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14 ottobre, 2026

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi - Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo - Terza Parte (3/3)

 

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi

Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo

Terza Parte (3/3)

 

Sul peccato originale

«C’è stata un’altra interpretazione tentata all’interno del libro della Genesi soprattutto il capitolo due e tre, certamente una interpretazione molto precisa in Occidente, ma in realtà non contenuta nella Bibbia. Quale è questa spiegazione? La sapete tutti, perché è dentro il nostro immaginario, è un dato culturale: le nostre pitture all’interno di ogni chiesa ce lo testimoniano.

La lettura è questa: Dio ha creato il mondo buono e bello, nel quale c’era una coppia Adamo ed Eva. Ebbene, questi due sono posti di fronte a un limite da parte da Dio. ... Non c’è stata una epoca senza morte. Non c’è mai stata un’evoluzione delle specie: morivano prima di noi, e la sofferenza c’era nel mondo degli animali e delle piante prima che l’uomo che apparisse sulla terra. Leggiamo in modo differente quel brano di Genesi tre. Che cosa vi leggiamo? Per prima cosa, dovete decodificare, altrimenti se quel racconto lo pigliate tale e quale, è una favola dove c’è l’uomo e la donna, che rappresentano tutta l’umanità nella sua polarità. Questa è la verità. Non pensate a una coppia. ... È tutta l’umanità nella polarità uomo e donna, non all’origine dei tempi, ma nella esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri. Questo è quello che c’è».

Osservo che Bianchi considera un «dato culturale» ciò che invece è il dato rivelato, così come risulta dall’interpretazione fatta dal Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, dal Concilio Lateranense IV, al Concilio di Trento, a Pio XII, fino agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e di San Giovanni Paolo II citati alla nota 4. In queste spiegazioni la Chiesa invece ci insegna che Dio creò effettivamente una prima coppia in una condizione di totale perfezione fisica e morale, dotata di doni preternaturali, come la scienza infusa, l’immortalità, l’impassibilità, e il pieno dominio sulla natura, uno stato, che la Chiesa chiama «stato di innocenza o di giustizia originale», in un mondo ben ordinato e benefico, a totale servizio dell’uomo.  

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/bilancio-dellopera-di-enzo-bianchi_01840090272.html

«C’è stata un’altra interpretazione tentata all’interno del libro della Genesi soprattutto il capitolo due e tre, certamente una interpretazione molto precisa in Occidente, ma in realtà non contenuta nella Bibbia. Quale è questa spiegazione? La sapete tutti, perché è dentro il nostro immaginario, è un dato culturale: le nostre pitture all’interno di ogni chiesa ce lo testimoniano. … Spero che nessuno di voi continui a maledire quella povera coppia, per colpa della quale ci sono venuti tutti i mali, poverini! Un giorno o l’altro dovremo pentirci e dire: perdonateci, Adamo ed Eva per avervi fatti così cattivi verso di noi e di aver dato tutte le colpe a voi due, poverini! Spero che nessuno di voi lo faccia. È tutta l’umanità nella polarità uomo e donna, non all’origine dei tempi, ma nella esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri. Questo è quello che c’è».

Osservo che Bianchi considera un «dato culturale» ciò che invece è il dato rivelato, così come risulta dall’interpretazione fatta dal Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, dal Concilio Lateranense IV, al Concilio di Trento, a Pio XII, fino agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e di San Giovanni Paolo II citati alla nota 4. In queste spiegazioni la Chiesa invece ci insegna che Dio creò effettivamente una prima coppia in una condizione di totale perfezione fisica e morale, dotata di doni preternaturali, come la scienza infusa, l’immortalità, l’impassibilità, e il pieno dominio sulla natura, uno stato, che la Chiesa chiama «stato di innocenza o di giustizia originale», in un mondo ben ordinato e benefico, a totale servizio dell’uomo.  

