02 aprile, 2025

Come si concilia la speranza con la coscienza che non tutti si salvano? - Seconda Parte (2/2)

 

Come si concilia la speranza

con la coscienza che non tutti si salvano?

Seconda Parte (2/2)

 Che cosa è la speranza?

La speranza della quale parla il presente Anno Santo è ovviamente la speranza cristiana, virtù teologale basata sulla fede ed animata dalla carità, speranza nella propria salvezza, proveniente dal fatto che ci adoperiamo anche per la salvezza degli altri, ma speranza anche in un senso più ampio, umano, anche se non teologale, speranza per tante cose belle che ci sono indicate o suggerite dalla ragione e dalla fede, in primis speranza che anche i nostri amici e i nostri cari vivi e defunti possano salvarsi, speranza che i malvagi si convertano e così possano salvarsi. In questo senso si potrebbe parlare di uno «sperare per tutti» 

La speranza in generale, è un gioioso moto dell’animo col quale la volontà o il desiderio di un bene futuro possibile ma difficile da conseguire muove l’intelletto a guardare a questo bene, con la conseguenza che il cuore si apre gioiosamente ad attendere o a tendere fiduciosamente e coraggiosamente verso questo bene non ancora posseduto, ma che è bello concepire, mentre la volontà si mette all’opera per conseguirlo con un moderato timore di non riuscirvi o che quel bene le sfugga, perché la speranza ben motivata o fondata dà la certezza di raggiungere il bene sperato, ma si tratta solo di una certezza morale, che non dipende dal fatto che l’intelletto è necessitato dalla presenza del bene, ma che dipende o dalla convinzione di farcela o da soli o con l’aiuto di un altro nel quale si ripone fiducia, soprattutto Dio.

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Quanto è grande la saggezza di chi sa che da Dio viene anche la sofferenza! 

Gesù, nelle spiegazioni che ci danno San Giovanni e San Paolo, ci chiarisce perfettamente questo punto delicato di teologia, che mette alla prova la nostra nozione di Dio, del bene e del male e il concetto che abbiamo del suo amore per noi.



Immagine da Internet:
- Dipinto del Purgatorio, Penati N., Manfredonia

01 aprile, 2025

Come si concilia la speranza con la coscienza che non tutti si salvano? - Prima Parte (1/2)

 

Come si concilia la speranza

con la coscienza che non tutti si salvano?

Prima Parte (1/2)

 

 «Larga e spaziosa è la via che conduce alla perdizione

e molti sono coloro che entrano per essa» (Mt 713)

Nel corso del presente Anno Santo della Speranza, è più che mai in circolazione quel famoso detto di Von Balthasar «sperare per tutti», che, come sappiamo, è stato inteso da molti come fede che tutti si salvano, per cui la dannazione infernale è un’effettiva possibilità, ma che di fatto non si realizza per nessuno, per cui l’inferno è vuoto o quanto meno non sappiamo se c’è o non c’è qualcuno.

Ora per la verità questa credenza, che può sembrare attraente e veramente propria di un Dio onnipotente e misericordioso che vuole tutti salvi, è una tesi contraria alla convinzione comune nella Chiesa sin dalle sue origini, perché basata sulla divina rivelazione contenuta nella Bibbia. 

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Ogni verità di fede è motivo di gioia per il nostro spirito, perchè è luce che ci illumina sulla bontà divina e accende il nostro cuore di riconoscenza a Dio e di amore per Lui e per le sue opere.

Ora possiamo effettivamente domandarci come può avere nel nostro spirito questi effetti il sapere che esistono creature personali, uomini e angeli, create per la visione di Dio, le quale invece per il loro peccato sono punite con una pena eterna e per la salvezza delle quali, se uomini, il sangue di Cristo è stato inutile.

Dobbiamo considerare che la punizione divina è un atto di giustizia, e quindi un atto buono. Un atto buono non può che dar gioia. Ciò non toglie che noi abbiamo dispiacere per la pena dei dannati non in quanto giusta pena, ma in quanto dolore e privazione di quel bene infinito del quale per colpa loro si sono privati per accontentare la loro superbia. 

Immagine da Internet: Inferno, Michelangelo