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08 luglio, 2026

Il significato del martirio di Santa Maria Goretti

 

Il significato del martirio di Santa Maria Goretti

 

Maria Goretti è un modello per la donna?

Tre teologhe tedesche hanno recentemente commentato il gesto di Santa Maria Goretti, che accettò di essere uccisa pur di non peccare contro la castità.

Secondo queste teologhe il gesto di Maria non sarebbe da portare ad esempio, ma al contrario sarebbe tale da supporre una concezione della donna irrispettosa della sua dignità.

Siccome gli argomenti di queste teologhe possono presentare una apparente persuasività, ho pensato di rispondere punto per punto a quello che scrivono. Uso un testo tradotto da Google dal tedesco.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-significato-del-martirio-di-santa.html 


Tengo a precisare che la Chiesa da sempre, seguendo il Vangelo, ha insegnato ai suoi fedeli a preferire la morte piuttosto di commettere un peccato mortale, si tratti o non si tratti castità, come per esempio l’idolatria, l’obbedienza a un comando ingiusto oppure l’abiura alla propria fede per abbracciare un’altra fede. Per questo il riferimento a Pio XII è fuori luogo.

A proposito di questo grande Papa vorrei ricordare che suo merito storico è quello di essere stato il primo Papa a riconoscere ufficialmente la pari dignità personale dell’uomo e della donna e la loro reciproca complementarità come voluta da Dio nel piano originario della creazione. Tutto il pontificato di Pio XII, dal 1939 al 1958, è segnato da periodici interventi ufficiali dedicati a trattare questo tema.

 

Immagine da Internet: Maria Goretti, 1902 


19 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Quinta Parte (5/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quinta Parte (5/5)

  

Seconda parte - Che cosa ci dice la fede

 Gli insegnamenti della Chiesa

Che l’uomo sia composto di spirito e corpo, oltre ad essere verità di ragione è verità di fede, insegnata dal Concilio Lateranense IV del 1215. Il successivo Concilio di Vienne precisa che questa unione avviene in quanto l’anima è forma sostanziale del corpo. Nel 1336 Benedetto XII proclama il dogma della visione beatifica dell’essenza divina in paradiso.

Il Concilio Lateranense V insegna che l’anima umana spirituale è immortale. La proclamazione del dogma dell’assunzione della Beata Vergine Maria in cielo anima e corpo fatta da Pio XII nel 1950 comporta che in paradiso esisterà oltre al corpo maschile, rappresentato come primizia di quello di Cristo, anche il corpo femminile.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-spirito-e-il-sesso-quinta-parte-55.html

Il primo Papa che ha confutato l’antico pregiudizio della superiorità dell’uomo sulla donna è stato Pio XII … San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris del 1963 notò come uno dei fenomeni sociali di maggior rilievo del nostro tempo è l’ingresso della donna nella vita pubblica …Importantissimo è il contributo alla comprensione della parità, unione e reciprocità uomo-donna nella Chiesa e nella società è stato quello di San Giovanni Paolo II. 

Ci vorrà attorno al sec. XIII l’ingresso di Aristotele nelle scuole teologiche della Chiesa perché essa comprendesse meglio quale dev’essere nel piano di Dio il rapporto dello spirito col sesso.

Circa la questione di determinare la reciproca complementarità fra uomo e donna in rapporto con la convenienza del sesso maschile col sacerdozio ministeriale, nonché la questione di chiarire il ruolo della donna nella Chiesa e le qualità proprie della donna, preziose indicazioni ci vengono dalla Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di San Giovanni Paolo II del 15 agosto 1988.

Basandomi su questi insegnamenti del Papa ho scritto un libro, La coppia consacrata, nel quale, commentando gli insegnamenti pontifici ed aggiungendo contributi di alcuni filosofi come il Maritain ed Edith Stein, ho cercato di sviluppare ulteriormente il pensiero del Papa. La nozione di coppia consacrata non fa riferimento di per sé né al matrimonio né alla vita religiosa. Vuol significare invece che per la Scrittura la coppia umana come tale è sempre cosa sacra, si tratti del matrimonio o si tratti del rapporto sacerdote-donna o del rapporto religioso-religiosa o generalmente laico-laica di qualunque età, stato o condizione di vita.

 

La chiarificazione delle qualità proprie della donna è necessaria anche per vagliare la possibilità che oggi si profila di consentire alla donna di essere investita del diaconato istituito, mentre resta riservato al maschio il diaconato ordinato, primo grado del sacramento dell’Ordine. 

