Lo spirito e il sesso
Quarta Parte (4/5)
Generazione e fabbricazione
Notiamo che bisogna distinguere nell’agire umano o nell’attività umana l’attività generatrice, quella morale e quella fabbricatrice. L’attività umana o comporta l’attività biopsicologica generativa nel matrimonio, per la quale l’uomo si riproduce nella specie, come gli animali e le piante, o produce atti moralmente buoni o cattivi, che qualificano l’agente come buono o cattivo, oppure produce opere materiali esterne nel mondo fisico. Sono gli artefatti, prodotti del lavoro, dell’arte e della tecnica.
Il generare è l’attività propria del sesso, che abbiamo in comune con gli animali e con le piante. L’attività morale ci appartiene in proprio in quanto persone dotate di ragione e libero arbitrio e finalizzate alla conquista del sommo bene. Come figli di Dio in Cristo, siamo chiamati alla santità nel regno dei cieli.
L’attività fabbricatrice è quella per la quale dominiamo, coltiviamo ed utilizziamo la natura fisica che ci circonda, produciamo gli artefatti e beni economici, tra i quali c’è la macchina.
La macchina è un composto unitario ed ordinato da noi ideato e progettato e costruito, di elementi materiali, che esercita un’azione ripetitiva a causa della mozione di un’energia fisica da noi immessa nella macchina, energia che entra in azione o è sospesa a nostro comando.
La macchina serve all’esecuzione di un dato lavoro a servizio dell’uomo e da lui deciso. Importante è la distinzione della macchina dalla sostanza vivente generata dall’attività sessuale umana. L’uomo, oltre a produrre come persona le opere spirituali e culturali del pensiero, del sapere e del linguaggio, esercita una duplice attività produttiva materiale: quella di generare figli, associata alla formazione della comunità familiare e all’opera morale dell’educazione, e quella di produrre artificiati, tra i quali ci sono le macchine.
Questa confusione fra il generare e il fabbricare provoca le pratiche della fecondazione artificiale, giustamente condannate dalla Chiesa[1] a causa della pretesa di queste pratiche di ottenere la biologia umana come se si trattasse di costruire una macchina in laboratorio, macchina che è un oggetto che non potrà mai essere vivente, ma solo dotata di energia fisica alimentata da un induttore azionato dall’esterno dall’uomo.
Viceversa la vita ha origine dall’anima, la quale o è creata direttamente da Dio al momento del concepimento, se è l’anima umana, o è causata dallo stesso atto generativo nei livelli inferiori della vita. La tecnica umana in campo medico ha un largo spazio di applicazione soprattutto in ortopedia per sostituire arti mancanti o per far funzionare processi biologici in difficoltà o per fini di alimentazione o per attivare il metabolismo fisiologico, ma tutto ciò è lecito perché è un servizio alla natura deficitaria senza alcuna pretesa di sostituirla in ciò che essa sola ha diritto e la capacità di fare.
La questione della transizione sessuale
È vero che esiste un apparato sessuale morfologicamente definito e determinato con organi specifici ben distinti dal resto dell’organismo corporeo. Tuttavia il sesso è nel contempo così simbioticamente congiunto col resto dell’organismo, che non è qualcosa che possa essere asportato e rimosso dal soggetto e sostituito da un altro sesso così come si fa col trapianto del fegato o del rene.
Tuttavia, come è noto, questo apparato sessuale genitale non esaurisce tutta la realtà sessuale, che caratterizza di sé ogni cellula del corpo, cosicchè esistono cellule cerebrali, che si distinguono in maschili e femminili.
Per questo, pur avendo la chirurgia la possibilità e diritto in linea di principio di operare sugli organi sessuali, occorre tener presente che qui è impensabile l’uso del criterio di trapianto di organo, perché mentre qui effettivamente un organo può essere cambiato con un altro, nel campo del sesso la cosa è impossibile a causa della pervasività della componente sessuale della persona, per la quale l’apparato fisico fa tutt’uno con la generale corporeità, nonché con la dimensione psicologica e spirituale della persona, pur nella distinzione dei tre piani vitali vegetativo, psicologico e spirituale.
