Conferimento della grazia e distribuzione della grazia. In margine al documento mariano del Card. Fernandez

 

Conferimento della grazia e distribuzione della grazia

In margine al documento mariano del Card. Fernandez

 

La recente Nota del DDF Mater populi fidelis[1] nel distinguere l’opera redentrice di Cristo dalla collaborazione che ad essa dà la Madonna, distingue in relazione al dono della grazia la mediazione subordinata di Maria dalla divina unica mediazione di Cristo[2].

La Nota fa presente che mentre Cristo conferisce immediatamente la grazia santificante all’anima o direttamente o per il ministero del sacerdote, Maria è mediatrice di tutte le grazie e favori celesti  non perché ella conferisca la grazia, non essendo ella sacerdote, ma in quanto  per la sua potente intercessione e la sua premura materna, supplica ed ottiene da Cristo, come fece alle nozze di Cana[3], il suo intervento e la sua azione salvifica, redentrice, azione produttrice della grazia o direttamente o per opera del ministero del sacerdote. Del resto è chiaro che lo stesso intervento di Maria è mosso dalla stessa volontà redentrice del suo stesso Figlio divino,

Maria, redenta in modo eccellente fra tutti i cristiani in forza della sua immacolata concezione, che l’ha resa piena di grazia, ha ricevuto da Cristo il privilegio di svolgere in modo eccelso fra tutti i discepoli di Cristo il ministero di distributrice e dispensatrice di tutte le grazie prodotte da Cristo e che Cristo mette a sua disposizione col compito di farle giungere a tutti gli uomini[4].

In questo ufficio la Madonna non possiede alcun potere di conferire la grazia, perchè questo è compito del sacerdote ministro di Cristo, ed ella non è sacerdote. Tuttavia ella ottiene da Cristo ai sacerdoti la grazia di essere santi ministri di Cristo e per questo è invocata Regina degli Apostoli.

Cristo ha voluto che tutte le grazie e favori che Egli intende far giungere agli uomini passino per le mani materne e provvidenti di Maria, che a sua volta le fa giungere a tutti a seconda dei bisogni di ciascuno. È questa la sua missione materna a favore di tutti noi suoi figli, come farebbe una provvidente madre di famiglia, la quale, in possesso dei guadagni e dei beni dello sposo, in tal caso il Padre celeste, distribuisce per volontà del marito ai figli i beni guadagnati dal padre.

Ovviamente Maria, essendo una semplice creatura, svolge in questa sua attività una funzione puramente umana e subordinata al potere e alla volontà della Santissima Trinità, ma potenziata dalla grazia della sua maternità, che le consente di conoscere i bisogni di ciascuno e di ascoltare tutte le suppliche che le vengono rivolte.

Naturalmente occorre fare attenzione a non premere troppo sul paragone che ho fatto circa la madre di famiglia, perché rischieremmo di avere una visione materializzata della grazia e delle grazie. È chiaro che la grazia creata attuale o santificante, sacramentale o carismatica, è una qualità spirituale abituale soprannaturale dell’anima e resta chiaro che la sua presenza nell’anima ben disposta dipende da un’azione immediata di Cristo o del potere sacerdotale, senz’alcuna mediazione di Maria.

Non è su questo piano che si esercita la sua azione mediatrice, e che Maria è strumento universale di tutte le grazie, ma, come ho detto, è sul piano dell’intercessione che ottiene da Cristo e fa giungere a tutti le grazie delle quali ciascuno ha bisogno.

Le grazie che ella ottiene e riceve dalla sua preghiera e trasmette per la sua premura materna non vanno quindi concepite quasi fossero degli oggetti materiali, così come si potrebbe trasmettere ai figli un patrimonio ricevuto dai nonni, ma quest’opera di trasmissione e distribuzione va concepita come  un’attività intenzionale e spirituale animata da somma carità e sapienza mirante ad ottenere che Cristo stesso o direttamente o per mezzo del sacerdote, che intervenga a far grazia, misericordia o giustizia ovunque possa essercene bisogno.

In conclusione, occorre distinguere il conferimento o infusione della grazia dalla distribuzione delle grazie: il conferimento è opera divina creatrice di Cristo che infonde direttamente la grazia all’anima. La distribuzione o dispensazione delle grazie è opera provvidente e materna di Maria, attenta ai bisogni di ciascuno, grazie che ottiene da Cristo con la sua preghiera affinchè Cristo conferisca la grazia a ciascuno in conformità ai voleri della provvidenza divina

P. Giovanni Cavalcoli

Solennità dell’Immacolata Concezione

Fontanellato, 8 dicembre 2025

 





Immagine da Internet: 

Madonna di Fontanellato, immagine del sec. XVII, conservata nel refettorio del Convento

 

 



[1] DICASTERO PER LA DOTTRINA DELLA FEDE - Mater Populi fidelis - Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20251104_mater-populi-fidelis_it.html

[2] “Se si tiene conto che l’inabitazione trinitaria (grazia increata) e la partecipazione alla vita divina (grazia creata) sono inseparabili, non possiamo pensare che questo mistero possa essere condizionato da un “passaggio” attraverso le mani di Maria” (n.45).

“Tuttavia, un essere umano può partecipare con il suo desiderio del bene del fratello, ed è ragionevole (congruo) che Dio esaudisca quel desiderio di carità che la persona esprime «con la sua orazione» o «mediante le opere di misericordia». È vero che questo dono della grazia può essere effuso solo da Dio, poiché «eccede la proporzione della natura» ed esiste una distanza infinita tra la nostra natura e la sua vita divina. Tuttavia, può farlo adempiendo il desiderio della Madre, che in tal modo si associa gioiosamente all’opera divina come umile serva (n.48).

[3] “Come a Cana, Maria non dice a Cristo cosa fare. Ella intercede manifestando a Cristo le nostre carenze, le necessità e le sofferenze affinché Egli possa agire con la sua potenza divina: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Anche oggi ella ci aiuta a disporci verso l’azione di Dio: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Le sue parole non sono una semplice indicazione, ma diventano un’autentica pedagogia materna che introduce la persona, sotto l’azione dello Spirito, nel senso profondo del mistero di Cristo. Maria ascolta, decide e agisce per aiutarci ad aprire la nostra esistenza a Cristo e alla sua grazia, perché Egli è l’unico che opera nel più intimo del nostro essere (n. 49).

[4] “Particolarmente illuminante è il seguente testo: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Gv 14,12).

Nei Padri della Chiesa, questa visione trovò una peculiare espressione nel commento a Gv 7,37-39, poiché alcuni interpretarono la promessa dei «fiumi d’acqua viva» come riferita ai credenti. Vale a dire, i credenti stessi, trasformati dalla grazia di Cristo, si convertono in sorgenti per gli altri. Origene spiegava che il Signore adempie ciò che ha annunciato in Gv 7,38 perché fa sgorgare da noi dei fiumi d’acqua: «L’anima dell’essere umano, che è a immagine di Dio, può contenere in sé, e produrre da sé, pozzi, sorgenti e fiumi». Sant’Ambrogio raccomandava di bere dal costato aperto di Cristo «affinché abbondi in te la sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». San Tommaso d’Aquino lo ha espresso affermando che, se un credente «si affretta a comunicare agli altri i vari doni della grazia che ha ricevuto da Dio, dal suo seno sgorga acqua viva».

Se questo è vero per ogni credente, la cui cooperazione con Cristo diventa tanto più fruttuosa quanto più si lascia trasformare dalla grazia, a maggior ragione ciò si deve affermare di Maria, in un modo unico e supremo. (Cf nn. 30-32).

47 commenti:

  1. Giova forse ricordare solo alcuni interventi papali a favore di “Maria mediatrice di tutte le grazie”:
    · Il beato papa Pio IX, nella sua enciclica del 1849, Ubi primum, scrive:
    «Dal momento che Dio ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, sappiamo che ogni speranza, ogni grazia, ogni salvezza derivano da Lei ».
    · Papa Leone XIII, nella sua enciclica del 1891, Octobri mense, scrive:
    «Per questo, è lecito affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ci ha procacciato, poiché “la grazia e la verità provengono da Cristo” (Gv 1,17), nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria (nisi per Mariam)».
    · San Pio X, nella sua enciclica del 1904, Ad diem illum, parla di Maria come «la suprema dispensatrice di grazie» (Denz.-H, 3370).
    · Nel 1921 Papa Benedetto XV approva la Messa e l'Ufficio della Festa della Beata Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie.
    · Pio XII, nella sua costituzione apostolica Sedes sapientiae del 31 maggio 1956, parla di Maria come «colei che è stata costituita Mediatrice di tutte le grazie relative alla santificazione (« … quae gratiarum omnium ad sanctificationem spectatium Mediatrix constituta est …»).
    · San Paolo VI, nella sua enciclica del 1965, Mense Maio, afferma che:
    « noi sappiamo anche che il Signore è il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione e che dei tesori della sua misericordia Maria santissima è stata da lui costituita ministra e dispensiera generosa» (generosam administram).
    · San Giovanni Paolo II ha definito Maria Mediatrice di tutte le grazie (o equivalente) almeno nove volte. Ad esempio, nel suo discorso dell'Angelus del 17 gennaio 1988, egli fa riferimento alla Chiesa egiziana di Nostra Signora a Medai come a un santuario dove molti pellegrini vengono ad affidare le loro intenzioni alla «Mediatrice di tutte le grazie» (Mediatrice di tutte le grazie).
    · Papa Francesco, nel suo messaggio del 13 maggio 2023 all'arcivescovo Gian Franco Saba di Sassari, Sardegna, Italia, osserva che « Uno degli antichi titoli con cui i cristiani hanno invocato la Vergine Maria è appunto “Mediatrice di tutte le grazie” ».

    Bruno V.

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  2. Dal doc. “Risposta alla Mater Populi Fidelis” della Commissione Teologica dell'Associazione Mariana Internazionale:
    Sebbene sia vero che la grazia proviene solo da Dio, la mediazione della grazia da parte di Maria in modo strumentale o secondario non nega in alcun modo questo fatto né è in contraddizione con esso.
    Nella sua enciclica del 1904, Ad diem illum, San Pio X insegna chiaramente entrambe le verità: che la grazia proviene solo da Dio, ma anche la causalità secondaria di Maria nella comunicazione della grazia: Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d'angoscie, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all'Augusta Vergine di essere «presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero». (Pio IX. Ineffabilis). La fonte è dunque Gesù Cristo e «noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza (Gv 1,16); da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità». (Ef 4, 16). Ma Maria [...] è l'acquedotto (San Bernardo di Chiaravalle), o meglio quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo (San Bernardino da Siena), [...] È dunque evidente che non dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell'unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell'opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. [27] San Pio X chiarisce che la mediazione o dispensazione della grazia da parte di Maria non implica in alcun modo che lei sia la causa produttiva della grazia. La sua mediazione può essere compresa attraverso le immagini di un acquedotto o di un collo attraverso cui la grazia che proviene da Cristo viene comunicata o distribuita ai fedeli. Pio X stabilisce anche chiaramente che il ruolo unico di Maria come corredentrice con Gesù è fondamento del suo conseguente ruolo nella mediazione delle grazie.
    L'insegnamento dottrinale di Maria come Mediatrice di tutte le grazie non nega che la sua influenza sugli uomini «non nasce da una necessità oggettiva ma da una disposizione puramente gratuita di Dio». Ciò è chiaramente articolato sia dal Magistero papale che negli scritti dei santi. Ad esempio, San Luigi Maria Grignion de Montfort insegna che Dio non aveva alcun bisogno assoluto di Maria (La vera devozione a Maria, 14, 21), ma ciò non gli impedisce di affermare che: «Nessun dono celeste è dato agli uomini che non passi attraverso le sue mani vergini» (La vera devozione, n. 25).
    Poiché Dio ha liberamente scelto di associare Maria alla sua opera di Redenzione, allora è libero di comunicarci la sua grazia attraverso la sua causalità strumentale secondaria. Dire che «solo Dio è il nostro Salvatore» non significa che «è solo Dio che applica i meriti di Gesù» a noi. Dio è sovrano. Quando sceglie di avvalersi di Maria come strumento per applicare la sua grazia, questa è una sua scelta provvidenziale. La mediazione strumentale della grazia da parte di Maria non implica che ella sostituisca o aggiunga qualcosa alla grazia di Cristo.

