Visualizzazione post con etichetta La grazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La grazia. Mostra tutti i post

17 agosto, 2026

Il falso concetto di fede di Severino - Seconda Parte (2/3)

 

Il falso concetto di fede di Severino

Seconda Parte (2/3)

Severino non riconosce che la ragione conduce alla fede

Alle ragioni che Padre Fabro, uno dei redattori delle censure ecclesiastiche, con  profonda dottrina e sapienza, adduce a Severino per spiegargli  che ha torto,  in particolare riguardo al rapporto della ragione con la fede, Severino resta completamente sordo accusando Fabro di non averlo capito, mentre in realtà Fabro, profondissimo conoscitore sia di San Tommaso che della filosofia moderna, lo ha capito benissimo e lo confuta in modo magistrale, mostrando  a  Severino di non ha capito il nesso della ragione con le verità di fede.

Ma d’altra parte la sordità di Severino non fà meraviglia avendo egli ormai da alcuni anni respinto la fede come falsità, per cui controbatte a Fabro considerando le sue argomentazioni come opinioni discutibili, che egli si sente in grado di confutare in modo incontrovertibile in base alla metafisica di Parmenide.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/l-falso-concetto-di-fede-di-severino.html


Un conto è sapere che Dio esiste, ed è creatore, e conoscere il fatto storico della Rivelazione. ... Tanto la ragione quanto la fede fanno riferimento al principio di non-contraddizione e alla verità dell’essere. Severino ha ragione nel pretendere che ogni proposizione per esser vera debba rivolversi nella vertà dell’essere. Solo che trascura il fatto che esiste una verità dell’essere che è comprensibile alla nostra ragione e c’è una verità dell’essere che supera la nostra ragione, verità che ci è rivelata da Dio e che è oggetto della fede.  

In base a ciò è chiaro che il principio di Tertulliano «credo quia absurdum» è a sua volta un’assurdità. Se la fede comportasse contraddizione, sarebbe dovere di onestà intellettuale rifiutare la fede. Così pure è stoltezza il contrasto luterano tra fede e ragione. Pio XI ebbe a dire che razionali e dimostrabili sono i motivi per credere; misteriose e a noi inaccessibili sono le ragioni della verità da credere.

Il guaio di Severino è che si è fissato sulla falsa e calunniosa idea, secondo la quale la Chiesa sosterrebbe che Dio annulla gli enti e non c’è mai stato modo di persuaderlo di rinunciare a questa obbrobriosa falsità. In realtà questa idea che tutto provenga dal nulla e torni al nulla è propria del nichilismo leopardiano. Severino lo sapeva bene, tanto che ha scritto addirittura un libro sul nichilismo leopardiano. E allora perchè attribuire alla Chiesa quella falsità? Non si è reso conto di con quanta facilità poteva essere smentito anche da un ragazzo che conosce il Catechismo? ... Certamente, se tutto è eterno, il tempo sparisce. Ma Severino stesso si rende conto di tale enormità, per cui alla fine reintroduce dalla finestra ciò che ha fatto uscire dalla porta e il tempo viene recuperato, non come accidente della sostanza materiale, ma come successione di eterni che compaiono e spariscono come apparizioni finite dell’eterno.

Immagine da Internet: Casa di Leopardi

12 agosto, 2026

Non uccidere - Dio libera Israele dal giogo del Faraone - Terza Parte (3/4)

 

Non uccidere

Dio libera Israele dal giogo del Faraone

Terza Parte (3/4)

 

Per giudicare sulla guerra occorre un sano realismo

Le forze che oggi sono in guerra, e che hanno delle ragioni per usare le armi (s’intende le armi da fuoco) sanno che i discorsi dei buonisti sono inapplicabili, mentre le forze belligeranti che hanno la coscienza sporca se ne fanno beffe e fanno peggio ancora. Così io tutti i giorni ormai da diversi anni sul quotidiano Avvenire, non sapendo se piangere o se ridere, devo leggere la compresenza di vani appelli buonisti con le notizie sulle guerre in corso crudamente presentate come atti disperati e pure azioni di forza.

D’altra parte non bisogna confondere la bontà col buonismo. Occorre accompagnare la mitezza con la giusta ira. Occorre saper alternare l’uso del dialogo col moderato uso della forza. I buonisti dovrebbero comprendere che disapprovando indiscriminatamente l’uso delle forze armate si provoca un senso di colpa nelle forze armate scoraggiandole dal compimento del loro dovere e si dà campo libero all’ingiusto aggressore.  

