27 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Sesta Parte (6/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Sesta Parte (6/6)

Che cosa è l’eresia?

Dell’eresia si potrebbe dare una definizione semplicissima: è il rifiuto in un cristiano di una verità di fede ovvero di una dottrina di Cristo interpretata dalla Chiesa nel dogma.  Oppure più semplicemente si tratta di una dottrina falsa in materia di fede. Questo rifiuto può venire da un non cristiano o da un cristiano. Nel primo caso può essere incolpevole. Si tratta della cosiddetta «eresia materiale». Nel secondo esso invece è facilmente colpevole.  Qui abbiamo l’«eresia formale».

L’eresia, oltre ad essere una proposizione errata nel campo della fede e a rivestire una connotazione di colpa morale, si configura anche nel campo del Diritto canonico (can.1364) come un delitto penalmente perseguibile.

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Secondo San Tommaso l’eresia è «quella specie di infedeltà che riguarda coloro che professano la fede di Cristo, ma corrompono i suoi dogmi». L’eresia, spiega l’Aquinate, «è una falsa opinione concernente le verità di fede. Ad essa qualcosa può riferirsi in due modi: o direttamente e principalmente, come quando c’è in gioco un articolo di fede oppure indirettamente e secondariamente, quando si tratta di cose alle quali segue la corruzione di qualche articolo di fede».

Tommaso fa notare che circa le questioni di fede, quando non è certo se una cosa è o non è di fede, c’è libera discussione fra i teologi. Se invece uno mantiene il proprio parere contro la sentenza pronunciata dalla Chiesa, in tal caso è eretico.

La più grande disgrazia che ci possa capitare è quella di sbagliarci in materia di fede. Il più grave danno che possiamo fare al prossimo è quello di ingannarlo in materia di fede. Come dice San Tommaso, la più grande opera di misericordia che possiamo fare a favore del prossimo è quella di condurlo dalle tenebre dell’errore alla luce della verità.

Per amore o per forza l’intera umanità un giorno sarà soggetta alla regalità di Cristo, per amore, quelli che sono in paradiso, per forza quelli che sono nell’inferno. Dio ha voluto non impedire l’esistenza del male.

Aristotele ebbe una profonda intuizione quando pose il bene nella categoria della sostanza e il male nella categoria dell’accidente. … Egli pose le basi metafisiche che costituiscono la condizione di possibilità della dottrina cristiana della vita eterna, della vittoria del bene sul male e della liberazione dell’umanità dal dominio fatalistico del male.

Il cristianesimo ci chiarisce la differenza tra il bene e il male, distingue male di colpa e male di pena, ci spiega l’essenza dell’uno e dell’altro, le cause e le origini del bene e del male, ci insegna come togliere il male e potenziare il bene, come fare il bene ed evitare il male.

Con tutto ciò il tema del male riserva un margine di mistero che Cristo non ci ha rivelato e questo mistero consiste nel fatto che noi non sappiamo perché Dio ha voluto non impedire il male, quando, se avesse voluto, avrebbe potuto farlo. Infatti, se Dio avesse voluto, avrebbe potuto creare un mondo felice, nel quale il male sarebbe stato assente.


Immagini da Internet:
- Corale. Miniatura di scuola fiorentina - sec. XV - Firenze, Chiesa di Santa Croce
- Codice Aureo. Miniatura di scuola tedesca - sec XVI - El Escorial, Madrid


26 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quinta Parte (5/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quinta Parte (5/6)

 

Seconda parte - I dati della divina rivelazione

Il piano divino della salvezza

La salvezza dell’uomo secondo la concezione cristiana consiste nel fatto che l’uomo, che a causa del peccato si trova in una condizione di miseria dalla quale non riesce a liberarsi con le sole sue forze indebolite appunto a causa del peccato, riceve da Dio Padre onnipotente e misericordioso, per mezzo della croce di Cristo nella potenza dello Spirito Santo e per l’intercessione della Beata Vergine Maria la possibilità di essere perdonato dei suoi peccati, risollevato dalla sua miseria, liberato dalla sofferenza, dalla morte e dal dominio di Satana, nonché elevato allo stato soprannaturale di figlio di Dio, a somiglianza del Figlio, erede della vita eterna.

