Considerazioni sul diaconato femminile. Il ministero della donna nella Chiesa.

 

Considerazioni sul diaconato femminile

Il ministero della donna nella Chiesa

 

Non è bene che l’uomo sia solo

Il Vescovo ha da Cristo, in forza della partecipazione del suo potere sacerdotale, il potere di rendere partecipi del suo potere sacerdotale altri membri del Popolo di Dio i quali mostrino attitudini o disponibilità a partecipare della grazia di stato, della quale il Vescovo in quanto tale è rivestito. In forza di questo potere il Vescovo ha la virtù soprannaturale di comunicare ad altri, opportunamente disposti e disponibili, sia la propria grazia ministeriale di stato, sia parte di questa grazia. 

Il Vescovo, quando comunica con un apposito rito liturgico la grazia di stato che possiede come Vescovo, ordina altri come Vescovi, come Presbiteri e come Diaconi. Quando invece, sempre con un apposito rito liturgico, comunica la sua grazia ministeriale ad un livello inferiore a quello del sacramento dell’Ordine, istituisce non per volontà di Cristo, ma per volontà della Chiesa, in forza del potere delle chiavi che Cristo ha concesso alla Chiesa, i ministeri laicali, propri del sacerdozio comune dei fedeli, uomini e donne. Tra questi ministeri abbiamo il diaconato istituito, ovvero il diaconato femminile.

Occorre tuttavia tener presente che lo Spirito Santo suscita e conferisce nel Popolo di Dio non soltanto doni gerarchici, come sono i tre gradi del sacerdozio, ma anche doni carismatici, santificanti e ministeriali, ordinari e straordinari. Chi riceve il dono gerarchico è ordinato dal Vescovo ed è mandato alla Chiesa e nel mondo dal Vescovo in nome di Dio. Qui occorre il Vescovo, per capire se il candidato è adatto al sacerdozio.

Chi invece riceve il dono carismatico, lo riceve interiormente direttamente dallo Spirito Santo ed è mandato alla Chiesa e al mondo dallo Spirito Santo, come per esempio i profeti, i veggenti e i mistici. Qui è lo stesso soggetto, uomo o donna,  che riceve il dono, magari confermato da un altro profeta o da una guida spirituale, ad accorgersi di possederlo.

Questo è il campo dei carismi femminili, dove la donna, se da una parte è soggetta al sacerdote in quanto da lui riceve i sacramenti, dall’altra essa, se possiede quei doni, può essere maestra di sapienza e di prudenza per gli stessi Pastori, Papa compreso, ad imitazione di Maria, Sede della Sapienza, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa.

In tal modo la donna carismatica integra e completa l’opera del Vescovo, perché aggiunge alla sua opera di magistero e governo della comunità il contributo, appunto proveniente dai doni dello Spirito, dei quali la donna, se aperta a questi doni, può essere rivestita.

In tal modo, come è impossibile edificare una famiglia senza l’unione dell’uomo con la donna, così è impossibile edificare la Chiesa senza la convergenza e la collaborazione reciproca dei doni maschili e femminili, che si basano sulla differenza delle qualità proprie dell’anima maschile e femminile.

Il compito che oggi s’impone alla Chiesa è pertanto quello  di studiare il modo di rafforzare e  potenziare, col conferimento di una speciale ed apposita grazia di stato, quelle donne, le quali mostrino in modo eminente di possedere ed attuare le qualità spirituali, proprie dell’anima femminile, con l’istituzione di appositi ministeri, tra i quali sembra emergere quello del diaconato, inteso come  collaborazione al servizio dell’altare; come amministrazione dei beni ecclesiastici, con particolare attenzione ai bisogni e alle sofferenze dei poveri, degli anziani e degli infermi; come attività educativa o formativa, con speciale riferimento ai giovani e ai fanciulli; come collaborazione all’opera evangelizzatrice del sacerdote e cooperazione con lui nell’opera della direzione e della guida delle anime e nell’insegnamento della teologia mistica e spirituale; come capacità di tradurre nella prassi l’insegnamento maschile della teologia scolastica e speculativa; come animazione, sotto la guida dello  Spirito Santo, della comunità guidata dal suo Pastore.