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/non-uccidere-dio-libera-israele-dal_01736852244.html


In questo intersecarsi di forze mondiali, cattolicesimo, ortodossia, anglicanesimo, protestantesimo, massoneria, islamismo, comunismo, ebraismo e induismo potremmo chiederci che ruolo possono avere l’America Latina, l’Africa e l’Oceania. Esse sono aperte a questi vari influssi e concorrono con le ricchezze delle loro culture all’edificazione della comunità internazionale, nella quale la figura del Papa emerge come centro di unità tra tutte le altre figure mondiali della cultura, della politica e della religione. Questo si nota nei viaggi apostolici degli ultimi Pontefici.

Ciò è evidentemente connesso al ruolo dell’Europa, dove tuttora il cristianesimo costituisce un fattore unificante, una luce irraggiante, e un faro orientativo e un polo di attrazione per l’intera umanità. A Roma l’Oriente s’incontra con l’Occidente nell’universalità dell’umano e del divino. La verità dell’essere, per citare l’importante istanza di Severino, ingrato a quell’Occidente che lo ha formato, brilla in Cristo a Roma al di là dell’Occidente e dell’Oriente. Questo è ancora il messaggio dell’Europa al mondo: «molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli» (Mt 8,11).

Occorre qui ricordare il merito della Roma pagana nell’edificazione dell’Europa grazie all’edificazione dell’Impero Romano, nato dalla consapevolezza che i Romani ebbero dell’universalità del diritto, quello che chiamavano jus gentium, in base al quale concepirono il piano o progetto grandioso, poi realizzato, di assoggettare e governare i popoli consentendo a ciascuno di vivere secondo i princìpi dello jus gentium, cosa che fu magistralmente espressa da Virgilio con le famose parole: Tu regere imperio populos, Romane, memento: parcere subjectis et debellare superbos. Sembra di udire l’eco delle parole del Magnificat: Ha rovesciato i potenti dai troni, ha esaltato gli umili.

 Immagini da Internet:
- Papa Leone XIV in Spagna
- Papa San Leone Magno incontra Attila, Raffaello 

06 giugno, 2026

Giusti ed empi - La prospettiva escatologica cristiana della pace - Prima Parte (1/2)

 

Giusti ed empi

La prospettiva escatologica cristiana della pace

Prima Parte (1/2)

 

Costruire la pace nel mondo d’oggi

La recente enciclica di Papa Leone Magnifica humanitas tocca il delicato problema del buon uso dell’IA, in un contesto storico quale quello attuale, caratterizzato da una situazione dell’umanità mai prima verificatasi nella storia. Oggi l’umanità, che rischia da un momento all’altro l’autodistruzione, è messa più che mai davanti alle parole  che Cristo e San Paolo pronunciano circa  quella che sarà la conclusione della storia presente;  è illuminata  dalla prospettiva della separazione finale ad opera di Cristo giudice dei giusti dagli empi,  i primi, premiati per la loro fedeltà,  ammessi a fruire della pace celeste, eterna e perfetta nell’esercizio della comunione fraterna e con Dio; i secondi, puniti per la loro superbia e disobbedienza, eternamente schiavi del loro odio per Dio e per il prossimo, privi per sempre della pace di Cristo, fissi per sempre nella guerra contro Dio e contro il prossimo.

L’enciclica mette in gioco il concetto cristiano della pace. Esso ha origini veterotestamentarie, dove appare l’immensa ricchezza del concetto biblico della pace (shalom) come pienezza di tutti i beni, materiali e spirituali. Al limite la Pace è Dio stesso.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/giusti-ed-empi-la-prospettiva.html




Come la pace ha origine nello spirito, altrettanto la guerra ha origine nello spirito. Secondo la Scrittura essa ha avuto origine dalla guerra fra gli angeli fedeli e gli angeli ribelli alle origini del mondo. 

Per questo, il combattimento per l’ottenimento della pace è anzitutto un combattimento spirituale (vedi Ef 6, 12-17), che può esprimersi nel conflitto bellico esteriore e materiale. 

