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14 agosto, 2026

La funzione del cappellano militare

 

La funzione del cappellano militare

Una delle conseguenze del peccato originale è l’inclinazione in ciascuno di noi all’ostilità nei e alla sopraffazione nei confronti del prossimo, la volontà di primeggiare, di emergere sugli altri e di assoggettarli a sè, la smania di comandare, il gusto di imporre agli altri la propria volontà o di costringerli a fare quello che vogliamo noi, il gusto dello scontro, il fare il bastian contrario, la tendenza all’odio, all’invidia, alla rivalità, all’aggressività, alla prepotenza, alla violenza, al dominio, diciamo, in una parola, la tendenza alla guerra.

Purtroppo nella vita presente, conseguente al peccato di Adamo che ha dato retta alla menzogna, il possesso della verità non è più un possesso comune e pacifico, non c’è più tra di noi l’accordo e il consenso sugli interessi, sui valori e i fini fondamentali dell’esistenza e della vita.  

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A causa delle conseguenze del peccato originale succede quaggiù inevitabilmente prima o poi che, quand’anche in noi ci fosse il miglior intento di seguire le vie della retta ragione, quand’anche ci fosse in noi tutta la lealtà ed onestà di riconoscere la verità e la buona volontà di curare i nostri legittimi interessi e di operare il bene del prossimo, nell’attenzione ai suoi bisogni, nel rispetto dei suoi diritti e esigenze, se il prossimo è verso di noi malintenzionato, attaccabrighe, ostinato, litigioso, impaziente, invidioso, intollerante,  permaloso, vendicativo, prepotente ed aggressivo, non c’è nessun modo di risolvere la questione e di ottenere giustizia pacificamente per mezzo del ragionamento e di un leale scambio di idee. 

Se infatti l’avversario nel caso di una controversia non ascolta ragione, se non vuol ragionare, se messo davanti ai suoi torti non li vuol riconoscere, ma pretende di aver ragione lui e magari ci accusa con malignità e se pretende da noi ciò che non possiamo concedere, se mette in pericolo i nostri interessi vitali, i nostri beni e la nostra stessa vita e quella dei nostri cari o concittadini, minacciandoci con le armi o con misure ingiuste che ci opprimono, che dobbiamo fare?

Alcuni, credendo di interpretare il Vangelo, dicono che non dobbiamo resistere, ma dobbiamo offrire l’altra guancia o sopportare. Senonchè però Cristo in un altro passo dice di non esser venuto a portare la pace, ma una spada ed inoltre nell’Apocalisse Cristo appare come un terribile Cavaliere che sconfigge di spada tutti i suoi nemici.

Dunque si tratta di espressioni enfatiche e paradossali di Cristo e della Scrittura, che devono essere accordate ed interpretate secondo la tradizionale interpretazione della Chiesa, la quale ha sempre teorizzato e praticato il giusto uso delle forze armate. Che lo si chiami o non si chiami «guerra giusta», ha poca importanza.

A questo punto comprendiamo la funzione provvidenziale del cappellano militare, proprio in ordine al conseguimento della pace. Egli è presente nelle nostre forze armate non certo per benedire la guerra, ma per benedire quei militari che fanno il loro dovere a rischio della vita per la conquista e la difesa della pace.

La missione preziosissima del cappellano militare è quindi quella di assicurare ai militari un adeguato servizio religioso, tale da far loro comprendere da una parte l’inaccettabilità del militarismo e dell’imperialismo, e dall’altra parte che le forze armate non si sentano demotivate nel loro prezioso servizio al bene comune e alla patria da uno stolto pacifismo che finisce per favore la guerra.