    Bruno V.

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  3. Dal doc. “Risposta alla Mater Populi Fidelis” della Commissione Teologica dell'Associazione Mariana Internazionale:
    La grazia di Cristo è comunicata anche dai sacramenti. San Tommaso d'Aquino afferma che «se riteniamo che un sacramento sia una causa strumentale della grazia, dobbiamo necessariamente ammettere che nei sacramenti esiste un certo potere strumentale di produrre gli effetti sacramentali» (ST III, q., 62 a. 5). Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che i sacramenti «sono i segni e gli strumenti mediante i quali lo Spirito Santo diffonde la grazia di Cristo, che è il Capo, nella Chiesa, che è il suo corpo» (n. 774).
    Se i sacramenti possono essere strumenti della grazia di Cristo, allora certamente Maria può essere uno strumento di grazia. Pio XII, nella sua enciclica del 1954, Ad Caeli Reginam, conferma questa verità: Se infatti il Verbo opera i miracoli e infonde la grazia per mezzo dell'umanità che ha assunto, se si serve dei sacramenti dei suoi santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perché non può servirsi dell'ufficio e dell'opera della Madre sua santissima per distribuire a noi i frutti della redenzione? [28] 26. Secondo Pio XII, i sacramenti mediano la grazia perché sono usati da Dio come strumenti della sua grazia. La Chiesa, in quanto «sacramento universale di salvezza», è usata da Dio per mediare la grazia. Allo stesso modo, la Beata Vergine Maria è usata da Dio come strumento dello Spirito Santo nella mediazione subordinata della grazia. Nell'udienza generale del 13 novembre 2024, Papa Francesco si riferisce alla Madre di Dio come «strumento dello Spirito Santo nella sua opera di santificazione». L'opera di santificazione avviene nelle anime umane. Se la Madre di Dio è strumento dello Spirito Santo nella santificazione delle anime, allora è anche Mediatrice della grazia che santifica le anime.
    Merita particolare attenzione il fatto che Papa Benedetto XVI, nell'omelia dell'11 maggio 2007 per la Messa e la canonizzazione di Fra Antonio de Sant'Ana Galvão a San Paolo, in Brasile, abbia affermato che «non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora». [29] Secondo Benedetto XVI, la mediazione della grazia da parte di Maria, con e sotto Cristo, l'unico Mediatore, è uno strumento necessario per il frutto della grazia. Certamente, Maria può intercedere per prepararci a ricevere la grazia santificante. Benedetto XVI, tuttavia, insegna che Maria è uno strumento necessario per il frutto della grazia. Utilizzando tutti i termini teologici corretti, «grazia», «strumentalità necessaria» e «mediazione», Papa Benedetto in una sola citazione fornisce una correzione autorevole alla MFP nella sua ripetuta negazione che Maria eserciti una vera causalità secondaria nella mediazione di tutte le grazie.
    È ancora una volta chiaro che i papi hanno affermato direttamente e ripetutamente che Maria è uno strumento usato da Dio per la mediazione della grazia. La mediazione di Maria è sempre una partecipazione all'unica mediazione di Cristo. Affermare Maria come Mediatrice di tutte le grazie non implica in alcun modo che lei aggiunga o tolga qualcosa a Cristo, l'unico Mediatore. I Papi, i santi e i teologi che insegnano universalmente Maria come Mediatrice di tutte le grazie chiariscono che la mediazione universale della grazia da parte di Maria non è dovuta a una necessità intrinseca, ma alla volontà di Dio. Questo è ciò che Leone XIII insegna nella sua lettera apostolica del 1891, Octobri mense, quando scrive: «Per questo, è lecito affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ci ha procacciato, poiché “la grazia e la verità provengono da Cristo” (Gv 1,17), nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria (nisi per Mariam)».

    Bruno V.

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  4. Dal doc. “Risposta alla Mater Populi Fidelis” della Commissione Teologica dell'Associazione Mariana Internazionale:
    La mediazione della grazia divina da parte di Maria, tuttavia, non significa che lei sia la fonte, l'azione originale o il potere della grazia divina. Significa invece che lei è universalmente attiva nella mediazione della grazia divina che ci santifica.
    La mediazione della grazia da parte di Maria non è la stessa cosa dell'azione divina della grazia. La mediazione della grazia da parte di Maria è unita all'azione di Dio nella santificazione delle anime, ma è sempre una cooperazione subordinata e dipendente dall'azione di Dio. San Paolo VI, nella sua esortazione apostolica del 1967, Signum Magnum, insegna con enfasi che la diretta cooperazione materna di Maria nella nascita e nello sviluppo della vita divina delle anime «dev'essere ritenuta per fede da tutti i cristiani»: Come, infatti, ogni madre umana non può limitare il suo compito alla generazione di un nuovo uomo, ma deve estenderlo alle funzioni del nutrimento e della educazione della prole, così si comporta la beata Vergine Maria. Dopo di aver partecipato al sacrificio redentivo del Figlio, ed in modo così intimo da meritare di essere da lui proclamata madre non solo del discepolo Giovanni, ma - sia consentito l'affermarlo - del genere umano da lui in qualche modo rappresentato (21), Ella continua adesso dal cielo a compiere la sua funzione materna di cooperatrice alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle singole anime degli uomini redenti. E questa una consolantissima verità, che per libero beneplacito del sapientissimo Iddio fa parte integrante del mistero dell'umana salvezza; essa, perciò, dev'essere ritenuta per fede da tutti i cristiani. (enfasi aggiunta; il latino recita: ab omnibus christianis debet fide teneri.).[31] San Paolo VI ribadisce la cooperazione di Maria alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime umane nel suo Credo del Popolo di Dio del 30 giugno 1968: Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti (enfasi aggiunta).[32]
    Se Maria coopera alla nascita e alla crescita della vita divina nelle anime dei redenti, deve quindi essere intimamente coinvolta nella mediazione della grazia santificante di Dio nelle singole anime. La sua mediazione della grazia è, come insegna la Lumen Gentium, 62, una condivisione o «cooperazione partecipata» nell'unica fonte della mediazione unica di Cristo (participatam ex unico fonte cooperationem). Lumen Gentium, 63 afferma che Diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (cfr. Rm 8,29), cioè tra i credenti, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre. (Filium autem peperit, quem Deus posuit primogenitum in multis fratribus [cfr. Rm 8, 29], fidelibus nempe, cooperator ad quos gignendos et educandos materno amore (enfasi aggiunta). Mater Populi Fidelis parla in generale della maternità spirituale di Maria, ma la riduce a un tipo di intercessione che ci incoraggia solo alla «apertura dei nostri cuori all’azione di Cristo nello Spirito Santo » (MPF, n. 46). Ciò che manca è una vera presentazione dell'autentica maternità spirituale di Maria, che include il suo ruolo materno nel concepimento spirituale, nella generazione, nella nascita e nel nutrimento delle anime. Come insegna la Lumen Gentium, Maria coopera con Cristo «per restaurare la vita soprannaturale delle anime» (Lumen Gentium, 61).

    Bruno V.

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    1. Caro Bruno V.,
      la ringrazio per l’invio di questa comunicazione molto interessante, che riporta soprattutto gli insegnamenti pontifici, che riguardano la corredenzione di Maria, spiegando di che cosa si tratta.
      Questi insegnamenti ci possono aiutare a capire il significato dell’intervento del DDF, perché ci può essere il rischio di interpretare questo Documento quasi che fosse una smentita di ciò che i Papi del passato hanno insegnato circa la corredenzione di Maria.
      La preoccupazione del Card. Fernandez è solo quella di evitare che si abbia un concetto sbagliato di corredenzione e quindi questo Documento, ben lungi dal dimenticare l’insegnamento dei Papi del passato, rimanda ad essi per avere un vero concetto di corredenzione.

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    2. Caro Padre Giovanni,
      non sono d’accordo con lei. La recente nota dottrinale, riguardo alla co-redenzione e mediazione di tutte le grazie della Vergine Maria, non è in linea di continuità con i pronunciamenti di diversi papi come Leone XIII, Pio X, Pio XI e Giovanni Paolo II (oltre che di tanti santi e dottori della Chiesa). La “Mater Populi Fidelis” restringe l’opera della Mater Dei ad una partecipazione subordinata alla redenzione (il che è corretto), ma meramente ricettiva, e quindi in definitiva, “passiva”. E questo, oltre ad essere poco rispettoso nei riguardi della Madre di Dio, appare come un grosso passo indietro rispetto ad acquisizioni ormai consolidate della mariologia: la partecipazione della Madonna è una partecipazione “attiva” alla redenzione.
      Nella nota dottrinale sembra che la cooperazione di Maria si risolva esclusivamente nella sua maternità divina. Infatti, al n. 26 la mediazione di Maria è in riferimento all’incarnazione: «Questa risposta di Maria aprì le porte alla Redenzione attesa da tutta l’umanità». Tale mediazione è vista in atto anche a Cana, ma non sul Calvario. Quando la nota tratta della Vergine ai piedi della Croce, dice:
      “Lei è la Madre che ha dato al mondo l’Autore della Redenzione e della grazia, che è rimasta ferma sotto la Croce (cf. Gv 19,25), soffrendo insieme al Figlio, offrendo il dolore del suo cuore materno trafitto dalla spada (cf. Lc 2,35). Lei è rimasta unita a Cristo dall’Incarnazione alla Croce e alla Resurrezione in un modo esclusivo e superiore a quanto potesse accadere a qualsiasi credente”.
      Tutto quello che la “Mater Populi Fidelis” riesce a dire si riduce a “unita a Cristo... in un modo esclusivo e superiore a quanto potesse accadere a qualsiasi credente”, ed appare chiarissimo il riduzionismo operato rispetto a Lumen gentium 58 (che infatti la nota si guarda bene dal citare), la quale afferma ben di più: Maria si associò con animo materno al sacrificio del Figlio; il suo ruolo oblativo fu dunque indiscutibilmente “attivo” e non puramente recettivo. Dio onnipotente, nella persona/ipostasi del Figlio ha partecipato alla Madre la sua causalità redentiva; non solo l’ha redenta nel modo unico sancito dal dogma dell’Immacolata Concezione, ma ha anche condiviso con lei la vis redentiva, associandola a Sé (“A Dio nulla è impossibile”). Proprio in forza del principio di partecipazione, tutta l’opera corredentrice e mediatrice di Maria non può che essere radicata in Cristo, dipendere da Cristo e glorificare Cristo.
      Come ha scritto la filosofa e oblata benedettina Luisella Scrosati (https://lanuovabq.it/it/corredentrice-per-partecipazione-il-principio-dimenticato):
      “Nella visione dell’ordine della grazia come di una cascata di perfezioni partecipate (analogamente all’ordine naturale), secondo gradi differenti, se Maria non fosse stata voluta così, potremmo dire che mancherebbe un grado di perfezione massima nel mondo delle persone umane. Perché Cristo ha sì nobilitato l’umanità unendola ipostaticamente alla sua divinità, così che non si possa pensare nulla di più elevato per essa; ma resta pur sempre vero che in Cristo non abbiamo una persona umana, perché la natura umana è assunta dalla Persona del Verbo. È dunque conveniente e fonte di gratitudine e meraviglia che Dio abbia deciso di nobilitare ulteriormente la natura umana in una persona “solamente” umana, quella di Maria Santissima, partecipandole la sua causalità redentiva.”
      Bruno V.

