domenica 16 maggio 2021

Appartenenza spirituale e appartenenza giuridica a un Istituto religioso - Dedicato ai giovani alla ricerca della loro vocazione - Terza Parte (3/3)

 Appartenenza spirituale e appartenenza giuridica

a un Istituto religioso

Dedicato ai giovani alla ricerca della loro vocazione

Terza Parte (3/3)

Perché Lutero ha rifiutato la vita religiosa? 

Il religioso, applicando la sua Regola, si impegna a predicare e vivere più intensamente e più perfettamente del secolare il mistero di Gesù Crocifisso, secondo le parole di San Paolo:

 

«Anch’io, fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (I Cor 2, 1-5). «Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio» (I Cor 1, 23-24). «La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio» (1, 18).

Accantonando la sapienza umana Paolo naturalmente non intende dire che essa non possa e non debba preparare la conoscenza e l’annuncio del mistero della Croce, tutt’altro: sappiamo con quanta sapienza filosofica Paolo argomenta nel suo discorso all’Areopago o con quanta forza argomentativa nella Lettera ai Romani Paolo fa presente che l’esistenza di Dio si dimostra partendo dalla considerazione delle sue opere (Rm 1,20) o che la legge morale naturale è «scritta nel cuore», ossia nella coscienza degli stessi pagani (Rm 2, 14-15).

Ora è evidente che tutte queste nozioni razionali fanno da irrinunciabile presupposto all’acquisizione della fede in Cristo. Paolo semplicemente intende dire che non dobbiamo ridurre le verità divine soprannaturali a ritrovati dell’umana sapienza, ma dobbiamo considerarle come «manifestazione dello Spirito Santo». La conoscenza di fede presuppone la conoscenza razionale, che fa da preambolo alla fede (praeambula fidei). Ma la realtà creduta non si fonda su di una realtà razionale, ma sulla luce della fede. Questo vuol dire San Paolo.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/appartenenza-spirituale-e-appartenenza_16.html

La vita spirituale e la condotta giuridica di un Istituto religioso convergono nel conseguimento dello scopo dell’Istituto. 

Per esempio lo scopo dell’Ordine domenicano, secondo il famoso motto di San Tommaso d’Aquino, è contemplata aliis tradere: comunicare agli altri i contenuti della divina contemplazione. 

Questo programma si potrebbe ricavare dalla Scrittura, per esempio dall’apparizione di Cristo a San Paolo: «ti sono apparso per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto» (At 26,16) oppure da Giovanni:


 «Ciò che abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita, del quale rendiamo testimonianza, la Vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi, noi lo annunziamo anche a voi perché anche voi siate in comunione con noi. 

La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo» (I Gv 1, 1-3). Questa è la vocazione domenicana.

 

Immagini da internet

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