Osservo che il serpente genesiaco, come ho già spiegato, non è affatto il male, ma è il demonio, una creatura malvagia che istiga al male. Il male non è un soggetto, non è una sostanza. Non è neppure semplice assenza di bene, ma è privazione o carenza in un soggetto di un bene a lui dovuto o a cui ha diritto o che deve fare (privatio boni debiti). Il male non è solo distinto dal bene, ma è contro il bene, è nemico del bene. Il bene può essere sostanziale. Il male è accidentale. Sussiste solo nel bene e può esistere come non esistere. Il male può essere tolto; il bene, se è incorruttibile, no.

Immagine da Internet: Enzo Bianchi

03 agosto, 2026

Non uccidere - Dio libera Israele dal giogo del Faraone - Prima Parte (1/4)

 

Non uccidere

Dio libera Israele dal giogo del Faraone

Prima Parte (1/4)

Dicono: pace! E pace non c’è

Ez 3,10


C’è qualcosa che non funziona

Da diversi anni tutti i giorni i media invocano la pace, si fanno continuamente manifestazioni e fiaccolate per la pace, si prega per la pace, ma non si chiarisce mai che cosa è la pace. Oppure, s’intuisce che cosa i buonisti, i maggiori protagonisti di queste manifestazioni, intendono con questa parola; essi intendono una società dove tutti si vogliono bene e vanno d’accordo.

Certamente la pace è un ideale stupendo. Esso corrisponde alla visione apocalittica della Gerusalemme celeste. Ma il fatto è che per adesso siamo ancora su questa terra, dove permangono le conseguenze del peccato originale, che ci obbligano, per ottenere e mantenere, per quanto è possibile, la pace, a severe misure d’emergenza, tra le quali le operazioni militari. Per questo, quaggiù la pace, sempre imperfetta e in pericolo,  spesso si ottiene solo con la vittoria militare sul nemico, s’intende nemico della pace, anche se a parole parla di pace, come pure facevano Mussolini, Hitler e Stalin.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/non-uccidere-dio-libera-israele-dal.html


Col peccato originale viene in piena luce un concetto che nella Scrittura ha un’enorme importanza; il concetto del «nemico». ... La Bibbia non proibisce di uccidere coloro che ci vogliono uccidere, soprattutto se non ci sono in gioco i nostri interessi personali, ma il bene della nazione e della patria. 

La morte con la quale viene punita la prima Coppia è ad un tempo la morte fisica e spirituale. Per morte spirituale ovviamente non intendo la morte ontologica dell’anima, cosa impossibile, data la sua immortalità essenziale, ma intendo la perdita della grazia e della giustizia originali, con la conseguente insopprimibile tendenza a peccare, chiamata «concupiscenza», che dura per tutta la vita terrena.

Tuttavia la Coppia primitiva, uscita dall’Eden ed entrata in questo mondo, fu perdonata da Dio, come risulta indirettamente da alcuni segni della divina misericordia: l’annuncio al serpente che avrebbe posto inimicizia tra lui e la donna, tra la sua stirpe e la stirpe della donna, che gli avrebbe schiacciato la testa (vedi Gen 3,15) e la premura di Dio di fare per la Coppia «tuniche di pelli» (Gen 3,21) e di vestirla, simboli evidenti di un rivestimento di grazia. 


Si deve aggiungere che Adamo ed Eva furono raggiunti anche dalla grazia di Cristo, salvatrice di tutta l’umanità, grazia che pertanto ha avuto evidentemente un’efficacia retroattiva. In tal modo essi furono illuminati su di un senso nuovo e superiore del Quinto Comandamento, che da ora in poi non ci comanda solo di amare e promuovere la vita naturale, ma anche quella soprannaturale, ossia di procurarci anche la vita della grazia santificante, quella che Cristo chiama «vita eterna». Naturalmente in questo caso l’acquisto di questa vita divina non dipende dalle sole nostre forze, ma da queste forze in quanto mosse dalla stessa grazia, sicchè anche qui meritiamo la vita, ma il nostro stesso meritare è dono della grazia. Il Comandamento “Non uccidere” nella vita di grazia acquista un nuovo e superiore significato: non uccidere la vita di grazia col peccato.


