Come funziona una Causa di Beatificazione?
Credo di far piacere ai Lettori pubblicare il testo, inviatomi di recente da Mauro Faverzani, della trascrizione dalla registrazione di una conferenza che feci a Ferrara nel 2012 in qualità di Postulatore della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, Causa alla quale stavo lavorando dal 2006.
L’interesse che è dato da un evento del genere sta nel fatto che una Causa di Beatificazione è sempre un evento ecclesiale che comporta un travaglio costruttivo all’interno della Chiesa, una specie di parto doloroso, ma costellato anche da eventi gioiosi, un confronto tra favorevoli e contrari, col susseguirsi di fatti straordinari, imprevedibili e inspiegabili, sia positivi che negativi, che hanno dell’incredibile, eppure sono veri e testimoniati.
Anche le Cause di maggior successo hanno degli avversari e delle Cause che sembrano fallite rifioriscono e vanno in porto. Qui l’azione dello Spirito è più che mai presente, mirabile, misteriosa e quasi palpabile. I fattori umani si mostrano qui più che mai nella loro semplice strumentalità.
Se il Signore vuole glorificare qualcuno, a nulla valgono le trame degli uomini e dei potenti. Se Dio non vuole, a nulla valgono gli sforzi degli uomini e dei popoli. Non è come promuovere un candidato alle elezioni, ma è un evento dove il potere divino si tocca quasi con mano, come per esempio nei miracoli ottenuti per intercessione del Servo di Dio.
Per questo c’è un’immensa varietà di casi e di esiti in questo campo: ci sono Cause che hanno esito positivo nello spazio di pochi anni. Altre Cause vengono promosse dopo secoli o durano secoli. Altre vengono interrotte e riprese. Altre falliscono definitivamente per l’emergere di fatti gravi in contrasto con la supposta fama di santità che aveva dato luogo a procedere.
La Causa di Padre Tyn fu sospesa l’anno seguente, nel 2013, per motivi rimasti a me ignoti, senza che fosse emerso nulla di tale gravità da spiegare o far sospettare l’interruzione del processo, se non forse l’azione nemica di forze segrete.
Infatti i nemici di Padre Tyn non hanno mai osato manifestarsi apertamente, ma hanno lavorato nell’ombra. Nessuno si è mai fatto vivo al processo. Infatti che cosa mai poteva dire, salvo ad inventare calunnie? D’altra parte, se uno è già Servo di Dio, e non emergono quegli ostacoli che ho detto, il processo può fermarsi, ma non essere annullato. Possono capitare semmai avvenimenti esterni, per esempio di carattere politico, che bloccano i lavori contro ogni buon volere.
L’annullamento del processo può avvenire nel corso dell’iniziale inchiesta diocesana, quando è ancora in corso la raccolta del materiale probatorio e la Chiesa non ha conferito ancora il titolo di Servo di Dio. Nel caso di Padre Tyn, la Causa può essere ripresa ed è quello che io e i molti devoti si augurano per il gran bene che la sua figura ed esempio di Santo possono fare alla Chiesa di oggi.
Non è difficile immaginare quali forze si sono opposte alla prosecuzione della Causa. Sono quelle forze moderniste, alle quali Padre Tomas si opponeva in nome di una vera interpretazione ed applicazione del Concilio. Naturalmente, dati i loro inconfessabili motivi, non ce li vengono a dire, ma non è difficile immaginarli: basta vedere le loro idee e la loro condotta opposta a quella di Padre Tomas.
La tendenza filolefevriana, dal canto suo, tentò un lavoro inverso, ma altrettanto dannoso, e cioè di accaparrarsi Padre Tyn sfruttando la sua impostazione tradizionalista, che però nulla aveva a che vedere col lefevrismo ed era in perfetta linea col rinnovamento conciliare.
L’esempio e il magistero di Padre Tyn oggi sarebbero di grande aiuto per coloro che vogliono metter fine al doloroso e scandaloso conflitto che da sessant’anni divide la Chiesa. Viceversa la sua Beatificazione comprensibilmente non è voluta da coloro – passatisti o modernisti - che nella Chiesa si considerano i primi della classe e pretenderebbero di portare tutta la Chiesa dalla loro parte.
