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14 agosto, 2026

La funzione del cappellano militare

 

La funzione del cappellano militare

Una delle conseguenze del peccato originale è l’inclinazione in ciascuno di noi all’ostilità nei e alla sopraffazione nei confronti del prossimo, la volontà di primeggiare, di emergere sugli altri e di assoggettarli a sè, la smania di comandare, il gusto di imporre agli altri la propria volontà o di costringerli a fare quello che vogliamo noi, il gusto dello scontro, il fare il bastian contrario, la tendenza all’odio, all’invidia, alla rivalità, all’aggressività, alla prepotenza, alla violenza, al dominio, diciamo, in una parola, la tendenza alla guerra.

Purtroppo nella vita presente, conseguente al peccato di Adamo che ha dato retta alla menzogna, il possesso della verità non è più un possesso comune e pacifico, non c’è più tra di noi l’accordo e il consenso sugli interessi, sui valori e i fini fondamentali dell’esistenza e della vita.  

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A causa delle conseguenze del peccato originale succede quaggiù inevitabilmente prima o poi che, quand’anche in noi ci fosse il miglior intento di seguire le vie della retta ragione, quand’anche ci fosse in noi tutta la lealtà ed onestà di riconoscere la verità e la buona volontà di curare i nostri legittimi interessi e di operare il bene del prossimo, nell’attenzione ai suoi bisogni, nel rispetto dei suoi diritti e esigenze, se il prossimo è verso di noi malintenzionato, attaccabrighe, ostinato, litigioso, impaziente, invidioso, intollerante,  permaloso, vendicativo, prepotente ed aggressivo, non c’è nessun modo di risolvere la questione e di ottenere giustizia pacificamente per mezzo del ragionamento e di un leale scambio di idee. 

Se infatti l’avversario nel caso di una controversia non ascolta ragione, se non vuol ragionare, se messo davanti ai suoi torti non li vuol riconoscere, ma pretende di aver ragione lui e magari ci accusa con malignità e se pretende da noi ciò che non possiamo concedere, se mette in pericolo i nostri interessi vitali, i nostri beni e la nostra stessa vita e quella dei nostri cari o concittadini, minacciandoci con le armi o con misure ingiuste che ci opprimono, che dobbiamo fare?

Alcuni, credendo di interpretare il Vangelo, dicono che non dobbiamo resistere, ma dobbiamo offrire l’altra guancia o sopportare. Senonchè però Cristo in un altro passo dice di non esser venuto a portare la pace, ma una spada ed inoltre nell’Apocalisse Cristo appare come un terribile Cavaliere che sconfigge di spada tutti i suoi nemici.

Dunque si tratta di espressioni enfatiche e paradossali di Cristo e della Scrittura, che devono essere accordate ed interpretate secondo la tradizionale interpretazione della Chiesa, la quale ha sempre teorizzato e praticato il giusto uso delle forze armate. Che lo si chiami o non si chiami «guerra giusta», ha poca importanza.

A questo punto comprendiamo la funzione provvidenziale del cappellano militare, proprio in ordine al conseguimento della pace. Egli è presente nelle nostre forze armate non certo per benedire la guerra, ma per benedire quei militari che fanno il loro dovere a rischio della vita per la conquista e la difesa della pace.

La missione preziosissima del cappellano militare è quindi quella di assicurare ai militari un adeguato servizio religioso, tale da far loro comprendere da una parte l’inaccettabilità del militarismo e dell’imperialismo, e dall’altra parte che le forze armate non si sentano demotivate nel loro prezioso servizio al bene comune e alla patria da uno stolto pacifismo che finisce per favore la guerra.


Immagini da Internet:
- Caserma Pio IX, Roma
- Parata militare, Roma

13 agosto, 2026

Non uccidere - Dio libera Israele dal giogo del Faraone - Quarta Parte (4/4)

 

Non uccidere

Dio libera Israele dal giogo del Faraone

Quarta Parte (4/4)

 

Armi atomiche e armi da fuoco

Altra cosa da notare nell’epoca moderna dopo la seconda guerra mondiale è che il sorgere degli armamenti atomici nelle due grandi potenze antagoniste e dominanti nel mondo, Stati Uniti e Russia, le ha portate entrambe alla consapevolezza che in un’eventuale guerra atomica, non ci sarebbero stati né vincitori né vinti, perchè era impossibile organizzare una difesa contro un attacco atomico.

