Lo spirito e il sesso - Quinta Parte (5/5)

 

Lo spirito e il sesso

Quinta Parte (5/5)

  

Seconda parte - Che cosa ci dice la fede

 Gli insegnamenti della Chiesa

Che l’uomo sia composto di spirito e corpo, oltre ad essere verità di ragione è verità di fede, insegnata dal Concilio Lateranense IV del 1215. Il successivo Concilio di Vienne precisa che questa unione avviene in quanto l’anima è forma sostanziale del corpo. Nel 1336 Benedetto XII proclama il dogma della visione beatifica dell’essenza divina in paradiso.

Il Concilio Lateranense V insegna che l’anima umana spirituale è immortale. La proclamazione del dogma dell’assunzione della Beata Vergine Maria in cielo anima e corpo fatta da Pio XII nel 1950 comporta che in paradiso esisterà oltre al corpo maschile, rappresentato come primizia di quello di Cristo, anche il corpo femminile.

Il primo Papa che ha confutato l’antico pregiudizio della superiorità dell’uomo sulla donna è stato Pio XII, il quale, per tutto il corso del suo pontificato ha ripetuto molte volte come Dio ha creato uomo e donna di pari dignità personale, in possesso di un’identica natura umana, dotati di differenti qualità, reciprocamente complementari nell’esercizio della vita cristiana e nel conseguimento del comune ideale di santità.

San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris del 1963 notò come uno dei fenomeni sociali di maggior rilievo del nostro tempo è l’ingresso della donna nella vita pubblica, premessa antropologica che ha successivamente condotto i teologi ad interrogarsi e a chiarire qual è il posto proprio della donna nella Chiesa[1] e per conseguenza, ad avviare ricerche tuttora in corso sulla possibilità ed opportunità di ripristinare il diaconato femminile nel moderno contesto storico, nel quale la donna mai come oggi ci sta dando prova di un livello di spiritualità finora mai raggiunto, tale da potersi affiancare come non mai agli uffici  gerarchici propri del maschio.

Si prospetta dunque una reciproca complementarità sul piano ecclesiale, quale mai si era conosciuta in tutta la storia passata della Chiesa e che promette nuovi sviluppi per un ulteriore progresso ecclesiale ed influsso della Chiesa nella società umana per la salvezza e la grandezza dell’uomo.

Il Concilio Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes (nn.12-18) ha delineato una stupenda sintesi dogmatica dell’insegnamento della Chiesa circa la dignità della persona umana uomo e donna nella sua costituzione essenziale aggiungendo alcune importanti considerazioni concernenti la sua attuale condizione storica al fine di insegnarci quale condotta e quali iniziative dobbiamo prendere per animare e valorizzare cristianamente l’umanità del nostro tempo in vista della futura Venuta di Cristo.

Importante inoltre per il nostro argomento è anche la Dichiarazione della CDF del 1975 Persona umana, che così al suo inizio si esprime:


«La persona umana, a giudizio degli scienziati del nostro tempo, è così profondamente influenzata dalla sessualità, che questa dev’essere considerata come uno dei fattori che danno alla vita di ciascuno i tratti principali che la distinguono. Dal sesso, infatti, la persona umana deriva le caratteristiche che sul piano biologico, psicologico e spirituale la fanno uomo o donna, condizionando così grandemente l’iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società».

San Paolo VI, dal canto suo, ci offre un importante insegnamento circa quelle che sono le qualità specifiche proprie dell’anima femminile, insegnamenti che troviamo raccolti in La donna nel magistero d Paolo VI a cura del Card. Mario Luigi Ciappi, OP, Teologo della Casa Pontificia.[2]

L’insegnamento di San Giovanni Paolo II

Importantissimo è il contributo alla comprensione della parità, unione e reciprocità uomo-donna nella Chiesa e nella società è stato quello di San Giovanni Paolo II. I suoi insegnamenti in merito risultanti da una serie di Udienze generali che tenne dal 1979 al 1982 sono stati raccolti e commentati dal Card. Carlo Caffarra nella pregevole pubblicazione Uomo e donna lo creò. Catechesi sull’amore umano, Città Nuova Editrice-Libreria Editrice Vaticana,1985.

