Nota valutativa della Dichiarazione di fede
di Don Pagliarani
rivolta a Papa Leone XIV
Questa Dichiarazione di fede[1] contiene certamente molte verità di fede della Tradizione, così come esse erano intese all’epoca di Pio XII, per cui la Dichiarazione non tiene conto degli sviluppi e degli approfondimenti apportati dal Concilio Vaticano II.
Anzi troviamo nelle parole di Don Pagliarani una accusa fatta al Magistero postconciliare di avere deviato dalle verità della Tradizione, seguendo supposti errori del Concilio Vaticano II.
In tal modo Don Pagliarani si mette in una situazione molto difficile, perché accusa il Magistero postconciliare di deviazioni dottrinali, quando egli, insieme con la Fraternità che egli dirige, è il primo a dare il cattivo esempio in fatto di fedeltà dottrinale.
Sono sessant’anni che i Romani Pontefici stanno richiamando la Fraternità San Pio X alla fedeltà delle dottrine conciliari e molte volte essi hanno fatto presente che il Concilio non è affatto contro la Tradizione, ma ne è uno sviluppo coerente.
In modo particolare la Messa Novus Ordo è perfettamente in linea con la Messa di sempre e non ha nulla a che vedere con qualche inquinamento proveniente dal luteranesimo. Si deve invece dire che essa è sensibile all’ecumenismo e quindi è tale da suscitare fiducia nei Fratelli separati, chiamandoli all’unità cattolica.
Il progetto di ordinare nuovi Vescovi da parte della Fraternità, senza l’autorizzazione dl Papa, è un progetto che dovrebbe fare riflettere i nostri Fratelli lefevriani. Infatti, che cosa significa un gesto di questo genere? La mancanza di fiducia in quella autorità dottrinale che il Papa riconnette non solo con la Tradizione, ma anche con le dottrine del Concilio, che purtroppo questi Fratelli rifiutano.
Il Vescovo, come Successore degli Apostoli, è mandato dal Papa a governare o a fondare la Chiesa locale. Sono soltanto i Vescovi della Curia Romana ad essere dispensati dal governare una Diocesi, ma altrimenti è normale che il Vescovo sia Pastore di una Diocesi. E come può ottenere questa autorità, se non per mandato del Successore di Pietro?
Le progettate ordinazioni potranno quindi essere valide, ma non saranno lecite, nel senso che mancherà in questi Vescovi l’elemento fondamentale della loro condizione di Vescovi, che è quella di essere in comunione con la Chiesa e con il Papa.
Non si capisce quindi a quale titolo Don Pagliarani vanta per lui e per la sua Fraternità il titolo di “cattolico”, quando manca in loro l’elemento caratteristico che fa sì che un cattolico sia cattolico, e cioè la fedeltà al Papa.
A questo punto sono più coerenti gli Ortodossi o gli Anglicani, che non si considerano cattolici nel senso romano, dal momento che respingono apertamente il primato del Romano Pontefice. La qualifica di “cattolico” non può essere soltanto una etichetta, ma è il vanto nobilissimo di quel cristiano che si pone in comunione col Pastore Universale della Chiesa.
Infine Don Pagliarani vanamente potrebbe fare appello al Diritto Canonico, quando egli, con la sua Fraternità, per primo, con questo intento biasimevole di ordinare nuovi Vescovi, senza l’autorizzare di Papa Leone XIV, dimostra di contravvenire alle norme del Diritto Canonico.
Per quanto riguarda i bisogni delle anime, ad esse il buon Vescovo cattolico va incontro con vera efficacia e credibilità solo quando agisce o per mandato o per autorizzazione del Romano Pontefice.
Vorrei esortare Don Pagliarani e la Fraternità a cessare una buona volta da questo atteggiamento di disobbedienza, che non fa il bene della Chiesa, ma scandalizza i buoni cattolici, divide la Chiesa, dà pretesti ai modernisti e dà ai nemici della Chiesa occasione di deriderci come cristiani incapaci di volersi bene nel nome del Signore.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 19 maggio 2026

Gentile Padre,
RispondiEliminaHo appena letto, dopo il suo post, la Dichiarazione della FSSPX. Ammetto che mi lascia un po' perplesso il fatto di leggere la seguente frase del Rev. Don Pagliarani:
"Il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, rappresenta l’unico soggetto che detiene l’autorità suprema su tutta la Chiesa. Solamente Egli attribuisce direttamente agli altri membri della gerarchia cattolica la giurisdizione sulle anime."
Non è forse questa la negazione formale di ogni possibilità di trasmettere l'episcopato (che ex sese implica appunto anche il potere di giurisdizione) al di fuori della comunione con il Romano Pontefice e senza il di lui mandato esplicito e formale? Mi pare una contraddizione talmente patente da farmi pensare di aver capito male, perché non posso immaginare che, consci della contraddizione, abbiano potuto pubblicare questa frase nel senso in cui io la comprendo. Che cosa ne pensa?
Suo in Cristo,
Pietro
Caro Pietro,
Eliminala giurisdizione ecclesiastica ha due forme. C’è una giurisdizione sacramentale, che è annessa all’episcopato e c’è una giurisdizione pastorale, come il governo di una Diocesi, che non è legata necessariamente all’episcopato, ma che si basa soltanto sul mandato del Papa.
I Vescovi lefevriani, anche senza il mandato del Papa, possono amministrare i Sacramenti, tranne quello della Penitenza, e possono guidare gruppi di fedeli. Lo stesso Sacramento della Penitenza, senza la giurisdizione, è invalido. Però il Papa, in via eccezionale, può concedere la giurisdizione.
In casi eccezionali un Vescovo può essere dispensato dal governo di una Diocesi, in quanto collaboratore del Papa nella Curia Romana o nelle rappresentanze pontificie.
Qui troviamo un primo errore di Don Pagliarani.
In secondo luogo non si capisce effettivamente come faccia a mettere assieme il riconoscimento che spetta al Papa dare la giurisdizione ai Vescovi col proposito di ordinare Vescovi indipendentemente dal mandato o dalla autorizzazione pontificia.
Forse Don Pagliarani si immagina di potere in qualche modo obbligare moralmente il Papa a concedere la giurisdizione in forza del bisogno delle anime. Ma questo non è un argomento sufficiente, perché al bisogno delle anime si va incontro rispettando la volontà di Nostro Signore che sia il Papa ad incaricare i Vescovi della guida delle anime.