Ci si accorse allora che la prospettiva tradizionale per la quale la nazione che può vincere è quella che possiede un armamento più forte, non valeva più per il fatto che anche se una delle due potenze poteva possedere un armamento atomico superiore, non le serviva a nulla, perchè comunque non aveva modo di difendersi da un controattacco atomico della potenza avversaria. Nel caso di guerra nucleare il concetto di vittoria non ha più senso.

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Un altro dato biblico che resta molto oscuro e del quale la predicazione corrente non parla mai è come si deve intendere la guerra escatologica di Cristo, con la conseguente vittoria, contro le potenze dell’anticristo, della quale parla l’Apocalisse (19, 19-21; 20, 8-10).

Se oggi i comunisti non parlano più di rivoluzione, rimane però sempre la loro convinzione che l’uomo si liberi da sé di ciò che lo opprime e ciò che lo opprime è il trascendente. Da qui il suo ben noto ateismo, ampiamente confutato dal Concilio Vaticano II.

Il cristianesimo per mezzo della Scrittura e della Chiesa rivela all’umanità l’importanza e la necessità del bene sommo della pace come ragion d’essere e obbiettivo ultimo di tutta l’attività teoretica e pratica dell’uomo, nonché le vie e i modi per conseguire questo bene indicando gli ostacoli da togliere, che impediscono il conseguimento di questo bene.


Sappiamo quanto il Santo Padre stia operando per la pace nel mondo e per la Chiesa. I suoi informatori gli forniscono da tutto il mondo informazioni delle quali noi nel nostro piccolo non disponiamo. Però abbiamo tra le mani la Scrittura, ovviamente interpretata dalla Chiesa pre e postconciliare. Ebbene, il Lettore che mi ha seguìto fin qui si sarà accorto della somiglianza di certe espressioni del Papa sulla guerra e sulla pace con quelle dei buonisti. Naturalmente tale somiglianza può indurre in errore …


 

Immagini da Internet:
- Le "Visioni dell'Apocalisse" di Hieronymus Bosch (Jheronimus Bosch
- San Pietro, Roma (da: https://www.vatican.va/content/vatican/it.html )

19 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Quinta Parte (5/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quinta Parte (5/5)

  

Seconda parte - Che cosa ci dice la fede

 Gli insegnamenti della Chiesa

Che l’uomo sia composto di spirito e corpo, oltre ad essere verità di ragione è verità di fede, insegnata dal Concilio Lateranense IV del 1215. Il successivo Concilio di Vienne precisa che questa unione avviene in quanto l’anima è forma sostanziale del corpo. Nel 1336 Benedetto XII proclama il dogma della visione beatifica dell’essenza divina in paradiso.

Il Concilio Lateranense V insegna che l’anima umana spirituale è immortale. La proclamazione del dogma dell’assunzione della Beata Vergine Maria in cielo anima e corpo fatta da Pio XII nel 1950 comporta che in paradiso esisterà oltre al corpo maschile, rappresentato come primizia di quello di Cristo, anche il corpo femminile.

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Il primo Papa che ha confutato l’antico pregiudizio della superiorità dell’uomo sulla donna è stato Pio XII … San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris del 1963 notò come uno dei fenomeni sociali di maggior rilievo del nostro tempo è l’ingresso della donna nella vita pubblica …Importantissimo è il contributo alla comprensione della parità, unione e reciprocità uomo-donna nella Chiesa e nella società è stato quello di San Giovanni Paolo II. 

Ci vorrà attorno al sec. XIII l’ingresso di Aristotele nelle scuole teologiche della Chiesa perché essa comprendesse meglio quale dev’essere nel piano di Dio il rapporto dello spirito col sesso.

Circa la questione di determinare la reciproca complementarità fra uomo e donna in rapporto con la convenienza del sesso maschile col sacerdozio ministeriale, nonché la questione di chiarire il ruolo della donna nella Chiesa e le qualità proprie della donna, preziose indicazioni ci vengono dalla Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di San Giovanni Paolo II del 15 agosto 1988.