Ma nel contempo la chiara conoscenza delle qualità proprie del maschio è indispensabile per determinare i motivi di convenienza del sesso maschile come materia del sacramento dell’Ordine. 

 Immagini da Internet:

- Da: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/1/14/udienza-generale.html 

18 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Quarta Parte (4/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quarta Parte (4/5)

 

Generazione e fabbricazione

Notiamo che bisogna distinguere nell’agire umano o nell’attività umana l’attività generatrice, quella morale e quella fabbricatrice. L’attività umana o comporta l’attività biopsicologica generativa nel matrimonio, per la quale l’uomo si riproduce nella specie, come gli animali e le piante, o produce atti moralmente buoni o cattivi, che qualificano l’agente come buono o cattivo, oppure produce opere materiali esterne nel mondo fisico. Sono gli artefatti, prodotti del lavoro, dell’arte e della tecnica.

Il generare è l’attività propria del sesso, che abbiamo in comune con gli animali e con le piante. L’attività morale ci appartiene in proprio in quanto persone dotate di ragione e libero arbitrio e finalizzate alla conquista del sommo bene. Come figli di Dio in Cristo, siamo chiamati alla santità nel regno dei cieli.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-spirito-e-il-sesso-quarta-parte-45.html

La vita ha origine dall’anima, la quale o è creata direttamente da Dio al momento del concepimento, se è l’anima umana, o è causata dallo stesso atto generativo nei livelli inferiori della vita. ... Teniamo presente che il sesso nell’animale come nell’uomo non è una proprietà accidentale del soggetto ad libitum giustapposta al soggetto e separabile dal soggetto, come i pantaloni e la camicia, ma è una proprietà organica del soggetto, intrinseca al soggetto, necessaria all’essenza completa del soggetto. 

Privare la persona del suo sesso vuol dire sopprimere la persona. Si dovrebbe piuttosto parlare di liberazione o guarigione del sesso. Ognuno di noi nasce con un dato sesso, che fa parte della sua natura umana. La medicina deve correggere i difetti della natura non sopprimere o cambiare o sostituire la natura …

Come l’animalità è il genere che dà all’uomo la natura umana per l’aggiunta della razionalità, così la natura umana è il genere al quale, aggiungendo le differenze maschile-femminile, sorge la differenza tra la mascolinità e la femminilità, fra l’uomo e la donna. … In altre parole: come l’esser razionale è la differenza del genere animale, così l’esser maschio e femmina sono le differenze del genere natura umana, che a sua volta è la differenza specifica del superiore genere animalità. ... Non si tratta come dice Maritain, di una differenza «quasi-specifica», ma, come dice Edith Stein, di una vera e propria differenza specifica. Se tra noi e gli animali esiste una differenza specifica, non per questo noi non ci sentiamo animali come loro. Così se tra uomo e donna c’è una differenza specifica, non per questo il maschio non si sente razionale come la donna, né la donna non si sente razionale come l’uomo. ... Diciamo allora che l’anima maschile e quella femminile sono due differenze specifiche del razionale. Abbiamo quindi un genere superiore: l’animale e un genere inferiore: il razionale. Il razionale e l’irrazionale sono le differenze del genere animale: il maschile e il femminile sono le differenze del genere razionale.


Ciò che sfuggì a Platone e non per colpa sua, perché non poteva saperlo, fu che questa ostilità della carne allo spirito non dipende dal fatto che la carne sia cattiva, ma dalle conseguenze del peccato originale. La carne - cioè il sesso - in sé è buona ed è componente essenziale dell’uomo. Il problema vero, allora, non è quello di liberarsi dalla carne, ma di purificarla e sottometterla allo spirito. Platone non seppe che quella carne nella quale abbiamo peccato e che ci spinge a peccare, è quella stessa carne che, assunta dal Verbo di Dio, diventa principio di salvezza.

Immagini da Internet


16 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Seconda Parte (2/5)

 

Lo spirito e il sesso

Seconda Parte (2/5)

 

Prima parte - Che cosa ci dice la ragione

La sostanza, lo spirito e l’anima

Quanti di noi credenti oggi sanno che cosa è lo spirito? Quanti di noi si fermano a parlare dell’anima? Si parla ancora delle anime dei defunti? Sappiamo distinguere la psicologia sperimentale dalla psicologia filosofica? Il compito del sacerdote da quello dello psicologo? Ci si interroga ancora sul destino dell’anima?

