17 marzo, 2025

Perché i nazisti hanno ucciso Edith Stein? La differenza fra l’ente e l’essere - Terza Parte (3/3)

 

Perché i nazisti hanno ucciso Edith Stein?

La differenza fra l’ente e l’essere

Terza Parte (3/3)

Husserl agli inizi sembrava voler respingere l’idealismo per riproporre il realismo, e in parte lo fece col recupero dell’intenzionalità e della distinzione fra soggetto e oggetto. Egli riabilitò contro l’idealismo il constatare, l’intuire e il vedere. Così egli lanciò il suo appello con le famose parole: «torniamo alle cose stesse!».

Tuttavia non usò il termine Ding, che vuol dire res, la cosa in sé, l’ente extramentale, già respinto dagli idealisti ed accolto dai realisti, ma usò il termine Sache, che ha un’inferiore portata ontologica e riguarda piuttosto il pensiero perché propriamente significa «fatto», «affare», «causa giuridica». 

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Il bisogno d’interiorità, di verità, di certezza e di assoluto e di veder chiaro nel proprio io, che la Stein sentiva, la condusse a seguire le lezioni di Husserl a Gottinga fino a laurearsi in filosofia con lui nella speranza di avere da Husserl una risposta.

L’essere certo appare come vero all’intelletto, ma l’essenza della verità sta nell’adeguarsi dell’intelletto all’ente. Il soggettivismo è dato dal piegare l’oggetto al soggetto; l’oggettività si dà quando è il soggetto che è relativo all’oggetto. Ora è appunto nella adaequatio tomista intellectus et rei che si verifica la prima cosa, mentre è nella concezione heideggeriana della verità come apparire dell’essere al soggetto che si verifica la seconda cosa.

San Tommaso fa notare come mentre l’ente come vero (quindi la verità) suppone la relazione dell’intelletto con l’ente, l’ente come ente non suppone affatto l’uomo che pensa l’ente. L’essere potrebbe benissimo esistere anche se non esistesse l’uomo.

Edith negli anni ’30, già monaca carmelitana, Suor Teresa Benedetta della Croce, ben consapevole del gravissimo pericolo che minacciava l’Europa, la Chiesa e il mondo, presaga dell’esito del nazismo, pronta ad offrire la propria vita per il suo popolo, che di lì a pochi anni sarebbe stato vittima delle conseguenze pratiche dell’ontologia di Heidegger, scrisse due pregevoli opere assai impegnative di metafisica, dedicandosi a sottili è importantissime distinzioni, laddove Heidegger confondeva, Atto e potenza. Studi per una filosofia dell’essere e Essere finito e essere eterno. Per una elevazione al senso dell’essere.

Edith Stein con le sue opere Atto e Potenza, Essere finito ed essere eterno ci dona preziose distinzioni metafisiche nell’orizzonte dell’analogia dell’essere, dissipando la nefasta confusione che conduce all’egocentrismo, all’ateismo, al panteismo, al materialismo, al nichilismo, all’idolatria e all’empietà.

Immagini da Internet

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