Sui suicidi nelle carceri
Bisogna che nei penitenziari si ritrovi il valore della penitenza
Un pregio
della concezione moderna dei diritti umani è la pratica della moderazione delle
pene carcerarie e la loro funzione rieducativa, ma un valore che sembra essersi
perduto è il significato penitenziale-espiativo della pena. La società edonista
e godereccia non vuol più sentir parlare di espiazione come se si trattasse di
una lugubre superstizione pagana. La sofferenza va respinta con ogni mezzo, come
se fosse il massimo dei mali, anche a costo di peccare o di far del male agi
altri.
Ciò avviene in
concomitanza con un indebolimento della pratica cristiana, che, dando forma di
virtù alla penitenza come esigenza spontanea dell’animo pentito, era riuscita
in passato ad animare cristianamente anche il diritto penale civile,
umanizzando gli usi pagani ancora presenti nell’alto medioevo e inserendo vitalmente
la situazione del carcerato nel mistero di Cristo crocifisso.
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Si tratta della
sopravvivenza della vita civile ed ecclesiale. Se infatti noi
relativizziamo i valori morali e i divini comandamenti col pretesto della
coscienza e della libertà individuale; se noi continuiamo a disprezzare la
pratica penitenziale, se rifiutiamo il valore espiativo del sacrificio di
Cristo e della Messa, se ci ostiniamo a dire che Dio non castiga nessuno e che
tutti sono perdonati e si salvano, … e continuiamo ad irridere all'ira
divina, non solo la situazione nelle carceri, ma nell'intera società e nella
Chiesa, diventerà sempre più tragica e insolubile e le cose andranno di male in
peggio.
Se la giustizia umana può
difettare nel riparare ai suoi falli, la giustizia divina non fallisce e al
momento giusto si fa viva per regolare i conti con coloro che hanno debiti in
sospeso. Nel contempo chi ha patito ingiustizia, certo della giustizia divina
ma anche della misericordia, dispone il proprio animo al perdono qualora chi gli
ha fatto torto sia pentito.
Saper perdonare e adoperarsi
per ottenere giustizia sono due gesti che non si escludono ma si richiamano a vicenda,
anche se il secondo è più nobile del primo e più conforme ai costumi di Dio.
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