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    3. Caro Bruno, il Card. Fernandez, appoggiandosi su San Paolo che parla di collaborazione, dice chiaramente più volte che Maria partecipa dell’opera redentrice di Cristo, come del resto tutti noi cristiani, con la differenza che la Madonna realizza quest’opera in una perfezione per noi irraggiungibile.
      Certamente Maria, come tutti noi, può agire cristianamente in quanto ella, come tutti noi, ha ricevuto la grazia. Qui effettivamente siamo davanti ad una partecipazione passiva.
      Tuttavia il Cardinale dice la perfetta verità quando insegna che Maria, essendo partecipe della grazia, a sua volta partecipa all’opera redentrice di Cristo. E qui evidentemente si tratta di una partecipazione attiva ed efficace, certamente non produttiva della grazia, perché questa produzione dipende solo dal sacerdozio, e Maria non è sacerdote.
      Come ho detto invece in un mio recente articolo, Maria partecipa all’opera redentrice come dispensatrice e distributrice delle grazie. Questo non emerge chiaramente dal Documento, ma appare dalla insistenza con la quale il Cardinale parla della maternità di Maria. E che cos’è la maternità se non il fatto che la mamma distribuisce il cibo ai figli?

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    4. Caro Bruno,
      la partecipazione di qualcosa è il prender parte di un tutto. Il partecipante riceve e agisce. Il tutto partecipa di sé al partecipante una parte di se stesso. Cristo Dio partecipa alla creatura - la Madonna e tutti noi fedeli - una partecipazione di se stesso, che è la grazia.
      In tal modo la creatura in grazia diventa capace di un agire simile a quello divino: questo è il corredimere. Il partecipante riceve dal Partecipato, il Redentore, il Tutto, una partecipazione al Tutto, al Redentore, tenendo presente che la grazia è una partecipazione alla natura divina (2 Pt 1,4).
      Ricevuta questa partecipazione, la creatura partecipa attivamente all’azione del Tutto. La grazia è una partecipazione alla natura divina. Ricevuta questa partecipazione, agiamo in qualche modo divinamente, senza essere Dio. Questa non è altro che la vita cristiana dei figli di Dio.
      Una volta che la creatura riceve la grazia, diventa capace di agire soprannaturalmente, cioè in grazia, capace di collaborare con Cristo nell'opera della grazia, che è la redenzione del mondo.
      Maria in ciò è come noi; l'unica differenza è che ella compie quest'opera in modo insuperabile ed eccellentissimo. Fernandez esprime questo concetto, anche se non con le stesse parole.

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    5. Papa Pio IX nella Ineffabilis Deus afferma che è stato concesso all'Augusta Vergine di essere «presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero».
      Possiamo dire che, in modo simile, ciascuno di noi, se santo, sia “potentissimo mediatore e conciliatore del mondo intero”? Ovviamente no.

      Sempre Pio IX nella stessa Ineffabilis:
      «[...] con le sue materne suppliche impetra efficacissimamente, ottiene quanto chiede, né può rimanere inesaudita».
      Possiamo dire che, similmente, ciascuno di noi, se santo, con le nostre suppliche, otteniamo quanto chiediamo né possiamo rimanere inesauditi? Ovviamente no.

      Ancora Pio IX, nella Ubi primum, scrive:
      «Dal momento che Dio ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, sappiamo che ogni speranza, ogni grazia, ogni salvezza derivano da Lei ».
      Possiamo dire che, similmente, “ogni speranza, ogni grazia, ogni salvezza” derivano da ciascuno di noi, se santo? Ovviamente no.

      Papa Leone XIII nella Octobri mense, scrive:
      «[...] nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria (nisi per Mariam)».
      Possiamo dire che, similmente, nessuna grazia ci viene data se non attraverso di noi, se santi? Ovviamente no.

      Pio XII, nella Ad Caeli Reginam, afferma:
      «[...] dalla stessa unione con Cristo ha origine l'inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre».
      Possiamo dire che, similmente, ciascuno di noi, se santo, possieda “inesauribile efficacia” di intercessione presso Dio? Ovviamente no.

      E ancora nella stessa enciclica:
      «la beata Vergine non ha avuto soltanto il supremo grado, dopo Cristo, dell'eccellenza e della perfezione, ma anche una partecipazione di quell'influsso, con cui il suo Figlio e Redentore nostro giustamente si dice che regna sulla mente e sulla volontà degli uomini».
      Possiamo dire che, similmente, ciascuno di noi, se santo, partecipa di quell’influsso con cui nostro Signore “regna sulla mente e sulla volontà degli uomini”? Ovviamente no.

      San Paolo VI, nella Signum Magnum, insegna:

      «Ella continua adesso dal cielo a compiere la sua funzione materna di cooperatrice alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle singole anime degli uomini redenti».
      Possiamo dire che, similmente, ciascuno di noi, se santo, coopera alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle singole anime degli uomini redenti? Ovviamente no.

      Benedetto XVI, nell'omelia dell'11 maggio 2007 disse che:
      «non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora».
      Possiamo dire che, similmente “non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione” di ciascuno di noi, se santo? Ovviamente no.

      E allora non basta dire, Padre Giovanni, che “Maria in ciò [nel ricevere la grazia] è come noi; l'unica differenza è che ella compie quest'opera in modo insuperabile ed eccellentissimo”, perché, da queste parole, sembra che, nella Vergine, la partecipazione alla redenzione e la mediazione delle grazie, siano superiori a quelle dei santi, per una differenza, per un peso, in qualche modo...“quantitativo”, e così si ricade nel minimalismo mariano.
      No, tra Maria e ogni altro santo sussiste un incolmabile salto “qualitativo”, oserei dire ontologico: Ella è stata dotata dal Figlio di un “potere redentivo” che non è stato concesso a nessun altra creatura (“A Dio nulla è impossibile”). A Lei sola spetta il culto di iperdulia e, nonostante gli angeli, come puri spiriti, siano superiori agli uomini nella gerachia della creazione, la Vergine in quanto “Regina angelorum” è superiore anche ad essi. Ella è appena al di sotto della SS. Trinità.
      Viva Maria Santissima, Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie!

      Bruno V.

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    6. Devo riconoscere che l’espressione “potere redentivo” (pur tra virgolette), che ho utilizzato per la Vergine Maria, risulta teologicamente inappropriata, in quanto Dio è unico Redentore. Si potrebbe correggere in “potere di partecipazione attiva alla redenzione”.

      Bruno V.

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    7. Caro Bruno V.,
      rispondo per punti al suo intervento:

      1) Papa Pio IX nella Ineffabilis Deus …

      Risposta: ogni cristiano, in quanto tale, è mediatore e conciliatore in forza della grazia, che gli ha infuso Cristo e gli ha fatto giungere Maria, grazie alla sua intercessione. Quindi Maria, in questa attività propria del cristiano, raggiunge un livello di perfezione da noi inarrivabile. Questo ha voluto dire il Beato Pio IX. Il Card. Fernandez ha detto la stessa cosa quando ci ricorda che il cristiano in grazia collabora con l’opera redentrice di Cristo e Maria, in questa collaborazione, raggiunge il massimo livello di perfezione.

      2) Sempre Pio IX nella stessa Ineffabilis…
      Risposta: Maria ottiene tutto quello che chiede in forza della sua altissima santità. Noi, peccatori, anche se santi, non possiamo evidentemente ottenere che grazie inferiori a quelle che ottiene Maria, ma ogni cristiano, con Maria, è un intercessore presso Cristo e ottiene per i fratelli la grazia della redenzione e della salvezza.

      3) Ancora Pio IX, nella Ubi primum, scrive …
      Risposta: Dobbiamo dire che ogni cristiano, insieme con Maria, ottiene per i fratelli, speranza, grazia e salvezza. La differenza tra noi e Maria sta solo nel fatto che Maria ottiene molto di più di quanto possa fare qualunque altro santo.

      4) Papa Leone XIII nella Octobri mense, scrive …
      Risposta: Maria non produce la grazia, come fa Cristo direttamente e il sacerdote nel suo ministero, ma ci distribuisce la grazia. Quindi in questo senso, come dice Leone XIII, le grazie di Cristo ci sono distribuite e dispensate da Maria. In questo senso non ci arrivano direttamente da Cristo. Ora questo ufficio di fare arrivare la grazia non è proprio solo di Maria, ma appartiene a tutti noi. Allora, qual è la differenza? Che Maria nella distribuzione delle grazie arriva dappertutto, mentre noi arriviamo a quel gruppo di nostri cari, che sono di nostra conoscenza. Ma il lavoro soprannaturale è lo stesso, solo che noi lo facciamo con dei difetti, mentre Maria lo fa perfettamente. Noi lo facciamo solo per alcuni. Maria lo fa per tutti gli uomini.

      5) Pio XII, nella Ad Caeli Reginam, afferma …
      Risposta. Certamente l’efficacia della nostra intercessione è limitata, mentre quella di Maria è inesauribile. Nessuno pretende che l’efficacia di qualunque altro Santo sia alla pari di quella di Maria. Tuttavia Ella è una cristiana alla pari di noi nella possibilità di intercedere per i nostri fratelli.

      6) E ancora nella stessa enciclica …
      Risposta: Bisogna spiegare che cosa il Papa intende dire con questa parola “influsso”. Il Papa non intende dire che Maria conferisce o infonde la grazia. Questo è l’ufficio di Cristo stesso e del sacerdote, come spiega il Card. Fernandez quando tratta di questo punto (n.37a). L’influsso, del quale parla il Papa, è il potere che Maria ha di intercedere e di far giungere le grazie già esistenti e di distribuirle e dispensarle a tutti, secondo i bisogni di ciascuno.

      7) San Paolo VI, nella Signum Magnum, insegna …
      Risposta: Questa funzione della quale parla il Papa è comune a tutti i cristiani e caratterizza la vita cristiana come tale. Maria in questa attività non fa altro che compierla nella maniera più alta che possa essere eseguita da una semplice creatura. E questo in forza della sua pienezza di grazia. Noi svolgiamo il suo stesso ufficio, solo che, considerando la nostra peccaminosità e i limiti della nostra santità, lo svolgiamo in misura molto inferiore e non senza commettere errori o peccati.