Per questo, quando si parla di «transizione di genere», più volgarmente, cambiamento di sesso, occorre fare attenzione che questi delicati interventi chirurgici e farmacologici hanno per fine legittimo propriamente non quello di applicare al soggetto il sesso opposto scelto di suo arbitrio, ma di mettere in evidenza il suo vero sesso originario, togliendo i fattori di disturbo costituiti dalla presenza degli elementi accidentali appartenenti al sesso opposto.
Se per esempio un soggetto supposto maschio, trovando in sè caratteri femminili desidera di essere pienamente donna, occorre fare previamente un attento controllo fisico, psichico e spirituale. Bisogna capire qual è il suo vero sesso e se questo sesso è bloccato da caratteri del sesso opposto, occorre, se è possibile, togliere questi e potenziare il suo vero sesso. Non si tratta di cambiare come uno che lascia l’abito di città e assume il costume da spiaggia. Occorre scoprire il naturale, guarire il naturale e togliere l’innaturale.
La parola transizione o cambiamento trae in inganno, come se il sesso fosse un possesso convenzionale, non naturale e innato, un abito che io posso lasciare per prenderne un altro. Niente affatto. Il sesso è sì distinto dalla persona, perché il concetto di persona come tale non dice sesso. Anche l’angelo e Dio sono persone, ma non hanno sesso. Tuttavia nel contempo il sesso è un complemento essenziale della persona umana non in quanto persona, ma in quanto umana. Il mio sesso me lo ha dato Dio quando sono stato concepito e quindi non mi è lecito volerlo cambiare. I doni di Dio non si cambiano, ma si impiegano. Io devo dunque custodire, soddisfare le esigenze e attuare le possibilità della sua propria natura. Al momento di presentarmi a Dio al giudizio finale Egli mi chiederà che uso ho fatto del mio sesso. Forse che potrò risponderGli: non mi piaceva, l’ho cambiato con l’altro?
La medicina può sostituire un elemento patologico e sostituirlo con un elemento sano. Non può sostituire un elemento naturale con un altro che non appartiene alla natura del soggetto. Maschio e femmina sono realtà della natura umana. La medicina può e deve far sì che un maschio si senta maschio e una femmina si senta femmina, ma non può sottrarre nulla alla natura senza con ciò stesso corromperla né aggiungere nulla alla natura essendo essa in quanto creata da Dio già completa in se stessa.
La razionalità è un genere logico soggetto al genere animale
Come l’animalità è il genere che dà all’uomo la natura umana per l’aggiunta della razionalità, così la natura umana è il genere al quale aggiungendo le differenze maschile-femminile, sorge la differenza tra la mascolinità e la femminilità, fra l’uomo e la donna. La mascolinità è la specie in base a cui distinguiamo Pietro e Paolo. La femminilità è la specie per la quale distinguiamo Maria da Francesca.
In altre parole: come l’esser razionale è la differenza del genere animale, così l’esser maschio e femmina sono le differenze del genere natura umana, che a sua volta è la differenza specifica del superiore genere animalità. La specie umana funge da genere per la differenziazione tra uomo e donna. Pertanto l’individuo umano, questo uomo o questa donna, non è direttamente sotto la specie razionalità o specie umana, ma sotto la specie rispettivamente maschio e femmina.
Non si tratta come dice Maritain, di una differenza «quasi-specifica», ma, come dice Edith Stein, di una vera e propria differenza specifica. Se tra noi e gli animali esiste una differenza specifica, non per questo noi non ci sentiamo animali come loro. Così se tra uomo e donna c’è una differenza specifica, non per questo il maschio non si sente razionale come la donna, né la donna non si sente razionale come l’uomo.
Gli uomini e le donne appartengono a due specie differenti di umanità, pur possedendo la medesima umanità in modo generico, non specifico, perchè la specie alla quale appartengono è rispettivamente l’esser maschio e l’esser femmina. Così l’uomo e il leone sono soggetti dei quali si predica la medesima animalità in modo generico; si predica rispettivamente la razionalità per l’uomo, l’irrazionalità per il leone. Ciò non spezza assolutamente l’unità della specie umana, purchè la si consideri come un solo genere riguardo alle differenze specifiche uomo-donna. Quell’essere razionale che è specie rispetto al genere animale, diventa a sua volta genere rispetto alla differenza specifica uomo-donna.
