Il confronto del bene col male
La volontà umana e la volontà divina
Sesta Parte (6/6)
Che cosa è l’eresia?
Dell’eresia si potrebbe dare una definizione semplicissima: è il rifiuto in un cristiano di una verità di fede ovvero di una dottrina di Cristo interpretata dalla Chiesa nel dogma. Oppure più semplicemente si tratta di una dottrina falsa in materia di fede. Questo rifiuto può venire da un non cristiano o da un cristiano. Nel primo caso può essere incolpevole. Si tratta della cosiddetta «eresia materiale». Nel secondo esso invece è facilmente colpevole. Qui abbiamo l’«eresia formale».
L’eresia, oltre ad essere una proposizione errata nel campo della fede e a rivestire una connotazione di colpa morale, si configura anche nel campo del Diritto canonico (can.1364) come un delitto penalmente perseguibile.
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Secondo San Tommaso l’eresia è «quella specie di infedeltà che riguarda coloro che professano la fede di Cristo, ma corrompono i suoi dogmi». L’eresia, spiega l’Aquinate, «è una falsa opinione concernente le verità di fede. Ad essa qualcosa può riferirsi in due modi: o direttamente e principalmente, come quando c’è in gioco un articolo di fede oppure indirettamente e secondariamente, quando si tratta di cose alle quali segue la corruzione di qualche articolo di fede».
Tommaso fa notare che circa le questioni di fede, quando non è certo se una cosa è o non è di fede, c’è libera discussione fra i teologi. Se invece uno mantiene il proprio parere contro la sentenza pronunciata dalla Chiesa, in tal caso è eretico.
La più grande disgrazia che ci possa capitare è quella di sbagliarci in materia di fede. Il più grave danno che possiamo fare al prossimo è quello di ingannarlo in materia di fede. Come dice San Tommaso, la più grande opera di misericordia che possiamo fare a favore del prossimo è quella di condurlo dalle tenebre dell’errore alla luce della verità.
Per amore o per forza l’intera umanità un giorno sarà soggetta alla regalità di Cristo, per amore, quelli che sono in paradiso, per forza quelli che sono nell’inferno. Dio ha voluto non impedire l’esistenza del male.
Aristotele ebbe una profonda intuizione quando pose il bene nella categoria della sostanza e il male nella categoria dell’accidente. … Egli pose le basi metafisiche che costituiscono la condizione di possibilità della dottrina cristiana della vita eterna, della vittoria del bene sul male e della liberazione dell’umanità dal dominio fatalistico del male.
Il cristianesimo ci chiarisce la differenza tra il bene e il male, distingue male di colpa e male di pena, ci spiega l’essenza dell’uno e dell’altro, le cause e le origini del bene e del male, ci insegna come togliere il male e potenziare il bene, come fare il bene ed evitare il male.
Con tutto ciò il tema del male riserva un margine di mistero che Cristo non ci ha rivelato e questo mistero consiste nel fatto che noi non sappiamo perché Dio ha voluto non impedire il male, quando, se avesse voluto, avrebbe potuto farlo. Infatti, se Dio avesse voluto, avrebbe potuto creare un mondo felice, nel quale il male sarebbe stato assente.
Immagini da Internet:
- Corale. Miniatura di scuola fiorentina - sec. XV - Firenze, Chiesa di Santa Croce
- Codice Aureo. Miniatura di scuola tedesca - sec XVI - El Escorial, Madrid


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