Non era mai accaduto nella storia del Magistero pontificio prima di San Giovanni Paolo II che un Papa avesse commentato e spiegato il racconto genesiaco della creazione dell’uomo e della donna.

Il Papa ha chiarito con la sua autorità di maestro della fede punti fondamentali attorno ai quali ruota tutto il destino dell’uomo, punti che fino ad allora o erano rimasti nell’ombra o erano stati fraintesi o erano stati oggetto di semplici opinioni o discussione teologiche o esegetiche. È chiaro che a seguito dell’intervento del Papa non è più consentito su quei punti agli esegeti interpretare diversamente. Il Papa non è un esegeta biblico, ma è maestro della fede.

La luce che il Papa ci ha donato su quei punti è estremamente preziosa, considerando quanto in passato essi siano stati male interpretati, sottovalutati, fraintesi o taciuti o trascurati ed oggetto di interpretazioni false o contrastanti.

L’aspetto originale di queste catechesi non è tanto l’insegnamento sul matrimonio, dottrina già ampiamente trattata dalla Chiesa a partire dal sec. XIX, e soprattutto a partire da Pio XI, ma nell’essersi fermato sul c. 2 del Genesi, dove non si parla né di matrimonio né di generazione, ma semplicemente del significato dell’esser uomo e donna e del valore antropologico e morale della loro unione, valori evidentemente presenti nel matrimonio, ma anche indipendentemente da esso, appartenenti alla natura umana come tale, indipendentemente dalla generazione, tanto che saranno presenti anche nella patria celeste, dove evidentemente non ci sarà la riproduzione della specie[3].

Tra le cose più interessanti dette dal Papa al riguardo ci sono le seguenti. Prima. La creazione di Eva è motivata da Dio affinchè l’uomo non sia solo. Dio non dice: non è bene che l’uomo generi da solo, ma sia solo. Prima che si tratti del generare, si tratta di un problema esistenziale. Eva dunque consente ad Adamo l’esperienza originaria della vita sociale, del rapporto interpersonale. Quindi l’unione uomo-donna è il principio, il modello e il vertice di ogni socialità e comunione umana.

Seconda. Dio crea Eva come aiuto ad Adamo non soltanto in vista della procreazione, ma anche perchè Adamo approfondisca e gusti il senso della propria esistenza. L’uomo comprende veramente e pienamente il senso della propria esistenza solo come comunione ed unione uomo-donna. Ciò ovviamente non va inteso nel senso che gli uomini possono vivere solo in coppia, ma va inteso come orientamento di massima e di principio, nel senso che ogni persona umana, anche se nella vita non incontra un compagno o una compagna, in ogni caso, per condurre a perfezione la propria esistenza, deve trovare il modo di intrattenere un rapporto costruttivo con membri dell’altro sesso, non fosse altro che l’esercizio dei rapporti familiari.

Terza. È Dio stesso che unisce l’uomo con la donna, quel dato uomo con quella data donna. Uomo e donna hanno quindi il compito di riconoscere questa volontà divina e di obbedirle.  Solo così saranno felici.   Devono capire che tipo di legame Dio ha posto nel loro caso specifico. Devono conservarlo e rafforzarlo per tutta la vita.  Dio stesso vuol conservarlo; non vuole che sia sciolto. Invece purtroppo la volontà umana peccatrice può scioglierlo, può spezzarlo. Purtroppo l’uomo può dividere ciò che Dio ha unito. Cristo è venuto a riunire ciò che era diviso. Uno degli aspetti dell’opera della salvezza è pertanto quello della riconciliazione dell’uomo con la donna.  Un’unione matrimoniale può essere spezzata. Ma in Cristo può essere ricomposta.

