Sorpresa: anche il coronavirus è stato creato da Dio


Sorpresa: anche il coronavirus è stato creato da Dio

Pensieri scandalosi del Servo di Dio Padre Tomas Tyn

De consolatione philosophiae

Il 3 maggio ricorre la data di nascita di Padre Tyn, che in questo giorno avrebbe compiuto 70 anni. Egli, come sanno coloro che conoscono il suo pensiero, oltre che santo, è stato un grande metafisico. Ho pensato, allora, in un modo che forse qualcuno giudicherà del tutto stonato o quanto meno incongruo o inutile considerando l’attuale pandemia, presentare ai lettori alcuni suoi pensieri sulla creazione, che ritengo possano offrirci al di là della loro apparente scandalosità, un vero conforto o tonico dello spirito.

Queste sapienti considerazioni basate sulla ragione, anche se a qualcuno possono apparire paradossali,  naturalmente non pretendono di sostituire o di offrire qualcosa di meglio di ciò che si sta facendo contro il morbo con le risorse umane e quelle della fede: suppliche a Dio che ce ne liberi, accettazione serena del morbo, con spirito di fede, in sconto dei nostri peccati,  occasione per fare penitenza e tornare a Dio, preghiere per i vivi e per i morti, stimolo ad una maggiore solidarietà umana verso i sofferenti, incitamento alle ricerche degli scienziati, speranza che il morbo cessi presto. 

Tuttavia tali considerazioni fanno la loro parte indispensabile per comprendere ed affrontare la situazione con lucida e fondata razionalità, che non sostituisce, ma accompagna e sostiene la fede. Dai tempi di Boezio, sappiamo che anche la sana filosofia ci offre un insostituibile aiuto nell’affrontare i mali della vita, nel farci capire il senso di ciò che sta avvenendo e il suo perchè, nel saperlo riferire a Dio, nel darci pazienza, calma e serenità, nel farci tenere i nervi a posto e l’animo saldo. Per questo, tutto ciò che in questo frangente può servire in qualunque modo onesto ad affrontare proficuamente il problema, dev’essere considerato il benvenuto. 

Facciamo dunque attenzione a quello che Padre Tomas ci dice, non temiamo di compiere lo sforzo intellettuale astrattivo necessario, per cogliere verità salutari, che, in quanto spirituali, trascendono immensamente il sensibile e il concreto. Seguiamo con fiducia, benché faticoso, Padre Tomas nel suo rigoroso ragionare, mettendo da parte gli sciocchi pregiudizi contro la metafisica: ne saremo abbondantemente ripagati; Padre Tomas con la sua sapienza ci mette in contatto con Dio, l’ipsum Esse per Se subsistens, come Lo chiama San Tommaso sulla base di  Es 3,14, Dio, Che è Ciò di Cui adesso più che mai abbiamo bisogno.

È vero che l’astrazione metafisica non è facile, perché attaccati come siamo a questa terra, tendiamo ad essere degli uomini «carnali» (cf I Cor 2,14). Infatti tale astrazione, come insegna il grande teologo domenicano del ‘500, il Card. Gaetano, è il terzo grado di un’astrazione intellettuale, che è il culmine di un processo astrattivo, che parte da un primo grado semplicemente fisico, che è quello ordinario e quotidiano della conoscenza delle cose materiali. 

L’astrazione metafisica è particolarmente necessaria al teologo, giacché tutti i concetti teologici si pongono sul piano dello spirito. Ed è appunto per penetrare l’essenza dello spirito, che il pensiero astratto è necessario. L’astrarre dal particolare per cogliere l’universale è un atto spontaneo dell’intelletto onesto, aperto alle cose dello spirito e alla luce della fede. L’astrazione metafisica è praticata almeno inconsciamente da tutti i fedeli cattolici, quali che siano le loro doti intellettuali e il loro grado di cultura. 

Non è assolutamente necessario che ne conoscano esplicitamente il funzionamento, come è esposto, per esempio, dal Gaetano. Non è necessario essere dei metafisici per avere un’intelligenza metafisica, ma è sufficiente il funzionamento a pieno regime della ragione naturale, che tutti i sani di mente possiedono.  Il segno che in un intelletto manca quel tipo di astrazione, è il fatto che abbracci un’eresia. 