 

immagini da Internet:
- Adamo ed Eva, mosaico, Duomo di Monreale
- Gesù Cristo, mosaicco, Duomo di Monreale

28 maggio, 2026

Attualità di Schillebeeckx - Corso di Cristologia A.A. 1998-1999 - Seconda Parte (2/5)

 

Attualità di Schillebeeckx

Corso di Cristologia A.A. 1998/1999

Parte Seconda (2/5)

 

Ritengo che la Cristologia di Schillebeeckx, che ha avuto larga diffusione nel periodo postconciliare, continui ad influenzare la cristologia contemporanea per il fatto che non ci sono stati interventi importanti del Magistero e dei teologi cattolici finalizzati a mettere in evidenza la tendenza ariana della cristologia di Schillebeeckx.

Per questo ho pensato di offrire ai Lettori il Corso sulla Cristologia di Schillebeeckx che tenni allo Studio Teologico Domenicano di Bologna nell’A.A. 1998/1999.

 

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 25 maggio 2026

***


 LA CRISTOLOGIA DI SCHILLEBEEGKX

Parte Seconda (1/5)

 

Capitolo II

Sottotitoli: 1-2-3-4-5

nn. 78-133

Pag. 28 – 44 testo originale dattiloscritto di Cavalcoli:

Cf. https://www.arpato.org/studi.htm n. 36: https://www.arpato.org/testi/studi/Cavalcoli_Schillebeeckx_1998.pdf

 

 

CAP. II - IL METODO DELLA CRISTOLOGIA

 

1. Esperienza ed interpretazione

 

78. Come abbiamo già visto, il dinamismo della conoscenza umana, per Schillebeeckx, si gioca attorno a questa polarità di esperienza e interpretazione ovvero concettualizzazione. L’interpretazione traduce l’esperienza in concetti, ma al contempo dà all’esperienza un contenuto concettuale. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/attualita-di-schillebeeckx-corso-di.html



 

 

 

Immagine da Internet:
- Cristo Pantocratore, Monastero di Santa Caterina nel Sinai

 

 

 

 

 


18 maggio, 2026

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Esistono davvero Inferno e Paradiso?

 

Intervista a padre Giovanni Cavalcoli, docente di Metafisica e Teologia sistematica - di Antonio Gaspari -ROMA, lunedì, 29 marzo 2010 (ZENIT.org) - http://www.zenit.org/article-21917?l=italia

https://www.arpato.org/studi.htm (n. 55) : https://www.arpato.org/testi/studi/inferno_paradiso_zenit.pdf


All’Inferno molti non credono, altri sostengono che non può essere eterno ed altri ancora che sia vuoto. Lo stesso dicasi dell’angelo caduto e del peccato. Per molti si tratta di invenzioni della Chiesa cattolica e comunque in tanti vivono come se Dio non esistesse, e Inferno e Paradiso sarebbero solo illusioni.

Per cercare di spiegare come può un Dio buono come quello cristiano permettere la rivolta degli angeli, la diffusione del male, l’esistenza dell’Inferno e del Paradiso, padre Giovanni Cavalcoli, dell’Ordine Domenicano, ha scritto e pubblicato il libro “L'Inferno esiste. La verità negata”...

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/esistono-davvero-inferno-e-paradiso.html

 

Dante, da grande poeta qual era, si è permesso delle cosiddette licenze poetiche, per cui ha creato ambienti, eventi e personaggi che evidentemente esulano da quanto ci viene insegnato dalla Rivelazione cristiana, anche se nel contempo, nel complesso, non le sono contrari.  