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    8. 8) Benedetto XVI, nell'omelia dell'11 maggio 2007 disse che ...
      Risposta. Anche noi, per pura misericordia di Dio, secondo il piano della sua salvezza, siamo strumenti necessari per la salvezza dei fratelli. La differenza con Maria è che, mentre noi esercitiamo questa strumentalità in una forma limitata e non senza commettere errori o peccati, Maria esercita questa strumentalità in maniera perfettissima e nei confronti di tutta l’umanità.

      9) E allora non basta dire, Padre Giovanni, …
      Risposta: Caro Bruno V., deve tenere presente che, come nella realtà materiale, così in quella spirituale, come per esempio la vita di grazia, esistono livelli o gradi che da un minimo vanno ad un massimo. Come ci può essere più o meno caldo o più o meno luce, così esistono gradi o livelli di grazia, di virtù, di santità e di perfezione morale e spirituale. Tutti noi col Battesimo riceviamo un minimo, che costituisce il nostro punto di partenza. Sta a noi, seguendo l’influsso divino, far crescere questo tesoro iniziale il massimo possibile aumentandolo continuamente con un continuo lavoro di perfezionamento del nostro agire, che comporta un aumento continuo della grazia.
      Anche Maria, come tutti noi, è stata prevenuta dalla grazia della Redenzione, con la differenza che mentre noi partiamo da una condizione di peccatori, Lei è partita avvantaggiata perché è stata preservata dalla colpa originale. Tanto lei che noi cresciamo nella grazia. Tuttavia nessuno riesce a raggiungere Maria a causa del vantaggio che Lei ha avuto su di noi, nel senso che ho detto sopra.

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    9. Caro Bruno V.,
      riguardo a: “Devo riconoscere che l’espressione ‘potere redentivo’ …”,
      vedo con piacere che lei ha riveduto il suo modo di esprimersi. La sua nuova espressione è certamente conforme a quello che dice il Cardinale.

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    10. Caro Bruno V.,
      io mi compiaccio per questa ricca ricerca che lei ha fatto concernente gli interventi dei Papi del passato. Io ritengo di aver dato una risposta sufficiente, che ci fa comprendere la continuità dell’insegnamento pontificio su questo delicato tema della corredenzione, fino al Pontefice attuale.
      Io credo che una cosa buona da fare sia quella di chiarire ulteriormente questo titolo mariano, alla luce del Magistero attuale, in modo da aumentare la gloria che noi vogliamo attribuire alla Beata Vergine Maria, Nostra Madre e Madre della Chiesa.

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  5. Interessante è stato il tentativo operato dal vescovo Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia (https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-11/quo-259/l-icona-della-dissimilitudine.html), a sostegno della “Mater Populi fidelis”, intervento tutto incentrato sul celebre principio affermato dal Concilio Lateranense IV, “Non si può rilevare una qualche somiglianza tra Creatore e creatura senza che si debba notare tra di loro una dissomiglianza ancora maggiore”.
    Ha scritto S.E. Mons. Staglianò:
    “L’istinto che porta a forgiare il termine “Corredentrice” è lo stesso che, applicato in modo ingenuo, costruisce un’analogia per similitudine: Maria assomiglia a Cristo nel lavoro della salvezza, quindi possiamo chiamarla «con-redentrice» [...]
    L’analogia per similitudine porta istintivamente (cioè senza un controllo critico) alla nascita del “parallelismo salvifico”. Il documento, con precisione chirurgica, smonta il titolo non perché Maria non cooperi, ma perché il termine costruisce un’immagine fuorviante. L’analogia per similitudine opera così:
    a. isola un punto di contatto (sia Cristo che Maria hanno sofferto per la nostra salvezza. Entrambi sono stati associati all’evento redentivo);
    b. estende la similitudine (se Cristo è Redentore, e Maria è simile a Lui in quest’opera, allora può essere chiamata “Corredentrice”);
    c. minimizza la dissimilitudine (in questo processo, la differenza abissale — Cristo agisce come Dio e Uomo, fonte prima e autonoma della grazia; Maria agisce come creatura, redenta e trasformata, canale derivato e subordinato — viene appiattita. La dissimilitudine diventa un’appendice, una nota a piè di pagina).
    [...] La Maternità spirituale come similitudine “ribaltata”: il titolo “Madre” non è un’analogia debole, ma l’unica similitudine possibile dopo aver affermato la dissimilitudine. Cristo è il Figlio Unigenito. Maria è madre per adozione graziosa (“figlia del tuo Figlio”, come ricorda Dante). La sua maternità verso i credenti non è un parallelismo con la generazione eterna del Verbo, ma il frutto ultimo di quella generazione nel tempo. È una similitudine che esiste solo dentro e a causa della dissimilitudine trinitaria.
    [...] Cristo intercede come Sommo Sacerdote dal di dentro della Trinità, in virtù del suo sacrificio. Maria intercede come creatura redenta, la cui preghiera è efficace non per un potere proprio, ma perché «Cristo stesso dispiega la sua gloria nella nostra piccolezza» (n. 90). La similitudine (pregare per gli altri) è resa possibile e potente solo dalla dissimilitudine (Lui è il Sacerdote, noi siamo il tempio).
    La “Mediazione Partecipata” è un ossimoro che conferma la regola: l’espressione stessa “mediazione partecipata”, usata dal documento (n. 28), è un ossimoro che custodisce il mistero. Se la mediazione è per definizione unica di Cristo, parlare di “mediazione partecipata” è un modo per dire: «Esiste una similitudine così profonda nell’essere canale di grazia che possiamo usare la stessa parola, ma solo se ricordiamo che qui la dissimilitudine è talmente enorme da stravolgere il significato del termine». È l’apice dell’Analogia Ribaltata: la parola “mediazione” viene usata, ma il suo significato è capovolto e purificato dalla dissimilitudine che lo precede e lo fonda”.

    A questo intervento del vescovo Staglianò, ha sapientemente replicato Padre Serafino Maria Lanzetta, docente di Teologia dogmatica presso la Facoltà Teologica di Lugano (https://lanuovabq.it/it/modello-dei-redenti-e-basta-la-verita-dogmatica-e-unaltra), del cui articolo riporto alcuni stralci significativi nel commento successivo.

    Bruno V. 

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    1. Caro Bruno,
      Mons. Staglianò fa un riferimento inopportuno al Concilio Lateranense IV, il quale non parla della vita soprannaturale di grazia, ma parla dell’analogia che c’è tra il Creatore e la creatura. Si tratta dunque di un punto di vista metafisico, non di teologia rivelata.
      Su questo piano San Giovanni ci dice con tutta chiarezza che in paradiso “saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli è” (1 Gv 3,2).
      Pertanto la dissimilitudine riguarda la metafisica, non la Rivelazione.
      Per quanto riguarda l’atto redentivo di Cristo, certamente è un atto divino e come tale non può essere condiviso da nessuna creatura, e Dio nella sua semplicità è incomunicabile ed impartecipabile. Qui però ci troviamo davanti al mistero della grazia, che è divina e creata nello stesso tempo; grazia che, come ci dice Pietro, è partecipazione alla natura divina.
      Ora la partecipazione comporta diversi gradi, così come avviene nelle realtà analogiche. Pertanto, come esiste la divinità per essenza, che è Dio stesso, così la grazia creata è in un certo modo una divinità per partecipazione.
      Similmente Dio è il Sommo Analogato dell’essere, in modo tale che le creature posseggono l’essere creato secondo una pluralità di gradi: dalle creature più alte, che sono gli angeli, si scende alla più basse, fino alla materia prima.
      Discorso simile bisogna fare per quanto riguarda l’agire. Come a livello naturale nelle creature esistono diversi gradi nell’agire, così nell’ordine soprannaturale esistono diversi gradi nell’azione soprannaturale propria della vita di grazia. Esistono diversi gradi di grazia creata. La partecipazione più alta alla vita di grazia e il grado analogico più alto di questa vita, dopo l’umanità di Gesù, appartiene alla Madonna.
      Ora, considerando che il corredimere, come ho già dimostrato nei miei scritti, non è altro che l’azione soprannaturale, con la quale partecipiamo analogicamente all’azione redentrice di Cristo, appare con tutta evidenza che l’azione corredentrice di Maria è, tra quella di tutte le creature, quella che maggiormente assomiglia all’azione redentrice di Cristo, senza tuttavia raggiungere l’atto redentivo, che appartiene solo a Gesù Cristo, in quanto uomo e Dio.

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  6. Padre Serafino Maria Lanzetta (1):
    “È chiara un’impostazione più antropologica nella riflessione di Mons. Staglianò. Maria non offre una co-soddisfazione pagando con Cristo il prezzo di un riscatto forense, dando voce alla teologia della sofferenza vicaria d’anselmiana memoria, bensì è Colei che riceve l’amore di Cristo, se ne lascia trasformare e lo trasmette ai credenti. C’è una singolarità di Maria, certo. Ma è nel ricevere, non nel fare. Maria è la Madre di Cristo, la prima dei redenti. Redenta anche in modo singolare, ma senza pretese. È un modello di redenzione. Tutto qui. Eppure, se si parte dal dogma di Efeso (431), non si ci dovrebbe accontentare di un modello mariologico recettivo che, in ultima analisi, ascriverebbe alla Vergine il titolo caro a Nestorio di Christotokos e non quello dogmatico, difeso strenuamente da san Cirillo d’Alessandria, di Theotokos, Dei Genitrix. [...]
    Maria è Madre di Dio e non solo di Cristo, pur avendo dato a Gesù la sola natura umana. La maternità termina alla Persona del Figlio e non alla natura. Essendoci in Gesù una sola persona divina e non due, come invece voleva Nestorio, Maria è madre della Persona del Figlio, generato secondo la natura umana. [...] Per inciso: è molto più arduo accettare Dei genitrix che Co-redemptrix.
    [...] Difendere la Theotokos, iscrivendo così Maria nell’ordine ipostatico del Verbo incarnato (ordine di grazia singolare realizzato in virtù della sua maternità divina resa feconda dalla grazia), significò ripudiare alla radice un minimalismo ante litteram, più plausibile a livello razionale, ma non per questo reale.
    [...] il problema non era mariologico ma cristologico. Maria Madre di Dio teneva insieme l’unità della Persona del Verbo e la verità della natura umana che Cristo assunse dalla Vergine, evitando di scadere nell’errore grossolano di “due Figli”, come ribadì san Cirillo nella sua seconda lettera a Nestorio accolta anche dal Concilio. Si ha qualcosa di molto analogo se si capisce correttamente la co-redenzione di Maria. La Vergine ci aiuta a tenere insieme la verità divina della redenzione e il vero e necessario contributo umano: in primis della natura umana di Gesù, quindi di Maria, non come mera ricettrice di salvezza, ma quale operatrice fattiva in Gesù e per Gesù, in virtù del suo vincolo materno con il Signore. Così, mentre la Vergine salvaguarda la verità della carne della redenzione, prelude in modo unico e pur sempre analogico alla partecipazione associativa di ogni altro uomo alla salvezza di Cristo mediante il merito. Negare una reale e attiva co-redenzione di Maria comporta, in ultima analisi, un rifiuto della dottrina del merito quale vera associazione dell’uomo a Cristo e cooperazione con Lui alla sua salvezza, reso ciò possibile dalla grazia.
    [...] La res partecipativa è costituita dalla grazia di Colui che invita e rende capaci di un tale atto. Il partecipante, a sua volta, si unisce a tale opera e vi contribuisce con ciò che ha di proprio: la sua libertà e il suo merito. C’è una gerarchia di partecipazione tra le creature, in virtù del merito e della dignità, ma non c’è bisogno di una minimizzazione della dissimilitudine, perché in fondo non c’è una partecipazione graduale o quantistica. Non bisogna trasformare la metafisica in una teoria della quantità per appurare il grado minimo di partecipazione di Maria e della creatura così che non si disturbi l’opera di Cristo.