Quanto al tema dello spirito, certo nel corrente linguaggio cristiano la parola ricorre spesso. Si parla molto di Spirito Santo. Ma raramente sentiamo spiegarci che cosa è lo spirito. Lo spirito sarebbe oggetto della metafisica. Ma chi oggi s’interessa di metafisica? I filosofi si rifanno al concetto hegeliano dello spirito. Ma siamo certi che sia quello giusto? Pochissimo si parla oggi dell’anima. Eppure la nostra è un’anima spirituale. Per sapere che cosa è l’anima spirituale, occorre sapere che cosa è lo spirito e per sapere che cosa è lo spirito, bisogna sapere che cosa è la sostanza. Cominciamo dunque dalla sostanza.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-spirito-e-il-sesso-seconda-parte-25.html

Il fatto che la natura umana sia ben definita, delimitata e regolata da precise leggi morali, universali ed immutabili non vuol dire, come teme Rahner, che l’agire umano sia deterministico puramente istintuale o debba essere orientato ad unum come quello degli animali o essere monotamente ripetitivo come quello delle macchine. Al contrario, l’uomo ha davanti a sé uno spazio di azione e di libera scelta, di inventiva e di creatività, dove, anche se non sempre gli è possibile, può e deve decidere liberamente quello che preferisce. Ma questo agire, per essere benefico e legittimo, non trasgredire i comandamenti divini, non deve varcare i confini stabiliti dalla retta ragione e dalla fede, dal diritto e dalla giustizia, dalla legge naturale e divina, se non vuol fallire al senso e al valore della sua vita. 

Se consideriamo come l’umanità ha vissuto finora il rapporto dello spirito col sesso registriamo certamente un’evoluzione del costume: da un’impostazione dualistica e rigorista di tipo platonico e da una concezione della donna come soggetta al maschio, oggi, alla luce del dato biblico meglio interpretato, riusciamo meglio del passato a conciliare lo spirito col sesso e a capire come uomo e donna non devono ingannarsi a vicenda o guardarsi con diffidenza, ma completarsi l’un l’altra su di un piede di parità, in un mutuo servizio ed essere una cosa sola per il bene e la crescita della società e della Chiesa.

Questo progresso del costume morale non ha comportato però nessuna alterazione nella natura umana o nella legge morale, ma si è trattato semplicemente di una migliore realizzazione delle esigenze e dei fini della natura stabiliti da Dio.


Immagine da Internet

15 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Prima Parte (1/5)

 

Lo spirito e il sesso

Prima Parte (1/5)

Non è bene che l’uomo sia solo:

gli voglio fare un aiuto che gli sia simile

Gen2,18

 

Introduzione

Uno dei più seri problemi della vita è quello di conciliare i bisogni, le esigenze e le inclinazioni, i piaceri e le finalità del corpo con quelle dello spirito. Dio aveva unito e noi abbiamo diviso e non riusciamo più a riunire le due metà dell’intero. Sesso e spirito da amici sono diventati nemici.

Questo problema della conciliazione del corpo con lo spirito ci tocca tutti da vicino. Esso assume toni drammatici: si pensi solo al famoso conflitto tra spirito e carne del quale parla San Paolo. La pratica della vita cristiana certo ci dà molta serenità, ma le difficoltà restano sempre gravi.  Come ci ha insegnato Freud, mettendo da parte il suo materialismo, molti disturbi psichici sono causati da un mancato equilibrio fra spirito e sesso, mentre il sesso è fatto per aiutare lo spirito.

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La scoperta avvenuta nel secolo scorso della pari dignità e complementarità reciproca fra uomo e donna è collegata alla scoperta che lo spirito umano, a differenza dello spirito angelico, è sessuato. Fino ad allora si era omologato lo spirito umano a quello angelico e si credeva che la differenza sessuale dipendesse solo dal corpo. Distinguendo nella natura umana individuo e specie e pensando che il sesso fosse solo qualcosa di materiale, il sesso era ricondotto all’individualità fisica e si credeva che non fosse qualcosa di specifico. 

Ma poiché la donna già a partire dal medioevo aveva fatto capire di avere una propria spiritualità, diversa da quella maschile, e per certi aspetti superiore, siamo giunti alla conclusione che la differenza sessuale umana non riguarda solo né principalmente l’animalità, ossia la generazione fisica, ma ha una radice spirituale e produce una generazione spirituale. Esiste cioè un’anima spirituale maschile e un’anima spirituale femminile. 

