16 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Seconda Parte (2/5)

 

Lo spirito e il sesso

Seconda Parte (2/5)

 

Prima parte - Che cosa ci dice la ragione

La sostanza, lo spirito e l’anima

Quanti di noi credenti oggi sanno che cosa è lo spirito? Quanti di noi si fermano a parlare dell’anima? Si parla ancora delle anime dei defunti? Sappiamo distinguere la psicologia sperimentale dalla psicologia filosofica? Il compito del sacerdote da quello dello psicologo? Ci si interroga ancora sul destino dell’anima?

Quanto al tema dello spirito, certo nel corrente linguaggio cristiano la parola ricorre spesso. Si parla molto di Spirito Santo. Ma raramente sentiamo spiegarci che cosa è lo spirito. Lo spirito sarebbe oggetto della metafisica. Ma chi oggi s’interessa di metafisica? I filosofi si rifanno al concetto hegeliano dello spirito. Ma siamo certi che sia quello giusto? Pochissimo si parla oggi dell’anima. Eppure la nostra è un’anima spirituale. Per sapere che cosa è l’anima spirituale, occorre sapere che cosa è lo spirito e per sapere che cosa è lo spirito, bisogna sapere che cosa è la sostanza. Cominciamo dunque dalla sostanza.

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Il fatto che la natura umana sia ben definita, delimitata e regolata da precise leggi morali, universali ed immutabili non vuol dire, come teme Rahner, che l’agire umano sia deterministico puramente istintuale o debba essere orientato ad unum come quello degli animali o essere monotamente ripetitivo come quello delle macchine. Al contrario, l’uomo ha davanti a sé uno spazio di azione e di libera scelta, di inventiva e di creatività, dove, anche se non sempre gli è possibile, può e deve decidere liberamente quello che preferisce. Ma questo agire, per essere benefico e legittimo, non trasgredire i comandamenti divini, non deve varcare i confini stabiliti dalla retta ragione e dalla fede, dal diritto e dalla giustizia, dalla legge naturale e divina, se non vuol fallire al senso e al valore della sua vita. 

Se consideriamo come l’umanità ha vissuto finora il rapporto dello spirito col sesso registriamo certamente un’evoluzione del costume: da un’impostazione dualistica e rigorista di tipo platonico e da una concezione della donna come soggetta al maschio, oggi, alla luce del dato biblico meglio interpretato, riusciamo meglio del passato a conciliare lo spirito col sesso e a capire come uomo e donna non devono ingannarsi a vicenda o guardarsi con diffidenza, ma completarsi l’un l’altra su di un piede di parità, in un mutuo servizio ed essere una cosa sola per il bene e la crescita della società e della Chiesa.

Questo progresso del costume morale non ha comportato però nessuna alterazione nella natura umana o nella legge morale, ma si è trattato semplicemente di una migliore realizzazione delle esigenze e dei fini della natura stabiliti da Dio.


Immagine da Internet

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