 

Immagine da Internet:
- San Michele Arcangelo sconfigge Lucifero, Museo di Palazzo Reale, ambito piemontese 
 
 
 
 

01 giugno, 2026

La dialettica hegeliana come principio della guerra - Terza Parte (3/3)

 

La dialettica hegeliana come principio della guerra

Terza Parte (3/3) 

 

La ragione hegeliana primeggia sull’intelletto

Hegel si fece un concetto meschino dell’intelletto, come se questo limitasse il suo interesse alle scienze empiriche, e come se il suo distinguere ed astrarre fosse un difetto da correggere o quanto meno un limite da superare in una superiore speculazione che Hegel assegnava alla ragione. Perchè questa stima più alta della ragione rispetto all’intelletto? Perchè secondo Hegel la ragione possederebbe una forza di sintesi propulsiva che l’intelletto non avrebbe.

Ora però bisogna ricordare che il sapere comporta la visione della verità. E questo è atto dell’intelletto. Che importa, che interesse può avere il muoversi tra tra concetti e contrasti dialettici, se poi non giungiamo a vedere? Ora questo compito non spetta alla ragione, ma spetta all’intelletto. La ragione è al servizio dell’intelletto; essa lavora affinchè l’intelletto possa vedere: il ragionare non è fine a se stesso. L’intelletto ragiona al fine di vedere, quietando quindi il moto della ragione che ha condotto l’intelletto alla visione.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-dialettica-hegeliana-come-principio_01130730633.html

Hegel mostra un’esagerata stima per la ragione, trascurando il fatto che essa è precisamente a servizio dell’intelletto. … Osserviamo che se la ragione mette in moto il movimento dello spirito, l’intelletto dice certamente fissità, fermezza, stabilità e permanenza.  Ma Hegel, preso da un concetto di vita come moto fisico, e suggestionato d’altra parte dalla rigidità del sasso o del cadavere, non tenne conto che la vita dello Spirito divino si esprime in una somma immutabilità, oggetto della visione dell’intelletto e non della dialettica della ragione. … 

Così, quando si tratta della conoscenza di fede, ossia di accogliere una verità divinamente rivelata, la ragione, guidata da una pia disposizione a credere (“pius credulitatis affectus”), causata dallo Spirito Santo, prepara e motiva l’atto di fede. Ora, questo atto è un atto dell’intelletto, che accoglie con semplicità e docilità una verità superiore alla capacità della ragione.

Come è noto, Hegel oppone al principio per cui l’essere non è il non-essere, ovvero che è impossibile che un ente sia e non sia simultaneamente, il principio opposto che “essere e nulla sono lo stesso”. E porta ad esempio della verità di questo principio il divenire. Ma non è affatto vero che nel divenire ci sia questa identità di essere e non essere. Il divenire, come già aveva capito Aristotele, non è altro che l’atto di ciò che è in potenza, per cui nel momento in cui il diveniente è tale, non può non essere tale.

Hegel non comprende che, se il male non può esistere senza il bene, il bene può esistere senza il male. La creatura può essere un misto di bene e di male, ma il beato o l’angelo santo o Dio stesso sono beni assolutamente liberi dal male. Certo, esiste un male di pena che è bene, ma non per questo è lecito confondere il non-essere con l’essere, l’ente di ragione con l’ente reale. Dobbiamo dire invece con tutta fermezza che non esiste mediazione o terzo termine tra l’esser tale e il non-essere tale. Di conseguenza, sul piano morale la sana filosofia esclude una mediazione fra l’atto buono e l’atto cattivo, fra il bene e il male, ma pone tra di loro un’opposizione o separazione irriducibile, per cui si escludono a vicenda.  Per questo, per la sana filosofia è possibile un essere senza il non-essere, un vero senza il falso e un bene senza il male.

Immagine da Internet: Giardini Vaticani

18 maggio, 2026

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Intervista a padre Giovanni Cavalcoli, docente di Metafisica e Teologia sistematica - di Antonio Gaspari -ROMA, lunedì, 29 marzo 2010 (ZENIT.org) - http://www.zenit.org/article-21917?l=italia

https://www.arpato.org/studi.htm (n. 55) : https://www.arpato.org/testi/studi/inferno_paradiso_zenit.pdf


All’Inferno molti non credono, altri sostengono che non può essere eterno ed altri ancora che sia vuoto. Lo stesso dicasi dell’angelo caduto e del peccato. Per molti si tratta di invenzioni della Chiesa cattolica e comunque in tanti vivono come se Dio non esistesse, e Inferno e Paradiso sarebbero solo illusioni.