Ciò ci ha condotti a chiarire la natura della sostanza spirituale. Questa distinzione è certo collegata col sesso animale, il quale condiziona la differenza tra le due anime. Ma esse sono per sé stesse create da Dio con questa differenza. Dio crea un’anima maschile per un corpo maschile e un’anima femminile per un corpo femminile.

Abbiamo compreso che se tra un individuo e un altro nel campo materiale c’è solo una diversità e non una differenza specifica, perchè l’individuazione proviene dalla materia, tra l’anima di Maria e quella di Paola o tra l’anima di Paolo e quella di Giovanni c’è solo una diversità dipendente dall’individualità fisica. Ma tra l’anima dell’uomo e quella della donna c’è una differenza specifica dove il fisico non c’entra nulla e siamo nel campo dello spirito. 

 
Immagine da Internet 

08 ottobre, 2025

Una discussione su quanto è successo a San Pietro. Il Giubileo degli omosessuali? - Terza Parte (3/3)

 

Una discussione su quanto è successo a San Pietro

Il Giubileo degli omosessuali?

Terza Parte (3/3)

 

Legga invece cosa ha dichiarato il vescovo Athanasius Schneider, dove troverà anche risposta ad altre domande che mi fa (dall’intervista della giornalista Dianne Montagna ...

 

1)

In un articolo dello stesso Martin su Outreach, egli nega esplicitamente che la Bibbia …  Non so se lei, Padre Giovanni, abbia mai sentito di tali esegesi farneticanti....

1)

Caro Bruno,

in queste parole del P. Martin è evidente la confusione che egli fa, da una parte tra i divini comandamenti, che sono immutabili, e tra questi c’è la proibizione del peccato di sodomia, e dall’altra certe norme pratiche o giuridiche che corrispondono a stadi superati o arretrati della coscienza morale, ossia comportamenti che, grazie alla successiva diffusione del Vangelo e al progresso morale che esso ha causato da allora ad oggi, sono stati abbandonati e oggi sono addirittura condannati. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/una-discussione-su-quanto-e-successo_58.html

 

Immagine da Internet

07 ottobre, 2025

Una discussione su quanto è successo a San Pietro. Il Giubileo degli omosessuali? - Seconda Parte (2/3)

 

Una discussione su quanto è successo a San Pietro

Il Giubileo degli omosessuali?

Seconda Parte (2/3)

 

3) Bruno V. 27/9/25

Caro Padre Giovanni,

Mi consenta di precisare alcuni punti rispetto alla sua risposta.

Condivido pienamente l’importanza di distinguere sempre quando il Papa si pronuncia a livello magisteriale, rispetto a quando parla da dottore privato.

Non posso però far a meno di pormi la domanda: che cosa ci ha comunicato, da poco più di un mese ad oggi, il Santo Padre sul peccato di sodomia?

La prima risposta è che certamente, a livello magisteriale, non ha prodotto alcuna affermazione di tolleranza per tale peccato, e dunque è pienamente rimasto nell’ortodossia. Su questo, siamo perfettamente d’accordo.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/una-discussione-su-quanto-e-successo_6.html

 


 Immagine da Internet

12 luglio, 2025

La Madonna ha conosciuto la morte? - Terza Parte (3/3)

 

La Madonna ha conosciuto la morte?

Terza Parte (3/3)

 

La rappresentazione del corpo femminile

Il cimento dei sommi artisti

Il nudo femminile è un genere pittorico, fotografico o scultoreo di tutto rispetto, normale materia di apprendimento in qualunque Accademia di Belle Arti, finalizzata al piacere estetico, e se suscita il piacere sessuale, esso è moderato dall’esperienza estetica, che è un’esperienza spirituale.

Questo genere artistico è antichissimo e connesso col politeismo. La dea nuda non è necessariamente stimolo di lussuria, ma può essere occasione per rendere onore alla bellezza femminile, come è evidente nell’arte greco-romana. Pensiamo per esempio nell’ambito della pittura alle famose maya vestida e maya desnuda di Goya o alle famose stupende statue, come la Venere di Milo, la Venere de’ Medici, la Venere Capitolina e l’Afrodite Cnidia. Si tratta evidentemente di una glorificazione del corpo femminile, che nulla ha a che vedere con la sollecitazione della concupiscenza, a meno che non ci accostiamo ad esse con desideri impuri. Altra cosa invece è il nudo intenzionalmente finalizzato suscitare la lussuria. 

