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19 agosto, 2026

Il falso concetto di fede di Severino - Terza Parte (3/3)

 

Il falso concetto di fede di Severino

Terza Parte (3/3)

 

6. «Affinchè la ‘storia della salvezza’ divenga problema, il ?Verbo’ deve essere allora innanzitutto pensato come ‘eternamente presso Dio’ ed eternante ‘presso la carne’; e il suo diventar carne deve innanzitutto significare che il Verbo che è eternamente presso la carne è entrato nell’apparire. Solo a questo punto, dinanzi alla verità dell’essere può aprirsi la domanda se la parola di Gesù, riascoltata al di fuori del ‘mondo’, sia il Verbo che parla in verità della nascosta luminosità del Tutto» (p.381).

Severino pretende di giudicare «alla luce della verità dell’essere», ossia alla luce della visione parmenidea dell’essere la parola di Cristo. Dunque secondo lui non occorre credere in Cristo per sapere chi egli è e per conoscere la verità della sua parola e quindi della interpretazione che di questa parola ci viene dalla Chiesa, ma è sufficiente la nostra ragione illuminata dall’essere parmenideo. 

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-falso-concetto-di-fede-di-severino_0524102003.html

Severino pretende di giudicare «alla luce della verità dell’essere», ossia alla luce della visione parmenidea dell’essere la parola di Cristo. … Ecco di nuovo la ragione che pretende di conoscere Dio indipendentemente e al di sopra della fede. Qui vediamo quanto è giusto il rimprovero fatto a Severino dalla Congregazione, quando gli ha contestato di porre la ragione e la filosofia al di sopra della fede e del dato della rivelazione cristiana. Questo è puro gnosticismo e il bello è che Severino, come abbiamo visto, osa accusare la Chiesa stessa di gnosticismo perché insegna la superiorità della fede sulla ragione.

La carne di Cristo esiste dall’eternità nella mente di Dio, non nell’effettività della storia, perché Dio l’ha creata dal nulla e Maria l’ha generata 2000 anni fa e prima non esisteva nel mondo, ma solo in mente Dei. Gli enti materiali di questo mondo, compresa la carne di Cristo, a parte il loro essere in Dio, non sono enti eterni a noi nascosti, preesistenti ab aeterno in se stessi al loro apparire empirico fra noi in un certo momento del tempo e luogo dello spazio.

Leggendo le opere di Severino si ha l’impressione di leggere un trattato di geometria, non di filosofia. È la stessa impressione che si ha leggendo Spinoza. Ma lui almeno lo dice apertamente: «more geometrico demonstrata». Invece Severino è convinto di far filosofia. Infatti in Severino tutto è evidente, tutto è dedotto, tutto è fisso, tutto è certissimo, tutto è fermo, tutto è immobile, tutto è schematico, tutto è dimostrato, tutto è logico, ragionato, incontrovertibile, tutto è indiscutibile, tutto è determinato dal destino, o così sembra o vorrebbe farci credere. 

 

Manca l’azione, la vita, il movimento, il concreto, il mutamento, il progresso, il divenire. Da che cosa dipende questa impressione non priva di fondamento? Dal fatto che Severino considera bensì la causa formale, la struttura, l’ordine, l’impianto, l’essenza, le relazioni, l’universale, le idee, i concetti, ma non la causa agente, efficiente e produttiva, proprio come si dà negli enti logici o matematici. Pertanto non considera la realtà esterna, ma un sistema di idee o di concetti o di proposizioni che possono apparire ben connessi e congegnati, ma circa i quali uno, in fin dei conti, quando ci capisce qualcosa, si domanda: a quale realtà si riferisce l’Autore? Di che cosa sta parlando? Che cosa ci vuol mostrare? Infatti non sono concetti e giudizi che ti fanno capire la realtà, ma semplicemente le idee di Severino.

È quindi paradossale in Severino la compresenza di un odio contro la fede, la Chiesa e il cristianesimo che arriva fino alla bestemmia, con l’avanzare istanze sacrosante dello spirito, che solo il cristianesimo può soddisfare in pienezza. Si capisce che un Barzaghi abbia voluto accostarlo a San Tommaso. Tuttavia, chi lo ha capito veramente, a mio giudizio, con un’adeguata critica, non è stato Barzaghi, il quale compromette San Tommaso per seguire Severino, ma è stato il Padre Fabro tanto che lo stesso Severino gli ha detto di averlo capito, e il Padre Fabro non gliele manda a dire, avendo espresso su di lui un severissimo giudizio. Mentre non mi risulta Severino abbia mai lodato il Padre Barzaghi per l’accostamento che egli fa di San Tommaso al suo pensiero.

