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13 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Terza Parte (3/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Terza Parte (3/3)

 

L’anima e Dio

Tanto Caterina quanto Eckhart hanno l’occhio fisso su Dio e insistono sulla necessità di rinunciare ad ogni attaccamento al proprio io per lasciarsi guidare da Dio e della sua grazia. Ma mentre Caterina mantiene una precisa coscienza della dignità del proprio io e dei doni da Dio ricevuti, un io creato ad immagine di Dio, riscattato dal sangue di Cristo, Eckhart, che non intende affatto negare la centralità di Cristo, calca in modo così esagerato su questo autospossessamento di sè, che sembra che  il compito del mistico sia quello di annullare se stesso per sostituire Dio al proprio io, un’operazione per la verità assurda, che rovescia l’umiltà in una divinizzazione dell’io.

Sia per Eckhart che per Caterina l’anima è evidentemente cosciente di sé. Ma mentre per Caterina il «cognoscimento di sè» fa comprendere all’anima la sua totale dipendenza da Dio nell’essere stata da Lui creata e istruita sui suoi doveri, per cui in questo conoscimento di sé l’anima si scopre e si riconosce peccatrice ed è stimolata alla penitenza e alla conversione, l’autocoscienza eckhartiana sembra  una semplice presa di coscienza della propria unione con Dio.

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Nel caso di Eckhart le opposizioni che ricevette, per quanto da esse non sia stata assente l’invidia, si sono rivelate fondate e giustificate, ed hanno toccato temi così importanti della dottrina e della morale, da indurre il Papa stesso ad intervenire di persona, cosa molto rara nella storia del Papato, segno evidente che Eckhart destò preoccupazioni dottrinali molto serie.

Papa Giovanni XXII
Caterina indica agostinianamente nell’«amor proprio», inteso come ripiegamento dell’io su se stesso, effetto dell’orgoglio, il principio di ogni male dell’uomo.  E vi rimedia col pentimento, la penitenza, l’amore di Dio, l’«infocato desiderio» e l’«ardentissima carità». Invece per Eckhart sembra che l’autocoscienza condotta alle sue ultime conseguenze sia sufficiente a garantire all’anima beatitudine e libertà, senza che l’anima desideri alcunché, visto che essa possiede Dio. ... Per quanto riguarda il campo della morale, nella concezione eckhartiana del «distacco» (Abegeschegenheit) della creatura da tutto il creato e da se stessa, affinchè Dio sia in lei, la creatura secondo Eckhart deve negare anche il suo stesso essere, considerandolo non come un qualcosa, ma come un nulla, col risultato che Dio si sostituisce al suo nulla. Ma allora diventa Dio?

Osservo che le censure pontificie in materia di fede sono un’espressione dell’autorità dottrinale del Papa, che non possono essere sbagliate o riformabili. E difatti non è mai accaduto che sentenze pontificie di condanna che toccano il suo servizio di verità nel campo della dottrina della fede vengano abrogate o rivedute. Semmai il lavoro che si può fare può essere simile a quello che si è fatto nel caso del Beato Rosmini: senza smentire la condanna delle 40 proposizioni, la Chiesa ha salvato le sue intenzioni. Analogamente per Eckhart, la Chiesa potrà dichiarare che il contenuto delle proposizioni eccartiane, restando in se stesso condannato, non rispecchia le intenzioni dottrinali profonde dell’Autore, ossia ciò che veramente intendeva dire, in se stesso valido ed utile alla teologia e alla vita cristiana.     

12 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Seconda Parte (2/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Seconda Parte (2/3)

 

Confusione dell’essere con l’essere divino

Il problema di fondo del pensiero, anche quando trattiamo di mistica, è il problema metafisico. La vera e la falsa mistica dipendono rispettivamente da una buona e una cattiva metafisica. Dipendono dalla concezione che si ha dell’essere. Ora, al riguardo bisogna dire che tanto Caterina quanto Eckhart insistono nel vedere Dio nella luce dell’essere. Entrambi hanno una viva percezione dell’assolutezza dell’essere, che essi attribuiscono a Dio.

