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08 luglio, 2026

Il significato del martirio di Santa Maria Goretti

 

Il significato del martirio di Santa Maria Goretti

 

Maria Goretti è un modello per la donna?

Tre teologhe tedesche hanno recentemente commentato il gesto di Santa Maria Goretti, che accettò di essere uccisa pur di non peccare contro la castità.

Secondo queste teologhe il gesto di Maria non sarebbe da portare ad esempio, ma al contrario sarebbe tale da supporre una concezione della donna irrispettosa della sua dignità.

Siccome gli argomenti di queste teologhe possono presentare una apparente persuasività, ho pensato di rispondere punto per punto a quello che scrivono. Uso un testo tradotto da Google dal tedesco.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-significato-del-martirio-di-santa.html 


Tengo a precisare che la Chiesa da sempre, seguendo il Vangelo, ha insegnato ai suoi fedeli a preferire la morte piuttosto di commettere un peccato mortale, si tratti o non si tratti castità, come per esempio l’idolatria, l’obbedienza a un comando ingiusto oppure l’abiura alla propria fede per abbracciare un’altra fede. Per questo il riferimento a Pio XII è fuori luogo.

A proposito di questo grande Papa vorrei ricordare che suo merito storico è quello di essere stato il primo Papa a riconoscere ufficialmente la pari dignità personale dell’uomo e della donna e la loro reciproca complementarità come voluta da Dio nel piano originario della creazione. Tutto il pontificato di Pio XII, dal 1939 al 1958, è segnato da periodici interventi ufficiali dedicati a trattare questo tema.

 

Immagine da Internet: Maria Goretti, 1902 


19 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Terza Parte (3/5)

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Terza Parte (3/5)

 

 

L’episodio doloroso dell’«Humanae vitae»

L’inaspettato ritorno di modernismo si ebbe già dall’immediato postconcilio con l’amara sorpresa che questa volta non erano più soltanto i teologi, come ai tempi di San Pio X, ma addirittura certi Vescovi ad esserne infetti. Si tratta del famoso episodio del Catechismo olandese del 1966, che fu approvato dalla Conferenza episcopale olandese, e che San Paolo VI dovette far correggere da una commissione di Cardinali per il fatto che conteneva numerose eresie.

Similmente l’Episcopato tedesco il 22 settembre 1967 pubblicò una Lettera pastorale nella quale affermava che gli insegnamenti pontifici perennemente veri e quindi non rivedibili o irreformabili, che non possono essere sbagliati, sono solo quelli che hanno per materia nuovi dogmi, ossia verità di fede solennemente definita come tale.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-problema-serio-non-sono-i-lefevriani_01207583365.html


 

 

Immagine da Internet:

Papa Giovanni Paolo II
 
 
 


18 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Quarta Parte (4/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quarta Parte (4/5)

 

Generazione e fabbricazione

Notiamo che bisogna distinguere nell’agire umano o nell’attività umana l’attività generatrice, quella morale e quella fabbricatrice. L’attività umana o comporta l’attività biopsicologica generativa nel matrimonio, per la quale l’uomo si riproduce nella specie, come gli animali e le piante, o produce atti moralmente buoni o cattivi, che qualificano l’agente come buono o cattivo, oppure produce opere materiali esterne nel mondo fisico. Sono gli artefatti, prodotti del lavoro, dell’arte e della tecnica.

Il generare è l’attività propria del sesso, che abbiamo in comune con gli animali e con le piante. L’attività morale ci appartiene in proprio in quanto persone dotate di ragione e libero arbitrio e finalizzate alla conquista del sommo bene. Come figli di Dio in Cristo, siamo chiamati alla santità nel regno dei cieli.

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La vita ha origine dall’anima, la quale o è creata direttamente da Dio al momento del concepimento, se è l’anima umana, o è causata dallo stesso atto generativo nei livelli inferiori della vita. ... Teniamo presente che il sesso nell’animale come nell’uomo non è una proprietà accidentale del soggetto ad libitum giustapposta al soggetto e separabile dal soggetto, come i pantaloni e la camicia, ma è una proprietà organica del soggetto, intrinseca al soggetto, necessaria all’essenza completa del soggetto. 