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 22 agosto 2025
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Parrocchia di Santo Spirito dei Padri Francescani dell’Immacolata
Ferrara, via Montebello, sabato 17 marzo 2012 ore 16
«Il servo di Dio Padre Tomas Tyn OP»
Trascrizione da registrazione del Dott. Mauro Faverzani
Video: https://youtu.be/Be8YXY8Vec8
Padre Giovanni Cavalcoli OP, Prof.ssa Gioia Lanzi, il parroco Padre Immacolato Maria Acquali FI
Padre Immacolato: La glorificazione di questo suo servo, Padre Thomas, che ha lasciato una luminosa testimonianza di vita cristiana, Domenicana, mariana, comprende anche la sua vita, in particolare, offrendo la sua vita per la sua Patria, una Patria liberata dal giogo del comunismo proprio nel giorno, il primo gennaio 1990, nel quale è nato al Cielo. Preghiamo insieme allora Padre Thomas.
[preghiera a Padre Thomas, Ave Maria]
Padre Giovanni Cavalcoli: Un caro saluto a tutti voi ed un ringraziamento, innanzi tutto, a Sua Eccellenza mons. Vescovo della vostra Diocesi, che espressamente mi ha dichiarato d’aver piacere che io fossi qui tra voi; poi ringrazio il nostro caro Padre Immacolato, che gentilmente, fraternamente, con la tradizionale fraternità che vige tra Francescani e Domenicani, ha voluto ospitare questa nostra riunione; e infine ringrazio il coordinamento ed il supporto scientifico del «Tomas Tyn» nella persona del professor Martino, che ha visto con favore questo incontro.
Io, come programma, leggerei una relazione sullo stato dei lavori della postulazione, un aggiornamento sulla causa di beatificazione del Servo di Dio, Padre Tomas Tyn. Spero di non essere troppo lungo e spero che la cosa possa essere di vostro gradimento. I lavori delle cause di beatificazione non sono sempre molto noti, io ne ho approfittato anche per parlarvi per esperienza diretta – e vi posso dire che è un’esperienza molto bella -. Questa mia relazione si congiunge con la mia lettera circolare, questa, nella quale presento, nella medesima data, i fatti concreti circa i lavori della Causa. Qui presento invece l’andamento della causa nei suoi aspetti di fondo e nel suo significato complessivo, con particolare relazione alla situazione della Chiesa di oggi.
Come è ormai noto, la causa di beatificazione del Servo di Dio, il Domenicano di origine cecoslovacca, Padre Tomas Tyn, è iniziata a Bologna il 25 febbraio del 2006 per autorità dell’arcivescovo, il card. Carlo Caffarra, grande ammiratore del Servo di Dio, dopo ch’essa era stata avviata e promossa dalla Provincia Domenicana boema della Repubblica Ceca, soprattutto a seguito della pia morte del Servo di Dio, avvenuta il primo gennaio del 1990, nel giorno stesso nel quale il presidente Vaclav Havel pronunciava il discorso inaugurale del nuovo regime democratico, instauratosi in quel Paese dopo la caduta del regime comunista.
Questa coincidenza appariva come un segno celeste dell’esaudimento del voto che Padre Tomasavrebbe espresso per intercessione della Madonna nel 1975 a Roma il giorno della sua ordinazione sacerdotale per le mani di Papa Paolo VI, voto d’offrire la propria vita per la liberazione della Chiesa nella propria Patria da un regime ateo: queste sono le precise parole di Padre Tyn, che abbiamo potuto acquisire solo di recente dalla testimonianza diretta di un religioso, che le ha raccolte. In tal modo, col sacrificio eroico della propria vita, Padre Tomasriproduceva nella sua persona la testimonianza di Colui che ci ha insegnato che non c’è amore più grande di quello di colui che dà la vita per i propri amici.
La vita di Padre Tomasgirò attorno a tre cardini fondamentali, strettamente imparentati col carisma dell’Ordine Domenicano: il dono di sé nella vita sacerdotale religiosa, la carità della Verità e la libertà della Verità. Strettamente unito a Cristo, Sacerdote, Maestro e Pastore, Padre Tomasha offerto la propria vita per la salvezza delle anime nel ministero sacerdotale, soprattutto nel sacrificio della Messa, fons et culmen totius vitæ christianæ, e nel ministero della Riconciliazione. Come Frate Predicatore l’ha offerta nello studio e servizio della Parola e nell’amore per il Cristo Verità. L’ha offerta altresì come Buon Pastore, guidando le anime verso Cristo e la Chiesa e difendendole dalle insidie delle dottrine diaboliche. Come religioso, Padre Tomasvisse intensamente le caratteristiche di questo stato di vita: la pratica fedele dei voti religiosi di obbedienza, castità e povertà, secondo la Regola del suo Ordine, per la realizzazione di una più profonda unione con Dio nell’esperienza contemplativa, nella liturgia, nella preghiera, nell’Adorazione eucaristica, nelle pratiche penitenziali, nella devozione del Santo Rosario, in una più profonda comunione con la Chiesa, nella vita comune e nella disciplina regolare.