Immagini da Internet:
- Madonna della seggiola, Raffaello
- Santa Sede, Roma 

17 agosto, 2026

Il falso concetto di fede di Severino - Seconda Parte (2/3)

 

Il falso concetto di fede di Severino

Seconda Parte (2/3)

Severino non riconosce che la ragione conduce alla fede

Alle ragioni che Padre Fabro, uno dei redattori delle censure ecclesiastiche, con  profonda dottrina e sapienza, adduce a Severino per spiegargli  che ha torto,  in particolare riguardo al rapporto della ragione con la fede, Severino resta completamente sordo accusando Fabro di non averlo capito, mentre in realtà Fabro, profondissimo conoscitore sia di San Tommaso che della filosofia moderna, lo ha capito benissimo e lo confuta in modo magistrale, mostrando  a  Severino di non ha capito il nesso della ragione con le verità di fede.

Ma d’altra parte la sordità di Severino non fà meraviglia avendo egli ormai da alcuni anni respinto la fede come falsità, per cui controbatte a Fabro considerando le sue argomentazioni come opinioni discutibili, che egli si sente in grado di confutare in modo incontrovertibile in base alla metafisica di Parmenide.

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Un conto è sapere che Dio esiste, ed è creatore, e conoscere il fatto storico della Rivelazione. ... Tanto la ragione quanto la fede fanno riferimento al principio di non-contraddizione e alla verità dell’essere. Severino ha ragione nel pretendere che ogni proposizione per esser vera debba rivolversi nella vertà dell’essere. Solo che trascura il fatto che esiste una verità dell’essere che è comprensibile alla nostra ragione e c’è una verità dell’essere che supera la nostra ragione, verità che ci è rivelata da Dio e che è oggetto della fede.  

In base a ciò è chiaro che il principio di Tertulliano «credo quia absurdum» è a sua volta un’assurdità. Se la fede comportasse contraddizione, sarebbe dovere di onestà intellettuale rifiutare la fede. Così pure è stoltezza il contrasto luterano tra fede e ragione. Pio XI ebbe a dire che razionali e dimostrabili sono i motivi per credere; misteriose e a noi inaccessibili sono le ragioni della verità da credere.

Il guaio di Severino è che si è fissato sulla falsa e calunniosa idea, secondo la quale la Chiesa sosterrebbe che Dio annulla gli enti e non c’è mai stato modo di persuaderlo di rinunciare a questa obbrobriosa falsità. In realtà questa idea che tutto provenga dal nulla e torni al nulla è propria del nichilismo leopardiano. Severino lo sapeva bene, tanto che ha scritto addirittura un libro sul nichilismo leopardiano. E allora perchè attribuire alla Chiesa quella falsità? Non si è reso conto di con quanta facilità poteva essere smentito anche da un ragazzo che conosce il Catechismo? ... Certamente, se tutto è eterno, il tempo sparisce. Ma Severino stesso si rende conto di tale enormità, per cui alla fine reintroduce dalla finestra ciò che ha fatto uscire dalla porta e il tempo viene recuperato, non come accidente della sostanza materiale, ma come successione di eterni che compaiono e spariscono come apparizioni finite dell’eterno.

Immagine da Internet: Casa di Leopardi

25 giugno, 2026

Per un giudizio equo sulla massoneria - Quarta Parte (4/4)

 

Per un giudizio equo sulla massoneria

Quarta Parte (4/4)

 

Leone XIII, denunciando con coraggio questa macchinazione diabolica contro la Chiesa, mostra che i massoni sono dei servi di Satana legati a lui da un patto maledetto. Il massone infatti sa che obbedendo al diavolo, dopo un breve periodo di successo e felicità terreni andrà all’inferno, ma non glie ne importa. Il suo orgoglio gli fa preferire di stare all’inferno lontano da Dio piuttosto che in paradiso con Dio. L’orgoglioso non cerca la beatitudine, ma la soddisfazione della propria volontà. E il diavolo appunto lo aiuta in ciò assicurandogli un successo terreno, ma conducendolo con sé all’inferno al momento della morte, cosa che il peccatore accetta pur di soddisfare il suo orgoglio.

Uno potrebbe dire: ma, visto che cosa è successo all’uomo ascoltare le parole del serpente, come è possibile ascoltare ancora il serpente dopo l’amarissima scoperta di essere «nudo», ossia privato dei doni preternaturali dell’immortalità, dell’impassibilità, della perfetta agilità e salute, del pieno dominio delle passioni e sulla natura, della scienza infusa, della pace con se stesso, con la donna, con la società, con la natura e con Dio. 