Privare la persona del suo sesso vuol dire sopprimere la persona. Si dovrebbe piuttosto parlare di liberazione o guarigione del sesso. Ognuno di noi nasce con un dato sesso, che fa parte della sua natura umana. La medicina deve correggere i difetti della natura non sopprimere o cambiare o sostituire la natura …

Come l’animalità è il genere che dà all’uomo la natura umana per l’aggiunta della razionalità, così la natura umana è il genere al quale, aggiungendo le differenze maschile-femminile, sorge la differenza tra la mascolinità e la femminilità, fra l’uomo e la donna. … In altre parole: come l’esser razionale è la differenza del genere animale, così l’esser maschio e femmina sono le differenze del genere natura umana, che a sua volta è la differenza specifica del superiore genere animalità. ... Non si tratta come dice Maritain, di una differenza «quasi-specifica», ma, come dice Edith Stein, di una vera e propria differenza specifica. Se tra noi e gli animali esiste una differenza specifica, non per questo noi non ci sentiamo animali come loro. Così se tra uomo e donna c’è una differenza specifica, non per questo il maschio non si sente razionale come la donna, né la donna non si sente razionale come l’uomo. ... Diciamo allora che l’anima maschile e quella femminile sono due differenze specifiche del razionale. Abbiamo quindi un genere superiore: l’animale e un genere inferiore: il razionale. Il razionale e l’irrazionale sono le differenze del genere animale: il maschile e il femminile sono le differenze del genere razionale.


Ciò che sfuggì a Platone e non per colpa sua, perché non poteva saperlo, fu che questa ostilità della carne allo spirito non dipende dal fatto che la carne sia cattiva, ma dalle conseguenze del peccato originale. La carne - cioè il sesso - in sé è buona ed è componente essenziale dell’uomo. Il problema vero, allora, non è quello di liberarsi dalla carne, ma di purificarla e sottometterla allo spirito. Platone non seppe che quella carne nella quale abbiamo peccato e che ci spinge a peccare, è quella stessa carne che, assunta dal Verbo di Dio, diventa principio di salvezza.

Immagini da Internet


15 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Prima Parte (1/5)

 

Lo spirito e il sesso

Prima Parte (1/5)

Non è bene che l’uomo sia solo:

gli voglio fare un aiuto che gli sia simile

Gen2,18

 

Introduzione

Uno dei più seri problemi della vita è quello di conciliare i bisogni, le esigenze e le inclinazioni, i piaceri e le finalità del corpo con quelle dello spirito. Dio aveva unito e noi abbiamo diviso e non riusciamo più a riunire le due metà dell’intero. Sesso e spirito da amici sono diventati nemici.

Questo problema della conciliazione del corpo con lo spirito ci tocca tutti da vicino. Esso assume toni drammatici: si pensi solo al famoso conflitto tra spirito e carne del quale parla San Paolo. La pratica della vita cristiana certo ci dà molta serenità, ma le difficoltà restano sempre gravi.  Come ci ha insegnato Freud, mettendo da parte il suo materialismo, molti disturbi psichici sono causati da un mancato equilibrio fra spirito e sesso, mentre il sesso è fatto per aiutare lo spirito.

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La scoperta avvenuta nel secolo scorso della pari dignità e complementarità reciproca fra uomo e donna è collegata alla scoperta che lo spirito umano, a differenza dello spirito angelico, è sessuato. Fino ad allora si era omologato lo spirito umano a quello angelico e si credeva che la differenza sessuale dipendesse solo dal corpo. Distinguendo nella natura umana individuo e specie e pensando che il sesso fosse solo qualcosa di materiale, il sesso era ricondotto all’individualità fisica e si credeva che non fosse qualcosa di specifico. 

Ma poiché la donna già a partire dal medioevo aveva fatto capire di avere una propria spiritualità, diversa da quella maschile, e per certi aspetti superiore, siamo giunti alla conclusione che la differenza sessuale umana non riguarda solo né principalmente l’animalità, ossia la generazione fisica, ma ha una radice spirituale e produce una generazione spirituale. Esiste cioè un’anima spirituale maschile e un’anima spirituale femminile. 