Basandomi su questi insegnamenti del Papa ho scritto un libro, La coppia consacrata, nel quale, commentando gli insegnamenti pontifici ed aggiungendo contributi di alcuni filosofi come il Maritain ed Edith Stein, ho cercato di sviluppare ulteriormente il pensiero del Papa. La nozione di coppia consacrata non fa riferimento di per sé né al matrimonio né alla vita religiosa. Vuol significare invece che per la Scrittura la coppia umana come tale è sempre cosa sacra, si tratti del matrimonio o si tratti del rapporto sacerdote-donna o del rapporto religioso-religiosa o generalmente laico-laica di qualunque età, stato o condizione di vita.

 

La chiarificazione delle qualità proprie della donna è necessaria anche per vagliare la possibilità che oggi si profila di consentire alla donna di essere investita del diaconato istituito, mentre resta riservato al maschio il diaconato ordinato, primo grado del sacramento dell’Ordine. 

Ma nel contempo la chiara conoscenza delle qualità proprie del maschio è indispensabile per determinare i motivi di convenienza del sesso maschile come materia del sacramento dell’Ordine. 

 Immagini da Internet:

- Da: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/1/14/udienza-generale.html 

17 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Terza Parte (3/5)

 

Lo spirito e il sesso

Terza Parte (3/5)

 

Materia e spirito in Gentile

Il tema dello spirito è uno degli interessi fondamentali della filosofia di Gentile[1], il quale però riprendendo la concezione hegeliana, crede di portarla al più alto grado di perfezione mediante il concetto dell’atto, come vertice della realtà. Il concetto dell’atto viceversa è assente dalla filosofia hegeliana, la quale ha il suo punto di forza nella dialettica, nella quale il moto dello spirito è un ritorno all’inizio. Gentile accetta la dialettica hegeliana come interpretazione della vita, della storia e del divenire dello spirito.

Ma vuol condurre a termine il passaggio dalla trascendenza all’immanenza iniziato da Cartesio, dall’oggetto verso il soggetto, dal Tu all’Io, dall’essere all’apparire; il che poi verrà a dire dal teismo all’ateismo, dall’umanesimo al panteismo, dal cristianesimo al nichilismo, dalla democrazia al totalitarismo, dalla prima alla seconda guerra mondiale. Insistere con Gentile, come alcuni fanno, vuol dire rischiare lo scoppio della terza ed ultima guerra mondiale.

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Gentile confonde l’atto del pensare con l’atto d’essere, confonde il pensare con l’agire e col produrre. ... Hegel riconosce come Aristotele che all’inizio del pensare nell’intelletto non c’è nulla. ... La Chiesa distingue la persona umana dalla natura umana. 

L’etica aristotelica propone all’uomo delle mire più modeste e rinuncia al volo di Icaro di Platone. Infatti mentre nel platonismo si rischia la nevrosi o l’ipocrisia, Aristotele ci guida a trovare una visione sintetica di sesso e spirito e per questo la Chiesa, dopo alcune incertezze nei Padri, ha assunto senza esitazione con San Tommaso l’etica di Aristotele.

La distinzione cartesiana fra spirito e corpo è del tutto insufficiente a spiegare le differenti relazioni metafisiche tra le due sostanze, anche se può avere un aggancio al dogma del Concilio Lateranense IV (visibilia et invisibilia). Tuttavia il successivo Concilio di Vienne del 1312 precisò che l’anima non è una sostanza completa, non è una res, ma la forma di una sostanza.

Il Concilio suppone la distinzione fra la forma e l’essenza. Non ogni forma è un’essenza, ma ci può essere un’essenza composta di materia e forma. Il che lascia spazio ad anime inferiori, come quella vegetativa e quella sensitiva, che non sono immortali, in quanto non sono sostanze complete, non sono forme sussistenti, ossia spirituali. La sostanza completa, invece, la res è solo il composto di anima e corpo.

L’attività sessuale appartiene propriamente alle funzioni della vita vegetativa e per questo l’abbiamo in comune con gli animali e con le piante. ... La vita fisica dipende dall’anima spirituale e abbraccia i due livelli inferiori di vita, quella psichica e quella vegetativa. Essa si manifesta anche nei moti e nelle alterazioni del corpo, volontari ed involontari. ... Il sesso umano è un composto organico biopsicospirituale di elementi ontologici e dinamici che coinvolge la totalità della persona, perché è presente in modo diverso e graduale in tutte le componenti della natura e della persona: spirituale, psichico, vegetativa e corporea.