Immagine da Internet: La Divina Commedia, Domenico Michelino, Firenze

13 maggio, 2026

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart. L’apprezzamento dell’essere divino - Terza Parte (3/3)

 

Santa Caterina da Siena e Meister Eckhart

L’apprezzamento dell’essere divino

Terza Parte (3/3)

 

L’anima e Dio

Tanto Caterina quanto Eckhart hanno l’occhio fisso su Dio e insistono sulla necessità di rinunciare ad ogni attaccamento al proprio io per lasciarsi guidare da Dio e della sua grazia. Ma mentre Caterina mantiene una precisa coscienza della dignità del proprio io e dei doni da Dio ricevuti, un io creato ad immagine di Dio, riscattato dal sangue di Cristo, Eckhart, che non intende affatto negare la centralità di Cristo, calca in modo così esagerato su questo autospossessamento di sè, che sembra che  il compito del mistico sia quello di annullare se stesso per sostituire Dio al proprio io, un’operazione per la verità assurda, che rovescia l’umiltà in una divinizzazione dell’io.

Sia per Eckhart che per Caterina l’anima è evidentemente cosciente di sé. Ma mentre per Caterina il «cognoscimento di sè» fa comprendere all’anima la sua totale dipendenza da Dio nell’essere stata da Lui creata e istruita sui suoi doveri, per cui in questo conoscimento di sé l’anima si scopre e si riconosce peccatrice ed è stimolata alla penitenza e alla conversione, l’autocoscienza eckhartiana sembra  una semplice presa di coscienza della propria unione con Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/santa-caterina-da-siena-e-meister_02024479718.html

Nel caso di Eckhart le opposizioni che ricevette, per quanto da esse non sia stata assente l’invidia, si sono rivelate fondate e giustificate, ed hanno toccato temi così importanti della dottrina e della morale, da indurre il Papa stesso ad intervenire di persona, cosa molto rara nella storia del Papato, segno evidente che Eckhart destò preoccupazioni dottrinali molto serie.

Papa Giovanni XXII
Caterina indica agostinianamente nell’«amor proprio», inteso come ripiegamento dell’io su se stesso, effetto dell’orgoglio, il principio di ogni male dell’uomo.  E vi rimedia col pentimento, la penitenza, l’amore di Dio, l’«infocato desiderio» e l’«ardentissima carità». Invece per Eckhart sembra che l’autocoscienza condotta alle sue ultime conseguenze sia sufficiente a garantire all’anima beatitudine e libertà, senza che l’anima desideri alcunché, visto che essa possiede Dio. ... Per quanto riguarda il campo della morale, nella concezione eckhartiana del «distacco» (Abegeschegenheit) della creatura da tutto il creato e da se stessa, affinchè Dio sia in lei, la creatura secondo Eckhart deve negare anche il suo stesso essere, considerandolo non come un qualcosa, ma come un nulla, col risultato che Dio si sostituisce al suo nulla. Ma allora diventa Dio?

Osservo che le censure pontificie in materia di fede sono un’espressione dell’autorità dottrinale del Papa, che non possono essere sbagliate o riformabili. E difatti non è mai accaduto che sentenze pontificie di condanna che toccano il suo servizio di verità nel campo della dottrina della fede vengano abrogate o rivedute. Semmai il lavoro che si può fare può essere simile a quello che si è fatto nel caso del Beato Rosmini: senza smentire la condanna delle 40 proposizioni, la Chiesa ha salvato le sue intenzioni. Analogamente per Eckhart, la Chiesa potrà dichiarare che il contenuto delle proposizioni eccartiane, restando in se stesso condannato, non rispecchia le intenzioni dottrinali profonde dell’Autore, ossia ciò che veramente intendeva dire, in se stesso valido ed utile alla teologia e alla vita cristiana.     