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Gesù è ora in cielo alla destra del Padre e manda il suo Spirito alla Chiesa. Maria è al fianco di Cristo. L’uno e l’altra costituiscono la nuova coppia edenica e messianica, Gesù nuovo Adamo e Maria nuova Eva. Nel contempo Maria è la Madre di Cristo. Come accordare questi due schemi apparentemente contrastanti?

Bisogna tenere accuratamente separate queste due rappresentazioni entrambe vere, ma incompatibili fra di loro. Questo fatto può sembrare molto strano e addirittura assurdo. Ma non è necessario che tentiamo di conciliare le due rappresentazioni. Il loro contrasto dipende solo dal fatto che la nostra mente limitata, tutt’ora abitante in un corpo mortale ferito dal peccato, non riesce a vedere come quelle due cose coincidono in Gesù e Maria. Sappiamo che coincidono, e tanto ci deve bastare. In cielo capiremo meglio questo mistero.

Un’altra cosa da notare: la rappresentazione iconografica della maternità di Maria non ha mai costituito una difficoltà per gli iconografi: non si contano le raffigurazioni della Madonna col Bambino. Ma come rappresentare Maria assunta in cielo al fianco di Cristo? Michelangelo nella Cappella Sistina ha tentato di rappresentare Gesù accanto a Maria al Giudizio universale.

Sappiamo che Gesù e Maria lavorano per noi e a nostro nome rendono gloria a Dio nella liturgia celeste. Ma quale pittore o quale immaginazione potrebbero rappresentarci ciò che Gesù e Maria stanno facendo in cielo per noi? Benchè l’uno e l’altra siano due soggetti umani in carne ed ossa, maschio e femmina, la loro condizione gloriosa e celeste non è accessibile ai nostri occhi mortali. Come la cosa in sé kantiana, sappiamo che c’è, ma non sappiamo che cosa sia. Non ci resta che attendere la futura beata visione e cantare il bell’inno mariano «andrò a vederla un dì in cielo patria mia».

Immagine da Internet: Giudizio Universale, Michelangelo

10 luglio, 2025

La Madonna ha conosciuto la morte? - Prima Parte (1/3)

 

La Madonna ha conosciuto la morte?

Prima Parte (1/3)

Gratitudine alla donna, gratitudine a Maria

Il mistero dell’assunzione di Maria al cielo

Attorno alla vicenda storica di Maria c’è un insieme di credenze, narrazioni, fatti e cose misteriosi che ben si addicono alla Madre del Signore, la creatura umana che più di ogni altra è in comunione col mistero di Cristo e avvolta dal mistero di Dio. È strano, per esempio, che nessuno degli Evangelisti si sia preoccupato di dirci quale sia stata la fine della vita terrena di Maria.

Per converso, appare prestissimo a livello popolare la voce che Maria sarebbe stata assunta in cielo, una cosa miracolosa e straordinariamente grandiosa, privilegio unico della Madonna, eppure conveniente alla Madre di Dio, una narrazione popolare nata dalla devozione a Maria, un mistero di salvezza che pure subito trovò credito tra i fedeli. Ma il concetto stesso di assunzione al cielo è misterioso e di difficile comprensione. Vedremo in questo articolo quali sono le difficoltà che presenta, ma anche la meraviglia del suo significato.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-madonna-ha-conosciuto-la-morte-prima.html


Nel caso unico di Maria il concetto di morte dev’essere adattato al suo caso. La sua morte infatti non ha tutte le caratteristiche della morte. Da qui l’incertezza e i contrasti fra mariologi se Maria è morta o non è morta. Per questo alcuni preferiscono parlare di dormizione anziché di morte. 

Che il corso della vita terrena di Maria abbia avuto un termine, ciò comunque fa pensare alla morte. Del resto, avrebbe mai potuto vivere per sempre quaggiù? Dunque Maria per volontà di Dio ha assunto sotto questo punto di vista le conseguenze del peccato, benchè immacolata. Ma resta misteriosa la causa dell’interruzione del corso della sua vita. Non può essere stato un termine causato dalla corruzione della natura, ma causato direttamente da Dio stesso.

Maria ha subìto qualcosa di simile alla morte, ma nel contempo qualcosa di più vicino alla vita.