È interessante notare quanta importanza è data nella vita del Servo di Dio al tema della libertà accanto a quello della Verità: egli ne vede lo stretto nesso e lo vive nella sua vita, Verità che nasce dalla ragione, ma anche dono di Dio come divina Rivelazione, Libertà parimenti ch’è facoltà umana, frutto di ardua conquista, ma anche dono della Grazia e dello Spirito Santo. Potrebbe sorprendere che un tale amante della libertà abbia scelto la pratica di un’austera obbedienza alla vita religiosa, eppure Padre Tomascomprese che la vera libertà, come già notò Sant’Agostino ed è un lascito della sapienza romana – in lege libertas -, nasce proprio da un’intelligente obbedienza, un obbedire nella Verità alla Chiesa e a Dio.
Per quanto riguarda la predicazione di Padre Thomas, carisma proprio dell’Ordine dei Predicatori - la sigla O.P. è Ordo Prædicatorum -, possiamo dire che, come l’ampia tastiera di un pianoforte, la sua oratoria possedeva tutti i toni, dai più dolci e tenui ai più forti e profondi, robusti, voce tonante come si dice comunemente, ch’egli abilmente usava con grande carità e sapienza, per condurre a Dio nei più diversi modi le anime più diverse, bisognose dei metodi più diversi, ma, in questa gamma di tonalità diverse – e questo è ancora più importante -, Padre Tomassapeva offrire le grandi sonate di quella musica che seduce le anime e che è la Parola di Dio. La testimonianza di Padre Tomascome predicatore, studioso del Vangelo, secondo lo stile Domenicano della carità nella Verità - caritas Veritatis, secondo un’espressione di Sant’Agostino - alla scuola di San Tommaso d’Aquino, Doctor communis Ecclesiæ, ha suscitato una schiera di discepoli, di ammiratori, di devoti e di studiosi del suo pensiero in Italia e all’estero, che va crescendo di giorno in giorno e della quale sono venuto sempre più a conoscenza da quando sono stato incaricato dai Superiori di svolgere la funzione di Postulatore locale a nome del Postulatore generale del mio Ordine, lo spagnolo Padre Vito Gómez, che in più occasioni mi ha manifestato la sua convinzione della bontà di questa causa e mi ha dato molti segni di approvazione per il lavoro, che sto conducendo insieme ai miei collaboratori, tra cui qui la cara Suor Matilde.
Padre Tyn ripete nella sua vita cosa ha detto e cosa ha fatto il Signore Gesù. Ad imitazione di Cristo, Padre Tomasera mite ed umile di cuore, operatore di pace, laddove incontrava chi fosse disposto alla pace e, tuttavia, sempre sull’esempio di Cristo, in alcune circostanze a volte drammatiche, sapeva rivivere anche quanto Cristo dice di sé stesso: «Non sono venuto a portare la pace, ma la spada». Egli fu un vero Cavaliere della Fede, come tutti i più gloriosi Santi dell’Ordine Domenicano, spesso Martiri della Verità. Con tutto ciò, se c’è un uomo pacifico, questo è proprio il Servo di Dio, ma, quando c’è in gioco l’onore di Dio ed il bene delle anime, Padre Thomas, per esempio nelle sue omelie, insorgeva con toni impressionanti, per incutere quel salutare timor di Dio, che spinge ad abbandonare il peccato ed a cercare la giustizia.
Dal tempo della sua pia morte, ma anche durante la sua vita, Padre Thomas, invocato o non invocato, fa scendere spesso dal Cielo numerose grazie soprattutto spirituali, di conforto, di illuminazione, di coraggio, di consolazione, di conversione. Famosa ormai è la grazia, che egli ottiene nel concedere dal Cielo la nascita di un bimbo a coppie che lo desiderano e non lo ottengono naturalmente e che, quando nasce, lo chiamano Tommaso.
La parte principale però del mio lavoro di Postulatore consiste nel cercare e raccogliere testimonianze, ecco un po’ il senso dell’incontro di questa sera, raccogliere testimonianze da presentare al giudice delegato dell’Arcivescovo, mons. Giovanni Silvagni, attualmente anche Vicario episcopale dell’Arcidiocesi bolognese – un bel riconoscimento, rappresenta il Card. Caffarra: per me è una gioia che il giudice sia adesso Vicario del Cardinale -, egli pure convinto sostenitore della causa, l’ha sempre vista molto bene.