02 aprile, 2026

Mors et vita duello conflixere mirando - Cristo principe della pace

 

Mors et vita duello conflixere mirando

Cristo principe della pace

 

Domandate pace per Gerusalemme"

                                                                                              Sal 122,6

All’approssimarsi della Pasqua mi è caro rivolgere ai miei lettori i più cordiali auguri e offrire loro questa meditazione che vuol fermarsi un momento su di un versetto del famoso e meraviglioso inno pasquale Victimae paschali laudes.

La gioia della Pasqua è la gioia della vittoria della verità, della pace e dell’amore sul nemico: il peccato, l’odio, la morte, il demonio e il mondo. Cristo ha tanto amato il mondo fino a dare la vita per la sua salvezza, ma nel contempo ha vinto quel mondo che è sotto l’impero del demonio.

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La gioia della Pasqua è la gioia della vittoria della verità, della pace e dell’amore sul nemico: il peccato, l’odio, la morte, il demonio e il mondo. 

 

Quando CRISTO dice di non darci la falsa o apparente pace del mondo, sempre precaria, parziale e rimessa in discussione, ma la sua pace, che è la vera pace, quella totale, assoluta, eterna e definitiva, vuol dire che la pace, in fin dei conti, pienezza di tutti i beni messianici, è dono di Dio.  

 





Immagine da Internet:
- Cristo risorto che abbraccia la Croce, Giovan Battista Tinti, (Parma), Galleria Nazionale

20 marzo, 2026

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner. Come risolvere le divisioni nella Chiesa? - Quarta Parte (4/5)

 

Il problema serio non sono i lefevriani, ma è Rahner

Come risolvere le divisioni nella Chiesa?

Quarta Parte (4/5)

 

A che cosa è dovuto il successo di Rahner?

Il successo di Rahner è dovuto anche alla sua grande capacità che ha di esprimersi in termini filosofici per i ceti intellettuali e in termini popolari per la gran massa dei fedeli. L’ambiguità del suo modo di esprimersi, una via di mezzo tra il realismo e l’idealismo, suscita da una parte l’interesse tanto dei realisti quanto degli idealisti, tanto dei tomisti quanto degli hegeliani, tanto dei teisti quanto dei panteisti, ma dall’altra suscita tra di loro anche discussioni e contrasti su che cosa intende dire e come giudicare tante sue tesi, se sono o non sono eretiche. Le eresie ci sono, ma ciò non deve impedirci di riconoscere tante cose valide.

In ogni caso Rahner è abilissimo nel saper vendere, come si suol dire, la sua merce; ossia nell’ attrarre a sé l’attenzione. Conosce molto bene che cosa è che interessa agli uomini d’oggi, e va incontro ai loro interessi senza curarsi se essi sono legittimi o illegittimi, reali o illusori. L’importante è riscuotere successo, perché nella sua stessa gnoseologia l’essere è l’essere pensato, per cui tu vali in quanto sei riconosciuto e parlano di te.  Per ottenere questo, è sufficiente che tu adotti il loro criterio di giudizio, senza curarti se è vero o falso.

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Indubbiamente i Padri nel preparare la riforma della liturgia hanno tenuto d’occhio più la liturgia protestante che quella ortodossa. Questa indubbiamente con la sua ricca simbologia ci fa meglio percepire la presenza del Mistero, ma offre uno stimolo scarso all’impegno per il prossimo ed eleva maggiormente lo spirito. Ma suggerisce una spiritualità più platonica che biblica, più un rifiuto della materia che una salvezza della materia, anche se il rimedio non è certo una liturgia materialista alla Teilhard de Chardin o alla teologia della liberazione.

Nel reagire a una liturgia disincarnata nasce allora la tentazione di trovare ragioni per il servizio al prossimo e per l’impegno sociale su base puramente umana, diversa da quella della liturgia, come è successo con la Rivoluzione russa del 1917.  I Padri del Vaticano II erano consapevoli di questo rischio e non si può negare che la Messa del preconcilio soffra di questo difetto. Per questo il Concilio ha voluto una riforma del rito della Messa. 