Dio vuol salvare tutti; eppure non tutti si salvano.  L’uomo può volere ciò che Dio non vuole. Ciò non vuol dire che sia più forte la volontà umana nel volere il male che la volontà divina nel volere il bene. Il peccato dell’uomo non esercita su Dio alcun potere malefico. Se chiamiamo «offesa a Dio» il peccato, si tratta di una metafora presa da quanto avviene tra di noi, dove il ladro ruba a un tale il portafoglio. Lo stesso vale per la cosiddetta «ira divina». Dio è puro spirito e non ha passioni. Quell’espressione significa semplicemente che siamo noi a non essere in pace con Dio a causa della nostra colpa, che Egli disapprova.

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Al contrario, per Tommaso l’essere divino è assolutamente necessario come causa prima di tutte le cose, ma è il presupposto della volontà divina. È assurdo pensare un puro volere senza il soggetto volente e questi come effetto di un puro volere senza soggetto volente. Per Tommaso invece in Dio il volere coincide con l’essere, in quanto Dio è atto puro di essere, è l’essere sussistente, per cui non è l’essere che è volere, ma è il volere che è essere. Insomma, Dio è essere, non è volere, anche il suo essere coincide col suo volere.

Con tutto ciò noi con San Tommaso possiamo distinguere in Dio una volontà antecedente alla decisione umana, volontà per la quale Dio vuol salvare tutti e propone a tutti la possibilità di salvarsi, da una volontà conseguente, per la quale salva solo alcuni, ossia coloro che hanno accettato la proposta, mentre coloro che la rifiutano si dannano. 

Non si tratta evidentemente di due atti divini successivi nel tempo, come se fosse possibile nell’agire divino tale successione. In realtà tale successione è solo una distinzione concettuale di comodo da noi fatta, che nulla ha a che vedere con l’inseità divina, semplicissima e indivisibile, ma che funziona solo in rapporto a noi che agiamo nella durata temporale, distinzione concettuale benchè fondata sulla realtà divina, per capire come conciliare l’apparente contraddizione col fatto che da una parte Dio vuol salvare tutti, ma che poi di fatto si salvano solo alcuni. Certo i buonisti non hanno questo problema, perchè per loro si salvano tutti. L’unico inconveniente, che non è da poco, è che questa tesi è eretica.

Immagine da Internet:
- Santissima Trinità, in capolettera B, miniatura, codice di S. Miniato al Monte (Firenze)

25 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quarta Parte (4/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quarta Parte (4/6)

Lo scopo della vita

Ogni agente agisce per un fine e al di là di questo fine, agisce per un fine ultimo. Una ricerca di un fine finito uno dopo l’altro, all’infinito, senza mai giungere a una meta definitiva, credendo che ciò sia un progresso, in realtà è una cosa frustrante, esasperante e disperante, che porta a fallire lo scopo della nostra vita, che è sì il progredire ma progredire verso il bene che ci soddisfi completamente, che è solo Dio.

Se tutto deve finire nel nulla, come credeva il povero Leopardi, a che pro tante fatiche, tanti lavori, tanti sforzi? Tanto vale farla finita subito. Bisognerebbe abolire dalle scuole la lettura di Leopardi, perché spinge al suicidio. Per questo tanti giovani oggi si uccidono, nonostante il benessere del quale godono: credono che il vivere non abbia senso o che non valga la pena faticare per qualcosa. Certo molti sono mantenuti in vita dall’attrattiva dei piaceri. Essi sembrano anche felici. Ma hanno nel cuore il vuoto e forse l’inferno.

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Se il moto dello spirito nel finito e nel contingente può continuare e progredire indefinitamente, nel moto che riguarda il senso ultimo, quando c’è in gioco il problema dell’assoluto e del bene infinito, non può non fermarsi. Ananke stenai, diceva Aristotele, bisogna fermarsi. Questo detto corrisponde esattamente alle parole della Scrittura: «Fermatevi, e sappiate che io sono Dio» (Sal 46,11).

Se non ci fermiamo nel possesso di questo bene o nel nostro riferirci a questo bene, cadiamo nell’abisso o, come si esprime Kant, la ragione cade nel «baratro». L’assenza del bene infinito, del quale abbiamo bisogno e per il quale siamo fatti, è l’inferno, che significa appunto luogo basso e oscuro, come può essere un pozzo. Pensiamo al «pozzo dell’abisso», del quale parla l’Apocalisse (Ap 9,1).