Immagini da Internet: 

16 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Seconda Parte (2/5)

 

Lo spirito e il sesso

Seconda Parte (2/5)

 

Prima parte - Che cosa ci dice la ragione

La sostanza, lo spirito e l’anima

Quanti di noi credenti oggi sanno che cosa è lo spirito? Quanti di noi si fermano a parlare dell’anima? Si parla ancora delle anime dei defunti? Sappiamo distinguere la psicologia sperimentale dalla psicologia filosofica? Il compito del sacerdote da quello dello psicologo? Ci si interroga ancora sul destino dell’anima?

Quanto al tema dello spirito, certo nel corrente linguaggio cristiano la parola ricorre spesso. Si parla molto di Spirito Santo. Ma raramente sentiamo spiegarci che cosa è lo spirito. Lo spirito sarebbe oggetto della metafisica. Ma chi oggi s’interessa di metafisica? I filosofi si rifanno al concetto hegeliano dello spirito. Ma siamo certi che sia quello giusto? Pochissimo si parla oggi dell’anima. Eppure la nostra è un’anima spirituale. Per sapere che cosa è l’anima spirituale, occorre sapere che cosa è lo spirito e per sapere che cosa è lo spirito, bisogna sapere che cosa è la sostanza. Cominciamo dunque dalla sostanza.

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Il fatto che la natura umana sia ben definita, delimitata e regolata da precise leggi morali, universali ed immutabili non vuol dire, come teme Rahner, che l’agire umano sia deterministico puramente istintuale o debba essere orientato ad unum come quello degli animali o essere monotamente ripetitivo come quello delle macchine. Al contrario, l’uomo ha davanti a sé uno spazio di azione e di libera scelta, di inventiva e di creatività, dove, anche se non sempre gli è possibile, può e deve decidere liberamente quello che preferisce. Ma questo agire, per essere benefico e legittimo, non trasgredire i comandamenti divini, non deve varcare i confini stabiliti dalla retta ragione e dalla fede, dal diritto e dalla giustizia, dalla legge naturale e divina, se non vuol fallire al senso e al valore della sua vita. 

Se consideriamo come l’umanità ha vissuto finora il rapporto dello spirito col sesso registriamo certamente un’evoluzione del costume: da un’impostazione dualistica e rigorista di tipo platonico e da una concezione della donna come soggetta al maschio, oggi, alla luce del dato biblico meglio interpretato, riusciamo meglio del passato a conciliare lo spirito col sesso e a capire come uomo e donna non devono ingannarsi a vicenda o guardarsi con diffidenza, ma completarsi l’un l’altra su di un piede di parità, in un mutuo servizio ed essere una cosa sola per il bene e la crescita della società e della Chiesa.

Questo progresso del costume morale non ha comportato però nessuna alterazione nella natura umana o nella legge morale, ma si è trattato semplicemente di una migliore realizzazione delle esigenze e dei fini della natura stabiliti da Dio.


Immagine da Internet

19 gennaio, 2025

Diritti dell’uomo e diritti di Dio - Sovvertimento e restaurazione nella Rivoluzione Francese - Terza Parte

 

Diritti dell’uomo e diritti di Dio

Sovvertimento e restaurazione nella Rivoluzione Francese

Terza Parte

 Il rapporto dello Stato con la Chiesa

Dalla Dichiarazione del 1789 si ricava che il fine dello Stato e del governo civile è la cura del bene comune temporale così come può essere determinato in base alla ragione e al diritto naturale. Da qui discende la cura delle realtà sociali e delle comunità umane presenti nel territorio dello Stato. Ora la Chiesa si presenta agli occhi dello Stato come comunità coinvolta nella cura del bene comune e nel rispetto dei diritti umani, disposta ad obbedire alle direttive del capo dello Stato e alle leggi dello Stato. 

La Dichiarazione, peraltro, col riconoscere la libertà di opinione e la libertà religiosa, rinuncia a interferire negli affari interni della Chiesa. Pertanto, i difetti della Costituzione civile del clero, giustamente segnalati e condannati da Pio VI, furono  quello di interferire negli affari interni della Chiesa per quanto riguarda la libertà di azione del clero e dei Vescovi, nonché quella degli istituti religiosi, fu quello di violare il diritto di proprietà della Chiesa e quello di impedire la libera formazione e diffusione della cultura cattolica, con la soppressione degli Ordini religiosi. 
 