Congiuntamente a questo lavoro teso a chiarire quali potrebbero essere le mansioni e gli uffici propri della diaconessa, bisogna chiarire meglio qual è la differenza tra l’anima maschile e quella femminile e quali sono le risorse, potenzialità, attitudini e inclinazioni proprie dei due sessi tenendo conto delle qualità proprie di ciascuno dei due sessi. Infatti, ai fini di un conveniente conferimento del diaconato alla donna, la Chiesa dovrà tener conto di questa differenza. Infatti Dio è il creatore sia della natura che della grazia. Le operazioni divine della grazia sono sempre in armonia con quelle che riguardano la natura. Affinchè dunque l’impresa della Chiesa riesca bene bisognerà che essa tenga conto di questa corrispondenza tra il sesso e lo spirito.

Occorrerà chiarire ulteriormente la differenza tra l’intelletto maschile, più forte nel raziocinio e nella deliberazione, e l’intelletto femminile, più vigoroso all’intuizione e per conseguenza più dotato di una volontà affettiva, sicchè mentre la donna è docile alla razionalità del maschio, questi trova luce nell’intuire e ispirazione all’agire nelle intuizioni ed ispirazioni che gli vengono dalla donna.

Questa ricerca concernente il diaconato femminile offre l’occasione alla Chiesa per comprendere meglio la convenienza del sacerdozio ordinato col sesso maschile e quindi per capire meglio come il sacramento dell’Ordine abbia una speciale convenienza con le qualità proprie dell’anima maschile.

Quest’opera di chiarificazione servirà a far comprendere a coloro che vorrebbero il sacerdozio femminile, in nome della pari dignità della donna con l’uomo, che qui non è affatto in gioco la doverosa operosità per la conquista di detta parità.

Se a tutt’oggi in molti paesi, soprattutto musulmani, la donna è ingiustamente soggetta all’uomo, bloccata nel suo desiderio di affermare la sua dignità e libertà, questa situazione merita certamente di provocare il nostro sdegno, ma deve spingerci a operare tutto il possibile affinchè le donne sottomesse e maltrattate possano liberarsi da tale umiliante condizione e realizzare quella loro naturale dignità e parità con l’uomo che Dio stesso ha voluto per la donna, creandola come compagna e socia dell’uomo a formare con lui una sola carne.

Tuttavia occorre far capire ai sostenitori del sacerdozio femminile che essi falsano o fraintendono la vera promozione della dignità femminile e parità con l’uomo, che il sacerdozio non è per nulla un diritto dell’emancipazione femminile, ma un puro dono della bontà e della misericordia di Dio, che Egli peraltro, come è ben noto, non concede al maschio come tale, ma solo ad alcuni misteriosamente da Lui prescelti.

La chiarificazione del ruolo della donna nella Chiesa condurrà pertanto la Chiesa a capire meglio che cosa Dio ha voluto fare quando ha creato l’uomo e la donna, quando ha detto che non è bene che l’uomo sia solo, quando ha voluto fargli un aiuto simile a lui, ha condotto Adamo a vedere in Eva l’osso delle sue ossa e la carne della sua carne, quando ha comandato loro di essere una sola carne, quando li ha resi generatori della vita e quando ha comandato di non dividere ciò che Egli ha unito: evidentemente non si riferiva solo alla reciprocità fisica nel generare in senso fisico, ma più profondamente si riferiva alla reciprocità spirituale nel generare i figli di Dio.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato,15 dicembre 2025   

 

La chiarificazione del ruolo della donna nella Chiesa condurrà pertanto la Chiesa a capire meglio che cosa Dio ha voluto fare quando ha creato l’uomo e la donna, quando ha detto che non è bene che l’uomo sia solo, quando ha voluto fargli un aiuto simile a lui, ha condotto Adamo a vedere in Eva l’osso delle sue ossa e la carne della sua carne, quando ha comandato loro di essere una sola carne, quando li ha resi generatori della vita e quando ha comandato di non dividere ciò che Egli ha unito: evidentemente non si riferiva solo alla reciprocità fisica nel generare in senso fisico, ma più profondamente si riferiva alla reciprocità spirituale nel generare i figli di Dio.