Immagina da Internet: Padre Pio da Pietrelcina

12 febbraio, 2026

Mater divinae gratiae Maria Madre di Dio e Madre nostra

 

Mater divinae gratiae

Maria Madre di Dio e Madre nostra

 

         Nella sua materna carità si prende cura

         dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti

Lumen Gentium,62

 

Maria è Madre perchè è figlia di Dio 

Maria è Madre della grazia nel senso che ella, come madre sapientissima, a contatto diretto con Cristo, immune dalla colpa originale, piena della grazia di Dio,  una volta ricevuta la grazia santificante redentrice, ella stessa prima salvata dall’unico Salvatore e Mediatore Cristo, chiede, ottiene, riceve e procura da suo Figlio tutte le grazie della salvezza, le custodisce, le dispensa, ad esse attinge per farsi,  mossa dallo  Spirito Santo, mediatrice a sua volta di salvezza e misericordia tra Cristo e l’umanità a favore di tutti gli uomini e donne, per salvare, illuminare, istruire, consigliare, guarire, confortare, consolare, purificare, convertire, ammonire, correggere, migliorare e condurre in paradiso i suoi figli a lei devoti, collaboratrice eminente e zelantissima tra tutti i credenti, dell’opera redentrice del Figlio.

Maria, in quanto Madre amantissima di suo Figlio e da Lui amatissima, quale nessun’altra creatura umana può essere, oggetto ella stessa da parte di Cristo, dello Spirito Santo e del Padre di un amore preferenziale fra tutte le creature umane, per ciò stesso è per noi Madre provvidentissima, premurosissima e amantissima.

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Maria non è solo Madre della Chiesa, ma è anche la prima tra tutti i figli di Dio che compongono la Chiesa. In tal senso, Maria non è al di sopra, ma all’interno della Chiesa. Come dice Sant’Agostino, Maria, benchè Madre di Dio, non è al di sopra della Chiesa, ma ne è solo un membro, benchè il più eccellente. Per questo Sant’Agostino conclude dicendo che per Maria è stata maggior gloria essere membro della Chiesa che essere Madre di Dio. Infatti, col generare il Figlio ella ci fa pervenire la grazia del Figlio, ma col suo esser membro della Chiesa è lei stessa ad essere in grazia.  

 
Immagine da Internet: Madonna del Rosario di Fontanellato (PR)

02 febbraio, 2026

Religione e Cristianesimo - P. Tomas Tyn - Prima Parte (1/3)

 

Religione e Cristianesimo

P. Tomas Tyn

 Prima Parte (1/3)

 

Presento ai Lettori i primi tre capitoli di un Corso istituzionale di teologia di P. Tomas Tyn, ispirato a San Tommaso, che tratta del rapporto tra religione e cristianesimo con alcuni importanti riferimenti critici a tendenze erronee in questo campo, presenti nel pensiero moderno.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 2 febbraio 2026

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È notevole la maestria con la quale l’Autore tratta del rapporto fra il naturale e il soprannaturale, la grazia e il libero arbitrio, uno dei temi da lui maggiormente studiati, dove si rivela grande maestro. 
 
 
 

Immagine da Internet: Sacrificio di Abele, Sant'Apollinare in Classe, Ravenna
 
 
 
 
 
 

31 gennaio, 2026

Ancora sulla Corredentrice - Il dono della grazia e la distribuzione delle grazie

 

Ancora sulla Corredentrice

Il dono della grazia e la distribuzione delle grazie

 

 Il sacerdote e Maria nella promozione della vita di grazia

Il teologo Maurizio Gronchi, della Pontificia Università Urbaniana sul n.2 di febbraio di quest’anno di Vita pastorale pubblica un articolo intitolato La centralità di Cristo, nel quale riprende la discussione che è nata dopo la pubblicazione della Nota del DDF che tratta del tema della Corredentrice.