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Luigi XVI ebbe una buona idea a convocare gli Stati generali nel 1789 per risolvere i gravi problemi economici e sociali del paese, onde avere un aiuto e un consiglio sul da farsi.

Il Re purtroppo non si rese conto che il costituirsi di questa Assemblea aveva una base giuridica nel diritto del popolo all’autogoverno e che la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino poteva essere accettata come base giuridica dello Stato, senza che ciò ledesse necessariamente i diritti della monarchia, della nobiltà e del clero.

Purtroppo anche Pio VI non seppe accorgersi degli elementi recuperabili nella concezione illuministica e massonica dello Stato. Solo col Concilio Vaticano II la Chiesa avrebbe assunto in pieno gli aspetti validi delle concezioni illuministiche settecentesche.


L’enorme disagio della Francia che nel ‘700 la condusse alla rivoluzione non fu solo un disagio politico, ma più profondamente fu un travaglio umano, morale, spirituale ed ecclesiale. Anzi, dirò di più: nella Francia, eminente rappresentante della Chiesa cattolica, era la Chiesa stessa che stava subendo una grave crisi, una crisi che sarebbe stata di crescita, che sul momento invece apparve ai cattolici e al Papa stesso, come gravissimo pericolo di vita.

Se la Chiesa avesse saputo affrontare lei di petto l’enorme problema, probabilmente non ci sarebbe stata la Rivoluzione francese, perché ne avrebbe tolto il veleno, spuntata la forza critica e accontentato le istanze giuste. Per fare questo lavoro avremmo dovuto aspettare il Concilio Vaticano II. Non del tutto sbagliata fu quindi la frase del Card. Suenens quando disse che il Vaticano II fu il 1789 della Chiesa. Certo, durante i lavori del Concilio ci furono momenti drammatici, nei quali ci fu la sensazione di una bufera rivoluzionaria.

Immagini da Internet:
- Stati Gemerali 1789, Auguste Couder
- Concilio Vaticano II

18 gennaio, 2025

Diritti dell’uomo e diritti di Dio - Sovvertimento e restaurazione nella Rivoluzione Francese - Seconda Parte

 

Diritti dell’uomo e diritti di Dio

Sovvertimento e restaurazione nella Rivoluzione Francese

Seconda Parte

 La questione dell’autorità politica

 Per quanto riguarda la questione dell’autorità politica e di quella del governante, la Dichiarazione non tiene conto dell’importantissimo insegnamento di San Paolo:

 

«Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna» (Rm 13,1-2).

Ben lungi da avallare qualunque situazione di fatto, qui San Paolo, al contrario, ci dà il criterio per sapere qual è il fondamento della legittima autorità umana, che non sia dispotismo e tirannide: è il fatto di partecipare dell’autorità divina. 

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/sovvertimento-e-restaurazione-nella_18.html


Per sapere quali sono i diritti dell’uomo occorre sapere quali sono i caratteri essenziali della natura umana, quali sono i suoi fini e quali i doveri che la vincolano in coscienza davanti a Dio o quali sono le leggi che deve mettere in pratica per ottenere il suo bene e raggiungere la sua felicità. Occorre quindi sapere che l’uomo è creato da Dio al quale, in quanto creatore, spetta fissare le norme della condotta umana. Il fondamento dei diritti umani è quindi la volontà di Dio creatore dell’uomo.

La ferma volontà di rispettare il diritto degli altri e di Dio, di obbedire alle leggi, di compiere il proprio dovere verso gli altri e verso Dio, di dare a ciascuno quello che gli spetta, è la virtù della giustizia. La giustizia è anche rivendicazione e difesa del proprio diritto. Al diritto da parte nostra corrisponde un dovere da parte degli altri.

Difetto della Dichiarazione del 1789 è l’insufficiente rifermento a Dio, pur indicato come «Ente supremo», ma non come creatore dell’uomo, per cui sembra che i diritti non abbiano la loro origine e fondamento nella volontà di Dio, ma solo nella volontà umana.


Si parla bensì di diritti universali: ma se non c’è il riferimento a Dio, questa universalità diventa come in Kant un qualcosa di puramente astratto e formale, che può essere alla fine riempito con qualunque contenuto.