Per cercare di spiegare come può un Dio buono come quello cristiano permettere la rivolta degli angeli, la diffusione del male, l’esistenza dell’Inferno e del Paradiso, padre Giovanni Cavalcoli, dell’Ordine Domenicano, ha scritto e pubblicato il libro “L'Inferno esiste. La verità negata”...

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/esistono-davvero-inferno-e-paradiso.html

 

Dante, da grande poeta qual era, si è permesso delle cosiddette licenze poetiche, per cui ha creato ambienti, eventi e personaggi che evidentemente esulano da quanto ci viene insegnato dalla Rivelazione cristiana, anche se nel contempo, nel complesso, non le sono contrari.  


Immagine da Internet: La Divina Commedia, Domenico Michelino, Firenze

13 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Terza Parte (3/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Terza Parte (3/3)

 

L’anima e Dio

Tanto Caterina quanto Eckhart hanno l’occhio fisso su Dio e insistono sulla necessità di rinunciare ad ogni attaccamento al proprio io per lasciarsi guidare da Dio e della sua grazia. Ma mentre Caterina mantiene una precisa coscienza della dignità del proprio io e dei doni da Dio ricevuti, un io creato ad immagine di Dio, riscattato dal sangue di Cristo, Eckhart, che non intende affatto negare la centralità di Cristo, calca in modo così esagerato su questo autospossessamento di sè, che sembra che  il compito del mistico sia quello di annullare se stesso per sostituire Dio al proprio io, un’operazione per la verità assurda, che rovescia l’umiltà in una divinizzazione dell’io.

Sia per Eckhart che per Caterina l’anima è evidentemente cosciente di sé. Ma mentre per Caterina il «cognoscimento di sè» fa comprendere all’anima la sua totale dipendenza da Dio nell’essere stata da Lui creata e istruita sui suoi doveri, per cui in questo conoscimento di sé l’anima si scopre e si riconosce peccatrice ed è stimolata alla penitenza e alla conversione, l’autocoscienza eckhartiana sembra  una semplice presa di coscienza della propria unione con Dio.

Continua a  leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/santa-caterina-da-siena-e-meister_02024479718.html

Nel caso di Eckhart le opposizioni che ricevette, per quanto da esse non sia stata assente l’invidia, si sono rivelate fondate e giustificate, ed hanno toccato temi così importanti della dottrina e della morale, da indurre il Papa stesso ad intervenire di persona, cosa molto rara nella storia del Papato, segno evidente che Eckhart destò preoccupazioni dottrinali molto serie.

Papa Giovanni XXII
Caterina indica agostinianamente nell’«amor proprio», inteso come ripiegamento dell’io su se stesso, effetto dell’orgoglio, il principio di ogni male dell’uomo.  E vi rimedia col pentimento, la penitenza, l’amore di Dio, l’«infocato desiderio» e l’«ardentissima carità». Invece per Eckhart sembra che l’autocoscienza condotta alle sue ultime conseguenze sia sufficiente a garantire all’anima beatitudine e libertà, senza che l’anima desideri alcunché, visto che essa possiede Dio. ... Per quanto riguarda il campo della morale, nella concezione eckhartiana del «distacco» (Abegeschegenheit) della creatura da tutto il creato e da se stessa, affinchè Dio sia in lei, la creatura secondo Eckhart deve negare anche il suo stesso essere, considerandolo non come un qualcosa, ma come un nulla, col risultato che Dio si sostituisce al suo nulla. Ma allora diventa Dio?

Osservo che le censure pontificie in materia di fede sono un’espressione dell’autorità dottrinale del Papa, che non possono essere sbagliate o riformabili. E difatti non è mai accaduto che sentenze pontificie di condanna che toccano il suo servizio di verità nel campo della dottrina della fede vengano abrogate o rivedute. Semmai il lavoro che si può fare può essere simile a quello che si è fatto nel caso del Beato Rosmini: senza smentire la condanna delle 40 proposizioni, la Chiesa ha salvato le sue intenzioni. Analogamente per Eckhart, la Chiesa potrà dichiarare che il contenuto delle proposizioni eccartiane, restando in se stesso condannato, non rispecchia le intenzioni dottrinali profonde dell’Autore, ossia ciò che veramente intendeva dire, in se stesso valido ed utile alla teologia e alla vita cristiana.     