L’eresia, infatti, è il segno nell’eretico che la sua intelligenza metafisica non funziona. L’eresia, infatti, è causata sì moralmente dalla superbia, ma dal punto di vista intellettuale, è causata dall’errore o dall’ignoranza in metafisica, che la Bibbia chiama «stoltezza» o cecità mentale, perché a quella che in Aristotele è la metafisica corrisponde quella che nella Scrittura è la «sapienza» (eb. hokmàh, gr. sofìa). La fede, infatti, su di un dato punto di dottrina cattolica, si spegne, se una data proposizione di fede è corrotta o dall’assenza o dalla falsificazione dell’intelligenza metafisica.

Ma se noi vogliamo, come dobbiamo, diventare quegli uomini «spirituali», dei quali parla San Paolo (v.15), che non sono altro che i cristiani, bisogna che guardiamo verso l’alto, «eleviamo il nostro ingegno», come dice sempre il Gaetano, perché il Padre di Gesù Cristo è nei cieli e non sulla terra. 

Bisogna allora che impariamo ad astrarre dal concreto, dal sensibile, dall’immaginabile, dall’emotivo, dalla materia, dalla storia, dal divenire, dal movimento, dallo spazio e dal tempo, per poter cogliere l’essenza di Dio come Spirito, che è immateriale, sovrasensibile, eterno, immutabile, impassibile, al di sopra del divenire, della storia, dello spazio e del tempo. 

È verissimo, d’altra parte, che la vita morale e quindi il nostro stesso destino eterno si gioca sul concreto, perché la messa in pratica o la disobbedienza alla legge morale avviene per lo più su questa terra, nell’esistenza concreta, e sensibile e materiale, nel qui e adesso, nello spazio e nel tempo. Ma resta sempre che la nostra volontà applica o non applica nel concreto una legge, che, nella sua universalità, assolutezza ed immutabilità, è concepita per mezzo del processo astrattivo dell’intelletto. 

Una condotta che agisce nel concreto partendo dal concreto e non dall’astratto, sia buona o cattiva, non è la condotta propria dell’uomo, che agisce in base a un principio universale o pensiero astratto, sia pur sbagliato, ma è quella degli animali, i quali non fanno precedere al loro agire un ragionamento e quindi un concetto astratto, ma agiscono sotto l’impulso concreto dell’istinto. Qualcosa di simile al comportamento animale avviene nell’uomo, quando agisce sotto l’impulso della passione: non dà libero ascolto e un concetto astratto – magari sbagliato - , ma è trascinato dall’impulso concreto della passione.  

La missione intellettuale di Padre Tomas

La metafisica è necessaria alla fede

Uno dei principali aspetti della missione che Dio affidò a Padre Tomas è stato quello di riportare nel dovuto onore nella Chiesa la dignità e il rispetto della metafisica come dimensione essenziale dell’intelligenza di fede. Padre Tyn, con la sua opera filosofica e teologica, ha drasticamente dimostrato questi due assiomi: 1) niente metafisica, niente fede: 2) può esistere la metafisica senza la fede cattolica, ma non può esistere la fede cattolica senza la metafisica. 

Il Servo di Dio ha mostrato la necessità di fondare metafisicamente non solo la teologia dogmatica, ma anche la morale. Al riguardo, possediamo un breve autografo dell’allora Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, col quale il Cardinale, compiacendosi dell’insegnamento di Padre Tomas, sottolineava la necessità che la teologia morale abbia un fondamento metafisico.

Dalla vasta opera di metafisica del Servo di Dio traiamo qui alcuni brani, dove egli mostra che Dio ha creato creature per noi ripugnanti e addirittura dannose, ma che ciò non significa affatto un segno di malevolenza nei nostri confronti, perché Dio è bontà infinita e ha mostrato il suo infinito amore per l’uomo non solo creandolo, ma redimendolo dopo la caduta con l’inviare nel mondo il suo Figlio incarnato, che col sacrificio della croce, ha soddisfatto per noi al Padre ottenendoci il suo perdono e la remissione dei peccati e, come non bastasse, la condizione di figli di Dio, eredi della vita eterna.

La metafisica dimostra che se certe creature sono nocive all’uomo, non per questo esse, nel contesto della creazione, non svolgono una funzione positiva, a noi ignota, nel contribuire all’ordine e all’armonia dell’universo, sotto il governo della divina provvidenza. 