Possiamo aggiungere che evidentemente il concetto di fratellanza introduce un fattore affettivo, che non è immediatamente avvertibile nel concetto di uguaglianza, che porta il pensiero solo all’universalità della natura umana, della legge morale naturale e della giustizia. Fratellanza dice solidarietà, collaborazione, reciprocità, disponibilità, concordia, amicizia, confidenza, comunione,

La fratellanza richiama anche all’idea della paternità; ma qui il concetto della Costituzione si arresta, perché essa non sa vedere una personalità trascendente in quanto a suo giudizio comprometterebbe l’uguaglianza per rintrodurre l’elemento gerarchico connesso con l’elemento aristocratico e monarchico. 


Immagini da Internet:
- Allegoria della Giustizia, G. Vasari, Firenze
- Allegoria della Fede, G. Vasari, Venezia

15 gennaio, 2025

Diritti dell’uomo e diritti di Dio - Sovvertimento e restaurazione nella Rivoluzione Francese - Prima Parte

 

Diritti dell’uomo e diritti di Dio

Sovvertimento e restaurazione nella Rivoluzione Francese

Prima Parte

 Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli

Mt 23,8

 

                Rendete a Dio quello che è di Dio

                e a Cesare quello che è di Cesare.

                              Mt 22,21

 

Deposuit potentes de sede

Lc1,52

 Che cosa è la rivoluzione?

 Gli antichi Romani distinguevano un diritto umano da un diritto divino (ius et fas). Tale distinzione è stata ripresa e arricchita dal cristianesimo, il quale ha collegato ragione, diritto, legge e giustizia. Il cristianesimo pertanto distingue una ragione umana da una ragione divina, un diritto umano da un diritto divino, una legge umana da una legge divina e una giustizia umana da una divina.

È stato col razionalismo cartesiano che è sorta una teoria del diritto, della legge e della giustizia indipendente da Dio e pertanto, contrariamente agli intenti dichiarati, sorgente di violenza, tirannia ed ingiustizia. Questo razionalismo aveva inquinato la Corona francese così da ingenerare un regime tirannico, ma ancor più debitori a Cartesio, mediante la massoneria, furono i rivoluzionari che abbatterono la monarchia, così da dare sì alla Francia un regime repubblicano, ma viziato dal razionalismo massonico e liberale.

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L’anima dottrinale della Rivoluzione francese fu la famosa Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 26 agosto 1789. Essa era ispirata alla Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776 e avrà il suo sviluppo e coronamento – purificata dagli errori - nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Successivamente questa Dichiarazione fu oggetto di lode ed approvazione da parte della Chiesa.

I lati positivi e quelli negativi della Rivoluzione francese sono la conseguenza degli aspetti positivi e di quelli negativi della Dichiarazione del 1789. 

Uno dei punti cardine della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 fu la proclamazione e la promozione dell’uguaglianza fra gli uomini: «Art. 1 – Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti»: gli uomini sono tutti uguali ed hanno gli stessi diritti.

L’uguaglianza della quale parla la Dichiarazione è evidentemente l’uguaglianza di natura: tutti hanno la medesima natura umana specifica con i suoi fondamentali bisogni, diritti e doveri. La legge morale è la stessa per tutti. È proibito pertanto fare accezione di persone. I privilegi devono essere giustificati da ragionevoli motivi e non effetto di discriminazioni, favoritismi o parzialità.


Ma la Dichiarazione ha prodotto anche danni ed ingiustizie gravissime per una malintesa concezione dell’uguaglianza umana. Ha voluto vedere nella Chiesa cattolica il sostegno di un regime tirannico basato sul fanatismo e l’irrazionalità, confondendo l’ossequio che il cristiano presta a Dio con una servile soggezione a chi sta al potere.

Nella Dichiarazione dei diritti del 1789 non si fa parola della fratellanza. Essa appare nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, della Costituzione del 1795, come terzo elemento del motto repubblicano, e definita così: "Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi" (cosiddetta etica della reciprocità). Si tratta di un termine di evidente risonanza evangelica, anche se è chiaro che l’ideale dell’uguaglianza e della libertà di trova già nel Nuovo Testamento. Si pensi per esempio alla dottrina di San Paolo sulla libertà.

 

Immagini da Internet:
- Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, 1776
- Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, 1789