    Bruno V.

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  7. Padre Serafino Maria Lanzetta (2):
    La partecipazione metafisica è in sé stessa dipendenza causale del partecipante da Colui che lo ammette alla partecipazione. Partecipazione, in altre parole, è già in sé dipendenza e subordinazione. Maria come creatura dipende dal Creatore perché partecipa all’essere. Vi partecipa in modo pieno, come del resto ogni altra creatura vi partecipa secondo la sua capacità di essere. In quanto Madre di Dio e Co-redentrice, Maria partecipa all’opera salvifica del Figlio con tutta la sua capacità di Madre e di nuova Eva. Tale partecipazione unica, singolare e inarrivabile, perché fondata sui due connotati soteriologici unici appena enunciati: Madre di Dio e alma Socia del nuovo Adamo, non diminuisce la precedenza e l’eccellenza del Figlio, ma l’ostende. Maria non è una minaccia a Cristo: è la Madre che lo glorifica nel modo più eccellente. Dire Co-redentrice, pertanto, equivale a dire co-operazione singolare di Maria all’opera della redenzione, non recettiva ma fattiva, ancorata a monte, in modo metafisico, in una partecipazione reale resa tale dalla sua grazia singolare. Non bisogna appurare la partecipazione “minima” di Maria alla salvezza così che non sia troppo invadente e meno antropologica; non è necessario rendere Maria “dissimile" quanto più possibile, perché la dissimilitudo, maior o minor che si voglia, è nell’essere di Maria non nel fare, nella partecipazione alla grazia, non nella quantità dell’azione svolta.
    [...] Maria è redenta singulari modo ci dice il dogma dell’Immacolata Concezione. È redenta come solo a Lei s’addice. È stata pre-servata dal peccato originale per uno speciale privilegio della grazia di Cristo. Sì, Maria ha ricevuto un privilegio singolare che nessun’altra creatura ha, quello di essere Immacolata, senza peccato. Di qui la sua capacità ontologica di schiacciare con Cristo la testa al serpente infernale; di qui il suo munus associativo cum Cristo e sub Cristo nella redenzione dell’intera umanità. Se Maria partecipa realmente alla grazia e alla salvezza con il suo essere di Madre Immacolata, allora non può non essere Mediatrice di grazia e di salvezza. Questo esprime il termine teologico di Co-redentrice”.

    Bruno V.

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    1. Caro Bruno V.,
      la ringrazio per queste parole di Padre Serafino Lanzetta, che conosco molto bene e del quale ho molta stima, anche se ho qualche riserva per le critiche che ha fatto a Papa Francesco.

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  8. Ho notato che lei, Padre Giovanni, non ha voluto direttamente commentare le seguenti parole della Commissione Teologica dell'Associazione Mariana Internazionale nel citato doc. “Risposta alla Mater Populi Fidelis”:

    “Lumen Gentium, 63 afferma che [la Vergine Maria] diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (cfr. Rm 8,29), cioè tra i credenti, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre. (Filium autem peperit, quem Deus posuit primogenitum in multis fratribus [cfr. Rm 8, 29], fidelibus nempe, cooperator ad quos gignendos et educandos materno amore (enfasi aggiunta).
    Mater Populi Fidelis parla in generale della maternità spirituale di Maria, ma la riduce a un tipo di intercessione che ci incoraggia solo alla «apertura dei nostri cuori all’azione di Cristo nello Spirito Santo » (MPF, n. 46).
    Ciò che manca è una vera presentazione dell'autentica maternità spirituale di Maria, che include il suo ruolo materno nel concepimento spirituale, nella generazione, nella nascita e nel nutrimento delle anime. Come insegna la Lumen Gentium, Maria coopera con Cristo «per restaurare la vita soprannaturale delle anime» (Lumen Gentium, 61)”.

    La maternità spirituale di Maria ridotta a semplice «apertura dei nostri cuori all’azione di Cristo nello Spirito Santo »... Non è questo un insopportabile minimalismo mariano?

    Bruno V.

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    1. Caro Bruno V.,
      la consiglio di rileggere con attenzione e benevolenza quanto il Documento del DDF insegna (nn. 34-37) riguardo alla maternità di Maria, al suo significato, alla sua fecondità e alla sua relazione con l’opera redentrice di Cristo e non troverà nessun minimalismo, perché non trascura nulla di quanto si deve dire e si dice, secondo la Tradizione, circa la maternità della Madonna.
      Quindi non è vero che l’insegnamento del Documento si limita alla frase che lei ha citato.
      È vero che Maria è nostra Madre e che una Madre concepisce il proprio figlio. Tuttavia la Madonna non concepisce le anime, perché le anime sono create da Dio. Ella quindi è nostra Madre non nel senso che crei le anime, ma nel senso che, supponendo l’esistenza delle nostre anime, fa giungere ad esse la grazia, che Ella ha chiesto a Cristo per loro.
      Ora questo dato certamente si riferisce alla maternità di Maria, ma il Cardinale ha espresso questa stessa cosa con altre parole, come per esempio queste: “Generando fisicamente Cristo, a partire dalla sua libera e credente accettazione di questa missione, la Vergine ha generato nella fede tutti i cristiani che sono membra del corpo mistico di Cristo, vale a dire, ha generato il Cristo totale, capo e membra” (n. 35).

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    2. Caro Padre Giovanni,
      lei mi consiglia “di rileggere con attenzione e benevolenza quanto il Documento del DDF insegna (nn. 34-37) riguardo alla maternità di Maria, al suo significato, alla sua fecondità e alla sua relazione con l’opera redentrice di Cristo e non troverà nessun minimalismo”.
      Devo essere in buona compagnia, visto che la nota dottrinale è stata tacciata di minimalismo mariano, per citare giusto qualche nome... dai noti vescovi Athanasius Schneider e Joseph Strickland; dai teologi Padre Serafino Maria Lanzetta, Don Alfredo Maria Morselli, Luisella Scrosati, Gaetano Masciullo; dai professori Roberto De Mattei, Corrado Gnerre, Julio Loredo, Cristina Siccardi, Giovanni Zenone, ecc... ed è stata criticata anche dal prof. Mark Miravalle, docente di mariologia “San Giovanni Paolo II” presso la Franciscan University of Steubenville (Ohio, Stati Uniti), e don Manfred Hauke, ordinario di Dogmatica presso la Facoltà Teologica di Lugano e direttore della Società tedesca di Mariologia.
      Ha denunciato il minimalismo mariano della Mater Populi fidelis, l' Associazione Mariana Internazionale (https://internationalmarian.com/), della quale ho riportato alcuni stralci della “Risposta della Commissione teologica alla lettera Mater Populi fidelis” (https://internationalmarian.com/sites/marian/files/miravalle-ita.pdf), documento che in 34 pagine esamina punto per punto la nota dottrinale, evidenziandone parecchi limiti, carenze e imprecisioni.
      Per inciso, l’Associazione Mariana Internazionale è composta da oltre 100 membri provenienti da 25 paesi, tra teologi, vescovi, sacerdoti, religiosi e leader laici. Del Consiglio dell’associazione fanno parte: il Cardinale Sandoval-Iñiguez dell’Arcidiocesi di Guadalajara (Messico), il Cardinale Prete di San Gregorio VII Baselios Cleemis Thottunkal, l’Arcivescovo Malayappan Chinnappa emerito dell’Arcidiocesi di Madras, (India), l’Arcivescovo Ramon Argüelles, il Vescovo John Keenan della Diocesi di Paisley (Scozia), il Vescovo Jaime Fuentes Martín della Diocesi di Minas (Uruguay), il Vescovo David Ricken della Diocesi di Green Bay (Wisconsin USA) e il Vescovo Oliver Dashe Doeme della Diocesi di Maiduguri (Nigeria).
      Ebbene, secondo lei, Padre Giovanni, tutti costoro non avrebbero letto bene la nota dottrinale? Vi avrebbero rilevato un minimalismo mariano che invece non c’è?
      Ma c’è di più. In una recente intervista della giornalista D. Montagna al Cardinale Fernandez (https://www.corrispondenzaromana.it/le-conseguenze-della-nota-mater-populi-fidelis/), alla domanda: «Voi (cioè il Dicastero per la dottrina della fede) avete consultato qualche mariologo per la nota dottrinale Mater Populi fidelis?», Fernandez ha risposto: «Sì, molti, molti, così come teologi specializzati in cristologia».
      Peccato però che Padre Maurizio Gronchi, consultore del Dicastero della Dottrina della Fede, che ha presentato il documento con il cardinale Fernández, aveva dichiarato ad ACI Prensa il 19 novembre che «non è stato possibile trovare mariologi disposti a collaborare», osservando che né i membri della Pontificia Facoltà teologica Marianum, né quelli della Pontificia Accademia mariana internazionale hanno partecipato alla presentazione presso la Curia dei Gesuiti, un «silenzio» che, a suo avviso, «può essere interpretato come dissenso» (https://www.aciprensa.com/noticias/119297/es-supersticion-pensar-que-la-virgen-frena-la-ira-de-dios-dice-experto-vaticano-sobre-titulo-de-corredentora).
      La citata frase di Padre Gronchi «non è stato possibile trovare mariologi disposti a collaborare», non meriterebbe qualche riflessione in più?
      Peraltro, come riporta l’agenzia di stampa Corrispondenza Romana:
      “una indiretta conferma dell’esistenza di questo dissenso è venuta da un noto mariologo, padre Salvatore Maria Perrella, OSM, il quale ha dichiarato che Mater Populi Fidelis «avrebbe dovuto essere preparato da persone competenti in materia»...”.
      Bruno V.

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    3. Caro Bruno V.,
      questa volta i suoi argomenti sono veramente insufficienti.
      Infatti l’elenco dei nomi che lei mi fa, anche se si tratta di teologi e prelati, non può costituire una confutazione a quello che dico. Infatti le discussioni teologiche non si fanno contrapponendo dei nomi, per quanto autorevoli, ma con obiezioni ragionate.
      Ora io l’avevo invitata a mostrarmi dove il Cardinale sarebbe stato minimalista, ma lei non è riuscito a citarmi una sola frase in questo senso.
      Le faccio presente inoltre che il minimalismo e il massimalismo mariologici sono eresie per difetto e per eccesso. Infatti, essendo la mariologia una parte della dogmatica, sta alla Chiesa stabilire il livello di santità della Madonna, per cui è chiaro che chi trasgredisce questo livello, o per eccesso o per difetto, fuoriesce dalla verità di fede.