Immagine da Internet: Maria Assunta, Tiziano, Venezia 

18 giugno, 2025

Maschio e femmina li creò. Il mistero dell’unione dell’uomo con la donna - Terza Parte (3/3)

 

Maschio e femmina li creò

Il mistero dell’unione dell’uomo con la donna

Terza Parte (3/3)

 

Essenza della sessualità umana

Una caratteristica del vivente a differenza del non vivente è il fatto di esercire attività che non sono solo proiettate all’esterno per influire su altri corpi, ma sono indirizzate anzitutto alla conservazione, affermazione, difesa e riproduzione della propria specie e allo sviluppo quantitativo e qualitativo dell’individuo fino a raggiungere le dimensioni proprie della propria specie.

Il vivente possiede inoltre una vita di relazione fra gl’individui della stessa specie, che è assente nel mondo inanimato. I ciottoli del torrente sono fatti del medesimo tipo di roccia. Certamente stanno assieme, ma non esiste tra di loro alcuna relazione reciproca, che esprima la comunione fra due individui finalizzata alla produzione di nuovi individui di quel tipo di roccia, come avviene già nel mondo vegetale.  Ma nel mondo animale si aggiunge un ulteriore fattore di comunione ancora più intima di quella semplicemente vegetativa: i due soggetti diventano immanenti l’uno altro per mezzo di un’attività immateriale, intenzionale, rappresentativa ed immanente: la conoscenza, e quindi l’affettività, che segue alla conoscenza.  

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/maschio-e-femmina-li-creo-il-mistero_17.html


La sessualità umana è una dualità di fattori o princìpi corporeo-spirituali reciprocamente connessi e complementari, per la quale la natura umana risulta dall’unità di questa dualità, pur nella distinzione. Maschio e femmina non sono due individui della stessa specie di per sé asessuata, come nell’animale, ma sono le due componenti della specie, sicchè l’individuo maschile e quello femminile non sono esseri umani completi, se non nell’unione, non necessariamente genitale, con l’altro sesso.

Il che significa che il biblico «Non è bene che l’uomo sia solo» non vuol dire soltanto «non è bene che generi da solo», ma non è bene che la natura umana sia monadica; essa dev’essere duale. L’essere coppia è implicitamente incluso nell’essere uomo o essere umano, per cui l’individuo, uomo o donna, non è pienamente un essere umano se non è in coppia. Il che non significa assolutamente necessariamente attività sessuale. 

 Questa modalità duale si trova nell’uomo a causa della sua natura animale. Certamente non è richiesta dallo spirito come tale. L’angelo, puro spirito, non ha certo problemi di sessualità. Per questo l’angelo non può essere proposto come modello di perfezione umana alla maniera di Origene; né del resto può essere proposto l’animale, come avviene in Freud.

Nella sessualità umana s’incontrano natura e cultura, l’iniziativa umana e la volontà divina. Dio ci dona un tesoro da par suo e a noi sta abbellirlo ulteriormente con le raffinatezze dell’arte.

Immagini da Internet:
- Creazione di Adamo ed Eva, Guariento di Arpo, Padova
- Incoronazione della Vergine, Bernardo Daddi, Firenze

16 giugno, 2025

Maschio e femmina li creò. Il mistero dell’unione dell’uomo con la donna - Prima Parte (1/3)

 

Maschio e femmina li creò

Il mistero dell’unione dell’uomo con la donna

Prima Parte (1/3)

                                                                Materia e spirito

Per capire che cosa è l’esser maschio e femmina nell’uomo occorre saper distinguere nell’uomo la materia dallo spirito, perchè questa dualità è ad un tempo materiale e spirituale. La materia è ciò di cui è fatto il corpo umano, il soggetto delle qualità sensibili, della forma del corpo, delle sue potenze, forze, dimensioni, trasformazioni, attitudini, tendenze e attività fisiche.

La materia ci si manifesta per mezzo di queste sue strutture e proprietà sostanziali e accidentali, ma in sé stessa è opaca e ignota al nostro intelletto, che ne pone l’esistenza, ma essa in sé stessa non offre intellegibilità al nostro intelletto essendo il suo livello di intellegibilità al di sotto del livello minimo percepibile dal nostro intelletto, che è dato dalla materia formata. Essa è indirettamente oggetto dei sensi e dell’immaginazione in quanto sostanza sensibile agente. 

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L’uomo maschio e l’uomo femmina sono due sostanze o composti di materia e forma, dove la forma non esaurisce o fonda il suo essere nell’essere forma della materia, inesistente senza la sua materia, ma è forma immateriale sussistente da sé quindi indipendentemente dalla sua materia. Cioè è una forma spirituale o pura forma.