Viceversa, raggiungendo Dio il moto agitato dello spirito si ferma nella pace, nella quiete e nella soddisfazione. Questa è la meta ultima dell’uomo.

 

Infatti ogni bene causato è creato da Dio, sommo bene e fine ultimo dell’universo e di tutti gli agenti che agiscono nell’universo. La provvidenza divina muove tutti gli agenti ad agire in vista di conseguire il loro fine, che è la felicità della loro vita. 

 Le creature spirituali, angeli e uomini sanno qual è il loro fine ultimo e il loro sommo bene. Esso è Dio stesso, loro creatore e Signore, il quale fa loro conoscere che cosa devono fare per raggiungere il loro fine, compiere quegli atti per i quali soddisfano alle esigenze della loro natura e mettono in atto le sue inclinazioni, tra le quali quella fondamentale è quella di conoscere Dio, di amarlo e servirlo, per godere dell’unione con Lui nell’eterna beatitudine celeste. Lo scopo della vita dell’uomo e dell’angelo è l’incontro immediato con Dio avendo eseguito i comandi da lui impartiti, la cui esecuzione è appunto la condizione necessaria per questo incontro beatifico.


Immagini da Internet:
- reazione del mondo, I e III giorno, miniatura Bibbia di Guyart des Moulins, Montpellier

24 gennaio, 2026

Nuovi spunti di discussione sulla Corredentrice

 

Nuovi spunti di discussione sulla Corredentrice

 

La Chiesa non ci proibisce di argomentare a favore del titolo mariano di Corredentrice. Ci proibisce però di utilizzare argomenti infondati o contro producenti.

E questo il senso dell’avvertimento che ci viene dalla recente Nota del DDF.

Pubblico allora l’intervento di un Lettore, che purtroppo fa uso di tali argomenti, senza tener conto del fatto che tale modo di magnificare la Madonna non può esserle gradito e di conseguenza non può recare beneficio alla nostra devozione nei confronti della Santissima Madre di Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nuovi-spunti-di-discussione-sulla.html

 

 

 

 “Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno" 

 



Immagine da Internet:
- Immacolata, Diocesi di San Miniato

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Terza Parte (3/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Terza Parte (3/6)

Il bello e il bene

La natura umana è già di per sé una cosa buona, ma è pienamente buona quando esercita la virtù. Al bene conviene la bellezza, per la quale esso è appetibile alla vista. Al bello conviene l’unità, il giusto modo, la forma, la specificità o misura dell’intero o del tutto e l’ordine armonioso e la buona e proporzionata distribuzione delle parti.

Ricordiamo però che se il bello è un bene per la vista, non necessariamente è un bene morale, se questa bellezza spinge al peccato o se è contemplato al fine di peccare. Entrando nel campo della produzione artistica, bisogna fare attenzione al rapporto del bello col bene morale. In questo campo l’artista ha una speciale responsabilità nel senso che la sua produzione è moralmente giustificata e formativa solo se egli non si propone soltanto di accontentare il gusto estetico, ma fa in modo con la sua opera di stimolare il pubblico alla virtù, considerando il fatto che la stessa virtù, come insegna Platone, ha una bellezza sublime capace di attirare la volontà alla pratica del bene.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_54.html 

 


In base alla semplice ragione non è difficile elaborare un progetto di perfezione umana e determinare quali sono le condizioni della sua salute fisica, psichica e spirituale, quali sono le condizioni e i mezzi dell’umana felicità. Già in questo campo Aristotele ha fatto un lavoro eccellente con la sua psicologia e la sua etica.  

La visione aristotelica è migliore di quella di Platone, perchè egli col suo dualismo di anima e corpo non riesce a giustificare l’unità della persona, mentre Aristotele, pur distinguendo anch’egli anima e corpo, facendo uso delle categorie di materia e forma ci fa capire come essi si uniscono nell’unità della persona, tanto che la dottrina dell’anima spirituale come forma sostanziale del corpo, entrerà attraverso San Tommaso addirittura nel dogma cattolico al Concilio di Vienne del 1312.

 

Come è noto, la Rivelazione biblica ci fornisce il racconto di che cosa è successo alla coppia primitiva, ci fornisce cioè il racconto del cosiddetto peccato originale, delle sue conseguenze e della promessa di redenzione fatta alla coppia da Dio di mandare un Salvatore.