Quarto. La nudità originaria. È, questa, una novità assoluta in tutta la storia del magistero della Chiesa, un tema che, come si può immaginare, ha creato disagio nei fedeli, un tema che non è stato più ripreso dai Pontefici successivi. Eppure il tema è assolutamente inevitabile nel corso della vita di ciascuno di noi, è di estrema importanza e lo è anche per la sua delicatezza perché esso crea turbamento e per questo è taciuto, oppure è il pasto della pornografia e della vita licenziosa.

Eppure la Scrittura è di un’estrema chiarezza: «erano nudi e non ne avevano vergogna». Non sentiamo mai nessun predicatore trattare questa dottrina e spiegarci che cosa significa, qual è la sua portata teologica, che cosa ci dice dal punto di vista della fede, come dobbiamo vivere questa prospettiva morale. Finalmente Papa Wojtyla ha avuto il coraggio di rompere questo millenario silenzio sulla bocca dei Papi addirittura in una serie di cinque Udienze generali in pazza San Pietro. Il Papa si fermò su questo tema dall’Udienza del 2 gennaio a quella del 23 febbraio 1980, raccolte nel già nel citato libro curato dal Card. Caffarra.

In sostanza il Papa evidenzia come la nudità originaria significasse l’integrità della natura innocente vivente nella innocenza e giustizia originarie. La vergogna subentra quando dopo il peccato e perduta l’originaria purezza dello sguardo e del sentimento, la coppia si accorge di essere nuda non più nella luce dell’innocenza, ma nella coscienza turbata dell’essersi spogliata colpevolmente dell’originaria innocenza e giustizia, nonchè dell’originaria purezza dello sguardo. Adesso il vedersi nudi non è più sorgente di gioia ma una tentazione alla lussuria e il vedere adesso non è più vedere alla luce di Dio ma un vedere oscurato dalla passione. 

Non ci si guarda più per scoprire e gustare lo spirito, ma per soddisfare la carne, l’occhio non gusta il mistero dell’anima dell’altro, ma resta accecato dalla passione travolgente, e dal desiderio quasi irresistibile. Il piacere sessuale non apre più a quello spirituale, ma rimpicciolisce lo sguardo su sé stesso ed impedisce l’accesso al piacere spirituale.

Ecco dunque il senso provvidenziale dell’intervento divino che procura alla coppia una veste per impedire l’insorgere della concupiscenza alla vista della nudità dell’altro. Sorge l’arte dell’abbigliamento per nascondere ciò che può indurre in tentazione e per difendersi dal freddo. La natura comincia ad essere ostile e pericolosa. Sorge la virtù del pudore.

L’abbigliamento sontuoso della Beata Vergine Maria ad Oriente nasconde completamente le forme, mentre le raffigurazioni occidentali le lasciano intravvedere. L’icona bizantina mostra una materna regalità e una maestosa tenerezza. Le raffigurazioni occidentali mostrano la corposa femminilità e l’incanto della bellezza femminile di altissima spiritualità.

La Madonna ha il capo coperto da un velo che nasconde i capelli, che in passato erano visti, per la loro studiata acconciatura, come stimolo alla concupiscenza.  Per questo Paolo prescrive alle donne di tenere il capo coperto. Oggi le donne in chiesa per lo più non portano più il capo coperto, se si eccettuano le Religiose. È un segno della variabilità delle protezioni del pudore nel corso dei tempi e negli usi dei popoli. 

Dalla sensibilità sessuale all’esperienza spirituale

e dalla mozione spirituale all’emotività sessuale.

Una persona sessualmente attraente facilita nei suoi confronti gli atti virtuosi purchè da ambo le parti il soggetto sappia dominare la sua sessualità, apprezzare l’esercizio delle virtù morali teologali e la ricerca della santità.

L’avvenenza sessuale di una persona virtuosa facilita gli atti di virtù compiuti nei suoi confronti da una persona di sesso opposto e nel contempo la sua castità è facilitata nel compimento degli atti di virtù nei confronti della persona di sesso opposto.