Uomo e donna posseggono la medesima natura umana e sono di pari dignità personale, orientati entrambi al medesimo fine ultimo, Dio, reciprocamente tra loro diversi e complementari, fatti per completarsi a vicenda nell’essere e nell’agire. 

La congiunzione dell’anima col corpo comporta che all’anima maschile corrisponda un corpo maschile e all’anima femminile un corpo femminile. Ciò vuol dire che lo spirito umano, a differenza dello spirito angelico, che non è sessuato, è uno spirito sessuato. Lo spirito umano, cioè, pur mantenendo la sua essenza di spirito identicamente nell’uomo e nella donna, è creato da Dio con due modalità di essere e di agire reciprocamente complementari in corrispondenza alla reciproca complementarità della sessualità fisica. Nel piano divino originario e per conseguenza anche in quello escatologico l’unione spirituale si manifesta nell’unione fisica e questa introduce all’unione spirituale.

San Paolo ci ricorda che tutto quello che è in noi, ossia la totalità del nostro essere, è «spirito, anima e corpo», ossia anima spirituale, sensitiva e vegetativa che anima un corpo organico disposto ed adatto alla vita.  Cartesio, nel distinguere lo spirito dal corpo, racchiude lo spirito nella semplice autocoscienza separata dal corpo e così, mentre intende il corpo come se fosse un’altra sostanza matematica separata dall’anima (res extensa), si dimentica dell’anima vegetativa e sensitiva e così non capisce né quali sono i livelli vitali umani inferiori, né qual è la vita dei viventi infraumani. 

 

Da Internet: Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, Teatro alla Scala

16 ottobre, 2024

Fruizione ed astinenza - Considerazioni sulla vita ascetica

 

Fruizione ed astinenza

Considerazioni sulla vita ascetica

 

C’è un tempo per abbracciare

                                                                                                       e c’è un tempo per astenersi dagli abbracci

Qo 3,5

Perchè mi sono fatto frate nel 1971

Oggi è diffusa una concezione della vita cristiana per la quale, col pretesto che essa è basata sull’amore e la libertà, che il cristiano è una persona gioiosa e misericordiosa, inclusiva e comprensiva, che ognuno ha una sua propria via di felicità, che Dio dà grazia a tutti e ci prende come siamo, si rifiutano princìpi morali assoluti ed universali, si rifugge dal concepire la morale come obbedienza a una legge, come esercizio faticoso del dovere, e si rifugge in ogni modo dalla sofferenza, dallo sforzo, dalla fatica e dalla rinuncia.  Non ci si preoccupa di evitare il peccato perché si pensa che Dio perdona tutti. Non si è disposti ad evitare il peccato, se ciò comporta sofferenza. Da qui per esempio la legalizzazione dell’eutanasia. Il male non è il peccare, ma il soffrire.

Fuggire il male per i buonisti e gli edonisti non è fuggire il peccato, ma fuggire la sofferenza. Non si devono compiere azioni che costino o che comportino sofferenza, ma solo azioni che ci piacciono. Oppure si compiono grandi sacrifici per fruire di beni vani ed effimeri Concetti come espiazione, soddisfazione, riparazione, sacrificio per loro non hanno senso. Non si deve far soffrire nessuno. Pertanto, se esiste il peccato, questo è l’irrogare una pena, è il castigare qualcuno. Il male è credere che sia possibile volere e fare il male. Viceversa, tutti sono buoni: solo che hanno concezioni diverse del bene e del male. Bisogna lasciar libero ciascuno di seguire la propria morale. 

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San Giovanni Paolo II assume con franchezza la nuova visione della donna, quella veramente biblica, ricavata dalla Genesi, dall’Apocalisse e dagli insegnamenti di Cristo, visione già introdotta da Pio XII come compagna dell’uomo, di pari dignità personale e uguaglianza di natura, voluta da Dio affinchè tra i due esista una reciprocità su tutti i piani dell’esistenza e della socialità.

Quanto a San Tommaso, egli mi ha fatto capire altresì la distinzione fra la fruizione di certi beni nella vita futura e la loro astinenza nella vita mortale. La fruizione riguarda l’attuazione dei valori protologici culminanti in quelli escatologici.