L’articolista sembra mosso dalla preoccupazione che il titolo di corredentrice possa recar ombra o misconoscere la centralità di Cristo nell’opera della salvezza.  L‘immagine di Cristo come «centro» della realtà e della storia è una ben nota metafora indubbiamente significativa dell’opera divina di Cristo, che si irradia in tutta la vastità dell’umanità e dell’universo. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ancora-sulla-corredentrice-il-dono.html


 

 

Privilegi esclusivi di Maria sono solo la pienezza di grazia, la maternità divina, l’immacolata concezione, la verginità prima durante e dopo il parto e l’assunzione in cielo anima e corpo.

 

Immagine da Internet: Madonna del Belvedere, Raffaello

26 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quinta Parte (5/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quinta Parte (5/6)

 

Seconda parte - I dati della divina rivelazione

Il piano divino della salvezza

La salvezza dell’uomo secondo la concezione cristiana consiste nel fatto che l’uomo, che a causa del peccato si trova in una condizione di miseria dalla quale non riesce a liberarsi con le sole sue forze indebolite appunto a causa del peccato, riceve da Dio Padre onnipotente e misericordioso, per mezzo della croce di Cristo nella potenza dello Spirito Santo e per l’intercessione della Beata Vergine Maria la possibilità di essere perdonato dei suoi peccati, risollevato dalla sua miseria, liberato dalla sofferenza, dalla morte e dal dominio di Satana, nonché elevato allo stato soprannaturale di figlio di Dio, a somiglianza del Figlio, erede della vita eterna.

Dio vuol salvare tutti; eppure non tutti si salvano.  L’uomo può volere ciò che Dio non vuole. Ciò non vuol dire che sia più forte la volontà umana nel volere il male che la volontà divina nel volere il bene. Il peccato dell’uomo non esercita su Dio alcun potere malefico. Se chiamiamo «offesa a Dio» il peccato, si tratta di una metafora presa da quanto avviene tra di noi, dove il ladro ruba a un tale il portafoglio. Lo stesso vale per la cosiddetta «ira divina». Dio è puro spirito e non ha passioni. Quell’espressione significa semplicemente che siamo noi a non essere in pace con Dio a causa della nostra colpa, che Egli disapprova.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_26.html



Al contrario, per Tommaso l’essere divino è assolutamente necessario come causa prima di tutte le cose, ma è il presupposto della volontà divina. È assurdo pensare un puro volere senza il soggetto volente e questi come effetto di un puro volere senza soggetto volente. Per Tommaso invece in Dio il volere coincide con l’essere, in quanto Dio è atto puro di essere, è l’essere sussistente, per cui non è l’essere che è volere, ma è il volere che è essere. Insomma, Dio è essere, non è volere, anche il suo essere coincide col suo volere.

Con tutto ciò noi con San Tommaso possiamo distinguere in Dio una volontà antecedente alla decisione umana, volontà per la quale Dio vuol salvare tutti e propone a tutti la possibilità di salvarsi, da una volontà conseguente, per la quale salva solo alcuni, ossia coloro che hanno accettato la proposta, mentre coloro che la rifiutano si dannano. 

Non si tratta evidentemente di due atti divini successivi nel tempo, come se fosse possibile nell’agire divino tale successione. In realtà tale successione è solo una distinzione concettuale di comodo da noi fatta, che nulla ha a che vedere con l’inseità divina, semplicissima e indivisibile, ma che funziona solo in rapporto a noi che agiamo nella durata temporale, distinzione concettuale benchè fondata sulla realtà divina, per capire come conciliare l’apparente contraddizione col fatto che da una parte Dio vuol salvare tutti, ma che poi di fatto si salvano solo alcuni. Certo i buonisti non hanno questo problema, perchè per loro si salvano tutti. L’unico inconveniente, che non è da poco, è che questa tesi è eretica.