Ciò ci ha condotti a chiarire la natura della sostanza spirituale. Questa distinzione è certo collegata col sesso animale, il quale condiziona la differenza tra le due anime. Ma esse sono per sé stesse create da Dio con questa differenza. Dio crea un’anima maschile per un corpo maschile e un’anima femminile per un corpo femminile.

Abbiamo compreso che se tra un individuo e un altro nel campo materiale c’è solo una diversità e non una differenza specifica, perchè l’individuazione proviene dalla materia, tra l’anima di Maria e quella di Paola o tra l’anima di Paolo e quella di Giovanni c’è solo una diversità dipendente dall’individualità fisica. Ma tra l’anima dell’uomo e quella della donna c’è una differenza specifica dove il fisico non c’entra nulla e siamo nel campo dello spirito. 

 
Immagine da Internet 

19 settembre, 2025

La Sindone, segno materiale della potenza dello Spirito. La Sindone guida alla fede e conferma la fede di chi ce l'ha già.

 

La Sindone, segno materiale della potenza dello Spirito

La Sindone guida alla fede e conferma la fede di chi ce l'ha già

 

Nell’Avvenire del 15 settembre u.s. è apparso un articolo del Prof. Gian Maria Zaccone, Direttore del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS).

Tale articolo interviene nella discussione sulla Sindone, sempre attuale ed interessante. Con questo mio articolo entro in discussione col Prof. Zaccone.

Vorrei cominciare col dire che la Sindone  ricompare nel 1350 a Lirey. Vuol dire che si era conservata memoria di essa, scomparsa nel 1204 nel sacco di Costantinopoli ad opera dei crociati, tra i quali una forza di primo piano erano i Templari. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-sindone-segno-materiale-della.html

 

 

  

Nel 1453 la Sindone passò in proprietà della Casa Savoia, fino al 1983, quando Umberto II ne fece dono alla Chiesa.


Immagine da Internet:

- Papa Giovanni Paolo II e Umberto II di Savoia

 
 


11 luglio, 2025

La Madonna ha conosciuto la morte? - Seconda Parte (2/3)

 

La Madonna ha conosciuto la morte?

Seconda Parte (2/3)

 

L’assunzione è conseguenza dell’immacolatezza

Il Beato Pio IX nel famoso dogma dell’immacolata concezione di Maria definì che Ella «per un singolare privilegio della grazia di Dio onnipotente nel primo istante della sua concezione fu preservata immune da ogni macchia (labes) di peccato originale» (Denz.2803).  Che significa ciò? Che la natura umana di Maria non fu concepita in quello stato di decadenza, fragilità, corruzione e mortalità che è comune a tutti gli uomini e donne discendenti dalla prima coppia. 

Per questo Maria era esentata di per sé da tutte le conseguenze penali del peccato originale e ricevette da Dio tanta grazia da esserne completamente piena, ossia la sua condotta morale fu sempre del tutto santa, esente da ogni cattiva inclinazione, vizio e difetto morale o psicologico e innocente da qualunque peccato non solo mortale ma anche veniale, colma di tutte le virtù naturali e soprannaturali, priva di qualunque inclinazione al peccato e quindi dalla concupiscenza, esente dall’ignoranza, che non fosse quella incolpevole, ricca di sapienza, come dimostra il Magnificat, ella che ha appreso direttamente dal Verbo divino, soggetta alla sofferenza, ma non alla decadenza fisica, esente dalla malattia ma non dalla morte, ardentissima nella carità e sempre guidata dai doni dello Spirito Santo. Certo questo non esclude che ella nell’agire sia passata dall’imperfetto al perfetto. Ma questo è stato un progresso continuo ed ininterrotto, senz’alcun momento di arresto o di regresso.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-madonna-ha-conosciuto-la-morte.html

L’assunzione di Maria al cielo è stata l’effetto di uno specialissimo intervento divino, privilegio unico di Maria, per il quale Dio nei suoi imperscrutabili disegni, ha voluto portare termine al percorso terreno di Maria - e qui Maria è stata uguale a tutti noi -.