Il rimprovero che San Domenico si fece in punto di morte di aver preferito il dialogo con le donne giovani rispetto a quello con le anziane sembra supporre che non si rendesse conto del fatto che la bellezza sessuale non è voluta da Dio principalmente in vista del matrimonio, ma in vista della più alta ed intima comunicazione e reciproca collaborazione che può esistere tra due persone non solo per l’edificazione della famiglia, ma anche della società e della Chiesa.

San Domenico non si è reso conto, considerando il rigorismo etico del suo tempo, che è stato proprio questo dono che aveva di apprezzare le qualità della donna che gli consentì di fondare una famiglia religiosa nella quale la donna avrebbe avuto modo di esplicare al meglio le sue specifiche qualità femminili, fisiche e spirituali.

Distruggendo l’eresia che si celava nel catarismo Domenico seppe nel contempo recuperare con fine discernimento e acume critico la sua istanza valida di per sé evangelica valorizzante la missione della donna nell’annuncio della Parola di Dio, cosa che non seppero fare Lutero né Sant’Ignazio di Loyola, nonostante la loro volontà riformatrice.

Ricordiamo al riguardo la bellezza unica, sublime e celestiale, fisica e spirituale, della Beata Vergine Maria, alla quale rivolgiamo questa lode: Tota pulchra es Maria, assunta in cielo anima e corpo. L’inno che la invoca come «intatta e inviolata» non è una polemica contro la funzione del tatto nel piacere sessuale e non vuol dire neppure che l’atto sessuale sia di per sé una violazione dell’integrità del corpo femminile, quasi dovesse corromperlo, ma significano che il corpo purissimo e santissimo della Vergine vive virginalmente con San Giuseppe suo sposo giuridico al di là del piacere sessuale per l’unione con la sua anima santissima di Sposa del Padre, fecondata dallo Spirito e Madre del Figlio.

L’immagine della Madonna deve evidenziare moderatamente le proprietà del suo sesso perchè ciò favorisce il culto mariano. L’iconografia mariana bizantina attrae la devozione per la forma della composizione strutturata secondo un piano fisso e un complesso di elementi e schemi figurativi e colori rigorosamente determinati e regolati dalla tradizione che risale al sec. I secondo una simbologia convenzionale.

Il voto di castità

L‘emotività sessuale moderata può introdurre alla conoscenza spirituale ed all’amore spirituale che ne consegue, mentre la volontà che ad essa consegue può moderare l’emotività sessuale così da caricare emotivamente l’azione morale virtuosa. Così infervorato da una moderata passione e da una sana regolazione dall’emozione sessuale l’atto morale aumenta il grado della sua virtù, della sua efficacia e del suo merito. L’innamorato compie atti d’amore per l’innamorata moralmente migliori, più convinti, fervorosi, efficaci e meritori di quelli che compirebbe per una persona per la quale non sente attrazione sessuale o che non si sente sessualmente attratta da lui. Ciò non toglie la possibilità di atti virtuosi altamente meritori compiuti con spirito di sacrificio e vera dedizione cristiana verso soggetti la cui sessualità può apparire addirittura ripugnante per la loro bruttezza.

Tuttavia una percezione ed emozione sessuale troppo forte o disordinata ostacola il processo e l’operazione intellettuale, così come la mozione sessuale troppo viva e coinvolgente ostacola la libertà del volere spingendo la volontà a soddisfare la passione disordinata anziché al compimento del dovere.

Nell’orizzonte della comune etica sessuale che prevede l’istituto del sacramento matrimonio come segno e immagine mistici dell’unione di Cristo con la Chiesa, Gesù Cristo, come è noto, è anche - con buona pace di Lutero - il valore della vita religiosa cristiana, intesa come pratica di una data regola di vita ascetica comune approvata dalla Chiesa nell’osservanza dei tre voti di povertà, castità e obbedienza, finalizzata al compimento di uno speciale servizio alla Chiesa.

