13 maggio, 2023

Galileo, Cartesio e Giordano Bruno - Dominio tecnico e dominio magico sulla natura - Seconda Parte (2/5)

 Galileo, Cartesio e Giordano Bruno

Dominio tecnico e dominio magico sulla natura

 

Seconda Parte (2/5 

Galileo lo sperimentatore, Bruno il mago e Cartesio il furbo

La Sacra Scrittura ci insegna che esistono tre gradi di dominio dello spirito sulla materia: c’è quello divino, quello dell’angelo e quello dell’uomo. Dio crea il mondo materiale, la molteplicità delle sostanze e degli enti contingenti, ciascuno con la sua forma o essenza specifica individuale precisa, definita e determinata, stabilisce le leggi fisiche e spirituali immutabili e necessitanti delle attività, dei moti e del loro divenire, in analogia alla sua azione causale e motrice, le rende cause efficienti e motrici delle sostanze a loro inferiori.

In base a un paradigma eterno concepito dalla sua mente, identico ad essa ed al suo essere, Dio concepisce nel suo Logos, ordina, connette e pone in atto con razionalità, sapienza e potenza infinite tutte le sostanze fisiche e spirituali fra di loro, ciascuna calcolata, misurata, definita, delimitata e determinata da una data quantità e qualità, azione e passione, inclinazioni e proprietà, attrazione e repulsione, nello spazio e nel tempo.

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Sia per Cartesio che per Galileo è possibile stabilire le leggi e il funzionamento della natura fisica secondo formule matematiche, ma mentre Galileo parte dall’esperienza sensibile considerata come oggettiva, per cogliere la natura e leggi del fenomeni della natura e stabilire così la teoria fisica, pur sempre rivedibile, la cui verità è confermata dalle verifiche offerte dall’osservazione sensibile, Cartesio, che non crede all’oggettività delle qualità sensibili dei corpi, riduce la sua cosmologia a una teoria puramente meccanicistica formulata nella modalità del sapere matematico.

Resta una grande differenza fra Bruno da una parte e Galileo e Cartesio dall’altra, e cioè che mentre questi ultimi credono fermamente nella fisico-matematica, Bruno, totalmente immerso in una visione panteistica dell’uomo e dell’universo, ne nutre il più profondo disprezzo come di falso sapere di «pedanti», nei quali coinvolge non solo Aristotele, ma addirittura il cristianesimo.  

 

Aristotele, prima di Galileo e di Cartesio, aveva scoperto la possibilità di una scienza della natura non solo di semplice esperienza sensibile, ma affrontata con metodo matematico

Anche Aristotele parla dell’apparenza (doxa), ma precisa che non sempre essa inganna.

Abbiamo allora l’apparire del vero sensibile e così Aristotele riconosce la veracità del senso, pur ammettendo che i sensi non sono infallibili. Galileo, al contrario di Cartesio, ben conscio che i sensi non ingannano, non teme di guardare nel cannocchiale sapendo di conoscere la verità. E sa benissimo che se ai sensi sembra che il sole giri attorno alla terra, la realtà è che è la terra a girare attorno al sole. La scienza non è il fermarsi alle apparenze, ma è il verificare se queste apparenze corrispondono o no alla realtà. E se, anche dopo attento esame, restano le apparenze, ci si deve provvisoriamente accontentare di quelle. Se invece in seguito a più accurate esperienze ci accorgeremo che il nostro sistema esplicativo non regge più, allora l’onestà scientifica ci imporrà di elaborare un sistema diverso che si adatti alle nuove esperienze.

Immagini da Internet:
- Galileo Galilei presenta il cannocchiale al doge Leonardo Donati, Giuseppe Bertini
- Lezione a Oxford (bassorilievo per il Monumento a Giordano Bruno),  Ettore Ferrari

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