Immagini da Internet: Creazione dell'uomo e della donna, Duomo di Monreale

11 commenti:

  1. Caro Padre Cavalcoli,
    preferisco scriverLe qui nel Suo blog, e non nella Sua pagina di Facebook, che vedo un po’ più caotica (infatti, qualche mio commento non è stato pubblicato, non so se a causa della mia imperizia o per quale motivo).
    Desidero ringraziarLa per la pubblicazione del Suo nuovo articolo sul diaconato femminile, che leggo come una continuazione naturale della Sua riflessione precedente circa la produzione e la distribuzione della grazia.
    Mi sembra che entrambi i testi, posti in relazione, offrano una visione molto feconda: da una parte, la distinzione tra il sacerdozio ministeriale, che conferisce sacramentalmente la grazia, e la missione propria di Maria, che la distribuisce e intercede; dall’altra, la considerazione di come la donna, nella Chiesa, possa ricevere una grazia di stato specifica per esercitare ministeri istituiti, come il diaconato, in armonia con i suoi carismi e qualità spirituali.
    Suppongo che questo Suo articolo abbia echi del Suo rinomato libro "La coppia consacrata", che ho ricevuto pochi giorni fa e che mi accingo a leggere con attenzione (detto per inciso: quanto mi è stato difficile procurarmi anche solo alcuni dei Suoi libri!, persino con l’aiuto di emissari lì stesso nel Suo Paese...).
    Leggendo la Sua esposizione in questo articolo, mi sorge una domanda:
    Si potrebbe dire che il diaconato femminile istituito rappresenti una formalizzazione ecclesiale di certi carismi femminili che lo Spirito Santo suscita spontaneamente nella Chiesa, in modo che la Chiesa, istituendo questo ministero, riconosca e potenzi quella missione propria della donna senza confonderla con il sacerdozio ministeriale riservato al maschio?
    Credo che questa prospettiva, in continuità con la Sua riflessione sulla causalità della grazia, possa aiutare a rispondere con maggiore chiarezza a coloro che oggi reclamano il sacerdozio femminile in nome dell’uguaglianza, mostrando che la vera promozione della dignità della donna non passa per l’assimilazione al ministero ordinato, ma per la valorizzazione della sua missione specifica nell’economia della grazia.
    Sono d’accordo con Lei che la questione qui posta debba essere assunta con fermezza e chiarezza dal Magistero della Chiesa, da una parte, per rispondere a coloro che Lei allude, i neomodernisti, che vorrebbero concedere l’ordine sacro anche alle donne; ma non solo per rispondere a loro, bensì anche ai passatisti, che reagiscono con rifiuto ogni volta che vedono salire al luogo che prima si chiamava “presbiterio” una donna. A questo riguardo, e detto per inciso, di fronte al prossimo Concistoro segreto convocato dal Santo Padre, nel quale si tratterà anche il tema del vetus ordo, non si dovrebbe perdere di vista quella verità assoluta che ha proclamato papa Francesco nella sua Lettera ai Vescovi del 2021: che la supposta devozione dei passatisti per il vetus ordo non è altro che bandiera di opposizione al Concilio Vaticano II (le prove abbondano).
    La ringrazio nuovamente per il Suo insegnamento e per la luce che apporta a questo dibattito così attuale.