La difficoltà presentata da questo racconto sta nel concetto di peccato, appunto il peccato originale, che si presenta come un peccato del tutto diverso da quello che comunemente chiamiamo peccato, che è un atto personale, del quale è responsabile solo chi l’ha commesso e la cui colpa appartiene solo a colui che ha commesso l’atto, sicchè egli solo merita di essere punito per questo atto.

Siamo dunque obbligati a vedere che differenza c’è fra la colpa personale e quella collettiva del peccato originale.  ... In altre parole, la colpa originale viene trasmessa a tutti i discendenti della coppia primitiva in quanto ognuno di questi discendenti è membro della specie umana. Per questo, la colpa originale che ognuno di noi eredita dai progenitori non ha nulla a che vedere con le nostre colpe personali, delle quali è responsabile ognuno di noi, perché non è una colpa di noi come individui, ma di noi come specie.

In sostanza nella coppia primitiva ci fu un’unità fra specie e individuo, che non si è più ripetuta nei discendenti, in ognuno dei quali il peccato è dell’individuo e non della specie.

Immagini da Internet:
- Il peccato originale, Adamo ed Eva espulsi dal Paradiso Miniatura in "Le Très Riches Heures du Duc de Berry" di Pol De Limburg 
 

23 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Seconda Parte (2/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Seconda Parte (2/6)

Il problema della sofferenza

Tutti avvertiamo che la pena è meritata dal peccatore. Ma perché mai l’innocente dovrebbe soffrire? E come mai il delinquente riesce a sfuggire alla giusta pena, anzi ha successo? Il fatto che tutti noi, giusti o ingiusti siamo soggetti in questa vita ad un’infinità di sofferenze, suscita inevitabilmente la domanda sul perchè e sul motivo di tale situazione.

Come mai nasciamo difettosi?  Sentiamo un bisogno di felicità: è perché ci viene impedito di raggiungerla? Vorremmo fare il bene: e perché non ce la facciamo? Cerchiamo la verità: e perché ci sbagliamo o restiamo illusi o ingannati? Da che cosa dipende questa nostra situazione disgraziata? Perché la sofferenza è inevitabile, se essa ci ripugna? Come mai ci capita il male nonostante tutto l’impegno che ci mettiamo nell’evitarlo? Perché non riusciamo a raggiungere gli scopi che ci prefiggiamo? Come mai esistono problemi e guai che non riusciamo a risolvere? Perché lo spirito è contrastato dalla carne? Perché esiste la morte, mentre noi vorremmo vivere e godere per sempre? Ma chi c’è che governa il mondo? È un Dio saggio, buono e potente o è un dio che si diverte a farci soffrire? Che Dio è quello che ci ha creati in modo così difettoso?

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Fontanellato, 20 gennaio 2026 

Bisogna fare attenzione a non trasferire nella realtà la necessità di questa dualità puramente logica. Se infatti in logica il concetto del bene (come non-male) è connesso con quello del male (come non-bene) e viceversa, nella realtà l’esistenza del bene non comporta affatto che debba esistere anche il male. Il bene può esistere da solo anche senza il male.

Si può dire che è bene che esista il male; ma se non ci fosse il male, non per questo ci sarebbero problemi per il bene perchè esso può esistere benissimo senza il male, anzi esiste meglio senza il male. I beati sono liberi da ogni male, anche se è vero che c’è l’inferno, dove però c’è il male di pena, la cui visione, secondo San Tommaso, dà ai beati una gioia, che però non è il piacere di vederli soffrire, ma quella di vedere realizzata la giustizia divina.

Se reifichiamo l’opposizione logica bene-male, succede che la coppia bene-male verrà a costituire l’essere come tale e verrà a trovarsi persino in Dio, finendo col concepire Dio come principio del bene e del male, della giustizia e del peccato. E avremo la visione manichea, cabalistica, bruniana e böhmiana, fino a Schelling e ad Hegel. Avremo la doppia predestinazione di Godescalco nel sec. IX (Denz.621) ripresa da Lutero e Calvino.

