19 febbraio, 2022

Le prove della esistenza di Dio secondo Kant - Terza Parte (3/4)

   Le prove della esistenza di Dio secondo Kant

Terza Parte (3/4)

Nozioni metafisiche insufficienti

Un difetto della metafisica di Kant consiste nel fatto di restringere l’uso di certe nozioni categoriali o trascendentali all’orizzonte materiale, per cui lo spirito viene privato dell’apporto di quei predicati. Una di queste nozioni è la nozione di esistenza. Altre le troviamo in questo brano:

«I concetti di realtà, sostanza, causalità, quello stesso di necessità di esistere, fuori dell’uso in cui rendono possibile la conoscenza empirica di un oggetto non hanno significato, che vale a determinare un oggetto qualsiasi».

Ente reale ed ente ideale. Kant distingue l’ente reale dall’ente di ragione ovvero dall’ente ideale. Distingue quindi l’esistenza reale dall’esistenza ideale. Tuttavia per lui Dio è un ente di ragione raziocinata. Quindi, sotto il profilo del reale, si può dire che per lui Dio non esiste. La posizione è molto grave. Ridotto ad un ente di ragione, ad un’idea della ragione, Dio, che Dio è? Non potrà più essere il creatore della ragione, ma è la ragione che crea Dio. Si capisce bene come la strada è aperta al panteismo e all’ateismo.

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Kant distingue l’essere (sein) dall’esistere (existieren). Così egli riconosce che il termine «Dio» può essere soggetto sia del predicato dell’essere e sia di quello dell’esistere. Kant conosce la differenza tra l’esistere e il non-esistere. Per dare l’esempio di un ente che non esiste egli cita la chimera. Giustamente ritiene che credere esistente ciò che non esiste è illusione.

Il trascendentale kantiano non è ontologico ma gnoseologico; non riguarda cioè l’ente, ma il modo col quale l’intelletto conosce l’ente, secondo il modulo della gnoseologia cartesiana.

Trattando degli angeli, li considera come soggetti fantastici o mitologici, senza rendersi conto dell’aspetto angelistico della sua gnoseologia, simile a quella di Cartesio, dove l’intelletto e il senso non si uniscono promanando dall’unica anima spirituale, forma sostanziale del corpo, ma sembrano due soggetti distinti, senza che appaia il modo di come collegarli per formare quell’unica sostanza che è l’uomo.

«Cento talleri reali» (cioè esistenti) «non contengono assolutamente nulla» (dal punto di vista dell’essenza) «di più di cento talleri possibili» (non esistenti).

 Immagini da Internet

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