11 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Prima Parte (1/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Prima Parte (1/3)

 

 Nel parlare di Dio occorre sapere come esprimerci

L’aiuto che ci dà la Chiesa nella conoscenza di Dio e nella trasmissione di questa conoscenza non riguarda solo i contenuti da trasmettere, ossia le verità di fede, ma anche il linguaggio, ossia il modo di esprimerci. Difatti nella Sacra Scrittura non siamo soltanto istruiti sui misteri divini, ma ci viene insegnato anche come parlarne.

Infatti un linguaggio equivoco, ambiguo, inappropriato, dal doppio senso, anche se nell’intenzione di chi lo usa non c’è malizia nè volontà d’inganno, ed anche se possiede contenuti validi, provoca l’errore e il fraintendimento e indirizza la mente su di una via sbagliata: non la avvicina a Dio, ma la allontana; non promuove la virtù né combatte il vizio, ma lo favorisce. Non occorre che sia sempre  un linguaggio preciso ed univoco; può essere anche vago, impreciso o metaforico, dato che, trattandosi di misteri divini, se già non è facile concepirli, parimenti non è facile sapere come dobbiamo parlarne e quali termini usare.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/santa-caterina-da-siena-e-meister.html 

 

Una differenza fra la mistica cateriniana e quella eckhartiana è data dal fatto che mentre la mistica cateriniana è pienamente cristiana, in quanto mistica dell’Incarnazione, la mistica eckhartiana è certo fortemente teologica, ma sembra supporre una cristologia non calcedonese delle due nature, ma una cristologia monofisita e docetista dell’umanità apparente, nella quale l’umanità si annulla, sparisce e si dissolve nel divino.

In tal modo la mistica eckhartiana assomiglia più a una mistica buddista che non a quella cristiana, e ciò è stato fatto notare da Raimundo Panikkar nel suo interessante raffronto fra la mistica cristiana e quella buddista, salvo poi che non si verifichi il ribaltamento della situazione. Se infatti l’uomo è l’apparire di Dio, e se è vero che l’apparire è l’apparire di ciò che appare, ne viene allora che l’essere uomo coincide con l’essere stesso di Dio, così come l’apparire di una cosa è la stessa cosa che appare.

 

06 aprile, 2026

Il mistero dell’infinito - Articolo di P. Tomas Tyn

 

Il mistero dell’infinito

Articolo di P. Tomas Tyn

 

Mi è gradito offrire ai Lettori queste considerazioni filosofiche e teologiche di P. Tomas Tyn relative al grande tema dell’infinito nel rapporto col finito, nonché alla questione della finitezza del mondo e della natura umana, ed anche all’infinito matematico ed ontologico.

L’articolo fu scritto a macchina dal Servo di Dio con questo titolo: ASPETTI FILOSOFICI E TEOLOGICI DELL’INFINITO.

In un secondo tempo fu pubblicato nella Rivista Domenicana bolognese “IMartedì” nel 1986 col titolo “La superiorità dell’essere”.

...

Nella sua etimologia «problema» significa un qualcosa che è «gettato davanti» e perciò, in un’accezione più particolare, ciò che è proposto alla nostra considerazione. Si tratta allora di un oggetto della facoltà conoscitiva, specie quella intellettiva, che si desidera conoscere proprio per­ché non lo si conosce ancora appieno. D’altronde, che desiderio sarebbe quello che è già appagato? 

Continua a leggere: 

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-mistero-dellinfinito-articolo-di-p.html  


Non possiamo, per ovvi motivi, soffermarci sulla molteplicità dei suoi aspetti, ma una cosa è certa: il mistero della grazia ci rivela che il destino dell’uomo, che già sul piano naturale non può compiersi che in Dio, sul piano soprannaturale ordina la finitezza della nostra mente umana ad affermare contemplativamente l’infinità dell’Essenza divi­na in una partecipazione a quello stesso infinito modo in cui Dio solo si conosce e alla cui infinita luce il piccolo, ben finito, lume della nostra ragione, vedrà quella divina Luce che è l’infinito ed imperscrutabile Oceano di Verità di Bontà e di Bellezza.