Inoltre, i lavori della Causa comportano le seguenti mansioni: c’è innanzi tutto il lavoro dei periti storici, i censori teologi, la raccolta degli scritti e degli oggetti a lui appartenuti - anche la pipa -, l’allestimento dell’archivio, il disbrigo della corrispondenza, le indagini su supposti miracoli, i contatti con i Superiori, le traduzioni – sapeva otto lingue -, le sbobinature, le trascrizioni, le certificazioni che danno i periti, la correzione dei testi, le pubblicazioni cartacee e online, l’aggiornamento dei siti, le lettere circolari periodiche, l’organizzazione di conferenze e convegni, la diffusione di materiale pubblicitario e la raccolta di offerte. Questo lavoro si accompagna ad un’opera delicata e non facile, ma necessaria e fruttuosa di chiarificazione, evidenziazione e dimostrazione dei veri aspetti della personalità e del pensiero del Servo di Dio.
È appassionante questo lavoro, perché ci sono grandi discussioni: c’è chi la pensa in un modo, chi in un altro. Sono tutte realtà, queste, assai complesse e non sempre chiare, coinvolgenti molti, importanti interessi della cultura e della Chiesa di oggi. Tomasnon è un personaggio isolato nella Chiesa, ma, attorno a lui, c’è tutta una problematica ecclesiale e dottrinale con i valori del Concilio Vaticano II, con le sue tensioni, legate al problema della giusta interpretazione ed attuazione del medesimo Concilio.
Padre Tomas, avvalendosi del diritto del cattolico, in forza di un legittimo pluralismo ecclesiale, di scegliere una corrente ecclesiale di proprio gusto, si schierò per la tendenza tradizionalista, della qual cosa Padre Tomas non faceva mistero ed anzi se ne vantava. Però cosa intendeva? Si trattava di un tradizionalismo sano, legittimo ed equilibrato, in piena comunione con la Chiesa del Concilio e del post-Concilio, tanto che io, in un libro che ho scritto su Padre Tyn, l’ho chiamato “tradizionalismo post-conciliare”, distinto dal tradizionalismo lefebvriano o filo-lefebvriano, notoriamente critico nei confronti degli sviluppi dottrinali del Concilio, sviluppi che tale tradizionalismo non sa vedere in continuità col precedente Magistero della Chiesa.
Questo equilibrio di Padre Tomas è particolarmente evidente in campo liturgico. Egli celebrava normalmente la Messa del Concilio Vaticano II, ma, nel 1985, iniziò a celebrare ogni sabato mattina presso l’Arca di San Domenico, il Santo Padre fondatore dell’Ordine Domenicano, anche la Messa tridentina, dietro incarico del Priore conventuale, il quale aveva scelto Padre Tyn e Padre Menetti, un altro confratello, dopo aver ricevuto la richiesta dall’Arcivescovo, l’allora card. Biffi, di garantire una Messa di rito antico il sabato mattina, su preghiera di un gruppo di fedeli.
Padre Tyn era pertanto lontano dal contrapporre i due diversi riti, ben consapevole che si tratta sempre dell’unica ed identica Messa, semplicemente strutturata in due modalità accidentali e contingenti diverse, peraltro reciprocamente complementari, sottolineando la tridentina maggiormente la figura del celebrante, nonché l’aspetto del sacro, del silenzio, del sacrificio e del mistero, mentre la Messa del Concilio mette in maggior luce la funzione del sacerdozio comune dei fedeli, presenta un taglio ecumenico e sottolinea l’aspetto conviviale, comunionale, pasquale ed escatologico.
Una porzione non indifferente del mio lavoro di Postulatore è pertanto dedicata da una parte a difendere il Servo di Dio dalle accuse di lefebvrismo, provenienti da ambienti modernisti e incapaci di distinguere il tradizionalismo sano da quello scismatico, e dall’altra impedire il tentativo di ambienti filo-lefebvriani di attirare Padre Tomasnelle loro fila, senza rendersi conto che egli era sì tradizionalista, ma, come ho detto, perfettamente in comunione con la Chiesa e col Concilio. Nel contempo, Padre Tyn, a differenza dei lefebvriani, per i quali tutti coloro, che non sono dei loro, sono dei modernisti ovvero identificano progressismo con modernismo, sapeva invece distinguere un sano e legittimo progressismo in comunione con la Chiesa, come ad esempio Maritain, che conosco benissimo da quarant’anni, per il quale nutriva stima, dal progressismo neo-protestante ed eterodosso dei modernisti, che egli confutava vigorosamente.
