazismo, come dimostrerò in questo studio, continuano ad affascinare, seppure solo a livello teorico. Ma chi ci assicura che gli uomini o qualche nazione folle non torneranno a metterle in pratica? Noi agiamo in base a ciò che riteniamo bene fare. Se abbiamo idee morali sbagliate, è facile che il nostro comportamento sia sbagliato.

Per avere la sicurezza di poter agire bene, bisogna che ci fondiamo su sani princìpi morali, e poi a volte non basta ancora, perché possiamo conoscere la verità e non metterla in pratica. Ma è evidente che è peggiore la condizione di chi scambia il male per il bene. Che tipo di azione verrà fuori da chi la pensa così?

Caratteri del popolo tedesco

Nell’elaborare un giudizio sulla dottrina del nazismo è bene tener conto dei caratteri del popolo tedesco, positivi e negativi. Per quanto ciò possa apparire incredibile l’ideologia nazista è infatti il punto conclusivo di una secolare storia psicologica, filosofica, letteraria, teologica e spirituale, per quanto deviante ed aberrante, di lunghissimi studi, meditazioni, riflessioni critiche, indagini accurate e ricerche universitarie erudite o statistiche, citazioni dotte, documentazioni meticolose, raccolta di innumerevoli dati, condotti da numerosissimi studiosi, eruditi e scienziati nelle varie branche del sapere, dei quali la Germania da secoli abbonda, a differenza dei popoli Greco e Latino, che sono assai meno studiosi e preferiscono le conversazioni all’aperto o il perìpatos aristotelico o i dialoghi platonici.

E tutto ciò è indubbiamente favorito dal fatto che il tedesco vive in un clima freddo, che scoraggia lo stare all’aperto, e quindi è abituato a stare in casa o nello Stube; il che lo porta alla lettura e allo studio, ad essere meticoloso raccoglitore di dati e di notizie, curioso in tutte le scienze sperimentali e storiche, versato nelle scienze matematiche, operoso nel lavoro e nella tecnica,  mentre con tante giornate nuvolose, prive di sole e soggette alle nebbie e alle tempeste, è un popolo che fatica  a vedere nel sole, con la sua chiara luminosità così prossima al logos, il simbolo della divinità come i Greci e i Latini. Abituato al cielo nuvoloso, al turbine e alle tempeste, preferisce il simbolo dell’oscurità, dell’indistinto, del tuono e della tempesta. Il Caos è preferito al Logos. Molto significativo il famoso motto «Sturm und Drang» del romanticismo.

Il tedesco apprezza la finezza dell’intuire emotivo, per esprimere il quale usa un termine tutto suo, caratteristico, il Gemüt[10], che è sempre presente nel suo modo di concepire sia i valori morali, sia la conoscenza delle persone e di Dio e lo si ritrova ancora nella fenomenologia di Edith Stein. Il Gemüt è atto ad un tempo del cuore, dell’intelletto, del sentimento e dell’emozione.

Nel contempo il tedesco è uno spirito portato al radicalismo, ai sentimenti travolgenti, agli eccessi, ed alle opposizioni estreme. Ciò spiega la durezza della dialettica hegeliana. Ciò spiega la perenne conflittualità interna di tedeschi contro tedeschi, benché il tedesco senta fortissimo il bisogno della Gemeinschaft. Si pensi alla lacerazione tedesca fra cattolici e protestanti.

L’immagine di Dio che si ricava dalla mitologia germanica oscilla tra quella del Dio terrificante e fulminante e quella del Dio accondiscendente a che l’uomo dia sfogo alle sue passioni – un preannuncio della concezione luterana di Dio -. E si comprende come ad Heidegger piacesse il detto di Eraclito «il fulmine governa ogni cosa»[11] e la frase della Repubblica di Platone: «tutto ciò che è grande sta nella tempesta»[12].

Da una parte si assoggetta al totalitarismo, al Führer, ma dall’altra si ribella all’autorità in nome di una coscienza soggettivistica, come Lutero. La sua spiritualità è monistica, ma è sintesi degli opposti; è, come dice il Cusano, coincidentia oppositorum. Il contrasto tra bene e male, secondo Böhme, molto ammirato da Hegel, esiste persino in Dio.

Il tedesco passa dalla delicatezza commovente e sentimentale, musicale e romantica, il Gemüt, allo scoppio dell’ira furibonda – si pensi a Lutero o allo stesso Hitler -, alla violenza crudele ed inesorabile. Passa dall’obbedienza fanatica e servile al Führer alla ribellione anarchica e rivoluzionaria - si pensi a Marx. Portato all’interiorità e alla mistica, il tedesco, più che vedere Dio oggettivamente, davanti e al di sopra di sé, al di là del mondo e della natura, bella ma anche ostile e spaventosa, preferisce sentirlo nascosto in sé, nel proprio intimo e nella propria coscienza. Il tedesco è più vicino ad Agostino che a Tommaso, a Platone che ad Aristotele.