L’anima umana, pertanto, come tale, non è una specie che ha sotto di sé gli individui. Uomo e donna non sono individui diversi della stessa specie o natura umana. Sono due differenze specifiche della medesima anima umana. L’anima è una forma generica alla quale si aggiungono le differenze specifiche maschile e femminile.
Il razionale è la differenza specifica del genere animale. La differenza sessuale umana è pertanto determinata da due livelli generici: uno superiore più ampio, che è il genere animale, e uno inferiore meno ampio che è la forma razionale, che è specifica nel determinare la natura umana, ma che è generica del determinare la differenza sessuale.
Stando così le cose occorre osservare che il genere non necessariamente è qualcosa di materiale, ma può essere anche spirituale. Il genere è materiale quando si tratta del genere animale. Ma anche il razionale, che è spirituale, è genere con le sue differenze specifiche maschio e femmina. Se Dio ha creato l’uomo maschio e femmina, vuol dire che non basta definire l’uomo come animale razionale, ma bisogna precisare che il razionale è una categoria generica come l’animale. Come questo si differenzia in razionale e irrazionale, così il razionale questo si differenzia in maschile e femminile.
L’essere umano quindi non è compreso adeguatamente, se non è considerato come coppia. Il sesso non è qualcosa di solamente materiale, ma determina la differenza tra due spiriti: quello del maschio e quello della femmina. Questo non è un confondere spirito e materia, ma è avvertire la differenza dello spirito maschile dallo spirito femminile. Il corpo maschile è fatto per lo spirito maschile e il corpo femminile è fatto per lo spirito femminile. È questa differenza spirituale che spiega il fatto che al maschio appartengono i carismi gerarchici e alla donna i doni carismatici.
Sessualità animale e sessualità spirituale
Di fatti mentre nel maschio umano la produzione del seme sovrabbonda indipendentemente dalla sua utilizzazione al fine procreativo, per esaurirsi nell’anzianità, nella donna i periodi fecondi sono molto limitati e nell’anzianità cessano del tutto.
L’unione sessuale nella coppia umana comporta lo stare di fronte l’uno all’altra in evidente posizione di dialogo, che di per sé non è necessaria al coito. E invece questa strutturazione fa capire chiaramente che nella coppia umana quell’atto è e deve essere associato alla parola.
Questa unione infatti nell’uomo, se dev’essere come dev’essere un atto di virtù morale, una reciproca donazione di sé, non è semplicemente un atto biologico, ma è un gesto che esprime ed incrementa l’amore ed è impreziosito ed espresso dalle parole dell’amore. Tale gesto nel matrimonio non può non essere espressione e incremento dell’unione spirituale. Invece il coito animale è privo di questa face à face, perchè è totalmente separato e indipendente dal momento associativo o della comunicazione, che non sono assenti a modo loro soprattutto nel mondo dei mammiferi.
Altra differenza tra il sesso umano e quello animale che fa capire che mentre questo è solo procreativo, il primo è anche unitivo, è il fatto che mentre nell’animale la reciproca attrazione sessuale è presente solo nei brevissimi periodi della procreazione, l’attrazione nella coppia umana è permanente.
Queste considerazioni ci portano a capire come nel piano originario divino lo spirito si esprime nel sesso e il sesso introduce allo spirito. Se ciò non avviene è per il fatto che nell’attuale stato di natura decaduta il sesso, che dovrebbe essere soggetto allo spirito, tende a far da padrone, mentre il piacere sessuale, che dovrebbe favorire quello spirituale come il corpo deve servire allo spirito, è tanto violento da far perdere il lume della ragione e da vincere la volontà, sicchè il piacere sessuale, soprattutto nei giovani, appare come un sommo bene da cercare trascurando qualunque considerazione ragionevole, anzi la ragione asservita alla passione inventa false ragioni nel tentativo di giustificare ciò che giustificare non si può.
La mortificazione delle cattive inclinazioni
Leggiamo queste parole di San Paolo:
«Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi, e quella avarizia insaziabile che è idolatria, tutte cose che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono. … Deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene alla vostra bocca. … Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito l’uomo nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore» (Col 3,5-10).