Salire al cielo vuol dire ricevere la gloria celeste.

Inoltre dove è andata Maria? Occorre infatti un luogo che ospiti il suo corpo allo stesso modo di quanto è richiesto da quello di Cristo glorioso. È chiaro che sarebbe ridicolo ipotizzare una specie di viaggio spaziale. Paradiso, inferno e purgatorio devono essere necessariamente luoghi extraterreni, perché le anime dei defunti sono sostanze; ma è chiaro che non possono essere luoghi fisici come lo sono i luoghi del nostro mondo o del nostro universo.

Come ci suggerisce la Scrittura, possiamo immaginarli in senso analogico come luoghi trascendentali sempre ovviamente appartenenti al creato, ma esterni al nostro universo empirico.

Maria è la donna edenica e messianica. Se il corpo di Maria è stato assunto in cielo, non è affatto scandaloso pensare al corpo bellissimo di Maria e gustarne la bellezza, evitando però che sorga la concupiscenza. Maria ristabilisce nella sua persona la perfezione edenica perduta da Eva e con la sua assunzione in cielo precorre già nella vita terrena la perfezione sessuale femminile escatologica.

A proposito della nudità edenica, non sarà male allora considerare alcuni preziosi insegnamenti di San Giovanni Paolo II. La nudità edenica, come spiega bene il santo Pontefice nelle sue catechesi, rappresentava la condizione di possibilità della comunione umana interpersonale tra uomo e donna su di un piano di uguaglianza di natura, pari dignità personale e complementarità reciproca.

Immagine da Internet: Assunzione di Maria, Guido Reni

16 ottobre, 2024

Fruizione ed astinenza - Considerazioni sulla vita ascetica

 

Fruizione ed astinenza

Considerazioni sulla vita ascetica

 

C’è un tempo per abbracciare

                                                                                                       e c’è un tempo per astenersi dagli abbracci

Qo 3,5

Perchè mi sono fatto frate nel 1971

Oggi è diffusa una concezione della vita cristiana per la quale, col pretesto che essa è basata sull’amore e la libertà, che il cristiano è una persona gioiosa e misericordiosa, inclusiva e comprensiva, che ognuno ha una sua propria via di felicità, che Dio dà grazia a tutti e ci prende come siamo, si rifiutano princìpi morali assoluti ed universali, si rifugge dal concepire la morale come obbedienza a una legge, come esercizio faticoso del dovere, e si rifugge in ogni modo dalla sofferenza, dallo sforzo, dalla fatica e dalla rinuncia.  Non ci si preoccupa di evitare il peccato perché si pensa che Dio perdona tutti. Non si è disposti ad evitare il peccato, se ciò comporta sofferenza. Da qui per esempio la legalizzazione dell’eutanasia. Il male non è il peccare, ma il soffrire.

Fuggire il male per i buonisti e gli edonisti non è fuggire il peccato, ma fuggire la sofferenza. Non si devono compiere azioni che costino o che comportino sofferenza, ma solo azioni che ci piacciono. Oppure si compiono grandi sacrifici per fruire di beni vani ed effimeri Concetti come espiazione, soddisfazione, riparazione, sacrificio per loro non hanno senso. Non si deve far soffrire nessuno. Pertanto, se esiste il peccato, questo è l’irrogare una pena, è il castigare qualcuno. Il male è credere che sia possibile volere e fare il male. Viceversa, tutti sono buoni: solo che hanno concezioni diverse del bene e del male. Bisogna lasciar libero ciascuno di seguire la propria morale. 

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San Giovanni Paolo II assume con franchezza la nuova visione della donna, quella veramente biblica, ricavata dalla Genesi, dall’Apocalisse e dagli insegnamenti di Cristo, visione già introdotta da Pio XII come compagna dell’uomo, di pari dignità personale e uguaglianza di natura, voluta da Dio affinchè tra i due esista una reciprocità su tutti i piani dell’esistenza e della socialità.

