Le tesi della dogmatica buonista

 Le tesi della dogmatica buonista

Parole di consolazione in periodo di covid

Dedicato al Card. Raniero Cantalamessa

NOTA: tengo a precisare che questo elenco di eresie non intende assolutamente riferirsi, come forse qualcuno potrebbe pensare, al pensiero di Padre Cantalamessa nel suo insieme, ma, partendo dalla sua affermazione che Dio non castiga, io non ho fatto altro che manifestare le conseguenze e le premesse logiche di quella affermazione.

1. Che Dio mandi la sofferenza è incompatibile con la bontà divina. Dio è soltanto pura misericordia per tutti. Dio non è mai severità, ma solo tenerezza. Non vuole la sofferenza di nessuno, ma semplicemente la permette perché la combattiamo. Se quando capita un’alluvione o il crollo di una diga, viene da domandarci dove sia la tenerezza di Dio, dobbiamo pensare che Dio non c’entra e pensare piuttosto all’imprevidenza dei geologi.

2. Quindi la sofferenza non dipende da Dio. Egli quindi non può far nulla per toglierla. Essa esiste, ma neppure Dio sa perché esiste. Dio convive con la sofferenza e noi dobbiamo fare lo stesso e non possiamo fare altro.

3. Infatti, Dio è bensì misericordioso e solleva dalla sofferenza. Tuttavia non è onnipotente: fa quello che può, ma non ci riesce mai del tutto, perché la sofferenza non proviene da Lui, ma si erge davanti a Lui per conto proprio e contro di Lui. Anche Lui soffre. La sofferenza non risparmia neanche Lui.

4. Dio soffre con i sofferenti, convive con la sofferenza, perché, come si è detto, la sofferenza esiste ineluttabilmente, misteriosamente ed inspiegabilmente per conto proprio, indipendentemente da Dio e nessuno sa dove viene, né perchè è sorta e per colpa di chi. Non dobbiamo porci queste domande, perché non hanno risposta. L’essenziale è sopportare e combattere la sofferenza, senza mai abbatterci, perchè Dio è con noi e soffre con noi.

5. La Bibbia e le religioni tentano di spiegare il mistero della sofferenza e del male con teorie di carattere gnostico o mitologico, che però non soddisfano, perché parlano di un Dio «punitore», che esige «soddisfazione», al quale occorre offrire «sacrifici» per «placarlo». Ma il vero Dio non è affatto adirato, non chiede nessuna soddisfazione e perdona tutti gratuitamente senza obbligo di compensi o riparazioni e senza bisogno di penitenze, di opere, di meriti o di sacrifici.

6. Dio non è un Dio in sè che esista per conto suo, indipendentemente dall’uomo, ma è un Dio-per-l’uomo. Non esiste un Dio che non abbia bisogno dell’uomo per esser Dio, ma Egli per essenza ha bisogno di effondere la sua bontà sull’uomo.

7. Così pure noi Dio non possiamo immaginarLo se non come un Dio-per-noi, a nostro servizio per la soddisfazione delle esigenze della vita presente, in particolare per la liberazione dalla sofferenza. Un Dio che non ci liberasse adesso, ma in una vita post-mortem, lascia perplessi e sembra la promessa di chi voglia approfittare della nostra credulità per mantenerci oppressi.

8. Comunque, la misericordia divina non è un attributo divino che suppone la creazione e l’esistenza dell’uomo, cosicché, se Dio non avesse creato l’uomo, non avrebbe avuto motivo di esercitare misericordia. No. Per il buonista la misericordia è un attributo dell’essenza divina, sicché Dio non potrebbe esistere senza l’uomo, al quale fare misericordia. «Senza il mondo – dice Hegel – Dio non sarebbe Dio».

9. Nessuno fa volontariamente del male all’altro. Quindi in tal senso il peccato non esiste. Ma c’è solo lo sbaglio, l’errore o la svista.

10. Per questo Dio non castiga nessuno. Sarebbe ingiusto. Egli non fa mai giustizia perché non ce n’è bisogno, perché nessuno fa il male volontariamente, nessuno è malvagio, nessuno è colpevole. La colpa non esiste. Non esiste male di colpa, ma solo male di pena: la sofferenza.

11. Quindi chi pecca, non lo fa con cattiva intenzione o per cattiva volontà, ma solo per debolezza. Quindi non va punito, ma solo compassionato. Non ha bisogno di pentirsi, di scontare una pena o di far penitenza, così come se ci capita una sventura, non abbiamo bisogno di nessun pentimento, ma semmai la sopportiamo.

12. Dio perdona tutti, dà a tutti incondizionatamente la grazia e salva tutti, non solo gli oppressi, ma anche gli oppressori. Il Dio dei buonisti è una pacchia per tutti i malviventi, che sono certi di farla franca. È come un paradiso fiscale dove i capitalisti non pagano le tasse.

13. Non c’è quindi distinzione fra buoni e cattivi. Ma tutti, in fondo, sono buoni. Tutti, anche se non lo sanno, sono orientati a Dio. Hitler (neppure un periodo di purgatorio) e San Francesco sono insieme in paradiso. Anche chi si considera ateo, è un credente senza rendersene conto.

14. Quelli che noi chiamiamo «cattivi» sono solo persone fragili e ferite, che non sanno quello che fanno, per cui non vanno punite, ma compassionate. Non si deve condannare nessuno. Sarebbe bene abolire le carceri. Gli Americani nel 1945 hanno fatto male a fermare Hitler: in fondo non aveva cattive intenzioni.

15. Il perdono divino dei peccati non è il fatto che Dio li cancelli, ma che non ne tiene conto.

16. Non c’è bisogno di scontare i peccati o di espiare le colpe, perché il peccato è già perdonato nel momento stesso in cui viene compiuto.