 Il fatto che queste creature obbediscano a Dio secondo le leggi che Dio stesso ha dato alla loro natura e alla loro azione, deve farci capire che se Dio, sapienza, potenza, bontà e provvidenza e misericordia infinite, le ha create, ciò vuol dire che la pericolosità e il danno che possiamo ricevere da queste creature, dobbiamo considerarli sì come una sciagura, ma una sciagura che noi, con il nostro ingegno e la nostra industriosità, possiamo volgere a nostro vantaggio, secondo il noto proverbio popolare «non tutto il male vien per nuocere», mentre nulla impedisce a Dio di trarre dall’azione malefica di quelle creature un maggior bene per noi, bene,  che la metafisica, opera della semplice ragione, non sa da sola immaginare, ma al quale dà spazio, confidando nella bontà, nella potenza e nella misericordia di Dio. 

Perchè la natura ci è ostile?

Questo spazio aperto dalla metafisica è riempito dalla divina Rivelazione, la quale ci dice che la natura ci è ostile a causa del peccato originale; ma che, se noi accettiamo tale ostilità in sconto dei nostri peccati. in unione alla croce di Cristo, ci riconciliamo il Padre con noi, otteniamo il perdono dei peccati, lo stato di figli di Dio e la vita eterna. 

Anche il coronavirus è stato creato da Dio ed obbedisce alle leggi che di Dio gli ha dato. Ma per qual fine Dio lo ha creato? Anche lui concorre alla bellezza della natura, ci dice Padre Tomas. Sì, ma intanto ci uccide! Sì, perchè dobbiamo scontare le conseguenze del peccato originale.

Naturalmente ciò non vuol dire che Dio non voglia che distruggiamo il coronavirus, anzi lo vuole positivamente e ci concede le forze e mezzi fisici e morali per sconfiggere questo nemico mortale. Padre Tomas nota però che Dio ama anche cose che a noi non piacciono. Certamente Padre Tomas avrebbe accettato l’esempio del coronavirus. Dunque Dio vuole o non vuole il nostro bene?
In questa situazione potrebbe sembrare che la volontà di Dio sia contradditoria, ma in realtà essa segue due direzioni, entrambe per il nostro bene: una volontà divina condizionata dall’esistenza del peccato, la quale volontà pone il  coronavirus fra le pene conseguenti al peccato originale, pene dalle quali dobbiamo prendere occasione per far penitenza dei nostri peccati; e la volontà che lo sconfiggiamo, che è la volontà divina incondizionata ed assoluta, che è la volontà di liberarci dal male.

La metafisica dà il necessario contributo razionale
per realizzare la liberazione dal male

 
Per capire inoltre il beneficio che ci arreca la metafisica nel problema del male, bisogna innanzitutto tener presente che dipende dalla metafisica la definizione generale dell’essenza del male, della sua causa e del suo rimedio. Naturalmente ciò non vuol dire che bastino le forze della ragione ad eliminare il male. Tuttavia la metafisica, applicata poi alla morale, dimostra che l’uomo può e deve svolgere una parte essenziale, anche se non sufficiente, nell’opera della vittoria sul male,

Il male, infatti, per la metafisica, è la privazione del bene dovuto (privatio boni debiti), quella che già Aristotele chiamò stèresis: non la semplice negazione o assenza di essere e di bene, ma una vera e propria mancanza o difetto di qualcosa che dovrebbe esserci e non c’è. Facciamo un esempio: avere occhi per l’uomo è la negazione di un terzo occhio. Nulla di male. È solo il segno della finitezza. Ma averne uno solo è un male, perché manca l’altro.

Inoltre la metafisica distingue il male di pena dal male di colpa. Il primo il male patito da parte di un agente ostile esterno, contro la propria volontà, per esempio un torto subìto o un terremoto o una malattia. Il secondo è il male voluto, ossia il peccato, la disobbedienza alla legge divina.

Ciò che a questo punto può dire la metafisica è che tanto il patire quanto il fare il male non possono avere la loro causa prima nella Causa prima dell’universo, cioè Dio, infinitamente buono, ma ce l’hanno in una creatura capace, con la sua volontà, di fare o il bene e il male, ossia o l’uomo o l’angelo. 

Dalla metafisica sappiamo che la Causa prima muove alla buona azione due ordini di cause seconde, quelle libere, cioè l’uomo e l’angelo e quelle deterministiche, ossa la natura e l’universo fisico. Queste seconde cause obbediscono sempre a Dio, per cui operano sempre il bene, mentre le prime, con la loro volontà, possono sottrarsi al volere divino ed operare il male. 