Questa buona battaglia di Padre Tyn, condotta su due fronti, lefebvriani e modernisti, se da una parte gli procurò l’ammirazione ed il consenso dei cattolici normali, anche nelle alte sfere, come ad esempio l’allora card. Ratzinger, dall’altra gli ha procurato freddezza ed addirittura ostilità anche nel suo stesso Ordine, inutile nasconderlo, sicché riluce in Padre Tomasun altro degli aspetti della vita di Cristo. Cosa si dice di Gesù? Venne tra i suoi ed i suoi non l’hanno accolto (Gv 1, 11), fatto confermato dalle stesse parole del Signore: un profeta non è disprezzato se non nella sua patria. Non ci si deve scandalizzare. Il destino di Padre Thomas, umiliato con Cristo, sarà il medesimo del suo Signore, secondo quanto profetizza il Salmo: la pietra, che i costruttori hanno scartato, è divenuta testata d’angolo.
Alcuni che non conoscono né la vita dei santi, né come avvengano i processi di beatificazione e forse neppure la vita di Nostro Signore, rimangono sorpresi, turbati e scandalizzati da questi contrasti e da queste polemiche, quasi fossero il segno di una causa non rettamente e solidamente condotta o addirittura fossero il segno di una causa sbagliata. In realtà, essi non si rendono conto che una causa si avvia e si porta avanti appunto perché la verità non è data a priori sin dall’inizio, ma occorre farla emergere, eliminando equivoci, false prove, dicerie infondate, malintesi, per non dire calunnie, chiarire lati oscuri o dubbi, fare lunghe e pazienti ricerche, rispondere ad obiezioni ed accuse, vincere ostilità, superare resistenze e sordità. L’azione del principe della menzogna, invidioso per il profilarsi del successo di un santo, non è assente, laddove si lavori per glorificare un Servo di Dio, perché sa quante anime un domani tale Servo, se beatificato, gli strapperà.
Bisogna dire allora che il lavoro di una causa di beatificazione non è un comodo e sereno viaggio di tutto riposo, ma un lavoro spesso faticoso e non senza rischi, per quanto sia bellissimo e formativo, soprattutto per chi ci lavora. Dev’essere condotto mettendo in atto numerose virtù, dall’obiettività nell’interpretazione dei documenti, diligentemente rintracciati e selezionati, tra autentici e spuri, alla capacità di discernere ciò che interessa, dalla capacità di confutare gli avversari a quella di convincere i dubbiosi, gli incerti, gli increduli; dall’attenzione alle disposizioni della Chiesa, alla capacità di fare un quadro oggettivo e convincente del Servo di Dio; dalla sopportazione dei ricatti e delle incomprensioni, per non dire degli scherni e degli insulti, al dovere di moderare la gioia per i successi e l’entusiasmo per il Servo di Dio, affinché l’ammirazione non si trasformi in fanatismo, l’amore per la verità non diventi parzialità o campanilismo.
Bisogna dire allora che lavorare per una causa di beatificazione, se da una parte comporta le difficoltà suddette, dall’altra è anche una gioiosa e formativa esperienza spirituale ed ecclesiale, dove si avvertono chiaramente gli interventi della Provvidenza, un’esperienza che fa maturare cristianamente coloro che vi lavorano o che ne vengono a conoscenza, sia per essere continuamente a contatto con esempi di santità, sia per il giro di persone – testimoni, discepoli, collaboratori -, che continuamente si fanno vivi e crescono di numero, persone alla ricerca della santità o comunque ad essa interessate e che è molto bello mettere in contatto tra di loro. Inoltre, una causa di beatificazione non è un lavoro chiuso in sé stesso, ma per sua stessa natura provoca iniziative benefiche collaterali o all’interno della Chiesa o a favore del prossimo. Essa altresì suscita attività culturali, sociali o caritative; insomma è un focolare d’irraggiamento spirituale, che fa bene alla società ed alla Chiesa, oppure fa rifluire sulla causa di beatificazione, preesistenti competenze, interessi preziosi e anche di alto livello, persone disposte a dare una mano per un complesso di attività molto diversificato, utile alla vita della società e della Chiesa.
