Il Corpo di Gesù nel sepolcro e la Sindone

Il Corpo di Gesù nel sepolcro e la Sindone

  

Pubblico una breve corrispondenza con il caro amico Don Alfredo Morselli, teologo innamorato di Cristo, relativa al mistero del Corpo di Gesù nel sepolcro.

Le domande che sorgono davanti a questo mistero ci aiutano ad approfondire l’opera salvifica che il Signore ha compiuto per donarci la vita eterna.

 

Ecco la domanda di Don Alfredo Morselli:


“Nel Santo Sepolcro c'è stato tre giorni il Corpo di Gesù unito
alla Divinità. E quindi la Divinità stessa era unita a tutte le parti del Cadavere, compreso il Sangue coagulato.

Detto questo, la Divinità è ancora unita al Sangue rimasto sulla Sindone?
Io credo di no, ma non saprei spiegarlo formaliter.

Inoltre, se, per assurdo, avessero amputato una mano a Gesù, in quei tre giorni la Divinità sarebbe stata unita ad ogni parte?



Ed ecco la mia risposta:


Caro Don Alfredo,

durante la permanenza nel sepolcro la divinità fu unita separatamente sia al corpo che all’anima.

Per quanto riguarda il sangue, quello di cui c’è traccia nella Sindone[1], evidentemente essendo separato dal corpo del Signore, non ha nulla a che vedere con l’unione ipostatica del corpo del Signore giacente nel sepolcro. Se quindi per ipotesi si fosse asportata dal corpo del Signore una sua mano, chiaramente quella mano, in quanto separata dal corpo, non avrebbe fruito dell’unione ipostatica con la divinità.

La Sindone non si adora, perché è una semplice reliquia. Invece esiste l’adorazione della Croce, in quanto essa è simbolo di Gesù Crocifisso. Una cosa interessante è che la diocesi di Torino, già a partire dal sec. XVI, possiede una memoria liturgica della Santa Sindone: segno evidente che per la Chiesa è certo che la Sindone è una reliquia del Corpo del Signore.

Questa certezza che il cattolico ha del fatto che la Sindone di Torino ha contenuto veramente il Corpo del Signore, è una semplice certezza di fede, che non pone affatto termine alle raffinate ricerche scientifiche contemporanee, condotte anche da non credenti, le quali, a prescindere dalla fede, scoprono continuamente dati nuovi, i quali fanno pensare al Corpo del Signore.

Ma in base al semplice sapere sperimentale quello di cui si può essere sicuri sono solo alcuni dati inspiegabili, come per esempio le irradiazioni luminose che hanno reso possibile l’ossidazione superficiale del tessuto, così da rappresentare le fattezze di un corpo.

Inoltre la scienza può essere sicura che la Sindone ha contenuto un corpo umano. Ma chi era questo uomo? È facile notare le corrispondenze con i racconti evangelici. Ma la stessa scienza, davanti ai racconti evangelici, deve dare credibilità ai medesimi racconti.

Ma, a questo punto, come dice Sant’Agostino, occorre credere alla testimonianza della Chiesa. E come arriviamo a credere alla Chiesa? Accogliendo la testimonianza dei santi.

Discorso completamente diverso va fatto per quanto riguarda l’Eucarestia. Qui abbiamo la presenza reale di Gesù vivo. Per questo nel Pane consacrato è presente per concomitanza il sangue, l’anima e la divinità, e nel Vino consacrato è presente il corpo, l’anima e la divinità.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 14 giugno 2026


Immagine da Internet: https://sindone.org/telo/index.html 
 

[1] Santa Sindone, sito ufficiale: https://sindone.org/

Esperienza di lettura digitale della Sindone: https://www.avvolti.org/it

Telo: https://sindone.org/telo/index.html

2 commenti:

  1. Purtroppo l'arcivescovo Ballestrero optò per la soluzione 'di comodo' avallando senza riserve il verdetto del radiocarbonio, lasciando sostanzialmente soli gli scienziati che proseguirono le ricerche e coloro che avanzarono dubbi sul metodo. Nel 2015 , in occasione dell'Ostensione ci furono anche appelli a Francesco per una maggiore attenzione verso il riconoscimento, naturalmente caduti nel vuoto

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    1. Caro Angheran,
      indubbiamente sorprende l’ingenuità del Card. Ballestrero nel prendere per buono il risultato di una commissione scientifica, risultato che ad un più rigoroso esame si è rivelato sbagliato.
      Del Ballestrero è in atto la Causa di Beatificazione, per cui non c’è da sospettare in lui la benchè minima disonestà.
      Quello che invece meraviglia è che, quando gli chiesero che cosa pensare del responso della commissione, egli disse: «Penso non sia il caso di mettere in dubbio i risultati. E nemmeno è il caso di rivedere le bucce agli scienziati se il loro responso non quadra con le ragioni del cuore», secondo quanto affermato da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Esame_del_carbonio-14_sulla_Sindone).
      La mia meraviglia è motivata dal fatto che l’Arcivescovo di Torino avrebbe dovuto sapere che dal 1506 la Chiesa aveva già autenticato la Sindone di Torino come reliquia del Corpo del Signore con la concessione pontificia di una memoria liturgica in data 4 maggio. Questo fatto avrebbe dovuto essere sufficiente al Cardinale per invalidare la presunta sentenza scientifica sulla Sindone.
      Per quanto riguarda la datazione, la prova al carbonio non è sufficiente a stabilire la data nella quale il telo è stato confezionato. Infatti la durata nel tempo di un tessuto è legata a due fattori: il momento in cui il tessuto viene confezionato e il momento in cui in questo tessuto iniziano processi chimici la cui evoluzione possiede una certa durata, processi che possono sorgere anche molto tempo dopo il momento della confezione del tempo.
      Ora la prova al carbonio riguarda il campo delle trasformazioni chimiche. Quindi quello che la commissione ha dimostrato è stata solo la durata di un certo processo chimico avvenuto sul telo un certo tempo fa. Ma questi dati, certamente credibili, non sono stati assolutamente sufficienti per sapere quando il telo è stato confezionato. Infatti il risultato ottenuto dalla commissione ci parla solo del XIV secolo, nel quale sarebbe iniziato il processo evolutivo la cui durata fu accertata dalla commissione, ma questo risultato non dimostra affatto che il telo sia stato confezionato solo nel XIV secolo.
      Per questo ritorna la credibilità delle testimonianze storiche già esistenti, secondo le quali il telo esisteva già dall’epoca di Cristo, avendosi potuto accertare che quel tipo di telo e quel modo di confezionare i teli esistevano già all’epoca di Cristo.

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