Certo anche nella natura regna la morte la corruzione, ma si tratta di fenomeni sempre regolati da leggi divine, che agli occhi della pura metafisica non comportano un male, benché implichino il fatto della sofferenza. Ma in quanto attuazione di leggi naturali, sono mali solo per l’individuo sofferente, ma non per l’ordine complessivo della natura. 

La metafisica si limita a dire che la Causa prima, per la sua potenza e bontà, può togliere il male o direttamente o servendosi delle cause seconde libere, cioè dell’uomo. La natura, invece, in quanto regolata e mossa a Dio, è solo benefica.

La metafisica ci fornisce il concetto del male, ma solo come un possibile, che, se esistesse, sarebbe contingente. Quindi il male in ogni caso non è necessario, ed essendo contingente, può essere tolto. La metafisica pone solo la possibilità del male, perché Dio crea solo cose buone e la metafisica considera solo quello che Dio fa.

L’esistenza di fatto del male e quindi il problema concreto del male sono colti invece della comune esperienza umana e della storia. A questo punto la metafisica non ha più nulla da dire ed interviene la Rivelazione, la quale ci istruisce sull’origine, le conseguenze e i rimedi del male, che è effettivamente accaduto. La conoscenza di come e con quali mezzi l’uomo può e deve liberarsi dal male e di ciò che Dio fa a tal fine è l’oggetto della teologia morale.

La metafisica dunque, circa la soluzione del problema di come liberarsi dal male, nn dà un apporto risolutivo, come è quello che proviene dalla fede,  ma soltanto preparatorio, che comunque resta necessario, utile e consolante. Infatti, in una visione puramente metafisica della creazione, a prescindere dalla caduta originale, come è quella che ci presenta qui Padre Tomas, il male non esiste di fatto, ma può esistere e se dovesse esistere, potrebbe essere tolto. E questo è già molto rispetto alle concezioni manichee, dualiste, cicliche, dialettiche o gnostiche, dove il male o è assolutizzato o è un fattore necessario o logico del reale o si discioglie nel bene o addirittura è principio dell’essenza divina.


L’ente finito non ha in sé la ragione del suo esistere

Padre Tomas spiega poi come il bene creato non ha diritto ad esistere; Dio non è obbligato a crearlo, ma lo crea per libera scelta. Ed anche quando esiste, non esiste necessariamente, ma solo contingentemente. Tuttavia il bene ha diritto di esistere, una volta che esiste, per cui Dio vuole che esista e lo mantiene in essere. Anche il male non ha diritto di esistere, ma in tutt’altro senso. Il male non ha diritto di esistere, in quanto non deve esistere e se esiste, va soppresso e quindi Dio non vuole che esista.

«Cominciamo a diventare veramente sapienti, - dice Padre Tomas - cioè metafisici, solo quando, pur interessandoci di ciò che le cose sono, siamo presi ancor più dalla meraviglia che le cose ci sono, anche se non hanno il diritto ad esserci!».
La metafisica – ci dice Padre Tomas – ci fa uscire dai nostri pur legittimi interessi e ci fa guardare alla bellezza della creazione, anche se essa contiene il coronavirus. Non crediamo che Dio in ciò si dimentichi di noi per sacrificarci alla natura, come pensava Spinoza. Per il panteista dobbiamo dimenticare i nostri interessi vitali, per godere della bellezza della Totalità o della divina Natura, perché morti del coronavirus servono alla gloria di questa divina Sostanza o Totalità. 

Padre Tomas vuol forse dirci questo? Niente affatto! Egli da buon cristiano, sa bene che Dio asciuga le lacrime anche del fanciullo abbandonato dalla madre: «mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto» (Sal 26,10). È questa la metafisica cristiana.  La bellezza dell’universo, sia pur col coronavirus, è la bellezza di una natura che Dio ha creato per noi, ma che per ora conserva le tracce dell’offesa che le abbiamo arrecato col peccato.


Pensieri di Padre Tomas


Dio dà gratuitamente l’essere a una cosa meramente possibile

Se uno mi chiedesse: chi è Dio? Io rispondo: Dio è il semplice Essere. Nulla di più, ma anche nulla di meno. E nell'essere c’è tutto ovviamente, perchè voi capite che tutto ciò che è, è in virtù dell'essere. Tanto è vero che l'essere è proprio ciò in virtù di cui semplicemente si è, si emerge dal nulla. Vedete l'aspetto esistenziale? Notate, l'essenza è ciò per cui una cosa è sé stessa. L'essere è ciò per cui la cosa semplicemente è, esiste. L'essere, il semplice esistere, coincide con l'essenza solo in Dio. E così si costituisce l'ente infinito.