Nel lavorare ad una causa di beatificazione bisogna fare di tutto e si presentano occasioni per fare opere buone, dalla formazione teologica alla carità verso i poveri, dalla propria formazione cristiana all’impegno fruttuoso dei propri doni. Volendo, in conclusione, dare uno sguardo complessivo all’andamento della causa ed alle considerazioni che umanamente si possono fare od alle speranze che si possono esprimere, salvo restando in queste cose il delicato mistero delle disposizioni divine, dopo quasi sette anni di esperienza in quest’impresa e andando col pensiero ai ricordi personali che di Padre Tyn ho dal 1972, quando venne in Italia, mi sento di poter dire che, di giorno in giorno, sono sempre più convinto della bontà e dell’attualità di questo caso, confrontando la testimonianza e le virtù del Servo di Dio con l’evolversi dell’attuale situazione ecclesiale.
Mi pare, infatti, sempre più evidente che Padre Tomas è il maestro per il nostro oggi ed è la medicina giusta per i mali del nostro tempo, soprattutto quelli dell’intelligenza, alla cura dei quali il Domenicano si dedica in forza del carisma che Dio gli ha dato. I Domenicani sono come degli oculisti dello spirito, si dedicano con particolare impegno alla cura dei disturbi della vista spirituale e Padre Tomasin ciò è stato un grande maestro ed un grande clinico delle malattie degli occhi, ma Padre Tyn è anche un grande fattore e promotore di giustizia e di pace e, se oggi la Chiesa ha un forte bisogno di un rafforzamento della fede, altrettanto ha bisogno di giustizia e di pace, concordemente sempre al nostro spirito domenicano.
La Chiesa oggi è divisa, inutile nasconderlo, sia per il disorientamento dottrinale che per essersi infiltrato in essa lo spirito del mondo. Molto opportuna è stata pertanto l’idea del Papa di indire il prossimo Anno della Fede. Egli, che per vent’anni è stato a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, conosce molto bene certo i valori, ma anche le gravi deviazioni dottrinali, che oggi esistono all’interno della Chiesa stessa e possiamo esser certi che quest’anno sarà un anno di grazia e servirà sia a potenziare la fede che a rimediare ai mali che l’affliggono.
Padre Thomas, in questa grande impresa, potrà esserci di prezioso aiuto. Invochiamolo con fiducia, coltiviamo la sua amicizia, ascoltiamone i suggerimenti, utilizziamo le sue posizioni, manteniamone il ricordo, studiamone il pensiero e la vita, imitiamone gli esempi e la nostra condotta cristiana vedrà un grande progresso, ben difesa dalle insidie e dai pericoli che ci minacciano e nella certezza di camminare sulla via della salvezza e della santità.
La causa di Padre Tomas è anche la causa della Verità, della buona vita cristiana, dell’Ordine Domenicano, del Tomismo, della Chiesa, della Beata Vergine Maria Immacolata, di Cristo, tutti valori ai quali Padre Tomas ci conduce e dei quali è testimone.
Prof.ssa Gioia Lanzi: Padre Tomas ha scritto il suo libro sulla Metafisica nei ritagli di tempo, benché non ne avesse poi tantissimo, perché insegnava diversi corsi, teneva conferenze, aveva la cura delle anime nei luoghi in cui veniva chiamato (dei quali siamo ancora alla ricerca), aveva i suoi doveri di Padre Domenicano, tra i quali seguire comunità e istituti religiosi. Cha valore ha il lavoro da lui compiuto? È stato il frutto della cosa forse più importante e cioè la passione per la conoscenza di Dio, conseguita approfondendo in modo sempre più accurato la dottrina di S. Tommaso, e la passione per la Verità, che conseguiva con l’offerta della sua vita per la sua patria e con lo studio. Questo libro è illuminante, perché è il frutto più importante della sua vita.
Ma chi ha conosciuto Padre Thomas? Che effetto ne ha tratto? Quanti sono i suoi figli spirituali? Quante persone possono attestare di aver desiderato un bambino, di aver conosciuto Padre Tomas e di avere poi avuto un figlio grazie alla sua intercessione? Una delle testimonianze, che più colpiscono, è stato il racconto del padre di un bambino, che frequentava una scuola gestita dalle Domenicane: arrivava presto alla mattina, per cui stava in portineria e non sapeva cosa fare. Padre Tomas gli andava vicino e gli tagliava le mele in modo tale da fare degli animaletti, cosa che richiama le abitudini del suo Paese natale, dove c’era questa cura di fare le cose decorandole e presentandole in un certo modo, anche a livello domestico, ancora presente.