Quanto a San Tommaso, egli mi ha fatto capire altresì la distinzione fra la fruizione di certi beni nella vita futura e la loro astinenza nella vita mortale. La fruizione riguarda l’attuazione dei valori protologici culminanti in quelli escatologici.

Per far luce su queste cose sorprendenti e quasi incredibili, per offrire un orizzonte di comprensione adeguato nel quale collocarle e per dare ad esse una plausibilità, bisogna che noi ci rifacciamo a quanto insegna San Paolo, quando dice che la vita presente è un passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, dall’uomo animale all’uomo spirituale, ossia dallo stato di natura decaduta alla natura redenta e da questa alla futura natura risorta, la «creatura nuova», che nasce col battesimo, per il quale rinasciamo come figli di Dio, ad immagine del Figlio, mossi  dallo Spirito Santo.

 


Immagini da Internet:
- La Pala di Ognissanti di Ludovico Brea, Genova
 
 

23 maggio, 2023

Tra Freud ed Origene - O col corpo o senza corpo. Dobbiamo deciderci sulla questione della sessualità - Parte Quinta (5/5)

 Tra Freud ed Origene

O col corpo o senza corpo.

Dobbiamo deciderci sulla questione della sessualità

 Quinta Parte (5/5) 

Indicazioni pastorali

L’impressione che fa a molti giovani l’etica sessuale predicata dalla Chiesa è che essa voglia proibir loro ciò che maggiormente li attira: il piacere sessuale che viene dall’amore per una ragazza che li ama. Essi hanno l’impressione che questa proibizione rifletta una specie di crudeltà e per questo sono portati a ribellarsi, e con ciò che cosa accade? Che, siccome la Chiesa è quella stessa istituzione che comanda a loro di andare a Messa in nome di un Dio che proibisce quella cosa, smettono di andare a Messa e di credere in Dio. Cosa fare, allora? Bisogna accoglierli nelle loro giuste esigenze e spiegar loro qual è il modo di soddisfarle.

Dobbiamo spiegar loro senza mezzi termini e senza attenuazioni che l’esigenza di vivere, di amare sensibilmente e godere sessualmente è del tutto legittima ed è creata da Dio per la loro felicità. Già queste parole li ben dispone nei confronti di Dio. Il senso della loro vita si apre indubbiamente alla possibilità dell’unione fisica accanto, tuttavia ad altri valori superiori, che occorre spiegar loro e renderne testimonianza nell’attenzione e nella pazienza con le quali li ascoltiamo, nel modo paterno di correggerli, nell’accoglienza che loro riserviamo, nella validità dei nostri ragionamenti, nei gesti di carità che loro offriamo.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/tra-freud-ed-origene-o-col-corpo-o_23.html 


Il fondamento primo dell’etica sessuale cattolica giace nel mistero dell’Incarnazione: o Logos sarx eghèneto, Verbum caro factum est, «il Verbo si fece carne» (Gv 1,14). Non dice che il Verbo si è mutato in sesso maschile. 

Si suppone la distinzione fra spirito e sesso, la sua unione nella mascolinità di Cristo e l’unione ipostatica del suo sesso, mediante l’umanità, alla Persona del Verbo. Qui vediamo l’altissima dignità che il sesso assume nel mistero dell’Incarnazione.

Giovanni Paolo II, come è noto, ha dato un poderoso contributo alla valorizzazione e al potenziamento della visione cristiana della famiglia, ma la novità storica del suo pensiero sulla sessualità ha la sua origine dall’aver puntato l’attenzione sul c.2 del Genesi, cosa che fino ad allora non era mai stata fatta nell’etica sessuale cattolica.

 

L’unione reciproca non è facoltativa, ma vocazione propria dell’uomo come tale, quindi di ogni persona umana. L’esser maschio e femmina non si aggiunge alla natura umana ma ne è costitutivo essenziale. Cioè non è che la natura umana sia soltanto identica nell’uomo e nella donna e il sesso ne sia una semplice differenza accidentale, ma si tratta di una differenza che potremmo chiamare sottospecifica, simile alla differenza che si aggiunge al genere, dove in questo caso il genere è la stessa natura umana.