In tutte le realtà distinte da Dio, l'essenza si distingue dall'essere. Cioè quelle realtà, proprio in quanto non sono Dio, e per quel non essere Dio, possiedono un limite che stacca la loro essenza da quella essenza che è la pienezza dell'essere, ossia l’essenza divina. Quindi, nelle realtà distinte da Dio c’è l'essere. ma diminuito, decaduto dalla ampiezza infinita dell'essere stesso. 

Tomas Tyn, OP: La causa prima, p.8


Ogni realtà, in quanto è, è stata già amata dal Signore. Vedete come è universale l’amore di Dio. Noi scegliamo tra creature belle e brutte; anche noi abbiamo un po’ il senso estetico. Invece il Signore ama tutto, per esempio anche i vermiciattoli. Insomma, il Signore, effettivamente ama tutto ciò che esiste. Vedete come è infinitamente superiore a noi, che abbiamo così dei gusti un po’ troppo umani.

Ecco, al Signore piace l’essere. Noi vediamo tutto sotto l’aspetto dell’essenza, di ciò che la cosa è. Invece quello che interessa al Signore, più ancora di ciò che la cosa è, è il suo semplice esserci. 

P.Tomas Tyn, OP:  La distinzione della creatura da Dio, p.2 – A

Per questo, proprio per elevare il nostro animo a Dio, dobbiamo cominciare ad amare le cose non per quello che sono, ma per lo stesso fatto che esse esistono. Cominciamo a diventare veramente sapienti, cioè metafisici, solo quando compiamo questo passo, cioè quando, pur interessandoci di ciò che le cose sono, siamo presi ancor più dalla meraviglia che le cose ci sono, anche se non hanno il diritto ad esserci! 

Tomas Tyn, OP:  La distinzione della creatura da Dio, p.2 – B

Allora teniamo fermo questo. La mentalità antica è quella che si dice in termini filosofici mentalità essenzialistica. Essa è opposta alla mentalità esistenzialistica, come l’essenza è opposta all’esistenza. La mentalità antica è una mentalità essenzialistica, per la quale le essenze fondano sé stesse. Non sono create. Il mondo così come è, non può non esserci né può essere diverso da come è. Questa è la mentalità pagana. 

Invece la mentalità cristiana, alla luce del puro essere, - dell'esistere, dell’exsistere, - dice che le cose emergono dal nulla, non perché hanno diritto ad emergere, no, ma perchè c'è una causa creatrice che conferisce a loro quell'essere che solo la causa possiede per sua essenza.

Invece tutte le altre essenze hanno quell'essere come dono che viene dal di fuori. Da qui la differenza tra essenza finita ed essenza infinita. L'essenza infinita è quell’essenza che si identifica con lo stesso essere. Le essenze finite sono quelle essenze che non sono l'essere, ma ricevono l'essere, hanno l'essere, si rivestono dell'essere, ma lo ricevono come un qualche cosa di estrinseco; non hanno cioè in se stesse il motivo sufficiente del loro esserci.

In altre parole, per dirlo in modo più popolare, l'essere delle creature è un dono ed è un dono gratuito, cioè le creature solo possibili, non ancora esistenti, non possono fare un sindacato, andare dal Padre eterno e, dirGli: noi abbiamo diritto all'essere. 

Il fatto è che alcune ci sono e altre no, e ce sono tante che non ci sono, ossia creature possibili che sono infinite, veramente infinite, attualmente infinite. E’ un grande mistero, perchè è l’unica istanza legittima di un numero attualmente infinito; si tratta cioè del numero infinito delle idee divine. Dio concepisce un numero infinito di cose possibili. Di questo numero infinito di cose possibili, ne mette in atto, che so, 3 miliardi, 14 miliardi, 20 miliardi, non so quanti. Però un numero finito.

Perché Dio crea questo e non quello?

Quindi infinite creature. Infinito meno finito uguale infinito; infinite creature possibili non sono state poste in atto d’esistere. Ora, se queste creature possibili facessero un sindacato e si presentassero al Padre eterno dicendo: “Tu ci fa ingiustizia a non farci esistere”, il Padre eterno direbbe: “Guardate voi stesse, creature mie care, e vi accorgerete che in voi stesse non c'è nessun motivo perchè voi siate piuttosto che non siate. Quindi, se io vi faccio esistere, lo faccio con un atto della mia gratuita, pura, libera e sovrana volontà”. 

