Il confronto del bene col male
La volontà umana e la volontà divina
Quinta Parte (5/6)
Seconda parte - I dati della divina rivelazione
Il piano divino della salvezza
La salvezza dell’uomo secondo la concezione cristiana consiste nel fatto che l’uomo, che a causa del peccato si trova in una condizione di miseria dalla quale non riesce a liberarsi con le sole sue forze indebolite appunto a causa del peccato, riceve da Dio Padre onnipotente e misericordioso, per mezzo della croce di Cristo nella potenza dello Spirito Santo e per l’intercessione della Beata Vergine Maria la possibilità di essere perdonato dei suoi peccati, risollevato dalla sua miseria, liberato dalla sofferenza, dalla morte e dal dominio di Satana, nonché elevato allo stato soprannaturale di figlio di Dio, a somiglianza del Figlio, erede della vita eterna.
Dio vuol salvare tutti; eppure non tutti si salvano. L’uomo può volere ciò che Dio non vuole. Ciò non vuol dire che sia più forte la volontà umana nel volere il male che la volontà divina nel volere il bene. Il peccato dell’uomo non esercita su Dio alcun potere malefico. Se chiamiamo «offesa a Dio» il peccato, si tratta di una metafora presa da quanto avviene tra di noi, dove il ladro ruba a un tale il portafoglio. Lo stesso vale per la cosiddetta «ira divina». Dio è puro spirito e non ha passioni. Quell’espressione significa semplicemente che siamo noi a non essere in pace con Dio a causa della nostra colpa, che Egli disapprova.
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Al contrario, per Tommaso l’essere divino è assolutamente necessario come causa prima di tutte le cose, ma è il presupposto della volontà divina. È assurdo pensare un puro volere senza il soggetto volente e questi come effetto di un puro volere senza soggetto volente. Per Tommaso invece in Dio il volere coincide con l’essere, in quanto Dio è atto puro di essere, è l’essere sussistente, per cui non è l’essere che è volere, ma è il volere che è essere. Insomma, Dio è essere, non è volere, anche il suo essere coincide col suo volere.
Con tutto ciò noi con San Tommaso possiamo distinguere in Dio una volontà antecedente alla decisione umana, volontà per la quale Dio vuol salvare tutti e propone a tutti la possibilità di salvarsi, da una volontà conseguente, per la quale salva solo alcuni, ossia coloro che hanno accettato la proposta, mentre coloro che la rifiutano si dannano.
Non si tratta evidentemente di due atti divini successivi nel tempo, come se fosse possibile nell’agire divino tale successione. In realtà tale successione è solo una distinzione concettuale di comodo da noi fatta, che nulla ha a che vedere con l’inseità divina, semplicissima e indivisibile, ma che funziona solo in rapporto a noi che agiamo nella durata temporale, distinzione concettuale benchè fondata sulla realtà divina, per capire come conciliare l’apparente contraddizione col fatto che da una parte Dio vuol salvare tutti, ma che poi di fatto si salvano solo alcuni. Certo i buonisti non hanno questo problema, perchè per loro si salvano tutti. L’unico inconveniente, che non è da poco, è che questa tesi è eretica.
Immagine da Internet:
- Santissima Trinità, in capolettera B, miniatura, codice di S. Miniato al Monte (Firenze)

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