Come si è formata l’impronta della Sindone?
In occasione di questa Santa Quaresima e in preparazione alla meditazione della Passione di Nostro Signore, ho pensato che sia cosa utile per i Lettori leggere o rileggere alcune considerazioni che pubblicai già alcuni anni fa relative al modo col quale si è formata l’impronta di un corpo umano sulla Sindone.
Nella mia interpretazione, come vedrà il Lettore, l’impronta, come è stato già dimostrato, è data da una ossidazione superficialissima del telo sindonico causata da una misteriosa irradiazione luminoso-calorifica, caduta perpendicolarmente sul telo sindonico, nel quale l’impronta del Volto non è, come finora si è ritenuto, simile a un negativo fotografico, ma risulta dall’azione dei raggi che hanno colpito il telo provenendo dal corpo stesso.
Infine nel mio articolo dimostro che il Corpo, dal quale sono partiti i raggi suddetti, era in piedi, come si ricava dalla posizione dei capelli.
Sono alcuni anni che ho esposto questa tesi*. Finora nessuno è apparso per portare ragioni contrarie alla mia tesi**.
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 17 febbraio 2026
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** La rivista "Archaeometry", che aveva ospitato l’ipotesi del ricercatore brasiliano Moraes, pubblica una replica degli specialisti Casabianca, Marinelli e Piana
Sindone, contestata con ragioni scientifiche l’ipotesi del bassorilievo medioevale
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* Da miei articoli:
Da: https://isoladipatmos.com/limpronta-di-cristo-nel-volto-della-sindone/
“l’impronta sindonica, pur appartenente a quella di una salma, come è testimoniato dalla posizione delle braccia e delle gambe, è però nello stesso tempo testimonianza sconvolgente dell’istante nel quale Cristo sta risorgendo e ci lascia un segno miracoloso ed impressionante di questo istante, al quale nessuno ha assistito, ma solo questo povero telo muto, ma più eloquente di mille testimonianze umane.”
Da: https://padrecavalcoli.blogspot.com/2020/03/osservazioni-sulla-sindone.html
“Da che cosa si capisce che si tratta di un uomo in piedi? Da come cadono i capelli. Se il corpo fosse stato steso, l’abbondante capigliatura che mostra di avere, si sarebbe distesa e afflosciata, cosa che non risulta affatto. Essa invece cade perpendicolarmente in basso, esattamente come avviene per un uomo che stia in piedi.
Dunque, l’impronta della Sindone non è quella di Gesù che si sta alzando, ma del Signore già vivo e risorto, in piedi, ma ancora con la sembianza di un cadavere. Tuttavia si tratta di una mera apparenza cadaverica, perché in realtà il Signore ha ormai vinto la morte, tanto è vero che da questo corpo parte l’irraggiamento miracoloso che ha ossidato il telo con la sua energia divina, che colpisce perpendicolarmente il telo miracolosamente ritto senza contatto col corpo del Signore, ma muto testimone del Signore risorto. Un semplice cadavere, neppur quello di Gesù, non avrebbe potuto irraggiare da sé l’irradiazione che ha formato l’impronta della Sindone.
In questa impronta della Sindone c’è dunque il segno sensibile, miracoloso, dell’intrecciarsi della morte con la vita, secondo quanto il Signore stesso aveva predetto: il passaggio dalla morte alla vita. La vita è già presente nella morte e sta sconfiggendo la morte.
Un bel messaggio, un bell’incoraggiamento divino per noi, che giaciamo «nell’ombra della morte» (Mt 4,16). Non perdiamoci d’animo: facciamo nostra la morte di Gesù, per avere nostra la sua Vita.”
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 17 febbraio 2026
Immagine da Internet: Sindone di Torino

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