Trump e Papa Leone
Le due anime dell’America
Illi qui iusta bella gerunt,
pacem intendunt
San Tommaso, Sum. Theol., II-II,
q.40, a.1,3m
Un incontro
estremamente importante
Questo confronto
fra due americani che dominano la scena del mondo è interessantissimo. È il segno del prestigio che gli Stati Uniti sono
riusciti a conquistarsi come Nazione emergente in tutta l’umanità con una
relazione con le Nazioni Unite, le quali hanno gli Stati Uniti nel Consiglio di
sicurezza e lo Stato della Città del Vaticano come osservatore.
Dal confronto
tra questi due uomini, nell’orizzonte politico delle Nazioni Unite e nel
rispetto delle sue istituzioni, collaborando con esse ed aiutandole nel loro
compito di custode del bene della comunità internazionale, dipende la pace nel
mondo. Non esiste nel mondo una potenza che possa competere in universalismo
culturale, morale e politico con gli Stati Uniti e la Chiesa, una potenza che
tanto influsso e autorevolezza abbia sull’umanità quanto gli Stati Uniti e la Chiesa
cattolica.
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Quanto
agli Stati Uniti, essi, a giudizio di Maritain, sono il Paese che fra tutti meglio
si presta alla realizzazione di quella nuova cristianità, che egli delineò in Humanisme
intégral, e che ritroviamo delineata nella Costituzione pastorale Gaudium et
spes del Concilio Vaticano II.
Credo
che il leader spirituale sul quale oggi in tutta l’umanità maggiormente sono
puntati gli occhi, che appare il più affidabile, il più disinteressato e che gode
del maggior prestigio e credibilità, sia il Papa. Papa Francesco ha contributo
a creare questa figura. Ciò che del suo insegnamento ha maggiormente impressionato
il mondo è stato il messaggio della fratellanza universale e del dovere della
misericordia.
Ritengo
che quanto San Tommaso, riprendendo il pensiero di Sant’Agostino, insegna sulla
questione della giusta guerra (bellum iustum), punto che è stato oggetto in
passato di molti dotti commenti, conservi intatto il suo valore, sicchè proprio
al fine di preparare l’avvento della pace, occorrerebbe a mio modesto avviso che
il Papa riprendesse questa saggia dottrina dell’Aquinate. Certo l’Aquinate non
conosceva le armi atomiche, ma appunto il suo insegnamento è tuttora valido in
riferimento alle armi tradizionali.
Ma
una cosa che dobbiamo notare è che la vera prospettiva escatologica non è, come
molti oggi credono, quella buonistica di stampo origenista della
riconciliazione finale di tutti gli uomini fra di loro, della salvezza
universale e della scomparsa di ogni male. Non è questa la vera visione
cristiana. ... La
prospettiva finale dei giusti è la vittoria con Cristo contro i suoi nemici. … Una
predicazione integrale del Vangelo non può nascondere questo aspetto, che fa
capire esattamente qual è la prospettiva di pace per la quale il cristiano
lavora, soffre e combatte. È una pace che non nasce solo da una conciliazione,
ma anche da una vittoria.
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