Tanto Caterina quanto Eckhart hanno ben presente il passo di Es 3,14, dove Dio dice di Sé «Io Sono Colui Che È», solo che mentre Caterina dice che la creatura è di per sé nulla, Eckhart afferma che è semplicemente un puro nulla. Occorre che ci rendiamo conto che la differenza è enorme.  Il cateriniano «te per te non essere» vuol dire che, hai bensì l’essere, esisti, sei certo qualcosa, ma non hai l’essere da te o in forza di te stessa, bensì lo ricevi da Me. Invece Eckhart omettendo quel «per te» viene a negare l’essere alla creatura, cosa che Caterina si guarda bene dal fare. Per questo la tesi cateriniana non è stata condannata e invece è stata condannata la tesi eckhartiana.

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Tuttavia ad Eckhart il nulla della creatura non impedisce di elaborare una dottrina dell’anima, della quale ha una stima così alta ed esagerata, che la giudica capace di capovolgere, proprio mediante la negazione di sé, ossia della sua finitezza, il suo nulla nell’essere assoluto. Così l’anima, per Eckhart, in quanto esistente, è l’essere, e pertanto essa da una parte è nulla in quanto non è Dio, in quanto essere, è Dio. E se essa è peccatrice, vuol dire che è distinta da Dio. Ma per Eckhart essere distinto vuol dire essere separato. Per questo, affinchè l’anima non sia separata da Dio, non dev’essere distinta. Per santificarsi deve quindi negarsi come creatura e affermarsi come Dio.

Santa Caterina da Siena

Nella visione di Caterina le cose sono ben diverse.  Essa non vede affatto Dio come negazione della creatura e la creatura come negazione di Dio.  Per Caterina esiste per la creatura la liceità di una moderata e doverosa affermazione di sé che non dice affatto superbia, purchè sia intesa con un atteggiamento di servizio a Dio e al prossimo e come risposta responsabile ai talenti ricevuti e ai doveri che le sono stati assegnati. … Per lei il conflitto non è costitutivo dell’alterità, ma è un male che può e dev’essere tolto con la pratica della carità, del perdono reciproco e della collaborazione reciproca, mettendo in luce ciò che accomuna nel rispetto delle diversità.

In tal modo, mentre Caterina, in base alla nozione analogica dell’ente, vede chiaramente come l’anima sia creata ad immagine e somiglianza di Dio, Essere sussistente, Colui Che È, Eckhart parte da un concetto univoco dell’essere come essere uno ed assoluto, per cui risulta che sia l’anima che Dio, entrambi appartenenti all’orizzonte dell’essere, che è univoco, sono uno, ovvero una sola cosa, l’essere, che è uno solo, l’essere assoluto.

Il pensiero è un essere inferiore all’essere reale. L’essere intenzionale possiamo produrlo noi con la nostra mente. L’essere reale lo crea Dio dal nulla. Più che essere, l’essere intenzionale o ideale è tendenza mentale all’essere, rappresentazione e similitudine mentale dell’essere, vicario dell’essere. È un essere mentale, interiore, spirituale; non è l’essere come tale nella sua realtà.  Cento talleri pensati non valgono cento talleri reali.  

11 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Prima Parte (1/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Prima Parte (1/3)

 

 Nel parlare di Dio occorre sapere come esprimerci

L’aiuto che ci dà la Chiesa nella conoscenza di Dio e nella trasmissione di questa conoscenza non riguarda solo i contenuti da trasmettere, ossia le verità di fede, ma anche il linguaggio, ossia il modo di esprimerci. Difatti nella Sacra Scrittura non siamo soltanto istruiti sui misteri divini, ma ci viene insegnato anche come parlarne.

Infatti un linguaggio equivoco, ambiguo, inappropriato, dal doppio senso, anche se nell’intenzione di chi lo usa non c’è malizia nè volontà d’inganno, ed anche se possiede contenuti validi, provoca l’errore e il fraintendimento e indirizza la mente su di una via sbagliata: non la avvicina a Dio, ma la allontana; non promuove la virtù né combatte il vizio, ma lo favorisce. Non occorre che sia sempre  un linguaggio preciso ed univoco; può essere anche vago, impreciso o metaforico, dato che, trattandosi di misteri divini, se già non è facile concepirli, parimenti non è facile sapere come dobbiamo parlarne e quali termini usare.