Immagine da Internet:
- Giacomo di Alfeo che guarda il suo Signore, Correggio, particolare dalla cupola di San Giovanni Evangelista in Parma

12 marzo, 2026

Tomas Tyn ci parla dell’essere

 

Tomas Tyn ci parla dell’essere

 

Ho il piacere di presentare ai Lettori interessati alla metafisica queste straordinarie riflessioni sull’infinità dell’essere, che corrisponde alla superiorità dell’essere sul pensiero.

In questo articolo Padre Tomas ci dà le motivazioni di questo primato dell’essere sul pensiero e distingue una duplice infinità: un’infinità metafisica ed una infinità teologica. Quella metafisica appartiene all’atto d’essere come tale, che può essere o atto di una potenza, e allora abbiamo la creatura, oppure può essere un puro atto d’essere ed abbiamo l’essere divino. L’infinità divina è la perfezione infinita dell’essere divino.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/tomas-tyn-ci-parla-dellessere.html

Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Una realtà elevante viene dunque comunicata all’uo­mo in modo che lui, finito, sia innalzato all’infinito - realtà (quella, appunto, della grazia) che nell’uomo (soggetto finito) non può essere che finita (commisurata al supposito) ed accidentale (ag­giunta al supposito), ma che in se stessa, nella sua essenza o natura esprime lo stesso Dio, increato ed infinito, Essere per sé sussistente. E non ci sono dubbi che tale realtà finita quanto al modo di essere, infinita, quanto all’essenza (sotto l’aspetto intenzionale), non può non suscitare un note­vole interesse in ogni mente teologicamente sensibile.

Non possiamo, per ovvi motivi, soffermarci sulla molteplicità dei suoi aspetti, ma una cosa è certa: il mistero della grazia ci rivela che il destino dell’uomo, che già sul piano naturale non può compiersi che in Dio, sul piano soprannaturale ordina la finitezza della nostra mente umana ad affermare contemplativamente l’infinità dell’Essenza divi­na in una partecipazione a quello stesso infinito modo in cui Dio solo si conosce e alla cui infinita luce il piccolo, ben finito, lume della nostra ragione, vedrà quella divina Luce che è l’infinito ed imperscrutabile Oceano di Verità di Bontà e di Bellezza.



12 febbraio, 2026

Mater divinae gratiae Maria Madre di Dio e Madre nostra

 

Mater divinae gratiae

Maria Madre di Dio e Madre nostra

 

         Nella sua materna carità si prende cura

         dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti

Lumen Gentium,62

 

Maria è Madre perchè è figlia di Dio 

Maria è Madre della grazia nel senso che ella, come madre sapientissima, a contatto diretto con Cristo, immune dalla colpa originale, piena della grazia di Dio,  una volta ricevuta la grazia santificante redentrice, ella stessa prima salvata dall’unico Salvatore e Mediatore Cristo, chiede, ottiene, riceve e procura da suo Figlio tutte le grazie della salvezza, le custodisce, le dispensa, ad esse attinge per farsi,  mossa dallo  Spirito Santo, mediatrice a sua volta di salvezza e misericordia tra Cristo e l’umanità a favore di tutti gli uomini e donne, per salvare, illuminare, istruire, consigliare, guarire, confortare, consolare, purificare, convertire, ammonire, correggere, migliorare e condurre in paradiso i suoi figli a lei devoti, collaboratrice eminente e zelantissima tra tutti i credenti, dell’opera redentrice del Figlio.

Maria, in quanto Madre amantissima di suo Figlio e da Lui amatissima, quale nessun’altra creatura umana può essere, oggetto ella stessa da parte di Cristo, dello Spirito Santo e del Padre di un amore preferenziale fra tutte le creature umane, per ciò stesso è per noi Madre provvidentissima, premurosissima e amantissima.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/mater-divinae-gratiae-maria-madre-di.html

 

Maria non è solo Madre della Chiesa, ma è anche la prima tra tutti i figli di Dio che compongono la Chiesa. In tal senso, Maria non è al di sopra, ma all’interno della Chiesa. Come dice Sant’Agostino, Maria, benchè Madre di Dio, non è al di sopra della Chiesa, ma ne è solo un membro, benchè il più eccellente. Per questo Sant’Agostino conclude dicendo che per Maria è stata maggior gloria essere membro della Chiesa che essere Madre di Dio. Infatti, col generare il Figlio ella ci fa pervenire la grazia del Figlio, ma col suo esser membro della Chiesa è lei stessa ad essere in grazia.  

 
Immagine da Internet: Madonna del Rosario di Fontanellato (PR)