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È interessante anche il cambiamento avvenuto nel diritto canonico col nuovo Codice del 1983. Mentre nel precedente Codice il can. 2335 commina la scomunica a chi dava il nome alla Massoneria, in quanto associazione che complotta contro la Chiesa, nel nuovo Codice, al can.1374, il testo si limita a dire: «chi dà il nome ad un’associazione che complotta contro la Chiesa, sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto». Il Codice non nomina la Massoneria perché essa non è l’unica associazione che complotta contro la Chiesa. 

È evidente che parlando di «princìpi della Massoneria» la CDF intende i princìpi errati. Ma ciò non significa che tutti princìpi della Massoneria siano errati. Infatti non esiste nessuna costruzione umana dottrinale i cui princìpi siano tutti errati per il semplice motivo che l’errore esiste in quanto privazione di verità in una teoria conforme a verità.  Se non ci fosse quella verità, non ci sarebbe l’errore, così come se non ci fosse il malato non ci sarebbe la malattia.

Questo vuol dire che nel vagliare le dottrine umane la prima cosa che dobbiamo fare è scoprire quella parte di verità che esse contengono. È questa stessa verità che ci consente di scoprire l’errore. Per questo, nessuna dottrina umana, per quanto infetta dall’errore, va rifiutata in blocco, ma, se contiene degli errori, dev’essere corretta in base a quella parte di verità che essa già contiene.

 


Per essere più precisi occorre tener presente che ogni dottrina umana è un insieme di proposizioni non ammassate alla rinfusa, poiché ciò sarebbe solo effetto di demenza, ma riducibili ad alcuni princìpi o deducibili o ricavabili da altri princìpi e raccolte attorno ad essi. È chiaro che quelle collegate ai princìpi giusti sono vere, mentre quelle che dipendono da princìpi falsi saranno false.

Il Concilio Vaticano II ha causato nella condotta pastorale della Chiesa nei confronti delle dottrine non cattoliche, cristiane e non cristiane, filosofiche o religiose dell’umanità, questo atteggiamento orientato ad un discernimento o vaglio critico più attento che per il passato a quella parte di verità che si trova anche nelle dottrine umane più perverse e che potremmo definire addirittura diaboliche (I Tm 4,1). Tra queste dottrine si distingue quella massonica, la quale a cominciare dal sec. XVIII fu più volte condannata in blocco dai Papi, ma che, nel nuovo clima pastorale inaugurato dal Concilio Vaticano II, appare nella sua vera e completa realtà, non cioè come un semplice coacervo  di eresie e di empietà, ma come una qualunque dottrina umana basata sulle semplici forze di una ragione non illuminata dal Dio di Gesù Cristo, il Dio della fede cattolica, ma anzi ingannata dal dio di questo mondo o, come lo chiama Hegel, dallo «spirito del mondo» (Weltgeist) .

Immagini da Internet: Simboli massonici

25 maggio, 2026

Attualità di Schillebeeckx - Corso di Cristologia A.A. 1998-1999 - Prima Parte (1/5)

 

Attualità di Schillebeeckx

Corso di Cristologia A.A. 1998/1999

Parte Prima (1/5)

 

Ritengo che la Cristologia di Schillebeeckx, che ha avuto larga diffusione nel periodo postconciliare, continui ad influenzare la cristologia contemporanea per il fatto che non ci sono stati interventi importanti del Magistero e dei teologi cattolici finalizzati a mettere in evidenza la tendenza ariana della cristologia di Schillebeeckx.

Per questo ho pensato di offrire ai Lettori il Corso sulla Cristologia di Schillebeeckx che tenni allo Studio Teologico Domenicano di Bologna nell’A.A. 1998/1999.

 

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 25 maggio 2026

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INTRODUZIONE

Il pensiero del teologo domenicano olandese Edward Schillebeeckx è ormai noto da decenni negli ambienti teologici internazionali. La sua produzione è molto vasta ed ha avuto ampia risonanza da noi in Italia soprattutto dagli anni sessanta agli anni ottanta. Esperto del Concilio Vaticano II, ha dato un notevole contributo agli studi cristologici.

Come è noto, egli è stato al centro di vive discussioni ed ha ricevuto anche alcuni richiami dalla Santa Sede (vedi la documentazione in Documenta inde a Concilio Vaticano Secundo expleta edita (1966-1985), della Congregazione per la Dottrina della Fede, Libreria Editrice Vaticana 1985).

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Capitolo I - Sottotitoli: 1-2-3-4 - nn. 1-77

Pag. 1 – 28 testo originale dattiloscritto di Cavalcoli:

https://www.arpato.org/studi.htm n.36: https://www.arpato.org/testi/studi/Cavalcoli_Schillebeeckx_1998.pdf

 

 

 Immagine da Internet:

-  Pittura murale raffigurante Gesù (Catacomba di Commodilla a Roma, fine IV secolo-inizi del V)