Testimonianze di persone, che hanno incontrato Padre Tomas: L’ho conosciuto a Bologna ai ritiri regionali di Alleanza Cattolica. La predicazione di Padre Tomas era formidabilmente esaltante, diversa da tutto quello che si sentiva fuori. Padre Tomas è stato un anticipatore della cosiddetta ermeneutica della continuità. Lui non vedeva la Chiesa preconciliare e la Chiesa post-conciliare, per lui c’era la Chiesa e basta. Incuteva anche il timor di Dio, tanto che la prima volta, che mi son confessato da lui, mi chiedevo che penitenza potesse darmi ed invece mi sono trovato davanti alla pura misericordia di Dio, alla persona più mite di questo mondo. Mi spiegò che gli scrupoli vengono dal demonio, per cui bisogna assolutamente superarli. Io ho avuto la fortuna di vederlo celebrare in entrambe le forme e lì si vedeva proprio l’uomo di Dio all’opera.
Nel 2007 uscì il famoso Motu Proprio Summorum Pontificum, per cui noi ci organizzammo per raccogliere le firme da presentare all’Arcivescovo. La sua risposta si fece attendere per quasi un anno e mezzo. In questo periodo io ho cominciato a pregare Padre Thomas, con la famiglia sono anche andato sulla sua tomba e pian piano l’approvazione della nostra richiesta è giunta in una forma, che non è comune, perché lì a Ferrara l’Arcivescovo ha nominato venti sacerdoti diocesani, che si alternano per celebrare nel rito antico.
Non posso stabilire una relazione diretta tra le due cose, però, nel frattempo, sul lavoro ho avuto un’esperienza molto strana: io ed un mio collega, sull’ottantina di persone che lavoravano nello stesso edificio, eravamo gli unici che a tavola, prima di mangiare, si facevano il segno della croce. Parlando, dopo due parole, ho capito che la formazione di questo mio collega veniva da Padre Thomas. Lui, infatti, era proprio della parrocchia di S. Giacomo fuori le Mura, in cui Padre Tomas andava a fare la catechesi ai giovani. Era più giovane di me, questo collega, e mi raccontò che, dopo le elezioni vinte dai comunisti a Bologna, qualcuno aveva issato sul campanile della parrocchia la bandiera del Partito Comunista. Padre Thomas, arrivando per la consueta catechesi ai giovani, vide quella bandiera. Si mostrò preoccupato e disse: “Per favore, qualcuno vada a togliere quell’orrore, perché hanno cominciato così anche da noi”. Noi continuiamo a pregare Padre Tomas per questo. A Modena c’era un mio amico di Reggio Emilia, che lamentava il fatto di non riuscire ad avere la Messa tridentina, gli dissi di pregare Padre Tomas e mi risulta che oggi l’abbiano ottenuta, mensile e non settimanale, ma c’è.
Prof.ssa Gioia Lanzi: Recentemente sono passata da Reggio Emilia, circa un mese fa, ed ho visto una chiesa con esposto un cartello, che parlava di una Messa settimanale…
Leonardo Gallotta: Io sono di Alleanza Cattolica e ad un ritiro regionale a Bologna ho conosciuto Padre Tyn nella casa delle Suore Domenicane. Non ne è seguita una frequentazione continuativa, però mi ricordo la sua predica e poi questa figura, che mi ha subito impressionato. Mi aspettavo il Domenicano dotto, ma la cosa che mi colpì soprattutto, più della dottrina, che pur non mancò, fu lo spirito che emanava. Citò la parola ebraica ruah e sembrava quasi che, nel pronunciarla, da lui emanasse effettivamente lo spirito. Poi l’ho rivisto in altre occasioni, durante le quali ho avuto modo di parlargli.
Lui stimava molto l’associazione di cui faccio parte e la sua attività di apostolato, anche se il nostro specifico è la diffusione della Dottrina sociale, per cui c’era anche questa consonanza. Per un certo periodo non ebbi più occasione di incontrarlo, poi seppi della sua morte. Alzai gli occhi al Cielo e dissi: insomma, ce n’era uno bravo, buono, santo…! Dopo ho saputo dell’offerta di sé che fece per il suo Paese ed allora si chiariscono anche molte altre cose. Sembrava che interiormente non fosse di questo mondo…
Padre Cavalcoli: Il giornalista Andrea Morigi è anche lui di Alleanza Cattolica… Ecco, ho fatto assieme a lui una conferenza su Padre Thomas, a Cremona mi pare.
Altre testimonianze di persone: Un pomeriggio a Modena, in un convento un po’ decadente, per un paio d’ore Padre Tomas ci spiegò come si dovesse fare la meditazione. Siccome noi seguivamo il metodo di Sant’Ignazio, lui parlò della memoria, dell’intelletto, della volontà da par suo. Però, dopo aver parlato per due ore, ci disse: se comunque non ci riuscite, dite pure un “Padre nostro”, ché va egualmente bene.