Immagini da Internet:
- Caserma Pio IX, Roma
- Parata militare, Roma

12 agosto, 2026

Non uccidere - Dio libera Israele dal giogo del Faraone - Terza Parte (3/4)

 

Non uccidere

Dio libera Israele dal giogo del Faraone

Terza Parte (3/4)

 

Per giudicare sulla guerra occorre un sano realismo

Le forze che oggi sono in guerra, e che hanno delle ragioni per usare le armi (s’intende le armi da fuoco) sanno che i discorsi dei buonisti sono inapplicabili, mentre le forze belligeranti che hanno la coscienza sporca se ne fanno beffe e fanno peggio ancora. Così io tutti i giorni ormai da diversi anni sul quotidiano Avvenire, non sapendo se piangere o se ridere, devo leggere la compresenza di vani appelli buonisti con le notizie sulle guerre in corso crudamente presentate come atti disperati e pure azioni di forza.

D’altra parte non bisogna confondere la bontà col buonismo. Occorre accompagnare la mitezza con la giusta ira. Occorre saper alternare l’uso del dialogo col moderato uso della forza. I buonisti dovrebbero comprendere che disapprovando indiscriminatamente l’uso delle forze armate si provoca un senso di colpa nelle forze armate scoraggiandole dal compimento del loro dovere e si dà campo libero all’ingiusto aggressore.  

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In questo intersecarsi di forze mondiali, cattolicesimo, ortodossia, anglicanesimo, protestantesimo, massoneria, islamismo, comunismo, ebraismo e induismo potremmo chiederci che ruolo possono avere l’America Latina, l’Africa e l’Oceania. Esse sono aperte a questi vari influssi e concorrono con le ricchezze delle loro culture all’edificazione della comunità internazionale, nella quale la figura del Papa emerge come centro di unità tra tutte le altre figure mondiali della cultura, della politica e della religione. Questo si nota nei viaggi apostolici degli ultimi Pontefici.

Ciò è evidentemente connesso al ruolo dell’Europa, dove tuttora il cristianesimo costituisce un fattore unificante, una luce irraggiante, e un faro orientativo e un polo di attrazione per l’intera umanità. A Roma l’Oriente s’incontra con l’Occidente nell’universalità dell’umano e del divino. La verità dell’essere, per citare l’importante istanza di Severino, ingrato a quell’Occidente che lo ha formato, brilla in Cristo a Roma al di là dell’Occidente e dell’Oriente. Questo è ancora il messaggio dell’Europa al mondo: «molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli» (Mt 8,11).

Occorre qui ricordare il merito della Roma pagana nell’edificazione dell’Europa grazie all’edificazione dell’Impero Romano, nato dalla consapevolezza che i Romani ebbero dell’universalità del diritto, quello che chiamavano jus gentium, in base al quale concepirono il piano o progetto grandioso, poi realizzato, di assoggettare e governare i popoli consentendo a ciascuno di vivere secondo i princìpi dello jus gentium, cosa che fu magistralmente espressa da Virgilio con le famose parole: Tu regere imperio populos, Romane, memento: parcere subjectis et debellare superbos. Sembra di udire l’eco delle parole del Magnificat: Ha rovesciato i potenti dai troni, ha esaltato gli umili.

 Immagini da Internet:
- Papa Leone XIV in Spagna
- Papa San Leone Magno incontra Attila, Raffaello 

29 giugno, 2026

Un commento al Patto tra le religioni in Italia promosso dalla CEI

 

Un commento al Patto tra le religioni in Italia

promosso dalla CEI

 

Si tratta di un avvenimento molto importante che si inserisce nel cammino che la Chiesa Italiana sta facendo a partire dall’impulso ricevuto dal Concilio, concernente il dialogo tra le religioni, l’ecumenismo e la libertà religiosa.

Il fatto che si sia giunti a questo Patto - LA VIA ITALIANA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. LE RELIGIONI NELLO SPAZIO PUBBLICO E PER LA COESIONE SOCIALE.  ARA PACIS, Roma - 25 giugno 2026 -, è il segno tangibile di una convergenza di fedeli di diverse religioni su di un insieme di valori umani e morali, che sono alla base della convivenza civile, sono ordinati al bene comune e giovano agli interessi dello Stato al servizio dei cittadini.

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 Immagini da Internet