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Una differenza fra la mistica cateriniana e quella eckhartiana è data dal fatto che mentre la mistica cateriniana è pienamente cristiana, in quanto mistica dell’Incarnazione, la mistica eckhartiana è certo fortemente teologica, ma sembra supporre una cristologia non calcedonese delle due nature, ma una cristologia monofisita e docetista dell’umanità apparente, nella quale l’umanità si annulla, sparisce e si dissolve nel divino.

In tal modo la mistica eckhartiana assomiglia più a una mistica buddista che non a quella cristiana, e ciò è stato fatto notare da Raimundo Panikkar nel suo interessante raffronto fra la mistica cristiana e quella buddista, salvo poi che non si verifichi il ribaltamento della situazione. Se infatti l’uomo è l’apparire di Dio, e se è vero che l’apparire è l’apparire di ciò che appare, ne viene allora che l’essere uomo coincide con l’essere stesso di Dio, così come l’apparire di una cosa è la stessa cosa che appare.

 

28 novembre, 2025

Che cosa è il nichilismo? - Quarta Parte (4/5)

 

Che cosa è il nichilismo?

Quarta Parte (4/5)

 

La metafisica di Barzaghi

Barzaghi dà il primato al pensiero sull’essere e quindi dell’ideale (o dell’«esemplare», come egli dice) sul reale, mostrandosi nella linea dell’idealismo di Cartesio, Hegel e di Gentile, che gli fu mediato dal suo maestro Bontadini. Il pensiero lo chiama «intero» e il reale «totalità». Il pensiero è inteso come una forma che riceve il contenuto, cioè l’essere, che è inteso come essere pensato; da cui l’identità di pensiero ed essere. Dice, seguendo Bontadini:

«L’Intero non è la Totalità del reale; l’Intero è l’ambito entro cui si indaga intorno alla totalità del reale, in cui si pone l’idea di questa totalità e il relativo problema. Sinonimo di Intero sono “implesso originario”, “struttura originaria”, “orizzonte circonfondente”, “ordine teoretico”, “atto del pensiero”»[1]. L’essere è inteso come pensiero autocosciente sussistente avente per oggetto l’essere come essere pensato. 

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Come dice Hegel, «Dio non è Dio senza il mondo». E questo insieme Dio-mondo, al di fuori del quale non c’è nulla, come non c’è nulla al di fuori dell’essere, viene chiamato l’«Intero». … Il vero dualismo non è la nozione analogica dell’essere, ma è nascosto nella nozione univocista e monista di Parmenide.

Per Barzaghi, Dio non crea ponendo ma negando; non crea entificando ma annullando. Non incrementa l’essere, ma lo finitizza. Questa concezione del finito come nulla era già stata espressa da Meister Eckhart e fu condannata da Giovanni XXII nel 1329: «omnes creaturae sunt unum purum nihil; non dico quod sint quid modicum vel aliquid, sed quod sunt unum et purum nihil» (Denz.976).

Ricordiamo anche la proposizione rosminiana condannata: «finita realitas non est, se Deus facit eam esse, addendo infinitae realitati limitationem» (Denz.3212). È lo stesso principio di Spinoza: «omnis determinatio est negatio». Nel creare Dio non incrementa l’essere, ma restringe il proprio.

Il Concilio di Firenze del 1442 dice che «in Dio tutto è uno». Non dice tutto è uno. Dire così vuol dire confondere tutto con tutto. È l’accusa che già Aristotele faceva a Parmenide. Se tutto è tutto, e ogni ente è ogni altro ente, togliamo le distinzioni, le diversità e le differenze. Ma Dio e gli enti sono enti determinati, distinti e differenti fra di loro. L’uno non è l’altro. … dire che tutto è uno porta al nichilismo.

Diverso invece e verissimo è dire che Dio è in tutte le cose, che tutte in lui sussistono e che in Dio tutto è uno, perché Egli, Essere perfettissimo che attua in Sé la totalità dell’essere, ottimo e massimo, è l’insieme unito di tutte le perfezioni nell’unità semplicissima della sua essenza, per cui Egli contiene in Se stesso tutto e ogni cosa, prima che esista fuori di Lui, contiene virtualmente nella sua essenza onnipotente, ogni cosa identica alla sua essenza, essenza divina che è identità assoluta di essere, pensiero e volontà, come la causa precontiene eminentemente in se stessa l’effetto.

Immagine da Internet: Meister Eckhart