    Con stima e gratitudine,
    Julio Alberto González

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    1. Caro Julio,
      per quanto riguarda la recezione dei messaggi sulla Pagina Facebook, non so che cosa dire, anche perché non sono proprio esperto. Ho provato a farle una richiesta di amicizia.
      Per quanto riguarda la sua domanda, io credo che un riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa di quelli che sono i carismi propri della donna possa essere una cosa molto preziosa, per il fatto che questa ufficializzazione, mediante un apposito rito liturgico, porterebbe come ho detto la donna ad una maggiore sicurezza del valore del proprio carisma e quindi ad una maggiore fecondità ed efficacia della sua azione.
      Su questo argomento ho pensato di elencare in alcuni punti ciò che può riguardare il diaconato femminile e sarei contento se lei mi esprimesse il suo parere.
      1) Il Vescovo conferisce un diaconato istituito, mediante un rito approvato dalla Santa Sede, a una donna dovutamente preparata, che ha già dato prova di lavorare secondo quel carisma che può essere ufficialmente riconosciuto.
      2) Soggetto del diaconato femminile è la donna laica, sposata o non sposata.
      3) La diaconessa è di aiuto al Vescovo, al Parroco e al Diacono.
      Sono pienamente d’accordo su quanto lei dice circa “la valorizzazione della missione specifica della donna nell’economia della grazia”. In particolare è importante notare che per la donna è frustrante imitare le qualità maschili, che non le competono. Mentre la donna, avendo doni propri che il maschio non può possedere, fa sì che nella collaborazione reciproca sorgano dei frutti che nessuno dei due sessi per conto proprio può produrre.
      Quello che avviene infatti nell’ambito della famiglia, non è altro che un analogato inferiore a livello fisico del sommo analogato che si realizza sul piano dello spirito.
      Per quanto riguarda il permanere dell’inferiorità della donna, pensiamo soprattutto ai Paesi islamici, la promozione che dev’essere condotta da parte di una collaborazione reciproca tra uomini e donne non è affatto la conquista del sacerdozio, ma è una maturazione umana e un processo di liberazione che consenta alla personalità femminile di far valere i suoi diritti, in modo da compiere i suoi doveri ad un grado paritario di efficienza come quello del maschio.
      Come c’è un lavoro da fare per persuadere i modernisti a rinunciare a sobillare le donne prospettando loro una meta che è contraria alla volontà di Dio, così occorre adoperarsi anche nei confronti dei passatisti, rimasti ad una concezione arretrata della dignità femminile, nella speranza che essi acquisiscano i dati del magistero della Chiesa, soprattutto a partire da Pio XII fino all’attuale Pontefice.
      L’idea di convocare il Concistoro mi sembra molto buona. Temo fortemente che il Collegio Cardinalizio sia ulteriormente diviso tra passatisti e modernisti. Papa Francesco non lo ha mai convocato forse perché la maggioranza è tradizionalista, mentre come sappiamo Papa Francesco si è lasciato attirare dall’ala modernista.
      Il Papa attuale mostra una forte volontà di conciliazione tra di noi, ma purtroppo tra passatisti e modernisti si è scavato un abisso, che comporta spesso il fatto di insultarsi a vicenda e di ignorarsi gli uni gli altri. Bisogna chiedere allo Spirito Santo e alla Madonna che aiuti il Papa nel suo ottimo intento di mettere pace nella Chiesa, perché, se non siamo in pace tra di noi, il presentarci come promotori di pace nel mondo spinge i nostri nemici a prendersi gioco di noi.
      Purtroppo i Pastori sono stati troppo deboli nel frenare il fenomeno delle eresie. Ora, come sappiamo dalla storia, l’eresia non è semplicemente il fatto di usare una data formula invece di un’altra, ma è un principio di odio, di superbia, di arroganza, di empietà, che rovina la Chiesa e la Società.

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    2. Caro Padre Cavalcoli,
      la ringrazio molto per la Sua risposta e per la chiarezza con cui ha esposto il Suo parere sul riconoscimento ufficiale dei carismi femminili mediante un rito liturgico. Concordo sul fatto che questa ufficializzazione possa dare alla donna una maggiore sicurezza nel valore del proprio carisma e, di conseguenza, una maggiore fecondità ed efficacia della sua azione.
      Per quanto riguarda i tre punti che Lei enumera e sui quali mi interroga circa il mio parere:
      1. Mi sembra molto opportuno che il diaconato istituito sia conferito dal Vescovo mediante un rito approvato dalla Santa Sede, e che si esiga una preparazione adeguata e prove precedenti di aver esercitato il carisma. Questo assicura che il ministero non sia una concessione sociologica, ma un riconoscimento teologico. Ora, passando dal piano teorico al piano pratico, sono perfettamente consapevole che, sebbene la Sede Apostolica possa elaborare una direttiva pastorale chiara e precisa, ciò non toglie che poi si producano possibili deviazioni o applicazioni indebite a livello di Chiese particolari e ancor più a livello di parrocchie. Tenendo conto di questa situazione, dipenderà dalla prudenza del Romano Pontefice decidere se sia giunto il momento nella Chiesa di compiere questo passo.
      2. Ritengo inoltre importante che il soggetto del diaconato femminile sia la donna laica, sposata o non sposata, perché questo mantiene l’identità propria del laicato ed evita confusioni con lo stato di vita consacrata.
      3. Infine, vedo con chiarezza che la funzione della diaconessa come aiuto al Vescovo, al Parroco e al Diacono esprime la collaborazione ordinata e complementare della donna nella Chiesa, senza confonderla con il sacerdozio ministeriale riservato al maschio.