Il bene, ossia l’ente buono è essenzialmente inclinato a diffondere il bene, ad agire bene, a compiere o fare il bene. E però l’agente spirituale, dotato di libero arbitrio, ha, come sappiamo bene, anche la possibilità di scegliere e compiere il male, di peccare. Chi sceglie il male, però, non può scegliere il male come tale, che è una privazione; e la volontà ha per oggetto un ente; non può avere per oggetto il non-essere. L’azione cattiva comporta in certo modo un annullare, che però non può essere totale, perchè essa non ha potere sull’essere e il non-essere. Questo potere appartiene solo a Dio creatore dell’essere.


Male è ciò che ci è odioso, che siamo portati a rifiutare. Il bene può esser privo di male, un bene senza difetti, a cui non manca nulla. Il male è la privazione di un bene dovuto. È un male la mancanza della vista, un mancato saluto, una mancata risposta. Da qui vediamo che se il bene può esistere senza il male, il male non può esistere senza un soggetto buono.

  

 
 
 
 

Immagini da Internet:
- Niccolò di ser Sozzo, Il Caleffo dell'Assunta, Archivio di Stato di Siena
 

22 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Prima Parte (1/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Prima Parte (1/6)

 

Quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto

Sal 50, 6

 

Introduzione

Considerazioni generali

Chiarire il rapporto tra il bene e il male è molto importante per la nostra vita. Sbagliare in questa materia comporta conseguenze morali e vitali molto gravi. Proviamo a fermarci su alcune considerazioni che penso possano essere utili.

In linea di massima tutti sappiamo che cosa è il bene e che cosa è il male. Riflettendo però su queste nozioni fondamentali che abbiamo appreso sin da bambini, ci accorgiamo che sorgono diverse difficoltà, esistono degli errori, appaiono dei misteri impenetrabili.

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Non esiste nulla di naturalmente cattivo, difettoso o maligno. Come dice il Concilio Lateranense IV, Dio ha creato gli angeli in uno stato di bontà. Se alcuni sono malvagi, come i demòni, è perché da sé stessi si sono fatti malvagi. Siccome Dio è il creatore dei demòni, è sbagliato scaricare su Dio la responsabilità di aver dato origine al male. 

Il rimandare alla causa prima ciò che produce la causa seconda vale solo nella linea del bene, non del male. Nella linea del male la causa prima è la creatura. L’origine del male è solo nella creatura, proprio in quanto per sua colpa si è opposta alla volontà di Dio. Dio è essere infinito: da Lui non può che provenire l’essere. La creatura confina col nulla: Per questo può essere produttrice della privazione di essere.

Per Hegel il bene è addirittura la stessa cosa del male, nel senso che dalla loro reciprocità dialettica sorge la realtà così come l’essere coincide col non-essere. ... Per questo egli parla dell’«enorme potere del negativo». ... Lo sbaglio di Hegel è stato quello di conferire un potere positivo a questo potere negativo, come se il male potesse produrre il bene. Osserviamo che se Dio ha preso occasione dalla croce di Cristo per salvare l’uomo, non è che il soffrire come tale sia produttivo o il peccare sia fonte di salvezza, ma se Dio ha ricavato il bene dal male ciò è stato possibile perchè il Crocifisso era Dio, capace di far sorgere la vita dalla morte.

San Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor del 1993 (n.69) condanna quella concezione della morale cristiana, di origine luterana, e presente oggi nell’etica di Rahner … 

Tomas Tyn, in un saggio dedicato all’etica rahneriana, chiarisce il giudizio del Papa mostrando il rapporto di questa dottrina con quella secondo la quale Rahner, prendendo a pretesto la formulazione astratta della legge e il fatto che invece l’azione è nel concreto esistenziale, intende l’applicazione della legge non come un semplice calare l’universale nel particolare, o l’astratto nel concreto, ma nel senso che il soggetto agente ha la libertà di completare il dettato astratto della legge con l’aggiunta di una «legge personale» di suo conio adatta al suo caso concreto.



Immagini da Internet: 
- La caduta di Lucifero e degli angeli ribelli, Miniatura, Libro delle Ore, 1415, Fratelli Limbourg

21 gennaio, 2026

La metafisica di Gesù (3) - Seconda Parte (2/2)

 

La metafisica di Gesù (3)

Seconda Parte (2/2)

5. Il Dio di Lutero

          Nessuno dubita del forte interesse teologico e religioso di Lutero, ma la sua concezione di Dio è inficiata dall’influsso occamistico, apertamente dichiarato da Lutero (“occamicae sum factionis”), che concepisce Dio non alla luce dell’essere e quindi del vero, ma del bene e quindi del volere. Da ciò consegue in Dio che la funzione della libertà e dell’onnipotenza sostituisce quella della scienza e della sapienza.