17. Non conosciamo né l’origine del peccato, né quella della sofferenza. Essi semplicemente esistono dalla creazione del mondo per conto proprio, indipendentemente da Dio, che, essendo buono, non li vorrebbe. Ma non provenendo da Lui, non è in grado di gestirli o controllarli o moderarli o utilizzarli a fin di bene. Quindi neppure Lui può toglierli.

18.  La sofferenza non è conseguenza del peccato, perché c’è chi pecca senza soffrire e chi soffre senza aver peccato.

19. Bisogna sopportare e combattere la sofferenza. Essa va combattuta a qualsiasi costo. Se c’è un male, questo non è il peccato, che è involontario e comunque sempre perdonato, ma è la sofferenza, che dev’essere sempre combattuta perchè sempre di nuovo ritorna.

20. La natura ci procura sventure, ma non sappiamo perchè. Forse perché l’abbiamo offesa trattandola male. Comunque, la sventura non è mai conseguenza o castigo del peccato. Altrimenti non si spiegherebbe perché gli innocenti soffrono.

21. La sofferenza non va mai accettata come fosse mandata da Dio. Se fosse Lui a mandarla, non sarebbe buono. Quindi amare la sofferenza pensando che venga da Dio e che possa valere qualcosa, è offendere Dio ed è autolesionismo o un suicidio.

22. Piuttosto che accettare una sofferenza insopportabile è meglio togliersi la vita o sopprimere il sofferente.

23. Come il racconto del peccato originale è un mito eziologico, così il concetto del paradiso è un’utopia consolatoria.

24. Infatti il peccato originale non è stato un peccato realmente commesso all’inizio del mondo da una coppia umana realmente esistita, Adamo ed Eva, peccato che sarebbe stato punito da Dio con le sventure della vita presente. L’uomo nasce buono; però viene in un mondo dove esiste il male senza che sappiamo perché esiste e da dove venga.

25. Similmente, la cosiddetta «vita eterna», non è una beatitudine reale dopo la morte, ma è un quadro ideale di riferimento, un’idea-limite, che serve a sostenerci nella lotta contro la sofferenza.

26. Cristo non è venuto a dar soddisfazione al Padre per i nostri peccati, sì da pagare o espiare al nostro posto per le nostre colpe, grazie agli infiniti suoi meriti di Figlio di Dio, ma è venuto per essere vicino ai sofferenti e per insegnarci a combattere la sofferenza. Per conseguenza il paradiso (che è una metafora della felicità di quaggiù) non può essere meritato, perchè è del tutto gratuito.

27.  Cristo non è morto per volontà del Padre al fine di liberarci dal peccato con un sacrificio redentivo ed espiatorio, ma per testimoniare con la vita il suo amore e la sua compassione per i sofferenti.

28. La grazia che Cristo ci dona non si aggiunge alla vita umana che viviamo adesso, ma è la sua pienezza nella storia; non è un’astratta «vita eterna» atemporale, ultraterrena, immutabile, al di sopra («soprannaturale») della vita che viviamo adesso nel divenire, nella fragilità e nella caducità, ma è vita divina nella storia.

29. La salvezza che ci porta Cristo non è la remissione dei peccati grazie al suo sacrificio espiatorio, ma è la fruizione della misericordia divina nella vita presente.

Osservazione finale, che regge e spiega tutte le idee buoniste: il Dio del buonista non è il vero Dio della ragione e della fede, che esiste in sé e da sé, indipendentemente da ciò che io penso di Lui, ma è un Dio ad usum delphini, che mi sono costruito io per poter peccare liberamente senza essere castigato.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 26 ottobre 2020


 

 

 

 

 

Arcabas, Il Padre Misericordioso

Immagine da internet

5 commenti:

  1. Caro Padre Giovanni, aggiungo uno sfogo : e allora bisognerebbe avere il coraggio di dire, da parte di chi sostiene tale identità di Dio e del Suo agire, che se è vero, come è vero, che ogni autorità umana ha origine dall'autorità di Dio (lo ha detto solennemente Gesù a Pilato) e la giustizia umana deve necessariamente conformarsi alla sua matrice divina, va da sé che se non c'è il peccatore che ha voluto trasgredire intenzionalmente la legge divina e anche quella umana per puro egoismo, superbia, consapevole sopraffazione ed uso di forza e violenza, interesse personale a danno degli altri, ma solo per debolezza e fragilità, allora bisognerebbe avere il coraggio, per coerenza, di affermare che non c'è neanche il criminale consapevole e, quindi, di predicare e persuadere gli Stati laici, lanciando anche invettive, di convertire tutte le carceri in ospedali e centri di cura psicologica perché non di criminali si tratta ma di malati nello spirito e nella psiche e, in quanto tali bisognosi di cure e affetto, e non di trattamenti duri che ne aumenterebbero il disagio psicologico e la fragilità mentale e relazionale.
    Scusa lo sfogo.
    Rossano

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    1. Caro Rossano, non c'è dubbio che la conseguenza logica di chi crede che il peccato non dipenda mai da cattiva volontà, ma solo da ignoranza o dalla debolezza, è l'abolizione del principio di coercizione e di sanzione penale in tutte le sue forme e gradi: e quindi abolizione dell'ordine giudiziario, scioglimento delle forze armate e delle forze dell'ordine, chiusura delle carceri.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Cio che mi scandalizza non è tanto il fatto che ci sia qualcuno che crede simili cose, ma il fatto che a crederle (e purtoppo ad insegnarle ad altri) si venga fatti cardinali. Come è possibile che accada questo?

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    1. Caro Stefano, ti invito a rileggere la nota che ho messo a riguardo del card. Cantalamessa e avrai modo, penso, di modificare il tuo giudizio.

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