Un aspetto paradossale del popolo tedesco è la tendenza all’alternarsi e al congiungersi in lui di una disordinata molteplicità e disarmonia degli individui che lo compongono, ognuno costituente un assoluto a sé, con la più impressionante compattezza e ferrea disciplina collettiva in certi momenti esaltanti della sua storia, quando il popolo è preso dall’entusiasmo per qualche impresa collettiva o per qualche capo di suo gradimento.

Si direbbe che si verifichi una specie di secolarizzazione del mistero del rapporto di Cristo con la Chiesa e con le singole anime. Sembrerebbe che lo Stato diventasse la Sostanza divina dei singoli io dei cittadini, i quali appaiono allora totalmente funzionali allo Stato o fondati sullo Stato, come i tralci dipendono dalla vite.

Le qualità più belle del popolo tedesco apparirono ad iniziare dal sec. XII con Sant’Ildegarda di Bingen, che Benedetto XVI, di nazione tedesca, ha proclamato Dottore della Chiesa e Patrona d’Europa. Ma la vera fioritura iniziò nel secolo successivo con l’arrivo degli Ordini mendicanti Domenicani e Francescani, dopo che già dal sec. VIII era iniziata la cristianizzazione dei Germani ad opera di San Bonifacio.

Furono i Domenicani e i Francescani a comprendere e a valorizzare l’intimo dell’anima tedesca, la sua profonda sensibilità, la sua sete di Dio, di averlo con sé benevolo e misericordioso, incoraggiante e potenziante (Gott mit uns), il suo bisogno di andare al fondo delle cose e di trovare un principio che spieghi ed ordini tutto;  il bisogno di Assoluto, di Eterno e di Infinito; l’amore per la natura; le sue grandi risorse di operosità e di generosità, il suo bisogno di ordine, di metodo, di unità, di comunità e di disciplina. Il tedesco esprime il profondo del suo animo, la sua sete ed esperienza dell’Assoluto nella musica.

È il popolo più musicale del mondo. Sa esprimere con la musica ciò che il concetto non riesce ad esprimere, conosce come nessuno il linguaggio della musica. Insegna teologia con la musica. Per questo è impareggiabile nel canto sacro. Il suo stesso modo di concepire il filosofare è sotto il segno dell’inventiva, della creatività musicale e poetica, simbolica e mitica.

Il tedesco eccelle nell’apprezzare la spiritualità femminile, ha in se stesso qualcosa di femminile: l’intuitività, l’emozione, il senso del concreto e dell’irripetibilità della singola persona, il sentimento, la fede, l’amore, la dedizione, la fedeltà.

La prima manifestazione della letteratura femminile avviene nella Germania del sec. XIII-XIV con le monache benedettine Santa Gertrude di Helfta, Gertrude di Hackeborn, Santa Matilde di Hackeborn, e le domenicane Elisabetta Stagel e Margherita Ebner. Nel sec.  XIV la valle del Reno era chiamata la valle santa, perché conteneva 40 monasteri femminili domenicani.

Emergono tra i Santi Sant’Alberto Magno e il Beato Enrico Susone. Grande è stato nel sec. XV il mistico Giovanni Taulero. Meister Eckhart, di santa vita, mostra però i primi segni di quella tendenza al panteismo cristologico, che si manifesterà in pienezza con Hegel nel sec. XIX.

Il tedesco dovrebbe conservare la memoria di questo passato luminoso e fecondo come stella polare del suo cammino anche odierno. Questo è il vero ed utile andenken del quale parla Heidegger, l’utile «pensiero rammemorante». A che gli è giovato con Lutero separarsi dalla comunità cattolica europea? Quale grandezza ha conquistato la Germania?

Si rende conto la Germania luterana di aver perso quei tesori immensi, che i tedeschi santi avevano accumulato nel Medioevo? Che cosa le è giovato prendersela con la teologa scolastica? Respingere il Papa come fosse l’anticristo? Odiare San Tommaso? Quali guadagni spirituali ha realizzato? Che tipo di grandezza ha raggiunto? Hanno capito i tedeschi che la ribellione di Lutero li ha condotti a Cartesio, a Kant, ad Hegel, a Nietzsche, ad Husserl, ad Heidegger, a Rosenberg e ad Hitler?