L’espressione tradizionale per designarli, «consigli evangelici» è un’espressione infelice, che non rende l’idea della serietà dell’impegno del Religioso e della Religiosa. Se uno mi dà un consiglio, mi riservo comunque di decidere io come ritengo meglio senza tener conto del consiglio.

Ma se uno è chiamato alla vita religiosa, i tre voti non sono affatto «consigliati» o facoltativi, ma sono tre obblighi o doveri assoluti, un programma entusiasmante di vita, da realizzare a costo di qualunque sacrificio, valori che danno un senso preciso e uno scopo concreto a tutta la propria vita, mancando ai quali senza adeguata ragione si mette in pericolo la propria eterna salvezza. Se uno è chiamato da Dio a farsi frate o monaco, non riceve un consiglio, ma un comando o un ordine. Questo è ciò che evidentemente emerge sia dalle parole di Cristo e sia dalle chiamate profetiche dell’Antico Testamento.

Ad ogni modo Cristo, nel fondare la vita religiosa, introduce una novità rispetto all’Antico Testamento, una novità che non è senza agganci con simili forme di vita che da secoli erano già in uso nell’estremo Oriente.

La cosa che può meravigliare è come mai Cristo non si è proposto come modello di religioso o di monaco, come fece il Buddha, ma condusse un genere di vita corrente di tipo laicale, benchè non si sia sposato, e scelse di mettersi a capo della comunità degli apostoli, nella quale non esisteva una vera e propria professione religiosa, benché gli apostoli obbedissero a Cristo, vivessero in comune in povertà e avessero rinunciato al matrimonio.

Tuttavia Cristo non si è proposto come modello di religioso, perché la vita religiosa suppone lo stato di natura decaduta, alla quale il religioso si sforza di rimediare appunto con la scelta di vita, cosa che del resto vale anche per tutti gli altri fedeli sposati o non sposati.

Invece Gesù, Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, si è proposto come modello di sacerdote, per cui la comunità apostolica che Egli dirigeva potrebbe essere paragonata a quello che è oggi il presbiterio di una diocesi o al collegio cardinalizio guidato dal Papa.

Difatti come è noto, l’Antico Testamento ignora il voto di castità e il valore della verginità. La donna si sente umiliata se non partorisce figli. Il maschio si permette di avere più mogli. Il matrimonio è concepito come un contratto qualunque che può essere rescisso in qualunque momento, ove vengano meno le condizioni pattuite del suo esistere.

L’ascetismo veterotestamentario non comporta uno status giuridico istituzionale, speciali voti o promesse pubbliche riconosciuti dall’autorità. Si tratta soltanto di scelte personali a seguito di un’intima chiamata divina, più o meno durevoli di vita solitaria e mortificata prive di istituzionalizzazione di tipo comunitario, come per esempio nel caso di San Giovanni Battista o del profeta Osea.

Per quanto riguarda il matrimonio, come sappiamo, l’uomo dell’Antico Testamento, salvo eccezioni, non capisce per quale motivo dovrebbe legarsi ad una donna per sempre, perché si è dimenticato di quanto è comandato nel c.2 della Genesi dove Dio comanda all’ uomo e alla donna di essere una cosa sola e comanda ad essi di dividere ciò che Egli ha unito. Cristo riporta Israele a quel principio edenico e aggiunge l’ideale monastico, che frattanto stava giungendo dall’Oriente: ci sono, Egli dice, alcuni che si fanno eunuchi per il regno dei cieli (Mt 19,12), che hanno lasciato moglie e figli per Cristo, certi di trovare adesso il centuplo di ciò che hanno lasciato e la beatitudine della vita eterna.