          Da qui discende la visione irrazionalistica, fideistica e volontaristica, per la quale Dio non vuole qualcosa perchè è bene, ma qualcosa è bene perché Dio lo vuole. La volontà diventa il valore primo, sganciata dalla verità. Da cui il famoso paradosso occamista che l’omicidio o l’adulterio sarebbero leciti, se Dio lo volesse. Abbiamo da una parte un Dio dispotico, che chiede fiducia senza darcene i motivi, e dall’altra un Dio falsamente misericordioso che ci salva anche se non lo meritiamo. 

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Come abbiamo visto dal Concilio Vaticano II, solo la Chiesa cattolica esprime la pienezza di ciò che nella Chiesa è essenziale. I protestanti partecipano di questa pienezza, ma mantengono alcune carenze, di per sé accidentali e rimediabili. Vediamo dunque come qui gioca la distinzione metafisica tra ciò che è per essenza o in pienezza e ciò che è in parte o per partecipazione.

Diciamo dunque che un presupposto essenziale per il successo dell’ecumenismo per i prossimi anni dovrà essere quella di eliminare il disprezzo per la metafisica mostrando il grande servizio che essa dà alla ragione, alla fede e alla Chiesa.

Immagine da Internet:

20 gennaio, 2026

La metafisica di Gesù (3) - Prima Parte (1/2)

 

La metafisica di Gesù (3)

Prima Parte (1/2)

 

Ho già presentato ai Lettori lo schema di un libro che pubblicai nel 2014, dedicato a illustrare una cosa alla quale finora non si era mai pensato e cioè presentare quella che si potrebbe chiamare “la metafisica di Gesù”.

Ora presento un ulteriore brano del mio libro, nel quale il Lettore potrà trovare temi e argomenti che interessano l’attività ecumenica, che ricordiamo in modo particolare in questa settimana dedicata alla preghiera per l’Unità dei Cristiani.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-metafisica-di-gesu-3-prima-parte-12.html


Naturalmente non mancano in Lutero profonde intuizioni sulla realtà, su Dio, sulla natura umana e sulla morale, cose che consentono un fruttuoso dialogo ecumenico. Ma dispiace che nel contempo tutto ciò sia inquinato da gravi errori, che, come noi cattolici facciamo da cinque secoli, non dobbiamo cessare di ricordare con carità ai fratelli luterani, senza per questo temere di tradire l’ecumenismo, chè anzi è la più nobile maniera di portarlo avanti.

 

Immagine da Internet:
 

19 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Quinta Parte (5/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quinta Parte (5/5)

  

Seconda parte - Che cosa ci dice la fede

 Gli insegnamenti della Chiesa

Che l’uomo sia composto di spirito e corpo, oltre ad essere verità di ragione è verità di fede, insegnata dal Concilio Lateranense IV del 1215. Il successivo Concilio di Vienne precisa che questa unione avviene in quanto l’anima è forma sostanziale del corpo. Nel 1336 Benedetto XII proclama il dogma della visione beatifica dell’essenza divina in paradiso.

Il Concilio Lateranense V insegna che l’anima umana spirituale è immortale. La proclamazione del dogma dell’assunzione della Beata Vergine Maria in cielo anima e corpo fatta da Pio XII nel 1950 comporta che in paradiso esisterà oltre al corpo maschile, rappresentato come primizia di quello di Cristo, anche il corpo femminile.

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Il primo Papa che ha confutato l’antico pregiudizio della superiorità dell’uomo sulla donna è stato Pio XII … San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris del 1963 notò come uno dei fenomeni sociali di maggior rilievo del nostro tempo è l’ingresso della donna nella vita pubblica …Importantissimo è il contributo alla comprensione della parità, unione e reciprocità uomo-donna nella Chiesa e nella società è stato quello di San Giovanni Paolo II. 