Quindi non c'è creatura, che possa spiegare il perché dell'esserci delle cose finite; c’è solo Dio che ce lo può spiegare. E oserei quasi dire che persino Dio, che il Signore mi perdoni, non ce lo potrebbe spiegare adeguatamente, perché, vedete, il grande mistero è questo: che noialtri, lo sapete bene, quando vogliamo qualcosa, abbiamo una volontà motivata, cioè una volontà dipendente dal fatto che ciò che vogliamo è buono. 

Il Signore invece non è che consideri una creatura come più buona di un'altra rispetto all'essere. Non c'è nella creatura nessun motivo perché una debba essere piuttosto che un'altra. Quindi il Signore non dice: “Io creo quella creatura perché è più giusto che essa sia”. No. Il fatto che quella creatura abbia, tra virgolette, più diritto ad essere è stabilito ancora dalla decisione di Dio. Cioè la decisione di Dio non è motivata dalla preesistenza del bene, ma l'esistenza del bene deriva come conseguenza dalla decisione previa di Dio.

In altre parole, la liberissima decisione di Dio è primaria, precedente, antecedente ogni tipo di motivazione intellettuale. Quindi mentre Dio conosce le nature delle cose con il suo intelletto, l'essere delle cose Dio lo vuole puramente e semplicemente, senza poter dire: “Do l'essere a quella creatura perché mi pare che quella creatura sia migliore di quell'altra”, o altre cose del genere. 

Tomas Tyn, OP: Creazione e conservazione II

Quindi, ciò vuol dire che, se le cose ci sono senza aver diritto ad esserci, sono state previste e preamate e, per così dire, prescelte dal Signore. 

Tomas Tyn, OP: La distinzione della creatura da Dio, p.2 – B

Quindi, in qualche modo, persino Dio non ci potrebbe spiegare in modo umano; in modo divino sì, ma è proprio quello che noi non comprenderemmo. Nemmeno Dio ce lo potrebbe spiegare in modo umano, ce lo spiegherebbe nel suo modo divino; direbbe: “perché io così ho voluto”. Dio veramente in questo è sovrano assoluto. Allora in questo senso il perché della creazione sta nel fatto che non c'è un perché nelle creature stesse, c’è solo un perché nella sovrana volontà di Dio. 

La gratuità della creazione

C’è nella creazione una gratuita, gratuitissima comunicazione di essere a delle cose che di suo non hanno nessun diritto ad esistere, nessuna motivazione in sè di esistere. Vedete, quindi quando qualcuno ci chiede: perché l'essere piuttosto che il non essere?

La risposta è duplice: perché l'essere per sé stesso esiste, e questo vale per l'essere infinito, che è Dio. Per quanto concerne gli enti finiti, il loro perché è uno solo: la bontà sovranamente libera del loro creatore. Non ci sono altri perchè. Questo per quanto concerne la teologia della creazione, perché è una verità dogmatica: “all'inizio”, Berescit, “al principio Dio creò, Barah, il cielo e la terra”.
Questa parola barah, “ha creato il cielo e la terra”, è del tutto sconosciuta nelle popolazioni pagane antiche. Non esiste un equivalente. Infatti, per i Greci esiste la generazione, la prassi, la poiesis, ma non esiste la creazione. È un termine biblico, anche se riferibile al fare. 

Però, nel contempo, a questa teologia della creazione corrisponde una profondissima filosofia dell’essere. E’ come se la Sacra Scrittura ci avesse obbligati ad abbandonare i nostri meschini finiti schemi umani di essenza, per varcare il limite dell'essenza e contemplare, al di là di ogni data essenza finita, l'essere infinito, il fatto di esistere.

E questo è l'unico vero esistenzialismo, non ciò che è spacciato sotto quel nome al giorno d’oggi, come per esempio in Sartre e in altri. Invece l'unico vero esistenzialismo è quello che dice: l'atto di essere al di là di ogni essenza, ma nel contempo tale da dare l'emergenza dal nulla ad ogni essenza che esiste.

E questo legame tra l'essenza finita ed essere infinito, a cui l'essenza non ha diritto, questo legame che si chiama creazione, è oggetto di libera e sovrana volontà di Dio. Quindi, Dio pone nell'essere quello che Egli vuole. Però questo è un effetto della una sua bontà infinita.

Tomas Tyn, OP: Creazione e conservazione II

P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 2 maggio 2020

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