Per far luce su queste cose sorprendenti e quasi incredibili, per offrire un orizzonte di comprensione adeguato nel quale collocarle e per dare ad esse una plausibilità, bisogna che noi ci rifacciamo a quanto insegna San Paolo, quando dice che la vita presente è un passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, dall’uomo animale all’uomo spirituale, ossia dallo stato di natura decaduta alla natura redenta e da questa alla futura natura risorta, la «creatura nuova», che nasce col battesimo, per il quale rinasciamo come figli di Dio, ad immagine del Figlio, mossi  dallo Spirito Santo.

 


Immagini da Internet:
- La Pala di Ognissanti di Ludovico Brea, Genova
 
 

28 luglio, 2024

Esperienza trascendentale ed esperienza sessuale - La mistica di Rahner - Prima Parte (1/2)

 

Esperienza trascendentale ed esperienza sessuale

La mistica di Rahner

Prima parte (1/2)

 La spiritualità platonica ci dà garanzie di autenticità

come quella aristotelica?

Che cosa s’intende per «mistica»? La mistica è un’unione affettiva e o pratica con Dio inesprimibile a parole, ineffabile ed indicibile. La mistica o quella che si suppone tale è oggi molto di moda. Si pretende di spaziare in tutte mistiche, non solo quella cattolica, ma anche quella ebraica (kabbala), islamica (sufi), ortodossa (Dionigi l’Areopagita, Gregorio Palamas), protestante (Böhme, Swedenborg), panteista (brahmanesimo), buddista, taoista, new-age.

Oggi si dà del mistico con estrema facilità, ma spesso senza alcun criterio. Schelling è un mistico, Aleksandr Dugin è un mistico, Heidegger è un mistico, Rahner è un mistico, Severino è un mistico, Cacciari è un mistico, Nietzsche è un mistico, Gianni Vattimo è un mistico, Piero Coda è un mistico, Jean-Luc Marion è un mistico, Federico Faggin è un mistico, Paolo Gamberini è un mistico, Luigino Bruni è un mistico, Fritjof Capra è un mistico. La massoneria è una gnosi mistica. La filosofia teoretica e speculativa e la metafisica aristotelico-scolastica sono finite e sono sostituite dalla MISTICA. 

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Occorre quindi urgentemente chiarire o ricordare che cosa è la mistica, onde avere il criterio per distinguere quella vera da quella falsa. Al riguardo occorre innanzitutto controllare quale concetto dello spirito sta alla base di una data mistica, perché la mistica è un’esperienza spirituale. Che sia naturale o soprannaturale, questa è una distinzione da fare quando si confronta la mistica cristiana, soprannaturale, con le mistiche delle altre religioni, che sono di carattere naturale o puramente filosofico. La prima cosa da fare è trovare il concetto giusto dello spirito nei suoi rapporti con la materia.

La mistica in generale è, come dice Dionigi, il patire le cose divine. Il mistico è uno strumento di Dio. La sua volontà è la volontà di Dio. Acceso da un fuoco divino, accende nei cuori il fuoco dello Spirito Santo. Ma se questa volontà non è la volontà di un Dio pensato nel concetto o nel dogma, dove finisce il criterio per distinguere la buona dalla cattiva volontà? La giustizia dal peccato? Il patire il male dal fare il male?

Immagine da Internet: Teresa d'Avila, François Gérard, Parigi

21 luglio, 2024

Il Cardinale Eijk cita un mio intervento sulla reciprocità uomo-donna

 

Il Cardinale Eijk

cita un mio intervento sulla reciprocità uomo-donna

Ritengo utile ai lettori riportare il sunto di un mio intervento ad un Convegno tomistico internazionale del 1986 fatto dal Card. Willelm Jakobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht nel corso di una sua dotta e interessante conferenza sul tema L'antropologia Cristiana e la teoria del genere, tenuta ad un Incontro della Commissioni dottrinali europee ad Esztergom, il 14 gennaio 2015.

 

Riguardo a questa conferenza ne consiglio caldamente la lettura:

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/incontri/rc_con_cfaith_20150114_esztergom-eijk_it.html .

 ...

Queste considerazioni possono essere messe utilmente in relazione con le seguenti parole dell’“Instrumentum laboris” per la Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2024) del 9 luglio 2024, n. 13:

 

“La prima differenza che incontriamo come persone umane è quella tra uomini e donne. La nostra vocazione di cristiani è quella di onorare questa differenza donata da Dio vivendo all’interno della Chiesa una dinamica reciprocità relazionale come segno per il mondo.”

(https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2024/07/09/0560/01156.html )


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Immagine da Internet:
Card. Willem Jacobus Eijk