Ci vorrà attorno al sec. XIII l’ingresso di Aristotele nelle scuole teologiche della Chiesa perché essa comprendesse meglio quale dev’essere nel piano di Dio il rapporto dello spirito col sesso.

Circa la questione di determinare la reciproca complementarità fra uomo e donna in rapporto con la convenienza del sesso maschile col sacerdozio ministeriale, nonché la questione di chiarire il ruolo della donna nella Chiesa e le qualità proprie della donna, preziose indicazioni ci vengono dalla Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di San Giovanni Paolo II del 15 agosto 1988.

Basandomi su questi insegnamenti del Papa ho scritto un libro, La coppia consacrata, nel quale, commentando gli insegnamenti pontifici ed aggiungendo contributi di alcuni filosofi come il Maritain ed Edith Stein, ho cercato di sviluppare ulteriormente il pensiero del Papa. La nozione di coppia consacrata non fa riferimento di per sé né al matrimonio né alla vita religiosa. Vuol significare invece che per la Scrittura la coppia umana come tale è sempre cosa sacra, si tratti del matrimonio o si tratti del rapporto sacerdote-donna o del rapporto religioso-religiosa o generalmente laico-laica di qualunque età, stato o condizione di vita.

 

La chiarificazione delle qualità proprie della donna è necessaria anche per vagliare la possibilità che oggi si profila di consentire alla donna di essere investita del diaconato istituito, mentre resta riservato al maschio il diaconato ordinato, primo grado del sacramento dell’Ordine. 

Ma nel contempo la chiara conoscenza delle qualità proprie del maschio è indispensabile per determinare i motivi di convenienza del sesso maschile come materia del sacramento dell’Ordine. 

 Immagini da Internet:

- Da: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/1/14/udienza-generale.html 

18 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Quarta Parte (4/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quarta Parte (4/5)

 

Generazione e fabbricazione

Notiamo che bisogna distinguere nell’agire umano o nell’attività umana l’attività generatrice, quella morale e quella fabbricatrice. L’attività umana o comporta l’attività biopsicologica generativa nel matrimonio, per la quale l’uomo si riproduce nella specie, come gli animali e le piante, o produce atti moralmente buoni o cattivi, che qualificano l’agente come buono o cattivo, oppure produce opere materiali esterne nel mondo fisico. Sono gli artefatti, prodotti del lavoro, dell’arte e della tecnica.

Il generare è l’attività propria del sesso, che abbiamo in comune con gli animali e con le piante. L’attività morale ci appartiene in proprio in quanto persone dotate di ragione e libero arbitrio e finalizzate alla conquista del sommo bene. Come figli di Dio in Cristo, siamo chiamati alla santità nel regno dei cieli.

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La vita ha origine dall’anima, la quale o è creata direttamente da Dio al momento del concepimento, se è l’anima umana, o è causata dallo stesso atto generativo nei livelli inferiori della vita. ... Teniamo presente che il sesso nell’animale come nell’uomo non è una proprietà accidentale del soggetto ad libitum giustapposta al soggetto e separabile dal soggetto, come i pantaloni e la camicia, ma è una proprietà organica del soggetto, intrinseca al soggetto, necessaria all’essenza completa del soggetto. 

Privare la persona del suo sesso vuol dire sopprimere la persona. Si dovrebbe piuttosto parlare di liberazione o guarigione del sesso. Ognuno di noi nasce con un dato sesso, che fa parte della sua natura umana. La medicina deve correggere i difetti della natura non sopprimere o cambiare o sostituire la natura …

Come l’animalità è il genere che dà all’uomo la natura umana per l’aggiunta della razionalità, così la natura umana è il genere al quale, aggiungendo le differenze maschile-femminile, sorge la differenza tra la mascolinità e la femminilità, fra l’uomo e la donna. … In altre parole: come l’esser razionale è la differenza del genere animale, così l’esser maschio e femmina sono le differenze del genere natura umana, che a sua volta è la differenza specifica del superiore genere animalità. ... Non si tratta come dice Maritain, di una differenza «quasi-specifica», ma, come dice Edith Stein, di una vera e propria differenza specifica. Se tra noi e gli animali esiste una differenza specifica, non per questo noi non ci sentiamo animali come loro. Così se tra uomo e donna c’è una differenza specifica, non per questo il maschio non si sente razionale come la donna, né la donna non si sente razionale come l’uomo. ... Diciamo allora che l’anima maschile e quella femminile sono due differenze specifiche del razionale. Abbiamo quindi un genere superiore: l’animale e un genere inferiore: il razionale. Il razionale e l’irrazionale sono le differenze del genere animale: il maschile e il femminile sono le differenze del genere razionale.