      In conclusione, credo che la Sua proposta confermi ciò che anch’io suggerivo: che il diaconato femminile istituito possa essere inteso come una formalizzazione ecclesiale di carismi che lo Spirito Santo suscita spontaneamente nella Chiesa. In tal modo si riconosce e si potenzia la missione propria della donna, rispondendo sia a coloro che reclamano il sacerdozio femminile in nome dell’uguaglianza, sia a coloro che rifiutano ogni partecipazione femminile nell’ambito ministeriale, e come Lei stesso ha sottolineato, valorizzando la missione specifica della donna nell’economia della grazia.

      Nel mio prossimo messaggio Le riferirò anche la mia opinione sui punti che Lei tratta alla fine del Suo commento.

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    3. Caro Padre Cavalcoli,
      riguardo al Suo commento finale sul prossimo Concistoro, mi permetto un’osservazione. Tenga ben presente che nel mio commento io ho parlato di “passatisti”, e non di “tradizionalisti”.
      Ora, so che Lei, Padre Cavalcoli, ha molto chiara la distinzione tra ciò che significa essere un “sano tradizionalista” e ciò che significa essere un “passatista”. Tuttavia, nel Suo ultimo commento mi sembra che queste due realtà appaiano un po’ confuse. A che cosa mi riferisco?
      Al fatto che Lei dice: “temo fortemente che il Collegio Cardinalizio sia ulteriormente diviso tra passatisti e modernisti”. Devo supporre che Lei abbia voluto dire “tra tradizionalisti e progressisti” (entrambi nella qualificazione di “sani”). Se il Collegio Cardinalizio fosse diviso semplicemente tra “passatisti e modernisti”, credo, francamente… che NS Gesù Cristo potrebbe intendere che sia giunto il momento di non poter più confidare in un Suo Vicario, e produrre la Sua Seconda Venuta…
      Pertanto, ricordiamo che il sano tradizionalista, in effetti, rimane fedele al Magistero e alla Tradizione viva della Chiesa, e lo stesso si può dire del sano progressista, mentre il modernista è storicista e relativista, non crede nei dogmi, e si considera un avanzato e di aver già superato il Concilio Vaticano II; mentre il passatista (ed è di questo che io ho parlato) si aggrappa a forme caduche come bandiera di opposizione al Concilio Vaticano II. Credo che sia importante mantenere questa distinzione, perché nel Collegio cardinalizio —e nello stesso Concistoro— credo che vi siano cardinali che sono autentici tradizionalisti, fedeli al Magistero, e che non devono essere identificati con i passatisti. Questa chiarezza concettuale aiuterebbe a comprendere meglio le tensioni attuali e a valorizzare il contributo di coloro che, da una sana tradizione, cercano di servire all’unità della Chiesa.

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    4. Caro Julio,
      vedo con piacere che lei è d’accordo con le mie vedute.
      Quanto alla domanda che lei si pone se sia giunto il momento perché venga istituito il diaconato femminile, secondo me il momento è giunto ed ho la certezza che questo nuovo ministero della donna potrà fare un gran bene nella Chiesa, innanzitutto nella promozione della concordia all’interno della Chiesa, nella animazione della Liturgia, nella promozione della teologia mistica come guide spirituali, e nella promozione delle attività ecumeniche.
      Certamente una cosa che può lasciare perplessi è l’attuale situazione dell’episcopato, penso in particolare all’episcopato tedesco, dove riscontriamo una confusione tra il diaconato istituito e il diaconato ordinato. Tuttavia non credo che il Papa si lascerà scoraggiare da questo problema, perché in fin dei conti i Vescovi tedeschi sono solo una piccola parte dell’episcopato mondiale.
      D’altra parte è innegabile che, a partire dal secolo XIII fino ai nostri giorni, assistiamo ad una manifestazione sempre più significativa ed importante della personalità femminile nella società e nella Chiesa. Pensiamo per esempio ad alcune figure come Chiara Lubich, Edith Stein o Raissa Maritain. E’ molto interessante anche il fenomeno delle donne laureate in teologia.

