Maria unica corredentrice?
Il concetto di Maria corredentrice diventa fuorviante se la concepiamo come unica corredentrice nel senso che solo Lei sia corredentrice e non lo siamo anche noi, seppure in grado inferiore. In tal caso Maria non appare più una di noi, ma viene elevata a una funzione sovraumana e divina che la fa apparire una dea.
Infatti dire che solo Lei è corredentrice e non lo siamo anche noi è come dire che Lei in questo corredimere svolge un ruolo divino al di sopra del nostro essere creaturale e quindi alla pari di Cristo. Ora il corredimere, in realtà, non è affatto un privilegio esclusivo di Maria come la maternità divina, la pienezza di grazia, l’innocenza, l’immacolata concezione e l’assunzione in cielo anima e corpo.[1]
Bisogna distinguere il redimere dal corredimere. Il redimere è opera unica ed esclusiva di Cristo, che è Dio. Il corredimere è opera umana sorretta dalla grazia della vita cristiana che consiste esattamente nel collaborare con Cristo nell’opera della redenzione. Il cristiano partecipa subordinatamente vivendo in grazia della stessa opera redentrice di Cristo.
Corredimere quindi non vuol dire redimere alla pari di Cristo, condividere con Lui l’opera redentrice, perchè essa è opera divina che coincide con la stessa divinità e la divinità nella sua assoluta semplicità è impartecipabile e incomunicabile alla creatura.
Se San Pietro parla della grazia come partecipazione della natura divina, intende partecipazione in senso analogico e similitudinario, non in senso univoco o quantitativo. L’uomo in grazia non condivide l’essere divino e tanto meno diventa Dio, ma è solo simile a Dio. Dio, nel donarci la grazia non comunica Sé Stesso a noi, dandoci quasi una forma divina, cosa impossibile, ma solo crea nella nostra anima una qualità sì divina, ma accidentale e quindi amissibile col peccato.
Ci dona una partecipazione analogica creata della sua natura, e questa è la grazia che ci rende capaci di collaborare con Cristo, ossia di essere corredentori. Corredimere dice subordinazione all’opera di Cristo, non parità o condivisione. Il cristiano è in comunione con Cristo, ma non è identico a Cristo.
L’idea di corredenzione come attività del cristiano si desume facilmente da tanti insegnamenti di Cristo e di San Paolo. Quando per esempio Cristo ci dice che dobbiamo ogni giorno prendere la nostra croce con Lui, quando ci dice che dobbiamo dare la nostra vita per i nostri fratelli, quando ci ordina di amarci tra noi come Lui ha amato noi, quando dice che chi lascia la propria anima per lui la ritrova, quando ci dice che ci ha dato l’esempio, quando parla del chicco di grano, che morendo dà frutto, che cosa intende dire se non che noi siamo dei corredentori?
Quando San Paolo dice di essere stato crocifisso con Cristo, quando ci invita ad offrire i nostri corpi come sacrificio vivente, quando parla del battesimo come morte e risurrezione in Cristo, quando ci dice che dobbiamo far morire le opere del corpo per vivere in Cristo, che cosa intende dire se non che siamo corredentori?
Quindi possiamo dire che Maria nel corredimere svolge un ruolo unico da noi irraggiungibile, purchè però intendiamo tale unicità non come un privilegio unico che solo Lei possiede, al di sopra del comune fedele, ma come l’attuazione più perfetta e insuperabile di quella corredenzione che tutti siamo chiamati a compiere nell’imitazione di Cristo per intercessione di Maria nell’opera della salvezza nostra e dei fratelli.
P. Giovanni Cavalcoli
29 novembre 2025
Quindi possiamo dire che Maria nel corredimere svolge un ruolo unico da noi irraggiungibile, purchè però intendiamo tale unicità non come un privilegio unico che solo Lei possiede, al di sopra del comune fedele, ma come l’attuazione più perfetta e insuperabile di quella corredenzione che tutti siamo chiamati a compiere nell’imitazione di Cristo per intercessione di Maria nell’opera della salvezza nostra e dei fratelli.
Immagine da Internet: Madonna del Parto, Antonio Veneziano
[1] In comments on “Mater Populi Fidelis,” the DDF Prefect explains what the doctrinal Note means in stating the Marian title is “always inappropriate.”

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