      Faccio presente che il Cardinale, rispondendo alla giornalista Montagna, ha fatto riferimento a “teologi specializzati in cristologia”, mentre Padre Gronchi a fatto riferimento a “mariologi”. Quindi non c’è contraddizione tra loro due.

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    4. Certamente l’elenco di teologi, prelati e professori che le ho riportato, quali sostenitori di minimalismo mariano della MPF, non costituisce di per se, un argomento di confutazione della sua posizione, Padre Giovanni. Voleva però essere uno stimolo di riflessione per lei, nel senso di domandarsi “come mai tutti costoro, fra cui anche teologi che stimo, parlano di minimalismo mariano? Allora forse non è solo una fissazione di Bruno... magari è il caso di provare a domandarsi come mai siano giunti a tale conclusione, e valutare se magari qualcuna delle loro argomentazioni possa non essere del tutto peregrina”.
      Bruno V.

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    5. Alla domanda della giornalista D. Montagna “avete consultato qualche mariologo per la nota dottrinale Mater Populi fidelis?”, il Cardinale Fernandez ha risposto “Sì, molti, molti, così come teologi specializzati in cristologia”. Dunque la prima parte della risposta, e cioé “Sì, molti, molti” si deve attribuire, sul piano logico-linguistico, in riferimento agli specialisti in mariologia, di cui chiede la Montagna. La seconda parte della risposta “così come teologi specializzati in cristologia”, si deve intendere come “così come abbiamo consultato molti mariologi, abbiamo sentito anche molti teologi in cristologia”. L’argomento dei teologi esperti di cristologia è “aggiuntivo” da parte di Fernandez, ma non è “sostitutivo”dei mariologi sui quali vale la sua risposta affermativa. Pertanto la prima parte della risposta di Fernandez resta contraddetta da quanto dichiarato da Padre Maurizio Gronchi.
      Bruno V.

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    6. Caro Bruno V.,
      secondo me tutte queste critiche fatte al Cardinale di essere minimalista, per quanto numerose e provenienti da personaggi autorevoli, non hanno capito che cosa intendeva dire il Card. Fernandez.
      Come le ho detto l’accusa di minimalismo è molto grave, così come è grave quella di massimalismo, perché la verità mariana è una verità di fede, la cui misura non sta a noi stabilire, ma è di spettanza della Chiesa, per cui, se uno sta al di sotto o va oltre, cade nell’eresia.
      Si può mai immaginare che il Card. Fernandez sia eretico? Quello che sembra minimalismo deve essere interpretato come preoccupazione di evitare un concetto sbagliato di corredentrice. Il Cardinale non dice che è falso che Maria sia Corredentrice, né mai potrebbe dirlo, perchè sarebbe come accusare di falso alcuni Papi del passato. Il Cardinale è preoccupato solamente di evitare un concetto falso ed esagerato di corredenzione.

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    7. Caro Bruno V.,
      questo contrasto, a mio modo di vedere, è più apparente che reale, perché probabilmente mentre il Cardinale ha voluto rievocare una storia* di decenni riguardante quel titolo, Gronchi probabilmente invece si è riferito a fatti recenti, che hanno preparato immediatamente il Documento.
      Ad ogni modo questo contrasto non incide per nulla sul significato di quanto dice il Documento. Ciò che conta non è tanto chiarire quella questione, ma capire bene che cosa ha voluto dire il Card. Fernandez con il Documento.

      *
      <> (Da: https://dianemontagna.substack.com/p/cardinal-fernandez-clarifies-co-redemptrix?utm_source=substack&publication_id=5470197&post_id=180101742&utm_medium=email&utm_content=share&utm_campaign=email-share&triggerShare=true&isFreemail=false&r=3uvtl&triedRedirect=true&fbclid=IwY2xjawOWYXZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEetXTt_Lwn-zDYoJM3my29iSawhBFD2U82noU_oBuOIb7uKwtLwFwU7-PlxAA_aem_O7TnaQutvF6PedKESqdRJw )

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    8. Caro Bruno V.,
      "Fernández ha spiegato che dopo decenni di studio teologico – richiesto per la prima volta da Giovanni Paolo II e portato avanti dal cardinale Ratzinger – il Dicastero per la Dottrina della Fede ha concluso che il titolo non dovrebbe più apparire nei testi magisteriali o liturgici, non perché la sua dottrina di fondo sia stata rifiutata, ma perché il termine stesso rischia l’equivoco pastorale oggi. Sosteneva che Mater Populi Fidelis “conserva e esplicita gli aspetti positivi” contenuti nel titolo, ovvero “la cooperazione unica di Maria nell’opera di redenzione”, sostenendo che la frase appare “200 volte” nel testo.” (Da intervista Montagna)

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  9. La nota dottrinale al n. 18 si spinge al punto da affermare che i Pontefici che hanno insegnato la corredenzione di Maria non ne avrebbero spiegato il termine.
    Qui verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere... La nota praticamente si permette di insinuare che Papi come San Pio IX, Leone XIII, San Pio X, Pio XI, San Giovanni Paolo II, San Paolo VI, di aver insegnato una verità lasciando i fedeli nel dubbio o nell’errore.
    Davvero, lei Padre Giovanni, ritiene che la nota “non trascura nulla di quanto si deve dire e si dice, secondo la Tradizione”?

    Lei cita il n.35 dove effettivamente si afferma, con Paolo VI, che Maria è madre del Cristo totale perché ha generato Capo e membra in virtù della sua fede. Ma attenzione! Al successivo n. 37c, si afferma con Papa Francesco che «Maria, in quanto Madre, come la Chiesa spera che Cristo sia generato in noi, non di prendere il suo posto»., ed è palese qui (per chi lo sa vedere) il deciso restringimento di quanto affermato al precedente n. 35, perchè c’è una bella differenza tra Maria, Madre della Chiesa che genera in virtù della sua fede, rispetto a Maria che si limita a sperare che Cristo sia generato in noi... un chiaro riduzionismo in chiave minimalista.
    Un altro difetto della MPF consiste, come già ho scritto in un commento precedente, che tra tante pagine e dovizia di citazioni, manca (guarda caso...) il fondamentale testo di Lumen gentium 58, il quale ribadisce perfettamente quanto affermato dal magistero precedente (in particolare Benedetto XV, in Inter sodalicia) sul ruolo oblativo “attivo” della Vergine. È evidente che non sottolineando adeguatamente l’aspetto sacrificale della cooperazione della Vergine alla redenzione, si ha poi buon gioco nel minimizzare un suo apporto singolare e meritorio.
    Come ha scritto Padre Serafino Lanzetta:
    “Se Maria non ha un merito personale nel suo atto oblativo del Figlio e di sé stessa nel Figlio, prefigurando ciò che farà poi la Chiesa, non coopera in modo singolare alla redenzione, ma unicamente in modo ecclesiotipico e ricettivo. Ciò è ulteriormente confermato dal fatto che il n. 37a esclude che l’intercessione di Maria abbia la caratteristica di una mediazione sacerdotale, come quella di Cristo. Il documento esclude quindi la partecipazione di Maria al sacerdozio di Cristo, mentre Lumen gentium 10 la postula per tutti i cristiani, stirpe sacerdotale, partecipi del sacerdozio regale? Il popolo fedele è più di Maria SS.? Tutto ciò sembra confermare ancora una volta il taglio ricettivo che si impone alla cooperazione di Maria e la sua dimensione sbilanciatamente ecclesiotipica: la Chiesa più di Maria”.

    E lei, Padre Giovanni, insiste nel non vedere alcun minimalismo mariano nella nota?
    Bruno V.

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    1. Caro Bruno V.,
      quando io dicevo che il Documento “non trascura nulla di quanto si deve dire e si dice, secondo la Tradizione” intendevo riferirmi all’essenziale della dottrina della mariologia.
      Se devo dirle proprio il mio pensiero, io mi sarei fermato di più sulla posizione dei Papi, che hanno parlato di “Corredentrice”. È evidente che il Cardinale non intende affatto dire che si sono sbagliati, cosa questa impensabile. Anzi, suppone che abbiano insegnato la verità. Dice soltanto che non si sono soffermati a spiegarlo, come lei può vedere dal passo che cito sotto.

      Ecco il testo n. 18 del Documento:
      “Alcuni Pontefici hanno impiegato questo titolo senza soffermarsi a spiegarlo. Generalmente, lo hanno presentato in due maniere distinte: in relazione alla maternità divina, in quanto Maria, come madre, ha reso possibile la Redenzione realizzata da Cristo; in riferimento alla sua unione con Cristo accanto alla Croce redentrice. Il Concilio Vaticano II evitò di impiegare il titolo di Corredentrice per ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche. San Giovanni Paolo II lo utilizzò, almeno in sette occasioni, collegandolo soprattutto al valore salvifico del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce”.

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    2. Caro Bruno V.,
      da come lei giudica le parole di Papa Francesco, capisco bene che lei non sa che cos’è il minimalismo mariano. Il Papa si limita ad accennare ad una delle virtù di Maria, ossia la speranza “che Cristo sia generato in noi, non di prendere il suo posto”.
      Ora il minimalismo mariano non consiste nel fatto di affermare alcune virtù di Maria tacendo delle altre. Questa è una operazione che può essere del tutto giustificata. E queste sono le parole del Papa. Il minimalismo non sta nel semplice tacere qualche virtù della Madonna, altrimenti ogni volta che parliamo della Madonna dovremmo fare un Trattato di mariologia.
      Ma il minimalismo consiste nella precisa negazione di un privilegio mariano, come fanno i Protestanti che per esempio negano la verginità di Maria o che Ella sia Mediatrice di tutte le grazie.

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    3. Caro Bruno V.,
      non c’è dubbio che il titolo di Corredentrice evidenzia la partecipazione della Madonna al Sacrificio di Cristo, mentre il fermarsi alla semplice collaborazione non mette in luce esplicitamente quella che è stata la sofferenza di Maria, come partecipe della Croce di Cristo.
      D’altra parte il collaborare con Dio per la nostra salvezza, non caratterizza la religione cristiana, ma lo troviamo per esempio anche tra gli Ebrei e i Mussulmani, che non prevedono la necessità della Croce per la nostra salvezza.
      Tuttavia se lei legge bene il Documento vedrà che il Cardinale, parlando della collaborazione e della partecipazione della Madonna all’opera redentrice di Cristo, chiarisce benissimo il suo ruolo attivo e come Ella ha preso su di sé volontariamente la Croce di suo Figlio.
      Ricordiamoci inoltre che l’attività di Maria, come quella di ogni cristiano, è meritoria solo in quanto anche lei, insieme con noi, è stata redenta, prevenuta e salvata dalla grazia di Gesù Crocifisso.
      Ricordiamo inoltre che solo Gesù Cristo, come uomo Dio, può svolgere l’azione divina redentrice per tutta l’umanità.