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    5. Caro Julio,
      è chiaro che l’insieme del Collegio Cardinalizio è concorde nella sua unione con il Papa.
      Tuttavia da decenni alcuni Cardinali non hanno dato un buon esempio di piena fedeltà alla sana dottrina. Già ai tempi del Concilio alcuni Cardinali, come per esempio Alfrink, Willebrands, Döpfner e König appoggiarono Schillebeeckx e Rahner. Ai tempi di Papa Benedetto la cosiddetta mafia di San Gallo era guidata dai Cardinali Lehmann, Martini e Danneels, i quali erano a favore di Rahner. Sotto il Papato di Francesco, abbiamo avuto la dura opposizione, all’estremo opposto, da parte di Cardinali come Burke e Müller.
      Ora figure di questo tipo non possono evidentemente non avere creato preoccupazioni al Papato postconciliare. Per questo io ritengo che la prima origine dei mali che oggi affliggono la Chiesa si trovi all’interno del Collegio Cardinalizio, anche se ovviamente, come cattolico, mantengo la mia stima nei confronti di questo eletto Collegio nel suo insieme, in quanto soggetto al Sommo Pontefice.

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    6. Stimato Padre Cavalcoli,
      sì, anch’io penso lo stesso, vale a dire, condivido pienamente la Sua visione che sia giunto il momento perché la Chiesa conferisca alla donna questo ministero, che può fare un gran bene. Forse condividiamo la stessa visione di speranza sul futuro della Chiesa, che non chiamerei “ottimismo”, poiché mi sembra un termine che contiene alcune connotazioni di ingenuità. Sì, condivido la Sua stessa speranza. Io volevo soltanto mettere una quota di maggiore prudenza nel mio parere, dato che né io né Lei abbiamo la visione universale della situazione attuale della Chiesa che ha il Papa e i cardinali che secondano la sua missione.
      È la stessa prudenza che, al tempo stesso, mi conduce ad aggiungere una considerazione ulteriore riguardo alla situazione dell’episcopato, che, come Lei segnala —e in particolare quello tedesco— mostra una certa confusione tra il diaconato istituito e il diaconato ordinato. Credo che questo rischio di confusione (che mi sembra si manifesti anche nell’ambito del presbiterato) non debba essere sottovalutato, perché potrebbe oscurare la vera natura del ministero femminile e dare argomenti sia ai modernisti sia ai passatisti. Per questo mi sembra che la decisione ultima dipenderà dalla prudenza del Romano Pontefice, che dovrà discernere se la Chiesa sia preparata a compiere questo passo senza che si producano deviazioni.
      Ma sì, che le mie parole non La conducano allo scoraggiamento, e faccio anch’io voti, i Suoi stessi voti, affinché il Papa non si scoraggi per questi problemi e si animi a compiere ciò che la Provvidenza gli affida.
      Concordo inoltre sul fatto che la storia recente mostra una manifestazione sempre più significativa della personalità femminile nella società e nella Chiesa. Dei tre nomi di donne da Lei menzionati, ho poca conoscenza di Chiara Lubich ed Edith Stein, ma invece conosco bene il caso di Raïssa Maritain, che considero, insieme a suo marito Jacques Maritain, dovrebbe essere promosso alla santità, affinché la Chiesa prenda da loro un esempio più che necessario nei nostri tempi.
      Chiediamo a loro e a tanti altri luminosi cattolici del nostro tempo, come il padre Tomas Tyn, che intercedano affinché la Chiesa curi le sue ferite e progredisca nella santità.