Immagine da Internet:
- Santissima Trinità, in capolettera B, miniatura, codice di S. Miniato al Monte (Firenze)

24 gennaio, 2026

Nuovi spunti di discussione sulla Corredentrice

 

Nuovi spunti di discussione sulla Corredentrice

 

La Chiesa non ci proibisce di argomentare a favore del titolo mariano di Corredentrice. Ci proibisce però di utilizzare argomenti infondati o contro producenti.

E questo il senso dell’avvertimento che ci viene dalla recente Nota del DDF.

Pubblico allora l’intervento di un Lettore, che purtroppo fa uso di tali argomenti, senza tener conto del fatto che tale modo di magnificare la Madonna non può esserle gradito e di conseguenza non può recare beneficio alla nostra devozione nei confronti della Santissima Madre di Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nuovi-spunti-di-discussione-sulla.html

 

 

 

 “Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno" 

 



Immagine da Internet:
- Immacolata, Diocesi di San Miniato

05 gennaio, 2026

Il cristiano è un redentore

 

Il cristiano è un redentore

Con chi ce l’ha Mons. Stagliano?

Avvenire del 2 gennaio scorso pubblica un articolo di Mons. Antonio Staglianò dal titolo: «Il “no” al titolo di Corredentrice perchè Maria ci conduce a Cristo»[1].

L’articolo respinge un concetto di corredenzione intesa come opera salvifica  parallela a quella di Cristo o condotta alla pari di Lui o condivisa con la sua, per completare l’opera di Cristo, per ammansire, commuovere e rabbonire  il Padre celeste adirato con noi, e persuaderlo a far misericordia, come se Egli, offeso e restio a far misericordia, avesse avuto bisogno delle suppliche della Madonna, per superare la sua ripugnanza a far misericordia e si decidesse a perdonarci, come se l’opera di Cristo non fosse stata di per sé sufficiente ad ottenere questa misericordia e avesse avuto bisogno di essere integrata o completata dalla misericordia di Maria, come se non fosse il Padre all’origine di ogni misericordia, compresa quella che ha usato verso la Madonna, rendendola Madre di misericordia. Diciamo infatti che certamente Maria è misericordiosissima, ma se lo è, lo è perché verso di lei per prima tra tutti gli uomini il Padre ha usato misericordia costituendola Madre di misericordia.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-cristiano-e-un-redentore.html


 

 



Immagine da Internet:
- Annunciazione, Beato Angelico

 

 

 

24 dicembre, 2025

Alcuni Lo hanno accolto e altri Lo hanno respinto

 

Alcuni Lo hanno accolto e altri Lo hanno respinto

Pensieri per il Natale

 

Venne fra i suoi e i suoi non Lo hanno accolto

Gv 1,11

 

Ricordiamo nel prossimo Santo Natale la venuta di Cristo fra noi. Alcuni di noi, che cercano Dio e desiderano la verità su Dio e la salvezza, quelli che sanno chi egli è, ascoltano la sua parola, lo amano e obbediscono ai suoi comandamenti, costoro si preparano a questa ricorrenza con preghiera, riti religiosi, opere penitenziali e di misericordia, lettura e meditazione della Parola di Dio e insegnamenti della Chiesa e dei Santi, lo attendono, desiderano conoscerLo sempre meglio, vivono nella sua Chiesa, diffondono il suo Vangelo, gioiscono per la sua venuta.

Ad altri invece, la commemorazione della nascita di Cristo sembra non dir nulla, è per loro un giorno come un altro, o mostrano totale indifferenza o mostrano apertamente di non essere affatto interessati oppure mostrano disprezzo o irritazione o irrisione, oppure per loro il Natale si risolve un una grande abbuffata ed in un’occasione per far quattrini. Oppure ad altri non interessa veramente e sinceramente ma fingono che a loro interessi avendo per vari motivi o in vari modi un falso concetto di Cristo. Ma dietro a quella falsa immagine di Cristo c’è il loro io o il principe di questo mondo.

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Immagine da Internet:

Natività, Michelangelo Buonarroti