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    4. Caro Bruno V.,
      riguardo a quanto ha detto P. Lanzetta.
      Il Cardinale non ha affatto negato i meriti della Madonna. Certo, ha insistito sulla collaborazione, ma che cos’è il collaborare se non il meritare e l’esercizio di una attività? Ovviamente i meriti di Maria non sono semplicemente umani, ma soprannaturali, e cioè dono della stessa grazia. Anche Maria è stata redenta da suo Figlio e solo in quanto redenta ha potuto partecipare all’opera della salvezza, come del resto tutti noi.
      La singolarità dell’azione di Maria non consiste altro che nel realizzare in un modo insuperabile per tutti noi, poveri peccatori che risentiamo del peccato originale, la sua partecipazione all’opera di Cristo.

      Ho l’impressione che Padre Serafino esageri la partecipazione sacerdotale di Maria al sacerdozio di Cristo. Dobbiamo invece ricordare che Maria, come tutti noi, esercitò semplicemente il sacerdozio comune dei fedeli, anche se ovviamente in un modo eccellentissimo.
      Per quanto riguarda il rapporto tra l’azione di Maria e l’azione della Chiesa, potremmo dire che, sotto due punti di vista diversi, Maria è al sotto e al di sopra della Chiesa. Sant’Agostino fa notare che “la Chiesa è più di Maria, in quanto Ella, come tutti noi, è membro della Chiesa, membro eccellentissimo, ma pur sempre membro”.
      Invece Maria, in quanto Madre di Dio, è anche Madre della Chiesa e quindi in un certo senso al di sopra, ma al di sotto di Cristo; al di sotto di Cristo in quanto ottiene da Lui tutte le grazie che servono alla Chiesa; al di sopra della Chiesa, come Madre, in quanto provvede a tutte le necessità della Chiesa sotto l’influsso dello Spirito Santo, che è l’anima divina della Chiesa, distribuendo a tutti i membri della Chiesa tutte le grazie di cui hanno bisogno.

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    5. Caro Bruno V.,
      in base a quello che le ho detto sul Card. Fernandez e su quello che egli stesso ha scritto, non vedo alcun minimalismo.
      Né del resto si può ipotizzare alcun minimalismo nel Magistero della Chiesa, perché sarebbe eresia, cosa che evidentemente non è possibile.

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    6. Lei, Padre Giovanni, mi fa notare che a proposito dei papi favorevoli alla corredenzione mariana, la nota dottrinale “Dice soltanto che non si sono soffermati a spiegarlo”. Ma lei sa benissimo che Leone XIII, san Pio X e anche Pio XII (pur non utilizzando il termine “corredentrice”) hanno fornito adeguate spiegazioni. Ed allora la domanda è: ammesso che vi siano stati alcuni papi che abbiano usato il termine senza spiegarlo sufficientemente, perché Fernandez fa riferimento solo a questi, mentre omette di riferirsi anche a quelli che invece lo hanno spiegato? Si tratta di una grave omissione, in ottica riduzionista.
      Bruno V.

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    7. Questa sua frase, Padre Giovanni: “l’attività di Maria, come quella di ogni cristiano, è meritoria solo in quanto anche lei, insieme con noi, è stata redenta, prevenuta e salvata dalla grazia di Gesù Crocifisso”, mi sembra problematica.
      Mentre noi, sin dal concepimento, eravamo già feriti dal peccato originale e, tramite i sacramenti (in primis il battesimo) siamo stati redenti, Maria santissima, invece, è stata redenta “singulari modo”, in un modo più perfetto, come solo a Lei si addice: non vi è stato neppure un istante della sua vita in cui sia sta sfiorata dal peccato originale. In questo senso, tra noi e la Vergine, sussiste una differenza ontologica, che attiene al Suo essere in quanto essere.
      Bruno V.

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    8. Caro Bruno V.,
      il fatto che il Cardinale non abbia citato i Papi che hanno spiegato il significato del titolo è dovuto ad una scelta redazionale, che posso anch’io ritenere discutibile. Tuttavia stia attento a non confondere il riduzionismo con il minimalismo.
      Questo, come le ho detto, è un errore dottrinale, che non possiamo ammettere in un Documento del DDF. Invece sembra abbastanza chiaro che il Cardinale, con quella omissione, abbia voluto facilitare quello che voleva dire. Si tratta, come ho detto, soltanto di una scelta redazionale.

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    9. Caro Bruno V.
      Lo so benissimo anch’io che la Madonna è stata salvata in un modo specialissimo, del quale ha fruito solo lei. Ma quello che ho detto non è affatto problematico, ma è la pura verità di fede, perché vengo semplicemente a dire che Maria, per quanto in modo privilegiato, è una creatura umana salvata da Cristo, come tutti noi.
      Solo in quanto “piena di grazia”, la grazia di Cristo, ha potuto con la sua vita collaborare in un modo unico alla salvezza del genere umano. Solo Gesù Cristo, in quanto uomo e Dio, compie l’azione divina, che è principio della salvezza di Maria e di tutti noi.
      L’espressione “differenza ontologica” è completamente fuori posto, come se Maria fosse un ente superiore a noi, così come l’angelo è superiore all’uomo.
      Maria, dal punto di vista ontologico, è un essere umano come tutti noi. Quindi la sua superiorità riguardo a tutti noi, non riguarda il suo essere in quanto essere, ma riguarda il grado di grazia che ha ricevuto, che è il più alto che possa esistere per una semplice creatura, per il fatto che soltanto Maria è la Piena di Grazia e Madre di Dio.

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  10. Caro Padre Giovanni,
    lei mi ha scritto: “io l’avevo invitata a mostrarmi dove il Cardinale sarebbe stato minimalista, ma lei non è riuscito a citarmi una sola frase in questo senso”.
    Francamente non mi sembra. Può darsi che quello che viene chiamato (e che anche io chiamo) minimalismo, in taluni casi, sia più un riduzionismo, ovvero un’attenuazione che non cade nell’eresia. Ad ogni modo le riporto in questo e nei prossimi due commenti alcuni esempi.
    Nel n.15 della MPF si dice: “La sua maternità non è semplicemente biologica e passiva, ma è una maternità «pienamente attiva» che si unisce al mistero salvifico di Cristo come strumento amato dal Padre nel suo progetto di salvezza”.
    Quindi si ammette l’essere “attiva” della Vergine solo nel “fiat” durante l’Annunciazione, ma non si accenna alla partecipazione “attiva” nel Calvario. È assente inoltre la maternità spirituale nei nostri confronti. E questo è minimalismo, confermato, per i medesimi risvolti, dal n. 26 in cui si dice:
    “[...] «Fiat» (Lc 1,38).Questa risposta di Maria aprì le porte alla Redenzione attesa da tutta l’umanità [...] Anche alle nozze di Cana, Maria svolge un ruolo di mediazione, quando presenta a Gesù le necessità degli sposi (cf. Gv 2,3) e quando chiede ai servi di seguire le indicazioni di Gesù (cf. Gv 2,5).”
    Nella Nota 32 del n. 17, si riportano tre interpretazioni teologiche della corredenzione di Maria:
    “a) Cooperazione immediata, cristotipica o massimalista, che colloca la cooperazione di Maria come prossima, diretta e immediata alla medesima Redenzione (Redenzione obiettiva). In questo senso i meriti di Maria, se ben subordinati a quelli di Cristo, avrebbero un valore redentivo per la salvezza; b) Cooperazione mediata o minimalista, limitata al “sì” dell’Annunciazione [...]; c) Cooperazione immediata recettiva o ecclesiotipica, cooperando alla Redenzione obiettiva nel senso che ha accettato i frutti del sacrificio redentore del Salvatore rappresentando la Chiesa”.
    La nota evita la soluzione B, che è quella “più” minimalista ma, invece di approvare l’interpretazione A che è quella prommossa dai papi fino a San Giovanni Paolo II, etichetta ingiustamente questa come “massimalista”, ed approva la C che, seppur di grado minore rispetto alla B, resta comunque minimalista, tramite la successiva frase:
    “Una cooperazione immediata però recettiva, Maria infatti ha semplicemente accettato la Redenzione di Cristo, diventando la “prima Chiesa”.
    Al n. 32 dovendo parlare di Maria ai piedi della croce, MPF si limita a dire:
    “[...] è rimasta ferma sotto la Croce (cf. Gv 19,25), soffrendo insieme al Figlio, offrendo il dolore del suo cuore materno trafitto dalla spada (cf. Lc 2,35). Lei è rimasta unita a Cristo dall’Incarnazione alla Croce e alla Resurrezione in un modo esclusivo e superiore a quanto potesse accadere a qualsiasi credente”.
    Non basta dire che “è rimasta ferma sotto la Croce (cf. Gv 19,25), soffrendo insieme al Figlio, offrendo il dolore del suo cuore materno”, perché si presta ad essere interpretato in senso puramente sentimentale, di mero dolore materno dinanzi alle sofferenze di un figlio, ma che non ha relazione con la redenzione nell’economia della salvezza, mentre si sarebbe dovuto affermare che Ella “si è associata al sacrificio del Figlio”, come dice chiaramente Lumen Gentium 58. E questo è minimalismo.
    Bruno V.

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    1. Caro Bruno V.,
      quello che lei dice del Cardinale non è quello che effettivamente egli ha detto. Faccia più attenzione a quello che ha veramente detto.
      Quando il Cardinale dice che la “maternità di Maria è «pienamente attiva» e Maria si unisce al mistero salvifico di Cristo come strumento amato dal Padre nel suo progetto di salvezza”, che cosa doveva dire di più?
      Quando lei dice che il Cardinale “non accenna alla partecipazione “attiva” nel Calvario”, forse lei non si rende conto, ma dice una falsità. Infatti il Cardinale ha parlato più volte di partecipazione all’opera redentrice di Cristo. E quando ha parlato dell’unione di Maria al “mistero salvifico” di Cristo, che cosa ha inteso dire se non che si è unita alla Croce di Cristo?

      Il Cardinale ha presentato più volte Maria come Madre della Chiesa. E di chi è Madre, Maria, se non di noi cristiani?
      Le citazioni evangeliche da lei riportate, fatte dal Documento, a che cosa si riferiscono, se non alla maternità di Maria nei nostri confronti?

      La concezione a) della corredenzione è sbagliata, perché concepisce la cooperazione come condivisione alla pari dell'opera redentrice di Cristo, per cui quel “co” non significa subordinazione, ma medesimo livello divino. In questo caso Maria è presentata come se condividesse l’opera divina di Cristo, cosa evidentemente impossibile ad una creatura.
      La concezione b) comporta, secondo la visione protestante, la negazione della corredenzione e una cooperazione puramente umana, nella quale non si vede neppure la presenza in Maria della grazia. Sembra di vedere un’azione mariana puramente umana.
      La concezione b) comporta, secondo la visione protestante, la negazione della corredenzione e una cooperazione puramente umana, nella quale non si vede neppure la presenza in Maria della grazia. Sembra di vedere un’azione mariana puramente umana.

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    2. Caro Bruno V.,
      Per quanto riguarda le parole del Cardinale, quando egli dice che Maria è diventata la “prima Chiesa”, è evidente che in quel diventare c’è sottintesa l’azione corredentrice di Maria e quindi la parte attiva che ha avuto nell’opera della Redenzione.

      Riguardo al n. 32. Qui il sentimentalismo non c’entra proprio niente. Lei deve misurare parola per parola quello che dice il Cardinale e si accorgerà che si tratta di concetti puramente evangelici, che esprimo la corredenzione mariana, anche se al Cardinale non va bene la parola corredenzione.
      Le parole del Cardinale corrispondono esattamente a quello che ha detto il Concilio: Ella si è “associata al sacrificio di Cristo”, come dobbiamo fare tutti noi. La differenza tra noi e Lei è che Lei si è associata in una maniera perfettissima, irraggiungibile da ciascuno di noi.