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    7. Stimato Padre Cavalcoli,
      La ringrazio molto anche per questa seconda parte della Sua risposta, nella quale Lei segnala con chiarezza le tensioni che si sono manifestate all’interno del Collegio Cardinalizio negli ultimi decenni. Concordo sul fatto che alcune figure concrete abbiano dato un cattivo esempio di fedeltà alla sana dottrina, e che ciò abbia generato preoccupazioni per il Papato postconciliare. Alle figure di Burke e Müller io aggiungerei quella di Sarah, anch’egli nell’ala passatista, poiché, sebbene non ricordi che abbia avuto atteggiamenti di confronto diretto con papa Francesco, sì che ha mostrato, e fino ad oggi, chiare manifestazioni di erronea interpretazione passatista delle riforme del Concilio Vaticano II, quando non di rifiuto, particolarmente nel campo sacramentale e liturgico.
      Allo stesso tempo, mi sembra importante sottolineare che, sebbene esistano cardinali che hanno seguito correnti teologiche discutibili —o chiaramente eretiche, come Lei menziona nel caso dei seguaci di Rahner o Schillebeeckx—, vi sono anche cardinali che hanno cercato sinceramente di servire la Chiesa da una sana tradizione o da un legittimo progresso. Per questo credo che sia fondamentale mantenere la distinzione tra il “sano tradizionalista” e il “passatista”, così come tra il “sano progressista” e il “modernista”. Naturalmente, nulla di nuovo è questo per Lei, che non ha cessato di insegnarlo in questi ultimi anni.
      In tal modo, con tale distinzione, si evita di cadere in una visione troppo polarizzata del Collegio cardinalizio, che potrebbe ridurlo a un campo di battaglia tra estremi. In realtà, come Lei stesso ricorda, il Collegio nel suo insieme rimane unito al Papa, e tale unione è ciò che garantisce la continuità della missione della Chiesa (umanamente parlando, naturalmente, al di là dell’azione della grazia).
      Da parte mia, penso che l’origine di molti mali attuali non stia soltanto nel Collegio cardinalizio, ma anche nella debolezza di alcuni episcopati e nella mancanza di chiarezza dottrinale in certi ambienti teologici, e verso di essi, nella mancanza di vigilanza della Sede Apostolica e di ciascun Vescovo nella propria diocesi. Tuttavia, condivido il Suo giudizio che la testimonianza dei cardinali sia decisiva, perché essi sono i primi collaboratori del Papa e il loro esempio si ripercuote in tutta la Chiesa.
      In conclusione, credo che il compito che abbiamo sia duplice: da un lato, discernere e correggere le deviazioni che si sono date in alcuni settori del Collegio cardinalizio; dall’altro, valorizzare e sostenere quei cardinali che, dalla sana e autentica tradizione e fedeltà al Magistero, cercano di servire all’unità della Chiesa.

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    8. Caro Julio,
      quello che a me dispiace è che la stampa e i mass-media diano grande pubblicità a Cardinali che non sono in piena comunione col Papa. Nel contempo ribadisco la mia ferma convinzione che la maggioranza del Collegio Cardinalizio sia pienamente fedele al Papa.
      Tuttavia purtroppo i mass-media non ci fanno conoscere i nomi di questi Porporati. Il mio timore è che la Santa Sede non riesca a utilizzare come vorrebbe i suoi mezzi di comunicazione, per cui il chiasso fatto dai modernisti e dei passatisti nasconde la voce di coloro che sono pienamente fedeli ossia la voce del sano tradizionalista e del sano progressista.

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    9. Caro Padre Giovanni,
      la ringrazio sinceramente per la Sua risposta, nella quale mi trovo pienamente concorde. Condivido la Sua convinzione circa la fedeltà della maggioranza del Collegio Cardinalizio al Papa e l’importanza di distinguere la voce del sano tradizionalista e del sano progressista dal rumore dei modernisti e dei passatisti.
      Colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali auguri di un Santo Natale e di un nuovo anno ricco di grazia e di pace.

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    10. Caro Julio,
      sono contento per il suo consenso e le rinnovo i miei auguri natalizi.

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