Ciò che sfuggì a Platone e non per colpa sua, perché non poteva saperlo, fu che questa ostilità della carne allo spirito non dipende dal fatto che la carne sia cattiva, ma dalle conseguenze del peccato originale. La carne - cioè il sesso - in sé è buona ed è componente essenziale dell’uomo. Il problema vero, allora, non è quello di liberarsi dalla carne, ma di purificarla e sottometterla allo spirito. Platone non seppe che quella carne nella quale abbiamo peccato e che ci spinge a peccare, è quella stessa carne che, assunta dal Verbo di Dio, diventa principio di salvezza.

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17 gennaio, 2026

Lo spirito e il sesso - Terza Parte (3/5)

 

Lo spirito e il sesso

Terza Parte (3/5)

 

Materia e spirito in Gentile

Il tema dello spirito è uno degli interessi fondamentali della filosofia di Gentile[1], il quale però riprendendo la concezione hegeliana, crede di portarla al più alto grado di perfezione mediante il concetto dell’atto, come vertice della realtà. Il concetto dell’atto viceversa è assente dalla filosofia hegeliana, la quale ha il suo punto di forza nella dialettica, nella quale il moto dello spirito è un ritorno all’inizio. Gentile accetta la dialettica hegeliana come interpretazione della vita, della storia e del divenire dello spirito.

Ma vuol condurre a termine il passaggio dalla trascendenza all’immanenza iniziato da Cartesio, dall’oggetto verso il soggetto, dal Tu all’Io, dall’essere all’apparire; il che poi verrà a dire dal teismo all’ateismo, dall’umanesimo al panteismo, dal cristianesimo al nichilismo, dalla democrazia al totalitarismo, dalla prima alla seconda guerra mondiale. Insistere con Gentile, come alcuni fanno, vuol dire rischiare lo scoppio della terza ed ultima guerra mondiale.

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Gentile confonde l’atto del pensare con l’atto d’essere, confonde il pensare con l’agire e col produrre. ... Hegel riconosce come Aristotele che all’inizio del pensare nell’intelletto non c’è nulla. ... La Chiesa distingue la persona umana dalla natura umana. 

L’etica aristotelica propone all’uomo delle mire più modeste e rinuncia al volo di Icaro di Platone. Infatti mentre nel platonismo si rischia la nevrosi o l’ipocrisia, Aristotele ci guida a trovare una visione sintetica di sesso e spirito e per questo la Chiesa, dopo alcune incertezze nei Padri, ha assunto senza esitazione con San Tommaso l’etica di Aristotele.

La distinzione cartesiana fra spirito e corpo è del tutto insufficiente a spiegare le differenti relazioni metafisiche tra le due sostanze, anche se può avere un aggancio al dogma del Concilio Lateranense IV (visibilia et invisibilia). Tuttavia il successivo Concilio di Vienne del 1312 precisò che l’anima non è una sostanza completa, non è una res, ma la forma di una sostanza.

Il Concilio suppone la distinzione fra la forma e l’essenza. Non ogni forma è un’essenza, ma ci può essere un’essenza composta di materia e forma. Il che lascia spazio ad anime inferiori, come quella vegetativa e quella sensitiva, che non sono immortali, in quanto non sono sostanze complete, non sono forme sussistenti, ossia spirituali. La sostanza completa, invece, la res è solo il composto di anima e corpo.

L’attività sessuale appartiene propriamente alle funzioni della vita vegetativa e per questo l’abbiamo in comune con gli animali e con le piante. ... La vita fisica dipende dall’anima spirituale e abbraccia i due livelli inferiori di vita, quella psichica e quella vegetativa. Essa si manifesta anche nei moti e nelle alterazioni del corpo, volontari ed involontari. ... Il sesso umano è un composto organico biopsicospirituale di elementi ontologici e dinamici che coinvolge la totalità della persona, perché è presente in modo diverso e graduale in tutte le componenti della natura e della persona: spirituale, psichico, vegetativa e corporea.

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