L’ideale monastico, dal canto suo, è giunto ad Israele dell’Oriente, in special modo dal Tibet e dall’India, attorno al primo secolo avanti Cristo con la comunità di Qumran e lo stile di vita di San Giovanni Battista. Nel contempo ne primi secoli del cristianesimo viene scoperto il progetto platonico della purificazione e della liberazione dello spirito umano: liberarsi dal corpo e dal sesso.

Nasce il monachesimo egiziano dei Padri del deserto. È una visione coraggiosa, eroica ed ammirevole, ma nel contempo troppo severa nei confronti del sesso, del quale ci si dimentica che è stato creato da Dio e che quindi dev’essere parte integrante e condizione normale della vita spirituale e della beatitudine.

Ci vorrà, attorno al sec. XIII l’ingresso di Aristotele nelle scuole teologiche della Chiesa perché essa comprendesse meglio quale dev’essere nel piano di Dio il rapporto dello spirito col sesso. Certamente resta sempre necessaria la prontezza all’astinenza e alla rinuncia ove il sesso ponga ostacolo alla libertà dello spirito, ma appare più possibile e realizzabile il suo utilizzo ragionevole ove venga riscoperta l’originaria soggezione del sesso allo spirito voluta da Dio.

La sapienza produce la castità. La superbia è causa di lussuria.

L’umiltà, la semplicità, l’onestà, la prudenza, il realismo, la stima per la metafisica, l’obbedienza, il teismo, la religione producono quella buona volontà che conduce alla virtù, alla sincerità, all’amore, alla santità, alla castità e alla beatitudine.

La superbia, la doppiezza, l’ipocrisia, la stoltezza, il sensismo, l’idealismo, il disprezzo per la metafisica, la disobbedienza, l’agnosticismo, lo gnosticismo, il panteismo, l’ateismo producono quella cattiva volontà che provoca la menzogna, la frode, il vizio, l’odio, l’empietà, la lussuria e conduce alla perdizione.

Benchè la lussuria sia causata in modo diretto ed immediato dal mancato controllo delle pulsioni sessuali, la sua radice prima è la superbia, principio generale di tutti i peccati, in quanto attaccamento alla propria volontà e rifiuto di obbedire a Dio nell’assoggettare il sesso allo spirito. Tuttavia la lussuria può essere occasionata dalla violenza della passione e dalla debolezza della volontà, ed in tal modo appare piuttosto un peccato di fragilità e la colpevolezza dell’atto si attenua.

Il peccato di superbia è dunque un peccato di malizia, perché impegna la sola volontà, che è la sede del bene e del male morale e la sede della responsabilità e quindi della colpa e dell’innocenza,

Invece il peccato di lussuria solitamente è un peccato di fragilità, in quanto suppone una volontà involontariamente debole e una passione involontariamente e di fatto aggressiva. Pertanto è più colpevole il primo tipo di peccato, cioè quello spirituale, sia per la maggiore deliberazione, sia per la maggiore importanza della materia. Infatti la superbia è un peccato contro Dio; la lussuria è solo un peccato contro il proprio corpo o al massimo contro il prossimo.

La donna e il sacerdozio ministeriale 

Circa la questione di determinare la reciproca complementarità fra uomo e donna in rapporto con la convenienza del sesso maschile col sacerdozio ministeriale, nonché la questione di chiarire il ruolo della donna nella Chiesa e le qualità proprie della donna, preziose indicazioni ci vengono dalla Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di San Giovanni Paolo II del 15 agosto 1988.

Basandomi su questi insegnamenti del Papa ho scritto un libro, La coppia consacrata[4], nel quale, commentando gli insegnamenti pontifici ed aggiungendo contributi di alcuni filosofi come il Maritain ed Edith Stein, ho cercato di sviluppare ulteriormente il pensiero del Papa.

La nozione di coppia consacrata non fa riferimento di per sé né al matrimonio né alla vita religiosa. Vuol significare invece che per la Scrittura la coppia umana come tale è sempre cosa sacra, si tratti del matrimonio o si tratti del rapporto sacerdote-donna o del rapporto religioso-religiosa o generalmente laico-laica di qualunque età, stato o condizione di vita.