Massimo Matteucci: Non posso che confermare tutto quello che ho sentito da Padre Cavalcoli, posso proprio sottoscrivere parola per parola. Anch’io ho partecipato a molti ritiri regionali di Alleanza Cattolica sia a Bologna, sia a Modena, forse eravamo proprio nel convento dei Francescani di San Cataldo. Non solo vedere la celebrazione della Messa fatta da Padre Tomas è stata un’esperienza straordinaria – non fu l’unico che mi ha lasciato questa impressione, poiché sono convinto che vi siano santi in giro e lo scopriremo solo tra qualche anno -, però fu tra quei pochi sacerdoti che mi hanno trasportato davvero in un’altra dimensione; anche quando si parlava con lui, anche nelle cose semplici, si capiva che era ispirato, aveva una dimensione anche contemplativa. L’ho incontrato diverse volte all’inizio degli Anni Ottanta. Quando tornavo a casa, dopo aver incontrato Padre Thomas, ero diverso.
Altre testimonianze di persone: Ho trovato un dépliant, che parlava di Padre Thomas, ed ho preso la buona abitudine di invocare la sua protezione. Sono felice che venga riconosciuta la santità di quest’uomo.
Massimo Matteucci: Ho sentito dire che dalle registrazioni emerge come talvolta, durante la predicazione, Padre Tomas avesse toni eccessivi, quasi da esaltato, da alcuni criticati. Vedendolo io predicare, oltre che sentirlo, non dava affatto quest’impressione: la voce aveva toni alti ed incisivi, tali da sembrare a volte aspri, ma veniva naturalmente moderata dall’espressione del suo viso sorridente, celestiale, dolce.
Padre Cavalcoli: Per me sono fenomeni eccezionali di grande fervore, di grande convinzione, a parte il contenuto di quello che dice, che è di grande saggezza. È un grande artista dell’oratoria, secondo me, ma dietro c’è sempre la carità. È che noi non siam più abituati… Credo che appartenga un po’ alla tradizione del nostro Ordine Domenicano, soprattutto quando non c’era il microfono, perché lui non lo usava. Secondo me, lui seguiva l’antica scuola di predicatori fervorosissimi, con toni anche accesi, ma sempre per il bene del popolo, per suscitare timore, rispetto, specie quando parlava del regime comunista, perché lui veniva da questa esperienza orribile, diabolica, i fatti ci raccontano quanto la gente ne uscisse segnata, ferita.
Massimo Matteucci: Non ne sono sicuro, ma credo di esser stato il primo a mettere sul web i primi discorsi, le prime omelie di Padre Thomas, perché ho collaborato col portale cattolico Totus Tuus con il fondatore storico, don Morselli, che adesso non ne è più responsabile. Poi anch’io me ne sono distaccato, ma il materiale che caricai si trova ancora all’interno di quelle pagine. Io ho ancora quelle cassette, riproduzioni dei corsi che teneva a Bologna.
Padre Cavalcoli: Era devotissimo di Padre Thomas, don Morselli.
Testimonianze di persone: Ricordo un commento di Padre Tomas sull’«extra Ecclesiam nulla salus», che si usava dire prima del Concilio. Ricordo l’espressione finale di quella predica, che Padre Tomas terminò, dicendo: “Attorno alla Chiesa c’è un muro!”. Amen. Per dire che bisogna essere nella Chiesa.
Padre Cavalcoli: Il Concilio ha un punto di vista diverso, ma non è in contrasto: parla di comunione imperfetta. Prima si diceva: tu sei fuori. Adesso si dice: no, sei dentro, ma in maniera non sufficiente. Lo sbaglio del modernismo sta invece nel pensare che ci si salvi lo stesso. I fratelli separati devono entrare nella Chiesa Cattolica, per salvarsi.
Un tempo c’erano discussioni accese, come quelle tra Francescani e Domenicani, ma sempre nella pienezza della comunione della Chiesa col Papa. Adesso ci sono lacerazioni tremende, che non sono pluralismo. Quando si intacca il dogma, non va bene.
Padre Cavalcoli: Padre Tomas sapeva adattarsi alle circostanze.
Prof.ssa Gioia Lanzi: Padre Tomas adesso farebbe parte della Repubblica Ceca.
Preghiera finale e ringraziamenti.
Ferrara, 17 marzo 2012, incontro a S. Spirito (Ferrara) sul S.d.D. Padre Tomas Tyn.
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