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  11. Nel n. 36, che tratta della partecipazione singolare e unica all’opera redentrice di Cristo, la nota si limita a dire che:
    • essa può essere sperimentata dai fedeli “in fiduciosa invocazione, quando sperimenta l’intercessione della sua Avvocata e Ausiliatrice”;
    • che “Maria è typos (modello) della Chiesa”;
    • che Maria “è simbolo e sintesi della Chiesa stessa”.
    In ultima analisi, l’intero n. 36, al di là delle parole apparentemente assai elogiative nei riguardi della Vergine, restringe la cooperazione di Maria alla semplice intercessione per le singole grazie concrete chieste dai fedeli, e a rappresentare un modello per tutti noi che siamo Chiesa. Questo è minimalismo. Peraltro, anche il precedente n. 28 conclude dicendo “Maria occupa un posto unico nel cuore della madre Chiesa”. Belle parole, ma un po’ troppo generiche su un piano teologico, se non si specifica in che cosa consista questa unicità...
    Nel n. 45 si cita il Cardinale Ratzinger della “Feria IV del 21 febbraio 1996”: “Il Cardinale Ratzinger aveva spiegato che il titolo di Maria mediatrice di tutte le grazie non era chiaramente fondato sulla divina Rivelazione”. Ma MPF non riporta che, divenuto pontefice (quindi con un’autorità ben superiore...), Benedetto XVI nell'omelia per la canonizzazione di Fra Antonio de Sant'Anna Galvão, affermò: “Non c'è frutto di grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione della Madonna” (11 maggio 2007). Dunque la nota dottrinale estrapola dal magistero di Ratzinger-Benedetto XVI solo ciò che conviene a sminuire la mediazione di tutte le grazie da parte di Maria, ed omette invece ciò che va nella direzione opposta. Questo è minimalismo.
    Nel n. 46 MPF afferma che “la maternità di Maria nell’ordine della grazia deve essere intesa come dispositiva”. Dunque, Maria si limita a disporre l’anima a ricevere la grazia, ma non la distribuisce. E questo è minimalismo.
    Nel n. 47 si cita San Tommaso d’Aquino per sostenere che l’umanità di Cristo non ammette altra mediazione, se non Sé stesso, per la produzione della grazia nei sacramenti : “quando San Tommaso d’Aquino si chiede se qualcuno possa meritare per un altro, risponde che «nessuno può meritare la grazia prima per un altro, se non Cristo solo».”
    Ma MPF trascura la distinzione operata da San Tommaso tra l'umanità di Cristo, come strumento unito alla sua divinità, e il sacramento come strumento separato. MPF non parla della causalità strumentale dell'umanità di Gesù e dei sacramenti, secondo San Tommaso (Ad esempio , Summa Theologiae, III, q. 62, aa. 3-5). Il sacramento, come segno e virtù/potere strumentale, causa la grazia santificante, derivando questa capacità dalla stessa Passione di Cristo. Come il sacramento non oscura la mediazione unica di Cristo, ma la rende efficace, così avviene anche per la mediazione di Maria, che precede i sacramenti perché avviene nell'atto stesso della Redenzione. E così la mediazione mariana può rendersi compatibile col pensiero di San Tommaso.
    Bruno V.

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    1. Caro Bruno V.,
      riguardo al n. 36.
      Le faccio presente che lo sperimentare l’intercessione di Maria è per noi l’esperienza dell’azione propria di Maria in ordine alla nostra salvezza. Infatti, che cos’è questa intercessione? È il fatto che Maria, per la sua pienezza di grazia e per il favore specialissimo del quale Ella gode da parte del Padre, che l'ha resa Madre del Figlio, sa che cosa deve chiedere per ciascuno di noi, ottiene tutto ciò che chiede e distribuisce a tutti le grazie che ha ottenuto. È forse questo minimalismo?

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    2. Caro Bruno V.,
      riguardo al n. 45. Il titolo di mediatrice di tutte le grazie certamente non è contenuto in modo esplicito nella divina Rivelazione, ma questo non significa che la Chiesa già da secoli non usi questo titolo a ragion veduta, in quanto evidentemente ricavato da quanto la Rivelazione ci dice sulla Madonna.
      D’altra parte non c’è che da rallegrarsi di quanto ha detto da Papa: “Non c'è frutto di grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione della Madonna”.

      Riguardo al n. 46. Il Card. Fernandez ha parlato con chiarezza di Maria Madre della Chiesa e partecipe e collaboratrice dell’opera redentrice di Cristo. La preoccupazione del Cardinale è stata quella di proibire di dire che Maria conferisce la grazia. Questo lo fa solo Cristo e il sacerdote ordinato. Tuttavia è evidente che nei titoli espressi dal Cardinale con tanto calore c’è la mediazione mariana, in quanto Maria non soltanto ci dispone a ricevere la grazia, ma ci fa giungere da buona Madre tutte le grazie delle quali abbiamo bisogno.

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    3. Caro Bruno V.,
      riguardo al n. 47.
      Quello che dice il Cardinale, citando San Tommaso, è perfettamente vero. La Madonna non merita affatto la prima grazia, ma questa ce l’ha meritata solo Gesù Cristo, in quanto Dio. Maria, come tutti noi in grazia, ha cominciato ad agire soprannaturalmente solo dopo aver ricevuto la prima grazia, ricevuta da suo Figlio.
      Maria Immacolata è stata prevenuta in modo singolarissimo dalla grazia, ma è chiaro che anche lei, come tutti noi, è una creatura salvata dalla grazia di Cristo.
      Per quanto riguarda la produzione della grazia, è chiaro che la produzione viene solo dal potere sacerdotale di Cristo e dal sacerdote ordinato in Persona Christi.
      Se invece si tratta della dispensazione o della distribuzione delle grazie già esistenti o già prodotte, allora la Madonna svolge una missione universale facendo giungere ogni grazia a ciascun credente e in ciò la Madonna primeggia tra tutti i cristiani in forza della sua pienezza di grazia.

      Se il Cardinale non cita la dottrina di San Tommaso circa l’umanità di Cristo come strumento congiunto della divinità per la nostra redenzione, lei non lo può accusare di trascuratezza, perché il Cardinale evidentemente la sottintende e al suo posto si limita a ricordare il sacerdozio di Cristo, che dà ai sacerdoti il potere di amministrare i Sacramenti, i quali producono la grazia.
      Ora sappiamo bene come Maria non sia un sacerdote ordinato, per cui la sua azione nell’ambito della grazia è quello di mediare tutte le grazie, non nel senso di produrle, ma nel senso di distribuirle.
      Per quanto riguarda le sue parole “la mediazione di Maria, precede i sacramenti perché avviene nell'atto stesso della Redenzione”, se per “precede i sacramenti” lei intende dire che Maria ha preceduto l’istituzione dei Sacramenti da parte di Cristo, questo è vero.
      Per quanto invece riguarda la mediazione di Maria, che avverrebbe “nell’atto stesso della redenzione”, queste sue parole sembrano significare che Maria abbia condiviso l’atto redentore, cosa evidentemente impossibile, perché si è trattato di un atto divino, il quale, nella sua semplicità, è indivisibile e incomunicabile.
      La vita divina può essere partecipata da una creatura, ma non esercitata come tale, perché questo è proprio solo di Dio. Stando così le cose, è solo l’atto redentore di Cristo che precede la grazia dei Sacramenti. Maria beneficia in anticipo, fin dal suo concepimento, della Redenzione operata da suo Figlio. Quindi l’opera di Maria non ha preceduto affatto l’azione fondatrice divina dei Sacramenti, ma ha beneficiato della grazia sacramentale, già istituita, nel Sacramento della Confermazione e dell’Eucarestia.
      Stando così le cose, questi discorsi sono del tutto incompatibili con l’insegnamento di San Tommaso.

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  12. Nel n. 51 si cita San Bonaventura: “San Bonaventura, il quale insegnava che, quando Dio opera con la grazia santificante in un essere umano, lo rende assolutamente immediato a Sé. Dio, per mezzo della grazia, si avvicina totalmente all’essere umano, con assoluta immediatezza, con una “penetrazione” nell’intimo che solo Lui può realizzare.”
    La nota dimentica però di riportare che il Dottore Serafico insegna la dottrina della Corredenzione e della Mediazione di tutte le grazie, presentando la Madonna come “Trono di Grazia” (cfr. tra gli altri: Sermone I Feria Sexta in Parasceve, Opera Omnia, vol. 9, p. 259; Sermo I De Purificatione Beatae Virginis Mariae, Opera Omnia, vol. 9, p. 640).
    In sostanza, nei num. 47 e 51 della MPF, si estrapolano tanto da San Tommaso che da San Bonaventura solo quelle citazioni che sembrano andare in direzione restrittiva dell’opera di Maria, omettendo quelle che di segno contrario. E questo è minimalismo.
    Nel n. 69 MPF dice: “Lei, con la sua intercessione, può implorare per noi gli impulsi interiori dello Spirito Santo, che chiamiamo “grazie attuali”. Si tratta di quegli aiuti dello Spirito Santo che operano anche nei peccatori al fine di disporli alla giustificazione, e altresì in coloro che sono già giustificati dalla grazia santificante, al fine di stimolarli alla crescita. In tale senso preciso, si deve interpretare il titolo di “Madre della grazia”.”
    Ancora una volta, la mediazione di Maria santissima viene ridotta alla sola intercessione per impetrare le singole grazie concrete invocate, pregate dai fedeli, escludendo la partecipazione alla grazia santificante. Questo è minimalismo.
    Bruno V.

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    Risposte
    1. Caro Bruno V.,
      le seguenti parole del Cardinale “Dio, per mezzo della grazia, si avvicina totalmente all’essere umano, con assoluta immediatezza, con una “penetrazione” nell’intimo che solo Lui può realizzare” si riferiscono al conferimento e alla creazione della grazia, che spetta soltanto a Dio o direttamente o per mezzo del Sacramento. Ma la Madonna non amministra i Sacramenti.
      Che San Bonaventura abbia considerato Maria come Corredentrice, lo posso ammettere, ma le faccio presente che il termine Corredentrice è nato solo nel sec. XV. In ogni modo la funzione corredentrice, come ho spiegato già più volte, è propria in ultima analisi di ogni cristiano e non comporta nessuna creazione della grazia, ma semplicemente la distribuzione. La differenza tra noi e Maria sta solo nel fatto che mentre Maria distribuisce tutte le grazie, noi ne distribuiamo solo alcune.

      Al n. 69 il Cardinale si limita a ricordarci che lo Spirito Santo ci ottiene tutte quelle grazie che ci dispongono ad accogliere la grazia santificante. Ma, se il Cardinale non ricorda qui che Maria è la mediatrice e la distributrice di tutte le grazie, non vuol dire che lo neghi, perché in un altro luogo del Documento presenta Maria come la più alta collaboratrice con l’opera della Redenzione.
      E in che cosa consiste questa collaborazione, se non nella sua potentissima intercessione, che ci ottiene tutte le grazie?

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