La chiarificazione delle qualità proprie della donna è necessaria anche per vagliare la possibilità che oggi si profila di consentire alla donna di essere investita del diaconato istituito, mentre resta riservato al maschio il diaconato ordinato, primo grado del sacramento dell’Ordine.

Ma nel contempo la chiara conoscenza delle qualità proprie del maschio è indispensabile per determinare i motivi di convenienza del sesso maschile come materia del sacramento dell’Ordine. Si potrà comprendere meglio perché e come l’esercizio del sacerdozio ministeriale presenta caratteri e funzioni che convengono al maschio. Viceversa, da una migliore conoscenza delle funzioni del sacramento si potranno dedurre con una certa probabilità le qualità proprie del maschio.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 26 dicembre 2025 

Il primo Papa che ha confutato l’antico pregiudizio della superiorità dell’uomo sulla donna è stato Pio XII … San Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris del 1963 notò come uno dei fenomeni sociali di maggior rilievo del nostro tempo è l’ingresso della donna nella vita pubblica …Importantissimo è il contributo alla comprensione della parità, unione e reciprocità uomo-donna nella Chiesa e nella società è stato quello di San Giovanni Paolo II. 

Ci vorrà attorno al sec. XIII l’ingresso di Aristotele nelle scuole teologiche della Chiesa perché essa comprendesse meglio quale dev’essere nel piano di Dio il rapporto dello spirito col sesso.

Circa la questione di determinare la reciproca complementarità fra uomo e donna in rapporto con la convenienza del sesso maschile col sacerdozio ministeriale, nonché la questione di chiarire il ruolo della donna nella Chiesa e le qualità proprie della donna, preziose indicazioni ci vengono dalla Lettera Apostolica Mulieris dignitatem di San Giovanni Paolo II del 15 agosto 1988.

Basandomi su questi insegnamenti del Papa ho scritto un libro, La coppia consacrata, nel quale, commentando gli insegnamenti pontifici ed aggiungendo contributi di alcuni filosofi come il Maritain ed Edith Stein, ho cercato di sviluppare ulteriormente il pensiero del Papa. La nozione di coppia consacrata non fa riferimento di per sé né al matrimonio né alla vita religiosa. Vuol significare invece che per la Scrittura la coppia umana come tale è sempre cosa sacra, si tratti del matrimonio o si tratti del rapporto sacerdote-donna o del rapporto religioso-religiosa o generalmente laico-laica di qualunque età, stato o condizione di vita.

La chiarificazione delle qualità proprie della donna è necessaria anche per vagliare la possibilità che oggi si profila di consentire alla donna di essere investita del diaconato istituito, mentre resta riservato al maschio il diaconato ordinato, primo grado del sacramento dell’Ordine. Ma nel contempo la chiara conoscenza delle qualità proprie del maschio è indispensabile per determinare i motivi di convenienza del sesso maschile come materia del sacramento dell’Ordine. 

 Immagini da Internet:

- Da: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/1/14/udienza-generale.html 

- Da: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/1/11/battesimo.html

[1] Vedi Donne e Chiesa. Per un laboratorio di idee, a cura dell’Istituto di Studi Superori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Libreria Editrice Vaticana 2021.

[2] Con prefazione del Card. Mario Luigi Ciappi, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1980.

[3] LA CONDIZIONE DELLA SESSUALITA’ UMANA NELLA RESURREZIONE SECONDO SAN TOMMASO, Sacra Doctrina, 92, 1980, pp.21-146; LA RESURREZIONE DELLA SESSUALITA’ SECONDO SAN TOMMASO, in Atti dell’VII Congresso Tomistico Internazionale a cura della Pontificia Accademia di San Tommaso, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1982, pp. 207-219.

[4] Edizioni VivereIn, Monopoli (BA) 2008

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti che mancano del dovuto rispetto verso la Chiesa e le persone, saranno rimossi.