Oggi i luterani tedeschi amano l’ecumenismo. Benissimo. Lo amiamo anche noi cattolici, tanto che abbiamo indetto un Concilio apposta per promuovere l’ecumenismo. Potrà esso essere occasione per i luterani e gli idealisti che da loro provengono per riflettere sulle cose che ho detto sopra?

Fine Prima Parte


P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 15 agosto 2021
Memoria di Santa Teresa Benedetta della Croce.
Martire, Patrona d’Europa e Dottore della Chiesa

 

Il socialismo del nazismo è il socialismo hegeliano, non marxista, un socialismo non ateo, ma panteista; non materialista, ma spiritualista; non razionalista, ma mistico e romantico; non realista ma idealista. 

La condotta morale corrente, grazie a Dio, al di là di tutte le ingiustizie che per la fragilità umana, si continuano a commettere e per quanto stia dilagando la corruzione morale, la detta condotta, mossa dalla coscienza, si ferma a un certo punto e non va oltre nella malvagità e nell’insensatezza.

Ma la cosa che preoccupa è che al livello intellettuale e del pensiero, le idee che hanno generato il nazismo, come dimostrerò in questo studio, continuano ad affascinare, seppure solo a livello teorico. Ma chi ci assicura che gli uomini o qualche nazione folle non torneranno a metterle in pratica? Noi agiamo in base a ciò che riteniamo bene fare. Se abbiamo idee morali sbagliate, è facile che il nostro comportamento sia sbagliato. 

Immagini da internet



1 La follìa omicida nazista è stata superata da quella staliniana. Mentre infatti per questa, riferendosi soltanto all’uccisione degli Ebrei, si danno 6 milioni di morti, per le vittime di Stalin si parla di 40 milioni di morti. In realtà l’umanesimo panteista nazista è stato simile all’umanesimo ateo marxista nel proporre un’esaltazione dell’uomo che in realtà è la distruzione dell’uomo, avendo l’uno e l’altro la radice comune nell’umanesimo hegeliano, basato sulla magia del «negativo». Quanto ad Auschwitz, dopo che si era fissato il numero di 4 milioni di morti, storici recenti hanno abbassato la cifra a un milione di morti. Ma gli altri cinque dove sono finiti?

[2] È questa la plausibile interpretazione di Maritain nel suo libro Il mistero d’Israele e altri saggi, Morcelliana, Brescia 1964.

[3] C. Mazzantini, La filosofia di Martin Heidegger, Cooperativa L’Arca, Torino 1991; Victor Farias, Heidegger e il nazismo, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino 1986; E. Faye, Heidegger, l'introduction du nazisme dans la philosophie. Autour des séminaires inédits de 1933-1945, Parigi, 2005; Martin Bern, Martin Heidegger und der Nationalsozialismus in Martin Heidegger und das "Dritte Reich". Ein Kompendium (a cura di Martin Bern), WBG, Darmstadt, 1987, pp. 14-50.

[4] Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Editori Laterza, Bari 1963. pp.464-465.

[5] Buratti, Le radici esoteriche del nazismo, in http://www.storia900bivc. it/pagine/editoria/buratti294.html; Marco Castelli, La svastica nelle tenebre.  Nazismo Magico, Edizioni "Il Foglio", 2006.

[6] Il teorizzatore di questo falso ecumenismo, manco a dirlo, è sempre il solito Rahner. Vedi il suo libro Unione delle Chiese possibilità reale, Morcelliana, Brescia 1986.

[7] Il mistero d’Israele e altri saggi, Morcelliana, Brescia 1964, p.125.

[8] Da Wikipedia, voce SPAZIO VITALE.

[9] Ancora nel 1953 Heidegger nella sua Introduzione alla metafisica loda il valore metafisico del nazismo. Egli non si pentì mai del suo appoggio al nazismo e conservò la tessera del partito fino al 1945.  Solo nel 1947 con la Lettera sull’umanesimo, dopo la tragedia della guerra, abbandona il prometeismo nietzscheano e riflette esistenzialisticamente sulla fragilità della vita umana, auspicando un ritorno della religione. Da notare che Rahner, al termine della sua vita, facendo un bilancio della sua attività di teologo, ha dichiarato che Heidegger è stato il «unico suo maestro».

[10] Cf G. Faggin, Meister Eckhart e la mistica tedesca preprotestante, Fratelli Bocca Editori, Milano 1946, pp.192-194, 208, 296, 298ss., 198ss.

[11] Cit. da Andrea Colombo, I maledetti. Dalla parte sbagliata della storia, Lindau, Torino 2017, p.63.

[12] Ibid.

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