Dio ha creato la stessa natura umana come duale, cioè come intrinsecamente differenziata in esser uomo e donna. Del resto ciò è implicito già nella definizione aristotelica dell’uomo come animale razionale: quando si dice animale, è ovvio che si dice maschio e femmina.

Immagini da Internet: Michelangelo

21 maggio, 2022

Pietà per l’Ucraina La vocazione ecumenica dell’Ucraina - Terza Parte (3/4)

 Pietà per l’Ucraina

La vocazione ecumenica dell’Ucraina

Terza Parte (3/4)

Parte II – le vie della pace 

Come si rimedia alla guerra 

Innanzitutto dobbiamo ricordare che cosa è la pace, perché la pace è la meta che si propone di raggiungere il pacifico che si trova a dover affrontare o sopportare la guerra, che un nemico gli muove contro. Infatti il pacifico non è uno che non combatte, ma che combatte per una giusta causa.

Certo, se col termine «guerra» s’intende la pratica della violenza, dato che il pacifico è un uomo buono e la violenza è peccato, in tal senso il pacifico non fa guerra a nessuno. Ma se per «guerra» intendiamo il semplice uso delle armi, in questo senso anche il pacifico può guerreggiare, in quanto è possibile far uso delle armi per un nobile fune, come per esempio la difesa della patria.

Per quanto riguarda la pace, essa è la tranquillità di un animo che domina le proprie passioni, pratica la volontà di Dio ed è benevolo verso tutti. Questa è la pace interiore, che riguarda la singola persona. Ma la pace è anche l’effetto gratificante dell’accordo o della comunione fra due persone sul sentiero della verità e della giustizia.  E questa è la pace sociale, ossia tra due o più persone.

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San Giosafat

San Giosafat fu il vero patriota, che volle veramente e pienamente la patria sotto il regno di Cristo, perchè, allacciandosi a San Vladimiro cattolico, seppe riannodare il filo spezzato, seppe capire a quale àncora doveva attaccarsi la sua patria per essere veramente sotto il regno di Cristo.

 

Lo slavo Karol Wojtyla non poteva non essere sensibile alla necessità della riunificazione dell’Europa cristiana e quindi alla ricomposizione dello scisma del 1054. 

Nel contempo era ben consapevole della differenza fra la spiritualità occidentale e quella orientale dell’Europa e in certo modo quella del mondo.

Famoso e significativo è stato lo slogan col quale San Giovanni Paolo II ha propagandato la sua consegna: «l’Europa deve respirare con i suoi due polmoni e ritrovare le sue radici cristiane».  

Immagini da Internet

14 aprile, 2021

Küng è il responsabile dell’infiltrazione della cristologia eretica hegeliana nella Chiesa - Seconda Parte (2/2)

 Küng è il responsabile dell’infiltrazione

della cristologia eretica hegeliana nella Chiesa[1]

 

 Seconda Parte (2/2)

Una concezione modernista della Chiesa

Da qui viene che per Küng la Chiesa di Cristo è composta parimenti di papisti ed antipapisti, in modo tale che la designazione di «cattolico» non appartiene solo ai papisti, ma anche ai luterani. Secondo lui il dissenso fra cristiani attorno ai poteri del Papa non è una discriminante per stabilire chi è dentro e chi è fuori della Chiesa cattolica.

Per questo, secondo Küng, la Chiesa di Cristo ammette nell’orizzonte della sua dottrina anche idee che sono ortodosse per gli uni ed eretiche per gli altri. Küng non riconosce più quindi al Papa la facoltà di dichiarare infallibilmente quale proposizione è ortodossa e quale è eretica, ma senza togliergli la facoltà di sentenziare in questo campo, e senza negargli gli altri titoli, dice semplicemente che può errare e può essere corretto da un fedele, come fece Lutero con Leone X. In sostanza, Küng considera l’autorità dottrinale del Papa come quella del Rettore di una Facoltà teologica o come quella del Preside di un’associazione teologica internazionale.

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