Già Platone aveva capito che chi vuol sviluppare la sua vita spirituale, deve saper rinunciare a molte cose, perché le nostre inclinazioni sensibili e una certa ribellione insita nel nostro stesso spirito, frena gli slanci dello spirito, genera dubbio e scetticismo, offusca la sua vista, raffredda e spegne il suo entusiasmo, impigrisce e indebolisce la forza della volontà, appesantisce o addirittura impedisce la libera affermazione dei nostri bisogni spirituali più alti, che sono quelli dell’amore per la virtù, per Dio, per il prossimo e per la nostra stessa perfezione e dignità personale e spirituale.
Se quindi la semplice ragion pratica, ignara del mistero della redenzione, ha spinto in Occidente e in Oriente gli antichi pagani assetati di spiritualità e di Dio ad aspre austerità, a dure pratiche ascetiche, repressive, sacrificali, penitenziali e disciplinari come digiuni, povertà, privazioni, silenzio, veglie, astinenza sessuale, solitudine, cilici e cose del genere, la rivelazione cristiana del piano divino della salvezza e della glorificazione dell’uomo, con la conseguente possibilità di fruire delle forze della grazia donataci dalla croce di Cristo, ha consentito all’umanità di costruire un umanesimo nel quale lo sforzo ascetico non è finalizzato alla liberazione dalla carne, dal corpo e dal sesso, ma alla riconciliazione del sesso con lo spirito nella piena realizzazione di quell’umanità che Dio ha creato e ricreato donandoci la gloria dei figli di Dio.
Fine Quarta Parte (4/5)
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 26 dicembre 2025
La vita ha origine dall’anima, la quale o è creata direttamente da Dio al momento del concepimento, se è l’anima umana, o è causata dallo stesso atto generativo nei livelli inferiori della vita. ... Teniamo presente che il sesso nell’animale come nell’uomo non è una proprietà accidentale del soggetto ad libitum giustapposta al soggetto e separabile dal soggetto, come i pantaloni e la camicia, ma è una proprietà organica del soggetto, intrinseca al soggetto, necessaria all’essenza completa del soggetto.
Privare la persona del suo sesso vuol dire sopprimere la persona. Si dovrebbe piuttosto parlare di liberazione o guarigione del sesso. Ognuno di noi nasce con un dato sesso, che fa parte della sua natura umana. La medicina deve correggere i difetti della natura non sopprimere o cambiare o sostituire la natura …
Come l’animalità è il genere che dà all’uomo la natura umana per l’aggiunta della razionalità, così la natura umana è il genere al quale, aggiungendo le differenze maschile-femminile, sorge la differenza tra la mascolinità e la femminilità, fra l’uomo e la donna. … In altre parole: come l’esser razionale è la differenza del genere animale, così l’esser maschio e femmina sono le differenze del genere natura umana, che a sua volta è la differenza specifica del superiore genere animalità. ... Non si tratta come dice Maritain, di una differenza «quasi-specifica», ma, come dice Edith Stein, di una vera e propria differenza specifica. Se tra noi e gli animali esiste una differenza specifica, non per questo noi non ci sentiamo animali come loro. Così se tra uomo e donna c’è una differenza specifica, non per questo il maschio non si sente razionale come la donna, né la donna non si sente razionale come l’uomo. ... Diciamo allora che l’anima maschile e quella femminile sono due differenze specifiche del razionale. Abbiamo quindi un genere superiore: l’animale e un genere inferiore: il razionale. Il razionale e l’irrazionale sono le differenze del genere animale: il maschile e il femminile sono le differenze del genere razionale.
Ciò che sfuggì a Platone e non per colpa sua, perché non poteva saperlo, fu che questa ostilità della carne allo spirito non dipende dal fatto che la carne sia cattiva, ma dalle conseguenze del peccato originale. La carne - cioè il sesso - in sé è buona ed è componente essenziale dell’uomo. Il problema vero, allora, non è quello di liberarsi dalla carne, ma di purificarla e sottometterla allo spirito. Platone non seppe che quella carne nella quale abbiamo peccato e che ci spinge a peccare, è quella stessa carne che, assunta dal Verbo di Dio, diventa principio di salvezza.
Immagini da Internet
[1] Istruzione su il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione, della Congregazione per la Dottrina della Fede del 22 febbraio 1987.


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